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sabato 29 agosto 2020

LA VERITA' SUI VACCINI - Francesco Speroni intervista la Dott.ssa Federica Billi, biologa molecolare.

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La verità sui vaccini

Intervista alla dottoressa Federica Billi, biologa molecolare

di Francesco Speroni 

La dottoressa Billi è nata a Pisa nel 1970, ha conseguito il diploma scientifico presso il Liceo "U. Dini" e, nell'anno accademico 1996/1997 ha conseguito la laurea in Scienze Biologiche con indirizzo Biomolecolare presso l’università di Pisa. 
Ha svolto ricerca sulle proteine da shock termico presso il Dipartimento di Fisiologia e Biochimica dell’Università di Pisa. 
Master di secondo livello presso la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa nel 2003. 
Nel 2006 ha conseguito l’abilitazione all’insegnamento nella scuola secondaria superiore per Scienze naturali, chimiche e biologiche e quella per il sostegno l’anno successivo. 
Docente di ruolo dal 2014, dopo anni di precariato, insegna da due anni presso l’Istituto di Istruzione Superiore “E. Santoni” di Pisa.

Cos'è un vaccino?

"Un vaccino è una preparazione artificiale costituita da agenti patogeni – e parti di essi – opportunamente trattati, somministrata con lo scopo di fornire un'immunità acquisita”. Questo dice Wikipedia e sono sicuramente parole di difficile comprensione.
Per spiegare in modo semplice cos’è un vaccino occorre prima spiegare come funziona il nostro sistema immunitario. Il sistema immunitario può essere paragonato alla Polizia o all’Esercito, si occupa cioè di riconoscere ed eliminare tutte le minacce che trova all’interno del nostro corpo. Queste minacce sono rappresentate da virus e batteri che entrano nel nostro organismo e lo attaccano, questo attacco è ciò che provoca le malattie. E proprio come la Polizia ha un casellario in cui sono archiviati tutti i criminali di cui è a conoscenza, anche il sistema immunitario ha un suo schedario. In questo modo, appena una “faccia nota” entra nel nostro corpo la riconosce e la elimina.
Per poter fare ciò però, occorre che quella “faccia” sia presente. È esattamente ciò che accade con i criminali, se si conosce il volto del criminale è più facile trovarlo e catturarlo. Per poter conoscere quella faccia, occorre quindi che il nostro corpo sia già entrato in contatto con quel criminale almeno una volta. Ecco perché una volta prese molte malattie virali e batteriche, poi non si prendono più. La verità è che i virus e i batteri entrano più volte nel nostro corpo ma vengono riconosciuti subito ed eliminati senza che possano sviluppare l’infezione e conseguentemente la malattia.
L’idea alla base dei vaccini è proprio questa, se faccio entrare nel corpo un batterio o un virus che ha la “faccia” uguale ad un batterio o un virus patogeno (cioè che causa una malattia), ma non è in grado di far ammalare le persone, il loro sistema immunitario può memorizzare la “faccia” senza dover combattere la malattia.
I primi vaccini realizzati si basavano appunto su questo principio: si isolava il virus o il batterio responsabile di una malattia, lo si inattivava o attenuava (cioè lo si rendeva incapace di far sviluppare la malattia) e lo si iniettava nel paziente. In questo modo la persona avrebbe potuto “caricare nella propria banca dati la faccia di quel virus o batterio” senza dover combattere la malattia. Questa “faccia” si chiama antigene e determina la creazione degli anticorpi.
La scienza però è andata avanti dalla fine del 1700 quando fu creato il primo vaccino; al momento esistono molte tipologie di vaccini la cui classificazione è legata al modo in cui sono ottenuti, ma il principio alla base è sempre lo stesso: creare una risposta immunitaria nell’individuo in modo che sviluppi gli anticorpi senza sviluppare però la malattia.


Sin dalla scoperta della vaccinazione, avvenuta nel 1796 grazie al medico britannico Edward Jenner, sono esistiti movimenti d'opinione contrari ai vaccini i quali erano animati da motivazioni che potevano essere ideologiche o religiose. Ancora oggi il movimento "No Vax" sembra in piena attività. Dottoressa Billi, i vaccini sono dunque pericolosi?

La verità è che non esiste niente di non pericoloso, anche una nocciolina può essere fatale se la persona che la mangia è allergica. Consideri che la maggioranza degli incidenti mortali o gravi avviene fra le pareti domestiche mentre si svolgono le normali attività quotidiane. Partendo da questo presupposto, occorre valutare sempre rischi e benefici. Facciamo un esempio: se una persona sta morendo di fame e sete, non avrà problemi a bere l’acqua di una pozzanghera o mangiarsi degli avanzi trovati nei rifiuti; perché il rischio di prendere una malattia è sicuramente meno importante del beneficio dato dal non morire di sete e fame. Lo stesso vale per i vaccini. Molti genitori vaccinano i figli per malattie ritenute pericolose e mortali come la difterite o la poliomielite ma poi non li vaccinano per malattie che ritengono una sciocchezza come varicella e morbillo. Questo è un gravissimo errore di valutazione dovuto alla propria esperienza personale. Infatti tutti questi genitori sono sicuramente stati vaccinati contro la poliomielite e la difterite (il vaccino antipolio in Italia si fa dal 1957 – obbligatorio dal 1966, quello per la difterite dal 1939) ma invece hanno “fatto”, passatemi il termine, il morbillo e la varicella da piccoli (il vaccino per il morbillo c’è dal 1976, quello per la varicella dal 1990) e quindi le vedono come malattie quasi innocue.
Guardiamo invece che cosa dicono i dati: prima dell'introduzione del vaccino per la varicella nel 1995 negli Stati Uniti (rilasciato nel 1988 in Giappone e Corea), negli Stati Uniti c'erano circa quattro milioni di casi all'anno, principalmente bambini, con in genere 10.500-1.313.000 ricoveri ospedalieri e 100-150 morti ogni anno. Sebbene la maggior dei malati fossero bambini, la maggior parte dei decessi (fino all'80%) erano tra gli adulti.
[fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Vaccino_della_varicella]
Per il morbillo invece, tra il 1950 e il 1970, anni in cui il nostro paese non era propriamente a livello del terzo mondo, in Italia sono morti 5.473 bambini (limitatamente alla fascia tra 0 e 4 anni) di morbillo, corrispondenti a 274 bambini all’anno chiusi in piccole bare e sepolti.
[fonte: https://www.istat.it/it/files/2014/01/Mortalita_-sotto_i_5_anni-.pdf]
E non c’erano solo i morti: il morbillo è un virus molto pericoloso che può sviluppare complicanze anche molto gravi quali encefaliti, meningiti e polmoniti, che possono avere effetti anche invalidanti quando non mortali.
Appartenendo alla generazione nata negli anni ‘70, ovviamente ho “fatto” quasi tutte le malattie esantematiche; questo vuol dire che nel mio corpo sono presenti, nascosti in qualche angolino, tutti i virus da cui sono stata contagiata. Perché i virus non vengono mai distrutti del tutto. Un esempio è il “Fuoco di Sant’Antonio”, malattia che può sviluppare chiunque sia stato colpito dal virus della varicella e in cui l’agente scatenante è proprio il virus della varicella che li ha colpiti anni prima, magari in giovane età.


In questo periodo di Covid-19 abbiamo sentito parlare di "immunità di gregge", ci può spiegare esattamente cos'è?

