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BORGO A MOZZANO - Piano di Gioviano, SP2 Lodovica.

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giovedì 22 novembre 2018

AMBIENTE INFORMA: 22/11/18 - Terra dei fuochi - Accordo bonifiche discariche abusive - Inquinamento atmosferico e citizen science - Riunione Consiglio Snpa - Il sito Snpambiente



n.156 del 22 novembre 2018


Terra dei fuochi, Consiglio dei ministri a Caserta
Terra dei fuochi, Consiglio dei ministri a Caserta
Il protocollo d'intesa sulla Terra dei fuochi, siglato da presidente del Consiglio dei ministri, sei ministri e Regione Campania, investe anche il Snpa, in particolare Ispra e Arpa Campania. Contenuto...  
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Firmato accordo per la bonifica delle discariche abusive in Italia
Firmato accordo per la bonifica delle discariche abusive in Italia
Firmato a Roma un protocollo di collaborazione tra Arpae Emilia-Romagna e Commissario straordinario per la bonifica delle discariche abusive in Italia. Il protocollo prevede azioni a livello nazionale di collaborazione...  
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La riunione del Consiglio nazionale Snpa del 20 novembre 2018
La riunione del Consiglio nazionale Snpa del 20 novembre 2018
Martedì 20 novembre si è riunito il Consiglio nazionale del Snpa. Argomento principale all'ordine del giorno i Lepta (Livelli essenziali di prestazioni tecniche ambientali) che costituiscono uno dei punti essenziali...
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On-line il sito www.snpambiente.it
On-line il sito www.snpambiente.it
Da oggi è on-line il sito Web del Sistema nazionale per la protezione dell'ambiente all'indirizzo www.snpambiente.it, che costituisce il punto di accesso unitario a tutte le informazioni prodotte dal sistema...  
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Alberi e verde urbano, gli Stati generali in quattro città italiane
Alberi e verde urbano, gli Stati generali in quattro città italiane
In occasione della Giornata nazionale degli alberi del 21 novembre, il Comitato per lo sviluppo del verde pubblico del MATTM ha promosso insieme a Ispra la quarta edizione degli Stati...
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CAPTOR: inquinamento atmosferico e citizen science
CAPTOR: inquinamento atmosferico e citizen science
Di inquinamento atmosferico e delle sue conseguenze sociosanitarie ed economiche si è parlato a Milano nell'ambito delle due giornate di lavoro per la conclusione del progetto CAPTOR, Inquinamento atmosferico e... Continua



CAPTOR: Snpa come autority ambientale aperta alla citizen science
CAPTOR: Snpa come autority ambientale aperta alla citizen science
Alla presentazione dei risultati 2018 di CAPTOR, progetto di citizen science contro l'inquinamento atmosferico che mette in rete cittadini, Ong, scienziati e istituzioni su scala europa, è intervenuto, in qualità di...  
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CAPTOR: intervista a Andrea Minutolo (coordinatore scientifico Legambiente)
CAPTOR: intervista a Andrea Minutolo (coordinatore scientifico Legambiente)
In relazione al convegno conclusivo del progetto CAPTOR, inquinamento atmosferico e citizen science, abbiamo approfondito i contenuti del progetto con Andrea Minutolo, Coordinatore scientifico di Legambiente. Laureato in Geologia, Minutolo...
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"Brucia bene la legna, non bruciarti la salute", al via la campagna di comunicazione del progetto PrepAir
Al via la campagna del progetto europeo PrepAir per sensibilizzare i cittadini sull'uso corretto delle biomasse per il riscaldamento domestico. Emilia-Romagna, Lombardia, Veneto, Piemonte, Friuli Venezia Giulia, Valle d'Aosta, Provincia...
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Claircity - con un video diventa anche tu protagonista della mobilità sostenibile
Claircity - con un video diventa anche tu protagonista della mobilità sostenibile
Come vorresti vivere, lavorare e muoverti nelle città del futuro? Questa è la domanda che Claircity sta ponendo ai cittadini europei. Il progetto nasce con lo scopo di accrescere la consapevolezza sull'inquinamento...
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Con Remedio a Treviso la strada Ovest diventa Green
Con Remedio a Treviso la strada Ovest diventa Green
A Treviso cresce il Bike Sharing. Nove stazioni e cinquanta biciclette arrivano in Strada Ovest donandole un tocco più Green. L'iniziativa, presentata sabato 10 novembre, nasce dal progetto Europeo Remedio,...  
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Sotto il cielo della Lombardia
Sotto il cielo della Lombardia
Il 30 novembre, a Milano, si tiene un convegno sulla storia della meteorologia regionale e sulla figura di Salvatore Furia. L'attuale Servizio IdroMeteorologico Regionale è attivo in Arpa Lombardia dall'anno...
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by CAPITANI del FUTURO blog
       


lunedì 9 giugno 2014

ANCHE DALLA SICILIA NETTO NO ALLE BIOMASSE, IMPIANTI DA 20MW CONSIDERATI ENORMI

COSA DOVREMMO DIRE NIO IN VALLE DEL SERCHIO DOVE E' PREVISTO UN IMPIANTO DA 48.5MW
E CHE POTREBBE ARRIVARE PURE A 90MW

Sta diventando allarmante la situazione sulle Biomasse in Regione Sicilia !!!!

Gli impianti di Biomassa sono considerati impianti ad energia rinnovabile e bruciano come è noto del cippato che proviene dapotature di alberi. La filiera è semplice, si tagliano gli alberi, si portano nell’impianto che li riduce a cippato che poi viene usato per alimentare i forni. Non entriamo nel merito delle sovvenzioni che girano dietro queste pseudo tecnologie verdi che sono l’unico motivo per far attivare questi impianti, e nemmeno nelle tantissime segnalazioni di allarme sulle emissioni in atmosfera che questi impianti hanno.

Ma lanciamo l’allarme sull’approvvigionamento. Esiste un impianto già attivo al centro della Sicilia a Val Dittaino che già è stato autorizzato per produrre 20 MWe di eneriga. Questo vuol dire, come è riportato nel sito dell’ENEA, che ci vogliono circa 240000 tonnellate anno di cippato. Ad oggi l’Azienda che gestisce questo impianto ha già autorizzato un contratto per tagliare gli eucalipti della nostra Regione. Ed hanno gia iniziato visti i tagli che abbiamo visto in diverse province.

Ci preoccupa parecchio il fatto che conosciamo almeno altri 3 progetti nel territorio Siciliano uno dei quali è già alla conferenza dei servizi (L’impianto di Furnari) e che nella maggior parte dei casi il raggio d’azione di taglio per alimentare questi impianti è sovrapponibile. Ci chiediamo come sia possibile. Vorremmo sapere come si pensa di alimentare questi impianti. La Regione Sicilia può coprire forse la produzione di legna per l’impianto già realizzato. E per gli altri? Come si pensa di volerli alimentare? Il Legno arriverà da fuori? E per gli impianti di compostaggio che dovranno partire dove la frazione secca viene aggiunta per gestire al meglio il processo di compostaggio da dove la prendiamo?

Non vorremmo che nella mancanza di pianificazione ci si ritrovi con degli impianti che ala fine non potranno essere alimentati con un aumento impressionante di camion e di navi che porteranno legna da bruciare, come sta succedendo in altre Regioni. L’asse viario ed i porti della nostra Regione sono già fragili, non possiamo permetterci un tale sovraccarico. Dato che siamo ancora in tempo, fermiamo l’iter autorizzativo per tutti gli impianti Regionali finché non si avrà un quadro chiaro e complessivo della situazione.

Chiediamo allora al PD toscano , ed al PD lucchese di prendere seri provvedimenti contro la possibile realizzazione di questi impianti, sicuramente dannosi per l'ambiente e per la popolazione.
Chiediamo che il sindaco di borgo a mozzano , nonche' segretario provinciale PD , faccia come il sindaco di bagni di lucca
E cioe' chieda a nome del comune l'applicazione della procedura di VIA (valutazioni impatto ambientale).
Le opposizioni si sono gia dichiarate disponibili ad una comune lotta, il PD terra' fede alle promesse elettorali ???

