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sabato 3 settembre 2016

FIOM, VIAREGGIO: Ricorso al Tar contro il subingresso di CNV in Polo Nautico

Nicola Riva , Massimo Braccini , Mauro Rossi

La Fiom presenta il ricorso al Tar di Firenze contro l'Autorità portuale regionale per il rilascio della licenza di subingresso al Cantiere Navale Versilia srl (CNV) nell'area consortile di Polo Nautico a Viareggio

Depositato il 31 agosto dagli avvocati Alberto Caretti e Riccardo Tagliaferri, a firma dei segretari e legali rappresentanti della Fiom provinciale di Lucca (Mauro Rossi) e regionale toscana (Massimo Braccini), insieme a due dipendenti nonché rappresentanti sindacali nella Rsu di Polo Nautico, il ricorso chiede l'annullamento previa sospensione della delibera n° 19 del 30 maggio scorso con la quale il Comitato portuale viareggino ha approvato il subingresso di CNV nella porzione di area identificata come il lotto 1.

Il ricorso è stato illustrato questa mattina in una conferenza stampa dai segretari Rossi e Braccini, alla presenza dei due dipendenti del Polo e di Nicola Riva, responsabile della Fiom Versilia. Dopo una breve ricostruzione storica delle vicende che portarono alla nascita della società consortile Polo Nautico srl (fallimento della Sec, rilascio della concessione da parte del Comune a Polo Nautico del 2002), sono state spiegate alcune motivazioni sostanziali cui il ricorso si ispira.

L'assenza totale di un vero interesse pubblico nell'operazione portata avanti da un imprenditore non in grado di offrire sufficienti garanzie (limitato fatturato, scarso numero di numero di dipendenti, 4 o 5 negli ultimi anni, mancata sottoscrizione degli accordi fondativi di Polo Nautico) sulle prospettive industriali e occupazionali; l'assenza di concertazione, il rifiuto ad un coinvolgimento delle organizzazioni sindacali, la carenza di istruttoria e di pubblicità; il configurarsi non tanto di un subingresso che prevede il mero mutamento del soggetto titolare della concessione, bensì di una vera e propria nuova concessione per la quale, dunque, sarebbe stato necessario esperire una gara ad evidenza pubblica, nel rispetto delle leggi del Codice della Navigazione e della normativa europea.

La Fiom quindi ritiene che la decisione dell'Autorità portuale abbia violato tutti i principi e i criteri degli accordi sottoscritti in questi anni, a partire dalla delibera del Consiglio comunale n° 34 del 2002 che stabiliva le linee programmatiche per lo sviluppo dell'area (mantenimento dei livelli occupazionali, solidità economica delle imprese, concertazione con le forze sociali), principi ribaditi poi nell'accordo quadro del 2006 per il trasferimento del personale del Polo alle singole imprese.

   

E, arrivando ai giorni nostri, non si spiega perché nel 2016 Autorità e Comitato portuali abbiano ribaltato completamente il proprio giudizio sul subingresso espresso poco più di un anno prima (27 gennaio 2015): "Il più rilevante interesse pubblico (..) è quello di mantenere la sua unitarietà – della concessione, ndr – per evitare potenziali conflitti con le previsioni generali di gestione dell'ambito portuale". Non si spiega neppure la mancanza totale di risposta alle osservazioni presentate dalla Fiom il 16 maggio 2016, né la contraddizione fra il piano industriale e la richiesta di subingresso presentati da CNV, laddove nel primo si parla di abbattimento e ricostruzione di una palazzina all'interno dell'area, mentre nella seconda "spuntano" tre capannoni in cemento armato da costruire ex novo.

 

Fra i numerosi rilievi tecnico-giuridici evidenziati dagli avvocati, c'è anche l'assenza di un qualsivoglia parere dell'Autorità doganale che invece, come ha ricordato Mauro Rossi, fu necessario anni fa persino per il semplice potenziamento di una cabina elettrica e l'impossibilità di intervenire con procedimenti attuativi nelle cosiddette "zone bianche" alla scadenza del quinquennio dei vincoli urbanistici.

Insomma, la Fiom crede di avere ragione da vendere contro un'operazione poco chiara, frettolosa e condotta senza il necessario coinvolgimento delle parti sociali, in primis i lavoratori che in questi anni hanno pagato duramente non solo la crisi economica generale e le leggi scellerate dei vari governi nazionali, ma anche le conseguenze di errori ed egoismi di un'imprenditoria locale sempre pronta a farsi reciprochi dispetti ma mai ad unirsi per il bene collettivo e ad investire davvero in sicurezza e sviluppo di un'area demaniale - cioè un bene pubblico – che è rimasta l'unica dove ancora si possono costruire quelle navi di cui è tanto orgogliosa la nautica viareggina. 
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Daniela Francesconi
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