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BORGO A MOZZANO - Piano di Gioviano, SP2 Lodovica.

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giovedì 6 luglio 2017

SINDACO PUGLIA, I CONTI RESTANO SOTTO SEQUESTRO, NON SEMBRA TANTO UNO SCHERZO COME CI VOLEVA FAR CREDERE

L'INDAGINE E' ANCORA IN CORSO, ED I CONTI RESTANO SOTTO SEQUESTRO
SI PARLA DI UNA CIFRA TRA 300.000 e 400.000 €
FALSAMENTE LA VOLEVANO FAR PASSARE PER UNA BISCHERATA, CON TANTO DI VIDEO CON L'UOMO RAGNO, MA NON E' COSI' E C'E' DA CHIEDERSI COME MAI TUTTI I MEDIA DELLA CRICCA VOLESSERO MINIMIZZARE......
NELL'ARTICOLO SI PARLA DI ESPONENTE DI CENTRODESTRA, ANCHE QUA NON SI DICE IL VERO, LE SUE RECENTI AMICIZIE LO CONFERMANO E PURE ALCUNIPOST PUBBLICI SU FACEBOOK, DI CERTO NON RAPPRESENTA TUTTO IL CENTRODESTRA, CASOMAI IL CENTRO, PERCHE' NON TUTTI CI VOGLIONO AVERE A CHE FARE, ANZI SEMBRA MESSO LI SOLO PER DIVIDERE....
COME SUCCESSO NEGLI ULTIMI ANNI IN VARIE ELEZIONI COMUNALI
DA PIEVE FOSCIANA CON L'AMMINASTRAZIONE DEL COMUNE VICINO CHE CI REMAVA CONTRO
A BAGNI DI LUCCA, ALTOPASCIO, LUCCA, CAMAIORE, FORTE DEI MARMI
PERSONE CHE SI DICONO A DESTRA E POI IL PADRONE E' UN ALTRO
I ROMANI AVEVANO UN DETTO : «DIVIDI ET IMPERA»
E L'IMPERATORE DEL COLLE DI CAPRONA DIVIDE ED IMPERA
UN ESEMPIO SU TUTTI IL CASO REMASCHI A LUCCA
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TORNANDO AL SINDACO DEI PONTI E DEI VOLI D'ANGELO
SE E' DA PENSIONE LUI ALLORA LA DEVONO DARE A TANTI
QUESTO E' UN MIO PARERE, MA AVENDO A CHE FARE CON ESEMPI DI PENSIONI DI INVALIDITA' AL 100%, E VEDENDO OGNI ANNO GLI ASTRUSI CONTROLLI, QUEL CASO PARE ASSAI STRANO, COMUNQUE SIAMO IN UN PAESE DI DIRITTO ED A DECIDERE SARANNO I GIUDICI, NOI STAREMO ATTENTI A SEGUIRE LA VICENDA, SE CI SARA' QUALCOSA CHE CI PARRA' STRANA VE LO FAREMO SAPERE
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ARTICOLI E LOCANDINE
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strane amicizie ed in quell'articolo si dice deluso da centrodestra

E COME PER CAMAIORE DOVE SPONSORIZZAVANO UN CANDIDATO CONTRO IL CENTRODESTRA UNITO, PURE QUA, SPUNTA IL FAMIGERATO GIORNALE ON LINE ''IL BATTITO''
MA QUESTI, DA CHE PARTE STANNO ???

sabato 17 giugno 2017

INDAGATO IL SINDACO DI VAGLI PUGLIA, SERVE GENTE ONESTA E NON CIARLONI DA MERCATO.

Personalmente e politicamente ci ho avuto dei contatti che mi avevano portato a simpatizzate per cio' che favellava, ma passata la superficialita' , sono venute fuori le prime magagne.....

Pareva che simpatizzasse per il CDX ma pian piano son venuti fuori interessi per sistemi politici che con me e la destra non avevano nulla a che fare, gia' dall'elezione provinciale vidi degli interessi e degli intrecci con il sistema politico che gestisce la valle, per me non offrivano piu' un ALTERNATIVA , ma solo un'altra faccia della solita medaglia.

(a lato foto della manifestazione a Vagli pro-migranti)
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Poi con il referendum il comportamento e' stato quanto mai dubbio, come dubbio e' il comportamento che ha avuto nei confronti di alcuni suoi concittadini che gli si oppongono, con denuncie a raffica.

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IL CENTRODESTRA IN VALLE DEL SERCHIO CHE VUOLE IL NOSTRO GRUPPO DEVE ESSERE UN'ALTRA COSA, PIANO PIANO, MATTONE DOPO MATTONE LO STIAMO RICREANDO, DATECI FIDUCIA.....

