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BORGO A MOZZANO - Piano di Gioviano, SP2 Lodovica.

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giovedì 8 novembre 2018

MONTEMAGNI e SPERONI (LEGA): “ SERAVEZZA: ULTRASETTANTENNE VIVE DA TEMPO IN UN DISASTRATO CAMPER. POSSIBILE CHE LE ISTITUZIONI LOCALI NON ABBIANO RITENUTO D’AIUTARLO?”


                                                          COMUNICATO STAMPA
 
"Quando le cronache giornalistiche-afferma Elisa Montemagni, Capogruppo in Consiglio regionale della Lega-riportano la storia di un ultrasettantenne che, da anni, ha come dimora un vecchio e malandato camper ed ha rischiato di morire per un incendio scoppiato all'interno "dell'abitazione" di fortuna, non si può che rimanere allibiti di come, troppe volte, chi di dovere sia talmente distante dai problemi dei cittadini da non intervenire tempestivamente per sanare inaccettabili situazioni di disagio come questa." "Il fatto, poi-precisa l'esponente leghista-che lo sfortunato protagonista di questa vicenda risulti residente a Stazzema e non a Seravezza(dov'è ubicato il camper), poco cambia in una vicenda molto triste." "Un plauso all'associazione che gli offre quotidiano supporto-sottolinea Montemagni-ma non altrettanto possiamo fare nei confronti di istituzioni locali ed Asl competente che, nonostante la precaria palese condizione dell'uomo, non hanno, fin qui, aiutato concretamente l'anziano." "Vuoi vedere-conclude amaramente Elisa Montemagni-che un articolo di giornale avrà, come spesso accade, il merito di smuovere le acque? Brava la giornalista, ma chi ha il compito di preservare la vita dei cittadini, non dovrebbe aspettare di essere pungolato mediaticamente per muoversi…" "Tra l'altro-segnala Francesco Speroni della Lega di Seravezza-i media c'informano, in contemporanea, che alla locale Misericordia si organizzano corsi d'inclusione sociale per migranti; imbarazzante che il Comune trovi subito dei soldi per finanziare la predetta attività ed invece sollevi questioni burocratiche per il Signor Vincenzo che viene rimpallato tra due comuni, appunto Seravezza e Stazzema, guarda caso entrambi a guida Pd." 
 
Gruppo Lega
Ufficio stampa
Dr. Maurizio Filippini

lunedì 27 novembre 2017

LUNIGIANA, CENA DI BENEFICENZA, PRIMA GLI ITALIANI a TERRAROSSA il 7/12 ore 20:00

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SIETE TUTTI INVITATI A PARTECIPARE
OGNI MANO AIUTA
AIUTIAMO I TANTI ITALIANI IN DIFFICOLTA' DIMENTICATI DA GOVERNANTI ED ISTITUZIONI
CHE PENSANO A TUTT'ALTRO MENO CHE ALLA NOSTRA GENTE.
_______________________________________________________
 
 

lunedì 1 maggio 2017

FESTA DEL...QUALE LAVORO?


Il primo maggio è la festa dei lavoratori e ricorda le battaglie degli operai in particolare quella per ridurre e fissare l'orario lavorativo a otto ore giornaliere.
Le battaglie per la conquista delle otto ore di lavoro al giorno (in Italia col RDLn. 692/1923 del 1923) portarono alla promulgazione di una legge nel 1867 nell'Illinois. La Prima Internazionale richiese poi che legislazioni simili fossero introdotte anche in Europa.
In Europa la festività del primo maggio fu ufficializzata dai delegati socialisti della Seconda Internazionale riuniti a Parigi nel 1889 e ratificata in Italia due anni dopo.
E oggi? Abbiamo i sindacati e associazioni varie che festeggiano in tutta Italia. Ma cosa c'è da festeggiare? Con una disoccupazione al 12% e con quella giovanile al 54% c'è poco da stare allegri o da festeggiare.
Cosa dire poi se consideriamo che nel 2017 si stima che ci sia 1.870.000 nuclei familiari i cui componenti abili al lavoro sono tutti senza lavoro? Oppure del fatto che ci siano quasi un milione di famiglie in cui lavora solo la donna ,mentre il coniuge o convivente è disoccupato? Infine se consideriamo che al 2015 ( e tranquilli che il dato non sarà diminuito)le famiglie a rischio di povertà erano il 28,7 % ?
Siamo arrivati ad un punto che una considerevole parte delle persone non lavora, e quelli che invece hanno la fortuna di avere uno straccio di impiego devono sottostare a condizioni capestre ed orari massacranti,che si possono paragonare ad una moderna schiavitù.
Oggi è la festa del...cosa? …del lavoro?...quale? Molti non si sono resi conti che prima ad una persona si domandava “che lavoro fai? “ mentre oggi si chiede “che lavoro facevi?” .
Il problema è che secondo me l'establishment oltre a portare la condizione lavorativa a questo punto, per tenere il popolo sottomesso, è riuscita anche a inculcare una rassegnazione collettiva, per far si che la maggior parte delle persone non alzi la testa.
Chi ha voglia di festeggiare lo faccia,ma la vera celebrazione sarebbe lottare per ribellarsi a questo sistema che ha annichilito il lavoro. Il tutto naturalmente senza quei sindacati e partiti che fintamente dalla parte dei lavoratori, hanno invece avvallato tutto questo.
Festa del...quale lavoro?


