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lunedì 13 luglio 2015

“Il “CASO-PRATO”, tra attività illecite e “LIQUIDITA’ di ritorno”” di Francesco Fedi

"Il "CASO-PRATO", tra attività illecite e "LIQUIDITA' di ritorno"" di Francesco Fedi
 
Lunedì 13 Luglio 2015. Un'altra calda settimana di luglio ricomincia e, nonostante il caldo, ricomincia anche la mia ossessiva attività dei denuncia sul "CASO-PRATO" e su come questo sia il prodotto dell'esistenza di un'attività delle mafie cinesi che , sul nostro territorio, operano in modo sostanzialmente indisturbato.
 
Ne parlo da altre un anno e in questo tempo non ho fatto altro che commentare fatti di cronaca, secondo chiavi di lettura che una stampa sottoposta alla "censura-patronale" non può ovviamente fare (..questo è il bello dei blog: spazio illimitato e censure ZERO...).
 
Voglio dunque fare un passo indietro , alla mattinata di venerdì scorso ed alla rissa a colpi di machete che alcuni soggetti di nazionalità cinese, per motivi legati all'esercizio della prostituzione, hanno pensato di organizzare in centro, per ravvivare un po' il clima sonnolento di metà mattinata.
 
Il circo di strada è andato in scena nella zona fra via Garibaldi, via Tintori, via Verdi e piazza Mercatale, e a un certo punto in una colluttazione fra due prostitute cinesi tra calci, urla e sputi, in cui  una delle donne è finita a terra. Alcuni  testimoni, hanno poi affermato anche di aver visto  un terzo cinese, un uomo sulla quarantina, appunto armato di pistola e di machete.
Tutto è durato pochi minuti e all'arrivo dei carabinieri, la rissa era terminata e l'uomo passeggiava tranquillamente in via Pugliesi, all'angolo con via Garibaldi, parlando al cellulare. Perquisito, non aveva indosso armi di alcun tipo, . così è stato identificato, ma non denunciato visto che, come c'era da aspettarsi, le due donne coinvolte non hanno ammesso nulla….
La sostanza è che SERVE IL MORTO, O ALMENO UN FERITO, poi se succederà che la prossima volta si sparerà e si accopperà un passante, pazienza: sono cosa che capitano, e se se ne stava a casa, non gli succedeva.
Il bello è che da tempo i residenti di Piazza Marcatale hanno le idee chiare. Da tempo si sa chi controlla chi., tra magnaccia e metresse. In particolare una, una tizia di media altezza, mora, sui 45-50 anni, detta "LA PANTERA" e che spesso va in giro insieme a un altro tizio, anche lui cinese, su per giù della stessa età di lei, controllando il territorio e i vari appartamenti. Tutto secondo una gestione efficiente, pianificata, silente. Un'organizzazione che funziona come un orologio svizzero, tant'è è vero che la rissa di venerdì è stata proprio un fulmine a ciel sereno.
 
I militari dell'arma avrebbero dovuto fare di più?... Per cortesia, non scherziamo!... Come avrebbero potuto?..
 
Qui c'è un pesce che puzza dalla testa, ossia da quella politica che non mette la Procura della Repubblica di Prato, in condizioni di svolgere al meglio il proprio lavoro e magari anche con degli indirizzi precisi, strumenti e dotazioni adeguate
Così in tutto questa scarsità e inadeguatezza succede che non solo accadono risse con machete e pistole in pieno giorno, ma anche che il "mostrare la pistola" diventi un gesto di sfida anche quando ci si trova ad essere sottoposti ad un controllo.  Mi riferisco al fatto accaduto lo scorso 7 Luglio durante il sequestro di una confezione cinese in via Strozzi, dove il marito della titolare cinese della ditta ha minacciato gli ispettori della Asl intervenuti, estraendo una pistola da un cassetto e riponendola su una scrivania davanti ai loro occhi, con intento intimidatorio. Intervenuta una volante della Polizia sul posto, la pistola si è rivelata poi un giocattolo, fedele riproduzione di un'originale, a è stata comunque sequestrata e il cinese denunciato per minaccia aggravata.
 
Qualcuno penserà che questo signore sia un autentico coglione, uno che non ha saputo avere sangue freddo, lasciando che gli incaricati eseguissero il sequestro, visto anche che è a tutti noto che, giusto il tempo di trovarsi un prestanome nelle vasta cerchia di parenti, amici e collaboratori, fare quelle poche scartoffie che ci sono da fare tra commercialista e notaio, che lui e la moglie, la stessa attività la potevano riprendere, magari e prendendosi in affitto un altro capannone anche a breve distanza, da quello.
 
Allora perché questa coglionata, beccandosi una denuncia che forse avrà anche un processo per direttissima?.. In realtà non è stata una coglionata, ma un ottimo investimento, perché il più demente degli avvocati in circolazione, di fronte ad un fatto come quello che si è conclamato di fronte a degli agenti di polizia, non potrà far altro che consigliare di uscirne velocemente con un patteggiamento ed ottenendo così' una riduzione della pena fino ad un terzo e con tanto che, per quel tipo di reato già esigua, e pari a un anno di reclusione. Reclusione che forse, se il nostro amico cinese con la passione per le pistole giocattolo, risulterà essere anche incensurato, non farà neanche mai.  
 
Dunque il pistolero di Via Strozzi, almeno per ora, la galera non la vedrà proprio e forse il provvedimento di dissequestro della ditta della moglie, arriverà molto prima che si sia conclusa la vicenda giudiziaria della sua bravata… In compenso però, si sarà capito che lui è uno che voglia di scherzare ne ha poca e che d'ora in avanti, davanti al portone della sua ditta, della moglie e di eventuali prestanomi, sarà meglio tirare di lungo…
 
D'altra parte, nei panni di un ispettore ASL con reddito annuo tra i 15.000 e i 20.000 Euro netti al mese, rischiereste di prendervi una pistolettata al solo scopo di essere celebrato come eroe nazionale, di una nazione che non sa neanche tutelarvi a dovere nell'esercizio delle vostre funzioni?...
 
Non giustifichiamo il pensiero, perché questa nazione va avanti solo grazie ai propri eroi, ma comprendiamolo come un qualcosa di puramente umano…
 
Viene poi una domanda: perché tutto questo viene reso possibile e di fatto tollerato?.. Perché non c'è una politica che parla di questi fatti che riguardano la comunità cinese con i toni che questi meriterebbero? … Nota a margine: qualcuno ha per caso sentito qualche dichiarazione di Sindaco, Assessore o altro esponente politico di maggioranza, che abbia commentato almeno uno di questi fatti?...
 
