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BORGO A MOZZANO - Piano di Gioviano, SP2 Lodovica.

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mercoledì 4 aprile 2018

IRPINIA 21 COMUNI AL VOTO per le ELEZIONI COMUNALI 2018 compreso il capoluogo AVELLINO. Elenco e dati.


Le Elezioni Comunali 2018 si terranno il 10 giugno in 21 comuni della Provincia di Avellino.
L'unico dove potrà esserci il ballottaggio previsto per il 24 giugno, è il Capoluogo che supera i 15mila abitanti. Gli irpini chiamati alle urne saranno 101.949, di cui poco meno di 47mila sono in città.
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Il più grande AVELLINO con 54.222 abitanti e circa 47.000 aventi diritto.
Il più piccolo CAIRANO con soli 348 abitanti.....
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ARTICOLI DI APPROFONDIMENTO:

Amministrative, “Si Può” chiama a raccolta la sinistra e non solo. Arace: “non abbiamo la presunzione dell’autosufficienza, ma mai con questo Pd”
  • Amministrative, i Cinque Stelle puntano su Ciampi tra i malumori del meet up

  • Amministrative, il centrodestra dice no alla grande coalizione: mai con i protagonisti del fallimento

  • Amministrative, Forza Italia si affida a Foglia per costruire le liste

  • Amministrative, Anzalone: "In discontinuità con chi ha ridotto la città in questo stato"

  • lunedì 26 febbraio 2018

    Piccoli Comuni: Mallegni (FI) replica a Marcucci (PD), ha capito fischi per fiaschi. E gli spedisce il suo libro. GUARDA IL VIDEO MESSAGGIO INVIATO AL SENATORE


    Piccoli Comuni: Mallegni (FI) replica a Marcucci (PD), ha capito fischi per fiaschi. E gli spedisce il suo libro. GUARDA IL VIDEO MESSAGGIO INVIATO AL SENATORE

    by CAPITAN FUTURO BLOG
               
    Fischi per fiaschi. Il candidato al Senato, Massimo Mallegni, Forza Italia replica ad Andrea Marcucci, Partito Democratico, presidente della commissione cultura uscente e candidato al Senato nello stesso collegio.
    Mallegni è stato sindaco di Pietrasanta per tre mandati. Incarico che invece non ha mai ricoperto Il candidato del Pd. "La mia analisi e la mia proposta parte da un'esperienza diretta e di lungo corso all'interno della pubblica amministrazione. Solo chi ne è stato parte dell'ingranaggio può comprendere.
    E capisco perché lui non l'abbia colta al volo. Il Senatore Marcucci ha capito fischi per fiaschi. Non ho mai affermato che i comuni sotto i 50mila abitanti siano inutili, ho anzi detto esattamente il contrario ovvero che per migliorare la loro sostenibilità nell'erogazione di servizi ai cittadini, visti i tagli ed i prelievi imposti dal governo Renzi nel 2013, dovrebbero associare alcune funzioni strategiche anche in un'ottica di razionalizzazione dei costi e delle risorse.
    Penso che sia inutile avere 5 comandanti della Polizia Municipale, 5 Segretari Generali, 5 figure di tutto quando ne basterebbe soltanto una a coordinamento nei territorio omogenei.
    Penso che sia inutile sprecare risorse della comunità per moltiplicare servizi ed uffici che spesso non hanno il personale adeguato, a volte anche formato, per eseguire per esempio un appalto di messa in sicurezza. Ho detto esattamente il contrario: che i comuni sono l'elemento di coesione delle comunità, gli interlocutori diretti dei cittadini e l'unico punto di contatto con la politica.
    Invierò personalmente al Senatore Marcucci il libricino, appena 90 pagine e di facile lettura, che ho redatto dove spiego il mio punto di vista così che anche lui potrà comprendere come funziona un comune ed in generale gli enti comunali". 