SERVONO FATTI CONCRETI E NON VANE PAROLE.

martedì 8 aprile 2014

ENERGIA DA BIOMASSE INQUINA DI PIU' CHE DEL CARBONE !!!!

“Nuovo Rapporto: l’elettricità ‘verde’ da biomassa è più inquinante che quella da carbone…..

Secondo una nuova analisi di 88 autorizzazioni alle emissioni inquinanti per impianti elettrici a biomasse in 25 stati (americani) la produzione di elettricità da biomasse, una forma di energia “verde” pesantemente sussidiata che principalmente si avvale della combustione di legna , confrontata al carbone è più inquinante e peggio per il clima.”

In fondo c’è il link per questo rapporto intitolato “Alberi, rifiuti e sostanze tossiche: come l’energia da biomasse è diventata il nuovo carbone”

“Il rapporto trova che per megawatt – ora un impianto di produzione di elettricità da biomasse che utilizza le BAT (migliori tecnologie disponibili) emette quantità maggiori di ossidi di azoto, composti organici volatili, PM e monossido di carbonio di una moderna centrale a carbone della stessa dimensione”

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New Report: “Green” Biomass Electricity More Polluting Than Coal Renewable energy biomass plants are avoiding regulation, burning contaminated fuels, and threatening air quality

Pelham, MA. - Biomass electricity generation, a heavily subsidized form of “green” energy that relies primarily on the burning of wood, is more polluting and worse for the climate than coal, according to a new analysis of 88 pollution permits for biomass power plants in 25 states.

Trees, Trash, and Toxics: How Biomass Energy Has Become the New Coal, released today and delivered to the EPA by the Partnership for Policy Integrity (PFPI), concludes that biomass power plants across the country are permitted to emit more pollution than comparable coal plants or commercial waste incinerators, even as they are subsidized by state and federal renewable energy dollars. It contains detailed emissions and fuel specifications for a number of facilities, including plants in California, Connecticut, Florida, Georgia, Hawaii, Kentucky, Maine, Massachusetts, New Hampshire, New York, Oregon, Pennsylvania, South Carolina, Texas, Virginia, and Washington.

“The biomass power industry portrays their facilities as ‘clean,’ said Mary Booth, Director of PFPI and author of the report. “But we found that even the newest biomass plants are allowed to pollute more than modern coal-and gas-fired plants, and that pollution from bioenergy is increasingly unregulated.”

The report found that biomass power is given special treatment and held to lax pollution control standards, compared to fossil-fueled power plants.

Biomass plants are dirty because they are markedly inefficient. The report found that per megawatt-hour, a biomass power plant employing “best available control technology” (BACT) emits more nitrogen oxides, volatile organic compounds, particulate matter, and carbon monoxide than a modern coal plant of the same size.

Almost half the facilities analyzed, however, avoided using BACT by claiming to be “minor” sources of pollution that skim under the triggering threshold for stricter pollution controls. Minor source permits are issued by the states and contain none of the protective measures required under federal air pollution permitting.

"The American Lung Association has opposed granting renewable energy subsidies for biomass combustion precisely because it is so polluting,” said Jeff Seyler, President and CEO of the American Lung Association of the Northeast. “Why we are using taxpayer dollars to subsidize power plants that are more polluting than coal?”

The analysis also found that although wood-burning power plants are often promoted as being good for the climate and carbon neutral, the low efficiency of plants means that they emit almost 50% more CO 2 than coal per unit of energy produced. Current science shows that while emissions of CO 2 from biomass burning can theoretically be offset over time by forest regrowth and other means, such offsets typically take several decades to fully compensate for the CO 2 emitted during plant operation. None of the permits analyzed in the report required proof that carbon emissions would be offset.

EPA rules also allow biomass plants to emit more hazardous air pollutants (HAPs) than both coal plants and industrial waste incinerators, including heavy metals and dioxins. Even with these weak rules, most biomass plants avoid restrictions on the amount of toxic air pollution they can emit by claiming to be minor sources, and permits usually require little testing for proof of actual emissions. When regulated as a minor source, a facility is not required to meet any limitations on emissions of hazardous air pollutants.

The potential for biomass power plants to emit heavy metals and other air toxics is increasing, because new EPA rules allow burning more demolition debris and other contaminated wastes in biomass power plants, including, EPA says, materials that are as contaminated as coal. A majority of the facilities reviewed in the report allowed burning demolition debris and other waste wood.

“Lax regulations that allow contaminated wastes to be burned as biomass mean that communities need to protect themselves,” said Mary Booth. “They can’t count on the air permitting process to ensure that bioenergy pollution is minimized.”

The report is available at :

http://www.pfpi.net/wp-content/uploads/2014/04/PFPI-Biomass-is-the-New-Coal-April-2-2014.pdf

martedì 25 marzo 2014

STUDIO EMISSIONI pm 10 / 2,5 DERIVANTI DA BIOMASSE

Da uno studio di FEDERICO VALERIO

Centrali a biomasse: tutte illegali

In Italia, sono ormai un centinaio le centrali elettriche alimentate direttamente o indirettamente, con biomasse, ovvero prodotti vegetali (cippato di legno, scarti alimentari, oli di mais, sansa di olive...) e scarti animali (pollina, scarti di macellazione, deiezioni da allevamenti suini e bovini). Inoltre, quindici sono gli inceneritori che oggi in Italia producono elettricità bruciando materiali di origine organica (scarti alimentari, materiali cellulosici, sfalci, potature...).

In Italia, nel 2009, complessivamente, risultava installata una potenza elettrica, alimentata a biomasse, pari a 1.728 mega watt.

Tutte queste centrali esistono, in quanto, inceneritori compresi, permettono affari sicuri, grazie agli incentivi quindicennali generosamente regalati loro, con i Certificati Verdi, certificati pagati da tutti gli Italiani, con l'apposita tassa fissata sulla bolletta della luce.

Ebbene, tutte queste centrali sono illegali!

L'illegalità e' dovuta al fatto che tutti questi impianti, una volta entrati in funzione, hanno peggiorato la qualità dell'aria dei territori che li ospitano con l'immissione in atmosfera di importanti quantità di ossidi d'azoto, polveri sottili e ultra sottili, idrocarburi policiclici aromatici, diossine...

La legge violata e' il Decreto Legislativo 155/2012 che, tra le sue finalità, prevede di "mantenere la qualità dell'aria ambiente, laddove buona e migliorarla negli altri casi".

E' una finalità chiara, sensata e, sostanzialmente, rispettata fino a qualche anno fa.

Tutte le statistiche dimostrano che, da alcuni decenni, a parita' di produttività, le emissioni inquinanti inviate nell'atmosfera del nostro Paese, sono drasticamente diminuite.

Questo risultato e' stato ottenuto migliorando i combustibili ( gasolio a basso tenore di zolfo, benzina senza piombo), sostituendo olio combustibile e carbone con gas naturale, con più efficaci trattamento fumi ( filtri a manica, marmitte catalittiche).

Questa tendenza, che ha comportato un progressivo miglioramento della qualità dell'aria del nostro Paese, si è interrotta con il proliferare di grandi e piccole centrali alimentate con biomasse, compresi i "termovalorizzatori" di rifiuti urbani, in tutti i casi combustibili poveri e altamente inquinanti.

Ad esempio, a parità di energia prodotta (elettricità+calore), una centrale alimentata a biomasse legnose emette 42 volte più polveri sottili (PM10) di una centrale di pari potenza, alimentata con gas naturale.

Non sono meno impattanti le centrali alimentate con gas di sintesi prodotto dalla gassificazione del legno, in teoria migliori della combustione diretta delle stesse biomasse gassificate.

