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BORGO A MOZZANO - Piano di Gioviano, SP2 Lodovica.

LETTORI SINGOLI

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venerdì 26 febbraio 2016

UNIONI CIVILI TUTTI SCONTENTI COLPA DELL'IMPOSIZIONE DEL CANGURO MARCUCCI

#CANGUROMANNARO
NE ABBIAMO VISTE DI TUTTI I COLORI, PER UNA LEGGE CHE HA TENUTO IMPANTANATO IL GOVERNO ED IL PARLAMENTO, E CHE AGLI ITALIANI NON FREGAVA NULLA.

Una brutta legge, una legge che scontenta tutti, un pastrocchio triste e con ridicole modifiche.
Una legge votata da Verdini, Schifani, Alfano, Giovanardi.....
Che fino a ieri urlavano NO! partecipando pure al familyDay......
Ma che schifo di politici ci governano, con il beneplacido di Renzi ???

Ma perche' siamo arrivati a questo??
La colpa e' del #CANGURO del senatore Marcucci, che visto come antidemocratico, non poteva essere votato da 5 Stelle e SEL, e' stato un fallimento in primis per il senatore che da buon canguro nella sua vita politica e' saltato da un partito all'altro, come gli tornava comodo, per arrivare a mettere la faccia sulle unioni civili dove ha fatto una mesta figura, quella figura citata spesso da Emilio Fede.

Lo vogliono far passare come un trionfo, ma io non credo che la gente sia cosi cretina da crederci, e poi si vantano di cosa ???
E' questa la riforma che fa ripartire il paese ???
E' questa la ripresa di Renzi ???

venerdì 28 agosto 2015

ROMA, TRA CAPITALE E VERGOGNA CON UN SINDACO A META' !! ROBA DA PD !!!!

IL CONSIGLIO DEI MINISTRI HA DECISO DI NON DECIDERE

Il governo ha partorito un pastrocchio, il sindaco in vacanza Marino, e' stato affiancato da una balia : il prefetto Gabrielli....
In questo modo il PD continua a detenere il controllo di una citta' che e' allo sfascio, come testimoniano i funerali dello zingaro, dove tutti sapevano e tutti hanno chiuso un occhio, in questo modo non si andra' al voto come chiedono a gran voce la maggior parte dei romani, ma la citta' in vista del giubileo fara' sempre parte dei giochi di spartizione del PD.
Hanno commissariato Ostia che e' parsa piu' un agnello sacrificale da scannare davanti a tutti solo per il pubblico ludibrio.....

Adesso, Marino cosa fara' ???
Chinera' la testa o tirera' fuori le palle dando le dimissioni ???
Perche' ormai solo le dimissioni spariglierebbero i giochi di Renzi e della sua cricca !!!!
Marino tirera' fuori il coraggio che finora non ha mai avuto ???

MA PIU' CHE ALTRO, VERRANNO TUTELATI GLI INTERESSI DEI CITTADINI DI ROMA OPPURE CONTINUERA' CON ALTRI ATTORI IL GIOCO DEL MONDO DI MEZZO ????

Annamaria Domo.


sabato 13 giugno 2015

EMERGENZA IMMIGRAZIONE, IL CAOS E L'INCOMPETENZA DI RENZI ED IL SUO GOVERNO

Le parole di Niccolai: «che ci vada renzi a risolvere quel caos»

Forse bastava i buon senso per evitare tutto questo.......
Questa e' l'europa voluta dalle banche.......
Questa e' l'incompetenza di alfano e renzi.......
E questi poveracci ne pagano le conseguenze, ed e' tutto gia previsto per fomentare la guerra tra i poveri !!!!!

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ORA BASTA, SERVE UNA SOLUZIONE PER TUTTI !!!!
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venerdì 8 maggio 2015

FABBR. DI VERGEMOLI, GIANNINI SCRIVE AD ALFANO SUL PROBLEMA DEGLI IMMIGRATI . (clicca qui)

RICEVO E RIPUBBLICO :


COMUNICATO STAMPA
Giannini scrive a Alfano: "Faccio pagare i migranti del mio Comune, così non gravano sulle tasche dei cittadini"

