ulivi

ulivi
BORGO A MOZZANO - Piano di Gioviano, SP2 Lodovica.

LETTORI SINGOLI

Visualizzazione post con etichetta referendum abrogativo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta referendum abrogativo. Mostra tutti i post

martedì 24 gennaio 2017

LA STORIA INFINITA:LO STATUTO DEI LAVORATORI



In queste settimane si è tornato a parlare di lavoro.O meglio di diritti del lavoro,tramite la discussione sui due quesiti referendari approvati (su tre proposti) dalla Cgil.Per chi non lo sapesse nel luglio del 2016 la CGIL (il principale sindacato italiano)aveva raccolto circa 3,3 milioni di firme a sostegno di tre quesiti referendari. Lo scorso dicembre i quesiti erano stati dichiarati conformi alla legge dalla Cassazione.La Corte Costituzionale ha deciso di bocciare uno dei tre quesiti referendari proposti dalla CGIL lo scorso luglio, ammettendo invece gli altri due. La Corte ha deciso di non ammettere il quesito relativo all’abolizione dell modifiche all’articolo 18 dello statuto dei lavoratori introdotte dal “Jobs Act” del governo Renzi, mentre sono stati ammessi gli altri due quesiti: quello che propone di eliminare completamente i voucher, lo strumento per pagare prestazioni saltuarie di lavoro; e quello che riguarda la reintroduzione di maggiori tutele nei confronti dei lavoratori esternalizzati da società che stanno lavorando in appalto. Questi ultimi due quesiti riguardano in maniera soltanto molto marginale il Job Act e di fatto puntano ad abrogare o modificare normative molto più vecchie.
Sicuramente i due quesiti,specie se passe l'abrograzione delle due norme,sarebbero un ulteriore duro colpo al governo Renzi ( di cui quello Gentiloni ne è solo una mera fotocopia).Se però nei prossimi mesi si andrà a elezioni anticipate ,i referendum saranno automaticamente sospesi.Inoltre, il Parlamento potrebbe evitare il voto popolare legiferando in tempo per modificare le parti della riforma che i referendum chiedono di abrogare. Negli scorsi giorni la commissione Lavoro della Camera dei Deputati ha messo all’ordine del giorno l’esame di cinque proposte di riforma dei voucher.
La prima considerazione che mi viene da fare è che la storia si ripete! A periodi alterni viene fuori la storia dell'abolizione dell'art.18 e la riforma dello statuto dei lavoratori,quasi fosse un evento ciclico e che non se ne possa fare a meno.Battaglia ideologica?forse!Argomento inutile?questo è tutto da vedersi!Chi vi scrive,ha dei genitori che si sono battuti per la creazione dello statuto dei lavoratori,mentre io mi sono dato da fare perchè non fosse abolito,l'art 18,partecipando anche a manifestazioni ed eventi.Partirò dicendo che in un mondo lavorativo onesto e meritocratico,l'art.18 non sarebbe mai esistito.Un datore di lavoro potrebbe licenziare tranquillamente un dipendente fannullone e/o nocivo per l'azienda,ma purtroppo non viviamo a Paperopoli,ma nel mondo reale,dove si và avanti a raccomandazioni, colpi bassi e a tirarselo in quel posto a vicenda,le cose non sono così semplici.Intendiamoci,non stò dicendo che le colpe sono tutte dei titolari e che i dipendenti sono dei santi,tutt'altro anzi direi che il marcio è bello abbondante da entrambi i lati e io sono per tutelare la parte che è più debole (anche se piena di fannulloni)Una ottima soluzione potrebbe essere rappresentata dal reddito di cittadinanza così come è in quasi tutti i paesi della comunità europea.Solo Grecia e Italia non lo hanno.Il lavoratore percepisce un reddito anche se è casa,ma è obbligato un tot di ore la settimana a fare lavori socialmente utili. Il centro per l'impiego ti cerca e procura un lavoro,di cui se ne rifiuti tre perdi tutti i diritti (soldi compresi).Insomma sarei orientato sul modello germanico,proposto anche da alcuni partiti. Di cui dubito si farà qualcosa perchè il sistema vuol tenerci schiavi e si oppone con tutte le forze a questo cambiamento.Non che l'impegno dei partiti sia incisivo,anzi mi sembra che questo tema torni solo sotto elezioni o in odore di esse.Ho sempre difeso lo statuto dei lavoratori con forza.Personalmente”ho visto cose che voi umani non potete immaginare”in ambito lavorativo,per esempio ho visto una persona che