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LETTORI SINGOLI

domenica 11 ottobre 2020

ASSOCIAZIONE SOTTOBOSCO:Comunicato stampa sull'ennesimo far west sui funghi



A neanche due settimane dal nostro ultimo comunicato stampa,vorremmo tornare sull'argomento della raccolta selvaggia di funghi. 
Questa volta però, più che alle parole vorremmo dare spazio alle foto che manderemo allegate. 
In quelle di giorno vediamo una miriade di macchine parcheggiate a ridosso dei boschi. Naturalmente non possiamo dire con certezza, cosa siano a fare nei boschi queste persone, però in tempo di funghi,la risposta ci pare abbastanza evidente.
La seconda serie di foto invece mostra delle luci nel bosco durante la notte. Anche qui non possiamo sapere la motivazione, però non crediamo che siano a cercare folletti.
Queste immagini non sono sfuggite a noi dell'Associazione Sottobosco,né agli abitanti della Montagna Pistoiese e dunque ci pare strano che nessuno delle autorità preposte al controllo sia andata a verificare cosa succedesse. 
Al netto di tutte le ipotesi possibili la più probabile è che ci sia stato l'ennesimo assalto al bosco in cerca di funghi. 
Come associazione non siamo contrari né alla raccolta dei funghi, né che vengano raccoglitori dalla città, ma il rispetto delle (poche) regole si. Non possiamo più tollerare questo far west , che non fa bene né al bosco né ai funghi. 





Associazione Sottobosco


















sabato 10 ottobre 2020

Comunicato stampa Cambiamo! Montagna P.se : No allo spostamento dei migranti di Vicofaro a Lizzano pistoiese

 



A raccontarle sembrano barzellette!! Dopo anni di lotta dei cittadini , personali e di partiti alleati, si arriva a far chiudere il centro profughi di Lizzano, e quando si svuota anche Vicofaro a Pistoia, si propone di mandare parte di questi ultimi nella piccola frazione della montagna pistoiese.! 
La notizia riportata dai quotidiani anche a livello di ipotesi è inconcepibile!!! Che per risolvere il problema di Vicofaro, se ne faccia rinascere uno appena risolto è uno schiaffo bello e buono. Lizzano e i suoi abitanti hanno già dato e tanto, che si trovino altre soluzioni. 
Più volte il sindaco Marmo ha ribadito che si è trovato il centro dalle precedenti amministrazioni , speriamo che ora si metta di traverso a una nuova riattivazione del centro. 
Come Cambiamo! Vigileremo sulla vicenda.


Marco Poli

Cambiamo con Toti montagna p.se




giovedì 8 ottobre 2020

OPA - MASSA: Inaugurato il “baby pit stop Nido di coccole” donato dall'Associazione “Piccole Stelle”.


Fondazione CNR/Regione Toscana per la
Ricerca Medica e di Sanità Pubblica
COMUNICATO STAMPA
 
  Inaugurato  il “ baby pit stop Nido di coccole”donato dall'Associazione “Piccole Stelle”. 
per i piccoli pazienti dal cuore grande dell’Ospedale del Cuore. 
Il Direttore Generale fa il punto 
 
 L’inaugurazione del “Baby pit stop Nido di coccole” diventa un momento di festa all’Ospedale del  Cuore. A tagliare il nastro tra gli applausi di medici,  infermieri, ostetriche della Fondazione Monasterio e dell’ASL TNO e rappresentanti di Associazioni del settore è il dottor Marco Torre, Direttore Generale della Fondazione Monasterio. Il “Baby pit stop Nido di coccole” è stato donato dall'Associazione “Piccole Stelle “ che ha sede in Versilia ed   è sorto nel gennaio 2005. 

Il “Baby pit stop” è stato allestito  in un apposito spazio vicino all’ingresso principale dell'Ospedale del Cuore-OPA ed è composto da un moderno fasciatoio, una poltrona per la mamma ed un bellissimo seggiolone per il bimbo oltre ad un contenitore per rifiuti vari. E’ “circondato” da separè per garantire discrezione e riservatezza. All’esterno un elegante poster-indicatore  con una eloquente scritta” mamma puoi allattare qui il tuo bambino”. “Per noi oggi l’inaugurazione di questo “ Baby pit stop Nido di coccole” donato dall'Associazione “Piccole Stelle” – dice il dottor Marco Torre – Direttore Generale della Fondazione Toscana “Gabriele Monasterio” per la Ricerca Medica e di Sanità Pubblica - CNR - Regione Toscana - rappresenta un momento di festa e di grande soddisfazione. 

