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BORGO A MOZZANO - Piano di Gioviano, SP2 Lodovica.

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martedì 6 agosto 2019

TERRINCA - STAZZEMA (LU) : Due giorni di festa a Terrinca con rievocazioni storiche .


COMUNICATO STAMPA Due giorni di festa a Terrinca con rievocazioni storiche 10 AGOSTO FESTA LONGOBARDA 11 AGOSTO FESTA RINASCIMENTALE IN RICORDO DI MICHELANGELO Nei giorni 10 e 11 agosto, con anteprima al 9 agosto 2019 a TERRINCA di Stazzema, torna dopo il successo dello scorso anno l’’iniziativa l’ANTICO BORGO RIVIVE : Terrinca è il borgo più antico della Versilia le cui si tracce si perdono agli albori dell’Alto Medioevo. Motori dell’evento il Circolo ARCI LE TANACCE, in collaborazione con il Gruppo Culturale I Colombani e il gruppo paesano Rimbocchiamoci Le Maniche che hanno portato indietro il paese di centinaia d’anni, che con questa iniziativa vogliono valorizzare il patrimonio storico e promuovere dal punto di vista il territorio. Nelle due giornate di festa 10 e 11 agosto, con una anteprima culturale al 9 agosto, verrà riproposta una rivisitazione del paese in epoca Longobardo-Medioevale, attraverso il lavoro delle antiche botteghe, degli antichi mestieri, l’abbellimento a tema delle antiche vie, vicoli e piazze, con stendardi, scudi, drappi, stoffe. Inoltre saranno presenti gruppi folkloristici di musici, giocolieri, falconieri, mangiafuoco, giochi rinascimentali, combattimenti, tamburini, sbandieratori e tanto altro ancora. Venerdì 9 agosto anteprima della festa “Terrinca Apuana” con due appuntamenti culturali alle 18 del libro di Stefano Pucci “Alpi Apuane incisioni rupestri” cui seguirà il primo raduno dei Pennatori. Alle 21,00 Lorenzo Marcuccetti presenta “Il popolo delle montagne splendenti” con l’esibizione musicale de “La dama e l’unicorno”. Alle 22,30 accensione del fuoco dei desideri e alle 23,30 stelle cadenti al Passo Croce. Ed ancora la costruzione di una capanna Apuana, l’esposizione di una Tomba a cassetta con i corredi della "Fanciulla di Vagli" e del "Guerriero di Pulica” e la mostra presso il circolo le TANACCE dell’artista irlandese Keane, dal titolo "Pennati". Seguono le due giornate a tema: la prima, il 10 agosto, dedicata “A cena con Tassilone” con piatti tipici longobardi e la presenza a tavola del nobile longobardo Tassilone e della sua gentile consorte, i due nobili, faranno rivivere indossandoli, abiti di epoca longobarda abilmente confezionati dalle sarte locali. Vi sarà anche la lettura del testamento di Tassilone datato 768 d.c. che, fino ad oggi, conferisce a Terrinca il primato di paese più antico della Versilia storica, di cui lo scorso anno ricorrevano i 1250 anni dalla stesura. Sabato 10 ore 18 apertura dei cancelli , alle 19 sfilata dei gruppi storici con l’arrivo di Tassilone e spettacolo di falconeria con balli medioevali, sbandieratori e musici, a seguire la rievocazione del testamento di Tassilone e dalle 21 esibizioni di danza, del gruppo sbanideratori del Palio dei micci, giullari, trampolieri. Nella seconda serata, 11 agosto, la cena avrà come tema il Rinascimento , quindi ci saranno piatti tipici rinascimentali e la presenza a tavola di Michelangelo Buonarroti anch’esso vestito con gli abiti della sua epoca, ricordando la sua venuta in Versilia tra il 1518 ed il 1520. Domenica 11 agosto dopo l’apertura dei cancelli alle ore 18, circuito dei mestieri, eliminatorie e finali dalle 21 del Torneo di scherma “Lorenzo il Magnifico”, spettacoli di falconeria. Dalle 21 danze storiche, gruppi di ballo, giullari e tanto altro. Ci sarà la possibilità di mangiare e bere a volontà in diversi punti del paese: ci saranno oltre alla tradizionale sagra gastronomica, e alla pizzeria da “Tassilone il Longobardo”, un punto di ristoro con panini e piatti freddi, e un punto dove si serviranno dolci e torte accompagnati da gustosi vini e bevande del tempo. Gli organizzatori hanno cercato di incentivare lo sviluppo turistico di luoghi che hanno contribuito a fare la storia della Versilia e di tutta l’Italia. TERRINCA, rappresenta l’anima di un territorio si può leggere nei sassi e nelle costruzioni. Dopo il successo dello scorso anno, Terrinca torna a vestirsi a festa per regalare gioia a bambini di tutte le età che potranno godere delle bellezze nascoste in vicoli e angoli caratteristici e passare una serata in serenità calandosi nei tempi dei primi insediamenti fino alla splendore del Rinascimento.

sabato 26 dicembre 2015

LA STORIA DI CARDOSO DI GALLICANO, by Andreotti Roberto.

 
Foto tratte dai locali gruppi facebook ''paese di Cardoso'' e ''sei di Cardoso se...''
 
Panoramica di Andreotti Roberto dal paese di Motrone.
Chiave di volta di un antico portale, di Marovelli Giancarlo.

LA STORIA:
Cardoso, ( una volta chiamato " Castello di Cardoso" per la presenza di un castello nel luogo dove ora sorge il paese) si trova alla base meridionale del monte Penna ad un altezza di 371 mt, ed è facilmente raggiungibile dalla strada di fondovalle ( sp2  Lodovica), da Lucca, si seguono le indicazioni per Gallicano, ma prima di arrivarci, a Colle Acinaia, si svolta a destra proseguendo per Cardoso, dove si arriva dopo aver percorso 4 km di strada.
Cardoso, viene citato per la prima volta in un documento nel 996 all'interno del quale il vescovo Lucchese Gherardo allivellò dei beni a Sisemundo del fu Sisemundo dei Rolandinghi di Loppia.
Nel XIII secolo il castello dopo aver lottato a lungo finì come altri borghi della valle sotto il dominio dei lucchesi , venendo inserito nella "Vicaria di Barga", ma nei primi decenni del XIV secolo quando Barga riusci a sottrarsi ai lucchesi dandosi ai fiorentini, esso rimase a Lucca, Cardoso in primis faceva comune a se, ma nel 1499 fu esposto al commissario di Gallicano, il quale elesse quattro persone per trattare, fino ad arrivare all'unione con il paese di Cardoso nel 1502, e con altri comuni limitrofi rimasti ai lucchesi andò a formare la Vicaria di Gallicano venendo ristrutturato completamente.
Nel 1376 in una bolla d'oro Cardoso è indicato come "castrum Cardosi". Il toponimo rivela la sua origine latina di tipo agricolo:" Vicus Cardusius " ( dal vegetale "cardus") evolutosi nell'alto medioevo a " Cardusium ". 

IL CASTELLO:
Il castello, ricordato fin dal Ix secolo, sorgeva ai piedi del monte Penna ne restano attualmente visibili scarse vestigia, fu' danneggiato durante le lunghe e rovinose guerre fra il comune di Lucca ed i feudatari della Garfagnana, il castello fu restaurato ne XIV secolo e nel 1430 si dette volontariamente agli estensi, che dovettero in seguito restituirlo ai Lucchesi. Fu poi teatro di aspri combattimenti tra Lucca e Ferrara, all'inizio del XVII secolo, e nel 1617 venne barbaramente raso al suolo dai soldati Estensi. 

