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mercoledì 23 settembre 2015

CIGL LUCCA, NO AD UNA CASTA DI YES MAN !!! di Paolo Simoncini.

 PAOLO SIMONCINI.


LA MIA VITA DA DELEGATO SINDACALE - NO ALLA CGIL DI LUCCA COME UNA CASTA DI YES MAN

 

PREMESSA

Chi scrive negli ultimi anni ha sempre cercato di dare il proprio (modestissimo) contributo per rilanciare una CGIL provinciale con un sacco di problemi economici ed interni che hanno portato a ben 3 cambi al vertice ed infine un Commissariamento. Beghe economiche. Quando si tratta dei soldi di chi lavora bisogna arrabbiarsi e, per senso di responsabilità, raccontarle tutte... anche le vicende personali più banali. Magari dal "piccolo" si capisce anche perché i vari sindacalisti CGIL a Lucca stanno andando avanti a botte sulla stampa con una litigiosità che sembra non finire più.

 

BIOGRAFIA SINDACALE

15 anni fa (circa a metà della vita dato che ho appena 35 anni) sono entrato a lavoro da "interinale". Mi sono tesserato ed ho iniziato il percorso sindacale da Delegato di fabbrica. Ancor prima di avere un contratto di lavoro "fisso", con tutti i "rischi" di un sindacalista senza tutele. Poi sono stato eletto Rappresentante alla Sicurezza, ho fatto la formazione, ho partecipato ai primi Direttivi di Categoria in FIOM e  ad oggi continuo ad essere invitato nonostante la chiusura della fabbrica metalmeccanica dove lavoravo.

Ho ricevuto, insieme ad altri colleghi, un ingiusto licenziamento richiamando le tutele generali del celeberrimo Art. 18. Abbiamo aperto una vertenza sindacale ed causa legale lunghe diversi anni, supportandole con manifestazioni e col presidio dello stabilimento, che poi ha chiuso, come purtroppo annunciavamo da tempo, spesso inascoltati pure dalle Istituzioni locali. Il sindacalista in questi casi è sempre il primo che ci rimette.

Magra consolazione un piccolo risarcimento e l'obbligo di reintegro (quando la fabbrica non c'era già più).

Ma non mi sono arreso. Ho ricominciato da zero tornando a fare il precario in fabbrica (cartiera stavolta) e continuando l'attività sindacale "a tempo libero". Addirittura facendo le Assemblee Congressuali "da sindacalista" negli altri luoghi di lavoro il giorno... ed il turno di lavoro "da operaio precario" la notte. Senza permessi né tutele. Quasi clandestino per intendersi. Ma il precariato, si sa, per un Sindacalista è una vera e propria guerra. Scuole, supermercati, cantieri, imprese di ogni tipo, Comuni... sono stato a fare le Assemblee un po' in ogni dove pur lavorando in fabbrica su 3 turni con contratto interinale. Il più delle volte gratis!

In quel periodo difficilissimo sono stato eletto anche nel Direttivo della CGIL Provinciale (insieme agli altri che lo facevano "di mestiere" il Sindacalista... e più "comodamente") ed ho iniziato a seguire la Categoria dei precari, il NIDIL-Cgil in cui sono ancora membro del Direttivo.

Sempre da precario ho seguito anche il recente Congresso della CGIL continuando a girare per i luoghi di lavoro a fare le Assemblee ed ottenendo i voti necessari per essere eletto nei Direttivi in cui militavo prima. Non si sa perché, tuttavia, in quello Generale della CGIL Provinciale non ci sono più. Poco male. Evidentemente i miei voti sono finiti nel dimenticatoio, con le famose "quote a rovescio" dove se sei precario, disoccupato, migrante... se appartieni insomma ad una di quelle Categorie che la CGIL per Statuto e per etica dovrebbe valorizzare, vieni invece messo da parte.