Dopo l'idea lanciata dal Ministro dell'Interno Angelino Alfano di far lavorare i migranti, il Sindaco di Fabbriche di Vergemoli scrive una lettera al Ministro in cui racconta la realtà del suo Comune, dove i rifugiati vengono fatti lavorare, in modo da non gravare più sulle casse dello Stato.
"Nel Comune di cui mi onoro di fare il Sindaco – spiega Michele Giannini nella lettera al Ministro -, una piccola realtà di 800 abitanti sparsi su 50 km quadrati di montagna, abbiamo la concentrazione di rifugiati più alta di tutta la Provincia di Lucca, basti pensare che da circa un anno  nel capoluogo, Fabbriche di Vallico, in un abitato di meno di 200 persone gravitano ben 20 rifugiati, una percentuale da capogiro del 10%.  Da subito abbiamo stimolato le strutture ospitanti ad insegnare ai rifugiati ciò che è alla base della civile convivenza, la buona educazione, ed un principio alla quale la nostra comunità non intende prescindere: l'assoluto rispetto delle regole della nostra comunità".
"Fatto questo primo passaggio vitale – prosegue Giannini - per una futura accoglienza, nella logica di trasformare un problema in una risorsa,  abbiamo stimolato un integrazione con la popolazione dell'intero territorio comunale tramite non una segregazione dei rifugiati ma bensì tramite un inserimento moderato degli stessi nel tessuto sociale tramite la loro disponibilità a svolgere servizi di manutenzioni strade e di pulizia neve nei centri abitati (stando ben attenti com'è logico a non affidare loro lavori che solitamente venivano svolti da ditte ma bensì facendoli prestare il loro servizio di volontariato a fianco dei nostri operai comunali o di semplici cittadini più bisognosi).  Questo ha permesso ai rifugiati di tenersi impegnati ma nel contempo, come è stato loro precisato,  di valutare il loro comportamento e l'effettivo impegno ad integrarsi mettendosi a disposizione della comunità che li ospita. Successivamente, avendo raggiunto una permanenza di 6 mesi sul territorio nazionale e quindi un permesso lavorativo, è stato possibile, attraverso uno specifico finanziamento della Regione indirizzato all'inserimento lavorativo delle categorie svantaggiate, dopo aver esaurito le necessità degli svantaggiati locali, garantire ad alcuni rifugiati  un tirocinio formativo presso il comune stesso con la concessione di un contributo di 500 euro mensili, con i quali adesso possono provvedere a garantirsi le spese, cessando, nel contempo,  di gravare completamente sul nostro Stato, come da disciplina vigente".
In pratica quindi questi richiedenti asilo lavorano a costo zero per il comune ed in più in parte si pagano le loro spese dovendo poi rimborsare in futuro lo Stato.
"Questa esperienza – prosegue quindi Giannini nella lettera inviata al Ministro Alfano - si sta dimostrando fortemente positiva per i  rifugiati in esame, nello specifico un cristiano e uno di religione indù, che vengono utilizzati per la manutenzione ordinaria come lo sfalcio delle erbe e la pulizia dei cigli stradali, e si stanno progressivamente inserendo nella comunità, tanto da proporsi volontariamente nel servire gli anziani più in difficoltà come a rimettere le legna o lavori similari. La popolazione capisce l'impegno che questi ragazzi stanno riversando sul territorio, e quindi accetta senza problemi il loro inserimento nella comunità".
"Questo pseudo lavoro – conclude il Sindaco di Fabbriche di Vergemoli - da a tutti i richiedenti asilo, stazionanti o di passaggio sul territorio comunale, un grandissimo stimolo al massimo rispetto della comunità ospitante, delle  leggi e delle regole; non manchiamo mai di ribadire infatti che la possibilità di crearsi un futuro ed una vita dignitosa, passa solamente dall'impegno nel lavoro e dal rispetto della comunità in cui essi vivono".

Giuseppe Bini
Addetto Stampa
Info 349 3860040
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IL TESTO INTEGRALE DELLA LETTERA :

Comune di Fabbriche di Vergemoli
Istituito con L.R.T. 43 del 30-7-2013 per fusione dei comuni di Fabbriche di Vallico e di Vergemoli
Loc. Campaccio  2 –  55020 Fabbriche di Vallico LU    –  
Tel. 0583 761944 – Fax 0583 761762
Website: www.comune.fabbrichedivergemoli.lu.it
Email: info@comune.fabbrichedivergemoli.lu.it
Pec: comune.fabbrichedivergemoli@postacert.toscana.it




                                                                                                Ministro dell 'Interno,
                                                                                                         Angelino Alfano