LA CHIESA:
La chiesa del paese è sotto il titolo di S.Genesio (XIII sec.), filiale della Pieve di Gallicano che riuscì ad ottenere il fonte battesimale il 4 settembre 1387 grazie a una concessione fattali da Papa Urbano VI venuto a soggiornare a Lucca dal natale del 1386 al settembre del 1388.

venerdì 11 dicembre 2015

LA STORIA DELLE TERRE DI CANOSSA NELL'APPENNINO REGGIANO. Andreotti Roberto.

Storia Cenni Storici
Dalla preistoria al medioevo:

La presenza umana nel territorio è documentata sin dalla preistoria: manufatti in pietra scheggiata risalenti al paleolitico e al neolitico sono particolarmente diffusi nel fondovalle, sulla sommità del terrazzo alluvionale dell'Enza, e costituiscono la più arcaica testimonianza della presenza umana nell'intera montagna reggiana. Il corso del fiume, importante asse viario che collegava i centri della pianura padana meridionale con Lucca e con Luni (antico porto ligure) ospitò un importante insediamento: Luceria (o Nuceria), una delle quattro colonie romane più importanti della Gallia Togata, testimoniata da una serie d'interessantissimi reperti, tra i quali una quantità stupefacenti di monete, tale da far ritenere che la fine della città sia stata causata da un'improvvisa catastrofe più che da un improbabile saccheggio. Tracce di reperti d'origine etrusca sono inoltre state rinvenute sui rilievi montuosi, meno accoglienti e disdegnati dalle genti romane a favore del più ricco fondovalle. Solo con l'oppressione delle scorrerie ungariche e col graduale affermarsi della società feudale, si assistette al popolamento del settore montano del territorio, luogo difensivamente strategico e più sicuro delle vicine campagne. Sfruttando le forme accidentate del suolo sorse quindi la cintura di fortificazioni medioevali: le rocche e i castelli tra cui ricorre il nome di Canossa, nucleo fortificato eretto intorno al IX secolo sulla "bianca, brulla, erma rupe" di carducciana memoria. Dopo il 1000, una fitta sequenza di borghi sparsi andò ad occupare le sommità dei colli, testimoniando il progressivo disgregarsi della precedente proprietà feudataria e il diffondersi di piccole e medie aziende agrarie. Elemento emergente dai più antichi borghi rurali, che conservano tutt'oggi un ricco patrimonio culturale, rimangono le case a torre: elemento costruttivo più caratteristico del paesaggio architettonico del territorio, in cui il piano terreno era prevalentemente adibito a magazzino ed il portale d'ingresso era sopraelevato, in modo da permettere l'accesso ai locali domestici disposti al primo piano attraverso una scala non fissa. Al visitatore gli elementi costruttivi degli antichi borghi, come i resti di molti castelli, testimoniano oggi con immutato fascino l'antica civiltà che abitò questo territorio ricco di tradizione e storia.

Intorno all'anno Mille:
Fu proprio a Canossa che la grande politica europea stabilì il suo teatro in quest'epoca. L'origine della dinastia feudale che consolidò il suo potere nell'arco di un secolo e mezzo si ebbe dal mitico Sigifredo, di cui è conosciuta solo la terra di provenienza: Lucca. La storia della potenza dei Canossa ebbe invece inizio con Adalberto-Atto, l'avo di Matilde che guidò i propri sudditi al recupero di terre incolte, alla difesa del diritto di sopravvivenza e offrì loro un sicuro rifugio con la fortificazione di case a torre, protette da un efficiente reticolo di difesa militare. Il signore canossano seppe assicurarsi la protezione dell'imperatore Ottone I, di cui divenne fedele rappresentante, ricevendo in cambio prestigio politico e oneri feudali. Secondo la tradizione, negli anni 940-950 furono costruiti da Adalberto-Atto edifici fortificati e torri a Canossa, Rossena e Rossenella. Il Monastero di S. Apollonio che si trovava nella rocca canusina, compare per la prima volta in documenti del 975-976. Adalberto-Atto morì nel 988, poco dopo essere stato nominato marchese. Ne proseguì l'opera politica uno dei quattro figli: Teobaldo, che aggiunse alle contee possedute anche quelle di Brescia e Ferrara. Successivamente Bonifacio, unico erede di Teobaldo, acquisì la giurisdizione sui territori a Nord dell'Appennino, raggiungendo un grado di potenza tale da poter essere considerato il più grande dei feudatari italiani. Il marchese si allontanò gradualmente dal partito dell'imperatore ed instaurò molteplici rapporti con la Chiesa (come lo scambio del castello di Toano con pievi e cappelle).

Matilde:
Nacque da Bonifacio, assassinato nel Mantovano durante una battuta di caccia, e dalla sua seconda moglie, Beatrice di Lorena. Cugina di Enrico di Franconia, l'imperatore Enrico IV, fu la figura femminile più importante della storia medioevale italiana e germanica, un caso unico nell'Europa del tempo. Matilde trascorse in Germania la fanciullezza e gran parte dell'adolescenza. Alla morte del padre ereditò il vastissimo patrimonio feudale, esteso dall'attuale provincia di Lucca a Ferrara, dalla Garfagnana a Brescia. La contessa visse nella striscia d'Appennino compresa tra il fiume Secchia e l'Enza dal 1071 (data del suo rientro in Italia dalla Germania) al 1115, quando si ritirò a vita monastica nell'abbazia di Polirone, poco prima di morire. Canossa, centro della contea nella quale fu allestito il formidabile sistema di torri di avvistamento, non fu la residenza prediletta di Matilde, che la abitò per periodi relativamente brevi, ma deve gran fama al più emblematico e significativo episodio dello scontro tra papato e impero: l'atto di sottomissione compiuto dall'imperatore Enrico IV nei confronti del Papa Gregorio VII che lo aveva scomunicato durante la lotta delle investiture. Nel gennaio del 1077, per tre giorni l'imperatore, scalzo e in veste di pellegrino, implorò sotto le mura del castello il perdono di Gregorio VII e l'annullamento della scomunica. Alla fine, ricevuto dal Papa per intercessione di Matilde, stipulò una pace poi resa vana dalla feroce vendetta per l'umiliazione subita. La guerra che ne seguì, feroce e cruenta, durò decenni e mise a dura prova l'imponente sistema difensivo dei castelli, che comunque permisero alla contessa di resistere fino al colloquio rappacificatore nel vicino castello di Bianello con Enrico V, figlio di Enrico IV, nel 1111. In quell'incontro furono poste le basi del successivo trattato di Worms che mise fine, dieci anni più tardi, alla lunga lotta delle investiture.

Dal 1200 ai giorni nostri:
Alla morte della contessa l'imperatore s'impadronì dei suoi domini, sui quali rivendicava l'eredità. Ai Canossa rimase la signoria sul paese e sulla rocca, assediata nel successivo 1255 dalle milizie del comune di Reggio. Numerose devastazioni segnarono il destino di Canossa nelle innumerevoli battaglie frutto di congiure e alleanze tra i Visconti, i Farnese, gli Estensi. Con l'avvento di Bonaparte il Comune di Canossa vide rettificato il proprio confine e divenne frazione di San Polo del territorio di Parma. A cavallo tra le province di Reggio e Parma, il territorio non ebbe mai una fisionomia ben definita, poiché lo stesso percorso del fiume Enza, allora tortuoso e contorto, rappresentava il confine. Venne così ad accadere che per un certo periodo Canossa appartenne territorialmente alla Municipalità di Bibbiano. Solo nel 1943 si convenne all'attuale configurazione, non priva di scorpori ed aggiustamenti successivi che si conclusero nel 1950. Data la propria situazione di cerniera tra la pianura e l'Appennino, durante la seconda guerra mondiale il territorio di Canossa fu teatro di numerose azioni belliche e campo d'azione per gruppi di partigiani parmensi e reggiani, che contribuirono, alla fine della guerra, al riassetto territoriale ed economico del comune, ora forte di una propria e precisa identità.

APPROFONDIMENTO SU MATILDE DI CANOSSA:
https://it.m.wikipedia.org/wiki/Matilde_di_Canossa

A cura di Andreotti Roberto.

