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BORGO A MOZZANO - Piano di Gioviano, SP2 Lodovica.

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domenica 3 aprile 2016

MONTAGNA PISTOIESE DATI (DIS)OCCUPAZIONALI 2016 Appennino pistoiese di Marco Poli

Come ogni anno eccoci al momento in cui mi occupo di dati(dis)occupazionali.Il 2015 ha confermato il trend negativo degli ultimi anni,con un aumento di 161 disoccupati nell'unione dei comuni rispetto all'anno scorso,di 632 negli ultimi 3 anni.
Nel mio comune di residenza(San Marcello P.se)il periodo coincide con quello dell'insediamento della giunta Cormio,che ha visto perdere 304 posti di lavoro,chissà se si vanteranno di questo risultato?ho i miei dubbi.
A questi dati c'è da aggiungere due cose:prima di tutto mancano i NEET(persone non impegnate nello studio, nel lavoro e nella formazione),fenomeno che non sembra ma è molto diffuso anche in montagna,che non sono presenti nelle liste dei centri per l'impiego.Secondo,col giòbact di Renzi,per avere la disoccupazione non è più obbligatorio iscriversi nei centri per l'impiego.Cosa voglio dire con questo?che alla fine i senza lavoro potrebbero essere molti di più.

Concludo con un altra tabella,anch'essa diventata un mio classico ormai.La tabella,dove ho raffrontato tutti i dati elencati nella tabella sopra riportata ,e confrontandola con il dato demografico. Producendo così un ulteriore dato,quello del rapporto,in percentuale,tra aumento dei disoccupati e calo demografico.Mi rendo conto che è una forzatura,perchè bisognerebbe togliere i deceduti,ma anche immettere i nuovi nati,e comunque il calo non può essere additato solo alla disoccupazione,ma anche ad un sempre più alto calo dei servizi:poste, banche,sanità,autobus,ecc...

Secondo questa tabella si vede che nella montagna negli ultimi 3 anni.quasi metà di quelli che hanno perso lavoro si sono trasferiti in altri posti,con punte critiche come il comune di Piteglio dove si sono trasferiti il 100% dei nuovi disoccupati.
Infine l'ultima tabella che ho fatto fà il confronto tra la percentuale della disoccupati nei vari comuni e il dato Istat regionale e nazionale.



In media in montagna siamo un 3,8% in più rispetto al dato nazionale e un 4,63% rispetto al regionale.Stranamente il comune montano a cui arrivano più soldi dalla regione,ovvero l'Abetone,ha anche la percentuale più alta di disoccupati x abitanti(23,3%),come dire...soldi spesi oculatamente.Secondo questa tabella il comune meno messo male della montagna è Piteglio,ma c'è da dire(anche vedendo la tabella prima di questa)che è anche il comune che si è più spopolato negli ultimi 3 anni.
Questo tabelle sono l'inizio di uno studio più grande che porterò a termine tra qualche tempo.
Il lavoro è vita,dignità e contributo alla società,se non c'è questo come pretendiamo di rivitalizzare la montagna?Riflettete gente,riflettete...

Distinti Saluti


giovedì 28 gennaio 2016

CASTAGNA-NUOVA LINFA ALLA MONTAGNA

RITORNO AL CASTAGNETO


Da quando l'infelice scelta e scellerata decisione di eseguire impianti di pini sulla montagna pistoiese e non solo, a ridosso di castagneti e palaie condannando di fatto le selve di castagni secolari.
Il pino di per se non è un legno per il nostro territorio di rilevanza economica e d'importanza strategica.
Di fatto, con l'associazione di pini, mal dell'inchiostro e cancro del castagno, le estensioni di castagneti selle nostre colline montane sono state decimate.