Si tratta di un meccanismo che si instaura all’interno di una comunità per cui se la grande maggioranza degli individui è vaccinata, limita la circolazione di un agente infettivo, andando in questo modo a proteggere anche coloro che non possono sottoporsi a vaccinazione, magari per particolari problemi di salute. È un meccanismo fondamentale per ridurre la circolazione e la trasmissione di malattie infettive contagiose.


Come si raggiunge questa immunità di gregge?

Si costruisce in due modi: o con il vaccino o in modo spontaneo, come accade per esempio nel trattamento dell’influenza. Il concetto di immunità di gregge nasce negli anni '20 del secolo scorso, ma solo negli anni '70 si è riusciti a stimare la soglia minima di popolazione immune che consente di raggiungere tale immunità. Questo calcolo si fa confrontando il numero medio di nuove infezioni causate da ciascun caso in una popolazione completamente suscettibile che è omogena o ben miscelata rispetto al numero totale della popolazione suscettibile.


Ed è possibile raggiungere l’immunità di gregge per il COVID-19 in modo spontaneo?

In questo momento non siamo abbastanza preparati sul COVID-19, perché è un virus che ci è praticamente ignoto e in generale i virus tendono a cambiare a ogni stagione. “Per questo è una pratica sconsigliata e da irresponsabili raggiungerla in modo spontaneo: l’immunità sarà raggiungibile con il vaccino”. [https://www.humanitas.it/news/25772-immunita-gregge-cose]
Credo che ciò che ho detto sia già abbastanza chiaro ma preferisco fare un esempio: ho un amico che non ha potuto vaccinarsi per il morbillo quando era piccolo per problemi di salute. Ha vissuto senza contrarre tale patologia fino a due anni fa, quando a oltre 30 anni si è trovato ricoverato nel reparto di malattie infettive proprio per colpa di questo virus.


Perché?

Semplice, fino a pochi anni fa l’Italia riusciva a garantire l’immunità di gregge per tale malattia e quindi anche chi non aveva contratto il morbillo o chi non aveva potuto vaccinarsi non rischiava di ammalarsi, poi però a causa di teorie no-vax il numero di bambini vaccinati è sceso e l’immunità di gregge non è più stata raggiunta, come conseguenza anche molti adulti si sono ammalati. E che sarà mai si potrebbe pensare; il mio amico, oltre a essere stato ricoverato per un mese in ospedale in isolamento, non ha potuto toccare alcolici e cibi particolarmente complessi per i 6 mesi successivi per non affaticare il fegato nonostante avesse avuto una forma leggera di morbillo.


Vaccinando un bambino, questo può diventare autistico?

No, non è stata trovata alcuna correlazione fra vaccini e autismo; recenti studi indicano che l’autismo ha probabilmente origine genetica. La credenza circa presunti effetti dannosi del vaccino trivalente nascono da un caso di frode scientifica che ha scatenato un ingiustificato allarmismo.
Nel 1998 venne pubblicato sulla rivista medica the Lancet un articolo firmato dal dr. Andrew Wakefield e altri 10 coautori, che portava false prove sulla relazione tra l’autismo e il vaccino trivalente MPR, una forma di immunizzazione contro morbillo, parotite e rosolia. Le conclusioni dell'articolo sono state più volte smentite, tanto da costringere il Lancet a ritirarlo. Il General Medical Council britannico, dopo aver scoperto che lo studio era stato manipolato e che l'autore principale, Andrew Wakefield, era stato pagato da un avvocato impegnato in una causa contro un produttore dei vaccini per scriverlo, lo ha radiato dall’ordine dei medici della Gran Bretagna. Negli anni successivi numerosi studi epidemiologici non hanno trovato alcuna evidenza fra il vaccino MPR e l'autismo.
Per quello che riguarda l’Italia, nell'aprile 2012, il tribunale del lavoro di Rimini causò lo sdegno della comunità medica quando condannò il Ministero della Salute al risarcimento di una coppia con un figlio autistico, ritenendo sussistente un nesso di causalità tra la somministrazione del vaccino trivalente e la malattia, nonostante tale connessione sia stata dimostrata essere scientificamente inesistente. Nel marzo 2015 tale sentenza è stata ribaltata dalla corte d'Appello, che ha ritenuto gli studi di Wakefield, utilizzati per la prima sentenza, scientificamente irrilevanti e smentiti dalla comunità scientifica.
[http://www.quotidianosanita.it/scienza-e-farmaci/articolo.php?articolo_id=26325]
Ci tengo a precisare inoltre che la sentenza era stata emessa dal tribunale del lavoro, a dimostrazione che non esistevano prove di connessione fra vaccini e autismo sufficienti a rivolgersi al tribunale civile o penale.


Perché quindi in molti credono a questa bufala?

Innanzitutto perché la causa dell’autismo non è ancora stata del tutto trovata, ad oggi sappiamo ancora molto poco sulle reali cause che portano all’Autismo.
Una delle teorie più accreditate al momento, vede la sindrome provocata da una mutazione genetica dei geni che codificano per le proteine sinaptiche (quelle responsabili della trasmissione dei segnali fra i neuroni). A livello strutturale la conseguenza è una macrocefalia (accrescimento di alcune regioni del cervello) e una dimensione del cervelletto più ridotta. Quindi “si nasce” autistici e non lo si diventa.
Inoltre i pediatri prescrivono i primi vaccini in un lasso di tempo che va dal primo mese di vita fino al terzo. Questo per avere un soggetto immunizzato adeguatamente prima del primo anno di vita; tuttavia i primi sintomi dell’Autismo iniziano a palesarsi proprio quando, secondo alcuni, è avvenuto il danno da vaccino cioè quando avvengono le prime vaccinazioni. Ma questo è solo un caso di contemporaneità; diagnosticare l’autismo prima del terzo mese di vita di un bambino è assai difficile perché tale sindrome non ha alcuna peculiare manifestazione esteriore.

(  Proteste anti vaccini nel 1919 in Canada ).

E allora tutte le sentenze emesse dai tribunali che hanno riconosciuto a tante famiglie l’insorgere della sindrome dopo la somministrazione del vaccino?

I risultati di due studi scientifici pubblicati negli ultimi anni su una delle riviste mediche più accreditate a livello mondiale, il British Medical Journal, (uno il 5 gennaio 2011, l’altro pubblicato l’11 gennaio 2011) hanno decretato l’infondatezza dell’associazione autismo/vaccini.
Come ho già detto, spesso la diagnosi di autismo è concomitante con il periodo delle prime vaccinazioni e quindi rende plausibile pensare che ci sia una relazione. Questo però non ha alcun senso dal punto di vista scientifico, occorre dimostrare la causa-effetto, altrimenti ciò che si afferma è basato solo su una deduzione errata. Faccio un esempio: un paio di anni fa sono andata a un matrimonio e mi sono rotta una caviglia, potrei dedurre che i matrimoni sono pericolosi perché si rischia di rompersi una gamba. In realtà non c’è alcun nesso tra la mia caviglia rotta e i matrimoni.
Un’altra credenza che si sta affermando è che i vaccini che vengono prodotti usando la tecnica del DNA ricombinante siano in grado di mutare il DNA. La cosa divertente è che i vaccini non sono i primi e soli “farmaci” ad essere prodotti con tale tecnica. Un esempio fra tutti è l’insulina che da molti anni ormai è prodotta proprio attraverso la tecnica del DNA ricombinante – non si usa più quella estratta dai suini – e che ogni paziente diabetico si inietta almeno 4 volte al giorno ogni giorno. Quindi se effettivamente questa tecnica avesse gli effetti che molti no-vax indicano, li subirebbero migliaia di pazienti diabetici prima e in forma maggiore rispetto a chi si vaccina.