STORIA DEL FRIGNANO NELL'APPENNINO MODENESE. con approfondimenti.

GEOGRAFIA:
Il Frignano è una regione storica italiana compresa all'interno dell'Appennino tosco-emiliano che, nel periodo di sua massima estensione (circa a metà del XIX secolo ma definita amministrativamente "circondario di Pavullo"), era compresa tra la parte destra del fiume Secchia, includendovi pure la vallata del torrente Dragone e tutto il bacino del fiume Panaro. Il territorio comprende quindi tutta la zona meridionale dell'attuale provincia di Modena, dalle colline al crinale: l'Appennino Modenese.

STORIA:
Il nome Frignano deriva dagli antichi abitanti, i preromani Liguri Friniati (Friniates), che occupavano un territorio molto più ampio di quello attuale e formavano l'estremo sud-orientale ligure al di qua dell'Appennino. I Friniati si insediarono e si stabilirono sul territorio dopo che furono sospinti verso le montagne dalla Pianura Padana da Etruschi e Galli Boi, popolazioni che, insieme ai Celti, hanno notevolmente influenzato gli usi e i costumi locali. Dall'arrivo dei Romani, alla cui occupazione i Friniati si opposero tenacemente, vi fu una progressiva penetrazione di coloni di origine romana nei villaggi, che portò a una profonda e lenta trasformazione agricolo-sociale e un periodo di relativa pace. I Romani diedero al territorio una sua autonomia amministrativa e giurisdizionale tanto da costituire una praefectura della colonia di Mutina (Modena). La comunità friniate si modificò poi in struttura militare bizantina, governata da un tribunus, al quale dopo la conquista longobarda subentrò un gastaldo: l'ariano re Rotari condusse numerose campagne militari che portarono quasi tutta l'Italia settentrionale sotto il dominio del regno longobardo. Conquistò nel 643 la Liguria. Nel Modenese,Rotari riportò una schiacciante vittoria sull'esarca bizantino di Ravenna Isacio, sconfitto e ucciso nella battaglia del fiume Panaro, però gli attuali territori modenesi e appenninici rimasero bizantini sino ai tempi del re longobardo Liutprando. Nel 728 le popolazioni del appennino reggiano e modenese insorsero contro l'Esarcato bizantino di Ravenna per motivi religiosi e accettarono Liutprando come re.

La giurisdizione su cui poteva esercitare il proprio esercizio conservò caratteri di autonomia nei confronti della capitale. Anche il successivo comitatus Feronianense di età carolingia, che era il vasto distretto governato dal conte di Modena distinto dalla città, mantenne tale prerogativa. Il comitatus aveva come capoluogo il castrum Feronianum, localizzato nei pressi di Pavullo. Con tali basi si fondano successivamente: il Comune federale frignanese (secoli XII-XV), nel quale erano rappresentati tutti i Comuni di valle (esclusi quelli della collina); il Consiglio provinciale del Frignano nei secoli XV-XVIII; la Provincia estense del Frignano (1832-1859) e, nel Regno d'Italia, il Circondario e Sottoprefettura di Pavullo (1859-1926). Il capoluogo fu prima Sestola, dove dal XV secolo si riuniva il Consiglio provinciale e vi risiedeva il governatore estense, poi, dal 1832, Pavullo, dove si era stabilito il delegato governativo estense, e dopo, il viceprefetto dell'Italia unificata.

Viene denominata ''del Frignano'' la comunità montana modenese, dove si riconosce, per costumi, tradizioni e consuetudini, un'omogeneità culturale che ha antiche radici.

APPROFONDIMENTI DI 2.500 ANNI DI STORIA:
https://sites.google.com/site/raimondomontecuccoli/tracce-del-passato-1/documenti-storici-on-line/per-una-storiografia-del-frignano/la-storia-del-frignano

GAZZETTA DI MODENA:
http://gazzettadimodena.gelocal.it/modena/cronaca/2014/06/29/news/frignano-una-storia-di-uomini-e-terre-lunga-tredici-secoli-1.9512336

a cura di Andreotti Roberto.

venerdì 9 ottobre 2015

GIANCARLO MAROVELLI ARCHITETTO, LA STORIA DI BARGA E GLI ALQUERQUE



GIANCARLO MAROVELLI ARCHITETTO


Barga e il suo Alquerque

Posted: 06 Oct 2015 11:22 AM PDT

Un po' di storia.......




