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BORGO A MOZZANO - Piano di Gioviano, SP2 Lodovica.

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giovedì 7 settembre 2017

Quando dicevamo che le promesse erano campagna elettorale stavamo sbagliando??


Quando noi della Lega dicevamo che le promesse erano campagna elettorale stavamo sbagliando?? a 3 mesi dalla sua “rielezione” il sindaco non ha ancora posto rimedio all’abbandono del territorio (salvo qualche blando palliativo). Nessuno, nonostante diverse richieste da parte dei cittadini, si è occupato per esempio dello sfalcio a Montebello, dove in una curva (via Tomeoni della quale alleghiamo le foto) è completamente coperta la visuale e pertanto il percorso diventa pericoloso. 
I cantieri si sono completamente esauriti subito dopo le elezioni, e non vi è traccia alcuna delle promesse del Sindaco, come per esempio sulla via per Camaiore, dove doveva essere fatta la seconda tratta di strada che va dal ristorante il mulino fino a frati dove persistono buche pericolosissime, e  dove i tre dossi (sui quali alcune lampadine sono già fulminate ma nessuno pensa a sostituirle) creano disagio ai mezzi di soccorso. Allora dove sono finite le promesse elettorali di maggiore sicurezza e maggiore manutenzione del territorio???  Dovremo aspettare altri 5 anni (alla vigilia delle prossime elezioni) prima di rivedere un cantiere che si occupi della sistemazione del territorio??  
Ma queste sono forse le cose meno gravi, continuano infatti i furti nella zona del centro storico, e mentre ci fa piacere che la sinistra e in particolare Del Dotto abbiano deciso almeno di riconoscere che il terrorismo esiste, e per quello faranno istallare i “panettoni” a lido di Camaiore; ora ci chiediamo: quando si deciderà il Sindaco ad ammettere che siamo nella morsa del degrado?? Che siamo presi di mira dalla malavita e che la situazione gli è sfuggita di mano?? Quando  provvederà ad aumentare la sicurezza in centro a Camaiore e a istallare delle telecamere (monitorate però, e  non come ha fatto fino ad ora solo per la registrazione)??

Massimiliano Ricci (Responsabile Organizzativo Lega Nord Versilia)




giovedì 21 maggio 2015

PIANETA PRATO: Robe dell’ALTRO MONDO.. tra bordelli di periferia e scarichi abusivi in pieno centro…” di Francesco Fedi

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"PIANETA PRATO:  Robe dell'ALTRO MONDO.. tra bordelli di periferia e scarichi abusivi in pieno centro…" di Francesco Fedi
 