Pensare che il castagno o meglio le castagne sono state considerate e non a torto i nostri alberi del pane, le testimonianze sono ancora presenti nei vari confini montani tra Siena, Pisa, Lucca, Pistoia, e tutto il comprensorio dell'appennino tosco-emiliano, di fatto l'appennino Pistoiese, Monte Amiata, e Barga per citare alcune zone dove la storia si è soffermata, che hanno sfamato per anni a memoria d'uomo e dato sussistenza in tempo di guerra a miriade di sfollati. Periodi di carestia si sono alternati a periodi di felice produzione. Non sempre chi ha governato la nostra regione ha condotto operazioni con ragione.


Di fatto i nostri secolari boschi e la nostra economia basata sul castagno e castagna, è stata compromessa. Sempre più spesso ci si imbatte in castagneti colpiti da malattia e il 70% già secchi.
Si tratta di correre ai ripari e cercare di ristabilire le culture tradizionali adatte al nostro territorio facendo, dei nuovi impianti ed eliminando quelle piante che presentano mal di inchiostro e cancro che hanno portato alla decimazione dei migliori esemplari, ci sono delle zone da risanare.
Fortuna che i piccoli proprietari si stanno adoperando e sono concordi nel volere questo risanamento al più presto per dare nuovo slancio e nuovo sviluppo al nostro territorio, sperando di non avere più quelle ingerenze da “terzi” che fino ad oggi hanno causato purtroppo solo danni.
Si tratta di individuare le piante già innestate da immettere a dimora, per fortuna vi sono molti vivai adatti al nostro scopo in Italia, da augurarsi di ritrovare piante resistenti alle malattie.
I castagneti si dividono in due principali categorie in base al prodotto ottenuto da bosco.Palina di castagno, è un bosco ceduo con turno che può variare dai 10 a 30 anni, adatto alla produzione di assortimenti molto vari, dai rametti da intreccio ai pali per il sostegno di viti e recinti fino ad essere stati usati in passato al sostegno dei cavi telefonici. La maggior parte dei boschi di questo tipo derivano da vecchi castagneti da frutto convertiti dopo l'abbandono delle zone montane. Più raro è trovare cedui di castagno derivanti da impianti appositi. I boschi con maggiore produzione si trovano in zone con terreni di derivazione vulcanica, ad esempio Toscana, Sardegna senza dimenticare la Calabria, che a fine turno possono raggiungere 13 - 20 m di altezza e 300 metri cubi di massa legnosa.

Mentre il castagneto da frutto, Impianto specializzato che per secoli ha garantito alle popolazioni montane il sostentamento. Diffuso largamente in sostituzione di altre specie a partire dal medioevo fino agli inizi del '900, quando è iniziato il declino dovuto principalmente all'abbandono della montagna.
La superficie occupata da castagneti da frutto è passata da 500 mila ettari a poco più di 80 mila.
L'impianto di un castagneto da frutto da ricreare ex novo, dovrebbe essere fatto con circa 200 - 300 piante per ettaro, che si ridurranno fino a 100 - 150 a fine turno. Tale riduzione è dovuta anche all'innesto (a spacco o a corona) che viene effettuato per le coltivazioni da frutto, non è garantito il totale attacchimento.