Urne cinerarie scoperte in localita' diverse, nei monti che circondano l'antico Castello di Barga, adagiato sul colle Romeccio, indicano le origini dei primitivi abitanti, liguri-apuani. L'etimologia del nome e' incerta. Secondo alcuni paleografi, deriverebbe da Lucio Barcolio, lucumone di Luni. Altri affermano che il nome di Barga provenga da Bargena, citta' della Tunisia, le cui genti, venute in Italia al seguito di Annibale, 200 anni prima di Cristo, qui si sarebbero fermate. Antichi documenti attestano, come nel IX secolo, Barga fosse un feudo della famiglia longobarda dei Rolandinghi, passato in seguito sotto la giurisdizione dei Marchesi di Toscana. I Barghigiani ottennero dalla Margravia, Contessa Matilde di Canossa, esenzioni fiscali, autonomie amministrative, proprieta' demaniali. Questi privilegi vennero riconfermati dall'Imperatore Federico I il Barbarossa. Nonostante le franchigie concesse dall'imperatore, i Barghigiani, di fatto, continuarono ad essere sottoposti ai lucchesi, i quali, dal momento in cui attorno al Mille si costituirono in libero Comune, allargarono il loro dominio territoriale spingendosi in tre direzioni diverse: Val di Nievole, Valle della Freddana, Valle del Serchio.
Morendo, la Contessa Matilde lascio' alla Chiesa tutti i suoi territori, fra i quali quelli della Garfagnana, contestati pero' dai Lucchesi, i quali spinti dal proprio vescovo Opizone, invasero con molte truppe la Media Valle del Serchio, distruggendo e saccheggiando chiese, oratori, ospedali, dormitori. Abbatterono il Castello di Loppia, distruggendone la chiesa ed imprigionando il Pievano Ottonello; non ebbero ardire di assalire il Castello di Barga perche' vi risiedeva, in quel momento, il Nunzio Apostolico Cencio, inviato in Garfagnana dal Pontefice Gregorio IX.
La relazione di quanto i Lucchesi avevano compiuto nella "Diletta Garfagnana", inviata a Roma dal Nunzio, provoco' l'ira del Papa, il quale, come immediata punizione, soppresse la Diocesi di Lucca, dividendola fra quella di Luni, Pistoia, Pisa e Volterra, promulgando l'interdetto e la scomunica.
Appena i Barghigiani capirono in quali cattive acque nuotassero i Lucchesi, ne approfittarono e, nuovamente aiutati dai Pisani si ribellarono al dominio di Lucca. Due anni dopo avere assaltato il Castello di Loppia, nel 1234, i Lucchesi ritornarono ad assediare Barga, capitale religiosa della Garfagnana, conducendo l'assedio senza molto impegno, temendo, con una facile vittoria, di provocare ancor più le ire del Santo Padre, nel momento in cui, a Roma, autorevoli intermediari stavano contrattando il perdono papale.
Ottenutolo nel 1236, con la forza del denaro e la potenza delle armi, i Lucchesi fecero presto ad estendere il dominio sui castelli vicini. La Garfagnana venne divisa in tre vicarie: Castiglione, Barga, Coreglia. Da quel momento, Garfagnana e Barga trascorsero un lungo periodo di pace, durante il quale, le guerre si svolsero altrove.
Nel corso di circa 60 anni, per la sua particolare posizione, Barga divenne un rinomato centro per lo scambio delle merci provenienti dal coreglino, dal modenese, dalla Garfagnana e dalla Versilia attraverso il passo di Petrosciana-Fornovolasco-Gallicano.
A Barga giungevano i mercanti ad incettare lana, seta, formaggio di pecora, abbacchi, miele, trote. La competitivita' negli acquisti si fece talmente concorrenziale che i Lucchesi, per proteggere il proprio commercio, imposero un forte dazio su tutti i prodotti che uscivano dalle loro Vicarie e che venivano acquistati dai mercanti fiorentini.
Questi allora ricorsero al contrabbando. Impossibilitati i Lucchesi a sopprimerlo, prendendo a pretesto lo sconfinamento di alcuni pastori barghigiani nei territori confinanti della Vicaria di Castiglione, vennero a Barga e distruggendo le mura (1298), misero il Castello a ferro e fuoco, uccidendo ed imprigionando molti barghigiani, mentre altri si salvarono fuggendo a Firenze, dove rimasero fuoriusciti per oltre trent'anni.
Barga rimase terra bruciata per diversi anni, fino a quando Castruccio Castracani, sostituendosi al Signore di Pisa, Uguccione della Faggiola, nel 1316 divenne signore di Lucca. Con il Castracani Barga ritornò una importante Vicaria. Castruccio riedifico' le mura; i commerci, per lunghi anni languenti, ripresero forza, sotto il controllo dei Lucchesi. I Barghigiani, terrorizzati dalla spietatezza del Castracani e ricordando quanto avevano sofferto, si guardarono bene dal riprendere i traffici commerciali con i Fiorentini.
La misteriosa morte di Castruccio Castracani, avvenuta il 3 settembre 1328 all'indomani della vittoriosa battaglia di Pistoia, diede forza e coraggio ai Barghigiani che si dichiararono, volontariamente, sudditi di Firenze. Cio' avvenne il 31 gennaio 1331, nel momento in cui la potenza di Lucca andava precipitosamente sgretolandosi. Dalla scomparsa del Castracani, Lucca venne piu' volte venduta e comprata e, nel 1341, i Fiorentini l'acquistarono per 100 mila fiorini d'oro.
Non appena i Pisani appresero che i Fiorentini avevano comperato Lucca, certi di essere danneggiati da quell'ingrandimento, occuparono quella citta' ancora prima che i Fiorentini ne prendessero possesso. Cio' avvenne il 1 agosto 1341. Mentre per i Pisani fu facile incorporare le Vicarie di Coreglia e Castiglione, non riuscirono mai a sottomettere Barga.
Trascorsi quegli avvenimenti, Barga ebbe un lungo periodo di pace, durante il quale i Barghigiani, migliorando le proprie condizioni economiche, intensificarono il commercio. La popolazione crebbe di numero, si costruirono nuove case e la vita del castello, svoltasi fino allora intorno alla Rocca (Duomo) si ando' a poco a poco spostando verso il basso, attorno a quella piazza che, in onore di Firenze, fu chiamata  di Santa Maria Novella. Sarebbe divenuta in seguito Piazza Pietro Angeli, e dai Barghigiani chiamata in tutti i tempi "Aiaccia".
Un'altra guerra fra il 1436-37 sconvolse la tranquilla vita dei Barghigiani. Il celebre condottiero Niccolo' Piccinino, al soldo dei Visconti di Milano, in guerra contro Firenze, venne a porre l'assedio a Barga. Egli era sicuro che sconfiggendo i Barghigiani, da tutti ritenuti i piu' fedeli sudditi di Firenze, tutti gli altri castelli sarebbero caduti uno dietro l'altro senza combattere.
In soccorso dei Barghigiani, Firenze invio' un condottiero pari al Piccinino, Francesco Sforza, con molta cavalleria e numerosi fanti.
Falliti i tentativi di convincere i Barghigiani alla resa, il Piccinino dette ordine dell'attacco generale, impiegando per la prima volta le bombarde che servirono a fare breccia sulle mura di Porta Macchiaia. Ma la mattina dell'8 febbraio 1347 le truppe dello Sforza dettero battaglia al Piccinino e lo vinsero.
Dopo l'unione con Firenze, nel corso dei secoli i Barghigiani ebbero numerosi privilegi, tra i quali l'esenzione della gabella sui contratti (imposta di registro), esenzione della tassa di Macina (tassa di famiglia), esenzione del prezzo generale dei sali, esenzione dell'appalto del tabacco (fino al 1807, nel Comune di Barga ne rimasero libere la coltivazione e  la fabbricazione), esenzione dell'appalto delle carte da gioco (fabbricazione di carte da gioco), esenzione dalle gabelle di Livorno per cui i Barghigiani potevano portare a Livorno i loro prodotti senza pagare dazio e ritirare da quel porto i vari generi senza pagare la dogana, esenzione della regalia della polvere da caccia, per cui sorsero nel Comune diverse fabbriche di polvere da sparo che, esportata e contrabbandata, dava un lucro non indifferente. Nel 1860 erano ancora presenti lungo il torrente Ania sei fabbriche di tale polvere.
Cessate le guerre, protetta da una grande potenza militare e finanziaria, quale era divenuta Firenze, fin dall'inizio del secolo XV la vita politica ed amministrativa di Barga si ando' sempre piu' accentrando nelle mani di pochissime famiglie, le quali si alternavano nel governo di Barga. Le piu' note di queste erano: Bonanni, Salvi, Pancrazi, Turignoli, Angeli, Menchi, Ciarpi, Tallinucci, Orlandi.
L'inizio del passaggio di Barga guelfa ad un governo aristocratico mercantile, si ebbe allorquando il Comune, nei primi anni del del XVI secolo, avendo bisogno di denaro, in luogo di affittare gli appezzamenti del Monte Gragno, di sua proprieta', li mise all'asta cedendoli ai migliori offerenti, ossia ai nuovi ricchi.
In virtu' dei nuovi statuti stipulati con Firenze, i barghigiani ottennero la liberazione di onerose imposte che fecero della loro comunita' una specie di piccola San Marino.
Con lo sviluppo del porto franco di Livorno e la costruzione della nuova strada carrabile che attraverso il piano di Gragno-Giuvicchia, metteva in comunicazione diretta il Castello con il fondo valle, i commercianti, con pesanti carri trainati da buoi, andavano a Livorno ad approvvigionarsi di generi coloniali, sale e tessuti. Questi prodotti, trasportati a Barga, venivano venduti agli Estensi ed ai Lucchesi, che ne facevano contrabbando.
La Comunita' di Barga comprendeva le parrocchie di San Cristofano, di Santa Maria di Loppia, di San Giusto di Tiglio, di San Michele di Albiano, di San Nicolao di Castelvecchio ed era governata da trenta Ufficiali, cioe' sei Consoli, sei Capitani di parte guelfa, in seguito aboliti, di tre Difensori, uno per ogni porta e da quindici Consiglieri. Il primo Statuto della Comunita' venne redatto in latino nel 1360, quindi in volgare nel 1414. La involuzione della classe conservatrice dominante si esprime dal bisogno che aveva di difendere i propri privilegi, impedendo l'accesso alle cariche pubbliche delle classi meno abbienti. Con le riforme leopoldine del 1700 e con la decennale presenza dei francesi ai primi dell'800, si inizio' a Barga un lungo periodo di incubazione democratica, che poi esplodera' ai primi del 900 con il ritorno degli emigranti.  (Liberamente tratto da  "Barga"  - Testi A. Verzani - Ed. Gasperetti - Barga)

ALQUERQUE

A metà di Vicolo del Duomo troviamo un piccolo Alquerque, parzialmente usurato, delle dimensioni di cm.25x23, con i quadrati interni nella prima serie di cm.10x14, nella seconda serie cm.13x14. Questo simbolo è inserito all'interno della pavimentazione stradale di lato al Teatro dei Differenti, sicuramente è una pietra recuperata da altri luoghi, inserita durante i lavori di pavimentazione del centro storico. Si ringrazia la Sig.ra Alba Fini per la segnalazione.