In proposito, anche pensando alle vicende greche di questi giorni, una persona i ha fatto notare una cosa a cui non avevo pensato: LA LIQUIDITA'.
 
Dei 120 – 130 Miliardi di Euro di evasione fiscale annua stimata, sembra che oltre un miliardo sia da imputare all'attività delle Comunità Cinese nell'area Pratese. Così Prato, che con i suoi 200.000 abitanti circa, rappresenta 0,33 % circa della popolazione italiana, produce circa l'1% dell'evasione fiscale prodotta sul territorio nazionale. Vale a dire che, a grandi linee (tanto per intendersi) se in tutte le provincie d'Italia si avesse un simile rapporto, allora l'evasione totale potrebbe arrivare a tre volte tanto…
 
Ma allora vogliamo dire che La Cina ci rovina.?...
 
Per qualcuno no anzi, c'è tanta politica che evidentemente pensa che sia meglio far fare i porci comodi in casa nostra,  schiavizzando e soggiogando loro connazionali, che tanto poi i capitali usciti a nero, rientrano "a bianco"… In sostanza, la "FLAT TAX" tanto sbandierata da Matteo Salvini l'abbiamo già messa, senza che nessuno se ne sia accorto. Aggiungiamoci anche che nel caso in questione il contribuente si sceglie anche l'aliquota, visto che il si sceglie quanto reinvestire in Italia…
 
Vuoi o non vuoi, chi deve gestire ingenti capitali sa che deve diversificare, ovvero acquistare titoli e beni dei più svariati, dalle opere d'arte agli immobili, e dalle case e capannone, agli impianti sportivi  e agli stabilimenti balneari.
 
 
Chiediamoci infatti da dove vengano tutti questi ingenti capitali che, dal non sapere proprio più proprio cosa farci, adesso si comincia ad investire nelle attività più inusuali. Tutto con il plauso di Comune e Regione.
 
Abbiamo le prove di quello che stiamo dicendo? La risposta ovviamente è NO, ma dubitare è d'obbligo, quando si ha ben chiaro quale sia la situazione d'illegalità dilagante delle imprese cinesi.
 
Poi ci sono le attività più spiccatamente mafiose, come la gestione delle attività di prostituzione: chi ci dice che tutta questa montagna di capitali non sia altro che il riciclaggio di questi proventi?...
 
Per il resto, in grosso in bocca al lupo a tutti quegli imprenditori cinesi, che regolarmente fanno impresa sul nostro territorio, assumono con contratti di lavoro regolari i propri dipendenti, garantiscono loro di lavorare in sicurezza, sono in regola con il pagamento di tasse e contributi e, alla fine, riescono anche a fare buoni investimenti sul nostro territorio. Il timore però è che la situazione, possa essere anche ben diversa…
 
Dunque riassumendo, stiamo scambiando il nostro territorio e la proprietà dei nostri beni, stiamo scegliendo di non essere più padroni in casa nostra, sottostando al ricatto di quella liquidità monetaria della quale, causa gli sprechi e i privilegi della politica, siamo alquanto a corto. Il bello, è che potrebbe essere che questa liquidità, è solo una liquidità di ritorno: tasse non pagate, non pagate a monte, che, in una frazione veramente minima, ci tornano indietro come titoli d'acquisto… Diversamente, se decidessimo di combattere seriamente tutta questa illegalità, tante si queste risorse le potremmo recuperare a monte, farle transitare per il bilancio dello stato, avere dei conti migliori e in ultimo, essere noi quelli che investono sul proprio suolo, rimanendo proprietari di tutto..
 
 
 
 

venerdì 3 luglio 2015

''PRATO, STORIA E PUTTANE” di Francesco Fedi . (CLICCA QUI) .

 PROSTITUTE CINESI.