Giova ricordare che  siamo nella settimana dell’allattamento al seno e colgo l’occasione una volta di più per ringraziare l'Associazione “Piccole Stelle” ed  i nostri medici, ostetriche, infermiere che, assieme ai professionisti sanitari dell’ Asl Nord Ovest , gestiscono l’Area Nascita Integrata per la… nascita dei bambini e dei neonati cardiopatici e l’assistenza e cura alle madri cardiopatiche. Come è noto con  l’Area Nascita Integrata dell’Ospedale del Cuore, la Regione ha inteso garantire le condizioni di massima sicurezza per le madri portatrici di cardiopatia congenita o acquisita ma anche per il parto di neonati cardiopatici, grazie al  “trasporto” in utero. Per questo, appunto,  è stato realizzato un Punto Nascita Integrato e articolato su due sedi: I e II livello nel Nuovo Ospedale Apuano  ed il nostro punto nascita con caratteristiche di III livello (per i neonati cardiopatici) .In questo modo la madre, se porta in grembo un piccolo cardiopatico o se è lei cardiopatica, è seguita sia durante l’iter della gravidanza da un team multidisciplinare che vede unite le competenze di Fondazione e ASL. 

Sono ormai oltre 250 i parti effettuati nella nostra area nascita e il nostro obiettivo è stato, fin dal primo giorno, garantire anche ai pazienti più gravi, oltre alla migliori condizioni di sicurezza, anche tutte le prestazioni e le attenzioni che vengono assicurate per i neonati più fortunati. Da qui nasce l’impegno del nostro personale per garantire, ad esempio, l’allattamento materno anche in quei casi in cui,  data la gravità clinica, questa buona pratica verrebbe messa in secondo piano. Il Reparto, poi, è dotato di una “stazione” di teleconsulto con cui l’ospedale insieme anche al Meyer, è collegato con numerosi altri ospedali toscani. In questo modo è   assicurata la consulenza dei nostri specialisti durante lo svolgimento di esami ecocardiografici e si possono effettuare diagnosi precoci di precisione e, se necessario, attivare il trasporto in utero in urgenza. Superfluo ma importante ricordare che il Reparto è dotato anche di un sistema di monitoraggio che assicura un’attenta sorveglianza h24  dei parametri clinici dei piccoli ricoverati”. Gli fa eco la dottoressa Franca Giugni vice presidente dell’Associazione “Piccole Stelle” onlus. “ La nostra Associazione – dice la dottoressa Giugni – è sorta grazie a medici e genitori “illuminati” che si resero conti che c’era da fare qualcosa di più per i bambini nati pretermine  e comunque per tutti i piccoli nati ed ospiti  in momenti di criticità nella Terapia Intensiva Neonatale. All’inizio abbiamo provveduto ad acquistare macchinari grazie a donazioni . Oggi con non poco sforzo e impegno siamo arrivati a raggiungeredei “punti importanti” :  la Banca del Latte Umano Donato; il Follow Up di eccellenza Neuro Psico Motorio per i bambini prematuri o con patologie; la formazione specifica dei medici ed infermieri dell’Unità di Terapia Intensiva Neonatale; il sostegno alle mamme in reparto UTIN e maternità; il massaggio infantile; la promozione dell’allattamento al seno con le installazioni "Nido di Coccole " che oggi doniamo all’Ospedale del Cuore.. Nel corso degli anni poi - aggiunge la dottoressa Giugni-  ci siamo un poco…..”allargati” assistendo le mamme e famiglia una volta a casa dove spesso sorgono dubbi sull’allattamento. Abbiamo un numero telefonico attivo che è quello di “Piccole stelle”: 392 5218276 che in tempo reale risponde  cercando così di risolvere le problematiche illustrate dalle richiedenti. Una delle  ultime “evoluzioni” della nostra Associazione è l’organizzazione di un’attività  di counseling umanistico che supporta psicologicamente le  mamme e le  famiglie nei momenti in cui vivono delle criticità veramente importanti. 