QUA SOTTO:
DEFINI I LEGHISTI: URLATORI, VOLTAGABBANA, SECESSIONISTI.
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Beh, saremo tante cose... io di certo in un politico cerco l'onestà !!
Adesso ci starebbe bene una statua vicino a schettino.....
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A Bagni di Lucca, dove correva chiaramente una lista di cdx con tanto di simboli ha appoggiato un'altra formazione civica, che con la Lega non aveva voluto confondersi.
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Al Marcucci non mancheranno i suoi voti, lui è per il lavoro, però oggi è contrario allo sviluppo di KME, e dei posti di lavoro a rischio non gliene può fregar di meno.....
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LA CILIEGINA SULLA TORTA:
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LE OFFESE ALLA LOCALE SEZIONE, A CHI VIVE IL TERRITORIO, POLITICAMENTE FANNO CAPIRE CHE L'INTENTO VERO E' LIMITARE LA LEGA PER PERPETUARE LA CRICCA OGGI AL POTERE.
FACCIO PRESENTE CHE TALE CARTELLO DOPO IL NOSTRO INTERVENTO FU RIMOSSO COME TANTI VAGLINI POTRANNO TESTIMONIARE, PER POI ATTACCARCI CON POST PUBBLICI.
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PICCHI SMENTISCE PUGLIA E LUI ALLORA MODIFICA IL POST E CAMBIA VERSIONE
OLTRETUTTO LA TESSERA DA SOSTENITORE CHE HA SEMPRE IN FOTO FU FATTA A PISA DI STRAFUGA, MENTRE A TUTTO IL NOSTRO GRUPPO DISSE CHE GLIELA AVEVANO FATTA A MILANO SALVINI E GIORGETTI, E RIPORTA UN NUMERO FASULLO CORRETTO A PENNA.
LA SUA DICHIARAZIONE VA CONTRO A TUTTO IL LAVORO SVOLTO DALLA LEGA CON PICCHI E MONTEMAGNI IN APPOGGIO ALLA SEZIONE.
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Anche qua due versioni del solito post: versione originale e versione modificata.
Oltretutto contiene un sacco di bufale inesatte scientificamente, anzi, gli studi di ARPAT, ASL, ARS, testimoniano che la situazione è buona, e l'unico problema deriva da traffico e riscaldamenti a legna che va per la maggiore, secondo gli enti preposti non vi sono rischi di inquinamento industriale che è ben monitorato.

martedì 13 settembre 2016

SHAKESPEARE ERA UN ITALIANO ??? sembra di si....

I dubbi sulla sua vita sono sempre stati tanti.....
In primis il cognome che prima di allora non era mai apparso in Inghilterra, e fa pure pensare che la sua letterale traduzione sia:
CROLLALANZA o CROLLALANCIA......

Buona lettura......

L'IPOTESI DI MANFREDI BENINATI:

Si pensa universalmente che l'autore dell'Otello, di Sogno d'una notte di mezza estate e dell'Amleto sia il figlio d'un guantaio inglese cresciuto senza alcuna educazione accademica e senz'alcuna esperienza diretta dei luoghi in cui ambienterà, in maniera assolutamente, dettagliatamente familiare, le sue opere teatrali divenute in questi ultimi cinque secoli le più rappresentate al mondo nonchè l'opera in assoluto più rappresentativa, emblematica della storia del "suo" paese. Tutto, però, senz'alcuna prova certa a suffragarne la veridicità.

Mi riferisco alla nazionalità del cosiddetto Bardo, colui che più d'ogni altro, ha incarnato ed incarna l'essere inglesemente genio, William Shakespeare, l'orgoglio delle isole britanniche, colui al quale tutto è concesso, anche l'appropriarsi dell'identità d'un genio vero. Che potrebbe rispondere al nome di Michelangelo Florio Crollalanza, nobiluomo di Messina della cui vita, al contrario di quella del suo alter ego inglese tutto si conosce perchè tutto, o quasi è documentato.

Dall'infanzia trascorsa a studiare testi classici e scienza della navigazione e latino, storia e greco in un convento della sua città prima e poi a Padova e Milano e Verona, alle frequentazioni con Giordano Bruno, Galileo Galilei (di cui fu, probabilmente, allievo), dal suo errare col padre e la madre, una nobildonna di origini lombarde di nome Guglielma Crollalanza [vedi Ipotesi 2], entrambi calvinisti e per questo costretti alla fuga dall'inquisizione spagnola.