                                                                                                       E per conoscenza 
                                     
                                                                                                        Prefetto di Lucca,
                                                                                        Dott. Giovanna Cagliostro

                                                               Comandante Provinciale dei Carabinieri,
                                                                                                    Col. Fedele Stefano









         
facendo seguito all'idea da Lei prospettata di utilizzare, nei territori di competenza comunale, il lavoro dei rifugiati,  mi pregio raccontarLe la nostra esperienza di piccolo Comune nella Provincia di Lucca.
Il Comune di cui mi onoro di svolgere la funzione il Sindaco, Fabbriche di Vergemoli: una piccola realtà di 800 abitanti sparsi su 50 km quadrati di territorio montano, registra la concentrazione di rifugiati più alta di tutta la Provincia di Lucca, basti pensare che da circa un anno  nel capoluogo, Fabbriche di Vallico, in un abitato di meno di 200 persone gravitano ben 20 rifugiati, una percentuale da capogiro del 10%.
L'arrivo dei rifugiati, com'è normale ha suscitato reazioni differenziate dettate per lo più dall'atavica paura del "diverso" aggravate dalla difficile contingenza economica. Di fronte a questa realtà non ci siamo arresi ma bensì abbiamo spiegato -a chi ha voluto ascoltare- che l'essere parte di una Nazione non vuol dire solo ricevere aiuto quando la nostra Comunità ne ha bisogno ma anche essere pronti ad aiutare il nostro Paese in caso di bisogno.
Successivamente abbiamo stimolato le strutture ospitanti ad insegnare ai rifugiati ciò che è alla base della civile convivenza, la buona educazione, ed un principio al quale non intendiamo prescindere: l'assoluto rispetto delle regole e delle leggi della nostra Comunità.
Fatto questo primo passaggio vitale per una futura accoglienza, nella logica di trasformare un problema in una risorsa, abbiamo stimolato un'integrazione attiva attraverso un inserimento progressivo degli ospiti nel tessuto sociale grazie anche alla loro disponibilità a svolgere servizi di manutenzioni stradale e di pulizia neve nei centri abitati (stando ben attenti com'è logico a non affidare loro lavori che solitamente venivano svolti da ditte ma bensì facendoli prestare il loro servizio di volontariato  a fianco dei nostri operai comunali o di semplici cittadini più bisognosi).
Questo ha permesso ai rifugiati di tenersi impegnati, ma, nel contempo, come è stato loro precisato, di valutare il loro comportamento e l'effettiva volontà ad integrarsi mettendosi a disposizione della comunità che li ospita.  Successivamente, avendo raggiunto una permanenza di 6 mesi sul territorio nazionale e quindi un permesso lavorativo, è stato possibile, attraverso uno specifico finanziamento della Regione Toscana indirizzato all'inserimento lavorativo delle categorie svantaggiate, dopo aver esaurito le necessità degli svantaggiati locali, garantire ad alcuni rifugiati  un tirocinio formativo presso il comune stesso con la concessione di un contributo di 500 euro mensili, con i quali adesso possono provvedere a garantirsi le spese, cessando, nel contempo,  di gravare completamente sul nostro Stato, come da disciplina vigente.
In pratica quindi questi richiedenti asilo lavorano a costo zero per il nostro Comune e, con parte del salario, sono in grado di far fronte alle loro spese.
Questa esperienza di inserimento attivo nella Comunità si sta dimostrando fortemente positiva per i  rifugiati impiegati dal Comune (un cristiano e un indù) tanto che gli stessi si stanno proponendo come volontari nel servire gli anziani più in difficoltà. La popolazione capisce l'impegno che questi ragazzi stanno riversando sul territorio, e quindi accetta senza problemi il loro inserimento nella Comunità.
Questo pseudo lavoro consente di trovare  a tutti i richiedenti asilo, stazionanti o di passaggio sul territorio comunale, un grandissimo stimolo al massimo rispetto della Comunità ospitante, delle  Leggi e delle regole. Come Amministrazione, infatti, non manchiamo mai di ribadire che la possibilità di crearsi un futuro ed una vita dignitosa, passa solamente dall'impegno nel lavoro e dal rispetto della Comunità in cui essi vivono da protagonisti.
L'esperienza, come detto, sta avendo risvolti estremamente positivi e, per alcuni versi, inattesi. Dietro l'esempio del Comune anche alcune aziende private hanno cominciato a destare attenzione ad una simile opportunità, e sempre attraverso il finanziamento regionale per le categorie svantaggiate, hanno provveduto ad impiegare nelle loro aziende altri richiedenti asilo.
Naturalmente questo risultato non può essere ascritto solo al nostro lavoro che sarebbe stato impossibile senza l'aiuto, la preparazione, la disponibilità e la sensibilità del Prefetto di Lucca, Dott.sa Cagliostro Giovanna, e di tutto il personale della Prefettura lucchese, sempre disponibile in qualsiasi giorno ed in qualsiasi orario per le esigenze che fenomeni migratori come questi creano sul territorio, a cui anche in questa sede va la mia più profonda gratitudine.
Allo stesso modo non posso non citare e ringraziare tutte le Forze dell'Ordine ed in particolare i militari della stazione dei Carabinieri di Gallicano comandati dal M.A. Antonino Nastasi, competenti territorialmente, per la discreta ma continua, precisa e costante presenza sul territorio e per l'incredibile lavoro di mediazione, sensibilizzazione, rassicurazione svolta nei confronti della popolazione locale.
Come modesto contributo alle Sue proposte, possiamo serenamente dirLe che siamo estremamente soddisfatti della nostra esperienza.
Quanto sopra Signor Ministro, per dimostrare, ancora una volta, che l'integrazione è possibile, sempre a patto che il rifugiato si renda disponibile ad impegnarsi e a mettersi al servizio della comunità, rispettandone  gli usi e i costumi della stessa.
Volendo verificare e approfondire personalmente quanto da me scritto in queste righe, l'intera nostra Comunità sarà lieta di ospitarLa per una eventuale, graditissima, visita.
Con profonda stima ed affetto,