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sabato 29 agosto 2015

SAN GINESE FESTA MEDIEVALE E CENTENARIO DEL CAMPANILE con gr.storico Ghivizzano

nell'ordine: Luciano, Tony, Maurizio
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SABATO 29/08/15 FESTA A SAN GINESE DI COMPITO (LU)
per il centenario del campanile
CON CORTEGGIO STORICO
DEL LOCALE GRUPPO DI CASTEL DURANTE, DEGLI AMICI DI PESCIA
ED IL NOSTRO GRUPPO STORICO DI GHIVIZZANO CASTELLO.
Renata, Aurelia, Sabrina, Dora
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questo son io, un ''capitan futuro'' nel passato.....
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mia mamma Graziella e Luciano.
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il trampoliere , giocoliere che ha allietato la festa...
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I NOSTRI TAMBURINI, Paolino, Francesco e Federico.
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GLI ARMIGERI DI PESCIA, CHE HANNO DATO DIMOSTRAZIONE
DI UNA SFIDA MEDIEVALE.
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FRATE PAOLO IN ESTASI MISTICA.....
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Mario, ''nel mezzo del cammin di nostra vita''
la somiglianza con Dante e' puramente casuale......
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Andrea, nell'attesa della battaglia.......

di ANDREOTTI ROBERTO.

mercoledì 1 luglio 2015

Vergogne pratesi: la Rocca di Cerbaia è abbandonata a sé stessa” di Francesco Fedi

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"Vergogne pratesi: la Rocca di Cerbaia è abbandonata a sé stessa" di Francesco Fedi
 
Un articolo di Nicola Picconi su La Nazione di Prato di oggi (01/07/2015), ci rimanda all'annosa questione delle condizioni della Rocca di Cerbaia, in ValBisenzio. Si tratta, diciamo subito pre chi non lo sapesse, dell'antico Castello che fu dei Conti Alberti, menzionati anche da Dante Alighieri nella sua "Divina Commedia"..  Già il Poeta la rese famosa, menzionando una delle figlie discendenti della famiglia proprietaria della rocca, Cunizza Alberti, (Paradiso IX, 13-36).
Bellissima, con la sua posizione dominate tutta la valle, spicca su di uno sperone di roccia con quasi quattrocento metri di sulla più prossimo fondovalle. Dalla sua caduta, da secoli combatte con le forze della natura che ne causano la rovina.
La sua origine, pare risalire agli inizi del XII°secolo, benché la struttura che oggi vediamo, potrebbe sorgere anche su preesistenze ben più antiche. Sono di quel periodo infatti le notizia per cui gli Alberti, iniziarono la costruzione di un fortilizio per il controllo dell'antica strada detta "di Lombardia", e ciò con funzioni sia militari, che di residenza.
E' per quest'ultimo motivo che all'interno vi si scorgono ancora finiture e tocchi di ottima qualità.
Venduta ai Fiorentini nel 1361, questi vi insediarono una guarnigione militare permanente, rafforzandone le difese, mediante la costruzione di una seconda cinta muraria e altri manufatti e costruzioni.
Così La Rocca di Cerbaia ha assunto l'aspetto classico aspetto dei castelli-recinto medievali, dotati di un possente mastio al centro, contornato da ben due cerchie murarie circostanti. Tutto eseguito in pietra arenaria, tipica ed abbondante nella zona è ricca.
La porta d'ingresso inserita nella cortina sud, permette di accedere ai resti di un edificio chiamato 'Palazzo Nuovo', non distante dai resti di una cisterna, con copertura a botte, mentre esternamente alla seconda sono presenti anche  i ruderi della Chiesa detta "di S.Martino".
Il Mastio o Palazzo, è dotato di una torre centrale, del quale si possono ancora apprezzare le le brecce delle finestre e dell'ingresso delle parti adibite a residenza.
Tutto il complesso fu acquistato nel 1999 dal Comune di Cantagallo, anche con un contributo importante della Provincia di Prato. In questo modo, fu possibile dare corso a campagne di scavo  i cui risultati sono, ad esempio, l'avanzamento di ipotesi per cui che la collina sarebbe stata oggetto di un insediamento di capanne ben prima della costruzione della Rocca, come pure il rinvenimento dei resti di  un piccolo cimitero nel quale sono stati seppelliti solo bambini morti fra il 1000 ed il 1100. Dunque anche in quest'ultimo caso, antecedente all'avvento sul posto da parte degli Alberti…
Tutte notizie molto interessanti e che fanno della Rocca e di qual luogo un qualcosa di davvero affascinate e anche misterioso.. . In proposito, si pensi anche che le indagini archeologiche hanno permesso di ipotizzare l'uso di un gigantesco argano sollevatore in legno, che sarebbe stato usato per la costruzione del Palazzo, e che potrebbe trattarsi di un esempio davvero unico in Europa.
Sempre le stesse indagini hanno permesso rinvenire anche altri oggetti di fattezza più recenti, come dei piatti utilizzati da soldati che presidiarono il Castello intorno al XVI° secolo.
Tuttvia, tanto per cambiare, tutto questo splendore, terminati studi ed indagini, è abbandonato a sé stesso. Non c'è alcuna valorizzazione del sito. Tantomeno si ha notizia di progetti per esporre e rendere fruibili i risultati delle indagini. Tutte cose che , dopo che si è speso per acquistare il complesso ed eseguire il tutto, servirebbero per rendere la Rocca un luogo davvero avvincente ed attrattivo di turismo.
Così è accaduto che il Sig. Andrea Benvenuti, semplice lettore del quotidiano La Nazione, ha pensato di  riportare le impressioni di una sua recente visita: la percorrenza del sentiero che conduce alla Rocca è ostacolata dalla caduta di due porzioni delle mura del castello, rovi che minacciano di coprire  buona parte del fabbricato, il portale dell'ingresso parzialmente distrutto, interni in uno stato pietoso, pancali di legno messi da qualcuno per raggiungere il tratto coperto all'interno,  la mancanza di cartelli con indicazioni turistiche
 
Dunque non solo manca la valorizzazione, ma siamo anche ben lontani  non è riuscito neppure a metterlo in sicurezza.
Risibili le giustificazioni del Sindaco Guglielmo Bongiorno, uno che evidentemente pensa che i cittadini siano dei deficienti ai quali si può raccontare quello che si vuole: "…fino al 2013 abbiamo realizzato concerti e visite guidate che hanno garantito accessibilità e pulizia dei sentieri … ..All'inizio del 2014 poi, a causa di una frana causata dagli eventi atmosferici violenti, è ceduto un muro di contenimento delle cisterne, per il quale abbiamo in progetto interventi di sistemazione appena avremo risorse disponibili. In ogni caso anche la scorsa estate abbiamo provveduto alla pulizia del sentiero, cosa che ripeteremo quest'anno appena il personale del Comune avrà terminato il taglio dell'erba nei giardini pubblici: una priorità per i cittadini…. … quanto prima sarà ripristinata l'illuminazione della Rocca e a fine agosto realizzeremo un'iniziativa artistica: tutto ciò con l'obiettivo di valorizzare il sito nell'ambito del progetto più ampio di promozione turistica di Cantagallo. Infine, i parcheggi per raggiungere la Rocca sono quelli di Carmignanello. Le disponibilità economiche non ci permettono ulteriori impegni, anche perché riteniamo opportuno distribuire le (poche) risorse per proporre iniziative culturali in tutte le frazioni e non solo in una…."
Ora è chiaro che dal Sig. Bongiorno, ancora abbastanza fresco di insediamento non si può chiedere la Luna, tuttavia dovremo lui ricordare il atto di essere stato preceduto nel suo incarico da tale Ilaria Bugetti, oggi Consigliera Regionale PD ed ex-Segretaria Provinciale del suo partito.
Ilaria Bugetti, quanto a pratesi impegnati nelle istituzioni regionali, non sarà sola, bensì in compagnia di tale Stefano Ciuoffo da Montepiano, al quale il Presidente Rossi, nel nominarlo Assessore ha lui affidato la delega al turismo…
Dunque staremo a vedere se sapranno ricordarsi delle esigenze della terra da dove sono partiti, così da non abbandonare il Sindaco Bongiorno ai suoi erbacei grattacapi…
Mi sovvengono poi alcune reinescanza delal campagna elettorale, quando la Dott.ssa Bugetti, dovendo far colpo sull'elettorato, deliziava le plateee con futuristici progetti di treni monorotaia… ..forse a giudicare dalla lettera del Sig. Benvenuti, da queste parti ci sarebbe bisogno di cose più semplici ed utili e di una politica che sappia spendere e valorizzare meglio le risorse a disposizione.
 