Importanti sono anche i boschi da legno, alcuni vengono prodotti anche essi innestati come quelle da frutto per la produzione di legname adatto alla produzione di mobili ed altri manufatti.
Le varietà diffuse nel nostro caso nelle diverse zone montane e collinari, italiane e derivano tutte dal castagno europeo. I frutti definiti commercialmente con il nome di "castagna" sono di pezzatura diversa (da 45 a 110 frutti in 1 Kg) e sono caratterizzati da una pellicola interna che penetra in profondità nell’interno della polpa, in qualche caso fino a dividerla (frutti settati); i frutti hanno una duplice destinazione: consumo fresco e trasformazione in castagne bianche secche, farina dolce e per alcune varietà, in castagne confettate dette “marroni.
Pur presentando nella stessa pianta i fiori maschili e femminili tutte le varietà necessitano di impollinazione incrociata.
Le varietà di "castagna" più diffuse riportate su alcuni trattati sono le seguenti: Castagna della Madonna di Canale d’Alba (a maturazione precoce), Bracalla (a frutto di grosse dimensioni), Garrone rosso (pregiata per il sapore della polpa e la pezzatura),
Pistoiese, Reggiolana, Castagna di Montella (ottima per le castagne secche), N’zerta, Riggiola e Gabbiana.
Di recente negli anni '70 sono state introdotte alcune varietà cosiddette Euro-giapponesi, sono derivati da incrocio naturale o guidato tra il castagno europeo (Castanea sativa) ed il castagno giapponese (Castanea crenata).
Le principali caratteristiche sono una spiccata resistenza al "cancro della corteccia", una maggiore resistenza nei confronti del "mal dell’inchiostro", lo sviluppo contenuto che consente di realizzare impianti con sesti più ridotti, con entrata in produzione precoce, buona pezzatura dei frutti che presentano “dipende anche dalla zona di produzione”, precocità nella maturazione e raccolta dei frutti che inizia ad Agosto, cioè prima dei marroni e delle castagne, si impollinano reciprocamente fra di loro. Alle nostre latitudini non devono superare gli 800m, mentre più a nord devono fermarsi a circa sei-settecento.
Le varieta' Eurogiapponesi più note sono riportate su alcuni trattati: Primato, Precoce Migoule, Bournette, Bouche De Betizac, Marsol.
Mentre le piu' importanti varietà di Castagne da frutto Giapponesi ma necessitano di un'assidua lavorazione sono: Tanzawa e Ginyose non adatte alle coltivazioni per il nostro territorio irto e scosceso.

mercoledì 27 gennaio 2016

CALAMECCA-TUSCANY-ITALY

Calamecca
e
Pellegrino Antonini


Pellegrino Antonini ingegnere pistoiese (1765-1827) , con i suoi due testamenti
del 22 gennaio 1821 e del 28 febbraio 1825, al liceo Forteguerri istituì una cattedra di veterinaria con una rendita annua di 150 scudi per il mantenimento di un insegnante che tenesse lezioni di veterinaria almeno tre volte a settimana.

Stabilì inoltre che con l'esubero della rendita di mantenimento di un oratorio a Calamecca, fossero distribuito in tre parti uguali ad altrettanti istituti cittadini, Orfanotrofio Puccini, istituto delle Abbandonate ed istituto delle Crocifissine.

Pellegrino Antonini istituì inoltre l'istituzione denominata LEGATO ANTONINI”, detta istituzione serviva ad amministrare l'enorme suo patrimonio di carattere agricolo-forestale.
Il magnate fece costruire alla “Macchia Antonini” (allora macchia di Calamecca), la cappellina prospiciente alla strada che porta alla fattoria, 




circondata da castagni ed abeti secolari (oggi alcuni abbattuti) dove riposano ancora le sue spoglie.
Alla fine del settecento circa , Antonini acquistò la macchia di Calamecca, “nome dato dal granducato”, e vi fece costruire le strade per raggiungere il posto.


Espresse anche volontà di fornire la dote a due spose dell'anno di Calamecca ed a una sposa di Momigno.


Si sa che le volontà dei defunti vengono mantenute solo se fanno comodo ai vivi, e detta volontà cadde in disuso e fu trasformata in altre opzioni “dice,” in anni avvenire.





IL TESTAMENTO DI PELLEGRINO ANTONINI del 1821


(trascrizione da una copia dattiloscritta conservata nell’archivio comunale di Piteglio)