    Riguardo ai sindaci, Mallegni è tra i più apprezzati d’Italia, sei punti sopra la media nazionale. Difatti a Pietrasanta la fiducia economica è superiore alla media.
    La rivelazione di Tecnè.
    Massimo Mallegni tra i sindaci più apprezzati d’Italia. Lo ha rilevato il sondaggio di Tecnè, comissato dall’amministrazione comunale uscente di Pietrasanta. Il tre volte sindaco di Pietrasanta, in corsa per il Senato della Repubblica per il centro destra nel collegio uninominale Toscana 5 (Massa Carrara e Lucca) e al proporzionale nel collegio Toscana 1 (Massa Carrara, Lucca, Pistoia, Prato e Firenze) ha un gradimento, da parte dei suoi concittadini, di 6 punti superiore rispetto alla media nazionale (52% contro 46%), addirittura di 9 tra gli elettori del centro destra. La fiducia risposta in Mallegni è anche superiore a quella riposta nel presidente del consiglio (46%) e nel presidente della regione (42%). Secondo la primaria società demoscopica che svolge ricerche e sondaggi anche per i più importanti network nazionali e le più importanti aziende nazionali ed internazionali i cittadini hanno valutato in maniera più che positiva l’esperienza amministrativa che ha ottenuto il 61% dei consensi tanto da prospettare, se si andasse alle elezioni comunali oggi (ci saranno a giugno) una vittoria netta del centro destra a trazione Forza Italia. Il sondaggio ha rilevato un altro aspetto frutto del buon governo della sua ultima amministrazione: la fiducia economica personale registra infatti un valore di 6 punti superiore rispetto al dato nazionale.


    Andrea Berti
    Ufficio Stampa

     
       
     

    martedì 17 ottobre 2017

    STAZZEMA, FRANCESCO SPERONI (LEGA NORD): Il DDL per i piccoli comuni è legge, approfittiamone.


     
    Il DDL per i piccoli comuni è legge: approfittiamone.

    STAZZEMA - Lo scorso settembre il senato - anche con i voti della Lega Nord - ha approvato in via definitiva il DDL 2541 inerente il sostegno e la valorizzazione dei piccoli comuni.
    La legge riguarda tutti quei comuni con una popolazione inferiore ai 5.000 abitanti, come appunto il Comune di Stazzema. 

    È previsto uno stanziamento complessivo di 100 milioni di euro. Ci sono 10 milioni di euro disponibili per quel che rimane del 2017 e poi 15 milioni all'anno dal 2018 al 2023.
    Non è uno stanziamento elevato, considerando che in tutta Italia i comuni con meno di 5.000 abitanti sono ben 5.591, rappresentano quasi il 70% dei comuni italiani, occupano il 54% del territorio nazionale e ci vivono complessivamente 11 milioni di persone.
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    Ad ogni modo per Stazzema potrebbe essere una buona occasione, specie dopo la disastrosa e sciagurata politica messa in atto sulle concessioni cimiteriali che ha visto il Comune soccombere reiteratamente in sede giudiziaria.
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    Queste risorse possono essere spese per la conservazione paesaggistica degli antichi borghi montani, per la messa in sicurezza delle criticità idrogeologiche o anche, ad esempio, per portare quei servizi che le compagnie telefoniche non hanno interesse a fare, come i cablaggi per la fibra e la connessione internet ultraveloce.
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    Importante per noi promuovere un miglior servizio di trasporto pubblico che vada verso le esigenze dei cittadini, soprattutto i meno giovani, ed una messa in rete dei valori culturali del comune di Stazzema, cioè la capacità per i nostri tesori paesaggistici, architettonici, storici e naturali di poter essere condivisi e conosciuti nell'ambito dei beni culturali della nostra regione e del nostro Paese.
    ‎
    Insomma, un'occasione da non perdere.
    La Lega Nord auspica che il sindaco Verona si decida a lasciar riposare i morti in santa pace e si occupi finalmente dei vivi.

    Francesco Speroni 
    Lega Nord - Seravezza 

     


    mercoledì 10 febbraio 2016

    PROVINCE .............ABOLITE.

    LE PROVINCE.........