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"PRATO, STORIA E PUTTANE" di Francesco Fedi
"Nel 1848 viene proposta da Filippo Morghen la costruzione di un grosso terrapieno, fra il piccolo bastione di S. Margherita e i resti del bastione Magheri, collocato ad un'altezza tale da non essere minacciato dalle piene dei fiume. Dalle memorie di Don Giuseppe Nesti si apprende che "il terrapieno fu costruito nei primi tempi della rivoluzione del 1848 [. ..] quando per occupare la bassa plebe, si fece trasportare terra e sassi in quel lungo piazzale, antico greto del Bisenzio. Le mura castellane erano sul parapetto interno del piazzale medesimo. Furono demolite sulla fine del 1866, e ricostruite poi sul fiume quando si fabbricava il loggiato che copre adesso Ia vasca dei lavatoi. Fu ingegnere per la esecuzione di tutto il lavoro Ottaviano Berti, ma chi ne fece il progetto fu l'ingegnere Giuliani".
Il progetto ha effettivamente inizio nel 1848 e l'anno successivo vengono portati avanti, secondo il progetto dell'Ingegnere comunale Giuliani, i lavori di formazione del nuovo terrapieno "riempiendo di ghiaia la insenatura dell'alveo del Bisenzio che esisteva tra i detti due corpi sporgenti e le mura urbane". Nello stesso anno viene cominciato anche il muraglione sul fiume, con il compito di contenere il terrapieno e di difenderlo dalle acque, Ia cui realizzazione termina però solo nel 1857. Il piazzale era dunque inizialmente contenuto fra le vecchie mura cittadine e questo nuovo muro, "rivestito da filari di bozzette di sasso di alberese accapezzate con il martello iI meglio possibile", e vi si accedeva da una porta aperta nelle Mura su via S. Antonio; era destinato ad ospitare il mercato dei bestiami, i funai ed i lavatoi.
Circa dieci anni più tardi però, come sopra accennato, Ie antiche mura cittadine vengono demolite per la loro quasi totale lunghezza (circa 180 metri ) e per un'altezza di m. 4,66; lungo via S. Antonio rimarranno le fondamenta e il basamento della cortina muraria trecentesche lungo il fiume, rialzandosi di circa 4 metri e mezzo sul piano del terrapieno, verranno costruite quelle che il Berti nella perizia del 1845 definisce le "Nuove Mura"; ancora oggi si può notare, osservando il tratto di mura che affaccia sul Bisenzio compreso fra il bastione di S. Margherita e il ponte ferroviario, la differenza nell'appezzamento del pietrame tra la parte più bassa, che racchiude il terrapieno, e quella più alta, di successiva costruzione che l'Ingegnere descrive come un muro "appiombato per la parte interna e scarpato per la parte esterna ,dalla quale verrà formato a sassi spuntati e ristuccato, e per Ia parte interna a Muro di Fabbrica rabboccato a filo di sasso". Per il completamento della parte superiore delle mura sbassate lungo via S. Antonio, che fungono da parapetto per il piazzale, viene elaborata dall'ingegnere Berti una nuova relazione, datata 12 marzo 1867, dove si propone all'Amministrazione cittadina tre possibili modalità di intervento con le relative perizie. Non si registrano lavori di particolare entità a questo tratto di mura urbane, a parte qualche isolato intervento di restauro, fino al secondo decennio del'900 quando, si rende indispensabile ripristinare il muraglione lungo il Bisenzio, scalzato dalle acque."
Il testo qui riportato è tratto dal bellissimo libro del Prof. Giuseppe Alberto Centauro dal titolo "Le Antiche Mura di Prato: un futuro per la città.", edito nel 2003. Un testo affascinante, denso di passione per la storia della nostra città. Una storia che però ci lancia verso il futuro, parlandoci sì di "storia", ma in una chiave di prospettiva per un futuro di valorizzazione della Città di Prato e del suo Centro Storico.
Un testo che tratta dell'intera cerchia muraria e dei bastioni, tra i quali anche il Bastioncino di Santa Margherita, del quale oggi rimangono tracce in quel palazzotto di più piani fuori terra con il quale  confinano a sud-est i Giardini della Passerella. Si tratta di quell'edificio che incontriamo a metà della Via Sant'Antonio, dove questa interseca la Via Santa Margherita, in corrispondenza del vertice nord della Piazza Mercatale...
Siamo nel cuore di Prato della sua grande piazza e da sempre ha attiratola mia attenzione quest'edificio di singolare fattezza, con il suo accesso soprelevato rispetto al piano stradale ed a questo collegato mediante una gradinata in pietra.
Questa mattina, passando di lì ho assistito ad una scena che ci dà la misura di quanto la nostra città sia caduta in basso e sia lasciata abbandonata a sé stessa… Quell'incrocio di strade che ho appena detto è infatti luogo dove le prostitute di nazionalità cinese stazionano quasi H24, per i loro adescamenti in strada.
Diversamente da quanto pensassi, ovvero che gli appartamenti abiti ad alcove del sesso a pagamento, fossero solo quelli di via Sant'Antonio con retro su Piazza Mercatale, ho scoperto invece che anche il bastioncino di Santa Margherita è adibito alle stesse funzioni. Tutto questo con buona pace del Prof. Centauro, della storia di Prato e della valorizzazione del Centro Storico e delle Mura.
Ho infatti visto la solita signora che, intercettato il cliente in strada, si è avviata verso la porta d'ingresso, precedendo di alcuni metri il proprio cliente. Ha quindi aperto la porta ed è entrata con lui che la seguiva….
Ora diciamo che giuridicamente il fatto non costituisce reato e che forse i due erano solo amici e siccome in strada faceva anche parecchio caldo, i due hanno pensato di prendersi il solito caffè a casa di lei e fare due chiacchiere in liberà all'interno delle fresche mura del bastioncino…
…Già,..a proposito: ma di chi sono le "fresche mura del bastioncino"?... …Della Sig.ra cinese? Di un italiano? Di qualcuno che affitta alla Sig.ra cinese? O a più Sig.ri cinesi? O a un prestanome cinese che poi concede quelle stanze a più signore cinesi ed alle quali chiede un aggio sulle loro prestazioni sessuali?...
Oppure è solo un appartamento, dove la Sig.ra cinese vive ed essendo molto amichevole e cordiale con tutti, usa scendere strada ed invitare di lontano i passanti a prendersi un caffè. Tutto gratuitamente…
Magari si scoprirà che anche l'appartamento è a lei ceduto gratuitamente mediante un contratto di coodato d'uso, debitamente registrato, nei modi e nelle forme di legge, presso la competente Agenzia delle Entrate di Prato.
…la devo smettere: sto diventando ossessivo.. ..c'è quella frase che mi martella in testa: "Bisogna seguire i piccioli".. …e poi ci sono quelle domande: "Chi paga a chi?.. ..Da dove vengono quei soldi? Dove vanno?...".
Anche il Prof. Centauro le deve smettere: BASTA LIBRI! BASTA PARLARE DI STORIA E DI FUTURO!...
…BASTA PRATO!... …BASTA PRATO, STORIA E PUTTANE!...
 
 
da:
Le Antiche Mura di Prato: un futuro per la città. A cura di Giuseppe Alberto Centauro. Lalli Editore. 2003
 

martedì 23 giugno 2015

PARTE 2: Perché l’abrogazione della Legge Merlin non è la soluzione (BUFALE FISCALI E NON SOLO)” di Francesco Fedi

 PARTE SECONDA.

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"Prostituzione: Perché l'abrogazione della Legge Merlin non è la soluzione-( BUFALE FISCALI E NON SOLO)" di Francesco Fedi
 