 

lunedì 28 luglio 2014

SAN GINESE , GALLERIA FOTOGRAFICA DELLA FESTA MEDIEVALE 27/07/2014

CON IL GRUPPO STORICO DI
GHIVIZZANO CASTELLO

Una bella giornata.......

Galleria fotografica di San Ginese
sul loro sito ufficiale:
http://casteldurante.altervista.org/
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ECCOCI QUA !!!!!

venerdì 25 luglio 2014

IL CIBO NEL MEDIOEVO , I CIBI NEI VARI CETI E L'ACCOGLIENZA PER I PELLEGRINI

Nel Medioevo (periodo storico di passaggio tra l'età antica e quella moderna compreso convenzionalmente tra il 476, anno della caduta dell'Impero romano d'Occidente, e il 1492, anno della scoperta dell'America) non si può più parlare di unità culturale, economica e politica del Mediterraneo, caratteristica dell’epoca antica, formandosi nel continente europeo organizzazioni politiche ed economiche profondamente diverse da quelle presenti nel Medio Oriente e nell’Africa settentrionale. Iniziando dall’Alto Medioevo (periodo temporale collocato rispettivamente prima dell'anno 1000) fino a giungere all’età moderna, pian piano nacque e si sviluppò una base comune di cibi in Europa che, benché proponga piccole diversità fra le zone geografiche del continente, mostra parecchi fattori di uniformità.

I raggruppamenti sociali autonomi germanici e celtici che, con proprio ordinamento e proprio capo e formati da più famiglie unite da identità di lingua e costumi, in gran numero si insediarono permanentemente nell’Impero Romano d’Occidente, si occupavano in special modo dell'allevamento di animali oltre che della caccia a bestie selvatiche. Da queste attività si ricavava l'alimento ritenuto piú importante e la caccia era considerata appropriata ai combattenti (il ceto sociale più importante). La carne infatti possiede un notevole valore, fornendo all’organismo umano le sostanze necessarie alla sua crescita e al suo normale funzionamento come proteine, vitamine, fosforo, calcio e ferro. I Germani con il passare del tempo fecero uso del vino piuttosto che della birra nelle aree in cui si poteva coltivare la vite. Il pane, alimento che si ottiene cuocendo al forno un impasto di acqua, farina di frumento, sale e lievito, ebbe una grande diffusione in tutto il continente europeo, sebbene non fosse preparato con il grano, così come lo era quello ai tempi degli antichi Romani, ma con cereali più miseri come l’orzo, la segale e l’avena. Nell’Europa meridionale vi fu un incremento della quantità consumata di carne, ma pure si iniziarono ad usare il burro e il lardo che in diverse circostanze presero il posto dell’olio. Gli alimenti mangiati, costituiti dalla parte commestibile degli animali macellati, erano abitualmente maiali nell’Europa centro-settentrionale e pecore e capre nella zona meridionale. Asportazioni di terreno, per riportare alla luce monumenti ed oggetti, effettuate in località alto-medioevali europee hanno dimostrato un consumo anche di considerevoli quantità di carne di bue. È opportuno rammentare che i Romani non prediligevano consumare carne di bue e questa bestia era perlopiù adoperata in attività agricole. Nell’alto medioevo erano apprezzate anche le carni di polli, oche, anatre e delle bestie non addomesticate (cervo, cinghiale ed orso). Pure gli animali acquatici (pesci, crostacei, molluschi) erano apprezzati, però l’attività economica diretta alla loro cattura era fortemente limitata dal momento che a cominciare dal VII secolo il mare Mediterraneo era, purtroppo, quasi del tutto sotto il dominio degli Arabi. Anche il cacio, conosciuto e tenuto in grande considerazione dagli antichi Greci e Romani, ebbe una notevole rilevanza nelle comunità alto-medievali, poiché consentiva di conservare il latte per lunghi periodi. Questa sostanza ha un grande valore nutritivo per la notevole presenza di grassi, fosforo, calcio e proteine.

Per quanto riguarda l’approntamento degli alimenti non si hanno notizie esaustive. Si ritiene che vi fosse una cucina povera, a base di cibi poco costosi e a basso contenuto calorico. Non scarseggiava il pane ottenuto cuocendo al forno un impasto di acqua, farina di frumento (o di altri cereali), sale e lievito, ma quello bianco gonfiatosi per effetto della fermentazione del lievito non era molto conosciuto. Le erbe ed ortaggi, perlopiù coltivati e costituiti da piante intere o da loro parti, come foglie, radici o frutti, erano consumati come primo piatto di un pasto o posti nelle minestre in brodo che potevano avere le più diverse composizioni. La carne fresca era solita essere cotta a fuoco vivo mentre si preferiva la bollitura nel caso fosse stata conservata con l'impiego del sale.

Sembra doveroso rammentare che nel Medioevo le persone istruite erano solite suddividere la comunità organizzata degli individui in «bellatores» (guerrieri, cioè la aristocrazia), «oratores» (coloro che si rivolgevano a Dio con la mente e con parole al fine di implorarne l'aiuto, cioè i sacerdoti) e «laboratores» (coloro che esercitavano un mestiere, soprattutto agricoltori). Ciascun ceto sociale usava mangiare cibi diversi. L’aristocrazia, specialmente se originaria della Germania, prediligeva le carni arrostite, come viene chiaramente detto in molte occasioni nella forma storiografica, tipica del Medioevo, in cui gli avvenimenti vengono descritti in ordine cronologico senza valutazione critica. Gli alimenti del clero erano differenti. In modo particolare coloro che si consacravano a Dio abbracciando la vita in comunità in monastero, come si deduce dalla Regola di Benedetto da Norcia, creatore del monachesimo occidentale, mangiavano pani di cereali e minestre in brodo con erbe ed ortaggi. Non consumavano carne, tanto come dimostrazione di modestia, quanto come disponibilità a privarsi di un cibo che in quel momento era l’emblema dell’autorità. Per i «laboratores» invece la penuria di alimenti o la loro totale assenza non erano una precisa volontà ma sovente una condizione di impossibilità di fare diversamente. L’agricoltore dell’Alto Medioevo aveva sicuramente un regime alimentare più variegato di quello del lavoratore della terra dell’Età moderna. Utilizzava cereali, erbe ed ortaggi, legumi e alimenti costituiti dalla parte commestibile degli animali macellati in minuscole porzioni. È opportuno rammentare che la carne usata dall’agricoltore era quella conservata mediante salamoia o fumigazione, mentre quella consumata dagli aristocratici era fresca. Nell’Alto Medioevo il lavoratore della terra aveva la facoltà di usare il bosco, potendosi così procurare cacciagione e i frutti del castagno, in molte zone assai diffuso. Quindi l’agricoltore, sebbene fosse in una condizione priva di garanzie, mangiava a sufficienza e poteva disporre di una molteplicità di cibi. Nell’Europa alto-medievale il numero di abitanti per unità di superficie non era elevato (dai 40-45 milioni del II secolo d.C. si era finiti ai 20 del VII secolo d.C.) e perciò il consumo di carne (seppure non quotidiano) non era ritenuto dal lavoratore della terra un eccesso rispetto alle sue possibilità economiche.

