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BORGO A MOZZANO - Piano di Gioviano, SP2 Lodovica.

LETTORI SINGOLI

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venerdì 4 gennaio 2019

Quando i politici ragionano contro la gente, andare contro lo sviluppo per essere necessari ad un popolo in difficoltà.

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In breve:
Lasciare il popolo in difficoltà per essere poi necessari per trovargli un lavoretto, affinché mantengano la loro fedeltà.

Questo è il solito ragionamento che fa la mafia, camorra, 'ndrangheta, ecc. , cioè essere un dispensatore di briciole ad un popolo di pecore, mentre loro fanno miliardi a palate.
Io questo modo di fare lo vedo anche nella mia terra, dove per trovare un lavoro devi andare da un sindaco o politico vario, dove il voto di scambio è una realtà che tutti vedono e tutti sanno, a parte la giustizia che non si limita a chiudere un occhio, li chiude entrambi.

Se un politico locale si mette di traverso allo sviluppo della sua terra è perché vuole essere l'unico riferimento in fatto di lavoro, specie quando il potere gli scivola dalle mani.
Se il lavoro non fosse una necessita impellente, il voto di scambio sarebbe marginale e non determinante per influenzare le scelte politiche delle persone, favorendo pluralità ed alternanza nelle varie amministrazioni pubbliche.

Il potere che si basa sul voto di scambio necessita anche di gestire ed indirizzare i denari dei lavori pubblici verso le ditte che collaborano a questo sistema mafioso, aumentando notevolmente i costi a carico di quei cittadini che poi si ritrovano tagli ai servizi, alle manutenzioni ordinarie, giusto perché conviene che ci sia una frana per beccare più soldi che vanno sempre ai soliti, che magari, mentre voi tirate la cinghia, loro comprano ville al mare.

Se volete un futuro decente per i vostri figli, e le solite opportunità che la mia generazione ha avuto da giovane, serve andare contro al malaffare, contro al voto di scambio, contro alla mafia degli appalti pubblici, e forse serve che qualcuno apra gli occhi e scoperchi qualche vaso di pandora.

Andreotti Roberto.

domenica 22 aprile 2018

Il colonnello dei Carabinieri, Salvino Paternò, interviene sulla cosiddetta "trattativa Stato-Mafia", chi fu davvero a trattare ??




ROMA - Sono sempre stato uno sbirro di campagna, uno di quelli che ragiona in maniera semplice, che valuta fatti e circostanze sulla base di logiche elementari. A dirla tutta, confesso che non ho mai amato i reparti speciali; per me l'unico vero super poliziotto è solo il comandante di stazione o il dirigente del commissariato che, senza maschere, indennità e super poteri combatte ogni giorno la criminalità a volto scoperto, vivendo nel territorio ove opera.

Detto questo e premesso di non conoscere gli atti del processo sulla cosiddetta "trattativa Stato – Mafia" (se non quello che riportano i giornalisti o pseudo-tali), c'è una cosa che non riesco assolutamente a comprendere e che mi arrovella il cervello. Da una parte c'erano i mafiosi che all'epoca formulavano le minacce, e sappiamo chi erano, dall'altro c'erano i carabinieri del ROS latori di tali messaggi mafiosi, e sappiamo chi erano, infine ci stavano i rappresentanti politici delle istituzioni destinatari di tali estorsioni… e qui mi cala la nebbia… chi erano costoro?

Si sostiene che i boss di Cosa Nostra per far cessare le stragi, pretendevano un'attenuazione del rigore carcerario per i loro compari sottoposti al 41 bis, e si sostiene che il governo intimidito non rinnovò il carcere duro a circa 300 condannati per reati gravi.
Ma, scusate, il Governo chi? Quale governante prese tale decisione? E se tale provvedimento fu preso sotto minaccia, per quale motivo tra gli imputati non compare alcun ministro della giustizia, o dell'interno, né alcun presidente della Repubblica. Insomma… con chi trattavano 'sti mafiosi? I carabinieri del Ros a chi inoltravano le minacce? 

Coloro che esercitano una pubblica funzione, legislativa, giurisdizionale o amministrativa (ministri e parlamentari) sono pubblici ufficiali e, come tali, se subiscono una intimidazione, indipendentemente dalla sua efficacia, hanno l'obbligo di denunciarla, altrimenti commettono omissione di atti d'ufficio. Ebbene, dal '93 al' 94, quale rappresentante istituzionale contattato dal Ros ha mai presentato denuncia?