    Basta chiacchiere.  BLA....BLA....BLA....BLA....BLA....BLA....BLA....
    Le scuse del governo e di UPI sui dipendenti delle province da ricollocare. Certo un'incombenza simile risulta molto gravosa.
    Sembra che ci siano persone inadatte a posti inadatti, le scuse ormai non reggono più. L’obiettivo primario era quello di tagliare il costo del personale, qualcuno si è chiesto, dove è stato il taglio? La risposta certa e senza ombra di dubbio è: -I servizi-. Il dimezzamento delle risorse da parte dello Stato ha provocato conseguenze a catena sull’efficacia dei servizi e l’impasse sulla distribuzione delle funzioni. L’argomento semplice è stato reso un po’ tecnico, sono state create scappatoie per non fare niente: i nuovi Enti sopravvissuti alle vecchie Province mantengono alcune funzioni dette fondamentali; hanno in carico 5.100 edifici scolastici per due milioni e mezzo di studenti, si occupano della manutenzione di circa 130mila km di strade («pari a tre volte il giro della terra passando per l’Equatore», calcola Riva Vercellotti), gestiscono la tutela ambientale e, ultimo regalo del governo, adesso devono anche garantire assistenza ai comuni, si ma facciamola.
    Nell'attesa avanza il dissesto idrogeologico ma, guai a voler fare gestione.
     Girando per alcune località, dopo una giornata di pioggerella ecco come si presentano le strade gestite dalla provincia.



    Nessuno ha ancora detto che spazzano con le granate di saggina i giardini pubblici, cioè sembra che senza l'esistenza delle province il mondo del lavoro e dei servizi è destinato a collassare. Mi verrebbe da dire "Disagi creati ad arte". Altre funzioni – dalla ormai famosa caccia e pesca all’agricoltura – sulla carta dovevano essere ridistribuite tra gli altri enti: ma, spesso, sono state tenute per un po’ a bagnomaria ( possono sempre far comodo come scappatoia ), per poi tornare da dove erano venute. Cioè le Province?, Scusate, gli Enti di area vasta.

    Le funzioni portano con sé chi di quello si è sempre occupato: chi, per esempio, ha visto assegnare la propria competenza alla Regione lì si è dovuto trasferire: in questo caso sono un po’ meno di seimila. Oltre cinquemila hanno continuato a svolgere il proprio lavoro nei discussi Centri per l’impiego, mentre quasi tremila hanno maturato i requisiti per la pensione. Dal ministero della Pubblica amministrazione assicurano che l’iter di ricollocamento procede come previsto: entro l’anno sapranno qual è la nuova destinazione anche i quasi duemila ancora in esubero (la Funzione pubblica ha creato un sito per incrociare domanda e offerta). Vista da Upi, la riforma Delrio va nella direzione giusta? Nei fatti sconta troppi ritardi e tagli massicci erano previsti a partire dalla Legge di stabilità 2015. Regioni che hanno adottato all’ultimo minuto le leggi necessarie per stabilire chi deve fare cosa.  «Il problema è che noi dobbiamo comunque provvedere a garantire dei servizi: ma dobbiamo farlo con meno uomini e risorse e, paradossalmente, con più funzioni».””””MA MI FACCIA IL PIACERE””” Con quel «paradossalmente», Riva Vercellotti intende sottolineare quel che più spesso sta avvenendo: le Province aspettano ancora i rimborsi regionali degli investimenti fatti per far fronte a funzioni a loro riassegnate dalle Regioni, con soldi giocoforza sottratti ad altri usi. E così, le scuole restano al freddo e le strade rischiano di rimanere coperte di neve, intanto per la mancata pulizia delle cunette, le strade oggi sono coperte da acqua.