Amen. Il mio modesto contributo di Sindacalista l'ho dato senza timore del licenziamento in fabbrica, figuriamoci se mi faccio intimorire da chi il precariato e le nuove forme contrattuali le conosce solo "per sentito dire". Per chi ragiona col proprio cervello - magari modestamente e certe volte sbagliando - succede.

Sono anch'io in attesa di una telefonata. L'ultimo mio datore di lavoro è stato la CGIL di Lucca durante il Congresso. Basterebbe il classico "i nostri progetti non la riguardano" in stile padronale... tanto ormai quello è il mantra che circola nelle Camere del Lavoro del nostro territorio. Invece niente. Vedo regalare incarichi a chi non ha mai lavorato né fatto il Delegato, senza alcuna legittimazione democratica... ma non mi stupisco più.

Continuo a seguire i precari "per passione" da membro del Direttivo NIDIL. Una Categoria che dovrebbe essere considerata importantissima e che invece praticamente è azzerata, con ipotesi discutibili di fusione con Massa, servizi praticamente assenti, partecipazione democratica nulla e Direttivi che vengono convocati solo per giustificare la voce di spesa relativa allo stipendio dello stesso Segretario.

Cosa fa oggi il Sindacato per me? Non lo so. Ma continuo a dare il mio contributo. E finché trovo riscontro in un precario che lo apprezza non smetto di sicuro.

 

LA CGIL IN MEDIAVALLE

Eppure la CGIL che avevo conosciuto era un'altra. Un luogo dove andavi volentieri anche se avevi fatto 8 ore in fabbrica e 3 di sonno. Dove prendevi appunti quando un Sindacalista interveniva. Dove ti confrontavi con altre realtà lavorative. Dove imparavi la solidarietà. Dove ti connettevi con i servizi e con le Camere del Lavoro della tua zona di residenza.

Oggi? La Mediavalle non ha più un Segretario, in Versilia recentemente si paventava il "siluramento" del Responsabile (Massimiliano Bindocci) perché - dicono i più maliziosi, non era perfettamente allineato con alcuni politici locali.

La CGIL - e per amore della mia zona parlo della Mediavalle - dovrebbe saper fornire le nuove tutele anche in questi territori difficili. Invece provate ad immaginare, ad esempio, con una fusione con la Provincia di Massa, quale tipo di servizio "vicino" potrebbe ricevere un Lavoratore precario, ad esempio, di Barga.

Nemmeno io, dopo 15 anni di Sindacato in CGIL, saprei dove, quando e come indirizzare un precario od una partita IVA per avere risposte non da un semplice addetto al Patronato ma da un vero e proprio Segretario Sindacale di zona e di Categoria.

Queste zone esprimevano anche autonomia, sfornavano nuovi Delegati e nuovi Sindacalisti. Abbiamo scritto anche pagine bellissime nella storia provinciale dei diritti sindacali.

Ma forse è proprio tutto ciò che non piace.

Non piace chi pensa con la propria testa, non piace chi rivendica l'autonomia di giudizio, chi è svincolato da certi assetti di piccolo o grande potere politico-sindacale locale, chi il Sindacato, ancora, lo ritiene fattibile dal basso, tra le persone, a partire da coloro che di diritti ne hanno meno.

 

LA CGIL PROVINCIALE

In CGIL a Lucca c'è un clima da resa dei conti. Le Categorie portano avanti le vicende che si presentano nel caso specifico (una fabbrica che chiude, un supermercato che licenzia, un'impresa che delocalizza) ma non c'è quella visione d'insieme, quel lavoro di squadra, quella fiducia nelle proprie energie (i Delegati).

Non c'è spazio, insomma, per progettare qui ed ora il Sindacato provinciale del futuro. Ci sarebbe... ma viene censurato e non si capisce il motivo. Chi dissente da questa parabola (a mio avviso pericolosamente discendente) è quasi considerato un "nemico" da abbattere.

