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martedì 1 marzo 2016

ABROGHIAMOLI: CHI TRIVELLIAMO OGGI?


REFERENDUM ABROGATIVO DEL 17 APRILE





ATTENZIONE, Il 2016 gli italiani saranno chiamati alle urne ben cinque volte: per i due referendum abrogativi (1+2), per le elezioni amministrative (+ballottaggio) e per il referendum costituzionale.
Parliamo dell'appuntamento più ravvicinato, il 17 Aprile.
Al momento nessuna informazione da parte dei media al servizio del governo e delle multinazionali

Il voto del 17 Aprile è un voto immediatamente politico, in quanto, la sensibilità verso il quesito, seminato di trabocchetti e scossoni, è l'unica arma di cui i cittadini ed i movimenti che li rappresentano e che lottano da anni per i beni comuni e per l’affermazione di maggiori diritti possono al momento disporre per dire la propria sulla Strategia Energetica nazionale che da Monti a Renzi, resta l’emblema dell’offesa e del ritorno della dittatura nei territori, alle loro prerogative, ed all'offesa della stessa Costituzione italiana.
Se vince il “Sì” - In Italia il referendum è abrogativo. Quindi, rispondendo "SI", nella fattispecie si andrebbe a cancellare parte del comma 17 dell’articolo 6 del Codice dell’ambiente che prevede la prosecuzione delle trivellazioni fino a quando il giacimento lo consente. Rispondendo “SI” al referendum, quando le concessioni scadranno ogni procedimento verrà bloccato. Lo stop, in questo senso, riguarderà alcuni giacimenti già attivi come ad esempio quello Guendalina (Eni) nel Medio Adriatico, Rospo (Edison) di fronte all'Abruzzo e Vega (Edison) al largo di Ragusa. Nei mari italiani ci sono oltre cento istallazioni, alcuni attive da molti anni. In molti casi le risorse sono in esaurimento.



L’esecutivo del governo Renzi per mesi ha fatto di tutto (a livello lecito e sottobanco, mettendo in campo un mix di strumenti normativi e di ricatti basati su logiche di scambio) per evitare ad ogni costo che si potesse giungere a questo importante appuntamento referendario. La determinazione con cui l’attuale compagine governativa, in maniera a volte subdola e palesa sfacciatamente vergognosa, ha finora perseguito la finalità di ostacolare l’idea stessa che milioni di italiani potessero dire la loro in materia di perforazioni per la ricerca di idrocarburi, ha infatti aspetti davvero delinquenziali, come il ricorso alla Legge di Stabilità per eludere principi e prassi di decisioni che fino a poco tempo fa sembravano inderogabili pilastri del cosiddetto “Sblocca Italia”. Come quando sentono tremare la terra sotto i piedi gridano “tocco ferro”, per loro è un gioco.


Chi da anni avverte il peso sulla propria vita, sulla propria pelle, nel condizionamento delle scelte economiche, in quanto vive e lavora a ridosso di centri oli, raffinerie, terminazioni portuali, pozzi petroliferi, centri di stoccaggio di petrolio e di gas; quanti vivono con sotto i piedi oleodotti e gasdotti; quanti bevono e coltivano la terra con acque provenienti da falde inquinate da centinaia di sostanze chimiche, da metalli pesanti, da idrocarburi; i pescatori, i lavoratori del settore della ricettività, oggi non si chiedono se appoggiare questo referendum, ma come voltare finalmente pagina, per chiudere con leucemie, tumori, avvelenamento di acqua, aria, suolo, cibo, per andare finalmente oltre il modello energetico fondato sulle fossili.

Lo sanno bene le centinaia di comitati e di associazioni, i comitati che lottano contro le piattaforme a mare, così come contro la Tap, contro le centinaia di chilometri di tubi delle reti di gas su faglie sismiche, contro centrali e pozzi di stoccaggio che provocano sismicità indotta per decreto ministeriale, contro le raffinerie che emettono sostanze nocive, contro i depositi di stoccaggio a rischio di incidente rilevante e di inquinamento della falda; lo sanno i produttori ortofrutticoli, gli allevatori, così come le reti per l’opzione Combustione Zero Rifiuti Zero. Se alle centinaia di associazioni a carattere nazionale si sono aggiunti i comitati No Tav della Val di Susa, così come il Forum nazionale per l’Acqua Pubblica, la Confederazione Cobas, la Fiom, non è certo in virtù di una squallida operazione di salvaguardia delle piccole aziende locali, se pur a ragion di logica i migliaia stabilimenti balneari hanno visto anno per anno assottigliarsi le presenze di chi era alla ricerca di un mare pulito e di una tranquilla resede di vacanza, preferendo lidi oltralpe come Francia e Spagna, per indicarne qualcuna più vicina a noi.