Lo so, sono sempre stato un semplice sbirro di campagna che ragiona in maniera semplice e oggi, sulla base di logiche elementari, ritengo che mancando i destinatari finali, ci troviamo di fronte a minacce fantasma presentate a dei fantasmi… in uno Stato fantasma.


Salvino Paternò 
Colonnello CC
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Francesco Speroni

mercoledì 11 aprile 2018

ELISA MONTEMAGNI (LEGA): “ FORTE DEI MARMI, LA VILLA CONFISCATA AL BOSS MATRANGA DIVENGA UN BENE DI UTILIZZO PUBBLICO. APPROVATA NOSTRA MOZIONE IN MERITO”


                                                 COMUNICATO STAMPA
 
"In stretta sinergia d'intenti col nostro Consigliere comunale a Forte dei Marmi, Giampaolo Bramanti che, da tempo si batte affinchè la questione venga finalmente e concretamente risolta-afferma Elisa Montemagni, Capogruppo in Consiglio regionale della Lega-ho predisposto una mozione, poi approvata dall'Aula, in cui, riferendomi alla nota villa confiscata al boss mafioso Matranga, ubicata nella città versiliese, chiedo al Presidente Rossi di farsi promotore di una specifica iniziativa verso il Sindaco fortemarmino con lo scopo di richiedere quali siano le reali intenzioni del Comune circa l'utilizzo del predetto immobile." "Inoltre-precisa l'esponente leghista-riteniamo utile che si favorisca un apposito percorso per promuovere un utilizzo pubblico del medesimo immobile." "A distanza di decenni dalla confisca-sottolinea Montemagni-la villa è, infatti, un rudere inutilizzato ed il terreno circostante è in palese stato d'incuria e d'abbandono." "Sarebbe, l'ora, dunque-conclude la rappresentante del Carroccio-chiarire quale possa essere l'effettivo utilizzo della struttura, anche per il bene della collettività locale." Soddisfatto anche lo stesso Bramanti il quale, ora, confida che qualcosa si muova nell'ambito della stessa amministrazione comunale.
 
Gruppo Lega
Ufficio stampa
Dr. Maurizio Filippini

mercoledì 9 agosto 2017

LUCCA: PRESIDIO ON LINE CONTRO LE MAFIE

#idv #luccaprovincia #presidiocontrolemafie
Capezzoli Idv: Omicidio Scopelliti, Ucciso da Cosa Nostra in accordo con l'Ndrangheta. Il magistrato rifiutò diversi tentativi di Corruzione, chi sono i mandanti?
9 AGOSTO 1991    -    9 AGOSTO 2017