Un impianto di gassificazionedi cippato di legno da un Megawatt di potenza elettrica, nel pieno rispetto dei limiti alla concentrazione di inquinanti presenti nei suoi fumi, emette annualmente circa 6 tonnellate di ossidi di azoto, circa 6 tonnellate di ossido di carbonio, 4 tonnellate di anidride solforosa e 300 chili di polveri sottili PM 10.

In assenza di impianti di teleriscaldamento e senza il contemporaneo spegnimento di impianti termici poco efficienti, alimentati con combustibili con fattori di emissioni superiore a quello delle biomasse utilizzate, e' inevitabile che tutti questi inquinanti provochino un sicuro peggioramento della qualità dell'aria e un proporzionale aumento di rischio sanitario per la popolazione esposta.

Questo significa che il rispetto delle concentrazioni di inquinanti nei fumi, ammessi dalla Legge e' una condizione necessaria, ma non sufficiente, al rilascio delle autorizzazioni per la realizzazione e l'entrata in servizio di questi impianti.

L'autorizzazione ha valore solo se il progetto dimostra anche che l'entrata in funzione dell'impianto "mantiene la qualità dell'aria ambiente, laddove buona e la migliora negli altri casi".

Questa duplice norma cautelativa (rispetto dei limiti alle emissioni e rispetto di una delle finalità del Decr. 155/2012) e' stata fatta propria con la Delibera 362 dalla Regione Emilia Romagna del 26 luglio 2011 che afferma:

Ai fini della localizzazione di impianti per la produzione di energia a biomasse aventi potenza termica nominale superiore a 250 kWt si applicano i seguenti criteri generali: x Su tutto il territorio regionale gli impianti devono utilizzare le migliori tecniche disponibili; x Nelle aree di superamento e nelle aree a rischio di superamento, è possibile localizzare impianti a biomasse solo a condizione che si sostituiscano sorgenti emissive esistenti e che sia assicurato un saldo complessivo pari almeno a zero delle emissioni in atmosfera di PM10 e NO2; x Nelle altre zone si deve utilizzare un criterio cautelativo per mantenere la qualità dell’aria ambiente.

"Il computo emissivo deve essere effettuato per i parametri PM10 e NOx (ossidi di azoto espressi come NO2) e per entrambi gli inquinanti nelle aree di superamento e nelle aree a rischio di superamento il saldo emissivo complessivo deve essere: Saldo emissivo = Emissioni nuovo impianto - Emissioni spente o ridotte �� 0 Nella valutazione del saldo emissivo complessivo vanno dunque computate le sorgenti emissive esistenti che saranno “spente” o ridotte con l’entrata in funzione dell’impianto. Si configurano in particolare due casistiche possibili:

- sostituzione di emissioni provenienti da impianti esistenti; - installazione di nuovi impianti con contestuale riduzione delle emissioni complessive sul territorio tramite la realizzazione di opportune misure integrate localizzate in via prioritaria nella medesima area comunale o, in dipendenza dalla localizzazione dell’impianto, nelle aree contigue ricadenti in altri Comuni, da definire con le autorità competenti anche attraverso eventuali Accordi. " E' interessante notare che la Regione Emilia Romagna, prevede che il computo emissivo sia fatto anche valutando le emissioni del traffico indotto per il trasporto delle biomassea alla centrale . Sarebbe opportuno che, al più presto, una simile norma (chiarendo meglio quali possano essere i criteri cautelativi da adottare nelle zone dove la qualità dell'aria e' già buona) sia introdotta in tutte le legislazioni regionali, in quanto ora, solo i cittadini dell'Emilia Romagna hanno a loro disposizione una norma che li tutela. Comunque, evidenziamo che, dati alla mano, in tutte le aree servite da gas naturale, il più pulito combustibile di cui possiamo disporre, sarà impossibile che l'uso energetico di biomasse al posto del gas naturale, possa lasciare inalterata, e tantomeno migliorare, la qualità dell'aria del territorio interessato alle ricadute dei fumi prodotti dal nuovo impianto.

Pertanto, ipotizzo che gran parte delle attuali autorizzazioni rilasciate ad impianti alimentati a biomasse, compresi gli inceneritori per rifiuti urbani, siano illegittime.

La parola definitiva a qualche buon avvocato che non si crei problemi a schierarsi a favore della salute del Popolo Italiano.

Se nel frattempo qualche ministro dell' Ambiente, dello Sviluppo Economico e delle Finanze provvedesse ad abolire gli incentivi a tutte le centrali a biomasse, gliene saremo grati in eterno.

Nel suo ultimo rapporto l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) conferma che le polveri sottili (PM10- PM2,5) sono pericolose per la salute umana a tutte le concentrazioni.

In particolare, studi effettuati in Europa (Italia compresa), hanno verificato che il rischio di morire per cause acute (ictus, infarto) sussiste anche quando la popolazione è esposta a concentrazioni di PM2,5 inferiori a 10 microgrammi/metro cubo (ug/m3).

Questo significa che, anche raggiungendo il limite di 10 ug/m3 previsto nel 2020, ci sarà qualcuno che morirà a causa dell'inquinamento dell'aria, anche se più basso dei valori medi che oggi si registrano nelle città italiane (Torino 35, Milano 33, La Spezia 16, Roma 20,5 ug/m3).

E la figura d'apertura mostra, con evidenza, come la Pianura Padana ( in viola) sia una delle aree europee a maggior inquinamento da polveri sottili.

Un fatto molto grave, con pesanti costi sanitari che oggi si possono quantificare con precisione; ma tutto questo sembra non interessare nessuno dei nostri amministratori pubblici.

In base alle stime ISPRA, nel 2010 il macro settore che ha maggiormente contribuito alla produzione di PM10 nel nostro Paese è quello delle combustioni non industriali, il riscaldamento domestico, lo stesso macrosettore segnalato per l'elevato inquinamento da IPA.

Anche in questo caso il contributo delle combustioni non industriali all'inquinamento della nostra aria è aumentato nel tempo: nel 1990 le combustioni non industriali hanno prodotto 28.600 tonnellate di PM10, nel 2010 le tonnellate sono state 90.800 tonnellate.

In questo stesso anno, la seconda fonte di inquinamento è stato il trasporto stradale, ma con "solo" 34.000 tonnellate.

E' interessante notare che nel 1990 la principale fonte di PM10 erano i trasporti stradali (54.700 tonnellate) seguita dalle combustioni industriali per la produzione di energia (44.800 tonnellate) e dalle combustioni industriali (35.600 tonnellate).

Per quale motivo le combustioni non industriali sono diventate la principale fonte di emissione di PM10?

STUDI NEI PAESI SCANDINAVI:

Si evidenzia come in Danimarca, la quantità prodotta di PM2,5 sia nettamente aumentata, passando da circa 5.000 tonnellate nel 1990 a circa 18.000 tonnellate nel 2010.

Nello stesso intervallo di tempo si segnalano aumenti delle emissioni di PM2,5 anche in Svezia e Finlandia, anche se con incrementi inferiori a quelli registrati in Danimarca.

E' fuori di dubbio che l'aumento delle emissioni di PM2,5 danesi sia dovuto all'aumento dell'utilizzo della legna per il riscaldamento domestico.

Attualmente, circa il circa il 20% dei consumi danesi per il riscaldamento domestico è coperto dalla legna.

Ancora una volta, i confronti tra i fattori di emissione ci permetteranno di verificare come la legna non sia cosi "pulita" come si dice, anche per quanto riguarda le emissioni di polveri sottili.

I migliori impianti per il riscaldamento domestico alimentati a legna (stufe e caldaie a pellet), per ogni Giga Joule (GJ) di energia prodotta emettono 29 grammi di PM10. Lo stesso fattore di emissione viene stimato per le PM2,5.

I fattori di emissione di PM10 e PM2,5 di una caldaia alimentata a metano sono pari a 2,2 grammi/GJ.