non aveva le capacità nemmeno per fare l'uomo di fatica,essere assunto a scapito di gente più qualificata(che ha perso l'impiego),semplicemente perchè sua madre era vice-direttrice di banca!,e pure con uno stipendio più alto rispetto ad altri dipendenti;per tutta il tempo che è servito,questa persona è rimasta,non solo non essendo d'aiuto ma pure essendo un peso per chi lavorava con lui,poi appena non è servita più la madre,è stato dapprima degradato,quasi umiliato e poco tempo dopo,gli è stato dato il benservito.Questo è solo uno dei mille esempi che potrei fare,ma a questo punto scriverei un libro(e non è detto che prima o poi non lo farò),per spiegare perchè ci devano essere delle tutele nel mondo del lavoro.In questi anni si è fatto un gran parlare di flessibilità lavorativa.Si è detto che ce ne deve essere di più e in nome di questa si è fatto nuove regole,il cui massimo apice è stato appunto il malefico Jobs Act,questo però non ha creato flessibilità ma solo precarietà. Il tutto è comunque inutile! La flessibilità non si sviluppa cambiando i regolamenti,fatevelo dire da chi l'ha vissuta la vera flessibilità.Ho avuto la fortuna di crescere e muovere i primi passi lavorativi,a Prato, quando questa aveva ancora un mare di lavoro,ed era questa la vera spinta che originava la flessbilità,infatti essendoci anche troppo lavoro,ci si poteva permettere di cambiare lavoro per qualsiasi ragione:c'è chi cambiava per guadagnare di più,chi per un orario migliore,chi perchè voleva un lavoro più vicino casa,ecc...ecc...le ragioni erano molteplici,ma in generale,se si voleva si cambiava lavoro anche una volta al mese!e non c'interessava le regole,manco le conoscevamo,perchè cercando cercando si trova il posto adatto alle nostre esigenze,e se eravamo abbastanza bravi si poteva trattare le condizioni economiche e/o lavorative,come più ci piaceva.Anzi in alcuni casi,presentando la lettera di dimissioni o semplicemente dichiarando l'intenzione,il datore di lavoro o chi ne faceva le veci,ad offrirti”qualcosa”(aumenti di salario o altro),perchè restassi;in alcuni casi direttori o caporeparto che si erano trasferiti in altre aziende,venivano a cercarti a casa,perchè tu andassi a lavorare nella loro nuova azienda.E non che c'interessassero le regole,tranne quella del posto a tempo indeterminato,ma solo per il semplice fatto,che in banca per ottenere un mutuo,era indispensabile,ed è paradossale che in questi tempi di crisi questa fosse l'unica regola da cambiare ed invece è l'unica che è rimasta!La flessibilità vi è quando vi è il lavoro,non cambiando le regole,se non si fa ripartire il motore,le nuove leggi servano solo a precarizzare i lavoratori che debbano piegarsi a qualsiasi condizione,pur di non perdere il posto di lavoro trasformandosi in nuovi schiavi....Certo è che di certo lo statuto dei lavoratori e le regole del mondo del lavoro,non possono e non devono essere riscritte da chi ha sempre e solo fatto il politico come professione,e neanche da”tecnici” o “professori”,che hanno alle spalle solo teoria e nessuna pratica del reale mondo del lavoro.In questo comprendo anche certi sindacalisti,che hanno fatto solo quello nella vitaNella mia personale visione,a riformare le leggi sul mondo del lavoo e lo statuto dei lavoratori,ci metterei un consiglio di Probiviri scelti tra pensionati di varie categorie lavorative, gente”vera”che ha lavorato per anni e capisce i problemi e le dinamiche,che si sviluppano nel lavoro.Anche e sopratutto quelle che non ti spiegano a scuola;naturalmente ne dovrebbero far parte anche manager,ma con almeno 30 anni di lavoro alle spalle e (ma non scontato se non detto)provenienti da aziende in attivo.Escluderei come già detto polici che non hanno fatto altro nella vita e che vengono ricollocati in altra veste.Non hanno mai avuto la preoccupazione “reale”di lavorare sul serio e quindi non possono riscrivere qualcosa a loro estraneo.La domanda che tutti si chiederanno a questo punto, è come voterò ai due quesiti referendari. A ora la mia risposta è che voterò si,ma solo perchè non ci sono alternative migliori. A quando una vera legge sul lavoro che tuteli quest'ultimo e non gli speculatori e le lobby?