Oggi siamo qui all’Ospedale del Cuore-Opa e per noi questo momento rappresenta  con la donazione anche a questo prestigioso Ospedale  un “Baby pit stop Nido di coccole” la coronazione di un sogno. Con il “Baby spit stop ” in maniera incondizionata saranno ricevute le mamme che si recano in ospedale ma che debbono allattare  e di ricevere così anche i servizi di “Piccole Stelle”.  Molto interessanti gli interventi del   prof. dott. Oberdan Parodi , cardiologo e past  Direttore della Fisiologia Clinica del Cnr di Pisa,  Responsabile scientifico dell’Associazione “Piccole Stelle onlus” un grande clinico e ricercatore di grande spessore;  della dottoressa Nadia Assanta: Responsabile del Reparto della degenza della Cardiologia pediatrica;  della dottoressa Silvia Nunno   pediatra neonatologa referente dell’allattamento, del  Direttore della Neonatologia dell’Ospedale del Cuore dott. Emilio Uberto Dino Sigali ; delle dottoresse Alessandra Kemeney e  Giovanna Casilla che sono le ginecologhe che si occupano dell’ambulatorio congiunto cardiologico- ostetrico necessario per le diagnosi prenatali e facenti parte dello staff del dottor Roberto Marrai Direttore dell’Ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale delle Apuane; del dottor Roberto Marrai Direttore dell’Ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale delle Apuane; della dottoressa Fabiola Salvetti Referente per i pediatri nel percorso BFCI ( Comunità amica dei bambini per l’allattamento) e referente per i pediatri di famiglia per la Federazione Italiana Medici Pediatri gruppo di lavoro nazionale sull’ambiente; della dottoressa Ilario Merusi medico neonatologo Responsabile della Bancael Latte dell’Ospedale della Versilia e socia dell’Associazione “Piccole Stelle” onlus che tra l’altro ha rivolto un appello alle manne a donare il latte; la dott.   Sabrina Costa Ospedale del Cuore Referente diagnostica cardiologica fetale  ;della dottoressa Elisa Bruschi posizione organizzativa ostetrica per l’Area Materno Infantile e dei Consultori  Zona Massa-Carrara. Presenti anche il Direttore Sanitario dell’Opa: dott, Maurizio Petrillo; il dottor Paolo Del Sarto Direttore deòll’Unità Operativa Anestesia e Rianimazione dell’Ospedale del Cuore-Opa;  Elisa Bertugelli e  Enrica Legname dell’Associazione “Un Cuore un mondo”; Stefania Baratta Responsabile infermeristico e tecnico; Sabrina Costa Referente per il percorso cardiologico fetale  dell’Ospedale del Cuore-Opa, molte osteriche e tanti infermieri.


A tutti loro va il ringraziamento della Direzione della Fondazione.
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  Nelle foto: 1- Il Direttore Generale Torre taglia il nastro; 2- Cartello indicatore del pit baby stop; 3- Il Baby pit stop; 4 - La vice presidente Giugni; 5 -  Il prof. Oberdan Parodi in piedi a sx assieme a medici   e volontari;  6 - Gruppo medici e personale vario ; 7- gruppo di ostetriche
 

UFFICIO STAMPA FONDAZIONE “G, MONASTERIO”

I GRANDI CRATERI DI MERCURIO . by Andreotti Roberto - INSA.

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Aggiornato il 08/10/2020

I GRANDI CRATERI

Caloris:
Il bacino più grande e più noto è la Caloris Planitia, dal diametro di circa 1.500 km: si tratta di una grande pianura circolare circondata da anelli di monti. 
Questo bacino (in foto a lato), deve il suo nome al fatto che si trova sempre esposto alla luce del sole durante il passaggio di Mercurio al perielio e pertanto è uno dei punti più caldi del pianeta.
L'impatto che ha prodotto il bacino Caloris dovrebbe essere avvenuto dopo che la maggior parte del bombardamento era terminata, perché il numero dei crateri da impatto presenti sul fondo del bacino è minore rispetto a regioni di dimensioni comparabili al di fuori del bacino stesso. Si ritiene che formazioni geologiche analoghe presenti sulla Luna, come il Mare Imbrium ed il Mare Orientale, si siano formate all'incirca nella stessa epoca, forse indicando che c'è stato un picco di grandi impatti verso la fine della fase di intenso bombardamento. In base alle immagini della sonda MESSENGER, è stato determinato che l'età del bacino Caloris è compresa tra 3,8 e 3,9 miliardi di anni.