Però queste sentenze hanno fatto notizia e, soprattutto, sono diventare uno degli argomenti più sbandierati dalle associazioni "No Vax". Cosa ne pensa? 

Purtroppo molte malattie non hanno ancora una spiegazione scientifica e questo rende il terreno fertile a congetture di vario genere. I giudici sono esperti di leggi, ma di vaccini ne sanno quanto io ne so di pistoni e motori di automobili, quindi il loro giudizio viene emesso in base a valutazioni di esperti e pubblicazioni scientifiche. Però capisce bene che non essendo esperti non hanno la capacità di valutare il peso di una pubblicazione scientifica rispetto a un’altra, se questa ha basi solide o è invece campata in aria. E questo ha portato a sentenze anti-vaccino. Che poi queste sentenze siano state ribaltate dalla corte d’Appello è fondamentale ma sono comunque utilizzate dai ciarlatani e dagli amanti dei complotti per costruire le loro tesi.


Lei lavora o ha lavorato, in modo diretto o indiretto, per qualche casa farmaceutica? 

No, non ho mai lavorato per alcuna casa farmaceutica; il mio lavoro ha riguardato per molti anni lo studio delle proteine da stress termico, argomento che non ha nulla a che vedere con i medicinali e le case farmaceutiche.


Secondo lei, esiste un complotto ordito da una mano invisibile - magari proprio le case farmaceutiche - che vuole rendere obbligatorio un numero elevato di vaccini al solo scopo di lucro, senza curarsi delle conseguenze? 

Mi consenta una riflessione: le case farmaceutiche che producono i vaccini sono le stesse che producono i medicinali. Ora, se veramente esistesse un complotto per la vendita dei farmaci a fine di lucro, secondo lei cosa converrebbe di più: spingere i governi a rendere obbligatori i vaccini (le cui dosi sono di solito 2 o 3 per individuo, eccetto casi rari per vaccini non obbligatori in cui il vaccino va ripetuto ogni 10 o 3 anni) o farlo per farmaci che devono essere assunti ogni giorno dell’anno, come capita per i farmaci ipertensivi o quelli antiacido? Se andassimo a vedere i guadagni delle case farmaceutiche si scoprirebbe che solo una piccolissima fetta è occupata dai vaccini, mentre la maggioranza dei ricavati deriva appunto dai farmaci ipertensivi e da quelli antiacido. Sarebbe quantomeno poco intelligente che una casa farmaceutica impegni così tante risorse per così miseri guadagni.


Quindi perché tutta questa polemica sui vaccini?

A mio parere per due motivi, primo perché si somministra una medicina a una persona “sana” e molti non riescono a comprendere il motivo, secondo perché molti vaccini sono in iniezione e le iniezioni appaiono molto più pericolose delle pillole o degli sciroppi. Infatti, se si chiedesse a 100 persone se hanno più paura di prendere una pastiglia o fare un’iniezione, la risposta sarebbe scontata.
Non dobbiamo dimenticare poi che molti vaccini si fanno a bambini piccoli per i quali i genitori sono molto apprensivi e a cui basta una piccola febbre post vaccino per andare nel panico.


Cosa pensa delle voci che si rincorrono sul vaccino anti Covid-19? 

Purtroppo il coronavirus è un virus molto problematico per quanto riguarda la creazione del vaccino. Perché presenta le stesse problematiche del virus dell’HIV, la cui esistenza è stata scoperta negli anni ’80 ma per cui non siamo stati ancora in grado di trovare un vaccino. Inoltre appartiene alla categoria dei CoV, virus respiratori che possono causare malattie da lievi a moderate, dal comune raffreddore a sindromi respiratorie come la MERS (sindrome respiratoria mediorientale) e la SARS (sindrome respiratoria acuta grave). Come tutti ben sanno, non esiste un vaccino per il raffreddore. Questo rende la realizzazione del vaccino anti-covid molto problematica. La gravità della pandemia ha fatto sì che gli sforzi volti alla realizzazione del vaccino siano straordinari e mi auguro che si riesca a trovare un vaccino.
Di certo il paese che lo troverà per primo ne avrà il maggiore tornaconto, non tanto in termini economici ma politici, ecco perché molte nazioni stanno affrettando i tempi di sperimentazione.


È giusto così?

Siamo di nuovo alla valutazione di rischio-beneficio. Se il vaccino immunizza dal COVID19, anche se magari solo per qualche tempo, sarà comunque una vittoria, se protegge solo in parte idem; verrà comunque scongiurato un nuovo lockdown globale. Se il vaccino non funziona, occorrerà ripartire da capo. Ciò che è certo è che occorre agire in fretta, perché al momento non siamo in grado né di tenere sotto controllo l’infezione, né di curarla in modo adeguato.
L’enorme forza del COVID19 non sta tanto negli effetti dell’infezione sulla maggioranza della popolazione, ma nel fatto che porta a un affollamento delle rianimazioni e dei reparti di terapia intensiva. Il sovraffolamento comporta che non tutti i pazienti possano ricevere le cure adeguate e molto spesso chi poteva salvarsi in condizioni normali, potrebbe non avere tale fortuna. Questo, oltre ad avere un costo enorme, comporta anche la chiusura quasi totale degli ospedali. Da marzo sono stati sospesi i servizi in elezione (visite mediche, interventi chirurgici, servizi diagnostici) e sono rimasti attivi solo i servizi di emergenza. Le liste di attesa per un banale intervento chirurgico sono diventate chilometriche e non sono ancora stati stabiliti i tempi in cui il servizio sarà ripreso. Il Sistema Sanitario Nazionale è stato fortemente provato da questa emergenza e più questa pandemia durerà, peggio sarà. Ovvio che ogni nazione spinga fortemente per la realizzazione di un vaccino.


Se un vaccino anti Covid-19 dovesse essere scoperto e approvato ufficialmente, lei si vaccinerebbe?

Certamente, innanzitutto perché preferirei evitare di prendermi una malattia virale, a
maggior ragione una derivante da un virus che ha appena fatto un salto di specie (passando cioè da una specie ad un’altra) e di cui si sa pochissimo – soprattutto non si conoscono le conseguenze a lungo termine di tale virus e come ho detto prima, ogni virus che ci infetta resta silente nel nostro corpo per poi ripresentarsi anche anni dopo. Poi anche per un senso di responsabilità verso il prossimo, non vorrei mai essere responsabile del contagio di altre persone, eventualmente familiari. Infine, essendo questo virus estremamente aggravante per il sistema medico sanitario e per il paese, ritengo che sia compito di ogni cittadino cercare di evitare di appesantire le già provate – anche a seguito del lockdown – risorse e finanze del proprio paese.
Mentre sto rispondendo a questa intervista, leggo che l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha dichiarato sconfitta la poliomielite in Africa, dopo una campagna di vaccinazioni trentennale. Le uniche due realtà dove la malattia ancora resiste sono l’Afghanistan e il Pakistan.
La poliomielite, spesso chiamata polio o paralisi infantile, è una malattia acuta, virale, altamente contagiosa che si diffonde da individuo a individuo. Quello contro la polio è un successo, come il precedente contro il vaiolo ottenuto quarant’anni fa, che evidenzia l’utilità dell’azione comune delle vaccinazioni contro le minacce globali alla salute e che risalta ancor più in un tempo in cui l’umanità sta affrontando la pandemia di Covid-19.


giovedì 27 agosto 2020

GIOVANNI CELORIA : LE COMETE un testo del 1890 , integralmente ripubblicato da INSA.

