ulivi

ulivi
BORGO A MOZZANO - Piano di Gioviano, SP2 Lodovica.

LETTORI SINGOLI

Visualizzazione post con etichetta finanza. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta finanza. Mostra tutti i post

giovedì 2 luglio 2015

PRATO: ILLEGALITA’ CINESE, Una notizia inaspettata: maxievasione da 20 milioni di Euro.

_______________________________________________________________

"ILLEGALITA' CINESE - Una notizia inaspettata: maxievasione da 20 milioni di Euro"
 
Società aperte e chiuse in un lampo. Prestanomi che si susseguono uno dietro l'altro. Tutto organizzato da una coppia di coniugi di nazionalità cinese…. ..e noi  aggiungiamo:"… almeno all'apparenza…"
 
Vista la diffusione del fenomeno, a Prato questo non dovrebbe fare notizia. Invece così è, ed è pre quato che abbiamo voluto titolare con "UNA NOTIZIA INASPETTATTA".
 
Strano ma vero: dopo venti anni di un processo che a Prato si è consolidato e incancrenito, il fatto che due cinesi, marito e moglie, si cimentino in simili avventure fiscali, riesce ancora a fare notizia.
 
Venti Milioni di Euro l'entità dell'evasione. Tutto accertato da verifiche condotte su documentazione extracontabile e dall'analisi dei computer, ben occultati: circa 14 milioni di euro di ricavi non contabilizzati, più oltre 6 milioni di euro in fatto di violazioni IVA ed IRAP.
 
Una vera "caccola" in una città dove l'evasione è un qualcosa che viaggia su cifre dell'ordine del Miliardo di Euro, ovvero cento volte tanto!...
 
Vero è che se queste notizie fosse all'ordine del giorno, il recupero dell'evasione sarebbe presto cosa fatta..
 
Putroppo così non è, ed allora il fatto fa notizia…
 
Infatti, quanti di questi "Bonnie & Clyde alla cinese", avremo saldamente operanti sul nostro territorio?...
Quante di queste "cabina di regia" abbiamo attive sul nostro territori?
 
Si tratta di  uno schema classico: amministratori di fatto di un società operanti principalmente sul territorio pratese ed attive nel settore tessile, più precisamente in quello  delle confezioni..
 
Nel caso specifico la sede operativa era in via Toscana, nel Macrolotto, messa in esercizio inizialmente nel pieno rispetto, almeno sul piano formale, di tutte le disposizioni di legge, dopodiché una volta costituita e dato corso all'attività, vengono di punto in bianco cessato tutti gli obblighi nei confronti di tutti: clienti, fornitori e, non certo ultima l'amministrazione tributaria e fiscale. A questo punto, il tempo di mettere da parte il tesoretto, ed arrivala la cessazione dell'attività, non senza averne avviata un'altra, magari con stessa sede operativa e stesso giro d'affari, ma formalmente facente capo a soggetti magari anche privi di legami di parentela…
 
Così il ciclo riparte da zero.
 
La Guardia di Finanza, nel corso delle proprie indagini, ha potuto accertare come a rivestire la carica di amministratori delle varie società "apri&chiudi" in questione, si erano avvicendati i soliti cinque prestanomi, tutti rigorosamente nullatenenti e tutti di nazionalità cinese.
 
Anche qui la cerchia, il bacino da cui i due attingevano,  era quello dello schema più classico: parenti, amici o dipendenti assunti con contratti a tempo parziale. Altro elemento chiave era l'irreperibilità, con gli interessati che, ricevuta la nomina e trascorso qualche mesetto, se ne prendevano un aereo e se ne tornavano in Cina.
 
Al di là della sede operativa, in questo caso, la sede societaria era stata stabilita nel Comune di Campi Bisenzio (FI), nella residenza abituale dei coniugi, risultati poi essere i reali amministratori di tutta la combriccola, e che i due, tanto per rimanere in tema, avevano anche ben pensato di intestare la casa ad una figlia. Ufficialmente invece gli stessi dichiaravano di essere residenti in immobili di diversa proprietà ancora, mentre per la villetta della figlia incombe l'ipotesi di un provvedimento di confisca (significa che diventerebbe di proprietà dello Stato…).
 
Una buona notizia, inutile dirlo, ma adesso che provvedimenti saranno infine adottatti all'indirizzo dei due?...
 