Questa Segreteria si presentò al Congresso provinciale (al Grand Hotel Guinigi perché non bisogna farsi mancare nulla in periodi di "Spending di più") respingendo - avete letto bene - addirittura un ordine del giorno in solidarietà alle famiglie delle vittime della strage di Viareggio.

Respinto a maggioranza. Perché quando il capo chiama bisogna alzare la mano a comando. Yes Man sarà pure una definizione azzardata ma calza bene.

Forse già da quel bruttissimo episodio bisognava trarre una conclusione: così non si va da nessuna parte.

Non si può stare chiusi per mesi a discutere dei bilanci che, uniche società in Italia, i Sindacati non sono neppure obbligati a pubblicare. Non si può stare in eterno a discutere di robe burocratiche, di incarichi, avvitandosi su dibattiti che a Lavoratori e Cittadini, specialmente ai giovani, ai precari, alle partite IVA, non interessano minimamente.

 

URGE UN CAMBIAMENTO. A LUCCA, IN MEDIAVALLE, IN GARFAGNANA

E' finito il tempo del pulpito da cui predicare un'ora di discorsi vuoti ricevendo l'applauso di rito.    

E' tempo, casomai, di sporcarsi le mani. E forse qualcuno sarebbe l'ora che se le sporcasse con quel "lavoro" di cui tanto parla dalla comodità e dall'agio di una poltrona in pelle.

Forse, in questa sorta di "nuova casta provinciale" (perdonate la definizione), c'è chi pensa di essere entrato in Parlamento. Invece il Sindacato sarebbe una cosa molto più umile, modesta e bella.

Significherebbe organizzarsi, a partire proprio dalla dimensione locale, per difendersi dagli attacchi, per aiutare i Lavoratori. Dal semplice disbrigo della pratica fino alla Vertenza passando per l'iniziativa sindacale. Significherebbe fare Assemblee dove parla chi conosce il precariato e le condizioni di lavoro "moderne"... e chi le ha solo predicate ma mai provate sulla propria pelle prende appunti. Dove il "datore di lavoro" è l'iscritto ed il Sindacalista si mette semplicemente a servizio. Aprirsi anche ai Cittadini ed i giovani che il Sindacato non lo conoscono o non lo possono praticare.

Fantascienza? Può darsi. Ma se non si cambia e non si diventa una cosa del genere - aperta, social, moderna - il destino è il tramonto.

Ma voglio concludere questo quadro con positività. Non è tutto da buttare via. E faccio appello a chi ancora ci crede. Non ci arrendiamo. In Mediavalle ed in Garfagnana dobbiamo lottare contro l'assenza di lavoro ma anche con chi vorrebbe vederci disorganizzati, disuniti, impreparati sindacalmente. Un territorio dove non funziona il Sindacato è un territorio dove ci sono meno diritti e peggiori condizioni. Non lo possiamo permettere!

Faccio appello a quei precari, a quelle partite IVA, a quei disoccupati, a quei cassaintegrati, a quei Lavoratori che non hanno neppure l'assegno di disoccupazione perché sono assunti "a voucher", a quelli che fanno la "stage", ai giovani.

Cambiamola noi questa CGIL di Lucca con la partecipazione. Perché il loro cambiamento è un falso cambiamento. E' solo rendita di posizione, difesa di vecchie logiche di potere, chiusura.

Cambiamola noi. Prima possibile.

 

PAOLO SIMONCINI - Direttivo Nidil-CGIL Lucca

sabato 2 maggio 2015

MILANO: RENZI E' IL VERO BLACK BLOC !!! di Paolo Simoncini. (leggi: clicca qui)

(2 Maggio 2015)

Renzi è il vero Black Bloc

NOTA: Chi scrive non tratterà gli episodi violenti poiché non ha mai lanciato una molotov né sfasciato una vetrina non avendo, quindi, nulla da cui dissociarsi. Segue articolo di libera opinione.

 

Sostituire i Lavoratori "fissi" coi precari il Primo Maggio senza che i Sindacati dicano mezza parola. Un sogno che Renzi coltiva dai tempi in cui faceva il Sindaco di Firenze.   