Dunque, dopo aver introdotto alcune passaggi della Legge Merlin e di fatti e circostanze a questa legati, (Leggi la Parte 1 del presente articolo) veniamo ad alcune considerazioni sul piano fiscale.
Lo facciamo tenendo presente che una delle argomentazioni che sembrano essere più convincenti della "tesi-abolizionista" di questa norma, vi è indubbiamente la chimera del recupero di chissà quale gettito fiscale.
Ovviamente questo non è affatto così, oppure è vero solo in parte, oppure ancora e forse ancora di più la questione del recupero del sommerso è completamente slegata dal fatto che la Legge Merlin si o meno presente nel panorama normativo italiano. Vediamo perché.
Innanzitutto dobbiamo ricordare come non sia affatto vero che una prostituta non possa pagare le tasse. Di altrettanto vero è che molti non sanno che non si configura come reato di "favoreggiamento", ossia uno di quei reati proprio introdotti nell'ordinamento dalla Legge Merlin, il fatto di affittare a una o più prostitute un appartamento, dove queste svolgano la loro professione.
A dirlo è niente-popo-di-meno che la Suprema Corte, anche conosciuta come Corte di Cassazione, ossia il massimo organo giuridico dello Stato Italiano che, nelle controversie e nei processi, interviene esprimendosi nel terzo, e definitivo, livello di giudizio. Si esprime dunque sulla legittimità, in ultima istanza, circa le sentenze emesse dalla magistratura ordinaria, garantendo esatta osservanza ed uniforme interpretazione delle norme di diritto.
Questo è avvenuto il giorno 1º ottobre 2010, quando con sentenza n. 20528, è stato stabilito che la prostituzione tra adulti, trattandosi di un'attività "lecita", è obbligatoriamente soggetta a tassazione. Vale a dire anche che da tale data  si tratta di un'attività tassabile al pari di ogni altra
Per giunta la suddetta impostazione è stata poi anche riconfermata anche qualche mese più tardi con il pronunciamento n. 10578 del 13 maggio 2011, occasione in cui è stato ribadito che  «l'articolo 36 comma 34 bis della Legge 248/2006, facente capo alla Legge 537/1993 articolo 14 comma 4 ed all'articolo 6 comma 1 del D.P.R. 917/1986 T.U.I.R., ha implicitamente modificato la Legge 75/1958 agli articoli 7 e 3 comma primo numero 8, derogando i rispettivi dettami ai fini fiscali».
In altre parole, già da alcuni anni i giudici hanno "modificato" già alcune parti della Legge Merlin, con particolare riferimento alla punibilità della concessione in locazione di residenze o locali ove all'interno si eserciti la prostituzione.
Insomma, non ce ne siamo accorti, ma in un certo qual senso le "case chiuse" potrebbero già essere di fatto riattivate, senza andare incontro ad alcun problema con la legge.
Addirittura le sentenze citate intervengono riabilitando anche "…chiunque, essendo proprietario, gerente o preposto a un albergo, casa mobiliata, pensione, spaccio di bevande, circolo, locale da ballo, o luogo di spettacolo, o loro annessi e dipendenze o qualunque locale aperto al pubblico od utilizzato dal pubblico, vi tollera abitualmente la presenza di una o più persone che, all'interno del locale stesso, si danno alla prostituzione… »
Dunque viene da chiedersi quale sia l'anello mancante. Ebbene l'anello mancante non c'è proprio, visto che ogni donna che decida arbitrariamente di prostituirsi può benissimo recarsi in un qualsiasi sportello dell'Agenzia delle Entrate, richiedere un numero di partita I.V.A.  ed dare avvio alla propria attività, con tanto di emissione di fattura a fronte del pagamento della prestazione.
Come ogni altro libero professionista, specificato che per questa non ci sarà alcun albo professionale cui doversi iscrivere, potrà consegnare al proprio commercialista il propri documenti fiscali, presentare una dichiarazione dei redditi nei termini previsti, attivarsi periodicamente con i versamenti I.V.A. e quant'altro.
A onor del vero, è giusto riportare che per consentire tutto questo, altro non si dovrà fare che associare quel numero di partita I.V.A. ad un tipo di attività similare, stante che ad oggi non si ha notizia che il Ministero delle Finanze abbia sdoganato questo particolare tipo di attività. Ciò però non è un gran problema visto che esistono da lungo tempo professioni nel campo dell'intrattenimento, pubbliche relazioni e quant'altro. E' un po' rattoppo ma (da ingegnere) dico che funzione e quindi va bene.
Insomma, chi vuole prostituirsi e pagare le tasse, non solo può farlo ma deve e non è causa di alcun rischio per chi gli affitti un immobile dove esercitare la professione o per quell'albergo, residence o ancora altro ove questi stabilisca il proprio domicilio.
Quindi questo significa che la Legge Merlin è già di fatto abrogata? La risposta è: assolutamente NO! Infatti quello che non è possibile è possedere una licenza per un esercizio commerciale dove si offrano prestazioni sessuali a pagamento.
Quello che infatti il nostro ordinamento continua a ripudiare è che un soggetto forte, economicamente e non solo, possa approfittarsi di un soggetto debole, nel qual caso la prostituta, lucrando sulla dignità e sulla salute di quella persona. Ricordiamoci qui come le argomentazioni della Sen. Merlin, che abbiamo riportato nella prima parte di questo articolo, si fondassero proprio su questi dettati costituzionali e su altri fonti di diritto di caratura internazionale, fatte proprie dall'allora neonata Repubblica Italiana.
Di conseguenza viene da chiedersi quali effetti giuridici si produrrebbero di fronte ad un tranciamento di netto di quella norma che, sparendo d'un solo colpo dal nostro ordinamento, ci condurrebbe, immagino, di fronte al ripristino dello status ex-ante se non forse al vuoto normativo Queste però sono considerazioni verso le quali riconosco di non avere adeguate competenze e per le quali sarebbe interessante ascoltare l'opinione di qualche insigne giurista.
Di sicuro, tra le varie cose, è da sciocchi pensare che dal giorno successivo si potrebbero "riaprire le case chiuse", visto che nessuno sarebbe in possesso di una licenza d'esercizio e che, a meno di una totale liberalizzazione di quell'attività, questa, a titolo generale e proprio come tipo di atto amministrativo, richiederebbe di essere completamente riesumata (…come si chiede, chi la concede, quali sono i requisiti richiesti al locale?.... ..e andiamo avanti così…).
Questo almeno, come sembra, se si voglia che all'interno di queste strutture siano garantiti dei requisiti minimi d'igiene e sia salvaguardata la salute tanto dei clienti, quanto dei lavoratori/lavoratrici…
Non dimentichiamo infatti che in quasi 60 anni, il panorama normativo italiano si è un bel po' ingrassato e che aprire un'attività, per giunta ad alto rischio sanitario, comporta il doversi confrontare con tutta una serie di normative infinite, tra le quali, non ultima, con tutto quanto attenga la tutela della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro.
  
 

lunedì 22 giugno 2015

“Prostituzione: Perché l’abrogazione della Legge Merlin non è la soluzione (PARTE 1)” di Francesco Fedi

 di Francesco Fedi, Prato.


"Prostituzione: Perché l'abrogazione della Legge Merlin non è la soluzione-(PARTE 1)" di Francesco Fedi
 
Da lungo tempo assistiamo al tormentone del "Bisogna Riaprire le Case Chiuse". Un tormentone che, nell'intento di ottenere facili consensi, calcando l'ignoranza collettiva sull'argomento, di recente ha preso sempre più corpo e sostanza da quando il partito della LEGA NORD, ha pensato di avanza una propodta di referendum abrogativo della Legge Merlin con la quale, quasi sessanta anni fa, nel 1958 venne abolita la possibilità di gestire luoghi dedicati all'esercizio della prostituzione.
 

Per questo è frequente ascoltare la filastrocca, divenuta ormai di dominio pubblico, per cui la soluzione al degrado generato dall'adescamento in strada che da allora si è generato ad opere delle prostitute, sarebbe appunto quella di abrogare, d'emblée -, questa vecchia legge, ricostituendo così la stato di diritto previgente.