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Aggiornato il 27/08/2020

LE COMETE DI 
GIOVANNI CELORIA
PUBBLICATO nel 1890

Introduzione:
Interessantissimo leggere questo testo quantomai attuale anche oltre un secolo dopo che è stato redatto, le molte intuizioni dell'epoca poi si sono rilevate esatte, notevoli le ipotesi sulla possibile esistenza di milioni di comete che seguono il Sole circondandolo, poi messe in teoria da Ian Oort oltre mezzo secolo dopo. Notevole anche l'idea che potessero essere oggetti interstellari, prova che è arrivata solo 127 anni dopo con la scoperta di 1I/'Oumuamua e 2I/Borisov.
Ipotizza pure la possibilità di scontri con la Terra, ma non li ritiene un pericolo, ma di certo i Dinosauri avrebbero da ridire.
Il testo è originale e scritto nell'Italiano del tempo, che non impedisce la sua comprensione in alcun modo, anche se presenta termini astrusi.

(Testo originale):
1. Aspetti delle comete. — 2. Nucleo. — 3. Chioma — 4. Trasformazioni dei nuclei e delle chiome. — 5. Code delle comete. — 6. Moto apparente, moto reale delle comete. — 7 Comete periodiche. — 8. Apparenze delle comete in rapporto al loro movimento. — 9. Luce, spettri, materiali delle comete. — 10. Teoria sulla formazione delle code. — 11. Massa delle comete. — 12. D’onde vengano le comete. — 13. Quel che avvenga delle comete dopo il loro passaggio al perielio. — 14. Temute influenze delle comete.

1. Il giorno 2 giugno del 1858 fu trovata in cielo una cometa, che rimase visibile dagli orizzonti terrestri fino al primo marzo del 1859 (Cometa Donati). Durante la sua lunga apparizione prese aspetti diversi. Dapprincipio fu bianca, tonda, piccola, a contorno irregolare, telescopica ossia visibile solo ad occhi armati di cannocchiale. Verso la fine dell’agosto divenne visibile ad occhio nudo, e la forma sua fu quella di un disco circolare risultante di due parti ben distinte, l’una centrale, lucentissima (nucleo), l’altra (chioma) tenue, diffusa, pallida, svolgentesi come aureola attorno alla prima. Nei primi giorni di settembre, la chioma cessò d’essere simmetrica attorno al nucleo, prese ad estendersi nella direzione opposta al Sole, e a formare lungh’essa una striscia nebbiosa, diffusa, tenue (coda) il cui splendore, sempre più debole a distanze crescenti dal nucleo, finiva per perdersi nella luce generale del cielo.

La Cometa Donati parve allora completa, formata di nucleo, chioma e coda. A poco a poco la coda si spinse a distanze sempre maggiori dal nucleo e diventando lunga s’incurvò; crebbe fino a misurare il giorno 5 di ottobre 35 gradi, fino a misurarne 60, la terza parte del grand’arco celeste che posa sull’orizzonte, il giorno 10; in un sol giorno la lunghezza sua salì da 35 a 50 gradi, in meno di tre, dal 12 al 15 di ottobre, discese da 45 a 15; diminuì in seguito a gradi a gradi fino a sparire fra il 3 ed il 6 di dicembre, ed allora la Cometa ridivenne telescopica.

Nel 1861, in sul principiare di giugno, a Sydney, a Santjago, a Rio de Janeiro, a Williamstown fu veduta una splendida Cometa, la cui coda misurava 30 gradi il giorno 7, 40 il giorno 11. Si muoveva rapidissimamente attraverso le stelle del cielo, e il giorno 30 di giugno, scomparsa agli osservatori dell’emisfero australe, sorse improvvisa sopra gli orizzonti di Europa, e si mostrò in tutto il suo splendore straordinario la sera, tosto tramontato il Sole. Quel giorno ad Atene il capo suo apparve grande come la Luna; la sua coda prese 120 gradi, due terzi dell’arco di circolo massimo del cielo apparente; tanta fu la sua luce, che produsse ombra.

Nel 1880 il giorno 2 di febbraio apparve improvvisa in cielo, cessato il crepuscolo, una grande Cometa. Il suo capo toccava l’orizzonte ad occidente, la sua coda si ergeva diritta da esso e si proiettava sul fondo del cielo come un immenso arco di luce. Prendeva 40 gradi del cielo, ed era, in tutta la sua lunghezza, larga tre volte circa il diametro lunare apparente; aveva una luce uniforme, non viva, in tutta la sua estensione. Poco mutò nei giorni seguenti; il 14 la coda sua era ancor lunga 37 gradi, la chioma appariva come una massa bianca ed informe; il 19 tutto era mutato; e chioma e coda appena si potevano discernere, da un occhio esercitato ed armato di cannocchiale, sotto forma di una pallida macchia bianca.

Di queste grandi comete molte ne potrei enumerare, e il nostro secolo, oltre alle descritte, vide quelle del 1807, del 1811, del 1835, del 1843, del 1862, del 1874, del 1881, del 1882. Non tutte le comete però raggiungono sì grande splendore. Molte, la più gran parte anzi, sono invisibili ad occhio nudo e telescopiche; ma splendenti furono tutte quelle registrate dalle cronache, e vedute a cominciare dall’antichità fino all’invenzione dei cannocchiali (secolo decimosettimo). Splendenti furono le comete degli anni 480, 431, 410, 373, 348, 118, 86, 44 avanti Cristo; splendenti furono quelle degli anni 69, 400, 875, 1402, 1456, 1472, 1577, 1585, 1607, 1618, 1619 dell’Era volgare.

Sono tutte comete che colla loro massa apparente hanno occupato grandi tratti di cielo, che col loro splendore hanno per un momento offuscato tutti gli astri. Tutte mostrarono apparenze speciali, pur tutte avendo una fisonomia stessa, quasi di famiglia; le une bianche come d’argento, le altre rosseggianti, sanguigne; le une diritte come una lama di stilo, le altre curve come una scimitarra; le une sottili e lunghe, le altre corte e larghe; le une di larghezza uniforme, le altre aperte a mo’ di ventaglio; tutte grandi però, tutte splendenti, fantastiche e trasformantisi con rapidità. Sono corpi fatti apposta per affascinare; niente vi era là dove repentemente esse vennero a mostrarsi; nulla rimane della loro massa apparentemente grande, nulla della loro luce potente; sono tutto un arcano. Qualcosa di transumano soltanto può svolgere in un istante tanta luce, tanto splendore, spegnere in pochi giorni un incendio sterminato.
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2. Nucleo e chioma formano il capo delle comete. Nell’interno della massa bianca e pallida, onde questo capo risulta, splende in generale di luce viva, quasi di stella, un dischetto di diametro variabile e di difficile misura. È il nucleo, e i disegni ne dànno esattamente l’idea. Non tutte le comete presentano un vero nucleo stellare, molte hanno verso il loro mezzo una semplice condensazione di luce, poche mancano anche di questa e si presentano come un informe ammasso vaporoso; altre, quasi per compenso, la Cometa Brorsen fra esse, mostrano parecchi punti d’apparenza nucleare.