Antonino Scopelliti  era un magistrato italiano,  entrato in magistratura a soli 24 anni, ha svolto la carriera di magistrato requirente, iniziando come Pubblico Ministero presso la Procura della Repubblica di Roma, poi presso la Procura della Repubblica di Milano.
Procuratore generale presso la Corte d'appello quindi, Sostituto Procuratore Generale presso la Suprema Corte di Cassazione. Seguì una eccezionale carriera, che lo portò ad essere il numero uno dei sostituti procuratori generali italiani presso la Corte di Cassazione. Si è occupato di vari maxi processi, di mafia e di terrorismo.
Ha rappresentato, infatti, la pubblica accusa nel caso Moro, durante il primo processo, al sequestro dell'Achille Lauro, alla Strage di Piazza Fontana ed alla Strage del Rapido 904. Per quest'ultimo processo, che si concluse in Cassazione nel marzo del 1991, il procuratore Scopelliti aveva chiesto la conferma degli ergastoli inferti al boss della mafia Pippo Calò e a Guido Cercola, nonché l'annullamento delle assoluzioni di secondo grado per altri mafiosi. Il collegio giudicante della Prima sezione penale della Cassazione, presieduto da Corrado Carnevale, rigettò la richiesta della pubblica accusa, assolvendo Calò e rinviando tutto a nuovo giudizio.
Il magistrato fu ucciso il 9 agosto 1991, mentre era in vacanza in Calabria, sua terra d'origine, in località Piale (frazione di Villa San Giovanni, sulla strada provinciale tra Villa San Giovanni e Campo Calabro).
Scopelliti venne intercettato dai suoi assassini mentre, a bordo della sua automobile, rientrava in paese dopo avere trascorso la giornata al mare. L'agguato avvenne all'altezza di una curva, poco prima del rettilineo che immette nell'abitato di Campo Calabro. Gli assassini, almeno due persone a bordo di una moto, appostati lungo la strada, spararono con fucili calibro 12 caricati a pallettoni. La morte del magistrato, colpito con due colpi alla testa esplosi in rapida successione, fu istantanea. L'automobile, priva di controllo, finì in un terrapieno.
Come ricostruito nel libro inchiesta Primo Sangue di Aldo Pecora, in un primo tempo si pensò che Scopelliti fosse rimasto coinvolto in un incidente stradale. L'esame esterno del cadavere e la scoperta delle ferite da arma da fuoco fecero emergere la verità sulla morte del magistrato.
Quando fu ucciso stava preparando, in sede di legittimità, il rigetto dei ricorsi per Cassazione avanzati dalle difese dei più pericolosi esponenti mafiosi condannati nel primo maxiprocesso a Cosa Nostra. Si ritiene che per la sua esecuzione si siano mosse insieme la 'ndrangheta e Cosa Nostra, dopo che il magistrato rifiutò diversi tentativi di corruzione (il pentito Marino Pulito rivelò che a Scopelliti furono offerti 5 miliardi di lire italiane per "raddrizzare" la requisitoria contro i boss della Cupola siciliana). Anche secondo i pentiti della 'ndrangheta Giacomo Lauro e Filippo Barreca, sarebbe stata la Cupola di Cosa Nostra siciliana a chiedere alla 'ndrangheta di uccidere Scopelliti, che avrebbe rappresentato la pubblica accusa in Cassazione nel maxi processo a Cosa nostra.
Cosa nostra, in cambio del favore ricevuto, sarebbe intervenuta per fare cessare la seconda guerra di 'Ndrangheta che si protraeva a Reggio Calabria dall'ottobre 1985, quando fu assassinato il boss Paolo De Stefano. Nell'abitazione paterna di Scopelliti, dove il magistrato soggiornava durante le vacanze, furono trovati gli incartamenti processuali del maxiprocesso. Per la sua uccisione furono istruiti e celebrati presso il Tribunale di Reggio Calabria ben due processi, uno contro Salvatore Riina e sette boss della "Commissione" di Cosa Nostra, ed un secondo procedimento contro Bernardo Provenzano ed altri sei boss, tra i quali Filippo Graviano e Nitto Santapaola. Furono tutti condannati in primo grado nel 1996 e nel 1998 e successivamente assolti in Corte d'Appello nel 1998 e nel 2000 perché le accuse dei diciassette collaboratori di giustizia (cui si aggiunsero in un secondo momento quelle del boss Giovanni Brusca) vennero giudicate discordanti

La riapertura delle indagini
Dopo anni di stasi giudiziaria nei quali non si è riusciti ad assicurare alla giustizia i responsabili del delitto, l'11 luglio 2012 nel corso di un'udienza del processo "Meta" contro la 'ndrangheta a Reggio Calabria, il pentito della cosca De Stefano, Antonino Fiume, ha dichiarato che ad uccidere il giudice sarebbero stati due reggini su richiesta di Cosa nostra. Il collaboratore di giustizia, però, su invito del pubblico ministero non ha fatto i nomi dei presunti killer. Ciò confermerebbe quanto ricostruito dagli inquirenti.
 
Domenico Capezzoli ITALIA DEI VALORI

giovedì 16 luglio 2015

SICILIA: Crocetta (PD) e l'intercettazione: "La Borsellino va fatta fuori come suo padre"

CLAMOROSO !!!!!
INTERCETTATO IL GOVERNATORE DELLA SICILIA CON UN MEDICO:
Sicilia, Crocetta e l'intercettazione: "La Borsellino va fatta fuori come suo padre"

Pesanti le parole riferite dal medico Matteo Tutino al governatore della Sicilia, che non ha replicato in alcun modo. Pochi giorni fa le dimissioni della figlia del magistrato ucciso da assessore alla sanità......