E una calderina mono famigliare (potenza termica < 50 kWt) alimentata a metano ha fattori di emissione delle polveri sottili ancora più bassi: 0,2 grammi/GJ per ciascuna categoria di polveri.

Ancora una volta i dati confermano che è vero che il metano ci da una mano per avere aria più pulita.

In Italia, di pari passo con lo sviluppo industriale e l'abbandono delle tradizionali attività agricole, forestali e artigianali, si sono ridotte le aree del Paese in cui la qualità dell' aria potrebbe definirsi buona, in base ai criteri stabiliti dalle Leggi nazionali.

Il Decreto legislativo 155 del 2010, individua i composti tossici pericolosi per la salute, la cui presenza nell'aria deve essere regolarmente controllata per verificare che le loro concentrazioni medie siano inferiori a specifici valori,definiti come obbiettivi di qualità dell'aria.

Ad esempio l'obiettivo di qualità per le polveri sottili, in particolare per quelle il cui diametro è inferiore a 10 micron (10 millesimi di millimetro) e definite PM10 è stato stabilito pari a 40 microgrammi (milionesimo di grammo) per metro cubo d'aria, come media annuale.

Questo significa che, se 365 misure giornaliere di PM10, realizzate regolarmente nell'arco di un anno, fanno registrare un valore medio superiore a 40 ug/m3 (ad esempio 41 ug/m3), il territorio controllato dalla centralina e' fuori legge, in quanto la qualità della sua aria è peggiore a quella che la Legge, oggi giudica accettabile per la salute di chi quell'aria respira.

In questo caso, il Decreto impone alle Regioni interessate l'attivazione d'interventi finalizzati a migliorare la qualità dell'aria e a portarla a valori, almeno pari all'obiettivo di qualità, in questo esempio 40 ug/m3.

Per raggiungere quest’obiettivo e' necessario individuare la fonte che produce la maggiore quantità di polveri sottili e adottare tutte gli accorgimenti utili per ridurre le sue emissioni in atmosfera.

I monitoraggi effettuati dopo gli interventi di risanamento faranno fede sull’efficacia degli interventi adottati: anno dopo anno la concentrazione media di PM10 deve essere inferiore a 40 ug/m3 e più bassi saranno i valori riscontrati, meglio sarà.

Quest’ obiettivo si può raggiungere adottando trattamenti fumi più efficienti (filtri a maniche, marmitte catalitiche), utilizzando combustibili più "puliti (metano al posto del carbone e del gasolio), aumentando l'efficienza energetica degli impianti e delle abitazioni.

Oggi, in Italia, la rete di monitoraggio segnala che gran parte delle aree industriali e delle aree urbane del nostro Paese non rispettano gli obiettivo di qualità per il PM10. In particolare e' "fuorilegge" gran parte della Pianura Padana, dove si concentrano le centraline che nel 2011 hanno registrato almeno 35 giorni con concentrazioni di PM10 superiori a 50 microgrammi per metro cubo (ug/m3).

Questo dato negativo è stato registrato presso 212 centraline di monitoraggio, il 48% di tutte le centraline di monitoraggio operative in Italia nel 2011.

QUALITÀ DELL'ARIA IN ZONE RURALI E MONTANE

Le aree rurali del nostro Paese sono state individuate come zone di controllo dell'inquinamento atmosferico prodotto dai cosiddetti inquinanti primari, quelli direttamente prodotti dalle attività umane: traffico, riscaldamento domestico, attività produttive.

La Tabella 1 mostra che queste aree, e i loro abitanti, nel 2011 hanno goduto di un’ottima qualità dell’aria con valori medi annuali delle PM10 nettamente inferiori agli attuali limiti di legge.

Anche il numero di giorni con elevato inquinamento (PM10 superiore a 50 microgrammi/m3) è molto basso.

Nei casi riportati nella Tabella1 solo il sito di Donnas, in Val d’Aosta fa registrare un lieve superamento del limite massimo di 35 giorni all’anno.

Quest’invidiabile caratteristica, che si accompagna ad altre rare qualità di queste zone del nostro Paese (scarso traffico veicolare, bassa densità abitativa, bassi livelli di rumore, bel paesaggio, clima mite, buona cucina, ottima accoglienza, produzioni agro-alimentari di qualità) ricercate da turisti e villeggianti, da qualche tempo è sotto attacco a causa del proliferare di progetti e costruzioni di centrali termoelettriche alimentate a biomasse legnose.

Questa novità interessa in particolare le zone collinari e montane del nostro paese, dove la “pulizia” di grandi boschi è diventata la scusa per realizzare facili guadagni usando la legna per produrre energia elettrica, pratica che gode d’interessanti incentivi pubblici, garantiti dal Gestore dell’Energia per almeno 15 anni.

Poiché non tutti lo sanno, è utile ricordare che questi soldi vengono da una tassa sulla bolletta della luce (denominata A3), introdotta nel 1999 per incentivare le fonti di energia rinnovabile e che, mediamente, pesa nel bilancio famigliare con 83 euro all’anno, usati per alimentare il mercato dei “Certificati Verdi”.

Grazie ai Certificati Verdi chi produce elettricità da fonti rinnovabili, riceve dal Gestore della Rete un compenso, per ogni chilowattore immesso in rete, circa tre volte maggiore di quello pagato all’elettricità da fonte fossile (carbone, metano).

Quanto pesa una centrale a biomasse sul territorio che le ospita La normativa a tutela dell’ambiente e della salute richiede alle Regioni di redigere piani di risanamento dell’aria.

Tra gli strumenti tecnici utili per redigere il piano di risanamento è prevista la stima delle emissioni d’inquinanti prodotti annualmente dalle principali fonti civili ed industriali presenti sul territorio di ciascun comune.

In questo modo si valuta la pressione ambientale che queste attività esercitano sul territorio e si possono facilmente individuare le priorità d’intervento.

Questa stima si realizza tramite un censimento di tutte le fonti emissive e il successivo calcolo dell’inquinamento prodotto annualmente da ciascuna fonte a cui si applicano specifici fattori di emissione, elaborati a livello europeo

In questo capitolo prenderemo due centrali a biomassa, che denomineremo Centrale A e Centrale B, recentemente proposte nel centro Italia.

I Comuni che dovrebbero ospitarle si trovano in aree collinari, con importanti superfici boscate, in un contesto a prevalente attività agricola e turistica.

La popolazione dei Comuni che dovrebbero ospitare le due centrali è, rispettivamente di 7.500 e 1.500 abitanti.

In entrambi i Comuni, gli standard di qualità dell’aria degl’inquinanti primari sono ampiamente e costantemente rispettati.

Le due centrali, hanno una potenza elettrica installata, inferiore a 1 Mega watt (1000 Kilo watt) e utilizzano biomasse legnose (centrale A 18.000 ton/anno; centrale B: 11.400 ton/anno).

Per produrre elettricità le centrali utilizzano due diverse tecnologie: forno a griglia nella Centrale A; piro-gassificazione della biomassa e uso del gas prodotto (syngas: miscela di ossido di carbonio e metano) per alimentare motori a combustione interna abbinati ad alternatori, nella Centrale B.

Entrambe le centrali prevedono moderne linee di trattamento fumi: catalizzatori per ridurre gli ossidi di azoto e filtri a maniche per le polveri sottili

Le due centrali producono prevalentemente elettricità che è immessa nella rete elettrica e, in entrambi i progetti, non si prevedono significativi recuperi di calore per il tele-riscaldamento degli edifici e abitazioni.

Per entrambi le centrali sono state calcolate le quantità d’inquinanti che immetteranno nell’ambiente durante il loro funzionamento che è previsto continuo per 24 ore su 24, con le sole interruzioni programmate per la manutenzione degli impianti, stimati pari a una trentina di giorni all’anno.

Il calcolo delle emissioni annuali è stato fatto in base alle concentrazioni medie degli inquinanti presenti nei fumi, valori dichiarati dai proponenti, e alla portata dei camini. In tutti i due casi le concentrazioni di inquinanti, in uscita dai camini, sono ampiamente inferiori ai limiti di legge.