In grafica l'analisi geologica del bacino Caloris - in Russo ).

L'impatto che ha creato il bacino di Caloris planitia, ha creato onde sismiche che hanno attraversato sia il nucleo del pianeta , sia correndo sulla superficie, andandosi a concentrare agli antipodi creando un terreno corrugato.

Schema degli effetti causati dall'impatto ).

Rembrandt:

Il bacino di impatto di Rembrandt è stato scoperto da MESSENGER, durante il suo secondo flyby di mercurio nell'ottobre 2008.  
Le immagini mostrano che il bacino di Rembrandt è notevolmente ben conservato. 
La maggior parte dei grandi bacini di impatto su Mercurio, la luna e altri pianeti interni sono sommersi da flussi vulcanici che coprono l'intero pavimento.  
Il numero per area e la distribuzione delle dimensioni dei crateri di impatto sovrapposti sul bordo di Rembrandt indicano che è uno dei bacini di impatto più giovani su Mercurio. 

Con un diametro di 715 km è il secondo bacino d'impatto più grande del pianeta, dopo Caloris, ed è uno dei crateri più grandi del Sistema Solare.
Il cratere ha 3,9 miliardi di anni ed è stato creato durante il periodo del Grande Bombardamento Tardivo, causato dagli sconvolgimenti creati dalla migrazione dei pianeti giganti.
Il cratere prende il nome dal pittore olandese Rembrandt Harmenszoon van Rijn.

Beethoven:
Beethoven è un cratere che si trova a 20° di latitudine Sud, e 124° di longitudine Ovest, su Mercurio. Ha un diametro di 630-625 km e prende il nome da Ludwig van Beethoven . 
È l'undicesimo cratere da impatto più grande del Sistema Solare e il terzo più grande su Mercurio (dopo Caloris e Rembrandt citati qua sopra).

La zona del grande cratere Beethoven ).

A differenza di molti bacini di dimensioni simili sulla Luna , come il bacino Orientale , Beethoven non è multi-anello . Le coperture espulse intorno a parti del Beethoven hanno un aspetto tenue e i loro margini in alcuni punti sono poco definiti. 
La parete del cratere di Beethoven è sepolta dalla sua copertura di eiezioni e da materiali di pianura ed è appena visibile. 
Il pavimento del bacino è ricoperto di materiale di pianura liscia intermedia, che ha la stessa riflettanza del terreno intermedio esterno. Tuttavia, non ci sono creste di rughe o graben all'interno del bacino come quelli di Caloris.

( In grafica l'analisi delle altimerie sul fondo del cratere, le linee verde e blu sono le posizioni dei profili mostrati nei due grafici a destra ).

Spudis e Prosser nei loro studi hanno suggerito che Beethoven potrebbe essere piuttosto vecchio, il che significa che è più antico del bacino del Caloris . La profondità di Beethoven è stimata a 2,5 ± 0,7 km dai modelli di elevazione digitale derivati basati sulle immagini del pianeta di Mariner 10 . 
Questo è significativamente inferiore alla profondità dei bacini lunari di dimensioni simili, indicando che Beethoven probabilmente si è rilassato dalla sua forma post impatto. C'è anche un ampio aumento topografico nei margini di nord-ovest e sud-est di Beethoven avvenuto successivamente agli impatti secondari.

Mappa altimetrica del cratere Beethoven, le frecce indicano gli aumenti topografici ).

Raditladi:
Il bacino di Raditladi è un grande cratere di impatto ad anello di picco su Mercurio con un diametro di 263 km. All'interno del suo anello di picco è presente un sistema di canali concentrici estensivi (graben), che sono rare caratteristiche di superficie su Mercurio.
Il pavimento di Raditladi è parzialmente coperto da pianure relativamente leggere e lisce, che si pensa siano il prodotto del vulcanismo effusivo .
Le depressioni potrebbero anche essere derivate da processi vulcanici sotto il pavimento di Raditladi. Il bacino è relativamente giovane, probabilmente più giovane di un miliardo di anni, con solo pochi piccoli crateri da impatto sul pavimento e con pareti del bacino ben conservate e struttura ad anello di picco.


