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martedì 13 settembre 2016

SHAKESPEARE ERA UN ITALIANO ??? sembra di si....

I dubbi sulla sua vita sono sempre stati tanti.....
In primis il cognome che prima di allora non era mai apparso in Inghilterra, e fa pure pensare che la sua letterale traduzione sia:
CROLLALANZA o CROLLALANCIA......

Buona lettura......

L'IPOTESI DI MANFREDI BENINATI:

Si pensa universalmente che l'autore dell'Otello, di Sogno d'una notte di mezza estate e dell'Amleto sia il figlio d'un guantaio inglese cresciuto senza alcuna educazione accademica e senz'alcuna esperienza diretta dei luoghi in cui ambienterà, in maniera assolutamente, dettagliatamente familiare, le sue opere teatrali divenute in questi ultimi cinque secoli le più rappresentate al mondo nonchè l'opera in assoluto più rappresentativa, emblematica della storia del "suo" paese. Tutto, però, senz'alcuna prova certa a suffragarne la veridicità.

Mi riferisco alla nazionalità del cosiddetto Bardo, colui che più d'ogni altro, ha incarnato ed incarna l'essere inglesemente genio, William Shakespeare, l'orgoglio delle isole britanniche, colui al quale tutto è concesso, anche l'appropriarsi dell'identità d'un genio vero. Che potrebbe rispondere al nome di Michelangelo Florio Crollalanza, nobiluomo di Messina della cui vita, al contrario di quella del suo alter ego inglese tutto si conosce perchè tutto, o quasi è documentato.

Dall'infanzia trascorsa a studiare testi classici e scienza della navigazione e latino, storia e greco in un convento della sua città prima e poi a Padova e Milano e Verona, alle frequentazioni con Giordano Bruno, Galileo Galilei (di cui fu, probabilmente, allievo), dal suo errare col padre e la madre, una nobildonna di origini lombarde di nome Guglielma Crollalanza [vedi Ipotesi 2], entrambi calvinisti e per questo costretti alla fuga dall'inquisizione spagnola.

Di questo tale Michelangelo (il cui nome, anzi il cognome – quello materno – può rappresentare un ulteriore indizio per coloro i quali accetteranno di prendere in considerazione questa tesi, essendone shakespeare la traduzione letterale) si sa, inoltre che terminò in Inghilterra ed adottò, con molta probabilità il nome tradotto della madre (William Shakespeare) e fu un fertile scrittore e drammaturgo. A Messina si conoscono dei manoscritti in siciliano a lui attribuiti che mostrano molti punti di connessione con quelli celebri dell'icona inglese. Ed inoltre in quegli anni un tale letterato dal nome di John Florio era attivo oltremanica. Costui frequentava il circolo degli attori di Shaftsbury nei cui registri appare oltre al suo nome anche quello di tale Michel Agnolo Florio mentre non si trovo quello di Shakespeare nonostante fonti storiche importanti ci riferiscano che il Bardo ne fosse socio e frequentatore.

Altre fonti considerate attendibilissime dalla storiografia ufficiale della casa reale britannica (a proposito di loro: chissà come mai hanno sempre impedito l'accesso agli archivi shakespeariani a chiunque ne abbia fatto richiesta ufficiale?!), ci dicono anche che l'autore di Romeo e Giulietta parlava l'inglese abbastanza fluentemente ma con un marcato accento mediterraneo. Eccetera, eccetera, eccetera. Gli "indizi" sono infiniti e portano tutti alla stessa conclusione come ben sa il prof. Martino Juvara che questa tesi ha esposto estensivamente ed esaustivamente investigato senza mai ricevere la ben chè minima attenzione da parte d'alcuna istituzione. E di nuovo mi chiedo: chissà come mai?! A Voi la parola!

Manfredi Beninati
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DA WIKIPEDIA:

Link completo:
https://it.m.wikipedia.org/wiki/Attribuzione_delle_opere_di_Shakespeare

L'ORIGINE ITALIANA.........

« L'opinione che le opere scespiriane fossero state in realtà scritte da Florio è più difficile da confutare che non l'attribuzione di esse a un aristocratico qualunque - ma poiché Florio non era inglese, la sua candidatura non ha mai fatto molti progressi. Eccetto che in Italia, naturalmente... »

Il giornalista scillese Santi Paladino (1902-1981) sul quotidiano L'Impero (n. 30 del 4 febbraio 1927) e in una successiva pubblicazione [51] ipotizzò che Shakespeare fosse solo uno pseudonimo, dietro al quale si celava Michelangelo Florio, frate toscano convertitosi al protestantesimo e per questo incarcerato e condannato a morte a Roma. Da qui riuscì però a fuggire nel 1550 per iniziare un lungo pellegrinare in Italia e in Europa, facendo tappa anche in Inghilterra, dove nel 1553 ebbe il figlio Giovanni, prima di trasferirsi definitivamente a Soglio in Val Bregaglia. Nella versione di Paladino, Michelangelo Florio si trovava a Messina quando qui si rappresentava la commedia Tantu trafficu pe' nnenti (riecheggiante nel titolo la scespiriana Molto rumore per nulla) [52] , e soprattutto non morì a Soglio (dove il suo nome figura fino al 1566), ma rientrò in Inghilterra insieme a suo figlio Giovanni: ivi si diede a comporre drammi e sonetti e ivi morì verso il 1605, anno in cui cessò l'attività letteraria di Shakespeare.