CON LE CENTRALI A BIOMASSE COME CAMBIA LA QUALITÀ DELL’ARIA?

Ovviamente l’immissione in atmosfera di diverse tonnellate di’inquinanti peggiorerà la qualità dell’aria dei territori sottovento agli impianti.

Gli stessi proponenti confermano che le concentrazioni medie al suolo aumenteranno, ma poiché la somma dell’attuale inquinamento e di quello nuovo prodotto dalle centrali comporterà valori inferiori ai limiti di Legge, questo peggioramento è considerato accettabile.

Le Aziende Locali Sanitarie (ASL), a cui è delegato il parere sanitario sugli impianti, hanno fatto proprie queste affermazioni e di fatto autorizzato l’inquinamento.

Stupisce che l’autorizzazione delle ASL all’entrata in funzione delle centrali a biomasse non abbia tenuto conto delle recentissime raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che, alla luce di studi epidemiologici condotti in Europa, ha riconosciuto che rischi sanitari gravi sono stati riscontrati anche a concentrazioni di PM2,5 inferiori a 10 ug/m3, ossia inferiori ai limiti che la nostra Legislazione prevede di introdurre nel 2020.

Riteniamo anche discutibile che le ASL non abbiano tenuto conto della possibile presenza di aree sensibili, nelle immediate vicinanze delle centrali, quali scuole e impianti sportivi.

In questi casi, quanto meno, riteniamo che sarebbe stato doveroso, da parte delle ASL, invocare il Principio di Precauzione a tutela della salute della popolazione più giovane.

Le stesse ASL, conseguentemente, avrebbe dovuto esprimere un proprio giudizio negativo rispetto al fatto che l’attività delle centrali non preveda efficaci interventi di teleriscaldamento.

L’utilizzo del calore a bassa temperatura (pari a circa l’80% del potere calorifico del cippato utilizzato), con un adeguato dimensionamento dell’impianto, durante il periodo invernale, avrebbe potuto permettere lo spegnimento di numerosi impianti termici utilizzati nei due Comuni, in particolare quelli alimentati a legna.

Certamente impianti domestici alimentati a legna di vecchia generazione (camini aperti, stufe), a parità di calore prodotto, emettono in atmosfera una maggiore quantità d’inquinanti rispetto a quelli emessi dalle centrali a biomasse.

Una progettazione delle centrali che fosse partita dall’analisi dei bisogni energetici del territorio ospitante gli impianti, con una cogenerazione a misura delle esigenze locali, avrebbe potuto ottemperare agli obiettivi del D.lgs 155/2010, addirittura migliorando ulteriormente la qualità dell’aria del Comune ospitante, qualora le emissioni spente avessero un carico inquinante superiore a quello della centrale.

Verdetto storico dello IARC (Oms): "Inquinamento e polveri sottili certificati come fattori cancerogeni"

Non solo l'inquinamento in generale ma anche le polveri sottili sono state dichiarate cancerogene per gli esseri umani, perché causano un aumento del rischio di tumore ai polmoni. “Ora non si può più indugiare, bisogna agire per ridurre una delle principali cause di morte”, fanno sapere dall'IARC, agenzia dell'Oms.

18 OTT - Ormai è ufficiale, quello che molti pensavano già da tempo: l'inquinamento atmosferico è cancerogeno per gli esseri umani. A definirlo così e catalogarlo nel “gruppo 1”, quello che contiene le sostanze più pericolose, è stata l'agenzia dell'Oms specializzata per il cancro, ovvero l'IARC (International Agency for Research on Cancer), a seguito di un'attenta revisione di tutta la letteratura scientifica sull'argomento. Allo stesso modo, insieme all'inquinamento in generale, anche il particolato atmosferico, ovvero le cosiddette polveri sottili – che sono una delle componenti che causano “cattiva aria” – è stato separatamente revisionato e dichiarato cancerogeno.

Il motivo è semplice: dagli studi analizzati emerge in maniera chiara che sia l'inquinamento atmosferico che le piccole particelle che lo compongono aumentano il rischio di cancro ai polmoni, e in qualche caso anche alla vescica. E che, sebbene la composizione dell'aria inquinata cambi molto da luogo a luogo, questo problema è presente in qualche misura in tutte le regioni del mondo. In altre parole, si tratta della sostanza cancerogena più diffusa al mondo. “L'aria che respiriamo si è riempita di diversi tipi di agenti che favoriscono l'insorgenza di tumori”, ha spiegato Kurt Straif, a capo della sezione dell'IARC dedicata alle monografie, che ha pubblicato l'ultima revisione della letteratura. “Oggi sappiamo che questo non solo un rischio generico per la salute, per quanto grande, ma è una delle principali cause ambientali della morte per cancro”. Le sorgenti principali sono infatti trasporti, centrali elettriche, emissioni industriali e agricole e anche riscaldamenti e cucine. Tuttavia, precisano gli esperti, alcuni agenti inquinanti hanno anche fonti naturali. “Classificare l'inquinamento come carncerogeno per gli esseri umani è un passo molto importante”, ha sotttolineato Christopher Wild, direttore IARC. “Ci sono metodi per ridurlo e, data la scala dell'esposizione, che colpisce tutto il mondo, la decisione dell'Oms dovrebbe dare un chiaro segnale alla comunità internazionale affinché agisca senza ulteriori indugi”.

Secondo l'Organizzazione mondiale della sanità, 223.000 morti in tutto il mondo, a cui vanno aggiunti circa 3 milioni di morti per tutte le altre malattie correlate al solo PM2.5, metà dei quali sono da attribuire ai pesanti inquinamenti da carbone, traffico e biomasse.

Il particolato atmosferico causa il cancro del polmone

http://www.registri-tumori.it/cms/it/node/2909

I dati forniti da decine di lavori nel corso degli anni lo avevano anticipato, ora la IARC lo certifica: l’inquinamento causa il cancro del polmone.

Dopo settimane di lavoro di vaglio della copiosa letteratura prodotta in tema di inquinamento ambientale, gli esperti IARC convenuti a Lione in ottobre da decine di Paesi sono giunti a una (anzi, due) conclusioni. La prima: “Esistono prove sufficienti (sufficient evidence) che l’inquinamento atmosferico sia cancerogeno per gli esseri umani. L’inquinamento atmosferico causa il cancro del polmone”. E non si sono fermati qui. Siccome avevano a disposizione dati in numero sufficiente e di buona qualità per valutare una delle decine di componenti della miscela che costituisce l’inquinamento atmosferico, il particolato (PM 2,5 e PM10), hanno aggiunto: “Esistono prove sufficienti (sufficient evidence) che il particolato atmosferico sia cancerogeno per gli esseri umani. Il particolato atmosferico causa il cancro del polmone”.

Ambedue, inquinamento e PM, sono inseriti da ora in avanti nel Gruppo 1 della classificazione IARC.

Tutto questo lavoro sarà pubblicato nel volume 109 delle Monografie IARC che viene presentato oggi, 24 ottobre 2013, sulle pagine di Lancet Oncology.

DALLA PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO UNO STUDIO DELL'UNIVERSITA' LOCALE:

Il Piano Provinciale di Tutela della Qualità dell'aria, approvato nel 2007 dalla Provincia Autonoma di Trento e redatto in collaborazione con l' Università di Trento, affronta in modo organico il problema delle fonti inquinanti presenti sul territorio e suggerisce diverse azioni finalizzate a garantire, su tutta la provincia, il rispetto dei limiti di legge per la qualità dell'aria.