E poi, il capannone di Via Toscana?... Di chi è? Chi percepiva l'affitto? Lo percepiva da chi, in che modo? Contante? Assegni? Bonifico?... Ci sarà un sequestro, oppure vi si continuerà a lavorare all'interno, con altre società  "apri&chiudi", intestate ad altri parenti ed amici che poi si renderanno irreperibili tornandosene in Cina?
 
Sempre più l'ossessione "Falconiana" prende campo: "…Bisogna seguire i piccioli…"
 
Signori, questa è Prato e questo è il "CASO-PRATO". Una città dove si accerta che 4 imprese su cinque non sono in regola e la politica, con un Tribunale allo sbando e le forze dell'ordine in gravi carenze d'organico, ci continua a propinare la solfa de "I CINESI SONO UNA RISORSA"
 
Avanti così, con il PD ed Enrico Rossi, Presidente della Regione Toscana
 
 
 

mercoledì 27 maggio 2015

RISERVA FRAZIONATA BANCARIA: TRUFFA O FAVOLA? FAVOLOSA TRUFFA DIREI… di Simone Togneri.

______________________________________________________________

La riserva frazionata è quella percentuale di moneta che le banche devono per legge non possono utilizzare per prestare denaro ma che devono trattenere come liquidità a garanzia dei correntisti/investitori.

In Europa la riserva frazionata è del 2% a cui si aggiunge per l'Italia una riserva frazionata facoltativa la cui misura è a discrezione dei singoli istituti bancari.

Questo sistema in pratica consente al sistema bancario nel suo complesso di prestare molte volte il medesimo denaro con un meccanismo di bilancio del tutto lecito ma che di fatto rappresenta una truffa.

Infatti sarebbe assolutamente lecito per il sistema bancario mettesse in pratica questo meccanismo se i privati che depositano denaro ne fossero pienamente informati e consapevoli. In realtà è stato dimostrato da uno studio fatto in Gran Bretagna che solo il 26% dei clienti bancari è consapevole che depositando il denaro se ne perde la piena proprietà e che tale denaro verrà prestato e riprestato più volte dal sistema bancario stesso.

Il tutto a mio parere è esasperato dai conteggi matematici e quindi anche pratici di quanto avviene.

Facciamo un esempio: domani andate in banca e depositate una banconota da 100 euro. La banca dove effettuate il deposito è obbligata per legge ad accantonare il 2% ovvero 2 euro e inoltre deve accantonare una % a sua discrezione che diciamo sia il 3% (3 euro nel nostro caso) per un totale di 5 euro accantonati su 100. La banca potrà prestare in questo primo passaggio 95 euro mettiamo ad un tasso del 5% (un tasso medio-basso nella realtà…). Nel caso in cui il denaro torni sempre nel sistema bancario alla fine, ovvero quando il totale delle riserve frazionate sarà di 100 euro, saranno stati immessi sul mercato 1900 euro attraverso i 100 euro iniziali.

Il sistema bancario avrà raccolto 2000 euro (1900 "creati" e 100 "veri" iniziali) e ne avrà prestati 1900.

Considerate che i 2000 euro depositati saranno retribuiti con un interesse pari allo 0.1-1.5% nel caso di conti correnti liberi o vincolati ma presterà denaro con un tasso di interesse del 5% o più (storicamente i mutui prima casa ad esempio hanno un tasso medio del 6/8% mentre i finanziamenti hanno tassi molto più alti per non parlare delle cessioni del V)

In soldoni la banca concedendo un tasso di interesse dell'1% ai correntisti spenderà 20 euro/anno ma ne incasserà ben 90 dai prestiti con un saldo di 70 euro.

Ragioniamo sul fatto che di fatto il sistema bancario guadagna 70 euro al netto dei costi in un anno su un deposito reale di 100 euro ovvero applica un tasso sul denaro reale del 70% al netto delle spese.

A mio parere inoltre il fatto di chiedere interessi su denaro inesistente è di per se una truffa perché sarebbe logico, oltre che più onesto, che il sistema bancario chiedesse interessi solo sulla parte di denaro reale che fa parte del nostro prestito ovvero sulla riserva frazionata.

Sarebbe vero ma solo in parte perché di fatto le banche si finanziano con l'interscambio bancario e con la vendita di titoli di stato ovvero, di fatto, anche la riserva frazionata non è composta da denaro realmente esistente.

Tutto ciò è aggravato dal fatto che dal 1970 nessuna moneta al mondo è legata ad un controvalore reale. Il valore della moneta si pesa basandosi sul Pil della nazione/i che emettono quella moneta e non più su reali depositi d'oro.