distinti saluti

lunedì 18 aprile 2016

PERDERE Fà PARTE DEL GIOCO,ARRENDERSI NO di Marco Poli

La prima tornata referendaria si è conclusa,ce ne aspettano altre due in montagna,quella sulla fusione del 8 e 9 maggio e quella ben più importante di ottobre,la costituzionale.
Indubbiamente quello del 17 aprile è stata una sconfitta,non tanto del referendum in se,ma della democrazia in sé.Un conto è votare su un quesito si o no,e veder vincere la risposta opposta alla propria,un altro è veder annullare il tutto per il non raggiungimento del quorum,sopratutto quando questo è chiesto da un presidente del consiglio,che paradossalmente non è stato eletto da nessuno.
Vero che questo referendum era azzoppato.All'inizio prevedeva 6 referendum.,5 dei quali molto più importanti ma annullati con gli abili giochetti tanto cari al PD,ovvero provvedimenti,deroghe,ecc... studiato a tavolino per annullare la volontà popolare.
Ma comunque quando si è chiamati ad esprimere il proprio diritto/dovere,non ci dovrebbero essere ma che tengono.E se qualcuno non vuole venire alle urne,non ci dovrebbe essere quorum facendo così che a decidere siano solo quelli a cui interessa esercitare il proprio diritto.
Detto questo le ragioni del fallimento del referendum sullo stop alle trivelle sono almeno 3:

  • Il menefreghismo della gente sulla questione,tra chi non l'ha capito ma neanche si è preoccupato d'informarsi o comunque pensa che siano questioni che non gli interessano.
  • Quelli che sostengono che”tanto sono tutti uguali”e che l'unico sistema per cambiare sia non andare a votare.La meglio che ho sentito il 17 è di un montanino che non andava a votare per protesta contro un governo che chiede di non andare a votare...come dire che uno tromba per mantenere la propria verginità.
  • La paura!infatti con l'invito da parte del premier non eletto di”astenersi”molti avranno avuto paura che andando a votare,venissero”schedati”come 5 stelle.Con questa paura dovuta a motivazioni più o meno legittimi,se ne sono stati a casa.

Nella nostra zona,la montagna pistoiese,si è visto un comportamento vergognoso da parte degli amministratori locali.Il Sindaco di San Marcello Silvia Cormio,se corrispondessero al vero certi comportamenti di cui si vocifera nel comune,si sarebbe allineata col Sindaco d'Italia,ostacolando seppure in maniera velata il referendum.Peccato che non sappiamo se sia vero o meno.Marmo Sindaco di Piteglio non ha proferito parola neanche per condannare l'astensionismo,un comportamento decisamente omertoso;meno male che i suoi amministrati sono stati più bravi i lui e il comune di Piteglio sia stato quello con più affluenza nella provincia di Pistoia.Omertà anche da parte dei sindaci di Abetone e Cutigliano.
Il segretario PD di San Marcello Innocenti,chiusa anche lei nel silenzio,il”giorno dopo”non trova niente di meglio da fare che accusare di incitare all'astensionismo sul referendum sulla fusione,il meetup montagna a 5 stelle.Ma si sa che quando parla commette gaf ogni volta,non fa più neanche notizia.
E ora?Siccome ho la testa dura e son qui da anni a lottare si ricomincia a lottare di nuovo,perchè si è perso una battaglia,non la guerra e ricordatevi che è difficile vincere contro chi non si arrende.
Vorrei chiudere con una nota scritta da Gianroberto Casaleggio.

"Io non mollo e continuerò a battermi insieme a milioni di italiani onesti fino al successo del MoVimento che ho contribuito a fondare. Chi sperava il contrario può mettersi l'anima in pace"
(Gianroberto Casaleggio)

Distinti Saluti


martedì 1 marzo 2016

ABROGHIAMOLI: CHI TRIVELLIAMO OGGI?