Limiti che, nel 2005, risultavano poco rispettati su gran parte del territorio di propria competenza. Ad esempio, nel 2005, tutte le sette centraline attive, in gran parte in aree definite "background urbano", segnalavano netti superamenti dei limiti di legge per le PM10,

Di seguito riportiamo, in corsivo, alcuni stralci del Piano. Nel settore dell'energia, il Piano prevede: - promozione della conversione a metano di impianti civili ed industriali - completare la rete di metanizzazione sul territorio provinciale -promuovere la realizzazione di impianti e reti di teleriscaldamento (fonti rinnovabile e metano) - promuovere la gestione e/o l'adeguamento degli impianti termici per il miglioramento della qualità ambientale, il contenimento dei consumi energetici e lo sviluppo di fonti rinnovabili.

Vediamo, in dettaglio, alcune delle azioni previste: - Promozione della conversione a metano di impianti termici civili ed industriali e il completamento della rete di distribuzione del metano per il riscaldamento (l'Università di Trento conferma che il metano è il combustibile meno impattante, in particolare per le polveri sottili (PM10) ndr)

Il metano è favorito in quanto può essere impiegato con caldaie ad alta efficenza termica e questo comporta risparmi di gas e ovviamente di inquinamento.

Le caldaie a metano ad alta efficenza sono da preferire in quanto inquinano molto meno degli impianti a combustibili liquidi e solidi. La nuova rete del gas si dovrà realizzare nelle zone dove l'inquinamento è maggiore e sostituirà il gasolio.

Poichè gran parte dei centri urbani sono metanizzati, il contributo alla riduzione dell'inquinamento globale della Provincia di questo intervento si "limiterà" a 8 tonnellate/anno di PM10.

- Incentivazione alla sostituzione di impianti a legna domestici più inquinanti con tecnologie ad alta efficenza La sostituzione degli impianti a legna tradizionali con altri alimentati a metano comporterebbe una drastica riduzione delle emissioni di particolato, ma la non completa copertura del territorio con la rete di distribuzione del metano e la notevole disponibilità di combustibile legnoso inducono a pensare che sia opportuno uno sfruttamento sostenibile di questa risorsa. La sostituzione di tutti gli impianti a legna più inquinanti con impianti moderni, alimentati a legna comporterebbe la riduzione di 1.145-1. 264 tonnellate/anno di PM10

- favorire la diffusione di impianti di teleriscaldamento a biomassa nelle località non raggiunte dalla rete del gas metano La realizzazione di impianti di teleriscaldamento alimentato con cippato, principalmente derivante da scarti di attività industriali (segherie, falegnamerie...) o agricole (residui di potature, ramaglie..) porta ad una riduzione delle emissioni se ubicati in zone non servite dal metano ed installati in sostituzione di apparecchi privati obsoleti. Se ne dovranno valutare gli effettivi vantaggi in zone gia servite dalla rete del gas, in particolare per le emissioni di PM10 e SO2. La realizzazione di reti di teleriscaldamento alimentate a biomasse potrebbero comportare la riduzione di 30 tonnellate/anno di PM10

COMMENTO Dal 1995 al 2004, nella provincia di Trento (Figura 1) la principale fonte di PM10 sono stati gli impianti di combustione non industriali (riscaldamento domestico) che nel 2004 hanno prodotto 1.473 tonnellate di polveri sottili (il 55% delle emissioni totali di polveri). Nonostante che metano e gasolio siano le principali fonti energetiche utilizzate per il riscaldamento domestico, la maggior parte di queste polveri (stima: 1.145 - 1.264 tonnellate) sono prodotte dagli impianti di riscaldamento alimentate a legna di tipo tradizionale. All'uso della legna per il riscaldamento sono da attribuire anche gran parte dei 464 chili di benzopirene, stimati essere emessi nel territorio trentino durante il 2004, su un totale di 489 chili di benzopirene emessi da tutte le fonti (4,15 kg di benzopirene sono attribuiti al traffico). Pertanto, anche per la provincia di Trento, come in Lombardia e nel resto d'Europa, si conferma come l'uso energetico della legna sia stata la principale fonte di inquinamento dell'aria in particolare per le polveri sottili e il benzopirene. Nella provincia di Trento, il traffico, nel suo complesso, è la seconda fonte di polveri sottili, con 944 tonnellate nel 2004, pari al 34% del totale delle emissioni di PM10. Come già avvenuto in numerosi altri paesi come Svezia, Stati Uniti, anche nel Trentino, non potendo utilizzare il metano come fonte energetica, nei paesi non serviti dalla rete di distribuzione del gas, si cerca, in modo razionale, di ridurre il problema incentivando la sostituzione di impianti termici tradizionali con impianti più efficienti.

http://federico-valerio.blogspot.com

giovedì 20 marzo 2014

ASPETTI NEGATIVI DI UN INCENERITORE A BIOMASSE MODELLO ALCE

Gli inquinanti emessi dagli impianti a biomasse

Gli impianti a biomassa possono produrre emissioni solide (particolato e idrocarburi incombusti), emissioni liquide e emissioni gassose. Le emissioni di particolato sono in genere le più rilevanti, mentre riguardo altri inquinanti i livelli dipendono dal tipo di combustibile usato dall’impianto e dal modo in cui la biomassa viene bruciata.

Per un calcolo complessivo dell’impatto ambientale di un impianto a biomassa, comprensivo degli impatti in fase di costruzione, esercizio e dismissione e di quelli dovuti alle attività connesse con tali fasi, la life-cycle-analysis (in italiano "analisi del ciclo di vita", conosciuto anche con l'acronimo LCA) individua le operazioni di approvvigionamento, trasporto e stoccaggio della biomassa quali sorgenti di rilevanti emissioni in atmosfera. Per questo motivo si ritiene importante includere questa problematica nei successivi approfondimenti.

gli svantaggi dell’impiego energetico della biomassa sono quasi esclusivamente ambientali, dovuti alle sostanze inquinanti emesse nelle operazioni di approvvigionamento, dagli eventuali processi di trasformazione del combustibile, nonché dallo specifico impianto di conversione energetica.

L’impatto ambientale delle operazioni di approvvigionamento, come già sottolineato, è collegato alla dimensione del bacino da cui proviene la biomassa e quindi il contenimento di questo impatto induce a preferire la “filiera corta”. Questa condizione pone inevitabilmente un limite alla taglia dell’impianto di potenza, poiché, in base alla produttività di biomassa del terreno, pur molto variabile a seconda che si tratti di residui ovvero di colture dedicate, il bacino di approvvigionamento di un impianto aumenta all’aumentare della potenza installata. Tuttavia, per impianti di piccole dimensioni (<1MWt) si verifica quasi inevitabilmente una criticità relativamente alle emissioni specifiche dell’impianto. Infatti, rispetto a questo punto, si è già dovuto sottolineare che tali impianti possono presentare in generale emissioni significative di polveri, NOx e IPA e metalli pesanti dipendenti sia dalla biomassa impiegata, sia dalla tecnologia dell’impianto, sia dalla presenza ed efficienza di sistemi di abbattimento degli inquinanti. D’altra parte la presenza dei sistemi di abbattimento è indirettamente connessa con la taglia dell’impianto, poiché l’investimento necessario alla loro installazione è rilevante e quindi è usualmente previsto per impianti di media-grossa taglia.

NEL CASO DELL'ALCE , UN IMPIANTO DICHIARATO DA 48,5 MW , MA COME DIMOSTRATO DALLO STUDIO SCIPIONI BEN OLTRE 90 MW , L'IMPATTO AMBIENTALE CADREBBE ANCHE SUI TRASPORTI FACENDO ARRIVARE IL LEGNAME DA MOLTO LONTANO, VISTO CHE IL CONSUMO E' STIMATO IN 18,2 tonn/ora !!!!!!
437 tonn/giorno.......
160.000 tonn/anno......
IN PRATICA LA VALLE SAREBBE INTERAMENTE DISBOSCATA IN CIRCA 2 ANNI !!!!!!
Anche le emissioni sarebbero altrettanto ingenti, paragonabili a quelle della TIRRENO POWER di Vado ligure
Con la differenza che li il riciclo d'aria e' ingente in quanto e' sul mare.......
Mentre noi siamo in una valle chiusa senza nessun ricliclo dell'aria, quindi ricadrebbe tutto su di noi e sul futuro dei nostri figli.