L’anno milleottocentoventuno e questo dì 22 gennaio in Pistoia io sottoscritto Pellegrino del fu Felice Antonini, possidente, di professione Ingegnere, domiciliato nella città di Pistoia. Volendo provvedere ora che sono sano di mente e di corpo alle cose mie per dopo la mia morte;
Primieramente raccomando di cuore l’anima mia al Suo Creatore e ciò si degni di riceverla nella sua Gloria per tutta l’Eternità. E successivamente ordino e voglio che seguita la mia morte i soprascritti miei eredi o erede, faccia celebrare nella Chiesa Parrocchiale del mio domicilio un decente funerale con quel numero di messe che giudicherà opportune. Ordino e voglio, che dopo l’associazione alla Parrocchia, il mio cadavere sia portato dalla Compagnia della Misericordia fino alla Porta al Borgo per essere condotto nel mio locale dei morti in Calamecca.
Perciò ivi sia dalla Misericordia consegnato successivamente alla Compagnia di Santa Maria Assunta in Gora, di Burgianico, di Gello, di Sarripoli, di Campiglio, di Momigno, e da questa a quella di Calamecca, facendo ciascheduno cammino per il suo popolo; e mancando una o più compagnie l’antecedente a quella che manca trapassi fino a incontrare la compagnia susseguente che aspetta, godendo il diritto della mercede infrascritta delle Compagnie o Compagnia che hanno supplito avendo ciascheduna alla testa il loro rispettivo parroco o suo rappresentante; E saranno accompagnate per tutto il viaggio dall’infrascritto esecutore testamentario, quale resta incaricato di fare alle medesime l’opportuno invito. Per retribuzione del suddetto trasporto i miei eredi o erede pagherà a ciascheduno dei Parrochi o Compagnia nella maniera seguente:Alla Compagnia della Misericordia sarà dato a titolo di regalo libbre 12 di cera bianca a piacimento del guardiano.-Ai parroci; a quello della Città, se v’interviene, di Santa Maria Assunta, Burgianico e Gello L. 7.- Ai Parroci di Sarripoli, Campiglio e Momigno L. 14 per ciascheduno; a quello di Calamecca L. 18, ed ognuno di loro goderà dell’elemosina di quel parroco mancante a cui avesse supplito. A ciascheduno individuo della Compagnia di Santa Maria Asssunta, Burgianico e Gello che interverrà con cappa di suffragio del trasporto (sempre che siano fratelli) L.2 Alla Compagnia di Sarripoli, Campiglio e Momigno per ciascheduno incappato e fratelli L. 3, - Alla Compagnia di Calamecca L. 4.Ordino e voglio che il mio cadavere giunto che sia all’infrascritta Cappella dei Morti ed in mancanza della Chiesa Parrocchiale di Calamecca, sia lavato profumato e imbalsamato, chiuso in doppia cassa di tavola di legno stagionato di castagno e quindi provvisoriamente sepolto nella Compagnia di detta Chiesa o nell’Oratorio del Colle in luogo asciutto per poi trasportarsi privatamente nella citata Cappella dei Morti subito fatta e ultimata che sia, quando già in mia vita non l’ebbi fatta edificare, nelle maniere che appresso:Ordino e voglio che dentro un mese dal giorno dell’arrivo del mio cadavere nella Chiesa di Calamecca o nella citata Cappella, i miei eredi o erede faccia celebrare un funerale di esequie al quale prego caldamente i medesimi di volere intervenire con un seguito di amici e amiche ai quali sarà dato, oltre il trattamento, anche una riconoscenza a forma di quanto sarà detto in voce o in iscritto all’infrascritto mio erede. Ordino e voglio che dopo l’anno della mia morte sia fatto un decente anniversario nella Chiesa dei Minori Conventuali di S. Francesco di Pistoia, ove sono le ceneri del mio genitore e madre del medesimo, riconoscendo in quel giorno con un paolo a testa i poveri dell cira del mio domicilio.