    MA LE PROVINCE NON DOVEVANO SPARIRE DALLA FACCIA DELLA TERRA?
    Ovvero, esistono se devono partecipare a riscossioni............ non esistono se devono contribuire ai servizi. Eppure sembrerebbe facile come l'uovo di colombo; si sa a volte le cose facili è più facile renderle difficili.
    Le strade (uno dei servizi) di arteria principale potrebbero passare alle regioni con alcuni dipendenti, le strade minori o di intersecazione potrebbero passare ai comuni con altri dipendenti ecco il gioco fatto. Ma sarebbe fin troppo semplice e la semplicità non può essere adottata in un paese di estrosi come l'Italia.
    Sia le regioni sia i comuni, sono carenti di personale per poter mantenere e non sempre i servizi essenziali, i comuni e regioni potrebbero ottenere una boccata di ossigeno con trasferimento di personale da enti inesistenti, garantendo un'efficienza da manuale. E' vero alcuni “manager” occupanti di poltrone di prestigio non saprebbero dove sedersi, in questo caso vengono riconvertiti in occupazioni minori. Ma pensano alla fusione di piccoli comuni, le province non si toccano.
    Che l'Italia è in recessione è stato loro detto? Ai tanti operai di aziende private che sono state delocalizzate, e sono restati senza stipendio, non hanno avuto la stessa opportunità, in caso di rifiuto possono licenziarsi ce ne faremo una ragione.
    Un nodo ancora da risolvere è quello dei 550 Centri per l’impiego, oggetto del contendere tra enti diversi. Il personale resta al momento in Provincia, con stipendio pagato da un fondo creato appositamente da Regioni e Ministero del lavoro, fino a quando non arriverà l’ok definitivo alla riforma costituzionale, che prevede il passaggio delle politiche occupazionali dalle Regioni allo Stato. Nel frattempo, solo la Toscana ha già creato una sua Agenzia per il lavoro. E' stato calcolato che ogni dipendente dei Centri per l’impiego ha 500 persone da gestire in cerca di lavoro, (come no?), cosa c'è da gestire?.Quale lavoro?. Sempre e comunque invece di togliere i CARROZZONI ci risulta che se ne creano di nuovi. 

    Basta chiacchiere BLA....BLA....BLA....BLA....




    martedì 2 febbraio 2016

    SAN MARCELLO - PITEGLIO................................. COMUNE UNICO?...........ANCHE NO!

     

    FUSIONE DEI COMUNI

    SAN MARCELLO-PITEGLIO
    DECIDONO I CITTADINI!