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/07/16/sicilia-crocetta-e-lintercettazione-la-borsellino-va-fatta-fuori-come-suo-padre/1878635/

Le prime richieste di dimissioni arrivano dal gruppo parlamentare regionale del Movimento 5 Stelle. "Crocetta deve dimettersi immediatamente e allontanarsi il più possibile dalla Sicilia, in modo da non poter più arrecare danni all'Isola come fa da quasi tre anni a questa parte"
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martedì 23 giugno 2015

PARTE 2: Perché l’abrogazione della Legge Merlin non è la soluzione (BUFALE FISCALI E NON SOLO)” di Francesco Fedi

 PARTE SECONDA.

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"Prostituzione: Perché l'abrogazione della Legge Merlin non è la soluzione-( BUFALE FISCALI E NON SOLO)" di Francesco Fedi
 
Dunque, dopo aver introdotto alcune passaggi della Legge Merlin e di fatti e circostanze a questa legati, (Leggi la Parte 1 del presente articolo) veniamo ad alcune considerazioni sul piano fiscale.
Lo facciamo tenendo presente che una delle argomentazioni che sembrano essere più convincenti della "tesi-abolizionista" di questa norma, vi è indubbiamente la chimera del recupero di chissà quale gettito fiscale.
Ovviamente questo non è affatto così, oppure è vero solo in parte, oppure ancora e forse ancora di più la questione del recupero del sommerso è completamente slegata dal fatto che la Legge Merlin si o meno presente nel panorama normativo italiano. Vediamo perché.
Innanzitutto dobbiamo ricordare come non sia affatto vero che una prostituta non possa pagare le tasse. Di altrettanto vero è che molti non sanno che non si configura come reato di "favoreggiamento", ossia uno di quei reati proprio introdotti nell'ordinamento dalla Legge Merlin, il fatto di affittare a una o più prostitute un appartamento, dove queste svolgano la loro professione.
A dirlo è niente-popo-di-meno che la Suprema Corte, anche conosciuta come Corte di Cassazione, ossia il massimo organo giuridico dello Stato Italiano che, nelle controversie e nei processi, interviene esprimendosi nel terzo, e definitivo, livello di giudizio. Si esprime dunque sulla legittimità, in ultima istanza, circa le sentenze emesse dalla magistratura ordinaria, garantendo esatta osservanza ed uniforme interpretazione delle norme di diritto.
Questo è avvenuto il giorno 1º ottobre 2010, quando con sentenza n. 20528, è stato stabilito che la prostituzione tra adulti, trattandosi di un'attività "lecita", è obbligatoriamente soggetta a tassazione. Vale a dire anche che da tale data  si tratta di un'attività tassabile al pari di ogni altra
Per giunta la suddetta impostazione è stata poi anche riconfermata anche qualche mese più tardi con il pronunciamento n. 10578 del 13 maggio 2011, occasione in cui è stato ribadito che  «l'articolo 36 comma 34 bis della Legge 248/2006, facente capo alla Legge 537/1993 articolo 14 comma 4 ed all'articolo 6 comma 1 del D.P.R. 917/1986 T.U.I.R., ha implicitamente modificato la Legge 75/1958 agli articoli 7 e 3 comma primo numero 8, derogando i rispettivi dettami ai fini fiscali».
In altre parole, già da alcuni anni i giudici hanno "modificato" già alcune parti della Legge Merlin, con particolare riferimento alla punibilità della concessione in locazione di residenze o locali ove all'interno si eserciti la prostituzione.
Insomma, non ce ne siamo accorti, ma in un certo qual senso le "case chiuse" potrebbero già essere di fatto riattivate, senza andare incontro ad alcun problema con la legge.
Addirittura le sentenze citate intervengono riabilitando anche "…chiunque, essendo proprietario, gerente o preposto a un albergo, casa mobiliata, pensione, spaccio di bevande, circolo, locale da ballo, o luogo di spettacolo, o loro annessi e dipendenze o qualunque locale aperto al pubblico od utilizzato dal pubblico, vi tollera abitualmente la presenza di una o più persone che, all'interno del locale stesso, si danno alla prostituzione… »
Dunque viene da chiedersi quale sia l'anello mancante. Ebbene l'anello mancante non c'è proprio, visto che ogni donna che decida arbitrariamente di prostituirsi può benissimo recarsi in un qualsiasi sportello dell'Agenzia delle Entrate, richiedere un numero di partita I.V.A.  ed dare avvio alla propria attività, con tanto di emissione di fattura a fronte del pagamento della prestazione.