REFERENDUM ABROGATIVO DEL 17 APRILE





ATTENZIONE, Il 2016 gli italiani saranno chiamati alle urne ben cinque volte: per i due referendum abrogativi (1+2), per le elezioni amministrative (+ballottaggio) e per il referendum costituzionale.
Parliamo dell'appuntamento più ravvicinato, il 17 Aprile.
Al momento nessuna informazione da parte dei media al servizio del governo e delle multinazionali

Il voto del 17 Aprile è un voto immediatamente politico, in quanto, la sensibilità verso il quesito, seminato di trabocchetti e scossoni, è l'unica arma di cui i cittadini ed i movimenti che li rappresentano e che lottano da anni per i beni comuni e per l’affermazione di maggiori diritti possono al momento disporre per dire la propria sulla Strategia Energetica nazionale che da Monti a Renzi, resta l’emblema dell’offesa e del ritorno della dittatura nei territori, alle loro prerogative, ed all'offesa della stessa Costituzione italiana.
Se vince il “Sì” - In Italia il referendum è abrogativo. Quindi, rispondendo "SI", nella fattispecie si andrebbe a cancellare parte del comma 17 dell’articolo 6 del Codice dell’ambiente che prevede la prosecuzione delle trivellazioni fino a quando il giacimento lo consente. Rispondendo “SI” al referendum, quando le concessioni scadranno ogni procedimento verrà bloccato. Lo stop, in questo senso, riguarderà alcuni giacimenti già attivi come ad esempio quello Guendalina (Eni) nel Medio Adriatico, Rospo (Edison) di fronte all'Abruzzo e Vega (Edison) al largo di Ragusa. Nei mari italiani ci sono oltre cento istallazioni, alcuni attive da molti anni. In molti casi le risorse sono in esaurimento.



L’esecutivo del governo Renzi per mesi ha fatto di tutto (a livello lecito e sottobanco, mettendo in campo un mix di strumenti normativi e di ricatti basati su logiche di scambio) per evitare ad ogni costo che si potesse giungere a questo importante appuntamento referendario. La determinazione con cui l’attuale compagine governativa, in maniera a volte subdola e palesa sfacciatamente vergognosa, ha finora perseguito la finalità di ostacolare l’idea stessa che milioni di italiani potessero dire la loro in materia di perforazioni per la ricerca di idrocarburi, ha infatti aspetti davvero delinquenziali, come il ricorso alla Legge di Stabilità per eludere principi e prassi di decisioni che fino a poco tempo fa sembravano inderogabili pilastri del cosiddetto “Sblocca Italia”. Come quando sentono tremare la terra sotto i piedi gridano “tocco ferro”, per loro è un gioco.


Chi da anni avverte il peso sulla propria vita, sulla propria pelle, nel condizionamento delle scelte economiche, in quanto vive e lavora a ridosso di centri oli, raffinerie, terminazioni portuali, pozzi petroliferi, centri di stoccaggio di petrolio e di gas; quanti vivono con sotto i piedi oleodotti e gasdotti; quanti bevono e coltivano la terra con acque provenienti da falde inquinate da centinaia di sostanze chimiche, da metalli pesanti, da idrocarburi; i pescatori, i lavoratori del settore della ricettività, oggi non si chiedono se appoggiare questo referendum, ma come voltare finalmente pagina, per chiudere con leucemie, tumori, avvelenamento di acqua, aria, suolo, cibo, per andare finalmente oltre il modello energetico fondato sulle fossili.

Lo sanno bene le centinaia di comitati e di associazioni, i comitati che lottano contro le piattaforme a mare, così come contro la Tap, contro le centinaia di chilometri di tubi delle reti di gas su faglie sismiche, contro centrali e pozzi di stoccaggio che provocano sismicità indotta per decreto ministeriale, contro le raffinerie che emettono sostanze nocive, contro i depositi di stoccaggio a rischio di incidente rilevante e di inquinamento della falda; lo sanno i produttori ortofrutticoli, gli allevatori, così come le reti per l’opzione Combustione Zero Rifiuti Zero. Se alle centinaia di associazioni a carattere nazionale si sono aggiunti i comitati No Tav della Val di Susa, così come il Forum nazionale per l’Acqua Pubblica, la Confederazione Cobas, la Fiom, non è certo in virtù di una squallida operazione di salvaguardia delle piccole aziende locali, se pur a ragion di logica i migliaia stabilimenti balneari hanno visto anno per anno assottigliarsi le presenze di chi era alla ricerca di un mare pulito e di una tranquilla resede di vacanza, preferendo lidi oltralpe come Francia e Spagna, per indicarne qualcuna più vicina a noi.