Provocazioni su provocazioni, già allora. Ai dipendenti dei Musei, a quelli del Comune, alle commesse dei negozi. Il "Renzi-pensiero", in occasione della Festa Internazionale dei Lavoratori, esprime tutta la violenza più radicale.

Ed è così che il "non-lavoratore" del Primo Maggio, invece di essere rispettato almeno un giorno l'anno, diventa a tutti gli effetti un nemico, un Fantozzi (così chiamò i dipendenti di Palazzo Vecchio) o nel migliore dei casi un gufo ed un vagabondo.  

Poi vai a fare il Presidente del Consiglio e globalizzi il disprezzo. Quale migliore occasione dell'Esposizione Universale?

Nel "tiro al precario" parte Manpower, una delle più note agenzie interinali, dichiarando che i giovani sono svogliati, che rifiutano lavoro e stipendio. Addirittura 1300 euro al mese (magari !!!). Le provocazioni continuano fino all'intervento-comizio del Matteo Internazionale contro i professionisti del "non ce la farete mai". Leggasi, ancora, i precari e chi dissente.

Chi non ha provato imbarazzo di fronte ai "finti lavoratori" di tutti i paesi del mondo che indossavano il caschetto e la tuta nuova, figuranti travestiti nel Renzi-Show, ripresi puntualmente dalle telecamere? Uno schiaffo mediatico in piega regola a chi aveva lottato per globalizzare, in quel giorno, il diritto al riposo.

Il cacciucco alla livornese dell'ipocrisia è servito. La "fame nel mondo" l'argomento strappalacrime perfetto per operare, a braccetto con le più feroci multinazionali, un attacco a reti unificate e su scala globale al Primo Maggio.

Così, senza vergogna, giornali e televisioni titolano "Festa rovinata" per raccontare la devastazione della città durante la manifestazione fuori dai cancelli di Expo. La domanda "a chi fa veramente comodo tutto ciò?" risolve sempre un sacco di dubbi.

Di quale "Festa Internazionale" parlano? Perché l'unica festa, ieri, sarebbe stata proprio la Festa dei Lavoratori (di cui si parla zero). Forse sarebbe stato saggio e doveroso rispettarla. Ma "nulla è più anarchico del potere"[*] diceva Pasolini.

Cosa sarebbe cambiato, senza questo atto di bullismo politico, aprendo Expo il 30 Aprile od il 2 Maggio?

Tutto. Perché il vero "sovversivo rovinatore di feste" non avrebbe realizzato l'antico sogno, ieri comunale ed oggi internazionale, di trasformare la Festa Internazionale dei Lavoratori nella Fiera Campionaria Internazionale dell'ipocrisia e dello sfruttamento.

Renzi è il vero Black Bloc del Primo Maggio milanese.


                [*] Nulla è più anarchico del potere, il potere fa praticamente ciò che vuole. E ciò che il potere vuole è completamente arbitrario o dettato da sua necessità di carattere economico, che sfugge alle logiche razionali. Io detesto soprattutto il potere di oggi. Ognuno odia il potere che subisce, quindi odio con particolare veemenza il potere di questi giorni. È un potere che manipola i corpi in un modo orribile, che non ha niente da invidiare alla manipolazione fatta da Himmler o da Hitler. Li manipola trasformandone la coscienza, cioè nel modo peggiore, istituendo dei nuovi valori che sono dei valori alienanti e falsi, i valori del consumo, che compiono quello che Marx chiama un genocidio delle culture viventi, reali, precedenti. Sono caduti dei valori, e sono stati sostituiti con altri valori. Sono caduti dei modelli di comportamento e sono stati sostituiti da altri modelli di comportamento. Questa sostituzione non è stata voluta dalla gente, dal basso, ma sono stati imposti dal nuovo potere consumistico, cioè la nostra industria italiana pluri-nazionale e anche quella nazionale degli industrialotti, voleva che gli italiani consumassero in un certo modo, un certo tipo di merce, e per consumarlo dovevano realizzare un nuovo modello umano. (Pier Paolo Pasolini)

lunedì 26 gennaio 2015

ELEZIONI IN GRECIA: UNA EPOCALE VITTORIA DI SYRIZA di Paolo Simoncini .

