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mercoledì 13 aprile 2016

SECONDO NATURA....................di Nicola Polito

IL BUONSENSO


ALLEVAMENTI E AGRICOLTURA IN MONTAGNA


La montagna deve fare delle scelte obbligate per far coincidere diversi fattori di sviluppo, e non lasciare niente al caso ma approfondire ogni singola attività in ragione della sostenibilità ovvero, conservazione e cura del territorio bene comune, la vivibilità e la qualità della vita nei paesi dipenderà direttamente dalla gestione di queste attività intimamente legate al territorio.
L'agricoltura nella montagna Toscana e in particolare la zootecnia hanno garantito la conservazione e la cura delle praterie e dei prati in particolar modo nella montagna pistoiese, prati ricchi di varietà di piante e fiori, di biodiversità, la “vera” ricchezza esclusiva e inimitabile di una località di montagna.

Consiste per sua natura in colture e allevamenti diversificati e conseguente trasformazione di vegetali, latte e carne in prodotti buoni e sani, tendenzialmente privi di additivi alimentari, legati al territorio e al produttore.
Nelle fattorie e negli agriturismi, potrebbe associarsi sapientemente attività produttiva e scuola di cultura dell’ambiente dell’alimentazione e della cura della persona, conferisce al contadino la figura di maestro di gestione della fertilità del terreno e delle buone pratiche agricole, lo pone sul un alto gradino della scala sociale come responsabile della cura del territorio e dell’alimentazione, elementi da cui direttamente dipende la salute di abitanti e ospiti. (salute fisica e mentale è vivere in un ambiente bello, sano e nutrirsi di prodotti veramente biologici.)

Soddisfare la richiesta di varietà di prodotti di qualità dell’Agricoltura di Montagna implica la differenziazione delle pratiche agricole-zootecniche all’interno delle aziende: differenziare è sicuramente impegnativo ma motivante e ricco di soddisfazione (anche economica) soprattutto se la vendita avviene direttamente dall’agricoltore al consumatore o attraverso la ristorazione pubblica e turistica. Differenziare garantisce inoltre una maggiore sicurezza economica, slegando il reddito dell’azienda agricola dalla monocoltura sempre a rischio da eventi climatici sfavorevoli a queste o quelle colture.

Abbiamo detto; territorio conservato, ambiente pulito, paesaggio attraente, panorami esaltanti: questi alcuni degli elementi che rendono la montagna pistoiese unica e che determinano da sempre, l'affluenza ed un reddito (purtroppo spesso ingeneroso,) per i gestori ed addetti agli allevamenti ed alla pratica di agricoltura della montagna.
Oltre alle risorse sul territorio è il turismo che deve essere rilanciato, e rivestirà un ruolo importante, determinante e insostituibile nel nella vita socio-economico-culturale dei paesi, offrendo un ampio ventaglio di opportunità occupazionali e professionali, stimolando produzioni agricole diversificate, promuovendo la frequentazione dei paesi con conseguenti opportunità per l’artigianato e il commercio di prodotti locali e di sottobosco. Potrà garantire stabilità e sicurezza economica proponendo oltre alle trasformazioni di prodotti, sottoporre un’offerta turistica e gastronomica esclusiva e unica legata ad un territorio unico e non riproducibile. Sano è bello.

Custodire un territorio vuol dire proteggere e garantire la sopravvivenza delle attività che gli hanno permesso di arrivare così come lo vediamo fino ai nostri giorni.
A questo scopo dobbiamo creare sinergia tra il mondo agricolo ed il mondo turistico, stimolando la produzione e proponendo sulle tavole le risorse autoctone, raccontandone caratteristiche e potenzialità, prodotti locali di qualità, a filiera corta e a basso impatto ambientale. Dovrà legare la proposta turistica soprattutto alla naturale stagionalità dell’agricoltura e delle pratiche agricole, slegandola in parte dalla dipendenza delle ferie estive e invernali istituzionali, tendendo ad allungare la stagione turistica, mirando ad una ricettività a basso costo.
Un sempre crescente numero di turisti eco-consapevoli si sta infatti affacciando sul mercato, alla ricerca di luoghi naturali caratteristici rispettati e curati, in cui vivere anche brevi periodi a contatto con la natura e relazionarsi con gli abitanti, partecipare alla vita sociale, conoscere tradizioni e novità, partecipare alla vita rurale, imparare a conoscere ed interagire con il mondo contadino locale e scoprirne i prodotti, vivere “esperienze rurali per famiglie”, gustare alimenti preparati con prodotti legati al territorio sapientemente proposti sulle tavole di alberghi, ristoranti e agriturismi, scoprire l’artigianato locale autentico e l’offerta commerciale, rieducare ad apprezzare ciò che si ottiene senza forzare madre natura, il più naturale possibile.
L'agricoltura e l'allevamento montano, hanno garantito la conservazione e la cura dei prati di montagna , prati ricchi di varietà di piante e fiori, di biodiversità, la “vera” ricchezza esclusiva e inimitabile di una località montana.
Ciò va perseguito insediando un tavolo programmatico di confronto fra amministrazioni comunali, rappresentanze dei settori produttivi, sociali e culturali della regione, ma con un accesso facilitato a tutte le fasce di età alle risorse economiche, messe a disposizione e non limitandone l'età come avviene oggi. Sul piano culturale, investendo risorse per la formazione permanente di abitanti e operatori sulla cultura dell’ambiente, dell’accoglienza, dell’alimentazione e della cura della persona.
Sul piano economico, promuovendo e sostenendo un progetto di ripresa di produzioni agricolo-zootecniche locali diversificate e il consumo delle stesse a filiera corta da parte di privati, mense di enti pubblici, operatori turistici e della ristorazione, in un sistema che garantisca all’agricoltore un adeguato ritorno economico.