Non dimentichiamo che il nostro mare, il nostro territorio, i nostri sapori, sono da sempre state mete ambite da tutto il resto d'Europa e non solo.
Abbiamo comunque uno strumento di convergenza comune, una tabella che indica con chiarezza il percorso praticabile. Sappiamo bene che ci attende un percorso duro ed irto di ostacoli, ma dobbiamo essere fieri di quanto siamo riusciti a fare finora; ancor più di quanto stiamo facendo, senza smettere di essere ambiziosi. Portare al voto 26 milioni di italiani (tanti ne occorrono per il quorum!), alcune fonti dicono che i sondaggi danno il al 40% (nemmeno per lo scorso referendum su Acqua Pubblica e Nucleare a Febbraio davano tanto!), vuol dire sintonizzarsi fraternamente, solidarizzare, crescere concentrandosi sull’obiettivo. Vuol dire mettere a disposizione le notizie vere, ed attivare un sentire comune, attivare saperi e progettualità essenziali per la sfida alla riconquista della democrazia.
Manca l'informazione, la conoscenza, questo governo odia la democrazia partecipativa e non vuole che il messaggio passi attraverso lo strumento informativo che molti per inerzia e spesso per ignoranza pensano transiti la verità assoluta, è tutt'altro, il canale televisivo.
Soltanto fino a poche settimane fa sarebbe stato azzardare immaginare che, dopo la pioggia di richieste di permessi, alcune compagnie potessero abbandonare il campo. La spinta referendaria, letta come presa di coscienza di una pressione costante e crescente verso una lotta di traguardo nell’intero paese. Ora il fatto è che il governo ha dovuto emanare un apposito decreto di azzeramento per il permesso in Adriatico “Ombrina mare due” della Rockhopper, una delle più discusse e controverse concessioni a mare, che nonostante ripetute mobilitazioni di massa, ricorsi, leggi regionali, sembrava decisa ormai la fase di avvio operativo.
Stessa sorte per l’odiato permesso chiesto dalla compagnia Petroceltic di fronte alle isole Tremiti; per un permesso della Appennine Energy nello Jonio, dove inoltre, in questi giorni, la Shell abbandona i giacimenti nel golfo di Taranto, inviando al Ministero dello Sviluppo Economico la lettera con cui rinuncia al permesso di cercare il petrolio nel mare fra Puglia, Basilicata e Calabria, con le istanze riguardanti i due permessi di ricerca.
Ce la metteremo tutta per informare i cittadini sul quesito e sull'importanza della partita in gioco, anche se siamo consapevoli della difficoltà di affrontare questa partita in così poco tempo. E' l'occasione per fare informazione sulla mancanza di una politica strategica sull'energia nel nostro Paese e parlare del futuro energetico. Le associazioni ambientaliste sono tutte schierate a favore del “SI” (mentre la politica investe su una comoda posizione conservatrice). Lo spreco gratuito di risorse pubbliche, che sarebbe stato possibile risparmiare con l’election day, coincide in questo caso con una sottrazione di democrazia ingiustificabile come sempre negli ultimi anni.Ad un mese dal referendum non è partita nessuna campagna elettorale. Tutto tace.
Renzi ostacola apertamente il diritto degli italiani a informarsi e a esprimersi consapevolmente il giorno del voto. E lo fa a loro spese, sprecando tra i 350 e i 400 milioni di euro di soldi pubblici. Tutto per scongiurare il quorum elettorale, svilire l'istituto referendario e "avvantaggiare i petrolieri". Tra coloro che si schierano per il “no” c’è il vicesindaco di Ravenna, Giannantonio Mingozzi, secondo il quale è una ”questione di democrazia anche difendere le migliaia di lavoratori impegnati a Ravenna e in Italia" nelle imprese dell'offshore. (Se continuano a morire donne e bambini ma chi se ne frega).
Il riferimento è alla possibile chiusura della piattaforma Angela Angelina. In ballo, a suo dire, non ci sono solo i posti di lavoro ma anche “le nuove tecnologie” per l'alternativa delle energie rinnovabili “è ben lungi dal soddisfare la domanda energetica del nostro Paese”.
Non solo si nega il diritto alla salute ma, si imposta la questione sul piano del ricatto.
Perciò vi dico informiamoci, documentiamoci, e poi elaboriamo con la nostra coscienza e manifestiamo con il voto referendario la nostra conclusione.
Salviamo la nostra salute.