Fantascientifico, metafisico o grottesco?... Sotto quale cappella potremmo correttamente inserire i fatti di cui oggi ci parlano le cronache?
Iniziamo da stamani, nel primo mattino, in zona Paperino (..fa anche rima..). Un nucleo della Squadra Mobile, è intervenuto nei confronti di un'articolata organizzazione criminale, dedita allo sfruttamento di giovani prostituzione di nazionalità albanese. Risultato: una decina gli arresti e numerose perquisizioni in Toscana, tra cui a Prato, all'interno di un residenze in loc. Paperino, posto sotto sequestro con l'occasione.
L'operazione ha avuto inizio a partire dalle indagini che hanno avuto seguito da una burrascosa baruffa, che a causa di litigi per l'accaparramento della clientela, la sera del 12 aprile 2014 è sfociata in confronti con coltelli, bastoni e mazze da baseball. Alla fine tre persone, sono state ferite in modo grave e una rimasta in fin di vita.  Per quanto riguarda le ragazze, pressoché ventenni, oltre che sulle strade di Novoli, avevano una  base anche nel residence di Paperino, via per le Calvane.
Dunque nel complesso ci saranno accuse che vanno dallo sfruttamento della prostituzione al tentato omicidio, ma la vera particolarità sta nel fatto che già in passato, più volte e sempre per lo stesso reato, l'immobile era stato oggetto di provvedimenti da parte dell'autorità giudiziaria, con tanto che anche il precedente gestore era stato anche arrestato.
Ora la tentazione sarebbe quella di lanciarmi nel solito lungo pistolotto sulla presenze mafiose e i loro intrecci nel nostro territorio, ma resisterò rimandando tutti gli approfondimenti per chi ne volesse sapere di più, a quello che indubbiamente è il miglior documento di approfondimento sulla mafia albanese in Italia., redatto dal Maresciallo Capo dei Carabinieri, Fabio Iadeluca, in servizio presso il Comando Operativo di Vertice Interforze. 
Di questo mi limito a riportare che in Toscana il fenomeno criminale organizzato tratta principalmente di reati legati al traffico di stupefacenti e in particolare, attraverso importanti reti di contatti internazionali, nel settore delle droghe pesanti, poi reati contro il patrimonio e lo sfruttamento della prostituzione. Per quanto riguarda la prima, in Olanda, è stata accertata l'esistenza di un'organizzazione ben radicata di criminali albanesi che attraverso corrieri, fornivano di cocaina in quantità considerevoli a gruppi di loro connazionali sparsi in varie regioni d'Italia. A questo proposito, nel suo documento il Maresciallo Iadeluca punta il di dito proprio sulla Toscana e su Prato, dove si è riscontato un collaudato sodalizio italo-albanese sul traffico di eroina dall'Albania.
Tra i documenti citati, la relazione conclusiva della Commissione parlamentare antimafia della XIV, approvata il 18 gennaio 2006, relatore sen. Centaro, evidenzia che la Direzione Centrale della Polizia Criminale osserva che le originarie piccole bande, non rappresentano più strutture delinquenziali "di servizio", affiancate funzionalmente altri aggregati criminali, ma sono cresciute acquisendo via via le connotazioni tipiche di sodalizi di tipo "mafioso". Un altro aspetto importante è la "trans nazionalità".
Le consorterie criminali albanesi, hanno mostrato un'alta specializzazione criminale, divenendo un importantissimo punto di riferimento per i traffici illeciti internazionali. Questo potendosi avvalere della posizione geografica strategica del proprio  Paese di origine e detto anche che i gruppi di criminali insediati in Italia e negli altri Paesi dell'Europa mantengono un particolare legame con la madrepatria, fungendo da abili gestori locali di traffici organizzati su scala. Le ben note vicende politiche degli anni '90, responsabili dei più massicci afflussi di immigrati albanesi in Italia, hanno creato o fortificato contatti con gruppi organizzati stranieri come la Nuova Sacra Corona Unita o la Mafia turca, la Mafia russa, la criminalità montenegrina e, non ultima, le Triadi cinesi.
Questo mentre le organizzazioni criminali albanesi si sono attestate, con diversa intensità, in quasi tutte le regioni del Paese:  è da tempo accertata la presenza di queste in Piemonte, Lombardia, Liguria, Veneto, Toscana, Lazio, Emilia Romagna, Marche, Abruzzo, Campania, Sicilia, Calabria e Puglia. 
Tornando al caso di Prato, la città più multiculturale d'Italia, bisogna dire che il carattere di trans nazionalità e i legami con la Triade cinesi o della mafia nigeriana, fanno sì che l'area pratese sia anche per questa mafia estera, un punto nevralgico di influenza e di affari (vedi immagine tratta da relazione citata)
Ora, di fronte ad atti parlamentari e relazioni già da tempo rese di dominio pubblico, come quella del M.llo Iadeluca, scoprire che a Paperino accade che un residence-berdello diviene reiteratamente ad essere teatro delle medesime attività illecite, fa davverro pensare di essere su un altro pianeta!!!
Ma non è così: siamo a Prato, il PIANETA PRATO!...  

La storia del residence di Paperino non è però l'unica di luogo noto per essere oggetto di reiterazione di certi reati.
Facciamo infatti qualche chilometro e spostiamoci più a nord, nel nostro amato Macroloto Zero, esattaente in Via Giovanni da Verrazzano. Qui un ventisettenne di nazionalità cinese è stato sorpreso mentre gettava scatole conteneti circa 160 kg. di scarti tessili….
Sorpreso da una pattuglia di vigili, p stato multato e si è visto sequestrare l'autovettura con cui stava trasportando i rifiuti…. ..a la domanda è: cosa c'è davvero di notevole in questa storia?...
LA cosa clamorosa è che un'identico episodio era già accaduto nel novembre scorso, dunque giusto sei mesi fa nello stesso quadrato di strade: in via Puccini un furgone con a bordo 47 sacchi di scarti tessili fu bloccato dal Nucleo Ambientale della Polizia Municipale per un controllo straordinario. Risultato sprovvisto di documenti si scoprì che gli scarti erano diretti in un qualsiasi cassonetto della raccolta indifferenziata dei dintorni. Anche lì subito scattarono i provvedimento del caso: veicolo e rifiuti sequestrati e una denuncia penale con rischio di arresto da 6 mesi a 2 anni o una multa da 2.600 a 26.000 euro. La cosa fantastica è che lo stesso giorno, nella strada a fianco, in Via Vespucci, un uomo ed una donna cinesi, furono ripresi da delle telecamere, mentre mpegnati ad abbandonare sul marciapiede alcuni scatoloni di cartone all'interno dei quali, sempre gli stessi agenti, rinvennero anche lì scarti di lavorazione, per i quali fu accertata la provenienza da un maglificio, attivo nella zona del Soccorso. Ovviamente quel maglificio risultò completamente sconosciuto agli agenti di riscossione della tassa smaltimento rifiuti.
 