Questo cratere (o bacino) , l'8 aprile 2008) è stato denominato Raditladi, in onore di Leetile Disang Raditladi (1910-1971) drammaturgo e poeta del Botswana.
Raditladi è una delle caratteristiche più giovani di Mercurio.

La parte centrale di Raditladi è occupata da un grande anello di picco con un diametro di 125 km. L'anello è leggermente sfalsato dal centro geometrico del bacino nella direzione nord-ovest.
Il pavimento di Raditladi è coperto da due tipi di terreno:
- le pianure levigate
- le oscure pianure collinose . 
Le prime incassano parzialmente le pianure collinose e sono probabilmente di origine vulcanica. Questi ultimi sono presenti principalmente su una parte del pavimento tra l'anello di picco e il bordo del cratere. Le pianure collinose sono leggermente più blu delle pianure lisce.
Le aree esterne a Raditladi sono coperte dagli ejecta degli impatti relativamente blu scuro.
I massicci montagnosi dell'anello di picco in alcuni punti espongono un materiale blu brillante identico a quello sui pavimenti di alcuni crateri luminosi d'impatto mercuriani (Bright Crater Floor Deposits — BCFD), ed in Raditladi sono riconosciuti più in generale come un sottoinsieme di una forma di terreno ora chiamata cavità (vedi di seguito - ed in foto qui a lato) .

Visibili sul pavimento di Raditladi all'interno dell'anello di picco ci sono stretti canali concentrici, formati dall'estensione della superficie. Le fosse sono disposte secondo uno schema circolare di circa 70 km di diametro. Si pensa che siano graben .
Il centro geometrico del sistema di graben coincide con il centro di Raditladi ed è sfalsato rispetto al centro del complesso dell'anello di picco.
Le fosse di estensione su Mercurio sono piuttosto rare, essendo stati visti solo in poche altre posizioni:
- Bacino di Rachmaninoff , che è simile in molti altri modi a Raditladi.
- In parte del Pantheon Fossae nel bacino di Caloris.
- Sul pavimento di Rembrandt , un grande bacino.
Comprendere come si sono formati queste fosse estensive, nel giovane bacino di Raditladi potrebbe fornire un importante indicatore dei processi che hanno agito relativamente di recente nella storia geologica di Mercurio.
Esistono due principali teorie sulla formazione del graben:
1) - Il primo è che rappresentano una manifestazione superficiale di dighe ad anello o fogli di cono . Entrambi i tipi di strutture si formano quando il magma proveniente da un profondo serbatoio si intromette nelle rocce sovrastanti lungo fratture coniche o cilindriche.
2) - La seconda ipotesi sostiene che il graben si sia formato a seguito del sollevamento del pavimento causato dal peso delle pianure lisce all'esterno del cratere. Tali pianure sono effettivamente presenti a nord e ad est di Raditladi, sebbene il loro spessore ed età non siano noti.

Mappa topografica del cratere ).

L'età relativa di qualsiasi caratteristica della superficie può essere determinata dalla densità dei crateri da impatto su di essa. La densità dei crateri sul pavimento di Raditladi è circa il 10% di quella nella pianura a ovest di Caloris. La densità del cratere è la stessa sulle pianure coperte dagli ejecta all'esterno del bacino. Le pianure levigate e le pianure collinose hanno anche la stessa densità del cratere e quindi la stessa età apparente. La bassa densità di impatti all'interno del cratere indica che Raditladi è molto più giovane di Caloris e potrebbe essersi formato nell'ultimo miliardo di anni, mentre l'età di Caloris è di 3,5–3,9 miliardi di anni.

Rachmaninoff:
Rachmaninoff è un cratere da impatto su Mercurio . Questo bacino, prima ripreso nella sua interezza durante il terzo flyby della sonda MESSENGER, è stato rapidamente identificato come una caratteristica di grande interesse scientifico, a causa del suo aspetto fresco, le sue pianure interne tipicamente colorate, e le fosse estensionali sul suo fondo piatto.