sabato 28 novembre 2015

C’era una volta l’Ospedale in Montagna Appennino pistoiese di Marco Poli


Non tutti sanno che oltre che per”Capitan Futuro”,da qualche tempo scrivo anche per”L'onestà informa”,il periodico del movimento 5 stelle della Toscana.
Un giornale cartaceo dove scrivo articoli sulla nostra montagna,per chi lo volesse leggere è gratuito e può contattare me o i gruppi di Pistoia o della montagna pistoiese per sapere dove trovarlo.
Ogni tanto come mi è permesso dal mio essere blogger libero con un proprio pensiero,abbatto i confini tra il mio attivismo e lo scribacchiare e per pubblicizzare l'evento del meetup montagna a 5 stelle,dove parleremo di sanità, pubblico l'articolo che feci per il numero due di”L'onestà informa”(luglio 2015).

Raccomandandovi di venire perché parleremo di sanità a 360°,vi lascio alla lettura dell'articolo.

C’era una volta l’Ospedale in Montagna
Lorenzo Pacini nacque il 27 gennaio 1731 dal tenente Pietro Pacini, potente feudatario romano, che si ritirò in Toscana prima che l'ultimo figlio dei medici morisse e il Granducato passasse alla Casa di Lorena. La sua vita fu semplice, dedicata alla fede e alla carità. Il suo testamento olografo è l'unico documento che ci resti dell'esistenza di questo grande filantropo. Morì il 7 febbraio 1809 e la sua salma riposa nella Cappella della Compagnia del SS sacramento. Con il suo testamento espresse tra le sue ultime volontà, la costruzione di un ospedale che servisse per i poveri e gli infermi della montagna pistoiese, con un particolare occhio di riguardo ai cittadini della”sua”Mammiano:
e considerato che oltre ad essere privo di discendenti sono anche privo di stretti congiunti.....non posso erogare le cose mie che in vantaggio dei poveri e a sollievo dei poveri e del prossimo. Ordino e voglio che sia costruito o nella casa di mia abitazione in Mammiano quando sia suscettibile o in altro luogo più adatto, un rifugio un Ospedale per i poveri infermi della Montagna Pistoiese... E volendo avere uno speciale riguardo ai miserabili e poveri infermi di Mammiano mia Patria è mia volontà che debbano essere sempre preferiti agli altri nell'accordare il ricetto in detto Spedale o rifugio”
L'ospedale fu poi iniziato nel 1846 e inaugurato l'11 febbraio del 1905, ma non nella sua casa, bensì a San Marcello Pistoiese, in altro lascito dello stesso Pacini.
A memoria del filantropo sono rimaste un epigrafe e una lapide nell'atrio dell'ospedale, che è stato perfettamente funzionante fino a pochi anni fa; fino al 2001 l'ospedale Pacini poteva infatti vantare reparti di medicina, chirurgia, ortopedia, traumatologia, un laboratorio di analisi e un pronto soccorso di tutto rispetto, praticamente un ospedale a 360°gradi, la cui unica mancanza era un reparto di rianimazione. Poi comincia un progressivo”sfogliamento”: dal 2001 sparisce il reparto di traumatologia, nel 2007 il laboratorio di analisi, nel 2012 il reparto di ortopedia e nel 2013 se ne và anche quello di chirurgia (questo nell'ultimo anno che è stato attivo, il 2012, con una sola sala operatoria aveva eseguito oltre 900 interventi, contro i 1200 eseguiti nello stesso anno all'ospedale di Pistoia con 6 sale operatorie). Anche come posti letto siamo scesi da gli oltre 80 degli anni ‘90 ai 24 del 2014. Con lo spolpamento del Pacini è stato ridotto anche il pronto soccorso, poi rinominato punto di primo soccorso, ma poiché nei patti territoriali si parlava di ”pronto soccorso” si sono inventati che non è né un “pronto”, né un “primo”, ma un “facente funzioni” di pronto soccorso, che non esiste, ma con quest'artificio lessicale si vorrebbe sanare anche la parola scritta; la legge però non lascia spazio alle interpretazioni. Ma diciamocelo chiaramente: nel disegno di privatizzazione della sanità che Enrico Rossi sta portando avanti da quindici anni a questa parte, chi se ne frega della legge? L'importante è che si paghino le cure mediche e silenzio!