Ovviamente, oggi come allora, ci occupammo di quei casi per estrapolare alcune riflessioni. Anche allora ci dicemo: "..Passerà qualche giorno, e tutti potranno tornare a scaricare allegramente, magari in Via Bonicoli o in Via Bruno Giordano, anziché in via Vespucci. Garantito, non c'è nessun problema. Funziona così e funziona così perchè c'è una politica che da oltre venti anni si disinteressa di dotarsi di forze, strumenti ed una dotazione organica adeguata per dare un taglio netto a questo stato delle cose…" .
Oggi però, nonostante ci abbiamo azzeccato, fino al punto che la cosa accade di nuovo tale e quale nello stesso posto ed in pieno giorno (il fatto in discussione è avvenuto alle 20.00 di ieri), la riflessione è un'altra: anche in questo caso, come in quello di Paperino, parlare di forze e di dotazione organica, appare quasi ridicolo, visto che il particolare legame tra due episodi così diversi, induce a dire che qui sarebbe bastato dire a agli stessi agenti di ripassare negli stessi posti o rifare una capatina nello stesso stabile di Paperino, la settimana successiva, se non qualche giorno dopo.
Forse la nostra visione è semplicistica e non ci dovremmo sbilanciare in considerazioni che non ci competono.
Ci sia però consentito che, in qualità di comuni cittadini, questi fatti ci appaiono come "Robe dall'altro mondo"… ..robe da "PIANETA PRATO"…
 
 

martedì 19 maggio 2015

CALABRIA: Cosenza: furti d'auto e moto e "cavallo di ritorno", 7 arresti

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GRANDE OPERAZIONE DEI CARABINIERI A COSENZA

CONTRO LA MALAVITA

E IL FURTO DI AUTO

MA COMBATTERE L'OMERTA' RESTA IL PRIMO OBBIETTIVO, VISTO CHE E' IL MALE CHE STROZZA LA NOSTRA REGIONE.

 

venerdì 20 marzo 2015

Grandi Opere e malavita: un binomio indissolubile, con il placet della politica. di Francesco Fedi

 FRANCESCO FEDI , PRATO.


---------- Messaggio inoltrato ----------
Da: FRANCESCO FEDI — Data: 20/mar/2015 ore 13:40
Oggetto: "Grandi Opere e malavita: un binomio indissolubile, con il placet della politica" di Francesco Fedi
A: capitan.futuro3000@gmail.com
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"Grandi Opere e malavita: un binomio indissolubile, con il placet della politica" di Francesco Fedi
"la rassegna stampa in questi giorni è sterminata e immaginiamo che tutti avranno letto qualche giornale o sentito qualche TG che non può più tacere il verminaio del sottopasso TAV; se troviamo il tempo faremo un
piccolo archivio delle notizie. Per ora inviamo un articolo che viene dalla Calabria su alcuni fatti secondari della questione TAV; fatti secondari, ma molto eloquenti..."