    Partiamo dal principio l’ipotesi fusione dei comuni dovrebbe partire per aprire il dibattito sul territorio all’inizio del percorso e non alla fine per permettere un doveroso processo partecipativo ed alimentare il conseguente dibattito che avrebbe sicuramente concorso alla definizione di un vero progetto finale, ovvero portando al dibattito la vera fusione dei comuni montani e cioè, il comune unico della MONTAGNA, Abetone-Cutigliano-San Marcello Pistoiese-Piteglio.
    Ma l’apertura di un processo partecipativo avrebbe richiesto un dibattito a quattro, mentre le due amministrazioni comunali in concertazione con la regione ancora una volta hanno palesemente dimostrato ed hanno già deciso: la “fusione” si fa.
    Fusione a due Abetone – Cutigliano anche se il desiderio dei cittadini al referendum consultivo hanno manifestato la contrarietà ad unirsi.
    Ciò che era importante per l'intero percorso era una partecipazione informata e consapevole dei cittadini , interessava ed interessa, assai meno alle amministrazioni coinvolte, che hanno deciso a monte sulla loro fusione senza cercare il consenso ed informare la popolazione sui vantaggi e svantaggi della fusione.
    Ovvero senza girare intorno al vero problema per salvaguardare alcune casse il perché, delle decisioni imposte dalla regione Toscana.
    Nonostante l'esito negativo alla fusione, perché questo repentino cambio di strategia? Da quando? E perché non è informata la cittadinanza prima di sperperare denaro pubblico con false consultazioni? Bastava dire come per la Sanità “QUI' COMANDO IO”.
    Ci eravamo illusi che la presentazione del precedente studio di fattibilità a quattro Comuni desse inizio sul territorio ad una discussione, costituendo un promettente inizio per un dibattito che avrebbe dovuto approfondire e focalizzare meglio rischi ed opportunità del “comune unico”. Possibilità che si è arenata sul nascere e che ha portato ad un nuovo studio realizzando il "ABETONCUTI" solo ultimamente in meno di un mese, anche qui PRESTO le relative risorse economiche finiranno, quindi, sprecate come quelle dell’Unione che ha dimostrato non funzionare.
    Ormai il coinvolgimento attraverso specifici tavoli di studio delle minoranze e delle Categorie Economiche e Sociali non si è palesato, ed è iniziata sin da subito, da parte delle amministrazioni, la fase del marketing politico, ovvero della “vendita” del prodotto “Comune Unico”.
    Infatti Sabato 6 Febbraio 2016 ore 10,30 sala Baccarini di San Marcello Pistoiese, vi sarà un dibattito a senso unico , presenti i rappresentanti dei due Comuni, Sindaci: Cormio e Marmo, insieme ai rappresentanti regionali di maggioranza incontreranno la popolazione per venderci una nuova fusione San Marcello Pistoiese-Piteglio.
    Anche in questo caso come, per l'Abetone e Cutigliano dovrebbero tenere conto di : “E' obbligatorio lo svolgimento del referendum prima di procedere alla fusione con altro Comune e tenere conto della volontà della popolazione”.(DISATTESO su Abetone Cutigliano. )
    Oggi, indipendentemente dalle opinioni degli attori costituzionali, se il voto dell’eventuale referendum risultasse con un esito negativo, la fusione San Marcello -Piteglio non dovrà avere luogo.
    Ci sorge comunque il dubbio che Sabato 6 Febbraio 2016 ore 10,30 si parlerà pro o contro la fusione, vantaggi e svantaggi addolciti da interessi comuni. E, francamente, si comprende bene come sia più facile far passare l’idea anche con la minima partecipazione vista l'ora dell'evento.
    Non ci pare un gran esercizio di democrazia da parte della Politica! Evidenziamo, peraltro, come per la validità dei referendum comunali una cosa e lo statuto comunale altra la legge regionale.
    L’esclusione delle minoranze regionali dal dibattito pubblico, dalla compartecipazione al percorso pre-istitutivo ci, pare una prova di forza delle maggioranze al governo dei due Comuni e dei consiglieri regionali che per quanto riguarda la fusione, si sono assunte il diritto di decidere da sole (in pratica), dando il via ad un così grande cambiamento che condizionerà il futuro di tutti noi, senza il naturale coinvolgimento delle altre realtà politiche, sociali ed economiche e senza il dovuto approfondimento. Così come la mancata diffusione dell'evento che solo Meetup  MONTAGNA 5 STELLE ha portato alla conoscenza della popolazione; l'atto di arroganza che subisce una decisione calata dall’alto, non fa che evidenziare anch’essa la scarsa volontà di condividere il percorso alla faccia della “democrazia partecipata” tanto declamata in campagna elettorale, ma di fatto non essere mai stati in grado di sostenere.
    Vogliamo cogliere l’occasione, comunque, per mettere in luce alcune criticità o impostazioni non convincenti del progetto o meglio dello studio presentato perché di progetto non ne ha né la parvenza né i contenuti che ci dovrebbero invece essere per definirsi tale. Precisiamo che siamo “idealmente” non contrari a priori alla fusione dei quattro Comuni come risposta all’eccessiva frammentazione amministrativa che caratterizza l’Italia (più del 70% degli 8.100 comuni ha meno di 5.000 abitanti) ed alle conseguenti inefficienze e perdita di capacità di governo. Ma ci è anche molto chiaro che per processi complessi di questo tipo non basta l’ottimismo della volontà o manifestazioni di intenti o soluzioni astratte e soprattutto, a nostro avviso, non esiste risparmio con la fusione a due.
    Da quello che abbiamo potuto leggere in questo poco tempo ci pare che non si approfondiscono i nodi critici ed in merito alle soluzioni organizzative si limitano a presentare prospettive astratte (dichiaratamente tali) ed a suggerire alcune possibili piste di lavoro, senza la presentazione di un vero e proprio “piano industriale”, senza quantificare l’impiego di risorse necessarie (economiche, umane, organizzative) e le modalità e tempistiche di implementazione, come sempre ci sembrano caratterizzate da improvvisazioni.