Distinti saluti


sabato 14 gennaio 2017

SORPRESI DEI MORTI DAL FREDDO? O SIETE CIECHI O MI PRENDETE PER IL CULO

Ho aspettato qualche giorno a scrivere questo pezzo. Se l'avessi dovuto scrivere subito,sarei stato molto più pungente,che poi è un eufemismo per dire Stronzo.
La cronaca dall'inizio dell'anno è stata caratterizzata dalle morti dal freddo,soprattutto dalle morti dal gelo.Quattro persone senza fissa dimora;uno a Latina, fuori dalla chiesa dell'Immacolata, un 46enne romeno a Messina, nel porto, un indiano di 58 anni ad Aversa (Caserta) e un altro 44enne in un ex centro commerciale ad Avellino.
Angelo Lanzaro

Ed è proprio su quest'ultimo, Angelo Lanzaro, esplode la polemica. L'uomo aveva perso tutto dopo che il suo matrimonio e da un anno e mezzo era andato a rotoli e viveva nell'ex Mercatone della cittadina. Aveva chiesto aiuto al sindaco rivolgendogli un appello in tv nel dicembre 2016.
Ora lo stupore di tutti è sul comune che non ha fatto nulla.La domanda è “perchè non è intervenuto?”.La mia risposta pacata a tutte queste persone è un altra domanda...ma siete ciechi o mi prendete per il culo? Cioè pensate veramente che i comuni intervengano per queste cose? Qualcuno si ma sono pochissimi,la maggior parte SE NE STRAFREGANO,questa è la realtà.Ma alla fine non condanno le istituzioni più di tanto,perchè alla fine sono solo lo specchio della società.
In quanti sono a conoscenza di qualche persona che è in cattive acque,fanno qualcosa? In quanti sapete di un anziano solo,andate mai a trovarlo? E di esempi come questo ne potrei fare 100 ma non mi dilungherò. Alla fine fate pure,ma per piacere non fate gli ipocriti e piangere dopo che sono morti!!!!
Vi lascio con la la testata e il link di un articolo di ieri del Tirreno Pistoia che parla appunto di senzatetto al freddo. Qualcuno farà qualcosa o aspetteranno tutti comodamente di indignarsi dopo?

«Noi, la gente dei capannoni che si scalda con le candele» - Video

Pistoia, parlano alcuni senzatetto che vivono nelle ex fabbriche attorno alla stazione Otto alle Martinelli, altri 15 alle ex Filerie. Ma capita anche di dormire sui vagoni

di Eleonora Ferri (tirreno pistoia 13 gennaio 2017 )


Distinti Saluti









sabato 23 aprile 2016

RACCONTALE A VEGLIA............di Nicola Polito


CAPITOLO DI STORIA




Sono trascorsi circa sessant'anni, quando ancora non esisteva la televisione, la prima radio era presente una su cento famiglie, poche potevano permettersi di averne una.
In molte abitazioni rurali non c'era ancora la corrente elettrica e, qualche famiglia benestante, aveva la radio con le batterie e l'antenna, un filo lungo anche venti metri inchiodato lungo la facciata per riuscire a captare più di una stazione radio, esclusivamente in O.M.- O.L.- O.C. - O. Cortissime.
Quello era il periodo che nelle abitazioni rurali, non possedendo tv e radio, perché le serate avessero un senso di fine giornata, andavano a veglia, normalmente facevano visita alle famiglie vicine, (si fa per dire), distanti anche qualche chilometro.
La serata era trascorsa solitamente seduti intorno ad un ampio caminetto che occupava quasi una parete e che i ceppi messi ad ardere, spesso duravano più di un giorno.

I bambini giocavano tra loro facendo un baccano infernale, un vociare gioioso, una allegra comitiva, in quei giorni le famiglie erano povere ma numerose, braccia per coltivare la terra.
Gli adulti in cerchio, davati al caminetto, spesso giocavano a carte, e di tanto in tanto davano fondo al fiasco di vino, raccontavano storie accadute o presunte tali.
Le storie vere, tutti erano in grado di riconoscerle, sgranando ogni tanto gli occhi nella semioscurità rotta con il tremolare della fiamma da lume ad olio o candele di cera.
Le fandonie o bugie erano immediatamente apostrofate con “raccontale a veglia”.
Ma la serata era una veglia condivisa, serata che si concludeva verso la mezzanotte più per scommessa che per necessità, producendo spesso una serie di sbadigli nascosti dalla mani tozze e scure segno di chi aveva lavorato la terra dall'alba al tramonto.
Uomini e donne che pensavano a cosa mangiare domani, nel vero senso della parola; spesso erano erbe bollite trovate nei campi miste con un pugno di pasta fatta dalle donne di casa, esclusivamente con la farina di quel poco di grano che avevano coltivato nei loro campi, macinato un sacco per volta perché intero si conservava più a lungo. Il pane veniva fatto in casa una volta a settimana, oltre ai pani spesso per la conservazione, si ricavavano mattoncini dal pane fresco e poi rimesso nel forno, friselle o pane biscottato.