Questo il commento del Comitato No Tunnel TAV di Firenze, a commento delle notizie che si stanno rincorrendo in questi giorni. Adesso salta fuori che la 'ndrangheta forniva cemento e betoniere ai cantieri della TAV fiorentina.  
«a fine maggio 2011, prima che mi arrestassero, dalla Lombardia mi recai in bus in Calabria. Nel viaggio incontrai un membro della famiglia di Petilia Policastro, un certo Garofalo di Pagliarelle, frazione di Petilia. Gli chiesi come erano messi in Toscana. Lui mi disse che fornivano il cemento e betoniere ai cantieri Tav tramite imprese di Firenze. Mi precisò poi che per il movimento terra c'erano i Casalesi e che si erano associati con noi (inteso come 'ndrangheta)».
Questa le parole di Francesco Oliverio, dal 2005 capo del 'locale' di Belvedere Spinello (Crotone),  in un interrogatorio dell'ottobre 2013, dal quale emergevano anche legami con l'omicidio della collaboratrice di giustizia Lea Garofalo,  strangolata con una corda, rinvenuta solo grazie alle rivelazioni di una altro pentito, Carmine Venturino, dell'ex fidanzato di sua figlia Denise. La donna fu uccisa, bruciata e sepolta in un campo vicino Monza. Era il 24 novembre 2009.
Il verbale, da cui emerge anche l'ombra della 'ndrangheta, accanto a quella della camorra sui lavori della Tav di Firenze, si trova in una informativa agli atti dell'indagine sulle grandi opere, venuta alla ribalta nell'ultima settimana.
Dunque esiste un autentico asse del malaffare, Milano-Firenze-Roma, lungo il quale si annodano intrecci di malavita organizzata, politica e grandi opere.
Niente che ci debba stupire, visto che ce lo diciamo da tempo .
Tornando a quel "un certo Garofalo di Pagliarelle", sembra trattasi di Francesco Garofalo imprenditore nel settore «…dell'autotrasporto di merci per conto terzi, lavori edili e stradali in genere, movimento terra, costruzione di strade ed autostrade…» presente «…nell'elenco degli autotrasportatori impiegati in attività di betonaggio sul cantiere alta velocità di Firenze per conto della Calcestruzzi Valdarno…». Ed in merito al quale le indagini dicono che «il ragazzo di Pagliarelle che abita a Firenze» era stato riferito «telefonicamente dato incarico di consegnare la somma di 100 euro alla moglie Lea e alla figlia Denise in modo che potessero sostenere la spesa per il viaggio da Firenze a Milano, si ritiene che possa essere proprio il citato imprenditore Francesco Garofalo».
Per quanto riguarda gli ambienti fiorentini, che l'argomento Tav/mafia, era già stato messo all'attenzione del Consiglio Comunale, con una mozione dei Consiglieri del Movimento Cinque Stelle in cui si chiedeva la sottoscrizione di un «protocollo di intesa 'anti infiltrazioni criminali' per tutelare dalle mafie i cantieri di tramvia e Tav» ed alla quale era seguita la blanda risposta dell'assessore alle infrastrutture Stefano Giorgetti spiegato che fino ad allora (Settembre 2014) "…alcuni dirigenti hanno solo partecipato in prefettura all'istruttoria di una bozza di protocollo… ».
Un mese più tardi, esplode il caso di ASSOCIAZIONE a delinquere, corruzione, frode in pubbliche forniture,
falso, truffa, traffico organizzato di rifiuti, abuso d'ufficio legato alla TAV Fiorentina dove la procura di Firenze spiega come quest'opera sia un concentrato di illegalità, di scambi di favori, di sottomissione dell'interesse pubblico a quello dei privati costruttori, di totale noncuranza per la sicurezza e per l'ambiente.
 
L'espisodio si andava ad aggiungere all'l'inchiesta del Ros dei Carabinieri e del Corpo Forestale dello Stato,
che l'anno precedente aveva portato all'arresto dell'ex presidente di Italferr Maria Rita Lorenzetti (Pd) e ad
altre cinque persone. 33 persone, tra cui i i vertici di Italferr, Nodavia, Coopsette, Seli (gestiore la maxifresa
Monna Lisa) e dirigenti pubblici, indagati per essersi resi responsabili di forzature volte ad ottenere che l'Autorità di vigilanza sui contratti pubblici, autorizzasse Rfi all'ammissione di tutta una serie di riserve a Nodavia, che si trovava in una condizione di grave crisi di liquidità.
Irregolarità anche nel piano di utilizzo delle terre di scavo altamente contaminate presentato da Nodavia presso la commissione di Valutazione di impatto ambientale del Ministero, agevolato da esponenti Pd, in cambio di appoggi per promozioni e candidature.
 