Ci sarebbe anche da dire che prima è cominciato lo smantellamento dell'ospedale e poi si sono stipulati i patti territoriali, dando via ad un vero e proprio”condono”, infatti il volere della Asl/Regione veniva messo nero su bianco solo il 17 di giugno del 2013; se si considera poi che il tutto (Drg 1235/2012) non è stato neanche pubblicato sul Burt, la Gazzetta Ufficiale della Regione, almeno fino a che a furia di rompergli le scatole si è deciso di tirarlo fuori dal cassetto del Comune di Pistoia, dove era rimasto chiuso fino al 22 novembre 2013, data di pubblicazione nell’Albo Pretorio del Comune di Pistoia.
I comuni della montagna,con capolista quello di San Marcello Pistoiese con la giunta di Silvia Cormio, non hanno fatto niente per impedire questo sfacelo, anzi lo hanno permesso mascherando il tutto da ”potenziamento”, stilando solo occasionalmente qualche documento di dissenso su quanto fatto dall'USL, ma questo solo per tentare di frenare i ”rompiscatole” che vigilano su tutta la faccenda, continuando però a far fare a Rossi & C. tutto quello che vogliono.
I ”rompiscatole” in questione non sono certo istituzionali, ma cittadini e associazioni che vogliono il bene della montagna e che combattono per difendere il presidio ospedaliero montano: il comitato Montagna Pistoiese è qui che voglio vivere, dette anche ”pettorine” e l'Associazione Zeno Colò, voluta proprio dal ”Falco di Oslo” per salvare dal ridimensionamento e dalla chiusura l’ospedale Pacini, il tutto supportato dal più ampio C.R.E.S.T.
Tutte queste persone che si sono più volte opposte alla distruzione dell'ospedale Pacini, facendo manifestazioni, flash mob, esposti, denunciando cosa stava accadendo e portando quanto più possibile la verità agli occhi dell'opinione pubblica,sono stati accusati di essere: ”allarmisti”, ”mistificatori”, “strumentalizzatori” e anche ”terroristi”, per non accettare passivamente la versione ottimista del PD, che si può riassumere nelle memorabili parole di Enrico Rossi del 6 maggio, dove in visita all'ospedale Pacini disse che in montagna,le emergenze ospedaliere erano garantite come se abitassimo a Firenze, vicino al presidio ospedaliero di Careggi. Inutile dire che basta fare una veloce ricerca su internet per trovare tutti gli articoli che si vogliono sui problemi dell'ospedale di San Marcello e altrettanto su tutte le porcate fatte dalla politica per giustificare questo scempio.
Concludendo mi limiterò a dire che in nome del cosiddetto ”Project Financing”, un sistema in cui il Pubblico mette le maggiori risorse, una banca finanzia il privato sui futuri guadagni, il Pubblico garantisce il privato e la banca, e il privato avrà milioni di Euro all’anno per decenni, sborsati dal Pubblico come affitto (insomma una rendita futura che durerà decenni per il privato assicurata con denaro pubblico), in nome di tutto questo gli amministratori regionali e locali (tutti a guida PD), non solo se ne sono fregati della salute e del benessere degli abitanti della montagna, ma hanno anche mandato alle ortiche il grande gesto umanitario di Lorenzo Pacini e gli sforzi di Zeno Colo per mantenerlo in vita. La storia ci ha consegnato grandi uomini e i nostri politici odierni hanno calpestato la loro memoria per la cosa peggiore che ci sia, i soldi.


Comunicato stampa dell'evento

Evento su Facebook

Gruppo ufficiale del" MEETUP MONTAGNA A 5 STELLE"

Tel 331 1619603

indirizzo mail del gruppo: montagna.a.5stelle@gmail.com


Distinti Saluti