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mercoledì 10 febbraio 2016

RELAZIONE SU ''EMERGENZA IMMIGRAZIONE'' A COREGLIA ANT. di Piero Taccini.


Parlare dell'emergenza immigrazione non è affatto una cosa semplice. L'unica cosa certa è che a qualcuno torna bene, dopo alcuni anni dall'inizio di questa situazione, chiamarla ancora "emergenza". Questa parola, associata ad altra parola identificativa della situazione presente, (alluvione, terremoto, siccità ecc. ecc.) genera un grosso quantitativo di soldi per tutti coloro che si "prodigano" a sistemare l'emergenza.
Ormai, grazie a questi governi succedutisi negli ultimi anni, senza dimenticare anche quelli di centro destra ma, con maggiore colpa, degli ultimi tre "illegali", il flusso dei migranti sulle nostre coste, e non solo, perché da molto tempo sono interessati anche i nostri confini a nord, è divenuta una cosa normale senza considerare che tanto normale non lo è in quanto ci sono delle leggi ben precise, sia nel nostro paese che in tutti i paesi europei, che obbligano gli stranieri ad entrare in un territorio straniero muniti di documento di riconoscimento. Da quando è iniziato questo esodo di massa (e sono già tanti anni), queste leggi sono diventate offuscate e non vengono più fatte rispettare. E' inutile che il Ministro degli Interni del nostro paese continui a pubblicizzare il suo operato ma alle sue parole possono credere solo gli stolti. Lo scorso anno risulta che ben 40mila immigrati sbarcati sulle nostre coste, sui 140mila in totale, (?) si sarebbero rifiutati di farsi identificare. In un paese che facesse rispettare le proprie regole uno straniero non dovrebbe permettersi di dire "mi rifiuto" di rispettare le vostre leggi ma, chi è preposto a farlo, dovrebbe fargliele rispettare, con le buone o con le cattive e, di conseguenza, dare il via al procedimento di identificazione. Certo che anche questo, in base al trattato di Dublino, è un'arma a doppio taglio per il nostro paese in quanto, avendo effettuato l'identificazione (?) del cittadino extracomunitario, questo, se dovesse riuscire ad espatriare in un altro Stato, una volta controllato, sarebbe rimandato nel paese che ha effettuato l'identificazione, ovvero l'ITALIA.
Il procedimento di identificazione è lungo, complesso e, a parere mio, la maggior parte delle volte inutile in quanto impossibile.
Partiamo dall'inizio. Premetto che quello che sto trattando è un argomento stato sempre al di fuori delle mie competenze istituzionali e, pertanto, vado a ragion di logica, basata sulla mia esperienza e da alcune informazioni assunte.
Al cittadino extracomunitario, che sbarca in un qualsiasi posto del nostro paese, chiaramente senza documenti, vengono chieste le proprie generalità e, da quel momento fino a che non saranno fatti gli opportuni accertamenti, risulterà "sedicente", ovvero avrà dato le generalità che gli faceva comodo dare. Da quel momento le Questure che hanno iniziato il procedimento di identificazione per il quale sono previsti i rilievi foto-dattiloscopici, dovrebbero, dapprima, fare un riscontro alla banca dati delle Forze di Polizia e, solo in quel caso, se risultasse positivo, sarebbero certi dell'identificazione, ovvero, se il soggetto risultasse positivo significherebbe che avrebbe già avuto a che fare con le Forze di Polizia e, di conseguenza, già fotosegnalato. Per tutti coloro i quali l'accertamento sopra descritto risultasse negativo, le Questure dovrebbero mandare i dati raccolti per ognuno degli immigrati, ai rispettivi Consolati dei paesi dove l'immigrato ha dichiarato di essere residente oppure all'Interpol per un accurato controllo identificativo. A loro volta i rispettivi Consolati dovrebbero dare il via alle procedure per accertare che il "sedicente" immigrato in ITALIA, risulti effettivamente colui che ha dichiarato di essere. Tali accertamenti, come logica, devono essere fatti uno ad uno, usando tutti i dati ricevuti dalle Questure ITALIANE comprendenti data e luogo di nascita,  (anche se x la data la maggior parte di loro dichiara il primo di gennaio) ultima residenza, nominativo dei genitori. Tutto questo accompagnati dalla fotografia del soggetto. Al termine di questi accertamenti il Consolato dovrebbe rispondere alle Questure dalle quali ha ricevuto la richiesta di accertamento, comunicando l'esito dello stesso.
Una domanda sorge spontanea: ma veramente i Consolati ITALIANI fanno i centinaia di migliaia di accertamenti richiesti? Ci sarebbe da richiedere l'esito di questi accertamenti al Ministero degli Interni per vedere la risposta quale sarebbe.
Gli immigrati, dopo essere trasferiti nei luoghi di accoglienza, vengono convocati di fronte alle "commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale", le quali devono valutare a chi spetta un qualsiasi tipo di protezione (status di rifugiato; stato di protezione sussidiaria; status protezione umanitaria). Alla maggior parte di questi immigrati, richiedenti protezione internazionale, viene negato qualsiasi tipo di status non avendo i requisiti richiesti per  ottenerlo. Gli stessi dovrebbero essere espulsi ma anche questa procedura è resa talmente complessa che quasi tutti rimangono nel nostro paese aumentando il numero di coloro che vagabondano e fanno qualsiasi cosa per poter vivere, anzi, sopravvivere.