Le intercettazioni di questa inchiesta ci chiariscono le idee anche su argomenti molto in voga anche sul versante pratese, dove sembra esplosa la "moda del buco": è certo che, come già in passato dell'omologa nuova stazione TAV a Bologna e dove si sono avuti interi abitati evacuati per rischio crollo,  gli scavi per la stazione avevano lesionato la scuola media Rosai, con l'aggiunta di centinaia di tonnellate di fanghi
sversati abusivamente, e con tanto che Nodavia si facesse rimborsare da Rfi  lo smaltimento dei rifiuti, assai più di quanto pagava agli autotrasportatori. Poi c'è la questione per cui la fresa Monna Lisa era dotata di guarnizioni scadenti con rischio di sversamento di grandi quantità di oli idraulici e lubrificanti altamente e molto altri visi e disfunzioni per cui c'era chi pensava di risolvere tutto inducendo dei consulenti a falsare i propri responsi.
 
Da subito erano emerse responsabilità in capo ad Ettore Incalza, insieme a capicantiere, dirigenti di Rfi e autotrasportatori e 7 società, tra le quali,  assieme a Nodavia, Coopsette, Seli, Italferr, Htr, Hydra e  tanto per tornare alle questioni pratesi, era spuntato anche il nome di Varvarito, un'azienda che si interessa di riciclaggio di inerti e che da qualche anno tiene banco nella discussione politica per una controversa vicenda legata alla ricollocazione del suo impianto all'interno del territorio comunale.
 
…e detto questo è proprio il caso di fermarsi qui… …visto che sono molti quelli che dalle nostre parti, potrebbero non gradire che ci mettessimo ad unire i puntini e vedere un po' cosa viene fuori… 

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UN COMMENTO, IERI SERA GUARDAVO IL FILM QUALUNQUEMENTE DI ANTONIO ALBANESE....... SIETE SICURI CHE NON SIA L'AMARA REALTA' INVECE DI UN FILM COMICO ???? (Andreotti Roberto).


giovedì 19 febbraio 2015

PRATO: “Sicurezza e Legalità : NON C’E’ PIU’ FUFFA PER GATTI!” di Francesco Fedi

---------- Messaggio inoltrato ----------
Da: "francesco fedi" Data: 19/feb/2015 17:05
Oggetto: I: "Sicurezza e Legalità : NON C'E' PIU' FUFFA PER GATTI!" di Francesco Fedi
A: "capitan.futuro3000@gmail.com" 
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Il Giovedì 19 Febbraio 2015 16:55


"Sicurezza e Legalità : NON C'E' PIU' FUFFA PER GATTI!" di Francesco Fedi
 
Chissà se quella di Antonio Longo, Giovane Consigliere Comunale eletto in Lista Cenni e con un uguale passato in UDC, si rivelerà una mossa azzeccata..
 
 
Banalmente, nel clima di Nazzareni e Larghe intese che da un paio d'anni contraddistingue questo particolare momento storico-politico, la veloce lettura di questa notizia : 
 
Come dire il contrario? Chi potrebbe contrabattere lanciando slogano del tipo: " Più divisioni per meno sicurezza, contro i cittadini?"…
 
Sembra chiaro, no?!...
 
MA la mia esperienza mi porta ad essere guardingo e ho l'abitudine a rompere decisamente il CAxxO. Questo sempre e comunque, quindi anche in questo caso.
 
Dico allora che mi sembra che nei vari discorsi, manchi proprio il carico DA 90 e visto che ci siamo, che anche il Sindaco Biffoni sembra aver rotto il tabu' dell'argomento "sicurezza", un tabu' che per la sinistra è come l'educazione sessuale in famiglia, allora andiamo anche oltre e parliamo un po' di legalità…
 
Vi passo allora un virgolettato: «…La criminalità organizzata cinese da tempo è presente sul nostro territorio nazionale e si occupa di diversi ambiti: traffico di esseri umani, contraffazione, prostituzione, gioco 'azzardo,
estorsioni e droga. Operava principalmente all'interno del proprio gruppo etnico, tranne che per la contraffazione di marchi e prodotti tessili… ».
 
Sapete di chi sono queste parole. Tenetevi forte, perché l'autore è l'ex-procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso, oggi Presidente del Santo della Repubblica. Seconda carica dello Stato, da un paio d'anni a questa parte….
 
Per cinque anni, l'ex- Sindaco Cenni ci ha messo davanti al muso il dato di 40-45.000 cittadini di nazionalità cinese stabilmente residenti sul territorio del Comune di Prato. Tra questi, la più grande comunità cinese d'Europa, non sono pochi i clandestini.
 