Per capire la pericolosità di questo sistema basti pensare a paesi in cui il PIL è fatto in larga parte da economia finanziaria ovvero dalla borsa quindi non da produzioni reali ma solo da speculazioni finanziarie.

Un crollo dell'economia riporta al valore reale del denaro ovvero a quello che è il suo controvalore. Fino a quando il controvalore era in oro nessun problema: vendo dollari, lire, marchi, franchi e ottengo oro; ora invece vendo dollari, lire, marchi, franchi e ottengo cosa? Azioni quotate in borsa da valore prossimo allo zero a causa del crollo dei mercati? Ottengo scatolette di tonno? Beh con le scatolette di tonno ci andrebbe già bene… La moneta oggi è solo e soltanto una convenzione avvallata dalla legislazione corrente spesso in modo anche discutibile (vedi l'euro) e di fatto se domani crolla il mondo diventa carta straccia mentre prima bene o male con l'oro si poteva ottenere sempre un valore da riutilizzare.

Va detto però che poiché molti dei soldi che abbiamo non sono veri poiché ottenuti da precedenti passaggi dal sistema bancario, il denaro che pensiamo di possedere in realtà probabilmente non esiste… o meglio esiste solo per convenzione sociale… pensate un po'… quante liti e quante guerre basate sul nulla…

Rimarrò sempre della mia opinione: dissociare il valore di una moneta o di una banconota da un bene reale come l'oro o altro materiale prezioso (argento, diamanti, platino, ecc.) ha reso di fatto la moneta priva di ogni valore e quindi assolutamente effimera e inconsistente ma proprio per questa inconsistenza assolutamente utile ai sistemi finanziari che la possono così "creare" con giochetti di bilancio e rivendere come se fosse "reale" al 100% e In effetti reale lo è semplicemente perché noi crediamo fermamente che lo sia… ma se da domani smettessimo?

!!!BOOM!!!

Simone Togneri

lunedì 30 marzo 2015

“Politica, Finanza e opere pubbliche: il disastro di Dexia Crediop s.p.a.” di Francesco Fedi

"Politica, Finanza e opere pubbliche: il disastro di Dexia Crediop s.p.a." di Francesco Fedi .

Un'autentica catastrofe finanziaria potrebbe abbattersi su molti enti locali italiani. Di mezzo, ancora una volta, c'è quella malattia tutta italiana delle opere pubbliche, e del meccanismi perversi con cui queste vengono realizzate e, soprattutto, finanziate.

Per quasi cento anni Crediop (abbreviazione di Consorzio di Credito per le Opere Pubbliche) si è occupata delle concessione di mutui e prestiti a lungo termine, per la realizzazione di grandi infrastrutture.
Fu l'economista Alberto Beneduce, nel 1919, a darne impulso all'istituzione, con l'intento di evitare gravi crisi bancarie, secondo una modalità per cui con obbligazioni garantite dallo Stato, si aprivano le porte all'erogare finanziamenti a lungo termine principalmente agli enti locali, riuscendo però così a sganciare la realizzazione pluriennale delle opere dai vincoli posti dalla cadenza annuale del bilancio pubblico.
Trasformato in società per azioni, con la riforma del sistema bancario avvenuta poco più di venti ani or sono,  Crediop, vide l'entrata al suo interno di altri istituti bancari quali, in particolare il San Paolo di Torino, che acquisì completamente nel 1994.
Arriviamo poi al 1999, quando l'istituto fu di nuovo interamente rilavato dalla banca franco-belga "http://it.wikipedia.org/wiki/Dexia" Dexia, divenendo così Dexia Crediop S.p.A..
Nuove vendite di pacchetti azionari sono poi avvenute in tempi più recenti ed oggi  Dexia: http://it.wikipedia.org/wiki/Dexia detiene il 70% del capitale, mentre le restanti quote sono detenute da Banca Popolare dell'Emilia Romagna (10%), Banca Popolare di Milano (10%) e Banco Popolare (10%) .