    La popolazione vuol sapere, conoscere, partecipare....... Basta allo scempio della Montagna Pistoiese.
    E, aggiungiamo, non si risponde in modo inequivocabile alla domanda “fusione sì o fusione no”, infatti in premessa si conclude scrivendo che non vanno intesi impliciti giudizi di valore.
    E’ chiaro, infatti, che un incremento dell’efficienza operativa si sarebbe conseguita anche incrementando la quota di funzioni e servizi trasferiti all’attuale Unione (una soluzione che, almeno, avrebbe avuto il vantaggio di non dover compensare la “perdita” di rappresentanza politica con un’architettura degli organi elettivi o di consultazione articolata in livelli superiori all’esistente - nello studio peraltro non ne sono prospettati i relativi costi - e dunque plausibilmente inefficace ed inefficiente). Non vogliamo con questo concludere che nell’attuale situazione dei comuni di SAN MARCELLO PISTOIESE E PITEGLIO la soluzione di un’Unione rafforzata sia preferibile a quella del comune unico. Ma la mancanza di questo confronto testimonia piuttosto la fragilità dell’analisi e delle argomentazioni, facendo pensare che comunque la decisione è già presa “a prescindere”.
    Uno degli argomenti più volte utilizzato nelle discussioni per sostenere il comune unico richiama il ruolo propedeutico dell’esperienza dell’Unione dei comuni. E’ un tema che merita qualche riflessione aggiuntiva. E’ infatti certamente vero che l’esperienza dell’Unione dei Comuni costituisce una “palestra” per più ambiziosi livelli di integrazione, sino alla fusione degli stessi comuni interessati. Ma forse non basta il dato in sé dell’Unione. Occorre invece considerare il “peso” che essa ha in termini di funzioni e servizi gestiti. E rispetto a questo punto di vista non si può non rilevare che l’Unione dei Comuni, in piedi da anni ormai, è un’Unione decisamente “leggera”. Ovvero che ha sin qui gestito un ammontare assai ridotto di funzioni e servizi comunali.
    Occorrerebbe dunque chiedersi se questo basso livello di gestione associata possa costituire un ostacolo all’implementazione del comune unico. Ovvero se non sarebbe stato preferibile un percorso maggiormente progressivo, che prima facesse crescere in quantità e qualità le funzioni ed i servizi assegnati all’Unione e poi, superata una certa soglia, dischiudere eventualmente il percorso verso la fusione.
    Inoltre con la costituzione del comune unico si dovrà comunque affrontare il problema di una necessariamente rapida armonizzazione non solo delle politiche fiscali, tariffarie e di bilancio, ma anche di funzioni e servizi ancora oggi gestiti a livello comunale, e dunque con impostazioni differenti a livello politico ed organizzativo, con danni superiori ai cittadini di Piteglio. Plausibile ritenere che ciò possa produrre disagi e tribolazioni. Disagi e tribolazioni che potevano essere evitate se si fosse negli anni passati “investito” di più sull’Unione allo scopo di arrivare a questo punto meglio preparati.
    Non si tratta, certo, di un argomento decisivo contro l’ipotesi della fusione, ma non c’è dubbio che ad oggi manca completamente una valutazione di un aspetto, ovvero dell’implementazione del comune unico a livello di “costi” e “disagi” che il superamento d’un sol colpo di questo forte gradino potrebbe determinare sui cittadini e sul territorio. Col senno di poi forse non sarebbe stato inopportuno che i processi di fusione di comuni venissero subordinati al raggiungimento di una soglia minima di funzioni e servizi a gestione associata (a livello di Unione), così da evitare gli inconvenienti ed i disagi dello start-up del comune unico tutto d’un colpo.
    Infatti se è giusto che le esperienze di Unione vengano considerate propedeutiche alla fusione di comuni è altrettanto importante che la gestione associata abbia già raggiunto un buon livello di esercizio consolidato, rispetto a cui la costituzione del comune unico possa davvero configurarsi come il completamento di un percorso progressivo piuttosto che come un “grande balzo” (con le incertezze che ne conseguono).
    E questo, obbiettivamente, non è il nostro caso, basta fare un esame della situazione attuale della Unione in essere per non parlare dell’immobilismo a cui è stata costretta in questi ultimi anni.
    A nostro avviso la fretta, l’approssimazione e la non poca superficialità con cui le maggioranze al governo dei due Comuni si apprestano a formalizzare la richiesta dell’avvio dell’iter per la fusione non è supportata dai fatti e dalle argomentazioni. Si deve procedere con prudenza e progressivamente, approfondendo la questione anche dal punto di vista di documentazione reale ma soprattutto dopo aver conferito all’attuale Unione tutti i servizi e le funzioni prendendosi il tempo necessario a sperimentare in Essa la gestione così da giungere ad una ipotesi di fusione. Ciò che è mancato ad Abetone Cutigliano.
    Questo non significa che siamo contrari alla fusione a prescindere, come già accennato, anzi avremmo voluto compartecipare volentieri alla sua realizzazione ma con tempi, modi e forme più consone e utili alla stessa. Non per ultima la necessità di coinvolgere, come era per noi doveroso, le cittadinanze nella definizione del progetto che sarebbe risultato compartecipato e avrebbe messo, noi tutti, loro rappresentanti in seno ai Comuni, in grado di dare risposte alle loro giuste domande, compiendo così un nostro preciso dovere.
    Ma non ci è stato concesso.
    Assicuriamo, nel contempo, che informeremo con decisione i cittadini, per evitare quanto successo in precedenza con il referendum di Abetone Cutigliano e mettendoci fino da adesso a disposizione per tutte quelle iniziative che si vorranno mettere in campo per portare alla loro piena conoscenza l’argomento del comune unico in vista del progetto del Comune Unico e del referendum consultivo.