Una grande comunità e tre organizzazioni malavitose: è la cosiddetta "TRIADE", quella che rapporti della Direzione Investigativa Antimafia (DIA) e del Servizio Centrale di Investigazione sulla Criminalità Organizzata (SCICO), considerano la "quinta mafia" presente in Italia. Per importanza e attività, la prima mafia straniera operante in Italia. Più importante della mafia russa o albanese, anch'esse presenti in Italia.
 
Arrivata in Italia per gestire l'immigrazione clandestina e le estorsioni all'interno della propria comunità, la "TRIADE" ha organizzato e gestito la colonizzazione di intere parti delle città, attraverso con apertura di esercizi commerciali ed imprese produttive, che si spesso reggono, in tutto o in parte, o si sono rette in passato, sullo sfruttamento di propri connazionali.
 
In un dossier predisposto dal CNEL, presentato a Roma nel 2011, dal titolo "La criminalità organizzata cinese in Italia. Caratteristiche e linee evolutive", si legge che sempre più spesso i cittadini cinesi partono in aereo da Hong Kong per approdare direttamente turistico negli aeroporti internazionali di Malpensa e Fiumicino, per poi dileguarsi nel nulla. A questi l'organizzazione fornisce un supporto che va dall'erogazione di contanti per l'acquisto di attività (spesso si comprano attività avviate) o la loro ristrutturazione (acquisto di mobilia, lavori edili, forniture varie), fino ad arrivare alla scelta dalla famiglia incaricata a provvederne alla gestione. Tutto con l'obbligo di restituire, a tassi usurai, sia i soldi prestati, che la fornitura dei beni da vendere.
 
Il "Caso-PRATO" o il "Sistema-PRATO", non si spiega senza l'elemento MAFIA e la presenza della mafia cinese sul nostro territorio non si spiga senza contatti con le mafie nostrane.
 
Allora è giusto ricordare il quadro tracciato sulla città di Prato è inquietante dalla relazione delle Fondazione Caponnetto sulla Mafia a Prato e in Toscana (anno2013): Prato è al primo posto in Toscana e al 7° a livello nazionale,
(15.096 reati denunciati-6.044 ogni 100.000 abitanti) nella classifica stilata da Il Sole 24 Ore in collaborazione con l'Associazione nazionale funzionari di Polizia, nel 2011.
 
In particolare, circa sessanta operazioni di polizia o fatti gravi che si sono verificati dal 1993 ad oggi, con l'individuazione dell'attività di 21 diversi gruppi criminali mafiosi, tra clan camorristici, mafia siciliana e 'ndrangheta.
La vera particolarità di Prato sta però nei legami che si sono venuti a creare con la mafia cinese dei gruppi di gang, triadi e nuova criminalità economica.

Tutti intrecci sviluppatisi e consolidatisi negli ultimi 20 anni, mentre una politica obbligata alla cecità ed alla sordità continuava a ripetere la filastrocca de "I cinesi sono una risorsa".
 
I cinesi non sono solo e semplicemente "una risorsa", ma, almeno a qualcuno o più d'uno,  fanno proprio comodo.
Fanno comodo e fanno comodo proprio così. Umiliati e sfruttati. Lasciati a sé stessi, nell'illegalità più totale.
 
Ogni giorno sentiamo parlare dell'Isola di Lampedusa e dello sbarco di clandestini provenienti dall'Africa o dal Vicino Oriente.
 
Di Prato non si parla mai o quasi, come se i nostri problemi fossero di rango inferiore a Lampedusa. La differenza è che Lampedusa è un punto di attracco, un scalo da dove ripartire; Prato è un luogo di approdo. A Prato, non ci si arriva con i barconi, ma con altri mezzi, attraverso dei passaggi ben più sicuri e garantiti e si deve arrivare in sicurezza, senza farsi un graffio, perché l'affare non è fare la cresta sul viaggio, ma lo sfruttamento che avviene qui. Nelle fabbriche-dormitorio.
 
Tutti fatti più che noti agli addetti, come nel caso del già nominato Pietro Grasso: LA SECONDA CARICA DELLO STATO!!!..
 