Come ogni altro libero professionista, specificato che per questa non ci sarà alcun albo professionale cui doversi iscrivere, potrà consegnare al proprio commercialista il propri documenti fiscali, presentare una dichiarazione dei redditi nei termini previsti, attivarsi periodicamente con i versamenti I.V.A. e quant'altro.
A onor del vero, è giusto riportare che per consentire tutto questo, altro non si dovrà fare che associare quel numero di partita I.V.A. ad un tipo di attività similare, stante che ad oggi non si ha notizia che il Ministero delle Finanze abbia sdoganato questo particolare tipo di attività. Ciò però non è un gran problema visto che esistono da lungo tempo professioni nel campo dell'intrattenimento, pubbliche relazioni e quant'altro. E' un po' rattoppo ma (da ingegnere) dico che funzione e quindi va bene.
Insomma, chi vuole prostituirsi e pagare le tasse, non solo può farlo ma deve e non è causa di alcun rischio per chi gli affitti un immobile dove esercitare la professione o per quell'albergo, residence o ancora altro ove questi stabilisca il proprio domicilio.
Quindi questo significa che la Legge Merlin è già di fatto abrogata? La risposta è: assolutamente NO! Infatti quello che non è possibile è possedere una licenza per un esercizio commerciale dove si offrano prestazioni sessuali a pagamento.
Quello che infatti il nostro ordinamento continua a ripudiare è che un soggetto forte, economicamente e non solo, possa approfittarsi di un soggetto debole, nel qual caso la prostituta, lucrando sulla dignità e sulla salute di quella persona. Ricordiamoci qui come le argomentazioni della Sen. Merlin, che abbiamo riportato nella prima parte di questo articolo, si fondassero proprio su questi dettati costituzionali e su altri fonti di diritto di caratura internazionale, fatte proprie dall'allora neonata Repubblica Italiana.
Di conseguenza viene da chiedersi quali effetti giuridici si produrrebbero di fronte ad un tranciamento di netto di quella norma che, sparendo d'un solo colpo dal nostro ordinamento, ci condurrebbe, immagino, di fronte al ripristino dello status ex-ante se non forse al vuoto normativo Queste però sono considerazioni verso le quali riconosco di non avere adeguate competenze e per le quali sarebbe interessante ascoltare l'opinione di qualche insigne giurista.
Di sicuro, tra le varie cose, è da sciocchi pensare che dal giorno successivo si potrebbero "riaprire le case chiuse", visto che nessuno sarebbe in possesso di una licenza d'esercizio e che, a meno di una totale liberalizzazione di quell'attività, questa, a titolo generale e proprio come tipo di atto amministrativo, richiederebbe di essere completamente riesumata (…come si chiede, chi la concede, quali sono i requisiti richiesti al locale?.... ..e andiamo avanti così…).
Questo almeno, come sembra, se si voglia che all'interno di queste strutture siano garantiti dei requisiti minimi d'igiene e sia salvaguardata la salute tanto dei clienti, quanto dei lavoratori/lavoratrici…
Non dimentichiamo infatti che in quasi 60 anni, il panorama normativo italiano si è un bel po' ingrassato e che aprire un'attività, per giunta ad alto rischio sanitario, comporta il doversi confrontare con tutta una serie di normative infinite, tra le quali, non ultima, con tutto quanto attenga la tutela della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro.
  
 

mercoledì 17 giugno 2015

PRATO: “Le Discariche abusive e la scoperta dell’acqua calda” di Francesco Fedi

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"Le Discariche abusive e la scoperta dell'acqua calda" di Francesco Fedi
 
 
E' un buon articolo quello di Leonardo Biagiotti, su La Nazione di Prato di oggi. Finalmente qualcuno che ha il coraggio di parlare della famigerata " banda dei rifiuti smaltiti a nero". Forse però, da subito, sarebbe bene parlare di "bande", vi sto che appunto, fin dalle prime indagini, si starebbe parlando di gruppi organizzati di etnia rom e albanese, tutti ben organizzati con CON FURGONCINI e tariffe da Sessanta centesimi a sacco…
 
Orario di lavoro principalmente notturno e riscossione rigorosamente a nero. In altre parole quasi un settimo di quanto richiesto da ASM  (circa  4 euro, Iva inclusa)
 
Così nascono le discariche abusive in giro per la città: delle industrie cinesi irregolari ai cassonetti, se non proprio all'aperta campagna, Cascine di Tavola incluse.
 