 Il secondo anno dopo la mia morte sarà fatto altro più piccolo anniversario nella Chiesa della Vergine fuori Porta Fiorentina, ove riposano le ceneri della mia genitrice, facendo l’elemosina ai poveri della Città di Crazie due a testa. Nel terzo anno finalmente altro più ristretto anniversario ordino e voglio che sia fatto nella Chiesa Pievania di Piteccio, ove sono le ossa dei miei antenati. Ed ivi alle esequie siano invitati i miserabili di quel popolo, dandoli a quelli che v’interesseranno Lire una a testa.-Per il titolo di legato, lascio alla servitù che si troverà in mia casa al giorno della morte: se con servizio dentro i cinque anni, scudi 60 all’uomo e scudi 50 alla donna; se al di là dei cinque anni fino ai dieci, scudi 100 all’uomo e scudi 80 alle donne; e se al dilà di anni 10 scudi 200 all’uomo e scudi 180 alla donna. Al parrucchiere che mi servirà il giorno della mia morte lascio il terzo della proporzione che sopra. Ai contadini che saranno nei miei poderi al giorno della mia morte voglio che li sia condonato ogni debito che potessero avere a mio favore ed in mancanza di tal debito voglio che li siano pagati per una sola volta e per ogni famiglia scudi 25. Parimenti ordino e voglio che i miei eredi o erede, dentro l’anno dalla mia morte incomincino l’edificazione di una Cappella ossia Oratorio nel mio possesso sotto il nome dei Morti Antonini ossia Macchia di Calamecca nel Comune di Piteglio, e precisamente nel monticello lungo la strada comunicativa in vicinanza e in veduta della casa di abitazione presso il prato della Lama lunga a levante del viale che sale al poggio Vestito di Abeti; e di proseguire il lavoro fino alla sua ultimazione dentro lo spazio di anni cinque al più sopra il disegno e modello che sarà lasciato da, me Testatore; ovvero di proseguire, ed ultimare la detta Cappella, nel caso che sia stata già incominciata durante la mia vita, bene inteso che tale lavoro sia fatto con la massima stabilità e tutta la parte esterna e bassa di pietra serena, o di pietra albarese scalpellata alla rozza
Il titolo di detta Cappella, ossia l’Oratorio sarà “S. Pellegrino dei Monti” per quanto sopra la porta esterna d’ingresso in lastra di marmo bianco vi sarà scritto “Sepolcro Antonini”. Ed all’oggetto che in detta Cappella sia in tutti i giorni festivi celebrata la Santa Messa, istituisco una Uffiziatura ossia Cappellania, da conferire la prima volta ad un degno Sacerdote ad elevazione della mia erede in mancanza di figli, e finche vivrà e successivamente del Vescovo prò-tempore di Pistoia, dietro il concorso nelle forme canoniche per eleggersi più degno Sacerdote. Sarà in dovere del suddetto Cappellano oltre la celebrazione della Messa in detto Oratorio in tutti i giorni festivi e nelle solennità di servire alla Chiesa di Calamecca, e di soddisfare ancora agli oneri seguenti:   
Nella domenica più prossima al dì 20 agosto di ogni anno, sarà fatta in questa Cappella una festa con Messa Cantata e celebrazione di cinque messe piane, e il giorno Vespro e Litanie dei Santi con preci ardendo un sufficiente numero di lumi. Dopo la Messa cantata sarà fatta un’estrazione di tre doti che due per le ragazze del popolo di Calamecca dai 16 ai 30 anni; ed una per le ragazze del popolo di Momigno della stessa età, ed a ognuna sarà pagata somma di L. 70 moneta fiorentina all’occasione del suo matrimonio spirituale o temporale, a condizione che non possa cumularsene più di una nella medesima persona, ed a condizione pure che giunta all’età di anni 30, senza essersi collocata, la ragazza perderà un tal diritto, e sia la sua dote immediatamente conferita nel giorno di detta festa ad altra ragazza di quel popolo: il che deve pure eseguirsi nel caso che una delle dotate premorisse alla sua collocazione ferma stante la collocazione delle altre doti ordinate come sopra.-Quest’estrazione sarà fatta alla presenza del Parroco Pro-tempore di Calamecca e del Piovano di Momigno, o loro rispettivo delegato, quali con lo stesso Cappellano legalizzeranno la carta di sicurtà ossia una fede, acciò dal Cappellano senza difficoltà, sia fatto il pagamento a luogo e tempo alle ragazze estratte e dotate. Per l’incomodo dei citati Parrochi, il Cappellano pagherà annualmente L. 7.