---------- Messaggio inoltrato ----------
Da: "paolo.simoncini'' Data: 26/gen/2015 12:32
Oggetto: Elezioni Grecia , vince syriza
A: <capitan.futuro3000@gmail.com>

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        TSIPRAS STRAVINCE

Con il 36% "Syriza", la sinistra greca di Alexis Tsipras, stravince le elezioni mancando la maggioranza assoluta per appena 2 seggi (149 su 300).

Per il meccanismo greco, adesso, Tsipras deve cercare un alleato di Governo e potrebbe trovarlo nel noto giornalista leader di "To Potàmi" (6%) che ad appena un anno dall'esordio politico potrebbe già rappresentare l'ago della bilancia.

Al vaglio di Tsipras ci sono altre ipotesi di consolidamento della maggioranza parlamentare (con gli Indipendenti) in uno scenario tutto nuovo.

Battuti sia i conservatori di "Nea Deimokratia" (27%) che il PD greco, il "Pasok", uscito a brandelli (4%).

Da segnalare il risultato di Alba Dorata (6%), il partito neonazista, che arriva terzo pur avendo il proprio leader attualmente in carcere.

Intorno al 5% i Comunisti del KKE ed i Greci Indipendenti.

 

                SCHIAFFO ALLA MERKEL

Il dato certo delle elezioni greche è che l'austerità viene respinta. Gli elettori hanno punito pesantemente i Partiti allineati sulle politiche dei sacrifici e dei tagli che hanno portato la Grecia alla fame.

Dalla Germania intervengono con dichiarazioni pubbliche economisti, politici, giornalisti. La "preoccupazione" è che Tsipras metta in campo per davvero quelle politiche tanto detestate dai grandi potentati economici e finanziari.

Non solo rinegoziazione del debito. Tsipras va del tutto controcorrente rispetto alle imposizioni di Merkel & soci.

Investimenti pubblici, sanità, fornitura elettrica e trasporti pubblici gratuiti - in particolare per le fasce deboli - abolizione della tassa sulla prima casa andando a colpire i grandi patrimoni, esenzione dei redditi fino a 12 mila euro, istituzione del salario minimo, aumento del minimo attuale da 580 a 750 euro, rifondazione della TV pubblica.

Vedremo alla prova dei fatti.

La Signora Merkel si becca il primo schiaffone europeo da chi, guarda caso, ha inventato la democrazia.

 

 

        KALIMERA - LA SINISTRA ITALIANA VA IN GRECIA

In Grecia, già prima delle elezioni, c'è una folta truppa di esponenti della Sinistra italiana. L'obiettivo della "missione" non è soltanto il sostegno a Tsipras. Si tratta, piuttosto, di un vero e proprio "corso di formazione politica itinerante".

Fra le tappe simboliche va segnalata quella del quartiere "Exarchia", dove c'è il Politecnico. Nel 1973 partì proprio da lì, dal movimento studentesco, la sfida alla dittatura dei Colonnelli al grido "pane, istruzione e libertà".

Exarchia rappresenta una seconda e più attuale simbologia. Nel 2008 il "quartiere rosso" fu teatro dell'uccisione di un ragazzino di 16 anni (Alexis Grigoropoulos) da parte di un poliziotto.

Gli italiani venuti in Grecia ad imparare si chiamano "Brigata Kalimera" (che significa "buongiorno"). In pochi giorni, sulla scia della vittoria di Syriza che sembra sempre più scontata, diventano "Kalimeros" un po' tutti: dai delusi del PD passando per SEL fino a Rifondazione.

