IL BUONSENSO
ALLEVAMENTI E
AGRICOLTURA IN MONTAGNA
La
montagna deve fare delle scelte obbligate per far coincidere diversi
fattori di sviluppo, e non lasciare niente al caso ma approfondire
ogni singola attività in ragione della sostenibilità ovvero,
conservazione e cura del territorio bene comune, la vivibilità e la
qualità della vita nei paesi dipenderà direttamente dalla gestione
di queste attività intimamente legate al territorio.
L'agricoltura
nella montagna Toscana e in particolare la zootecnia hanno garantito
la conservazione e la cura delle praterie e dei prati in particolar
modo nella montagna pistoiese, prati ricchi di varietà di piante e
fiori, di biodiversità, la “vera” ricchezza esclusiva e
inimitabile di una località di montagna.
Consiste per sua natura in
colture e allevamenti diversificati e conseguente trasformazione di
vegetali, latte e carne in prodotti buoni e sani, tendenzialmente
privi di additivi alimentari, legati al territorio e al produttore.
Nelle fattorie e negli
agriturismi, potrebbe associarsi sapientemente attività produttiva e
scuola di cultura dell’ambiente dell’alimentazione e della cura
della persona, conferisce al contadino la figura di maestro di
gestione della fertilità del terreno e delle buone pratiche
agricole, lo pone sul un alto gradino della scala sociale come
responsabile della cura del territorio e dell’alimentazione,
elementi da cui direttamente dipende la salute di abitanti e ospiti.
(salute fisica e mentale è vivere in un ambiente bello, sano e
nutrirsi di prodotti veramente biologici.)

Soddisfare
la richiesta di varietà di prodotti di qualità dell’Agricoltura
di Montagna implica la differenziazione delle pratiche
agricole-zootecniche all’interno delle aziende: differenziare è
sicuramente impegnativo ma motivante e ricco di soddisfazione (anche
economica) soprattutto se la vendita avviene direttamente
dall’agricoltore al consumatore o attraverso la ristorazione
pubblica e turistica. Differenziare garantisce inoltre una maggiore
sicurezza economica, slegando il reddito dell’azienda agricola
dalla monocoltura sempre a rischio da eventi climatici sfavorevoli a
queste o quelle colture.
Abbiamo
detto; territorio conservato, ambiente pulito, paesaggio
attraente, panorami esaltanti: questi alcuni degli elementi che
rendono la montagna pistoiese unica e che determinano da sempre,
l'affluenza ed un reddito (purtroppo spesso ingeneroso,) per i
gestori ed addetti agli allevamenti ed alla pratica di agricoltura
della montagna.
Oltre alle risorse sul
territorio è il turismo che deve essere rilanciato, e rivestirà un
ruolo importante, determinante e insostituibile nel nella vita
socio-economico-culturale dei paesi, offrendo un ampio ventaglio di
opportunità occupazionali e professionali, stimolando produzioni
agricole diversificate, promuovendo la frequentazione dei paesi con
conseguenti opportunità per l’artigianato e il commercio di
prodotti locali e di sottobosco. Potrà garantire stabilità e
sicurezza economica proponendo oltre alle trasformazioni di prodotti,
sottoporre un’offerta turistica e gastronomica esclusiva e unica
legata ad un territorio unico e non riproducibile. Sano è bello.
Custodire un territorio vuol
dire proteggere e garantire la sopravvivenza delle attività che gli
hanno permesso di arrivare così come lo vediamo fino ai nostri
giorni.
A questo scopo dobbiamo
creare sinergia tra il mondo agricolo ed il mondo turistico,
stimolando la produzione e proponendo sulle tavole le risorse
autoctone, raccontandone caratteristiche e potenzialità, prodotti
locali di qualità, a filiera corta e a basso impatto ambientale.