 
Al contempo, chi propone questa bislacca soluzione, paventa anche l'ipotesi di chissà quale attività di recupero di gettito fiscale, perché così facendo le prostitute "..comincerebbero a pagare le tasse…".
 
E' di tutta evidenza come simili posizioni che mi viene da definire "ruspiste", ossia del tipo "si passa, si fa pulito e risolto il problema..", non siano certo frutto di un sensato ed approfondito studio della storia e dei contesti sia passato, che attuale, dell'argomento in discussione.
 
Per questo, ho pensato di portare alcune argomentazioni con l'intento di usa sì la RUSPA e tentare di fare  PIAZZA PULITA  del mare di ignoranza e bassa cultura, che rende terreno fertile a certe posizioni inequivocabilmente populiste.
 
Per fare questo ho pensato di suddividere il mio lavoro in più parti, per evitare l'eccessivo dilungamento che la soluzione del tutto in un singolo articolo, visto l'argomento così serio e complesso, obbligatoriamente provocherebbe.
 
Ovviamente, come prima cosa, occorre ripartire dalla storia,  ricordando innanzitutto che questa "Legge Merlin", deve il suo  nome, come sempre accade della parlamentare prima firmataria del provvedimento, ovvero la senatrice del Partito Socialista Italiano, Lina Merlin. Dunque come pria cosa è bene sgombrare il campo da tutto quel sottobosco di ragionamenti per cui il mandatari di questo si il Papa, il Vaticano o chissà quale altra congrega: questo provvedimento è il principale frutto di una parlamentare socialista, che agiva ispirandosi l'esempio dell'attivista francese ed ex prostituta Marthe Richard, sotto la cui spinta, già da più di dieci anni di quanto avverrà poi in Italia,  era avvenuta la chiusura delle case di tolleranza in Francia (1946)
Altra fonte ispiratrice della Sen. Merlin fu  la Convenzione per la repressione della tratta degli esseri umani e dello sfruttamento della prostituzione, adottata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite con risoluzione 317 (IV) del 2 dicembre 1949, entrata in vigore il 25 luglio 1951. Su sollecitazione di un gruppo di donne dell'Alleanza femminile internazionale in visita al Parlamento italiano, prese poi impulso una prima versione del disegno di legge in materia nell 1948, quando in Italia vi erano (pare) un qualcosa come più di settecento di queste case in attività, con circa tremila donne registrate.
Tutte donne che, solo per dire, venivano periodicamente sottoposte a controllo sanitario, ma che in realtà si ha notizia di come questi controlli fossero sporadici e non slegati ad episodi di corruzione, o altro tipo di sotterfugio da parte dei tenutari delle case, i quali, in caso di che un esito negativo di questi, sarebbero andati in contro al ritiro della licenza per la gestione dell'attività.
Altro incentivo fu l'adesione dell'Italia all'ONU e alla Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo del 1948, nella quale, tra l'altro, vi era contenuto l'obbligo per gli Stati firmatari di adoperarsi nella  ".. repressione della tratta degli esseri umani e lo sfruttamento della prostituzione" . Anche per questo motivo, nello steso anno, l'allora Ministro degli Interni, Mario Scelba, interruppe il rilascio licenze di polizia per l'apertura di nuove.
Ma il 1948 è soprattutto l'anno di entrata in vigore della nostra Costituzione, con la quale si sancivano principi di uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge (art. 3), della salute come fondamentale diritto dell'individuo (art.32) e il principio per cui un'attività economica non potesse essere svolta in modo da arrecare danno alla dignità umana (art. 41). Tutte argomentazioni che la Sen. Merlin portò come basi fondanti del provvedimento nel dibattito parlamentare (e non solo).
Di tale dibattito è interessante menzionare anche l'apporto dato dall'On. Gaetano Pieraccini, toscano nativo di Poggibonsi, e che di professione faceva il medico e che si era professionalmente dedicato al campo della Medicina sociale, divenendo anche autore di un'importante opera su "La difesa della società dalle malattie trasmissibili".
 
Altro aspetto interessante, è che Pieraccini era un collega di partito della Sen. Merlin, e che, agendo in dissenso, sostenne che al di là dell'abolizione delle case di tolleranza, che condivideva, fosse comunque necessario che la prostituzione restasse un'attività regolamentata.
MA Pieraccini fu soltanto uno dei oppositori, anche interni, della stessa senatrice e finì che occorsero ben nove anni perché la proposta di legge completasse il proprio iter legislativo, che poté arrivare a  compimento grazie al favore di socialisti, comunisti, repubblicani, alcuni esponenti socialdemocratici e i democristiani, mentre contrari furono liberali,radicali, missini, monarchici, la maggioranza dei socialdemocratici (inizialmente riuniti nel gruppo Unità Socialista) e vari dissidenti di partiti favorevoli (socialisti, molti dei quali lasciarono il PSI per aderire al PSDI, alcuni repubblicani, qualche comunista dissidente).
Quanto al contenuto, la legge, oltre a prevedere la chiusura delle case di tolleranza e l'abolizione della regolamentazione della prostituzione, introdusse anche una serie di reati intesi a contrastare lo sfruttamento della prostituzione altrui.
Questa importante vittoria politica della Sen.Merlin, avvenne però a caro prezzo della medesima, la quale di trovò di fronte la lobby  dei tenutari di case di tolleranza, riuniti in un'associazione di categoria denominata APCA (Associazione Proprietari Case Autorizzate), con il risultato di trovarsi infine costretta ad una vita di semi-clandestinità, dovuta a reiterate intimidazioni e minacce di morte.
Quanto all'ipotesi di ritocchi al corpus normativo inerente la materia, il dibattito politico si riaccende negli anni '80, quando si ripresentano i sentori che la Legge Merlin, non sia già più al passo con i tempi. A suffragio di questa tesi, vi sono constatazioni per cui l'inesistenza di un  reato per la vendita del proprio corpo, ma solo per lo sfruttamento del corpo altrui, abbia di fatto liberalizzato la mercificazione corporale nelle strade, oltre che in case, dove si opera in totale clandestinità.
Gli anni '90, sono poi quelli dove si manifesta il fenomeno della prostituzione legata all'immigrazione clandestina, motivo per cui, a distanza di 30 anni dall'abrogazione della Legge Merlin, in Italia le prostitute si procacciano la clientela in strada e sono principalmente di nazionalità straniera.
Tutto questo in un quadro per cui il traffico di donne, giovani ragazze, anche minorenni, è divenuto fonte di  i lauti guadagni per i loro sfruttatori, legati alle mafie italiane e dei loro Paesi d'origine.
 