Anni dopo Paladino corresse il tiro, ipotizzando una doppia stesura delle opere di Shakespeare [53] : le versioni originali scritte da Michelangelo Florio sarebbero state poi tradotte e perfezionate per il mercato inglese dal figlio Giovanni in collaborazione con l'attore William Shakespeare, che quindi cessa di essere uno pseudonimo per assumere i panni di un prestanome e coautore:

« In quanto alle opere teatrali, ai poemi e ai sonetti, ci sarà stato tutto un accordo segreto con l'attore William Shakespeare affinché ne assumesse, temporaneamente o definitivamente, la paternità » (Santi Paladino, Un Italiano autore delle opere shakespeariane, pag. 110)

Quest'ipotesi floriana è stata ripresa negli anni 2000 da Lamberto Tassinari (scrittore e docente presso l'Università di Montreal), il quale focalizza l'attenzione sul figlio di Michelangelo, Giovanni Florio, il poliglotta straniero, coinquilino di Giordano Bruno presso l'ambasciata francese a Londra, traduttore di Montaigne, autore del primo dizionario italiano-inglese (nel quale a fronte di 74.000 parole italiane raccolse ben 150.000 termini inglesi). Secondo Tassinari, tra gli scrittori elisabettiani eruditi, Giovanni Florio sarebbe stato l'unico a possedere la cultura e l'abilità linguistica evidenti nelle opere di Shakespeare [54] :

« I collegamenti tra le opere e la biografia di John Florio e di Shakespeare sono così numerosi e seri che la maggior parte dei critici contemporanei non ha altra scelta che concludere che i due fossero amici. Ma in realtà non c'è evidenza di alcun contatto personale tra i due. Shakespeare segue John Florio come un'ombra, o come uno pseudonimo segue il cognome dell'autore. [...] Semplicemente fanno finta di non vedere che John Florio è l'autore delle opere di Shakespeare! Questi critici capiscono perfettamente che Shakespeare ha preso a prestito troppo da Florio. E tutti sanno che quando si prende troppo a prestito si finisce con l'appartenere al proprio creditore! Florio ha dato a Shakespeare così numerose parole, idee e conoscenze che debitore e creditore sono diventati uno. » (Lamberto Tassinari in un'intervista [55] )

Più recentemente altri autori, quali Saul Gerevini o Massimo Oro Nobili [56] , sono più propensi a credere - coerentemente con quanto già ipotizzato da Santi Paladino - che le opere di Shakespeare siano il frutto del lavoro a sei mani fra i due Florio e l'attore William Shakespeare (dove comunque l'apporto dei primi due è nettamente preponderante). Nel 2013 Vito Costantini ha pubblicato un romanzo storico sulla vita dei Florio dal titolo Shakespeare è italiano e nel 2015 il saggio Shakespeare, messaggi in codice, dove propone una decifrazione di otto presunti "messaggi in codice" presenti nelle opere di Shakespeare e di John Florio, avvalorando l'ipotesi floriana.

L'ipotesi Crollalanza:

Dopo Santi Paladino, a diffondere la tesi sull'italianità di Shakespeare contribuirono anche affermazioni dal mondo del paranormale. Nel 1936 un architetto veneziano e medium, Luigi Bellotti, sosteneva che lo stesso Shakespeare gli aveva rivelato "per comunicazione psicografica" che il suo nome originario era "Guglielmo Crollalanza", protestante valchiavennasco, poi cambiato in Florio per sfuggire all'Inquisizione [57] . Approdato in Gran Bretagna, avrebbe tradotto il cognome in Shakespeare [58] .

Nel 1947 un altro paragnosta, Paolo Viganò, rese noto di essersi messo in comunicazione psicografica con il drammaturgo e di aver avuto conferma del cambio di nome da Guglielmo Crollalanza a William Shakespeare [59] .

Negli anni cinquanta, il giornalista lombardo Carlo Villa (1884-1974) dedicò alla questione un paio di libri [60] : perso nel 1574 il padre, pastore calvinista, e dopo un lungo pellegrinare fra varie città italiane, dove avrebbe vissuto in prima persona le vicende narrate poi nelle opere scespiriane, Michelangelo Florio sarebbe giunto a Londra, dove avrebbe tradotto in inglese il cognome della madre Giuditta Crollalanza. L'autore tuttavia non cita nessun documento a sostegno della sua tesi, affibbiando apparentemente a Giovanni Florio il nome del padre, Michelangelo.