Altre annate da ricordare sono però, il 2008, l'annus horribis della finanza internazionale e il 2011: dopo essere stata salvata nel 2008 dai fondi pubblici di Parigi e Bruxelles, dopo il fallimento di Lehman Brothers, nel 2011 Dexia venen considerata troppo esposta, nei confronti dei titoli di Stato ellenici (3,8 miliardi di euro)e con Italia e Francia, dove è presente con le proprie filiali, rispettivamente di Crediop e Dexia Sabadell. All'epoca si parlò di 21 miliardi di euro di titoli di Stato giudicati a rischio.
In Italia la situazione è drammatica, con la follia di comuni, province, regioni indebitati per la costruzione di asili nido, ospedali o strade, pagati grazie a prestiti alimentati dalla speculazione e dalla "operazioni sui derivati". Un situazione pazzesca che ha portato ad inchieste e contenziosi. Tra questi, tanto per rimanere in Toscana, la Provincia di Pisa, il Comune di Firenze e di Prato.
Il risultato è che Dexie è una banca di appetibilità praticamente nulla per un soggetto privato. Infatti lo smantellamento del gruppo sembrava passare attraversola Caisse des dépôts et des consignations (Cdc, l'equivalente della nostra Cassa depositi e prestiti) e dalla Banque postale, entrambi organismi francesi di ragione pubblica.
Insomma l'affaire-Dexia sarà destinato a mettere a nudo tutta l'assurdità  della commistione fra settore pubblico, finanza  e speculazione.
Una data importante per Dexia Crediop S.p.A. è poi il 28 dicembre 2012, quando la Commissione Europea ha approvato il piano di risoluzione ordinata del Gruppo Dexia che prevedeva, tra le varie cose, la gestione in ammortamento senza nuove attività di tutte le entità del Gruppo Dexia ad eccezione di Dexia Crédit Local e di Dexia Crediop, soggette a una specifica disciplina. Con particolare riferimento a quest'ultima è stata prevista la possibilità di generare nuovi attivi per un importo limitato a euro 200 milioni, destinati solo alla clientela esistente per un periodo di un annodalla data di approvazione del piano, poi procrastinato al 28 giugno 2014,   nel corso del quale Dexia Crediop doveva essere oggetto di cessione.
Questo però non è avvenuto, e  in data 15 luglio 2014 è stata riconfermata la gestione in ammortamento senza nuova produzione di Dexia Crediop.

Siamo dunque ai Marzo 2015 e Dexia ha avviato qualche giorno fa una cura dimagrante della propria struttura, che altro non appare che il preludio ad una vendita imminente. D'altro canto, poiché la banca si occuperà solo della "gestione in ammortamento" delle attività già avviate e dunque il personale è sovrabbondante.

In un convegno tenutosi alcuni giorni fa all'Accademia dei Lincei, l'ex-premier Giuliano Amato, ha definito la vicenda  «un suicidio» la scelta all'epoca fatta sulla vendita di  Crediop, quando, a fine anni '90 era così in salute da attirare l'appetito dell'allora gigante franco-belga, Dexia.
Difficile per Crediop pensare a un futuro diverso alla definitiva chiusura, con tanto che ciò si porterà dietro anche la tragica conseguenza che a Prato si è già vissuta con l'acquisto della Cassa di Risparimo di Prato da parte della Popolare di Vicenza, ovvero l'inizio di un progressivo  smantellamento della Galleria degli Alberti; Crediop racchiude infatti al suo interno un https://www.dexia-crediop.it/cgi/bjcms.custom.H_Site_Index.showPage?section=57  imponente collezione d'arte, con opere di Fattori, Sironi, Veronese, Vanvitelli, e molti altri.
Difficile dire però quale sarà il danno più importante: quanto all'aspetto finanziario, una nota di FisacCgil, che si sta interessando della difficile situazione dei 177 lavoratori rimasti in bilico in Italia, viene spiegato che un patrimonio di centinaia di milioni di euro che per il 30 % è nelle mani di banche popolari italiane, andrà in fumo con la liquidazione  e  18 miliardi di mutui e bond di regioni, provïnce e comuni italiani saranno ricollocati all'estero, di fatto, senza più possibilità di essere rinegoziati, con un pericoloso aggravio per la flessibilità dei bilanci dei nostri Enti territoriali.

Dunque una vicenda che traccia in modo inequivocabile tutta l'incompetenza di una classe politica italiana, sia livello centrale che locale. Sembra quasi che nella mente di questa classe politica, ci sia in buona sostanza la convinzione che ci si possa permettere di essere e di agire da incompetenti, visto che tanto poi i danni di un simile stato delle cose e di decisioni avventare, finirà per essere immancabilmente spalmato sull'intera collettività.