Dunque, richiamate e chiarite certe dinamiche, possiamo affrontare le argomentazioni del perchè l'abrogazione della Legge Merlin non è la soluzione delle problematiche alla prostituzione in Italia.

giovedì 18 giugno 2015

PRATO: “Mafia Cinese/Prostituzione – “Bisogna seguire i piccioli”… ..la lezione di Giovanni Falcone” di Francesco Fedi

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"Mafia Cinese/Prostituzione – "Bisogna seguire i piccioli", la lezione di Giovanni Falcone" di Francesco Fedi
 
Dalle pagine di questo blog, più e più volte abbiamo parlato di Mafia Cinese, di sfruttamento delal prostituzione e di corruzione. Lo abbiamo fatto così tanto da rendere queste pagine un luogo di sfogo della nostra ossessione per cui il "CASO-PRATO" non si spiega senza le due variabili fondamentali di MAFIA e CORRUZIONE.
 
Abbiamo anche detto che la chiave per dare soluzione al "CASO-PRATO", ammesso che davvero esista una politica intenzionata a farlo, sta nel trattare questo come un caso di mafia, arrivando ad imputazioni di reati di associazione a delinquere di stampo mafioso.
 
Nel fare questo abbiamo scomodato dei giganti della storia italiana, come il Giudice  antimafia Giovanni Falcone e la sua lezione del "Bisogna seguire i piccioli" , ossia per capire la struttura e le ramificazioni di un'organizzazione, bisogna idealmente "sedersi" sulle banconote e seguire i flussi… …Da dove partono? Dove arrivano? Per quali mani passano?...
 
Ls prima volta che ho fatto riferimento a ciò è stato poco più di un anno fa, quando su di un altro blog, parlavo del caso della prostituzione che avviene nelle zone di Piazza Mercatale e Via Sant'Antonio, quando mettevo in evidenza la particolarità di un'attività che viene svolta alla luce del sole, in pieno giorno ed all'interno del centro storico della città , anziché, nelle ore notturne, magari su strade interessante da intenso traffico, in prossimità di zone produttive o comunque semi deserte ma anche per essere comparsa quasi all'improvviso e di essere organizzata con una base logistica, ben ideata.

Evidenziavo allora i contorni singolari,  di come questa si fosse sviluppata in tempi ristretti, ma con la sensazione che rispondesse a un piano ben preciso: chi conosce quella realtà arriva velocemente a sostenere  l'illogicità di pensare che queste donne siano arrivate lì per caso alla rinfusa.
 
Ciò essendo al contempo noto e visibile come tutta l'attività si consumarsi all'interno dei piccoli locali, degli appartamenti dei palazzi che si affacciano sulla Via Sant'Antonio, dove con estrema facilità sarebbe possibile compiere delle indagini, risalendo all'identità di  proprietari di questi appartamenti, come pure a quella degli affittuari, prestanome ecc..…
 
Indubbiamente scopriremmo storie di affitti a nero, o di affitti con tanto di contratto regolarmente registrato, dove tizio, affittuario, paga ogni mese a caio, un canone di locazione. Duqnue potremmo monitorare i conti correnti intestati sia a tizio che a caio. Oppure pedinarli entrambi, mettere sotto controllo i loro telefoni… ..Capire quale possa essere la provenienza di quei  soldi, "i piccioli" per dirla alla Falcone, con cui ogni mese tizio paga a caio, scoprendo magari che dietro tizio c'è pure Sempronio, oppure che, tra i due, di mezzo c'è anche Mevio, collegato con Filano e poi Calpurnio…
 
Arriveremmo a uno scacchiere. Un gran bel diagramma…
 
Ma veniamo ai fatti delle ultime 24 ore: un ricercato per sfruttamento della prostituzione giudiziaria e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, per reati commessi nel 2010 e nel 2011 nel Nord Italia faceva il contadino a Prato.  Scovato a lavorare nei famosi "Orti cinesi" gli è stato notificato l'obbligo di dimora emesso dall'autorità… Si tratta forse di un convertito alla bellezza di una vita vissuta nella semplicità? Uno che ha avuto una crisi di coscienza e si è riconvertito?... …Oppure questi signore è solo un "nome"? Una pedina? Uno che viene spostato in giro per l'Italia,a seconda delle necessità?... Ma soprattutto, sulla base del nostro precedente ragionamento, di chi è quel terreno dove  è stato sorpreso a lavorare? Lavorava per conto di un affittuario? Questi hanno dei conti intestati? Veicoli? Beni immobili? Carte telefoniche? Il proprietario del terreno è un pratese? Che movimenti si registrano sul suo conto corrente?
 
Abbandoniamo la campagna e rientriamo in città: sempre ieri, agenti della polizia municipale hanno perquisito,due centri massaggi gestiti da cinesi e tre abitazioni private, nel quadro di un'inchiesta che ha così portato alla denuncia di cinque, la chiusura di un centro massaggi con farmaci e droghe sequestrate. Il tutto poi non così diversamente da come  nell'ambito della medesima indagine, alcuni mesi fa era già stato sequestrato un immobile in zona Soccorso (via Roma), dove si svolgevano le stesse attività illecite.
Questa volta le perquisizioni sono scattate nel grande centro di via Paronese, in un fondo di in via da Filicaia, in angolo con Via Bruno Zucca, più un paio di appartamenti in una palazzina di via Frà Bartolomeo.
Proprio qui, sequestrati proprio i famosi "piccioli", denaro contante proveniente dall'attività illecita, farmaci utili a propiziare l'attività sessuale e 26 grammi di droghe leggere.
 
Dunque chiusa l'attività del centro di in via Paronese e comminate sanzioni amministrative per 24mila euro. Questi però sono dettagli perché la questione è sempre quella del "bisogna seguire i piccioli" e se è vero che l'inchiesta è stata avviata dal monitoraggio di  annunci e volantini che pubblicizzavano in modo inequivocabile i particolari massaggi, allora verrebbe da indagare su chi e dove è stato stampato quel materiale pubblicitario… Anche questo, magari tipografo italiano, è stato pagato in nero? Chi gli ha commissionato il lavoro?...
 
E quegli immobili? Di chi erano? Chi li aveva affittati? Chi sono i vari Tizio, Caio, Sempronio e poi Mevio, Filano e pure Calpurnio, del caso? Hanno di conti? Carte telefoniche? Veicoli o immobili intestati? Da chi li hanno acquistati?....
 
Bisogna arrivare alla rete… ..ricomporre lo scacchiere… e per farlo dobbiamo solo seguire la lezione di Giovanni Falcone: "Bisogna seguire i piccioli…"..
 