-Nella ricorrenza del giorno della mia morte, il suddetto Cappellano dovrà fare ogni anno in perpetuo un funerale con Messa Cantata e quattro messe piane: uffizio dei morti ed esequie al sepolcro, il tutto in suffragio all’anima mia, e cadendo il giorno festivo il dì seguente.Parimenti ordino e voglio che dal Cappellano venga ogni anno pagata a favore della Comunità di Porta al Borgo, nelle mani del suo Camerlingo pro-tempore, la somma e quantità di scudi ventuno per ogni anno in perpetuo: acciò la magistratura di detta comunità in corpo adunata, per estrazione conferisca alle ragazze povere nate e abitanti in quella Comune, annualmente tre doti del valore ciascheduna di scudi sei da pagarsi nei modi che stabilirà la magistratura, sì per la qualità delle dotate, sì per i loro recapiti, ed ogni avanzo deve stare di fronte alle spese occorrenti.Finalmente ordino e voglio pure che il Cappellano paghi ogni anno in perpetuo al Cappellano dell’oratorio della Villa di Castagno, Pievania di Piteccio, Comunità di Porta al Borgo, la somma e quantità di scudi due, all’oggetto che il suddetto Cappellano Curato celebri ogni anno nel mese di Giugno numero otto messe, secondo le intenzioni di me Testatore.Per supplire a tutti i suddetti oneri, come pure a quello di mantenere in buono stato tutti gli utensili sacri, dei quali i miei Eredi provvederanno con decenza la suddetta Cappella, ugualmente che alla manutenzione della fabbrica della Cappella medesima (quali cose tutte con inventario verranno consegnate al suddetto Cappellano dalla mia Erede) assegno al Cappellano stesso in perpetuo la somma annuale di scudi duecentotrenta di Lire sette per scudo, moneta fiorentina, da ritirarsi dalle rendite più vicine del podere e boscaglia della Tenuta di Calamecca sopra citata sotto il nome dei Monti Antonini. Ad ogni buon fine ed effetto dichiara di avere ricevuto in dote dalla mia attuale consorte Francesca nata Vignali, la somma di scudi Milleduecento dalla casa paterna, e scudi ottanta di sussidi dotali di luoghi pii. Eleggo e deputo mio esecutore testamentario, il Sig. Dott. Iacopo Piermei, quale prego caldamente ad accettare e sommamente lo prego mandare a fine ed effettuazione tutte le singole suddette mie disposizioni e principalmente l’esecuzione della Cappella e la tumulazione del mio cadavere in quella. A titolo di regola e ricognizione dai miei eredi o erede sarà dato al medesimo un astuccio di sei posate di argento, completo, o la somma di scudi 50 per una sol volta in luogo di quello entro un anno dal giorno della mia morte. Miei eredi universali istituisco e nomino tutti i miei figli che potessi avere alla mia morte con preferenza di maschi alle femmine a forma di legge. Ed in questo caso soltanto senza essere obbligati alla nomina di un Cappellano, ordino e voglio però che venga dai medesimi pienamente eseguito ogni anno quanto al Cappellano suddetto era stato imposto, al quale oggetto dovranno i mentovati miei eredi e figli assegnare ed assicurare quella rendita annua che dalle veglianti leggi viene prescritta in vista di potersi ottenere in specie la pubblicità del Citato Oratorio. Ed in mancanza di detti figli con tutti gli oneri che sopra e perciò anche con l’obbligo della Uffiziatura, istituisco e nomino mio erede universale la Sig.ra Francesca del fu Dott. Girolamo Vignali, mia consorte, la quale prego a soddisfare ed ogni altro onere che prima della mia morte li ordinassi o in voce o in scritto, implorando a tale oggetto, dal Sovrano quelle grazie che saranno necessarie tanto per gli obblighi come sopra espresso, quanto per gli altri che potrà addossarsi prima della mia morte. E questo dico essere il mio ultimo testamento revocatorio di ogni altro che potessi aver fatto. Qual presente testamento è stato tutto da me scritto, datato e firmato, in casa di mia abitazione, posta in Pistoia in Via del Corso.


Ed in fede di che
f° Pellegrino Antonini