È poco probabile che i nuclei delle comete sieno masse solide e compatte, tanto grandi sono i cambiamenti, tanto repentine le trasformazioni osservate in essi. Non è ancora abbastanza dimostrato che essi sieno assolutamente fluidi e trasparenti; certo è solo che la loro densità è limitata, e che, attesa la loro dimensione sempre piccolissima rispetto a quella dell’insieme che forma le comete, limitata ne è pure la massa.
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3. Attorno al nucleo si svolge la chioma, la quale costituisce la parte essenziale e caratteristica delle comete, quella da cui esse presero il nome. Si sono vedute comete senza traccia di nucleo; moltissime comete, la più gran parte delle telescopiche, passano senza mostrar coda, ma comete senza chioma non furono mai osservate. Le chiome hanno struttura irregolare e mutabile, nè mai appaiono uniformemente luminose, o mostrano nella massa loro quei rapporti di intensità di luce che potrebbero spiegarsi prospetticamente, e risultare da ciò che noi le vediamo, non quali sono nello spazio, ma proiettate sul fondo del cielo. Attraverso alle chiome di alcune comete si sono viste stelle non punto affievolite; la luce delle stelle, attraversandole, o non subisce deviazione (rifrazione) o ne subisce una minima. Sulla Terra non conosciamo gas tanto tenue che non abbia influenza sulla luce che lo attraversa; più tenui che il nostro più tenue gas sono probabilmente tutte le chiome delle comete.
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4. I nuclei e le chiome passano talora, specialmente nelle grandi comete, per isconvolgimenti profondi, e quali appena si potrebbero immaginare. Nella Cometa di Halley, apparizione del 1835, fu vista effluire dal nucleo verso il Sole materia luminosa, disporsi a ventaglio intorno ad esso nucleo, e generare un immenso settore quasi di circolo, che prese in seguito ad oscillare come un pendolo. Il capo della Cometa Donati presentò, sovratutto in ottobre, uno spettacolo straordinario. Al suo nucleo, dalla parte del Sole, aderiva un inviluppo lucido, non uniformemente splendido, a forma di ventaglio ed a struttura irregolare; succedeva ad esso una fascia o zona oscura, ed a questa un secondo inviluppo luminoso e del primo meno splendente; una seconda fascia oscura abbracciava questo secondo inviluppo, e al di là di essa veniva un ultimo inviluppo nebbioso, tenue, diffuso, che si perdeva presto nel fondo oscuro del cielo. Il numero di questi inviluppi crebbe fino a quattro, e gli inviluppi successivi non si disposero sempre in modo identico e simmettrico rispetto al nucleo. Qualche cosa di analogo nelle sue linee generali, ma di interamente diverso nei dettagli presentarono tutte le grandi comete, quelle ad esempio del 1881 e del 1882, la Cometa 1861 II , la 1862 II , così l’una e l’altra indicate per ciò che, quando in un anno si osservano più comete, le si distinguono aggiungendo alla data dell’anno i numeri romani I, II e via.

Non sarebbe possibile ridurre a sistema i fenomeni presentati dai nuclei e dalle chiome cometarie; in una stessa cometa gli uni e le altre passano per le più strane trasformazioni, ed in alcuni momenti la loro massa, tutta sossopra, prende un aspetto caotico; da una ad un’altra cometa gli uni e le altre variano indefinitamente.
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5. Le code delle comete si distaccano dalle chiome, e si spingono addentro allo spazio nella direzione della retta, che congiunge il Sole alla cometa (raggio vettore), dalla parte al Sole opposta. Questo corrispondersi delle code delle comete e del prolungamento del loro raggio vettore non va preso in senso letterale, ma interpretato largamente, come qualche cosa che dà un’idea della posizione generale delle code nello spazio. In alcune comete le code non poco deviano dal raggio vettore, ed in generale esse non si svolgono secondo linee rette, ma secondo curve più o meno sentite, e disposte in modo da rivolgere la loro concavità verso la regione dello spazio che la cometa, muovendosi, abbandona.

Talora più code furono osservate in una stessa cometa. Fra tutte maravigliosa apparve la Cometa del 1744, la quale mostrò sei code, ciascuna larga 4 gradi in media, e lunga fra i 30 ed i 45. Nel loro insieme queste code prendevano sul contorno del capo della Cometa, opposto al Sole, un arco di circa 60 gradi; ad una ad una avevano contorni proprii e decisi, ed erano dalle contigue separate per mezzo di spazii perfettamente oscuri. Pareva che una coda enorme, larghissima alla base, si staccasse dalla chioma, e quindi, tagliata in 6 rami principali, si spingesse divergendo nello spazio.

Cometa Donati il 5 ottobre 1858 ).

Chioma della Donati il 2 e 10 ottobre, sotto forte ingrandimento ).

La Cometa del 1823 verso la fine del gennaio del 1824 mostrò due code, inclinate fra loro ad un angolo di 160 gradi, e quindi così disposte, che mentre l’una, normale, era opposta al Sole, l’altra, secondaria, ver esso era rivolta. Nella Cometa 1862, II i due rami della coda parevano attorcigliarsi, intrecciarsi l’un l’altro; nella Cometa 1874, III la coda lunga e diritta si allargava verso il mezzo della sua lunghezza per un certo tratto, e assumeva l’aspetto di un grande fuso. Sarebbe opera vana descrivere ad una ad una le code vedute, tale delle forme loro è la varietà, e tanto da esse potrebbe ne’ suoi dettagli differire la coda della prima cometa avvenire.

Le code verso l’estremo lontano dal nucleo generalmente si allargano; quelle sottili, strette e non divergenti sono rare. La loro massa appare talora in preda a commovimenti strani, e soggetta a variazioni rapide. Le loro dimensioni apparenti sono diversissime da una ad un’altra cometa; nell’una tozze e larghe e corte, nell’altra lunghissime ed estese a gran parte del cielo, a 60 gradi di questo come nella Cometa del 1456, a più che 100 come nella Cometa del 1618. In una stessa cometa la lunghezza della coda passa per valori molto diversi; in qualche giorno da pochi gradi sale ad occupare una parte sensibile del cielo, e questa lunghezza apparente, quando vien tradotta, tenendo conto della distanza della cometa dalla Terra, nella lunghezza reale, supera non di rado la potenza della nostra fantasia, supera, come nella Cometa del 1664, i cento milioni di chilometri. Lunghesso l’asse longitudinale delle grandi code si ha sempre minor splendore, anzi talora una riga perfettamente oscura; le code appaiono longitudinalmente divise, formate da due rami diversamente luminosi, aventi amendue uno splendore decrescente dall’esterno all’interno, quasi fossero grandi coni, cavi, vaporosi, trasparenti e dotati di una debole luce propria.
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6. Le comete vanno pel cielo senza direzione apparentemente determinata; alcune si muovono da mezzogiorno verso settentrione, altre da nord verso sud; alcune vanno da oriente ad occidente, altre in una direzione affatto opposta; moltissime prendono direzioni intermedie a queste principali. Non si muovono in modo uniforme e costante; a tratti accelerano, a tratti ritardano il loro movimento. Qualche volta cambiano anche bruscamente di direzione, e tale che tendeva verso oriente, si arresta, declina a mezzogiorno, riprende infine suo cammino verso occidente. Pare che esse errino a caso attraverso alle stelle del cielo, ma l’apparente confusione del loro andare è una conseguenza del loro movimento reale, combinato con quello contemporaneo della Terra, ossia dell’occhio dell’osservatore.