    sabato 8 agosto 2015

    Divieti assurdi, Regolamenti castranti...viva l'Italia!!! Di Francesco Colucci.

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    L'ASINONE HA RAGLIATO, www.lasinone.blogspot.com

     

    Prendo spunto dall'ultima ordinanza sul divieto di balneazione nel Serchio del Sindaco Tambellini, che è sempre in prima fila nelle decisioni a ombrello, per approfondire su una degenerazione autoritaria e statalista che permeando la società Italiana.

    L'ultimo decennio è stato un fiorire di divieti e decisioni spesso assurde che vanno ad intaccare profondamente le libertà individuali e i rapporti fra cittadino e amministrazione pubblica.

    La Pubblica Amministrazione vuol mettere becco su tutto e spesso solo per proibire o rendere difficile le cose più semplici.

    Amministratori e Dirigenti pubblici sfornano divieti assurdi, circolari interpretative astruse, percorsi ad ostacoli su tutto, con l'obiettivo neppure nascosto di non accrescere il proprio lavoro ed esentare le loro persone da ogni responsabilità: più divieti, più norme ci sono, meno sono le cose da  fare, meno le responsabilità a loro carico.

    Se fossi al posto di Renzi farei un decreto che cancellasse tutti i regolamenti che regioni, province, comuni e enti pubblici hanno partorito, che non siano stati previsti dalle leggi nazionali. Sparirebbero il 70% dei problemi con cui la burocrazia uccide il cittadino.

    Un Comune deve dare dei fondi o affidare un immobile: invece di applicare le leggi che ci sono, approva un regolamento per la partecipazione con mille richieste, mille documenti che mettono la stragrande maggioranza dei cittadini nell'impossibilità di partecipare....salvo favorire i soliti noti.

    Affoga una persona nel Serchio, si mette il divieto, che evita di realizzare, come negli anni del dopoguerra, piattaforme delimitative per la sicurezza dei bagnanti.....no metto il divieto pur sapendo che nessuno lo osserverà...e forse affogherà,  ma così la la colpa non sarà del Comune che ha messo cartello e.... coscienza a posto.

    C'è il problema degli incendi estivi, divieto di fare fuochi, da tutte le parti anche nell'orto di casa, dove non c'è nulla bruciare, se non quattro foglie secche e intanto i boschi senza controllo, come era una volta, vengono bruciati dai piromani.

    Si alzano i limiti di inquinamento sulle strade, si proibisce di accendere i caminetti nelle case.

    Vuoi andare a Caccia....assumi un avvocato sei vuoi essere in regola

    Vuoi partecipare a un Bando dell'Opera delle Mura, richiedi l'assistenza dei docenti della Bocconi

    C'è una curva pericolosa....non correggerla...metti un cartello di 30 all'ora....non più responsabilità e forse quale introito in più...per contravvenzioni facili. Come si fa ad andare a 30 improvvisamente all'apparire del cartello??

    Potrei continuare fino a sera elencando divieti assurdi e regolamenti impossibili da rispettare, ma è proprio questo l'obiettivo: come scriveva  Cesare Beccaria, più le norme sono assurde, le pene spropositate, più il cittadino è portato ad eluderle.....ma che importa, l'essenziale è che il divieto o il regolamento salvi il culo all'amministratore o al dirigente di turno e i cavoli amari sono sempre e solo per il cittadino.


    FRANCESCO COLUCCI.

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    sabato 20 giugno 2015

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