Il transito dall’Alto al Basso Medioevo produsse nell’alimentazione un mutamento decisivo. Accadde un significativo aumento della popolazione a cui coincise un accrescimento di beni prodotti dall’agricoltura. Perciò si modificò il regime alimentare degli agricoltori, degli aristocratici e dei borghesi (ovvero coloro che esercitavano un'attività lavorativa a livello familiare o con un numero limitato di operai e commercianti), i quali risiedevano in centri abitati che divenivano sempre più affollati ed erano in continua espansione. I lavoratori della terra cominciarono a nutrirsi solamente di cereali, erbe ed ortaggi. Le opere continue di deforestazione consentirono di coltivare zone dove prima vi erano boschi, ma tutto questo comportò la diminuzione delle foreste utilizzabili per la cacciagione ed il lavoro indirizzato al mantenimento e alla riproduzione di animali. Nel Basso Medioevo l’impasto del pane assunse un ruolo fondamentale nella nutrizione della gente ed in special modo degli agricoltori. Si riteneva che esso, insieme alla bevanda alcolica ottenuta dal mosto d'uva fatto fermentare, facesse da accompagnamento a qualsiasi cibo. Per il lavoratore della terra il solo «companatico» indispensabile era la carne, anche se essa si otteneva con molta più fatica che nell’Alto Medioevo. Generalmente l’agricoltore nel suo piccolo appezzamento preparava il terreno affinché vi crescessero legumi, erbe e ortaggi. Quindi fra l’XI e il XIV secolo il cibo dei lavoratori della terra diminuì notevolmente, specialmente per la riduzione della quantità consumata di carne. Questa però non era reputata un cibo non comprabile a motivo del suo prezzo, come al contrario sarebbe successo dal XVII fino al XIX secolo.

I nobili ed i borghesi più ricchi stimarono che fattore caratteristico del proprio ceto non fosse solamente il gran numero di alimenti collocati sulle loro tavole, ma pure le virtù e l’attività di approntamento dei cibi. L’aristocratico, allo scopo di manifestare a chiunque le sue qualità, aveva l’obbligo di presentare ai suoi convitati vivande ricercate, sistemate su recipienti e stoviglie da tavola di pregio. Non scarseggiavano sicuramente momenti in cui si faceva passare il tempo in modo piacevole attraverso rappresentazioni teatrali o musicali per allietare gli ospiti nel corso dei pasti. Nel Basso Medioevo ebbero grande diffusione le droghe per insaporire i cibi, che offrivano sapori insoliti agli alimenti, e vi fu un forte incremento di testi di cucina e sull’educazione da tenere durante i pasti. Analizzando le raccolte di ricette presenti sui libri, risulta manifesta la rilevanza progressiva della carne, da cui si deduce l’incidenza durevole della tradizione germanica. Erbe ed ortaggi divengono sempre meno importanti. La cosa che più stupisce è il valore conferito alle droghe per insaporire i cibi, trovandosi nella maggior parte delle ricette ed in quantità molto più considerevoli in confronto ad oggi. La differenza tra pietanze dolci e salate è una peculiarità della cucina europea così come si è sviluppata negli ultimi tre secoli, ma nella cucina medievale era trascurabile. Ogni vivanda era dolcificata con il miele, o insaporita mediante l'uso di droghe o di diversi prodotti commestibili di alcune piante.

Nelle abbazie di che cosa si nutrivano? Esaminando gli scritti di quel periodo storico si ricava che il consumo di carne avveniva solamente in certi giorni dell’anno. Rilevanti erano i precetti ecclesiastici medievali che costringevano tutta la gente a non consumare carne in certi giorni di contrizione. Per esempio il mercoledì ed il venerdì erano giornate in cui le uova, il cacio, i legumi e soprattutto il pesce prendevano il posto della carne. Pure nel tempo quaresimale (ovvero i quaranta giorni antecedenti alla Pasqua) questa era proibita.

Nei centri abitati le famiglie aristocratiche e quelle borghesi più ricche assumevano personale apposito per la preparazione dei cibi, mentre la maggior parte del popolo affibbiava alle donne questo compito. Nelle città più grandi si potevano trovare «esercizi pubblici» che cucinavano vivande. La più remota figura in questo settore è sicuramente quella del proprietario di osteria in cui si serviva ai frequentatori vino e alimenti modesti come cacio e pane. In certe situazioni era a disposizione ache una stanzetta dove poter pernottare. Con il passare del tempo il proprietario di una osteria cittadina divenne solamente un addetto alla vendita di vino, che poteva essere consumato sul posto o portato nella propria abitazione. Altre professioni fortemente collegate alla somministrazione di alimenti sono quella del panificatore e del macellaio. I panettieri avevano in proprietà gli unici forni esistenti nei centri urbani, costruzioni a volta in muratura e scaldati a legna per cuocervi il pane, con la sola deroga di quelli edificati nelle abitazioni nobiliari. Perciò ai panettieri ricorrevano tutti coloro che volevano sottoporre a cottura un cibo. I fornai di dedicavano alla cottura dell'impasto di farina di semola di grano duro (o altri cereali) e acqua, tagliato in varie forme. La loro associazione professionale era talmente influente e facoltosa da elargire ingenti somme di denaro per la costruzione di chiese nei centri abitati. Anche i macellai godevano di una considerazione e una disponibilità di denaro non indifferente, dal momento che nel Medioevo l’alimento costituito dalla parte commestibile degli animali macellati era ritenuto il cibo più importante. In origine le macellerie non facevano commercio solamente di carne ma pure di pesce. Con il passare del tempo si ebbe una sempre maggiore specializzazione che portò alla comparsa della professione di chi vende pesce al minuto.

Indagando sulla nutrizione europea medievale, non è possibile non ricordare gli Arabi che diffusero nella zona mediterranea alcuni frutti quali le albicocche e gli agrumi). Gli agrumi più famosi sono il cedro, il pompelmo, il limone, l’arancio e il mandarino la cui provenienza è quasi certamente dell’Asia sud-orientale. La caratteristica più importante degli agrumi consiste nella notevole concentrazione di vitamina C. Gli Arabi fecero inoltre conoscere ortaggi come le melanzane, gli spinaci, i carciofi e due cereali (sorgo e riso). Il riso risulterà nei periodi successivi un componente di grande importanza nella preparazione e cottura degli alimenti europei.

La cucina araba influenzò l'alimentazione nel medioevo europeo? Gli studiosi rispondono in maniera differente. Gli Arabi erano in rapporti commerciali con l’Asia centrale ed orientale, perciò consentirono a parecchie spezie di arrivare in Europa anche se molte erano già famose presso gli antichi Romani. Un caso significativo è il pepe. In certe ricette medievali si menziona la «salsa alla saracena o il riso alla turca». Tutto questo dimostra la consapevolezza del periodo di come alcune tradizioni culinarie arabe avessero condizionato la cucina europea.

Nell’Alto Medioevo si viaggiava raramente: pochi commercianti compivano corti percorsi; coloro che facevano un pellegrinaggio per visitare i luoghi santi si potevano contare sulle dita di una mano; gli spostamenti marittimi erano praticamente inesistenti a motivo degli Arabi, che spadroneggiavano su quasi tutto il Mediterraneo. Le sole persone obbligate a muoversi da un luogo a un altro erano i «missi dominici» del sovrano. I centri urbani si trovavano in una fase di declino per cui anche i locali pubblici, dove si servivano vino e spesso pasti alla buona, si erano notevolmente ridotti. È universalmente noto che nell’Impero Romano chi compiva viaggi poteva pernottare in pensioni dietro corresponsione di una somma di denaro e consumare un pasto nelle bettole. Nell’Alto Medioevo pensioni e bettole cessarono praticamente di esistere. Per contro si sviluppò l’opitalità senza ricompensa. Ma in che cosa si caratterizzava? Il viaggiatore veniva ospitato gratis per alcuni giorni dal proprietario dell’abitazione che gli metteva a disposizione un vestito pulito e un posto a mensa. Chi compiva viaggi, arrivando da paesi remoti, era davvero una persona fuori dal comune. Dava informazioni su ciò che accadeva nel mondo allora conosciuto, anche se le notizie erano frequentemente alterate o non esatte. L’uso dell'accoglienza senza ricompensa si protrasse sino all’XI-XII secolo, soprattutto da parte dei nobili nei confronti di coloro che erano pure aristocratici o di ceto sociale più elevato.