Le comete si muovono attorno al Sole così come i pianeti; le orbite loro sono come quelle dei pianeti ellittiche; il Sole è posto in un fuoco comune alle orbite degli uni e delle altre, e fra tutte queste orbite non v’è che differenza di eccentricità. Mentre i pianeti si muovono in orbite prossimamente circolari, pochissimo e solo mediocremente eccentriche, le comete si muovono in orbite fortemente ellittiche ed eccentriche, in orbite tali cioè, che il Sole occupa in esse una posizione dissimetrica, assai lontana dal punto centrale. Le orbite dei pianeti quali più quali meno si rassomigliano, e coi loro piani poco si discostano da quello dell’eclittica; i piani dell’orbite cometarie prendono tutte le posizioni possibili nello spazio, e nel proprio piano ogni orbita si dispone diversamente rispetto al Sole.

Le comete, per la massima parte, sono visibili solo in quel tratto della loro orbita, che è più prossimo al Sole; nei rimanenti tratti si allontanano tanto da questo che diventano invisibili; il breve tratto prossimo al Sole dell’orbita loro fortemente ellittica può, poche eccezioni fatte, essere scambiato con un tratto di parabola, avente ancora il Sole per fuoco. Le comete, appunto per la natura e varietà delle orbite loro, si avvicinano qualche volta molto al Sole. La Cometa 1882, I (Wells) passò il 10 di giugno a 9 milioni di chilometri dal Sole, 1/6 circa della distanza media che dal Sole separa Mercurio; la grande Cometa del 1882 (Cometa 1882, II) passò il 17 settembre, giorno della sua minima distanza dal Sole, a poco più di un milione di chilometri da questo, non lo urtò, ma per un giorno affogò, uscendone incolume, nel profondo strato di luce che circonda il Sole. Le comete, sempre per la natura e varietà delle orbite loro, si avvicinano qualche volta molto alla Terra. La grande Cometa 1874, III passò nel luglio sì vicino alla Terra, che per poco questa non rimase dalla sua coda avvolta, e nulla vieta a pensare che altre comete possano avvicinarsi alla Terra assai di più, rasentarla, scontrarla anche.
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7. Non tutte le comete hanno orbite tanto ellittiche da spingersi nel loro afelio a distanze indefinite dal Sole, molto al di là dell’orbita di Nettuno e dei confini noti del Sistema planetario. Non tutte le orbite cometarie rassomigliano a quella delle Comete del 1843 e del 1880. Vi sono comete che si muovono entro orbite relativamente anguste e di dimensioni paragonabili a quelle dei pianeti. Esse, pur diventando, come le altre, visibili solo quando percorrono il tratto di loro orbita più vicino al Sole, ripassano per questo tratto a non lunghi intervalli di tempo, ridivenendo periodicamente visibili. Le si dicono appunto per ciò periodiche, ed in questo momento il numero loro sale alla dozzina.

La prima cometa che siasi riconosciuta periodica è quella celebre di Halley, la quale nelle sue apparizioni diventa visibile ad occhio nudo, e riappare a periodi di 75 anni circa. Di essa si hanno osservazioni attendibili per le apparizioni degli anni 1456, 1531, 1607, 1682, 1759, 1835, si aspetta il ritorno nel maggio del 1910. Le altre comete periodiche sono: la Cometa di Olbers con periodo di 72,6 anni, la Cometa 1866, I con periodo di anni 33,2, la Cometa D’Arrest con periodo di poco più che sei anni, la Cometa Winnecke con periodo di 5,5 anni, la Cometa Faye con periodo di 7 anni, la Cometa Biela con periodo di 6 anni e mezzo, la Cometa Encke con periodo di tre anni e un terzo. Anche la Cometa Brorsen appartiene alle comete di breve periodo, compiendo essa una rivoluzione in 2032 giorni, poco più di cinque anni e mezzo. La Cometa Encke, di cui l’aspetto telescopico nelle apparizioni del 1828 e del 1871 è dato dal disegno qua sotto, fu già osservata in 24 delle sue apparizioni. La Cometa Biela fu vista nelle sue apparizioni del 1772, del 1806, del 1826, del 1832, e la sua massa telescopica non presentò mai fenomeni degni di menzione speciale. Durante la sua apparizione del 1845-46 improvvisamente si sdoppiò, pur non mostrando notevoli perturbazioni di moto; nel 1852 le due comete gemelle, frammenti della primitiva Cometa Biela, tornarono a riapparire, seguendo la strada preventivamente determinata dal calcolo, ma erano in quell’anno assai deboli e la reciproca distanza loro era aumentata d’assai; dopo il 1852 la Cometa Biela avrebbe dovuto riapparire cinque volte, ma ogni volta fu cercata invano, sicché della sua sparizione non si può oramai più dubitare.
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8. Le comete, per la natura delle orbite loro, sono a distanze dal Sole successivamente diverse; per un certo tempo gli si avvicinano, raggiungono una distanza minima (perielia), indi se ne allontanano. Le comete divengono visibili nel tratto della loro orbita attigua al perielio. Alcune cominciano ad apparire a qualche distanza dal perielio, e, oltrepassatolo, continuano a mostrarsi per qualche tempo; altre appaiono quando già sono al perielio vicinissime, e in generale si lasciano poi vedere per breve tempo.

Tutte le comete indistintamente acquistano maggior splendore durante il passaggio al perielio, sicchè, conosciuti gli elementi determinanti l’orbita di una cometa, si possono preventivamente calcolare le fasi della sua intensità luminosa. Par quasi che questa in tutte le comete si esalti al loro avvicinarsi al Sole, le telescopiche divenendo assai più splendenti, le maggiori gettando fuori le loro code, ora a gradi a gradi, ora repentemente, mostrando nella loro massa sconvolgimenti grandiosi e stupefacenti.
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9. Le comete splendono in parte per luce riflessa imprestata dal Sole, in parte per luce propria, che ha i caratteri della luce emessa dai gas o vapori incandescenti. La luce delle loro chiome, esaminata allo spettroscopio, si risolve infatti in un debole spettro continuo difficilissimo a vedersi, associato ad uno spettro marcato, discontinuo, costituito da tre bande o striscie luminose, una gialla, l’altra verde, la terza azzurra, separate da larghi intervalli apparentemente oscuri, spettro quest’ultimo che è appunto proprio di masse gassose portate allo stato di incandescenza, o di luminosità propria. Per gran tempo tutte le comete osservate diedero lo stesso spettro, e, poichè questo spettro è identico a quello degli idrocarburi, se ne inferì che le comete tutte sono probabilmente formate dagli identici materiali, e che in esse poverissima è la varietà dei materiali stessi.

La Cometa 1881, I e la grande Cometa del 1882, che tanto, come si disse al paragrafo 6, si avvicinarono al Sole, vennero a modificare le idee universalmente accettate sugli spettri cometari. Nello spettro della prima, essendo essa vicinissima al perielio, comparvero distinte le righe lucide del sodio incandescente, le solite bande impallidirono fino a sparire, e al posto di esse si ebbe uno spettro continuo. Nello spettro della Cometa 1882, II, appena ebb’essa passato il perielio, comparvero distintissime molte righe lucide, fra le altre quelle del sodio ed alcune del ferro, ed insieme ad esse uno spettro continuo distinto; allontanatasi la Cometa dal perielio, impallidirono e presto sparvero sì le righe lucide che lo spettro continuo, per dar luogo allo spettro ordinario delle comete. La complessità dei materiali, onde le comete risultano, ottenne per tal modo una dimostrazione inappellabile, e se lo spettro in generale non l’accusa, ciò avviene perchè raramente l’azione del Sole sovra i materiali stessi raggiunge il necessario grado di intensità.
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10. Si può oramai affermare che le code delle comete sono formate di materia, la quale, sebbene tenuissima, obbedisce alle leggi ordinarie del movimento, e si può, non senza fondamento, ritenere ancora che esse sono prodotte da una ripulsione, probabilmente elettrica, esercitata dal Sole sulle particelle loro. Sovra questi principii si fonda una teoria delle code cometarie elaborata da Bredichin, ed appoggiata anche dalla complessità dei materiali delle comete, di cui si trattò nel paragrafo 9. Secondo questa teoria, le comete, avuto riguardo alla forza di ripulsione che sovr’esse esercita il Sole, si possono tutte ridurre a tre classi.