Durante i festeggiamenti per la vittoria la presenza italiana si sente: partono i cori di "Bella Ciao" e "Bandiera Rossa" sognando di trovarsi in una città dello Stivale. 

Al netto dei facili entusiasmi Syriza in Italia non esiste. Gli scogli da superare sono la litigiosità ed il settarismo da un lato e la poca credibilità dei soggetti che in questi anni sono stati subalterni al Partito Democratico dall'altro.

Syriza è una Musa Ispiratrice perfetta. Spetta alla Sinistra italiana trasformarla da mito a realtà. 

 

 

Curiosità - La Germania paga?

Nel 1953 con la Conferenza di Londra vengono "condonati" alla Germania i debiti accumulati nelle due guerre. L'operazione di salvataggio evita ai tedeschi due situazioni certe di default (fallimento).

Fra i paesi - europei e non - che accettano il "condono" ci sono proprio Italia e Grecia. Quest'ultima, peraltro, uscita gravemente danneggiata dalla follia bellica tedesca.

I debiti di guerra da risanare ammonterebbero, indicativamente, all'intero PIL del Paese.

Con la "rinegoziazione" del debito la Germania ottiene uno "sconto" del 50% e la possibilità di rateizzare in 30 anni.

Neppure l'impegno di versare il restante 50% dopo l'unificazione della Germania viene mantenuto. Nel 1990, infatti, Italia e Grecia concedono un ulteriore "condono" per evitare la terza ipotesi di default.

La situazione debitoria tedesca si risolve nel 2010.

Al netto degli interessi e senza sconti la Germania avrebbe, adesso, poco da pretendere e parecchio da pagare. Con un saldo negativo per quasi 50 anni.

 

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ΚΑΝΑΜΕ ΙΣΤΟΡΙΑ !!!!!!

lunedì 12 gennaio 2015

PAOLO SIMONCINI, EDITORIALE SUI FATTI DI PARIGI DA CHARLIE HEBDO ALL'EPILOGO

---------- Messaggio inoltrato ----------
Da: PAOLO SIMONCINI Data: 12/gen/2015 18:24
Oggetto: come promesso: Articolo su Parigi
A: <capitan.futuro3000@gmail.com>

#JeSuisCharlie

 

 

                LAICITA'

"Je suis Charlie". Anche se confesso che prima della strage di Parigi non conoscevo l'hebdomadaire, il settimanale satirico francese oggetto dell'attentato. Come molti, invece, avevo sentito parlare di quelle vignette incriminate che, a detta di alcuni, avrebbero offeso il Profeta Muhammad, il Corano, l'Islam.

Da persona laica ho sempre ritenuto la crociata, la caccia alle streghe, la denuncia di blasfemia o di vilipendio alla religione come pratiche negative del passato. Libera Chiesa in libero Stato è il riassunto migliore. Laicità significa in primis rispetto ed inclusione di ogni credo. Senza invasioni di campo da parte della politica e viceversa.

Ancora da non credente, mi è balzato subito in testa un parallelismo abbastanza forte: le Femen a San Pietro col seno nudo ed il crocefisso nel deretano.

Mi sarei sicuramente arrabbiato se il Papa, le Guardie Svizzere Pontificie od il Parroco del più sperduto paesino d'Italia avessero pronunciato una fatwa contro quella protesta, che comunque era irriverente ed irrispettosa.  Mi sarei indignato ancor di più se avessi visto sparare contro le Femen.

Non si tratta, dunque, di tracciare una linea di confine o di stabilire un equilibrio tra legittimo e non legittimo. Si tratta di distinguere una vignetta ed un seno nudo da un kalashnikov. Differenza che dovrebbe essere ovvia ma che purtroppo non lo è.