Gli individui che compivano un pellegrinaggio per visitare i luoghi santi diventarono un numero rilevante a cominciare dall’XI secolo. Nell’Impero Romano la tolleranza nei confronti della religione cristiana divenne tutela giuridica dello Stato quando questa fu riconosciuta come religione ufficiale. Crebbe quindi il numero di pellegrini che ambivano a giungere nelle località venerate dai fedeli cristiani. La chiesa cattolica volle pertanto realizzare edifici in cui coloro che compivano questi viaggi potessero mangiare, bere e dormire. Le pensioni "comuni", dove abitualmente andavano i pellegrini, erano infatti ritenute posti frequentati da prostitute. La Chiesa e lo Stato ritennero opportuno edificare abitazioni destinate ai pellegrini, denominate in greco «xenodochia» (case d’ospiti), sovente situate nei pressi delle abbazie e amministrate dai monaci. Gli «hospitia o hospitalia», strutture abitative che ospitavano persone per un determinato periodo, ebbero Occidente una grande diffusione a cominciare dall’undicesimo secolo. Queste case, è giusto rammentarlo, non erano messe a disposizione solamente dei pellegrini, ma pure degli indigenti e degli infermi che non avevano una loro dimora e di coloro che si mettevano in viaggio spinti dal desiderio di rendere migliore la propria situazione economica e lavorativa.

Nell’Alto Medioevo si cominciò a discettare e imporsi un diverso modello di accoglienza, la cosiddetta «accoglienza doverosa». L’ospitante non stabiliva in maniera libera di offrire un alloggio, ma vi era costretto. In queste occasioni coloro che venivano ospitati erano i re o chi esercitava il proprio dominio su un territorio, mentre gli ospitanti erano i titolari di un feudo, le abbazie, i piccoli centri abitati degli agricoltori e le «urbes». Chi ospitava era obbligato a spendere denaro in quantità, visto che i re o coloro che esercitavano il proprio dominio su un territorio portavano con se moltissimi individui che svolgevano le più svariate mansioni. Non stupisce che i centri urbani progressivamente, soprattutto dal XII-XIII secolo, si rifiutassero di offrire accoglienza senza ricompensa e domandassero ai governanti la dispensa dal dovere di accoglienza.

A cominciare dall’anno Mille, in seguito ai considerevoli mutamenti nel settore economico e sociale, crebbero notevolmente gli spostamente dei commercianti da un luogo all’ altro. Pertanto i mercanti decisero di dare ospitalità (sotto forma di cibo, casa e tutela) ai colleghi provenienti da altri paesi, insieme alla possibilità di rapportarsi con i commercianti del posto. Le dimore dei mercanti divennero così i luoghi sovente deputati agli scambi commerciali.

Moltiplicandosi le attività di commercio, gli organi che si occupavano del governo delle città desiderarono aumentare la sorveglianza sui traffici e sui commercianti provenienti dai diversi paesi. Furono edificate abitazioni comuni per ciascuna categoria di mercanti, disposte come i ricoveri per carovane presenti nei paesi del Medio Oriente. Erano enormi edifici che accoglievano i convogli dei commercianti in transito fungendo sia da magazzino delle mercanzie che da abitazione comune. A cominciare dall’XI secolo costruzioni simili a quelle orinetali furono edificate anche in Europa. In Italia vennero chiamati «fondaci», dal vocabolo arabo che significa «zona di commercio». Nel XII-XIII secolo località come Venezia, Genova, Pisa possedevano parecchi «fondaci», riservati a determinate comunità di commercianti: il fondaco dei tedeschi, dei francesi, dei greci, ecc. Con il passare del tempo i «fondaci» non vennero più adibiti a punti di accoglienza ma diventarono soltanto punti di custodia delle mercanzie. A cominciare dal XIII secolo le pensioni in Europa crebbero di numero ancora una volta, diventando i più importanti luoghi di sosta non gratuiti per chi compiva viaggi. Inizialmente furono frequentate soprattutto da mercanti, ma in seguito sostituirono pressoché tutti i diversi tipi di accoglienza presenti. Difatti gli «hospitia» e gli «hospitalia», amministrati dalla chiesa, decisero di accogliere solo infermi e indigenti (da cui il significato odierno della parola «ospedale») e coloro che erano in viaggio per pellegrinaggio furono costretti a ricorrere alle pensioni per trovare accoglienza.

giovedì 24 luglio 2014

IL TRABOCCO UN ARMA MEDIEVALE , FOTO DALLA FESTA DI ALTOPASCIO

A CURA DEL GRUPPO STORICO GHIVIZZANO CASTELLO

Il trabocco era un arma potente , capace di sparare massi molto pesanti e molto lontano
in grado di ledere anche le potenti mura di citta' e castelli
Caduto poi in disuso con l'avvento dei cannoni......

mercoledì 23 luglio 2014

DOMENICA 27 LUGLIO , FESTA MEDIEVALE A SAN GINESE DI COMPITO - LUCCA

IL GRUPPO STORICO DI CASTELDURANTE
VI INVITA TUTTI ALLA BELLA FESTA MEDIEVALE
A SAN GINESE DI COMPITO DI LUCCA
CON FESTA ENOGASTRONOMICA E CORTEGGIO STORICO

Link sito ufficiale: http://casteldurante.altervista.org/

Per informazioni o prenotazioni, contattare:

Claudio: 3891763889
Piera : 3395657658
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CHIARA FRANCESCHINI:
Anche qst anno, e più precisamente domenica 27 luglio, avrò un banchetto per sensibilizzare su una malattia rara in rappresentanza della ass.: "Klinefelter Italiana Onlus Askis" grazie al contributo dell'associaz La Luce Nuova Circolo insieme a Marco Sestini. Il tutto durante la giornata medievale a san ginese di compito. Qst anno oltre al romanzo storico "la leggenda di casteldurante" ho preparato alcune novità:romanzo versione colorabile per bambini tutta in rima, segnalibri, e.....una "costruzione" ma non vi posso mica svelare tutto?!?! Vero Fabrizio Bertolucci Faber-Clown, un mago non svela mai i suoi segreti!!! Qst anno Fabrizio ce né farà vedere delle belle e sarà a san ginese già dalla 17:00. Naturalmente un ricco menù medievale vi aspetta ed anche altri 15 banchetti nonché il corteggio storico!!! Venite alla ns festa solidale??? —

autrice del libro: La leggenda di Casteldurante.



mercoledì 2 luglio 2014

FESTA MEDIEVALE A FABBRICHE DI VALLICO - SABATO 12 LUGLIO 2014 - un 1300 da vivere

SABATO 12 LUGLIO 2014
RITORNA LA BELLISSIMA FESTA MEDIEVALE
PER UN 1300 TUTTO DA VIVERE !!!!

CORTEGGIO STORICO CON I VARI GRUPPI .
ANTICHI MESTIERI RIVIVONO TRA LE SUGGESTIVE VIE DELL'ANTICO BORGO .
PASSEGGIATA ENOGASTRONOMICA .
GIOCOLIERI , E TANTO ALTRO ANCORA.....

VENITE , IL PAESE DI FABBRICHE VI ATTENDE NUMEROSISSIMI !!!!