Molto interessanti i dati di sintesi (fonte ASM): solo 600 aziende continuano a pagare regolarmente il regime di rifiuti speciali tra le 2 mila aziende che negli ultimi 2-3 anni  sono passate dal regime forfettario alla tassazione dell' effettiva quantità di rifiuti  prodotta. Le restanti 1400 sarebbero cessate il che, nel favoloso mondo del distretto parallelo, significa banalmente che altro non hanno fatto che riaprire con un nuovo nome.
 
Ed è vero che esiste una difficoltà a perseguire gli autori di questi scarichi, perché per agire si deve riuscire a colpirli sul fatto e il problema è che è davvero complicato poter prevedere dove, in quale esatto punto della città, lo scarico abusivo potrà avvenire.
 
"…Servirebbe una vera e propria task force per occuparsi di questo problema … …E' una battaglia contro chi non ha niente da perdere" . Questo dice sconsolato l'Assessore all'Ambiente del Comune di Prato, Filippo Alessi.

Il Presidente di Asm. S.p.a., Alessandro CANOVAI, centra un altro punto cardine del problema: "…il problema non è la tariffa. …. Chi si rivolge ai "furbetti della spazzatura" lo fa per rimanere nell'anonimato, non per risparmiare sullo smaltimento».

Canovai, sull'argomento,  tira anche un buon allungo: "Se qualcuno vede questi malviventi in azione non abbia esitazioni o paure a fare foto e a inviarle ad Asm o al Comune, per aiutarci a sgominare questa organizzazione criminale - commenta Canovai E' un fenomeno che interessa anche i Comuni limitrofi…"
 
Tutte cose ovvie. Tanto ovvie che l'abbiamo detto in termini anche più elaborati giusto la scorsa settimana: questo problea non si risolve senza la collaborazione attiva della cittadinanza.
 
Servono segnalazioni mirate. Bisogna sapere dove andare e chi colpire. Non è pensabile che tutto sia lasciato al caso fortuito.
 
Non mi ripeterò. Basta solo rileggersi quello che ho già scritto… ..e chissà se mai qualcuno voglia avere orecchie per interci o se si deve aver ragione a pensare che, alla fin fine, va anche tutto bene così e non si è fatto altro che scoprire l'acqua calda..

FOTO DI REPERTORIO, USATA CON FINE DIMOSTRATIVO.

giovedì 21 maggio 2015

PIANETA PRATO: Robe dell’ALTRO MONDO.. tra bordelli di periferia e scarichi abusivi in pieno centro…” di Francesco Fedi

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"PIANETA PRATO:  Robe dell'ALTRO MONDO.. tra bordelli di periferia e scarichi abusivi in pieno centro…" di Francesco Fedi
 