Nelle comete della prima classe la forza ripulsiva del Sole è 14 volte più grande della sua attrazione; le code di queste comete sono diritte e lunghissime. Nelle comete della seconda classe la forza ripulsiva del Sole è di poco superiore alla sua attrazione; caratteristiche di queste comete sono code corte, larghe, a ventaglio. Nelle comete della terza classe la forza ripulsiva del Sole assume valori che oscillano fra uno e tre decimi della sua forza d’attrazione; le code di queste comete sono getti brevi, fortemente incurvati, a contorni netti e decisi. Le code della prima classe risultano da idrogeno, quelle della seconda classe sono formate da idrocarburi, il ferro costituisce il materiale delle code appartenenti alla terza classe; in ciascuna delle classi l’idrogeno, gli idrocarburi, il ferro possono essere rispettivamente sostituiti da altri materiali di analogo peso atomico.

Non di rado alcune comete, le grandi sovratutto, presentano code complesse, formate di code caratteristiche di ciascuna delle classi enunciate. Sono comete formate di materiali diversi, sui quali il Sole esercita una diversa azione ripulsiva, sono comete a costituzione complessa, e che in sè radunano i materiali di tutte le altre.
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Cometa di Encke 1828 ).

Cometa Brorsen  1868 ).

Cometa del 1823 nel gennaio 1824 ).

Cometa 1862 II il 27 agosto ).

Cometa Coggia 1874 III a metà giugno ).

11. Tutto quello che sappiamo delle comete porta a pensare che la materia nelle chiome e code loro è tenuissima; tutto quello che l’esperienza e il calcolo insegnarono sul moto delle comete e dei pianeti porta a dire che la massa delle comete è molto piccola.

La Cometa di Lexell attraversò due volte, nel 1767 e nel 1779, il Sistema di Giove e de’ suoi satelliti, ed ogni volta impiegò quattro mesi circa ad uscire dalla sfera di attrazione del potente pianeta. Il suo movimento ne fu perturbatissimo, ma neppur traccia di una debole alterazione fu notata nel corso dei quattro satelliti di Giove. La Cometa stessa si avvicinò d’assai alla Terra, e nel luglio del 1770 la sua distanza da questa non fu che sei volte quella della Luna. Se la massa sua fosse stata uguale a quella della Terra, essa avrebbe allungato il nostro anno di 2 ore e 47 minuti; non produsse nel fatto variazione sensibile, e la massa della Cometa di Lexell non può essere stata neppure la cinque millesima parte di quella della Terra.

La Cometa di Halley ebbe dall’azione perturbatrice di Saturno ed Urano modificato di più che un anno il periodo della propria rivoluzione, ma la sua reazione sui pianeti stessi fu insensibile. Tutte le comete periodiche hanno le loro orbite perturbate dall’azione dei pianeti del Sistema solare, ma nessuna di esse reagisce in modo sensibile sul movimento di questi.

Delle comete osservate la maggior parte ha un perielio che cade nello spazio fra il Sole e la Terra, per pochissime il perielio cade fra Marte e Giove poco al di là di Marte, per nessuna al di là di Giove. Non c’è ragione di pensare che comete non debbano esistere con perielio negli spazii interplanetarii fra Giove e Nettuno; solo è logico ritenere che comete tali troppo distano dal Sole per diventar visibili dalla Terra. Le comete osservate sono oramai a centinaia, e il numero loro cresce ogni anno; durante l’intero secolo decimosettimo si hanno notizie di sole 27 comete viste; altrettante comete in media si osservano ora in meno di 4 anni. Un facile calcolo di probabilità, partendo dal numero delle comete note ed osservate e dalla relativamente angusta plaga di spazio da esse occupata, guida per induzione al numero delle comete verosimilmente esistenti, numero che sale, non è lecito dubitarne, a milioni.

I movimenti dei pianeti non dànno indizio della massa di sì numerose comete. Tutte le comete esistenti, le note e le ignote, non fanno insieme una massa perturbatrice, la cui azione basti a diventar sensibile ai mezzi di osservazione più perfezionati. La perturbazione prodotta da ogni singola cometa è insensibile affatto, la sua massa per conseguenza debole, tenuissima. Certo sarebbe esagerazione dire che le comete son un nulla che può diventar visibile, ma è rigoroso dire che, quanto a massa, una cometa è poco più che nulla.
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12. Per qualche tempo si pensò che le comete sono piccole masse erranti fra stella e stella, e che esse allorchè pervengono nella parte dello spazio, dove l’attrazione del Sole è predominante, prendono a descrivere orbite speciali attorno al Sole, divenendo così a noi visibili. In questa ipotesi le comete sono corpi originariamente estranei al Sistema solare, attratti nell’interno di esso dalla massa potente del Sole.

Si ritiene ora dai più che le comete formano fra le stelle fisse e gli altri corpi estraplanetarii un sistema distinto, di cui tutti i membri accompagnano il Sole nel suo moto proprio attraverso gli spazii stellati. In questa ipotesi le comete non sono corpi estranei al Sistema solare, ma accompagnano da ogni tempo il Sole e tutti i pianeti in quel movimento di traslazione attraverso agli spazii indefiniti del cielo, cui le osservazioni hanno con ogni rigore dimostrato, e allorquando, per essere esse più o meno veloci del Sole, raggiungono una maggior vicinanza a questo, prendono a descrivere, da esso attratte, orbite quasi paraboliche e in esse divengono a noi visibili.
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13. La massa delle comete è nelle vicinanze del Sole in preda a grande agitazione, e i fenomeni in essa massa osservati, sovratutto il formarsi delle code, portano a pensare che una parte di essa sia ad ogni passaggio pel perielio, sottratta all’attrazione del nucleo. È difficile immaginare in qual modo le particelle lanciate, nella formazione delle code, a milioni di chilometri dal nucleo possano in seguito tornare ad aggrupparsi intorno al medesimo; pare piuttosto che esse vadano disperse nello spazio, e che per tal modo la massa delle comete soffra una diminuzione continua e progressiva. Le dimensioni dei nuclei diminuiscono difatti dopo il passaggio delle comete al perielio; la Cometa periodica di Halley apparve ad ogni ritorno sempre meno splendente, e seguita da code sempre minori; la Cometa periodica di Encke diventa di volta in volta più difficile ad osservare.