Sul piano normativo, adottando un regolamento a protezione di agricoltura e zootecnia di montagna rispettose dell’ambiente e del paesaggio eseguite secondo i criteri delle buone pratiche agricole nel rispetto della fertilità terreno, del benessere animale, della salubrità e qualità dei prodotti e del minor impatto ambientale possibile. Aiutare in concreto la montagna.
Intervenendo sui Piani Regolatori Generali per evitare pratiche agricole industriali che necessitino di strutture di copertura e trattamenti chimici tali da renderle impattanti sull’aspetto del paesaggio, sulle abitudini della popolazione e sulla salute pubblica, evitando in tal modo anche operazioni di colonizzazione da parte di speculatori esterni, che inficerebbero il programma di sviluppo turistico ed economico nel rispetto del territorio e della vita nei paesi, al solo scopo di beneficiare degli introiti immediati. Mai abbassare la guardia, non ci interessa la quantità con ricavati per pochi ma di qualità a disposizione di molti. TURISMO, AGRICOLTURA, ARTIGIANATO, COMMERCIO E SERVIZI, tutte le attività economiche e la popolazione dovranno fare sistema e lavorare in sinergia, responsabilmente coscienti del fatto che il territorio in cui si vive non è solo da sfruttare, ma da vivere, condividere salvaguardare e rispettare, perché dal territorio dipende la nostra qualità della vita e quella dei nostri ospiti, e, in futuro, quella dei nostri figli e degli ospiti dei nostri figli. Collaborare, fare sistema, lavorare in sinergia è uno stile di vita e professionale che con costi modesti determina lo sviluppo socio-economico-culturale di un territorio con ripercussioni positive per tutti.
Riportare con determinazione la centralità sul turismo, è l’attività economica che sarà sempre meno un bene di nicchia e sempre più promossa e incentivata a livello europeo e globale come bene socio-ricreativo-culturale di cui beneficeranno tutte le fasce sociali.
I territori delle località di montagna avranno un futuro solo grazie allo sviluppo dell'agricoltura montana, agricoltura per allevamento e colture di nicchia, locali e legate al territorio e al produttore, destinate ad un pubblico eco-consapevole sempre più numeroso che è alla costante ricerca e scoperta delle pratiche agricole rispettose dell’ambiente e dei consumatori.
Non è infatti economicamente competitivo l‘ intraprendere produzioni intensive e industriali in un territorio di montagna, per proporsi su mercati globali ormai inflazionati da prodotti provenienti da tutto il mondo e coltivati su territori ben più favorevoli di quelli dell’ambiente montano, molto più facilmente ed economicamente gestibili e con costi del personale molto ridotti rispetto ai nostri; i progetti di grandi produzioni da proiettare sui mercati globali non hanno dato risultati duraturi nel tempo e hanno creato e stanno creando grandi problemi a livello finanziario, per non parlare del costo ambientale e sociale che comportano per il territorio e gli abitanti, costi finora trascurati, reputando la ricchezza economica prioritaria rispetto a salute e ambiente, costi enormi e difficilmente quantificabili nel momento in cui al criterio della sostenibilità economica si affiancano a pieno titolo quelli della sostenibilità ambientale e sociale!
In montagna non risultano al momento usi o trattamenti con prodotti fitosanitari.
Proibire assolutamente qualsiasi trattamento con prodotti fitosanitari anzi scoraggiare e reprimere qualsiasi azione atta ad avvelenare le colture trattate quelle adiacenti e le abitazioni circostanti.
Da far rispettare una sentenza del 26 agosto 2014 del tribunale di Pistoia, che sentenzia l'uso ed i trattamenti fitosanitari eseguiti sulle colture non devono arrivare nei fondi dei vicini, come già detto, in cui si propende per la prescrizione riguardante la distanza di 50m da confine per le irrorazioni e la siepe vegetale a fine coltura per evitare al massimo la contaminazione del fondo del vicino, che ha diritto di non essere contaminato. Nella sentenza di Pistoia si precisa che l’esistenza del LMR (Limite Massimo Residuo di pesticidi negli alimenti) riguarda le qualità alimentari dei prodotti, cioè quando vengono consumati, ma nulla ha a che vedere con l’inalazione dei pesticidi da parte dei confinanti, vi si legge infatti: questo non fa dormire di certo tranquilli conosciamo tutti come spesso si aggira l'ostacolo del divieto e ad oggi gli organi di sorveglianza sono diminuiti.
La normativa prevede un Limite Massimo Residuo nelle derrate alimentari connesso alla valutazione di tossicità a lungo termine del prodotto. Irrilevante appare, nel caso di specie, accertare se tale LMR sia stato o meno superato perché ciò attiene alla quantità massima ingeribile al termine del “tempo di carenza” fissato dalla normativa (oscillante da tre a venti giorni – pag. 14 della relazione del CTU); l’immissione del prodotto antiparassitario nella proprietà confinante (dato accertato) comporta ineluttabilmente l’inalazione dello stesso da parte delle persone che si trovano nella proprietà, sebbene per quantità e tempi non accertabili. La normativa consenta la messa in commercio di prodotti alimentari con il L.M.R. per il rame di 5mg/kg ma non certo l’inalazione diretta da parte dell’uomo di prodotti antiparassitari.

Detta normativa potrà essere adottata per la coltura di piante ornamentali, ma non per quelle zone dove esistono in prossimità colture ortofrutticole al consumo diretto.