Fate un semplice calcolo quanti camion servono al giorno per portare 4.370 quintali di legname ????
DA 80 a 90 !!!!!!!!

No agli inceneritori, perché aumentano la mortalità. Sabato 12 gennaio a Terni si è svolto un convegno dal titolo “Inceneritori e salute: nessun rischio?”, organizzato dal Comitato No Inceneritori Terni e dall’associazione LiberaMente. Un tutto esaurito che già da solo significa tanto.

L'incontro, a cui hanno partecipato numerosi esperti del settore, ha sottolineato i potenziali danni rappresentati dagli inceneritori con le loro emissioni, queste ultime responsabili di un aumento dell'incidenza dei tumori.

Il convegno si è svolto nella sala rossa di palazzo Gazzoli, a Terni. Vi hanno preso parte il Prof. Giuseppe Giorgio Nenci, professore ordinario emerito di Medicina interna presso l’Università degli studi di Perugia, il Dott. Valerio Gennaro, responsabile del centro operativo regionale (COR Liguria) del registro nazionale mesoteliomi presso l’Azienda ospedaliera universitaria San Martino, Istituto Nazionale per la ricerca sul cancro e il Dott. Giovanni Vantaggi dell’associazione Medici per l’ambiente.

La riaccensione dell'inceneritore di Terni desta dunque preoccupazione in Umbria. Secondo Nenci, un inceneritore emette circa 250 tipi di composti volatili, di natura prevalentemente sconosciuta. Di essi, solo il 2% ricade sulla superficie circostante. La restante parte, trasportata dal vento, finisce per raggiungere il suolo, le acque, le coltivazioni e gli allevamenti. Da qui all'uomo il passo è breve.

A preoccupare gli esperti sono le nanopolveri. Come ha mostrato un precedente dossier del Comitato, l'incenerimento dei rifiuti produce nanopolveri, diossine, furani ed altre sostanza tossiche che se inalate o assunte attraverso alimenti che le hanno assorbite, possono raggiungere in poche ore gli organi attraverso il sangue. Le patologie da essi derivanti sono cancro e altre malformazioni letali, ma anche malattie come Parkinson e Alzheimer.

GLI INCENERITORI E I LORO EFFETTI SULLA SALUTE

INCINERATORS AND THEIR HEALTH EFFECTS di JULIET DUFF

GLI INCENERITORI E I LORO EFFETTI SULLA SALUTE Incenerire brucia la responsabilita’ . Rapporto medico da oltremanica traduzione di Roberto Topino*

L’incenerimento è un argomento di attualità in Irlanda dal momento che il nostro governo sta portando avanti dei piani finalizzati alla realizzazione di numerosi inceneritori sul nostro territorio per affrontare il problema dei rifiuti. La storia ha dimostrato che occorrono decine di anni per identificare gli effetti sulla salute di procedure che portano ad un aumento dei composti chimici nell’ambiente. Più volte i primi segnali di avvertimento sono stati ignorati e di seguito si sono rivelati ben più importanti di quanto si potesse ipotizzare all’inizio. Oltre alle ben note premature rassicurazioni date in passato circa l’utilizzo di pesticidi tossici come il DDT, era anche inattesa la scoperta che la maggiore fonte di contaminazione da diossina negli alimenti fosse negli inceneritori di vecchia generazione nel Regno Unito. Per queste ragioni, la British Society for Ecological Medicine ha recentemente pubblicato un rapporto sugli effetti sulla salute provocati dagli inceneritori di rifiuti. Nella loro introduzione, i medici inglesi spiegano che lo scopo del loro lavoro è quello di esaminare ogni evidenza al fine di ottenere una valutazione equilibrata di quali potranno essere i rischi per la salute collegati agli inceneritori di nuova e futura generazione. L’incenerimento non risolve il problema dei rifiuti, ma si limita a ridurne la quantità approssimativamente al 30 – 50 % della loro massa originale, che viene trasformata in una cenere che contiene una concentrazione di alcune delle sostanze più tossiche, come le diossine e i metalli pesanti. Lo smaltimento in sicurezza di questi rifiuti tossici è molto problematico per via degli inquinanti che filtrano dalle discariche, raggiungono le falde e contaminano l’acqua in un modo che viene considerato praticamente irrimediabile. La Commissione Europea ha dichiarato che questa potrebbe essere in futuro una delle sorgenti più importanti di diossine. Bisogna tenere presente anche il rischio di incidenti durante il trasporto di queste ceneri tossiche verso i siti di interramento. Gli inceneritori rilasciano centinaia di sostanze chimiche tossiche nell’atmosfera durante la combustione dei rifiuti. Poche sono le conoscenze circa i rischi di molte di queste sostanze, particolarmente quando sono combinate fra loro. L’esatta composizione delle emissioni di un inceneritore è difficile da valutare e dipende da cosa viene bruciato, dall’efficienza dell’impianto di incenerimento e dalla disponibilità di sistemi di abbattimento degli inquinanti. Siccome la natura chimica dei rifiuti è variabile, la potenzialità di effetti nocivi delle emissioni degli inceneritori è molto difficile da valutare. In termini di effetti sulla salute, alcuni dei più importanti costituenti delle emissioni sono i materiali particolati, i metalli pesanti e i prodotti della combustione delle sostanze chimiche sintetiche. Il materiale particolato (PM) è una complessa miscela di particelle organiche ed inorganiche, che possono essere sospese nell’aria in forma solida, liquida o entrambe. C’è una vasta documentazione, in costante aumento, che evidenzia i danni alla salute dei materiali particolati trovati nelle emissioni degli inceneritori. Ricerche fatte a Bonn nel 2004 a cura della WHO European Centre for Environment and Health, hanno portato ai seguenti risultati. Il materiale particolato (PM) aumenta il rischio di morte respiratoria nei bambini di età inferiore ad un anno, danneggia lo sviluppo della funzionalità polmonare, aggrava l’asma e causa patologie respiratorie di tipo bronchitico nei bambini. Il PM 2,5 danneggia seriamente la salute, aumentando i decessi da accidenti cardiovascolari, da malattie respiratorie e da tumori polmonari. L’aumento della concentrazione di PM 2,5 aumenta il numero di accessi al pronto soccorso per cause cardiovascolari e respiratorie. Il PM 10 determina un aumento delle patologie respiratorie, come indicato dal numero di ricoveri per malattie dell’apparato respiratorio (Rapporto WHO, 2005; 2). In tema di metalli pesanti, vari metalli trovati nelle emissioni e nelle ceneri prodotte dagli inceneritori, sono conosciuti o sospetti come cancerogeni. Queste tossine, nel tempo, si accumulano nel nostro organismo. Nei bambini sono state correlate con varie patologie tra cui l’autismo, la dislessia, le allergie, i comportamenti impulsivi, i deficit di attenzione, i disturbi da iperattività, le difficoltà di apprendimento, la diminuzione dell’intelligenza e l’aggressività. Gli adulti esposti a particolato hanno dimostrato maggiori livelli di violenza, demenza e depressione rispetto ai non esposti. Il particolato è stato correlato anche con il morbo di Parkinson. L’inalazione di alcuni tipi di particelle, come nichel, berillio, cromo, cadmio ed arsenico, aumenta il rischio di cancro del polmone. Il mercurio, che è uno dei metalli più pericolosi, è neurotossico ed è implicato nelle difficoltà di apprendimento, nell’iperattività e nella malattia di Alzheimer. Il rapporto ha anche riscontrato che un notevole numero di tossine emesse da un inceneritore può causare danni al sistema immunitario. Si pensa attualmente che l’effetto sinergico della combinazione di varie tossine possa determinare un danno immunitario maggiore rispetto a quello prodotto dai singoli inquinanti [n.d.t.: in farmacologia questo effetto viene definito sinergismo con potenziamento]. Molte di queste sostanze chimiche sono solubili nei grassi e possono accumularsi nei nostri organi e nei nostri tessuti. Queste sostanze sono particolarmente pericolose per i bambini non ancora nati, perché molte di queste tossine sono trasmesse attivamente al feto attraverso la placenta materna, per un errore dell’organismo, che le scambia per minerali essenziali. Fino alle ultime fasi della gravidanza, gli unici tessuti grassi del feto sono nel sistema nervoso ed in particolare nel cervello, dove queste pericolose sostanze possono accumularsi. Il National Research Council fu istituito per informare il governo degli Stati Uniti sulla quantità di popolazione che sarebbe stata esposta ai rischi per la salute causati dagli inceneritori. La conclusione fu che gli inquinanti persistenti nell’aria, come diossine, furani e mercurio, possono essere dispersi su vaste regioni, ben oltre le aree locali e persino nelle nazioni confinanti. Il cibo inquinato da un inceneritore può essere consumato sia da persone del posto che da persone che abitano molto lontano, per via dei trasporti degli alimenti a mercati, che si possono trovare anche a grande distanza dal luogo di produzione. In ogni caso, le popolazioni distanti sono verosimilmente più esposte a causa dei trasporti a lungo raggio, piuttosto che dalla deposizione di inquinanti su cibi coltivati in posti lontani da inceneritori (B.S.E.M.report,2005;34). Valutando gli impianti moderni, che causano un minore inquinamento, gli studiosi hanno rilevato che le ceneri risultano più tossiche e vengono più facilmente trasportate dal vento. Questo è un fatto di importanza cruciale, perché non ci sono ancora metodi adeguati per trattare queste ceneri volanti ed è noto che sono scarsi i regolamenti in materia. Il costo dell’incenerimento è enorme, non solo per il costo della lavorazione, che è già molto alto, ma anche in termini di danni alla salute e all’ambiente, che possono costare cifre molto alte a carico della collettività. E’ stato esattamente per questo tipo di situazioni di rischio che il Principio di Precauzione è stato introdotto nelle leggi nazionali ed internazionali. Un recente riesame degli effetti sulla salute causati dagli inceneritori ha riscontrato una correlazione positiva con la comparsa di tumori e di malformazioni congenite. In base alle evidenze presentate in questo rapporto, si direbbe che la realizzazione di inceneritori di rifiuti urbani non sia soltanto una contravvenzione al Principio di Precauzione, ma anche una possibile violazione delle leggi Europee. Infine, gli autori del rapporto notano che a fronte di questi risultati e delle difficoltà nella ricerca delle cause del cancro e di altre malattie croniche, è oggetto di considerevole preoccupazione il fatto che gli inceneritori sono stati realizzati senza un esauriente sistema di studio degli effetti sulla salute e che altri impianti sono in programma senza un adeguato monitoraggio delle emissioni e dello stato di salute delle popolazioni locali (B.S.E.M. report, 2005; 21). Come fa notare il Professor C. V. Howard del Centre for Molecular Biosciences, University of Ulster, nella sua prefazione del rapporto, l’incenerimento distrugge le responsabilità ed incoraggia le industrie a continuare a produrre sostanze che creano problemi legati alla loro tossicità. Quando i rifiuti sono ridotti in cenere, chi può dire chi li ha prodotti? Gli ultimi 150 anni hanno visto una progressiva “tossificazione” del flusso dei rifiuti con metalli pesanti, radionuclidi e molecole alogenate sintetiche. E’ ora di iniziare ad invertire la tendenza e certo non lo faremo continuando ad incenerire i rifiuti.