Non è quindi senza fondamento il pensare, seguendo l’associazione naturale delle idee, che le comete, dopo una lunga successione di rivoluzioni, debbano ridursi al nulla, e che questo debba avvenire di tutte le comete periodiche, e specialmente di quelle a breve periodo, è opinione oggi molto accetta. La Cometa periodica De-Vico disparve senza lasciare traccia di sè; di altre comete periodiche, il ritorno, precalcolato con ogni precisione, fu invano atteso, e molto probabilmente la massa loro andò dispersa nello spazio. La Cometa Biela fu vista rompersi in due, e dopo qualche tempo cessò le apparizioni sue; altre comete furono vedute sdoppiarsi, rompersi anzi in più frammenti, la telescopica Cometa 1889, V fra le altre; di parecchie comete può dirsi che formarono altra volta un unico corpo, sì perfetta è l’analogia dei loro rapporti geometrici, e tutti questi fatti rendono probabilissimo quello della dispersione continua e progressiva della materia delle comete.
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14. La scienza co’ suoi studi intorno alla costituzione fisica, al moto, al numero delle comete è riuscita a sfatarle. Astri terribili furono esse per lunghi secoli ritenute, presso i Greci, presso i Romani, in Europa ancora nel secolo decimosesto.

Le comete, si disse e si credè fermamente, sono segnali precursori di sventure umane, avvertimenti degli Dei corrucciati, indizii dell’ira di Dio. L’umanità si è oramai persuasa che dagli astri non deve temere nè guerre, nè rivolgimenti sociali, nè altre simili calamità, delle quali così le cause come i rimedii essa deve sovratutto e solo cercare in sè medesima.

Le comete, si disse, producono siccità, temperature estreme ed eccezionali dell’atmosfera terrestre, malattie infettive, pesti. Tutto questo cadde di fronte al grande numero delle comete esistenti. Noi siamo in rapporti continui colle comete, e se l’influenza loro sulle nostre vicissitudini atmosferiche esistesse davvero, sarebbe un fatto incessante, perenne, d’ogni giorno, d’ogni ora. A nulla valgono le ricerche statistiche fondate nel numero delle comete vedute in questo e quell’anno, poichè il numero stesso è una frazione trascurabile delle comete non viste, non visibili e realmente esistenti.

Le comete, si disse infine, sono un pericolo che perennemente sovrasta alla Terra e al Sistema planetario. Astri che si muovono con si gran velocità, e in ogni direzione, e in ogni plaga dello spazio possono oggi, domani, in un istante qualunque del tempo, scontrare, urtare la Terra... Collisionem tantorum corporum, ac tanta vi motorum avertat Deus Optimus Maximus... Dalla tenuissima massa delle comete nè la Terra, nè gli altri pianeti possono temere effetti meccanici sensibili. L’urto di una cometa colla Terra si risolverebbe, in una splendida e memorabile pioggia di stelle cadenti.

( Cometa Biela dopo lo sdoppiamento nel 1846 ).

Cometa Biela, ultima apparizione 1852 ).

Spettri di comete paragonati colle righe principali di Fraunhofer ).

LINK : https://it.wikisource.org/wiki/Atlante_Astronomico/IV._Le_Comete 
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A cura di Giovanni Donati.


mercoledì 26 agosto 2020

19P/BORRELLY , una cometa esplorata dalla sonda Deep Space 1 . by Andreotti Roberto - INSA.

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Aggiornato il 26/08/2020

19P/BORRELLY

La cometa Borrelly, formalmente 19P/Borrelly, è una cometa periodica del Sistema solare, appartenente alla famiglia delle comete gioviane.

Scoperta:
Fu scoperta da Alphonse Louis Nicolas Borrelly durante una normale ricerca di comete a Marsiglia, il 28 dicembre 1904.

Esplorazione:
È stata analizzata da vicino dalla sonda Deep Space 1.
Il 21 dicembre 2001 la sonda Deep Space 1, lanciata per testare nuove tecnologie spaziali, effettuò un Sorvolo ravvicinato (fly-by) della cometa Borrelly, passando entro 2171 km dalla cometa e ad una distanza di 1,36 UA dal Sole. Il sorvolo della cometa fu programmato nell'estensione della missione e rappresentò un bonus inaspettato. A dispetto del guasto al sistema di orientamento, Deep Space 1 riuscì a rimandare a terra ciò che all'epoca furono considerate le migliori immagini e dati scientifici riguardanti una cometa. Inoltre, durante l'incontro furono programmate osservazioni della cometa dalla Terra per mezzo del Telescopio spaziale Hubble e di altri strumenti osservativi, anche radar.
A differenza delle altre comete e secondo i dati inviati dalla sonda, la superficie sarebbe secca e priva di ghiaccio.


Attività cometaria:
Una tipicità della cometa Borrelly è l'asimmetria della sua coda, riportata nelle osservazioni storiche e riscontrata anche durante il sorvolo della sonda Deep Space 1.
Al momento dell'incontro (otto giorni dopo il passaggio al perielio), dal nucleo fuoriusciva un potente getto in direzione del Sole, perpendicolarmente all'asse di rotazione. Il getto principale era accompagnato da due getti più deboli, uno nell'emisfero della cometa in direzione del Sole e l'altro in direzione della coda.
Riportiamo le misurazioni dello spettrometro di massa ionica in situ dalla chioma della cometa 19P/Borrelly, ottenute durante il sorvolo della navicella spaziale Deep Space 1 il 22 settembre 2001. Gli ioni cometari sono stati rilevati a distanze da ∼5,5 × 10E5 km a 2200 km dal nucleo della cometa. Gli ioni pesanti predominanti osservati durante l'intervallo di sette minuti circa l'approccio più vicino a Borrelly includevano OH+ (al 57% della densità ionica totale del gruppo idrico), H2O+ (al 29%), O+ (al 13%), CH3+ (al 5%) e CH2+ (al 4%).
Di particolare nota è la piccola quantità di H3O+ (<9%), poiché questo era lo ione molecolare più abbondante osservato all'approccio più vicino alla cometa di Halley. Questa differenza è dovuta alla differenza nei tassi di produzione di acqua tra le due comete.



Tabella 1. Composizione degli ioni dalla chioma della cometa Borrelly.

Massa atomicaSpecie di ioniAbbondanza
12+0,019±0,005  
13CH +<0,023
14+<0,046
CH +0,0360,010
15CH +0,0520,020
16+0.1310,041
17OH +0,5660,087
182 O +0.2930.111
193 O +0,0100.078

LINK : https://agupubs.onlinelibrary.wiley.com/doi/full/10.1029/2002GL016840 


Dati fisici:
Le osservazioni ravvicinate rivelarono un nucleo di 8x4x4 km, attivo.
Le variazioni topografiche e fotometriche (vedi sotto), misurate hanno permesso di stimare un periodo di rotazione di circa 25 ore.

 ( Mappa altimetrica ).

Mappa dell'albedo ).

Parametri orbitali:
La cometa ha effettuato diversi passaggi moderatamente ravvicinati con Giove che ne hanno perturbato l'orbita nel corso dei secoli. L'ultimo incontro, previsto per il 14 maggio 2019, è avvenuto ad una distanza di 0,44 UA e ha causato una riduzione della distanza perielica e una riduzione del periodo orbitale. Si prevede che il nuovo valore della distanza al perielio sarà compreso tra le 1,35 e le 1,31 UA, mentre il nuovo valore del periodo orbitale tra i 6,83 ed i 6,57 anni.

Caratteristiche orbitali 
Epoca 2015
Afelio5,854 UA
Perielio1,3489497 UA
semiasse-maggiore3,6013319 UA
Eccentricità0,6254303
Periodo orbitale6,83 anni
Anomalia media358.29847°
Inclinazione30,36809°
Longitudine del nodo ascendente74.24751°
Argomento del perielio351.91409°

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A cura di Andreotti Roberto.