Dovrà legare la proposta turistica soprattutto alla naturale
stagionalità dell’agricoltura e delle pratiche agricole,
slegandola in parte dalla dipendenza delle ferie estive e invernali
istituzionali, tendendo ad allungare la stagione turistica, mirando
ad una ricettività a basso costo.
Un sempre crescente numero di
turisti eco-consapevoli si sta infatti affacciando sul mercato, alla
ricerca di luoghi naturali caratteristici rispettati e curati, in cui
vivere anche brevi periodi a contatto con la natura e relazionarsi
con gli abitanti, partecipare alla vita sociale, conoscere tradizioni
e novità, partecipare alla vita rurale, imparare a conoscere ed
interagire con il mondo contadino locale e scoprirne i prodotti,
vivere “esperienze rurali per famiglie”, gustare alimenti
preparati con prodotti legati
al territorio sapientemente proposti sulle tavole di alberghi,
ristoranti e agriturismi, scoprire l’artigianato locale autentico e
l’offerta commerciale, rieducare ad apprezzare ciò che si ottiene
senza forzare madre natura, il più naturale possibile.
L'agricoltura e l'allevamento
montano, hanno garantito la conservazione e la cura dei prati di
montagna , prati ricchi di varietà di piante e fiori, di
biodiversità, la “vera” ricchezza esclusiva e inimitabile di una
località montana.
Ciò va perseguito insediando
un tavolo programmatico di confronto fra amministrazioni comunali,
rappresentanze dei settori produttivi, sociali e culturali della
regione, ma con un accesso facilitato a tutte le fasce di età alle
risorse economiche, messe a disposizione e non limitandone l'età
come avviene oggi. Sul piano culturale, investendo risorse per la
formazione permanente di abitanti e operatori sulla cultura
dell’ambiente, dell’accoglienza, dell’alimentazione e della
cura della persona.
Sul piano economico,
promuovendo e sostenendo un progetto di ripresa di produzioni
agricolo-zootecniche locali diversificate e il consumo delle stesse a
filiera corta da parte di privati, mense di enti pubblici, operatori
turistici e della ristorazione, in un sistema che garantisca
all’agricoltore un adeguato ritorno economico.
Sul piano normativo,
adottando un regolamento a protezione di agricoltura e zootecnia di
montagna rispettose dell’ambiente e del paesaggio eseguite secondo
i criteri delle buone pratiche agricole nel rispetto della fertilità
terreno, del benessere animale, della salubrità e qualità dei
prodotti e del minor impatto ambientale possibile. Aiutare in
concreto la montagna.
Intervenendo sui Piani
Regolatori Generali per evitare pratiche agricole industriali che
necessitino di strutture di copertura e trattamenti chimici tali da
renderle impattanti sull’aspetto del paesaggio, sulle abitudini
della popolazione e sulla salute pubblica, evitando in tal modo anche
operazioni di colonizzazione da parte di speculatori esterni, che
inficerebbero il programma di sviluppo turistico ed economico nel
rispetto del territorio e della vita nei paesi, al solo scopo di
beneficiare degli introiti immediati. Mai abbassare la guardia, non
ci interessa la quantità con ricavati per pochi ma di qualità a
disposizione di molti. TURISMO, AGRICOLTURA, ARTIGIANATO,
COMMERCIO E SERVIZI, tutte le attività economiche e la
popolazione dovranno fare sistema e lavorare in sinergia,
responsabilmente coscienti del fatto che il territorio in cui si vive
non è solo da sfruttare, ma da vivere, condividere salvaguardare e
rispettare, perché dal territorio dipende la nostra qualità della
vita e quella dei nostri ospiti, e, in futuro, quella dei nostri
figli e degli ospiti dei nostri figli. Collaborare, fare sistema,
lavorare in sinergia è uno stile di vita e professionale che con
costi modesti determina lo sviluppo socio-economico-culturale di un
territorio con ripercussioni positive per tutti.