Negli anni 2000 il prof. Martino Iuvara, riprendendo e reinterpretando la tesi floriana, giunse alla conclusione che Shakespeare fosse in realtà siciliano, da identificarsi con un tal Michelagnolo (o Michelangelo) Florio Crollalanza (o "Scrollalanza"), persona diversa dal Michelangelo, padre di John Florio, di cui però ipotizza fosse parente [49][61] .

Figlio del medico Giovanni Florio e di Guglielma Crollalanza, il messinese Florio sarebbe stato costretto a causa della sua adesione alla fede calvinista a riparare in Inghilterra, dove a Stradford on Avon sarebbe risieduto un ramo della famiglia materna dei Crollalanza. Dal nome e cognome della madre avrebbe poi tratto ispirazione per il nom de plume anglicizzato di "William Shakespeare", in modo da evitare la persecuzione sotto un'altra identità: derivando il nome William dalla traduzione maschile del nome Guglielma, e il cognome dall'inglesizzazione di "Crollalanza".

A sostegno di questa tesi, oltre a una gran quantità di coincidenze nella presunta vita di Michelagnolo [62] , mai realmente provate, viene menzionata una commedia in siciliano andata perduta, Tantu trafficu pe' nnenti, già citata da Santi Paladino [52] , che sarebbe stata pubblicata presso i Fratelli Spina di Messina nel 1579, molto prima di Molto rumore per nulla (Much ado for nothing) [63] . Ciò, nonostante sia noto che il nucleo dell'intera commedia shakespeariana è riportabile a una novella di Matteo Bandello, la XXII del primo libro delle Novelle, pubblicata già nel 1554.

Martino Iuvara giunse a chiedere (senza successo) alla regina Elisabetta II e a Tony Blair il permesso per visitare alcuni archivi che secondo lui avrebbero potuto aiutare a far luce sulla vicenda [64] . In un'intervista affermò:

« E perché la biblioteca [di Shakespeare] non è mai stata messa a disposizione dei biografi? [Michelangelo Crollalanza] Studiò latino, greco e storia presso i francescani [...]. Ma all'età di 15 anni fu costretto a fuggire con la famiglia in Veneto, a causa delle idee calviniste [...]. Michelangelo abitò nel palazzo di Otello, un nobile veneziano che, accecato dalla gelosia, aveva ucciso anni prima la moglie Desdemona. [...] s'innamorò a Milano di una contessina, Giulietta, che venne rapita dal governatore spagnolo [...]. Giulietta si suicida e fu allora che Michelangelo fuggì in Inghilterra [...] Ho quindi l'impressione che nessuno, in Inghilterra, abbia mai avuto il coraggio di tirare fuori la sua biblioteca lasciata in eredità. Salterebbe fuori la sua vera identità. Capisco la reazione degli inglesi. Sarebbe come se ci dicessero, all'improvviso, che Dante in realtà era, faccio un esempio, uno spagnolo. » (Martino Iuvara in un'intervista )

Alcune delle opere scespiriane ambientate in Italia erano note in Inghilterra tramite il teatro e la novellistica italiana della prima metà del Cinquecento, ma non è confermabile il fatto che lo Shakespeare di Stratford le conoscesse. La trama dell'Otello si ritrova negli Ecatommiti di Giambattista Giraldi Cinzio, Romeo e Giulietta sono in una novella di Luigi da Porto, mentre si è già detto che la vicenda originale di Molto rumore per nulla è rintracciabile in una novella di Matteo Bandello.

Alcuni dati, come i nomi originali dei personaggi narrati nelle opere (tradotti in inglese direttamente dall'italiano) o alcuni aspetti giuridici tipici dello stato veneto e pressoché sconosciuti nell'Inghilterra del periodo, farebbero però pensare che tali fonti siano state prese direttamente dalle versioni originali italiane. Così come le fedeli descrizioni delle città italiane. Ciò quindi presupponeva una discreta conoscenza dell'italiano, aspetto tutt'altro che confermato nella vita dello Shakespeare di Stratford.

Più recentemente, la tesi di Iuvara è servita da base per alcuni romanzi [65] ed ha avuto un certo rilievo giornalistico, quando nell'aprile del 2000 The Times si è dedicato all'argomento, suscitando curiosità su altri media [66] . Nel 2009 Andrea Camilleri e Giuseppe Dipasquale hanno pubblicato la traduzione in siciliano della commedia Molto rumore per nulla (Troppu trafficu ppi nenti), quasi a voler riportare all'originale linguaggio e spirito del "vero" autore il testo inglese del dramma.
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ALTRE FONTI:

http://www.granmirci.it/shakespeare.htm

http://storiaeculturadellasicilia.blogspot.com/2013/04/scrolla-lanza-ovvero-william-shkespeare.html

In Inglese:
http://www.shakespeare-online.com/biography/shakespeareitalian.html