Fantascientifico, metafisico o grottesco?... Sotto quale cappella potremmo correttamente inserire i fatti di cui oggi ci parlano le cronache?
Iniziamo da stamani, nel primo mattino, in zona Paperino (..fa anche rima..). Un nucleo della Squadra Mobile, è intervenuto nei confronti di un'articolata organizzazione criminale, dedita allo sfruttamento di giovani prostituzione di nazionalità albanese. Risultato: una decina gli arresti e numerose perquisizioni in Toscana, tra cui a Prato, all'interno di un residenze in loc. Paperino, posto sotto sequestro con l'occasione.
L'operazione ha avuto inizio a partire dalle indagini che hanno avuto seguito da una burrascosa baruffa, che a causa di litigi per l'accaparramento della clientela, la sera del 12 aprile 2014 è sfociata in confronti con coltelli, bastoni e mazze da baseball. Alla fine tre persone, sono state ferite in modo grave e una rimasta in fin di vita.  Per quanto riguarda le ragazze, pressoché ventenni, oltre che sulle strade di Novoli, avevano una  base anche nel residence di Paperino, via per le Calvane.
Dunque nel complesso ci saranno accuse che vanno dallo sfruttamento della prostituzione al tentato omicidio, ma la vera particolarità sta nel fatto che già in passato, più volte e sempre per lo stesso reato, l'immobile era stato oggetto di provvedimenti da parte dell'autorità giudiziaria, con tanto che anche il precedente gestore era stato anche arrestato.
Ora la tentazione sarebbe quella di lanciarmi nel solito lungo pistolotto sulla presenze mafiose e i loro intrecci nel nostro territorio, ma resisterò rimandando tutti gli approfondimenti per chi ne volesse sapere di più, a quello che indubbiamente è il miglior documento di approfondimento sulla mafia albanese in Italia., redatto dal Maresciallo Capo dei Carabinieri, Fabio Iadeluca, in servizio presso il Comando Operativo di Vertice Interforze. 
Di questo mi limito a riportare che in Toscana il fenomeno criminale organizzato tratta principalmente di reati legati al traffico di stupefacenti e in particolare, attraverso importanti reti di contatti internazionali, nel settore delle droghe pesanti, poi reati contro il patrimonio e lo sfruttamento della prostituzione. Per quanto riguarda la prima, in Olanda, è stata accertata l'esistenza di un'organizzazione ben radicata di criminali albanesi che attraverso corrieri, fornivano di cocaina in quantità considerevoli a gruppi di loro connazionali sparsi in varie regioni d'Italia. A questo proposito, nel suo documento il Maresciallo Iadeluca punta il di dito proprio sulla Toscana e su Prato, dove si è riscontato un collaudato sodalizio italo-albanese sul traffico di eroina dall'Albania.
Tra i documenti citati, la relazione conclusiva della Commissione parlamentare antimafia della XIV, approvata il 18 gennaio 2006, relatore sen. Centaro, evidenzia che la Direzione Centrale della Polizia Criminale osserva che le originarie piccole bande, non rappresentano più strutture delinquenziali "di servizio", affiancate funzionalmente altri aggregati criminali, ma sono cresciute acquisendo via via le connotazioni tipiche di sodalizi di tipo "mafioso". Un altro aspetto importante è la "trans nazionalità".
Le consorterie criminali albanesi, hanno mostrato un'alta specializzazione criminale, divenendo un importantissimo punto di riferimento per i traffici illeciti internazionali. Questo potendosi avvalere della posizione geografica strategica del proprio  Paese di origine e detto anche che i gruppi di criminali insediati in Italia e negli altri Paesi dell'Europa mantengono un particolare legame con la madrepatria, fungendo da abili gestori locali di traffici organizzati su scala. Le ben note vicende politiche degli anni '90, responsabili dei più massicci afflussi di immigrati albanesi in Italia, hanno creato o fortificato contatti con gruppi organizzati stranieri come la Nuova Sacra Corona Unita o la Mafia turca, la Mafia russa, la criminalità montenegrina e, non ultima, le Triadi cinesi.
Questo mentre le organizzazioni criminali albanesi si sono attestate, con diversa intensità, in quasi tutte le regioni del Paese:  è da tempo accertata la presenza di queste in Piemonte, Lombardia, Liguria, Veneto, Toscana, Lazio, Emilia Romagna, Marche, Abruzzo, Campania, Sicilia, Calabria e Puglia. 
Tornando al caso di Prato, la città più multiculturale d'Italia, bisogna dire che il carattere di trans nazionalità e i legami con la Triade cinesi o della mafia nigeriana, fanno sì che l'area pratese sia anche per questa mafia estera, un punto nevralgico di influenza e di affari (vedi immagine tratta da relazione citata)
Ora, di fronte ad atti parlamentari e relazioni già da tempo rese di dominio pubblico, come quella del M.llo Iadeluca, scoprire che a Paperino accade che un residence-berdello diviene reiteratamente ad essere teatro delle medesime attività illecite, fa davverro pensare di essere su un altro pianeta!!!
Ma non è così: siamo a Prato, il PIANETA PRATO!...  