Riportare con determinazione
la centralità sul turismo, è l’attività economica che sarà
sempre meno un bene di nicchia e sempre più promossa e incentivata a
livello europeo e globale come bene socio-ricreativo-culturale di cui
beneficeranno tutte le fasce sociali.
I territori delle località
di montagna avranno un futuro solo grazie allo sviluppo
dell'agricoltura montana, agricoltura per allevamento e colture di
nicchia, locali e legate al territorio e al produttore, destinate ad
un pubblico eco-consapevole sempre più numeroso che è alla costante
ricerca e scoperta delle pratiche agricole rispettose dell’ambiente
e dei consumatori.
Non è infatti economicamente
competitivo l‘ intraprendere produzioni intensive e industriali in
un territorio di montagna, per proporsi su mercati globali ormai
inflazionati da prodotti provenienti da tutto il mondo e coltivati su
territori ben più favorevoli di quelli dell’ambiente montano,
molto più facilmente ed economicamente gestibili e con costi del
personale molto ridotti rispetto ai nostri; i progetti di grandi
produzioni da proiettare sui mercati globali non hanno dato risultati
duraturi nel tempo e hanno creato e stanno creando grandi problemi a
livello finanziario, per non parlare del costo ambientale e sociale
che comportano per il territorio e gli abitanti, costi finora
trascurati, reputando la ricchezza economica prioritaria rispetto a
salute e ambiente, costi enormi e difficilmente quantificabili nel
momento in cui al criterio della sostenibilità economica si
affiancano a pieno titolo quelli della sostenibilità ambientale e
sociale!
In montagna non risultano al
momento usi o trattamenti con prodotti fitosanitari.
Proibire assolutamente
qualsiasi trattamento con prodotti fitosanitari anzi scoraggiare e
reprimere qualsiasi azione atta ad avvelenare le colture trattate
quelle adiacenti e le abitazioni circostanti.
Da
far rispettare una sentenza del 26 agosto 2014 del tribunale di
Pistoia, che sentenzia l'uso ed i trattamenti fitosanitari eseguiti
sulle colture non devono arrivare nei fondi dei vicini, come già
detto, in cui si propende per la prescrizione riguardante la distanza
di 50m da confine per le irrorazioni e la siepe vegetale a fine
coltura per evitare al massimo la contaminazione del fondo del
vicino, che ha diritto di non essere contaminato. Nella sentenza di
Pistoia si precisa che l’esistenza del LMR (Limite Massimo Residuo
di pesticidi negli alimenti) riguarda le qualità alimentari dei
prodotti, cioè quando vengono consumati, ma nulla ha a che vedere
con l’inalazione dei pesticidi da parte dei confinanti, vi si legge
infatti: questo non fa dormire di certo tranquilli conosciamo tutti
come spesso si aggira l'ostacolo del divieto e ad oggi gli organi di
sorveglianza sono diminuiti.
La
normativa prevede un Limite Massimo Residuo nelle derrate alimentari
connesso alla valutazione di tossicità a lungo termine del prodotto.
Irrilevante appare, nel caso di specie, accertare se tale LMR sia
stato o meno superato perché ciò attiene alla quantità massima
ingeribile al termine del “tempo di carenza” fissato dalla
normativa (oscillante da tre a venti giorni – pag. 14 della
relazione del CTU); l’immissione del prodotto antiparassitario
nella proprietà confinante (dato accertato) comporta
ineluttabilmente l’inalazione dello stesso da parte delle persone
che si trovano nella proprietà, sebbene per quantità e tempi non
accertabili. La normativa consenta la messa in commercio
di prodotti alimentari con il L.M.R. per il rame di 5mg/kg ma non
certo l’inalazione diretta da parte dell’uomo di prodotti
antiparassitari.
Detta
normativa potrà essere adottata per la coltura di piante
ornamentali, ma non per quelle zone dove esistono in prossimità
colture ortofrutticole al consumo diretto.