La carne, era presente in tavola poche volte all'anno; Natale, Pasqua, con carne acquistata dal macellaio del paese, un'ora di viaggio a dorso di asino, solitamente si acquistava lesso, (bollito) taglio che era accessibile ai più per il minor costo.
Per tutti le occasioni di far festa, oltre alle feste comandate,  erano oggetto di festa e aggregazione; la vendemmia, la mietitura, la battitura del grano nelle aie delle case rurali.

L'aia veniva cosparsa di sterco di vacche e paglia per rendere l'aia liscia e uniforme, aspettando che la malta seccasse al sole battente, così indurita durava per l'intera settimana dopo la battitura. Battitura che veniva effettuata con i buoi che trainavano solitamente una lastra di tufo sui covoni sparsi ad arte per sbriciolare le spighe di grano. Con il proseguo dei lavori, i pulitori (coloro che con la pala di legno tiravano per aria il grano e peluia e con l'azione del vento il grano veniva separato dalle impurità), si alternavano gli uomini per la spossatezza del lavoro continuo, e la preoccupazione che il vento terminasse.
Qualcuno si chiederà ma a quei giorni esistevano già le trebbiatrici, vero ma non esisteva strada per raggiungere le località di cui parlo e ancora oggi non esiste, sono raggiungibili a piedi da viottoli mulattieri.
Periodo in cui si mangiava carne prodotta in proprio, pollo e coniglio solo nelle grandi occasioni, ed il primo giorno di mietitura veniva staccato l'ottimo prosciutto lasciato lì appositamente per rifocillare i mietitori e battitori.

Metodo in comune con vallate e paesi del circondario, in tutte le case vicinie sembrava una fotocopia di usi e costumi.
Ogni famiglia non era sola a vendemmiare, i vicini si informavano su come procedere alle operazioni indispensabili per lo scambio di mano d'opera. Non c'era bisogno di chiamare, sapevano il giorno dei lavori più faticosi ed urgenti e spontaneamente si presentavano ad aiutare, il passaparola era molto efficace; cortesia che veniva poi resa spontaneamente sia alla mietitura del grano sia alla battitura, sia alla vendemmia passando tutti insieme da una fattoria all'altra.
Non girava moneta ma scambio di opera e cortesia. Periodo di povertà?
Alcune case rurali erano senza energia elettrica, senza frigorifero, senza condizionatore, senza riscaldamento, spesso nelle modeste camere non esisteva solaio, e d'inverno al risveglio del mattino le coperte del letto venivano infarinate da neve entrata col vento dalle fessure degli “embrici” . Nonostante tutto quei giorni poveri ma felici, stracolmi di umanità, il bisogno era soddisfatto  con poco.
Quelle rare volte che andavi in paese, era facile incontrare alcune personalità riconosciute e rispettate da tutti. Vedere gli adulti, che salutavano in segno di rispetto sollevando il cappello,
ed i giovani educati a dare il buongiorno ai più grandi, l'educazione era impartita a suon di ceffoni e non di parole. Altra sberla che ti ricordavi per la vita, era data se non rispettavi la tua o il tuo insegnante oppure non avevi svolto i tuoi compiti, al primo incontro casuale con uno dei tuoi genitori gli insegnanti, mettevano al corrente della tua condotta e sapevi cosa ti aspettava al ritorno da scuola.
Le personalità di massima attenzione erano: il Sindaco, il Parroco, il Dottore, il Farmacista, il Maresciallo della stazione locale dei carabinieri e gli insegnanti.
Persone di comprovata onestà, tenevano a mantenere la dignità e la onorabilità del loro casato, persone che non avrebbero mai tradito la parola data.
Sono passati molti anni, i ricordi da dove è iniziato il nostro cammino, pieno di difficoltà, spesso affiora , diventa presente, ed è impossibile non fare confronti con le situazioni attuali.
Abbiamo perduto il senso della coesione, della spontaneità, delle promesse fatte, dell'umanità in senso lato.
Oggi, tutti hanno lo smartphone o l'iphone, tra persone dello stesso nucleo, si comunica con wathsapp, stiamo perdendo l'uso della parola, della condivisione delle idee, dei sogni, della prospettiva del futuro.

Già, è vero il futuro stanno facendo di tutto per levarcelo anche dai sogni, per fortuna nostra e dell'umanità, i sognatori esistono ancora e sono molto tenaci anche se non esistono più serate di veglia. "Raccontalo a veglia",  ha un diverso significato.