Non dimentichiamo che il nostro mare, il nostro territorio, i nostri sapori, sono da sempre state mete ambite da tutto il resto d'Europa e non solo.
Abbiamo comunque uno strumento di convergenza comune, una tabella che indica con chiarezza il percorso praticabile. Sappiamo bene che ci attende un percorso duro ed irto di ostacoli, ma dobbiamo essere fieri di quanto siamo riusciti a fare finora; ancor più di quanto stiamo facendo, senza smettere di essere ambiziosi. Portare al voto 26 milioni di italiani (tanti ne occorrono per il quorum!), alcune fonti dicono che i sondaggi danno il al 40% (nemmeno per lo scorso referendum su Acqua Pubblica e Nucleare a Febbraio davano tanto!), vuol dire sintonizzarsi fraternamente, solidarizzare, crescere concentrandosi sull’obiettivo. Vuol dire mettere a disposizione le notizie vere, ed attivare un sentire comune, attivare saperi e progettualità essenziali per la sfida alla riconquista della democrazia.
Manca l'informazione, la conoscenza, questo governo odia la democrazia partecipativa e non vuole che il messaggio passi attraverso lo strumento informativo che molti per inerzia e spesso per ignoranza pensano transiti la verità assoluta, è tutt'altro, il canale televisivo.
Soltanto fino a poche settimane fa sarebbe stato azzardare immaginare che, dopo la pioggia di richieste di permessi, alcune compagnie potessero abbandonare il campo. La spinta referendaria, letta come presa di coscienza di una pressione costante e crescente verso una lotta di traguardo nell’intero paese. Ora il fatto è che il governo ha dovuto emanare un apposito decreto di azzeramento per il permesso in Adriatico “Ombrina mare due” della Rockhopper, una delle più discusse e controverse concessioni a mare, che nonostante ripetute mobilitazioni di massa, ricorsi, leggi regionali, sembrava decisa ormai la fase di avvio operativo.
Stessa sorte per l’odiato permesso chiesto dalla compagnia Petroceltic di fronte alle isole Tremiti; per un permesso della Appennine Energy nello Jonio, dove inoltre, in questi giorni, la Shell abbandona i giacimenti nel golfo di Taranto, inviando al Ministero dello Sviluppo Economico la lettera con cui rinuncia al permesso di cercare il petrolio nel mare fra Puglia, Basilicata e Calabria, con le istanze riguardanti i due permessi di ricerca.
Ce la metteremo tutta per informare i cittadini sul quesito e sull'importanza della partita in gioco, anche se siamo consapevoli della difficoltà di affrontare questa partita in così poco tempo. E' l'occasione per fare informazione sulla mancanza di una politica strategica sull'energia nel nostro Paese e parlare del futuro energetico. Le associazioni ambientaliste sono tutte schierate a favore del “SI” (mentre la politica investe su una comoda posizione conservatrice). Lo spreco gratuito di risorse pubbliche, che sarebbe stato possibile risparmiare con l’election day, coincide in questo caso con una sottrazione di democrazia ingiustificabile come sempre negli ultimi anni.Ad un mese dal referendum non è partita nessuna campagna elettorale. Tutto tace.
Renzi ostacola apertamente il diritto degli italiani a informarsi e a esprimersi consapevolmente il giorno del voto. E lo fa a loro spese, sprecando tra i 350 e i 400 milioni di euro di soldi pubblici. Tutto per scongiurare il quorum elettorale, svilire l'istituto referendario e "avvantaggiare i petrolieri". Tra coloro che si schierano per il “no” c’è il vicesindaco di Ravenna, Giannantonio Mingozzi, secondo il quale è una ”questione di democrazia anche difendere le migliaia di lavoratori impegnati a Ravenna e in Italia" nelle imprese dell'offshore. (Se continuano a morire donne e bambini ma chi se ne frega).
Il riferimento è alla possibile chiusura della piattaforma Angela Angelina. In ballo, a suo dire, non ci sono solo i posti di lavoro ma anche “le nuove tecnologie” per l'alternativa delle energie rinnovabili “è ben lungi dal soddisfare la domanda energetica del nostro Paese”.
Non solo si nega il diritto alla salute ma, si imposta la questione sul piano del ricatto.
Perciò vi dico informiamoci, documentiamoci, e poi elaboriamo con la nostra coscienza e manifestiamo con il voto referendario la nostra conclusione.
Salviamo la nostra salute.