 

                LA RETE

L'hashtag #JeSuisCharlie in poche ore è diventato il più rimbalzato nella storia del social. Poi, però, è spuntato anche #JeSuisKouachi e #JeSuisCoulibaly che, come denuncia "Il Fatto Quotidiano", hanno raccolto già più di 18 mila condivisioni. Segno evidente che l'errore più grave che si possa commettere oggi è pensare che fatti come l'assalto a Charlie Hebdo siano derubricabili ad un paio di delinquenti esaltati che male interpretano un testo sacro. Vale la stessa analisi: condividere un hashtag non significa sparare. Per fortuna.

C'è una rete, è innegabile. Ci sono teorie precise. Ci sono pratiche di arruolamento. Ci sono campi di addestramento.

Boko Haram (che letteralmente significa "l'educazione occidentale è peccato") in Nigeria manda le bambine nei mercati a farsi saltare in aria, fa pulizia etnica, terrorizza.

Al Qaeda ed Isis si fanno "concorrenza" nei rapimenti, nelle esecuzioni e coi video su internet. Fermiamoci qui. Si potrebbe andare avanti con una lunghissima serie di sigle appartenenti alla costellazione che - dice chi sottovaluta il fenomeno - male interpreta il Corano.

Accoglienza, integrazione... ma soprattutto non essere coglioni: evitare i controlli è una stupidaggine. Se vado ad un concerto con una bottiglia all'entrata me la fanno stappare per evitare che, preso da manie omicide, la lanci sul palco. Ecco, non vedo perché non controllare chi ha a che fare con le armi da guerra e con gli esplosivi.

Idem per la trasparenza. Voglio vivere in un paese che conosce i bilanci della Chiesa cattolica, che sa dove prendono i soldi della comunità i Preti e per cosa li spendono. Voglio vivere in un paese dove si indaga se c'è un problema di pedofilia in Vaticano. Altrettanto, voglio sapere se l'Imam predica in una moschea che bisogna farsi saltare in aria in una città d'Italia o se prende i soldi da una cellula di terroristi.

 

                DISSOCIARSI

Ai musulmani che abitano nei nostri paesi viene chiesto, praticamente all'inizio di ogni discorso, di dissociarsi dai terroristi. Una reazione abbastanza naturale, considerata la tragicità dei fatti di Parigi. D'altro canto è pure naturale che un musulmano non terrorista ritenga fuori luogo l'insistenza con cui gli chiediamo ad ogni minuto di dissociarsi da una cosa che in realtà non gli appartiene e che non lo rappresenta in alcun modo. Alla lunga, insomma, può diventare un'accusa più che una richiesta di dissociarsi.

E' altresì vero che, fossi un musulmano, sentirei il bisogno non solo di dissociarmi ma anche di manifestare - e spero che si moltiplichino i segnali positivi in questo senso - contro chi spara al grido "Allah akbar".

 

                OCCIDENTE: MITI DA SFATARE

"E' tutta colpa dell'Occidente". Dopo la divisione tra Nord e Sud abbiamo a che fare con l'ennesima divisione tra individui: "Occidente" e "resto del mondo".

Prima di tutto, in questo senso, va sfatato il mito geografico: l'Africa, atlante alla mano, è esattamente sotto l'Europa. Per esempio Tunisia, Algeria, Mali, Nigeria e Marocco sono più occidentali di alcuni paesi europei erroneamente chiamati, appunto, occidentali con tono dispregiativo. Anche Tripoli, in Libia, è più occidentale di Lecce. 

Messa da parte la "gara" tra chi è più occidentale, l'occidente inteso come coalizione bellica di errori nei paesi arabi ne ha commessi parecchi. Applaudire acriticamente alle cosiddette "primavere arabe", festeggiare acriticamente la rimozione di dittatori sanguinari non domandandosi niente del domani, finanziare ed armare eserciti che da una settimana all'altra passano dall'essere chiamati "combattenti per la libertà" all'appellativo di terroristi con una faciloneria impressionante. Il PKK curdo è l'esempio che spiega, su tutti, quanta confusione ci sia nell'occidente inteso come coalizione di guerra.