Io posso solo dire con certezza (e vorrei dirlo anche in faccia al signor Alfano) che durante la mia esperienza di "gestore" per un anno e mezzo di 7 immigrati, uno di questi ha cambiato nazionalità ben 2 volte, con conseguente modifica del suo foglio di soggiorno e, alla fine della convenzione, uno dei suoi compagni ci ha rivelato che quel ragazzo era di un'altra nazionalità e non di quelle che aveva dichiarato. Questo per far capire quanto sia complicato, e la maggior parte  delle volte inutile, cercare l'identificazione.
Veniamo adesso alla situazione immigrazione riguardante il nostro territorio.
Tutti noi, che abbiamo deciso di far parte del gruppo consiliare "un futuro per Coreglia", ci siamo voluto dare, e sottoscrivere, delle regole ben precise. Tutti i cittadini devono sapere ciò che stiamo facendo per loro, indistintamente, senza sotterfugi né ipocrisie. Per tutti noi il principale obiettivo è quello di fare gli interessi dei cittadini residenti nel Comune di Coreglia Antelminelli. Solo quando le situazioni si saranno rese favorevoli per ogni singolo cittadino, allora, e solo allora, ci potremmo interessare anche dei cittadini di altri paesi o stranieri. Ci teniamo però anche a far sapere a tutti i cittadini ciò che, a nostro parere, non funziona nell'attuale Amministrazione di questo Comune. E' proprio per questo che vogliamo esporre a tutti i residenti del nostro Comune che è stata data dimostrazione, da parte di questa maggioranza ed in particolare modo nella persona del Sindaco Amadei, che non sempre viene fatto l'interesse, innanzi tutto, dei cittadini qui residenti ma, con nostro disappunto, almeno in una specifica occasione, è stato dato un particolare interesse a cittadini provenienti da altre nazioni, ovvero i cosiddetti immigrati. Il nostro rammarico è stato nel constatare che proprio il Sindaco Amadei ha "predicato bene e razzolato male", anzi malissimo, dimostrando, in un primo momento, un interesse esclusivo verso i cittadini che rappresentava rifiutando l'invito della Prefettura ad accettare nel territorio di questo Comune un gruppo di cittadini extracomunitari, confermando questa sua volontà a suon di interviste giornalistiche, andando anche contro le idee ed i principi della sua parte politica. Poi, nel Luglio dello scorso anno, a solo un mese dalla sua rielezione di primo cittadino, nonostante continuasse a proclamarsi fautore degli interessi, innanzi tutto, dei residenti di questo Comune, il consigliere facente parte del nostro gruppo, Mauro Simonetti, ha acquisito una notizia che ci ha fatto un po' incuriosire e, nello stesso tempo, preoccupare se fosse risultata veritiera.
Ovvero che il primo cittadino del Comune di Coreglia Antelminelli si sarebbe interessato personalmente, su richiesta del prefetto di Lucca, affinchè la ditta Gaia si adoperasse con urgenza all'allaccio del servizio idrico in un'abitazione ubicata in Piano di Coreglia, dove sarebbero stati trasferiti un gruppo di cittadini extracomunitari, cosiddetti profughi. Lo stesso consigliere, non con poca sorpresa, ha rintracciato ed acquisito, presso il protocollo del Comune, una mail avente per mittente il Sindaco Amadei e, come destinatario, un dirigente della ditta Gaia. Il testo di questa mail era abbastanza inequivoco in quanto il primo cittadino chiedeva a predetto dirigente di provvedere alla fornitura idrica presso l'abitazione, ubicata in Piano di Coreglia, via della Chiesina, la quale sarebbe servita per alloggio temporaneo di immigrati. Questa richiesta era fatta a seguito di colloqui telefonici intercorsi fra lo stesso Sindaco ed il Prefetto di Lucca. Già questa disponibilità del Sindaco di interessarsi personalmente per allocare il gruppo di cittadini extracomunitari, quando fino a pochi giorni prima aveva rifiutato all'invito della Prefettura per accogliere migranti giustificando che "prima vengono i problemi dei residenti", ci ha fatto indignare abbastanza ma, la cosa peggiore è stata quando, regolamento Gaia alla mano, abbiamo constatato che, per favorire la richiesta del Prefetto e, probabilmente, per non avere noie dalla sua parte politica, si è prodigato affinchè i lavori fossero fatti senza curarsi troppo del regolamento. Tutto ciò ci ha fatto supporre che, probabilmente, c'erano delle incongruenze fra quanto stabilito nel predetto regolamento e quanto fatto fare dal Sindaco del Comune di Coreglia Antelminelli. In relazione a questi nostri dubbi, che potrebbero essere sia di carattere penale che amministrativo, il gruppo consiliare "un futuro per Coreglia", nella persona del consigliere Simonetti Mauro, ha presentato un esposto ai Carabinieri della locale Stazione affinchè potessero accertare se le incongruenze da noi rilevate nei fatti sopra specificati, avessero un preciso fondamento.
Indipendentemente dall'esito degli accertamenti dei Carabinieri, ci teniamo a sottolineare l'ipocrisia dimostrata dal Sindaco Amadei nei confronti dei cittadini di questo Comune che, il 31 Maggio 2015, con grade maggioranza, lo hanno confermato, rendendogli fiducia, quale primo cittadino di questo Comune. Non crediamo assolutamente che questa fiducia debba essere ripagata mentendo agli stessi cittadini, pubblicizzando, prima delle votazioni, l'esclusivo e prioritario interesse degli stessi, e, dopo essere stato rieletto, privilegiando cittadini extracomunitari.