 

giovedì 7 maggio 2015

Prato, una vetrina per le puttane… …ed una cassaforte per la mafia. di Francesco Fedi

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"Prato, una vetrina per puttane… …ed una cassaforte per la mafia" di Francesco Fedi
 
Prato, un residente spiega ""Il centro…" [massaggi] "…è aperto da gennaio è un continuo andare e venire, sempre di uomini. Non ci vuole molto a capire che tipo di servizi siano fatti. Non solo, spesso capita di vedere queste ragazze in baby doll che sostano davanti alle vetrate". A Prato, in Viale delle Repubblica, una delle maggiori arterie di traffico, all'interno di una zona dove si insediano studi di notai, avvocati, commercialisti ed aziende del settore terziario di ogni genere e tipo, da alcuni mesi vi era anche un bordello. Al piano terra di un distinto condominio prevalentemente residenziale, giovani ragazze di nazionalità cinese, rigorosamente prive di  un regolare contratto, mostravano la propria "mercanzia" ai passanti attraverso grandi vetrine…
 
Tutto questo, fino ad oggi,  accadeva a Prato, in pieno giorno, a poche centinaia di metri da una caserma della Guardia di Finanza e non tanto più lontano dalla Caserma dei Carabinieri, dal Tribunale di Prato e dalla Questura.
 
Ben presto i residenti, come il dirimpettaio Preside, Prof. Alessandro Giorni, delle Scuole Medie "Pier Cironi", (…ancora più vicino delle dette Caserme, ci sono infatti delle scuole medie inferiori, oltre che l'Istituto Tecnico Superiore "Tullio Buzzi" ha sentito la necessità di sollecitare l'intervento delle istituzioni, con tanto che nel frattempo alcune foto inequivocabili erano state fatte pervenire ai media locali.
 
Questa volta non avere la benzina per far girare le auto di servizio (…inflazionata immagine usata dai nostri politici in tema di taglio di fondi alle forze dell'ordine…), non sarebbe stato un problema: il luogo dove si consumavano certi reati era così vicino che si sarebbe potuti intervenire anche a piedi…
 
 Dunque l'irruzione all'interno dell'improvvisato  Red Light District, in stile  Amsterdam, è avvenuto nella tarda mattinata, dove un nutrito gruppo di agenti della polizia municipale, che hanno condotto le tre ragazze, per poi applicare i sigilli al locale.
 
LA titolare del "Centro Massaggi" è risultata essere una cittadina cinese di 35 anni, la quale è stata trattenuta per accertamenti.
 
Assieme alla Polizia Municipale, sono intervenuti i i carabinieri del Nas di Firenze ed il personale dell'Ispettorato del lavoro.
 
Oltre al sequestro, sono state a queste comminate multe per multe per un complessivo di oltre 20mila euro: inesistenti le autorizzazioni a svolgere l'attività di estetica, mentre più difficile da accertare l'attività di sfruttamento della prostituzione, motivo per cui il sequestro è esteso anche ad un appartamento al primo piano dello stabile, collegato mediante una scala dall'interno del negozio (…in pieno stile: "Uscio e bottega"…).
 
Diciamoci da subito che una multa così salata non sarà certo un problema per l'organizzazione che gestiva questa attività e che probabilmente potrà presto riaprire in qualche altro dei tanti fondi sfitti della nostra Prato.
 
Questa volta è andata fin troppo male, visto che l'attività è stata interrotta solo dopo pochi mesi, nonostante che forse, per l'investimento iniziale e per il costo prossimo a zero della materia prima, forse l'attività "ufficialmente" gestita dalla trentacinquenne cinese, era già in attivo. Tanto per usare dei termini tecnici, diciamo che i costi fissi erano forse già ammortizzati ed il break-even-point, (momento da cui un'attività comincia ad essere redditizia)  superato da un pezzo.
 
Per questo si può azzardare molto, ovvero confidando in una sostanziale inesistenza dello Stato, di controlli efficaci e capillari sul territorio, si può arrivare a pensare di poter ostentare cosce e culi, per mesi, attraverso un vetro, perché se non fosse stato per il solito preside bacchettone o per il solito condominio di stitici gelosi (*) –gente che va a cacare un volta a settimana e vive con il "mal di corpo" fisso…-
La sensazione è che se nessuna foto fosse arrivata ai giornali o fosse stata fatta girovagare in rete, oggi questo sequestro non ci sarebbe proprio stato.
 
Eppure, girando per la città, anche in zone prossime al centro storico, come Via Filicaia, Via Cavour o Via Fabio Filzi, anche nelle ore più sperdute della notte ci si imbatte in un vero e proprio pullulare di centri estetici, sempre aperti. Tutte attività che non fanno certo mistero di essere in piena operatività,negli orari più insoliti, e che, attraverso vetrine in tal caso furbescamente oscurate, espongono vistose insegne luminose, recanti la scritta "APERTO".
 
Giusto ieri abbiamo salutato l'arrivo a Prato nel nuovo Procuratore, Dott. Giuseppe Nicolosi, chiedendoci sia con lui finalmente arrivato il momento in cui il CASO-PRATO, potrà finalmente essere affrontato come un caso di mafia. Un caso di mafia cinese.
 
Questo pullulare di centri benessere, che tanto sembrano andare ben oltre l'attività dichiarata, o la comparsa di alcuni anni di passeggiatrici in .P.zza Mercatale e Via Sant'Antonio, lascia intravedere l'esistenza a monte di un'"intellighenzia", che non può che essere di chiaro profilo mafioso…
 
Una mafia astuta che vede in questo un odo per diversificare ulteriormente le proprie attività più tradizionali, che vanno dal traffico di esseri umani, al racket, al gioco d'azzardo…
 
Nei giorni scorsi abbiamo letto come il Nuovo Procuratore Nicolosi, andasse cauto sull'argomento, affermando di voler prima conoscere bene la realtà di Prato, ma il fatto è che ci sono già un numero importante d'inchieste, operate da varie procure in Italia, che parlano candidamente della cosa.
 
"in Italia non c'è un'unica organizzazione criminale cinese. Ci sono gruppi dislocati sul territorio nazionale. Ogni gruppo ha un capo. I capi tra di loro si conoscono, perché sono amici per cui capita anche che si incontrino fra di loro o perché si è creato un contrasto tra i singoli gruppi e occorre, quindi, trovare una soluzione o perché si deve realizzare una qualche azione illecita che un singolo gruppo da solo non è in grado di sostenere, per cui chiede supporto ad altri […] Quando i capi si incontrano tra di loro, nessuno degli affiliati può partecipare alla riunione. Dico questo perché spesso è capitato che ero in compagnia di W. [il capo del suo gruppo] quando questi si doveva incontrare con altri capi, per cui mi sono dovuto allontanare e loro si sono appartati"  Le affermazioni sopra riportate sono di un testimone di giustizia cinese, depositate in un processo tenutosi a Napoli nel 2006.
 