Fati noti anche da tempo: nell'anno 2000, con l'operazione "Ramo d'Oriente", la Dia di Firenze aveva individuato un gruppo criminale cinese dedito alla gestione dell'immigrazione clandestina, allo sfruttamento della prostituzione ed alla perpetrazione di estorsioni, reati tutti commessi in danno di connazionali.
Siamo poi nel Marzo 2002 quando, con l'operazione "Loto bianco", sempre la stessa la Dia di Firenze e la Squadra Mobile di Prato, a seguito dell'omicidio di un cittadino cinese avvenuto a Prato, individuano un'organizzazione di tipo mafioso cinese, operante a livello internazionale, dedita al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina di cittadini della
medesima etnia, ai sequestri di persona a scopo di estorsione e ad altri reati minori.
 
Segni evidenti di contatti fra organizzazioni malavitose cinesi ed italiane, sono più che mai evidenti da quando, nell'Aprile 2005, nei pressi dell''aeroporto palermitano di Punta Raisi, vengono fermati due capi della mafia cinese in Italia, Ruan Yumu e Zhou Jie Shang, ricercati dalle Procure di Napoli e Prato, in quanto accusati di associazione mafiosa e di estorsione ai danni di loro connazionali.
 
Ci sono poi i rapporti con la politica, come emerse nel caso di "Permessopoli" e di Mr. Dong, uno scandalo riguardante l'accelerazione di pratiche per l'ottenimento di permessi di soggiorno o per evitare i controlli nelle ditte. «Permessopoli» è stata chiamata l'inchiesta dall'ex-Procuratore Piero Tony ed esplosa nel marzo 2010: otto persone arrestate, di cui due cinesi, quattro poliziotti in servizio alla questura di Prato e due carabinieri del Nas. Una trentina le persone iscritte sul registro degli indagati con accuse varie che vanno dalla corruzione, all'abuso di ufficio, dal favoreggiamento alla rivelazione del segreto d'ufficio. Qui gli atti di conclusione delle indagini ha messo in luce rapporti consolidati con alcuni amministratori ed esponenti politici del Pd come l'ex assessore e consigliere del presidente della Provincia Gestri e Giancarlo Maffei
Attività di pedinamento e di intercettazione telefonica, aveva evidenziato come per un paio di anni il ristorante Hong Kong in via Fabio Filzi, si fosse trasformato in un ufficio dove si sbrigavano certe pratiche.
Ad occuparsene era il Sig. Bangyun Dong, appunto Mr. Dong, un che si interessava tanto dall'evitare la fila per l'ottenimento del permesso di soggiorno ad evitare un controllo di troppo…
Mr. Dong, è un cittadino cinese, pregiudicato, già coinvolto in casi di favoreggiamento, ma che al contempo è un benestante, con un permesso di soggiorno per lavoro subordinato ma in realtà è titolare del ristorante e della ditta di abbigliamento Chez Tricot. Uno che manovra una gran quantità di denaro temuto e ossequiato, con contatti  istituzionali sia in patria ,che a Prato,  «in grado di aiutare chiunque, anche contra legem, a risolvere problemi» come descritto nel  rapporto che finisce ai magistrati Eligio Paolini e Laura Canovai, e dove si dice che Dong. ha ha organizzato, gestito, coinvolto, sfruttato, abusato delle persone con cariche istituzionali venute a contatto con lui.
I Poliziotti corrotti lo salvano quando viene fermato in auto se infrange il codice stradale o se viene trovato in una bisca clandestina. Dong è potente e viene chiamato anche per sistemare le cose in casi di minacce o estorsioni. (leggi: http://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/cronaca/2010/1-novembre-2010/chinatown-aiutini-dell-ex-assessore--1804072117519.shtml)
Alle volte infatti le spinte competitive sfociano in situazioni di forte conflittualità, con episodi di scontro legati alla volontà di esercitare un controllo monopolistico su certe attività.
 
Come riferito da un testimone di giustizia in un processo tenutosi a Napoli nel 2006: "in Italia non c'è un'unica organizzazione criminale cinese. Ci sono gruppi dislocati sul territorio nazionale. Ogni gruppo ha un capo. I capi tra di loro si conoscono, perché sono amici per cui capita anche che si incontrino fra di loro o perché si è creato un contrasto tra i singoli gruppi e occorre, quindi, trovare una soluzione o perché si deve realizzare una qualche azione illecita che un singolo gruppo da solo non è in grado di sostenere, per cui chiede supporto ad altri …".
 