Con tanto poi che a rappresentare un caso di rilievo in questa densa situazione melmosa, vi è il Comune di Prato, che con Dexia Crediop  ha in corso due diverse cause, una civile, impiantata da Dexia in Inghilterra, e una pensale in Italia, nelle quali si parla di 5 milioni di danni e un aggravio potenziale aggravio dei costi per circa 17 milioni sui conti dell'ente, che rimanendo in tema di disastri della politica, sono pari al circa costo pari di un "viadotto del Soccorso" o di una fetta importante del suo interramento….
Tutto questo, senza considerare quelle che poi saranno i compensi da capogiro dei legali incaricati e con tanto che, anche su questo specifico argomento http://iltirreno.gelocal.it/prato/cronaca/2015/03/26/news/blitz-della-finanza-nell-ufficio-legale-del-comune-1.11115660 , il Comune non ha mancato di attirare l'attenzione della Corte dei Conti.  Si dica poi anche che il tema specifico del http://iltirreno.gelocal.it/prato/cronaca/2014/07/03/news/la-ragioniera-che-non-sapeva-niente-di-swap-1.9531424 l'incompetenza è al centro degli atti del processo penale.

Abbiamo infatti la controversia presso un tribunale londinese, nella quale Dexia Crediop ha citato il Comune per la sospensione "in autotutela" nel 2010 del pagamento delle rate previste nei derivati swap sottoscritti dall'ente fra il 2002 e il 2006, all'epoca delle sciagurate Giunte Mattei II e Romagnoli.
La partita è tutta da giocare e se vince il Comune, Dexia Crediop potrebbe dover pagare all'ente  risarcimento davvero importante, m se il verdetto sarà di esito contrario allore le conseguenze saranno inimmaginabili.
"A Prato… ..la banca è stata sia consulente dell'ente che venditore dei prodotti … …Questa circostanza grave non si riscontra poi in altri luoghi. …", ha spiegato qualche tempo l'avvocato Manuele Ciappi, incaricato di assistere il Comune di Prato nel giudizio penale italiano. Una situazione di una gravità inaudita.
Lo sa bene ad esempio la Regione Piemonte, che pure avendo sospeso il pagamento di 52 milioni di Euro,  si trova a fare i conti con il pagamento delle spese legali ed interessi di mora.
Sintomatico infatti il caso del ben più piccolo Ente Comune di Forlì il quale, non avendo spalle abbastanza larghe, ha preferito piegarsi al rispetto dei contratti all'epoca sottoscritti; per questo motivi il caso è interessante anche perché chi dice come a non essere stata in alcun modo valutata, è stato anche il rapporto di forza che in caso di controversia per cui, come poi verificatosi, Dexia Crediop avrebbe avuto di fronte ad un qualsiasi ente locale italiano.
Quindi non rimane che rimanere che rimanere a vedere e sperare per il meglio. Dopodichè, in ogni caso,  teniamo ben presente che tutta questa vicenda è ancora una volta figlia della follia della scriteriate realizzazione di opere pubbliche e dei meccanismi ancora più perversi del finanziamento di queste. 

FRANCESCO FEDI .

---------- Messaggio inoltrato ----------
Data: 30/mar/2015 ore: 16:10
Oggetto: "Politica, Finanza e opere pubbliche: il disastro di Dexia Crediop s.p.a." di Francesco Fedi
A: <capitan.futuro3000@gmail.com>

giovedì 17 aprile 2014

MAXI EVASIONE DI UN DENTISTA IN ALTA GARFAGNANA PER 1.200.000 € !!!

1.200.000 € !!!!!

Maxi sequestro per un noto dentista dell'alta garfagnana
La guardia di finanza dopo un sopralluogo nel suo studio
Trova poi in casa i documenti compromettenti.....
Il professionista ammette subito la sua colpa confermando i sospetti delle fiamme gialle.
La finanza ha provveduto a sequestrare i beni di lusso del noto odontoiatra , tra cui le ville al mare ed in montagna , l'auto di lusso e la barca.
Al fine che lo stato possa in parte recuperare il maltolto.

E' vero che l'evasione e' un cancro per lo stato....
Ma se vi fosse una tassazione piu' giusta ed equa , ed anche piu' semplice , tanti non sarebbero costretti ad evadere....
Poi e' anche colpa nostra, perche' sta a noi chiedere la ricevuta !!!!
Quindi non ci scadaliziamo troppo, c'e' chi ruba , ma anche chi fa il palo danneggiando tutti.
Chi non ha fatto un po' di "nero" ??? Si dice che sia l'anima del commercio.....
Basta non esagerare !!!!