Quanto allo sfruttamento della prostituzione, sembra che esistano diverse fenomenologie prostituzionali, distinte per costo delle tariffe e clientela di riferimento, con clienti che vanno dagli strati sociali benestanti interni alle comunità (uomini d'affari venuti in Italia per stabilire contratti commerciali con i connazionali), con veri e propri luoghi adibiti alla prostituzione e giovani donne particolarmente avvenenti le cui tariffe possono essere molto alte. Poi c'è la prostituzione, rivolta alla clientela cinese, svolta in appartamenti ubicati all'interno di zone abitate da connazionali e tariffe dell'ordine di poche decine di euro. Mercato a parte è quello dell'adescamento della clientela italiana, che avviene all'interno di finti centri benessere, dalle cui vetrine, si propaganda appunto l'esecuzione di speciali massaggi.
 
La gestione avviene mediante una appuntamenti telefonici con i clienti, con donne che  talvolta sono coadiuvate da figure maschili addette al controllo (Trib. Rovigo 2007); E' già accaduto che  operazioni di polizia portassero alla scoperta a Piacenza, Cremona, Torino e Prato di una organizzazione di sfruttatori cinesi operanti nel Centro-Nord, che nel tempo erano riusciti a sviluppare una vera e propria " rete dei luoghi della prostituzione", costituita da appartamenti e sale messaggio presenti in diverse città e collegati fra loro.
 
Operazioni eseguite anche  da Gruppi Interforze, hanno portato all'emersione di una collaborazione tra cittadini cinesi ed italiani, dove quest'ultimi, si adoperavano nel fornire supporto logistico, individuare alloggi maggiormente idonei e prendere contatti con i proprietari nel ruolo di prestanome per la stipulazione dei contratti d'affitto (2005).
 
Il fenomeno di quest'ultimi anni, della quale la nostra città ha il suo esempio più evidente nella frequentazione di luoghi centrali come Piazza Mercatale/Via Sant'Antonio, ovvero quello dell'adescamento in strada ed esercitato ad ogni ora del giorno, è un evoluzione dell'esercizio dell'attività al chiuso, visto che come ben sappiamo, comunque così si conclude (ovvero il cliente, avvicinato in strada, viene inviato a ricevere la prestazione in un vicino luogo al chiuso…).
 
Il reclutamento delle donne indirizzate al mercato della prostituzione è un segmento del più ampio fenomeno
dell'immigrazione illegale (Carchedi 2008): prevalentemente le donne sono introdotte in Italia illegalmente, talvolta spacciate per cittadine giapponesi, per poi essere segregate negli appartamenti adibiti a luogo di prostituzione (Trib. Trieste 2006), il tutto grazie a un'organizzazione criminale che anticipa i costi del viaggio, (Mazzesi 2006).
 
Dunque ci sono di mezzo anche italiani, che figurano come affittuari, mentre solo più raramente oppure sono le donne cinesi a stipulare  i contratti, ma questa modalità è più appannaggio di gruppi minoritari che gestiscono singole case di prostituzione, senza alle spalle basi logistiche ed organizzazioni consolidate.
 
La "rete" serve anche a garantire un buona mobilità delle donne dedite alla prostituzione,  trattenute solo per poche settimane in un determinato per poi spostarsi altrove (Dia 2008): l'analisi di alcuni procedimenti giudiziari ha portato a riscontare come gli appartenenti alle bande che gestiscono le case di appuntamento, vengono stabilmente impiegati dai gestori per difendersi dagli attacchi di eventuali rapinatori, . Tutto ciò fa ritenere che chi gestisce le case di appuntamento abbia stretti legami con la criminalità organizzata delle mafie locali  (Trib.Napoli 2006a; Trib. Prato 2009a).
 
Tutti questi dati sono desumibili da un dossier predisposto dal CNEL, presentato a Roma nel 2011, e dal titolo "La criminalità organizzata cinese in Italia. Caratteristiche e linee evolutive" e nel quale si dice anche che sempre più spesso i cittadini cinesi partono in aereo da Hong Kong per approdare direttamente turistico negli aeroporti internazionali di Malpensa e Fiumicino, per poi dileguarsi nel nulla.
 
Prato, che ormai conta 50.000 cinesi, pari al 30% dei residenti della cittadina, e oltre 5.000 aziende possedute da imprenditori della Repubblica Popolare, connotandosi come la comunità cinese più grande d'Europa. Ne consegue l'esistenza di rapporti della Direzione Investigativa Antimafia (DIA) e del Servizio Centrale di Investigazione sulla Criminalità Organizzata (SCICO), nel considerare le Triadi la "quinta mafia" italiana.
Pietro Grasso, ex-procuratore nazionale antimafia e oggi Presidente del Santo della Repubblica, ha in passato dichiarato che «La criminalità organizzata cinese da tempo è presente sul nostro territorio nazionale e si occupa di diversi ambiti: traffico di esseri umani, contraffazione, prostituzione, gioco d'azzardo, estorsioni e droga.». 
Tuttavia, in questo melting pot di semplici irregolarità amministrative, illegalità e malavita, vediamo una politica locale molto più impegnata a riproporre una strampalata riedizione del mito del "buon selvaggio"  (attraverso la solfa de "I CINESI SONO UNA RISORSA") e a propinare un'immagine, la propria, di istituzioni seriamente impegnate in azioni di contrasto, che non a mostrare una volontà ferma e decisa nel contrastare certi fenomeni.
 
Il problema è che è chiaro che anche certi poteri, anche mafiosi, sono un qualcosa che per qualcuno è sempre meglio non disturbare troppo…
 
Per questo, l'abbiamo fatto ieri e lo ripetiamo oggi, torniamo a fare gli auguri al Dott. Nicolosi, nuovo procuratore di Prato.
 
 
(*) L'autore, dall'alto della sua sconfinata cultura, intende fare diretto riferimento ad un'espressione tratta  brano del contemporaneo Benigni R., denominata "Inno del Corpo Scilto", fonte d'ispirazione per molte generazioni di giovani pratesi, spesso celebrata con lunghe intonazioni nei pomeriggi di privareva in Vallupaia o nel Parco di Galceti, accompagnati da chitarre acustiche con corda rotta o semplicemente scordate.