La storia del residence di Paperino non è però l'unica di luogo noto per essere oggetto di reiterazione di certi reati.
Facciamo infatti qualche chilometro e spostiamoci più a nord, nel nostro amato Macroloto Zero, esattaente in Via Giovanni da Verrazzano. Qui un ventisettenne di nazionalità cinese è stato sorpreso mentre gettava scatole conteneti circa 160 kg. di scarti tessili….
Sorpreso da una pattuglia di vigili, p stato multato e si è visto sequestrare l'autovettura con cui stava trasportando i rifiuti…. ..a la domanda è: cosa c'è davvero di notevole in questa storia?...
LA cosa clamorosa è che un'identico episodio era già accaduto nel novembre scorso, dunque giusto sei mesi fa nello stesso quadrato di strade: in via Puccini un furgone con a bordo 47 sacchi di scarti tessili fu bloccato dal Nucleo Ambientale della Polizia Municipale per un controllo straordinario. Risultato sprovvisto di documenti si scoprì che gli scarti erano diretti in un qualsiasi cassonetto della raccolta indifferenziata dei dintorni. Anche lì subito scattarono i provvedimento del caso: veicolo e rifiuti sequestrati e una denuncia penale con rischio di arresto da 6 mesi a 2 anni o una multa da 2.600 a 26.000 euro. La cosa fantastica è che lo stesso giorno, nella strada a fianco, in Via Vespucci, un uomo ed una donna cinesi, furono ripresi da delle telecamere, mentre mpegnati ad abbandonare sul marciapiede alcuni scatoloni di cartone all'interno dei quali, sempre gli stessi agenti, rinvennero anche lì scarti di lavorazione, per i quali fu accertata la provenienza da un maglificio, attivo nella zona del Soccorso. Ovviamente quel maglificio risultò completamente sconosciuto agli agenti di riscossione della tassa smaltimento rifiuti.
 
Ovviamente, oggi come allora, ci occupammo di quei casi per estrapolare alcune riflessioni. Anche allora ci dicemo: "..Passerà qualche giorno, e tutti potranno tornare a scaricare allegramente, magari in Via Bonicoli o in Via Bruno Giordano, anziché in via Vespucci. Garantito, non c'è nessun problema. Funziona così e funziona così perchè c'è una politica che da oltre venti anni si disinteressa di dotarsi di forze, strumenti ed una dotazione organica adeguata per dare un taglio netto a questo stato delle cose…" .
Oggi però, nonostante ci abbiamo azzeccato, fino al punto che la cosa accade di nuovo tale e quale nello stesso posto ed in pieno giorno (il fatto in discussione è avvenuto alle 20.00 di ieri), la riflessione è un'altra: anche in questo caso, come in quello di Paperino, parlare di forze e di dotazione organica, appare quasi ridicolo, visto che il particolare legame tra due episodi così diversi, induce a dire che qui sarebbe bastato dire a agli stessi agenti di ripassare negli stessi posti o rifare una capatina nello stesso stabile di Paperino, la settimana successiva, se non qualche giorno dopo.
Forse la nostra visione è semplicistica e non ci dovremmo sbilanciare in considerazioni che non ci competono.
Ci sia però consentito che, in qualità di comuni cittadini, questi fatti ci appaiono come "Robe dall'altro mondo"… ..robe da "PIANETA PRATO"…
 
 

martedì 12 maggio 2015

COSENZA: 'NDRANGHETA PROGETTAVA ATTENTATO AI CARABINIERI , 13 ARRESTI. (clicca)

I carabinieri del Reparto operativo del Comando provinciale di Cosenza hanno eseguito oggi 12/05/15 provvedimenti di arresto per indiziato di delitto nei confronti di 13 persone facenti parte della 'ndrangheta, gravemente indiziati di associazione per delinquere di tipo mafioso, estorsione aggravata, associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti e detenzione e porto illegale di armi.
Progettavano un attentato intimidatorio ai danni di una caserma dell'arma.
Le indagini hanno poi consentito di delineare gli assetti della cosca di ‘ndrangheta Rango-zingari, egemone a Cosenza e nel suo interland, e la sua rapida capacità di rigenerarsi quando suoi elementi di vertice sono stati colpiti da misure cautelari a seguito anche di recenti operazioni condotte dall'Arma.

Tra i fermati figurano un imprenditore edile assurto al ruolo di referente della cosca nello specifico settore e alcuni dei soggetti già arrestati poiché ritenuti responsabili degli atti intimidatori contro gli amministratori comunali di Marano Marchesato.