In ultima analisi, da "occidentale", permettetemi di non sentirmi colpevole. Odio le armi e non ho fatto neppure il servizio militare. E non bombarderei nessuno.

 

                LO SPETTRO DELL'ANTISEMITISMO

La condanna politica ai Governi israeliani si confonde con la condanna all'ebreo con altrettanta, pericolosa, faciloneria. Pur ritenendo che su Gaza vi sia una sproporzione di forze che sfocia in massacri da cui - anche qui - bisognerebbe dissociarsi, va sempre distinto il governo dal popolo. Sarebbe un po' come dire che in Italia siamo tutti Renzi o Berlusconi. Anche Israele è fatto di persone e di soggettività che non necessariamente bombarderebbero i palestinesi ad ogni sassata che scappa (va detto che non scappano solo i sassi ma parecchi missili).

Ho sempre detestato le campagne di boicottaggio dei prodotti di Israele perché mi riportano alla mente "Achtung, negozio ebreo" e preferisco la razionalità all'antisemitismo.

Antisemitismo, sì. Una caratteristica fortissima del terrorismo islamico che, purtroppo, fa presa anche da noi sia a sinistra che, ovviamente, all'estrema destra.

Possibile che il solo pensare alla Sinagoga, il supermercato Kosher, la scuola ebraica ed il giornale satirico come "obiettivi militari" non faccia rabbrividire? La memoria non va utilizzata solo per una giornata: quella - appunto - della memoria. Va sempre fatta lavorare ricordando anche un pochino più indietro di ieri, almeno per non ripetere pari, pari gli stessi errori. Peraltro si dice che un ostaggio abbia rivelato che nei piani di Coulibaly vi fosse la carneficina, addirittura, in un asilo ebraico.

Eviterei, proprio in considerazione del fatto che già i musulmani stessi sono le prime vittime del fondamentalismo islamico, di agitare anche lo spettro dell'antisemitismo.

Anche perché ci sono i politici xenofobi e razzisti "veri" che, un po' in tutta Europa, non aspettano altro.

Concludo questa lunga analisi chiedendo aiuto alla celebre poesia, erroneamente attribuita a Bertolt Brecht, che ormai tutti conosciamo in un questa versione diversa dall'originale (di un Pastore luterano tedesco):

 

 

"Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento, perché rubacchiavano.

Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.

Poi vennero a prendere gli omosessuali,... e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.

Poi vennero a prendere i comunisti,e io non dissi niente, perché non ero comunista.

Un giorno vennero a prendere me, e non c'era rimasto nessuno a protestare."

domenica 4 gennaio 2015

CASO VIGILI ROMA , FACCIAMO CHIAREZZA SULL'ACCADUTO di Paolo Simoncini

Ricapitoliamo sui Vigili di Roma:

- Tagli dai 100€ ai 500€ su buste paga di 1200-1600€;
- Mancanza di una trattativa vera;
- Sindacato che si sfila all'ultimo perfino dal proclamare un'Assemblea;
- 6.000 vigili dove ce ne vorrebbero quasi 10.000;
- Gestione delle Festività col Comando allo Straordinario;
- Minacce di ritorsioni, demansionamenti, trasferimenti e denunce;
- Abusi di potere politico-mediatici;
- Numeri forniti ai media assolutamente falsi; ( assenze 43% e non 83,5% ) .
- Ricorso alla "reperibilità d'emergenza" per un Concerto;
- Applicazione forzata della Legge Brunetta;
- Lavoratori offesi e denigrati a prescindere;
- Richiesta pubblica addirittura di non difenderli sindacalmente;
- Ferie programmate da mesi e revocate l'ultimo giorno;
- Turni spostati l'ultimo giorno.

SCUSATE MA QUESTO DISAGIO LAVORATIVO PENSO CHE NON VADA SCARICATO MA RAPPRESENTATO.
L'UNICA COSA CHE LA CGIL DOVREBBE SCARICARE E' IL PD DI MARINO E RENZI !!!