il Sindaco, Michele Giannini

sabato 12 aprile 2014

ARRESTATO DELL'UTRI A BEIRUT , TORNERA' ????

Dell’Utri arrestato in Libano :
Alfano, chiederemo estradizione Dell’Utri !!!!

“Marcello dell’Utri si trova in questo momento negli uffici della polizia libanese”. Lo annuncia il ministro dell’Interno Angelino Alfano a margine dell’assemblea di Ncd.
”Dell’Utri – spiega Alfano rispondendo ad una domanda dell’ANSA – è stato rintracciato a Beirut dalla polizia libanese che ora è in contatto con la polizia italiana in ottemperanza con il mandato di cattura internazionale.
E’ ora in corso una procedura che diventerà estradizionale”. “E’ naturale e conseguente”: così il ministro dell’Interno Angelino Alfano risponde al cronista dell’ANSA che gli chiede se l’Italia chiederà l’estradizione dal Libano di Marcello Dell’Utri dopo la sua cattura.

L’ex senatore Marcello Dell’Utri era ufficialmente latitante da due giorni, ma la notizia della sua fuga all’estero non aveva sorpreso più di tanto: sia perché non si tratta della prima volta; sia perché in una pausa del suo ventennale processo per concorso esterno in associazione mafiosa, giunto ormai alla vigilia dell’ennesimo vaglio da parte della Cassazione, dichiarò placidamente ai giornalisti che lui in politica era entrato solo per evitare l’arresto. Sbagliò allora chi pensò che Marcello Dell’Utri, “padre” di Publitalia e braccio destro di Silvio Berlusconi, stesse lanciando una provocazione.
Chi lo conosceva sapeva che stava dicendo esattamente come erano andate le cose. Sapeva che l’ex bancario che fece fortuna al Nord, al quale la Dia non è riuscita a notificargli l’ordine di arresto emesso a suo carico dalla corte d’appello di Palermo, il rischio di finire in una cella non l’avrebbe mai corso. E di ciò in realtà una prova s’era già avuta a marzo del 2012 quando cercò di darsi alla macchia a pochi giorni dalla data in cui la Suprema Corte si sarebbe dovuta esprimere sulla prima condanna a 7 anni inflitta a Palermo.
Allora l’ex manager scelse come buen retiro l’assolata Santo Domingo che, si seppe poi, gli conferì cittadinanza e passaporto diplomatico. “Se sono pronto al carcere? Col cavolo, spero di non andarci. Pero’ psicologicamente sono pronto da una vita. Bisogna fare una borsa, metterci due libri, e te ne vai”, diceva qualche tempo fa. Ora alla vigilia di una nuova pronuncia della Cassazione, chiamata a decidere sulla seconda sentenza d’appello che ha confermato la pena antica, l’ex senatore ha scelto il Libano. Ne era certa la Dia che l’ha localizzato grazie alle “celle” del telefonino, captato nel Paese arabo il 3 aprile. Lo dice un testimone che avrebbe volato accanto a lui su un Parigi-Beirut. Lo confermano le frasi confidate a un amico dal fratello gemello, Alberto, fin dal novembre scorso. “Il programma è quello di andarsene in Libano perché lì è una città dove Marcello ci starebbe bene perché lui c’è già stato la conosce, c’è un grande fermento culturale”, diceva seduto al tavolo di un ristorante romano.
