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mercoledì 16 marzo 2016

L'ACQUA DEVE ESSERE UN BENE PUBBLICO

DA TEMPO ABBIAMO INCAPACI A GOVERNARCI



governo Renzi: la gestione dei servizi idrici non deve essere pubblica, ma di mercato.

Giugno 2011 ore 1,30


Quesito 1 – Privatizzazione dell’acqua
Ha votato il 57,01% degli aventi diritto
61.599 sezioni su 61.599
Si -95.51%
No - 4,49%
Quesito 2 – Profitti sull’acqua
Ha votato il 57.02 degli aventi diritto
61.599 sezioni su 61.599
Si 95.97%
No 4.03%


 
Dopo il referendum sull’acqua del giugno 2011, in cui sono state abrogate le leggi che parlavano di una sua privatizzazione, sarebbe dovuta passare dalle società private al settore pubblico.
Come sempre gli amici di "pseudo sinistra" si sono attaccati ad un osso che ormai di polpa ne contiene assai poco. Un passaggio che però è divenuto un lento stillicidio, fatto di ricorsi in Cassazione, decreti legge, vuoti normativi e ricorsi al TAR.
Storica la vittoria del 2011, che ha portato ben 27 milioni di aventi diritto a votare per il referendum sulla privatizzazione dell’acqua, grazie al quale l’acqua, adesso, può esser considerata un bene pubblico. Ma nel breve periodo questa modifica non ha portato molti risultati.

La manovra dei governi verso la privatizzazione dell'acqua è stata da subito chiara, come costringere i cittadini a soccombere alle volontà dei privati che con i loro finanziamenti sostengono questo o quel candidato di turno, fregando i cittadini.
I comuni che hanno ottenuto che l’acqua divenisse un bene pubblico hanno visto sparire gli investimenti privati nel settore idrico italiano, mentre coloro che volevano la privatizzazione, temendo, il ricorso al Tar, hanno bloccato gli investimenti. Ciò, è chiaramente avvenuto. Questo caos in realtà ci ha solo fatto perdere del tempo (ed aggiungo volutamente).





Si stima enormi perdite di risorse idriche, il 50% nel sud, e in cui il 15% della popolazione vive in zone prive di rete fognaria, nel centro e nel nord la situazione non è delle migliori.  E, soprattutto, dalle premesse del presidente dell’Autorità per l’energia elettrica e del gas, che parla di una necessità di 65 miliardi di euro nei prossimi trent’anni per avere un servizio idrico quasi efficiente. Dati per fare impressione; "chi ben inizia è a metà dell'opera" . Nessuno si è preoccupato di iniziare, si attende l'emergenza, solo con l'emergenza si possono gonfiare le spese. Abbiamo personale fermo nelle Province “DISMESSE” e con contratti in essere. A quando, il buonsenso di sfruttare questo personale per fare opere pubbliche trasferendo ai comuni,personale e risorse economiche e che i soldi spesi dai cittadini tornino ai cittadini con servizi essenziali? Si sa, volontà, buonsenso e intelligenza sono unica strada, unico acquedotto.