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BORGO A MOZZANO - Piano di Gioviano, SP2 Lodovica.

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lunedì 28 dicembre 2015

DOMODOSSOLA, LA SUA STORIA MILLENARIA.... by Andreotti Roberto.

 

IL NOME:
Domodossola non fu sempre designata con questo nome. Per primo la cita Tolomeo, geografo greco del II secolo d.C., che la assegna per capitale dei Leponzi, con due forme: Oscela e Oscella; riappare cinque secoli piu' tardi con l'Anonimo Ravennate e' Oxilla. Intorno al Mille e' Oprile (in loco et in fundo Oxile).
LEGGI TUTTO QUI:
http://www.borgodellacultura.it/nome-domodossola.html

LA STORIA:
L'Ossola è frequentata dall'uomo fin da epoca preistorica (ne è riprova la recente scoperta dell'accampamento mesolitico di cacciatori stagionali a Cianciavero, nel parco naturale di Alpe Veglia), ma è difficile stabilire da dove siano venuti i primi abitanti. Nella seconda metà del priamo millennio a.C. sono presenti i Leponzi, un popolo di stirpe ligure, influenzato dalla cultura celtica, ed a loro si fa risalire l'origine di Domodossola come centro abitato.
I n epoca romana, quando divenne provincia dell'Ossola Superiore, chiamata Oscela Lepontiorum, poiché ivi risiedeva il procuratore dell'imperatore Augusto "pro tempore" e a causa di un insediamento militare. La lingua della provincia in origine era Celtica, ma proprio per l'influenza romana subì una trasformazione divenendo sempre più simile alla lingua latina; questo fenomeno favorì l'apprendimento di nuove usanze e, soprattutto, causò svariati cambiamenti nell'ambito religioso.
In seguito al declino dell'impero, subì diverse invasioni da parte delle popolazioni Unne, Gote e Longobarde. A questi succedettero i Franchi di Carlo Magno, chiamati per arrestare la discesa longobarda in Italia. Estintosi, però, il regno Carolingio, con la morte di Carlo il Grosso nel 888, vi furono diversi pretendenti al trono, i quali volevano creare un regno italico indipendente dalla Francia; questi ultimi furono ostacolati dal re di Germania Ottone I, che scese in Italia facendosi incoronare imperatore dei romani.
Nel XIV secolo saliva al vescovato di Novara Uguccione dei Borromei, il quale, sotto espressa richiesta della popolazione domese, fece erigere, a scopo difensivo, le mura attorno alla città di Domodossola.
Nonostante il successivo rifiuto del conte-vescovo alla continuazione dei lavori e la successiva rappresaglia da parte dei borghigiani la costruzione fu portata a termine.
Con la fine dell'episcopato di Uguccione si aprì un periodo di consultazione di signorie e comuni. Succedette al vescovato Giovanni Visconti e in seguito Guglielmo Amitano.
Durante la dittatura di Galeazzo Visconti, Domodossola divenne centro della fazione guelfa partigiana del papa, e nemica della ghibellina Vigogna, la quale era favorita dal duca di Milano. Nel periodo che seguì la morte di Galeazzo Visconti, mentre il vescovo di Novara tentava di riportare l'ordine, gli svizzeri trovarono l'occasione per invadere l'Ossola: nacque così la "Lega Svizzera di XII cantoni". Ciò portò alla nascita di trattative segrete, volte a restaurare il dominio dei Visconti a Domodossola; impresa andò a buon fine, ma portò ad una nuova invasione svizzera, la quale non riuscì. Fu allora che gli Ossolani si affidarono al conte Savoia Amedeo VIII. Per la terza volta però, Domodossola e l'Ossola superiore dovettero riconoscere la supremazia degli svizzeri, che portarono a termine una nuova invasione.
Dopo due secoli di dominazione spagnola, dal 1713 al 1743, cioè dal trattato di Utrecht a quello di Worms, Domodossola rimase sotto la dominazione austriaca; durante l'appartenenza alla repubblica Cisalpina ( 1797) la città cominciò a crescere economicamente grazie all'apertura della nuova strada napoleonica del Sempione. L'evolversi della situazione politica ed economica del XIX e XX secolo portò ad un ulteriore sviluppo commerciale tramite l'ampliamento e la creazione di nuove linee ferroviarie.
Nel settembre – ottobre 1944, Domodossola, durante l'azione di resistenza partigiana in Ossola, sperimentò una forma di autogoverno, divenendo sede della breve Repubblica dell'Ossola.

LA REPUBBLICA DELL'OSSOLA:
La mattina del 10 settembre 1944 i partigiani della 'Valtoce' e della 'Valdossola' entrano in Domodossola, evacuata da tedeschi e da fascisti, e sono accolti con entusiasmo dalla popolazione. Il maggiore Superti, in accordo con gli altri comandanti, ordina la costituzione di una Giunta Provvisoria di Governo, che si insedia il giorno successivo. Il 12 settembre la Delegazione del CLNAI di Lugano ratifica la nomina della Giunta, che ha eletto Ettore Tibaldi come suo presidente. La zona liberata attorno a Domodossola è un triangolo per due lati delimitato dalla frontiera svizzera e comprende le vallate dell'Ossola, la Val Cannobina, l'entroterra verbanese ed una fascia rivierasca del Lago Maggiore, da Ghiffa a Cannerò, in tutto una cinquantina di comuni con circa 70.000 abitanti. Dispone di una buona struttura industriale lungo l'asse della Toce ed è percorsa dalla strada e dalla ferrovia del Sempione per le comunicazioni internazionali, nonché dalla ferrovia 'Vigezzina' per il collegamento con Locamo ed il canton Ticino. Con gli alleati si era discusso dell'area come possibile base di operazioni alle spalle dei nazifascisti, senza concludere nulla. La liberazione è avvenuta dopo una serie di azioni militari non preordinate, condotte dalle varie formazioni nel corso dell'estate. Nel breve periodo della sua esistenza, la Giunta Provvisoria di Governo assicura lo svolgersi democratico della vita civile ed amministrativa, nonostante pesanti condizionamenti, causati soprattutto dalla scarsità di risorse e dalla costante preoccupazione per la situazione militare. A metà ottobre un'offensiva congiunta di truppe tedesche e di fascisti provoca la caduta della 'repubblica' partigiana, che è durata quaranta giorni: le avanguardie nemiche entrano in Domodossola nel tardo pomeriggio del giorno 14. 1 componenti della Giunta, la maggioranza delle forze partigiane ed un buon numero di civili varcano la frontiera e vivono in svizzera, fino all'aprile dell'anno successivo, l'esperienza dei campi di internamento per i rifugiati.