Nello stesso anno (2010) Nel 2010, l 'Operazione CIAN LIU, ovvero "FIUME DI DENARO", eseguita della Guardia di Finanza in collaborazione con la DIA , portò all'emersione di una somma di 2,7 miliardi di euro riciclati negli ultimi quattro anni. Vi furono arresti per associazione mafiosa (cinesi ed italiani), sequestri per 73 aziende, 181 immobili e 166 auto di lusso, attraverso otto le regioni (Toscana, Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia Romagna, Lazio, Campania, Sicilia).
 
Nel 2006 l 'organizzazione cinese aveva acquistato una partecipazione di una società di "money transfert" (con sede legale a Bologna ed agenzie in tutto il Paese), mentre in Italia, allora secondo paese al mondo, dopo gli Stati Uniti, per il trasferimento di denaro attraverso i "money transfert", si verificava un aumento dei movimenti verso la Cina , con gli 83 milioni di euro del 2005, a 1.800 milioni di euro nel 2010: più di venti volte tanto in soli cinque anni!
 
L'asse portante di tutta l'organizzazione risultò essere collocato tra Firenze e Prato, dove attraverso le filiali di Prato, Sesto Fiorentino, Empoli, e poi anche Milano, Roma, Napoli, venivano riciclati soldi frutto delle attività illegali svolte dalle numerosissime imprese cinesi disseminate nelle province di Firenze e Prato; proprio qui si erano verificati anche molteplici gli episodi di sangue, come quello di un imprenditore di origine
cinese ucciso con un colpo testa da due killer a volto coperto, o quello di altre due vittime cadute sotto i colpi di machete, in una tavola calda di via Strozzi.
 
Tutto questo oltre a molteplici casi di aggressioni, attorno alle quali la comunità aveva eretto un muro di omertà assoluta. Il magistrato che coordinatore dell'inchiesta, Pietro Sucan sintetizzò così: "…un fiume di denaro fra Italia e Cina e un fiume di clandestini dalla Cina all'Italia, in una palude di convivenze, omissioni e interessi illeciti,non solo di cinesi, ma anche con la complicità interessata di diversi italiani…".
 
Il tutto partì dall'identificazione di un cittadino cinese che aveva contatti con una società finanziaria-fiducuaria
con sede centrale e legale a San Marino e sportelli a Forlì, Bologna e Milano, oltre che in Europa (Lugano, Montecarlo, Lussemburgo e Londra) da parte della Guardia di Finanza; attraverso questa società, i fondi raccolti dai connazionali nella zona di Sesto Fiorentino, venivano inviati in Cina, attraverso la società a San Marino, deve venivano trasportati in auto (.. al cinese veniva riconosciuto un compenso di 40 euro ogni 10mila con tanto che questi arrivava a trasportare anche fino a 200mila euro in contanti…).
 
Un fatto che la  Onlus Casa della Legalità e della Giustizia commenta: "…Ecco che quindi appare di evidenza assoluta l'estremo potere economico della mafia cinese su ampia parte del territorio italiano, una realtà che le ipocrisie nostrane si ostinano a non voler vedere ed affrontare, mentre divora il tessuto commerciale, annienta il settore tessile "legale", con schiere di schivi (anche minorenni) sfruttati in capannoni senza possibilità di fuga. Una mafia chiusa, impenetrabile, capace di gestire un flusso costante di immigrazione clandestina di esseri umani destinati ai laboratori ma anche allo sfruttamento della prostituzione..". , (leggi: http://www.casadellalegalita.info/archiviostorico/2010/8704-1000-agenti-per-loperazione-qcian-liuq-contro-la-mafia-cinese.html).
 
Forse potrei anche continuare, ma credo che il quadro sia già sufficientemente chiaro. Un quadro per il quale, giustamente, c'è chi dice che  : "…le ipocrisie nostrane si ostinano a non voler vedere ed affrontare…" .
Allora, ci può anche star bene che a Prato nasca un "Nazareno pratese" sulla sicurezza… Bene se arrivano quindici agenti di Polizia Municipale in più o se in Piazza Mercatale si installa la Giostra "scaccia-mignotte"…
 
Forse sono tutte cose che, come si dice, se non fanno bene, male non fanno…
 
Il problema è che c'è ben altro da risolvere se lo si vuole fare…
 
C'è da rompere i tabù e PARLARE APERTAMENTE DI MAFIA!...
 
Diversamente è la solita fuffa… Diversamente, viene da dire che NON C'E' PIU' FUFFA PER GATTI!"