Da lontano l’imputato latitante fa sentire la sua voce guardandosi bene dal rivelare dove si trova. “Non intendo sottrarmi al risultato processuale della prossima sentenza della Cassazione – dice tramite il suo legale – e trovandomi in condizioni di salute precaria, per cui tra l’altro ho subito qualche settimana fa un intervento di angioplastica, sto effettuando ulteriori esami e controlli”. Dell’Utri non risparmia poi critiche all’”aberrante” provvedimento di arresto disposto dalla corte. La stessa che a marzo del 2013, invece, gli aveva risparmiato le manette. Sì, perché un precedente c’è. Allora, quando la corte d’appello stava per decidere il processo, il pg chiese la misura cautelare in carcere invocando il pericolo di fuga. Ma i giudici la respinsero. Tutto diverso stavolta. Il 4 marzo il pg, sulla base di un rapporto della questura di Milano che metteva nero su bianco l’impossibilità di controllare l’imputato, in possesso di più passaporti diplomatici, e della intercettazione della conversazione del fratello, ricevuta dai pm romani, ha chiesto alla corte il divieto di espatrio. I giudici hanno detto no scrivendo che per i reati di mafia l’unica misura possibile è il carcere. E tra le righe hanno suggerito al pg di procedere con un’istanza di quel tipo. Ma la procura generale non l’ha fatto, ritenendo più consono un provvedimento più blando e ha impugnato la decisione della corte davanti al tribunale del riesame che ha rigettato il tutto ritenendo l’intercettazione del fratello dell’imputato inutilizzabile.
In sede di riesame però Dell’Utri ha visto concretizzarsi il rischio di manette avendo avuto conoscenza delle intercettazioni. Solo l’8 aprile il pg ha chiesto l’arresto, disposto dal collegio proprio sulla base del pericolo di fuga e delle confidenze involontariamente svelate da Alberto Dell’Utri. Naturalmente, però, a casa dell’ex manager di lui non c’è traccia. Scattano a questo punto anche le ricerche internazionali: la corte d’appello di Palermo ha anche un mandato di arresto europeo, mentre l’Interpol è stato attivato, attraverso i canali previsti, per le ricerche negli altri Stati. Alberto Dell’Utri; mio fratello latitante? No, evaso - “Latitante? No, mio fratello non è un latitante. È un evaso. Perché negli ultimi 20 anni è stato come in carcere, dietro le sbarre di accuse assurde come quelle di connivenza mafiosa. Accuse lontane anni luce dalla sua mentalità”, “è perseguitato”. Lo afferma alla Stampa, il fratello gemello di Marcello Dell’Utri, Alberto. Contro di lui, sostiene, “non ci sono prove.
Ci sono solo racconti di pentiti che hanno sentito altri pentiti di contatti tra mio fratello e ambienti mafiosi”. Sull’ allontanamento all’estero del fratello, Alberto Dell’Utri spiega: “Non è scappato, è andato in Libano per affari, per il commercio dei cedri. Poi ha avuto problemi di salute e quindi è stato costretto a rimanere fuori per curarsi”, ma se sia ancora in Libano “non lo so, era a Beirut fino a martedì 8 aprile, ultimo giorno in cui l’ho sentito”. E dice di non sapere se tornerà prima martedì prossimo: “a me, martedì scorso, ha detto di sì, che sarebbe tornato.
Ma tanto non cambia niente, perché qualsiasi sia l’esito della sentenza gli hanno comunque rovinato la vita”. Alberto Dell’Utri sostiene quindi che suo fratello Marcello “al massimo è stato imprudente a portare Mangano ad Arcore: ma per questo potrebbe solo essere condannato per imprudenza”.