martedì 18 marzo 2014

IL PD IN PROVINCIA DI LUCCA NON RINUNCIA ALL'INCENERITORE ALCE

http://sgonfiailbiogas.blogspot.it/2013/06/biomasse-da-485mw-e-niente-via.html

PERCHE' IL SEGRETARIO PROVINCIALE ANDREUCCETTI NON FA SI CHE IL PD RINUNCI ????
PERCHE' DA CANDIDATO A SINDACO DEL BORGO SI DICE CONTRARIO , QUANDO LA LINEA DEL SUO PARTITO E' UN'ALTRA ????

NON VI SEMBRA UNA MERA PROMESSA ELETTORALE ????
ANCHE A COREGLIA IL PD SI ASSOCIO' ALL'UDC, PER POI RIMANGIARSI SUBITO LE PROMESSE !!!!
BUTTANDOLI FUORI DALLA MAGGIORANZA..... COME IN PARLAMENTO , QUANDO NON HAI LA MAGGIORANZA , LA COMPRI !!!!

IL PD STA FACENDO DI TUTTO PER ELIMINARE IL PROBLEMA DI UN AMMINISTRAZIONE SCOMODA A BORGO A MOZZANO , LO HANNO GIA FATTO , INNUMEREVOLI VOLTE.

IL PD STA CERCANDO DI FAR FARE L'INCENERITORE , PERCHE' ???
CHI C'E' DIETRO A BIOMASSE DEL SERCHIO ?????
QUALI INTERESSI CI SONO DAVVERO , SU QUALI E QUANTI FINANZIAMENTI ????

PERCHE' LA SALUTE ED IL FUTURO DELLA GENTE VIEN SEMPRE ALL'ULTIMO POSTO ????

Vi ricordo che anche nella visita del presidente Rossi a gallicano, in occasione dell'ultima tragica alluvione, ha ribadito a nome del PD il voler procedere alla costruzione di impianti a biomasse.
Perche' in provincia e' stata bocciata la mozione Barsanti SEL ???
Mozione che rendeva obbligatoria la VALUTAZIONE DI IMPATTO AMBIENTALE per tutti gl'impianti sopra 1MW !!!!
L'hanno bocciata perche' sanno che se applichi la legge tutti questi impianti sono fuori norma !!!!
I nostri politici fanno di tutto per aggirare le leggi e le normative , vi pare giusto ????

E' PER QUESTO CHE LI AVETE VOTATI ???

AZIONATE IL CERVELLO PRIMA DI VOTARE !!!!!!

venerdì 14 marzo 2014

RIUNIONE COMITATO AMBIENTE E SALUTE 19/03/14 - ALCE

CONVOCAZIONE STRAORDINARIA DEL COMITATO AMBIENTE E SALUTE DI BORGO A MOZZANO E BAGNI DI LUCCA MERCOLEDI' 19 MARZO - ore 21 SALA PARROCCHIALE DI PONTE A SERRAGLIO (ingresso di fronte all'hotel Corona)

Chi si illudeva che l'Alce/Biomasse del Serchio non avesse più interesse a fare l'inceneritore di biomasse a Fornoli, perda pure le sue speranze.

La società, tramite il suo studio tecnico, sta stipulando i contratti per la costituzione di servitù dell'elettrodotto di connessione tra l'impianto e la centrale elettrica di Piano della Rocca. Con la stipula dei contratti, i proprietari dei terreni su cui insisterà l'elettrodotto riceveranno gli indennizzi: parecchie decine di migliaia di euro in totale.

Se la società è disposta a pagare da subito queste cifre, non sarà che non solo intendono partecipare alle aste per l'assegnazione degli incentivi pubblici ma che hanno anche la certezza di vincerle? E per questo stanno anticipando i tempi, senza neppure aspettare gli esiti delle aste stesse?

E' arrivata la risposta di Pagni e Cavallaro alla nostra diffida. Sulla questione, come su quella della denuncia alla Commissione Europea e sugli esposti penali pendenti parleremo mercoledì. Così come parleremo dei margini di azione ancora in essere.

TUTTI GLI INTERESSATI DEVONO ESSERE PRESENTI ALL'INCONTRO DI MERCOLEDI'

INTERVENITE NUMEROSI , PER IL FUTURO DELLA VALLE E PER IL FUTURO DEI VOSTRI FIGLI.......