La morfologia di Rachmaninoff è simile a quella del cratere Raditladi , che è uno dei bacini di impatto più giovani su Mercurio.
L'età di Raditladi è stimata in un miliardo di anni.
Rachmaninoff sembra essere leggermente più giovane.
Grazie a un innovativo modello di datazione planetaria sviluppato proprio presso l’INAF-OA di Padova, è stato possibile stabilire che il bacino è più giovane di un miliardo di anni.
Il metodo combina il conteggio dei crateri sulla superficie con il flusso di meteoriti provenienti dalla Fascia principale degli asteroidi, per effettuare una stima dell’età del pianeta sulla base degli impatti che si riscontrano sulla sua superficie.
Secondo i calcoli dell'INAF, il bacino Rachmaninoff, potrebbe essersi formato negli ultimi 3-400 milioni di anni.


La parte centrale di Rachmaninoff è occupata da un anello di picco di 130 km di diametro e un po' allungato nella direzione nord-sud. L'area al suo interno è coperta da brillanti pianure lisce rossastre, che sono di colore diverso dalle pianure esterne all'anello di picco.
È probabile che queste pianure siano di origine vulcanica perché mostrano segni di flusso.
Hanno anche superato e coperto la parte meridionale dell'anello di picco stesso.
Anche Mercurio, come recentemente si è scoperto per Venere, è stato quindi scombussolato da eruzioni vulcaniche e travolto da tempeste magnetiche.

In particolare abbiamo osservato che questo cratere ha avuto fenomeni di origine vulcanica, è caratterizzato da una superficie eccezionalmente liscia, dove un tempo scorreva lava.
Questa depressione, di 230 chilometri di diametro, presenta un anello circondato da depositi minerali brillanti che potrebbero costituire la più interessante evidenza vulcanica di Mercurio identificata finora.

L'altitudine più bassa registrata su Mercurio, 5380 metri al di sotto della media globale, si trova nel bacino di Rachmaninoff.


Le pianure lisce all'interno dell'anello di picco erano deformate da una serie di graben concentrici molto simili a quelli all'interno di Raditladi. Le fosse si trovano a metà della distanza dall'anello di picco dal centro del cratere. Rachmaninoff è il quarto cratere da impatto su Mercurio (dopo Caloris , Rembrandt e Raditladi), dove sono stati osservati tratti tettonici estensivi.
Il meccanismo di formazione del graben rimane sconosciuto ma pare certa l'origine vulcanica..

Il cratere prende il nome da Sergei Rachmaninoff , compositore, pianista e direttore russo (1873-1943).
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A cura di Andreotti Roberto.


lunedì 5 ottobre 2020

Comunicato stampa Cambiamo con Toti Montagna P.se : Silenzio per le vittime e no alla chiusura del ponte sospeso



In questi giorni difficili per le famiglie di chi si è suicidato dal ponte sospeso, apprendiamo che invece di tacere e trovare soluzione concrete al problema del disagio economico, sociale o psicologico (probabilmente derivato dalla crisi economica), c’è chi propone la chiusura del ponte. 
Una soluzione che porterebbe solo danno alla montagna e alle attività turistiche che ci gravitano attorno, e che non risolverebbe niente, probabilmente cercherebbero altri ponti e a quel punto? Chiudiamo anche quelli? E se decidessero di andare a buttarsi sotto un treno? Chiuderemmo tutte le stazioni? 
Quello da fare è chiedersi qual è il malessere di queste persone, che li porta a questi gesti estremi che non sappiamo spiegare. Su quello dobbiamo lavorare e cercare di dare aiuto a chi ha problemi economici, psicologici,ecc…. 
Inoltre dobbiamo tristemente ricordare che negli anni passati, il ponte ha avuto in dei momenti una media di suicidi anche più alta, e altri in cui non si è mai buttato nessuno (senza passare dalla chiusura). A chi sembra una cosa eccezionale, denota solo una scarsa conoscenza del territorio e della sua storia. 
Sperando che questa metta fine a discorsi’che non stanno né in cielo né in terra e chiediamo che si faccia un doveroso silenzio nel rispetto dei familiari delle vittime. 





Antonio Gambetta Vianna

Marco Poli

Cambiamo con Toti montagna p.se