Di questo tale Michelangelo (il cui nome, anzi il cognome – quello materno – può rappresentare un ulteriore indizio per coloro i quali accetteranno di prendere in considerazione questa tesi, essendone shakespeare la traduzione letterale) si sa, inoltre che terminò in Inghilterra ed adottò, con molta probabilità il nome tradotto della madre (William Shakespeare) e fu un fertile scrittore e drammaturgo. A Messina si conoscono dei manoscritti in siciliano a lui attribuiti che mostrano molti punti di connessione con quelli celebri dell'icona inglese. Ed inoltre in quegli anni un tale letterato dal nome di John Florio era attivo oltremanica. Costui frequentava il circolo degli attori di Shaftsbury nei cui registri appare oltre al suo nome anche quello di tale Michel Agnolo Florio mentre non si trovo quello di Shakespeare nonostante fonti storiche importanti ci riferiscano che il Bardo ne fosse socio e frequentatore.

Altre fonti considerate attendibilissime dalla storiografia ufficiale della casa reale britannica (a proposito di loro: chissà come mai hanno sempre impedito l'accesso agli archivi shakespeariani a chiunque ne abbia fatto richiesta ufficiale?!), ci dicono anche che l'autore di Romeo e Giulietta parlava l'inglese abbastanza fluentemente ma con un marcato accento mediterraneo. Eccetera, eccetera, eccetera. Gli "indizi" sono infiniti e portano tutti alla stessa conclusione come ben sa il prof. Martino Juvara che questa tesi ha esposto estensivamente ed esaustivamente investigato senza mai ricevere la ben chè minima attenzione da parte d'alcuna istituzione. E di nuovo mi chiedo: chissà come mai?! A Voi la parola!

Manfredi Beninati
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DA WIKIPEDIA:

Link completo:
https://it.m.wikipedia.org/wiki/Attribuzione_delle_opere_di_Shakespeare

L'ORIGINE ITALIANA.........

« L'opinione che le opere scespiriane fossero state in realtà scritte da Florio è più difficile da confutare che non l'attribuzione di esse a un aristocratico qualunque - ma poiché Florio non era inglese, la sua candidatura non ha mai fatto molti progressi. Eccetto che in Italia, naturalmente... »

Il giornalista scillese Santi Paladino (1902-1981) sul quotidiano L'Impero (n. 30 del 4 febbraio 1927) e in una successiva pubblicazione [51] ipotizzò che Shakespeare fosse solo uno pseudonimo, dietro al quale si celava Michelangelo Florio, frate toscano convertitosi al protestantesimo e per questo incarcerato e condannato a morte a Roma. Da qui riuscì però a fuggire nel 1550 per iniziare un lungo pellegrinare in Italia e in Europa, facendo tappa anche in Inghilterra, dove nel 1553 ebbe il figlio Giovanni, prima di trasferirsi definitivamente a Soglio in Val Bregaglia. Nella versione di Paladino, Michelangelo Florio si trovava a Messina quando qui si rappresentava la commedia Tantu trafficu pe' nnenti (riecheggiante nel titolo la scespiriana Molto rumore per nulla) [52] , e soprattutto non morì a Soglio (dove il suo nome figura fino al 1566), ma rientrò in Inghilterra insieme a suo figlio Giovanni: ivi si diede a comporre drammi e sonetti e ivi morì verso il 1605, anno in cui cessò l'attività letteraria di Shakespeare.

Anni dopo Paladino corresse il tiro, ipotizzando una doppia stesura delle opere di Shakespeare [53] : le versioni originali scritte da Michelangelo Florio sarebbero state poi tradotte e perfezionate per il mercato inglese dal figlio Giovanni in collaborazione con l'attore William Shakespeare, che quindi cessa di essere uno pseudonimo per assumere i panni di un prestanome e coautore:

« In quanto alle opere teatrali, ai poemi e ai sonetti, ci sarà stato tutto un accordo segreto con l'attore William Shakespeare affinché ne assumesse, temporaneamente o definitivamente, la paternità » (Santi Paladino, Un Italiano autore delle opere shakespeariane, pag. 110)

Quest'ipotesi floriana è stata ripresa negli anni 2000 da Lamberto Tassinari (scrittore e docente presso l'Università di Montreal), il quale focalizza l'attenzione sul figlio di Michelangelo, Giovanni Florio, il poliglotta straniero, coinquilino di Giordano Bruno presso l'ambasciata francese a Londra, traduttore di Montaigne, autore del primo dizionario italiano-inglese (nel quale a fronte di 74.000 parole italiane raccolse ben 150.000 termini inglesi). Secondo Tassinari, tra gli scrittori elisabettiani eruditi, Giovanni Florio sarebbe stato l'unico a possedere la cultura e l'abilità linguistica evidenti nelle opere di Shakespeare [54] :

« I collegamenti tra le opere e la biografia di John Florio e di Shakespeare sono così numerosi e seri che la maggior parte dei critici contemporanei non ha altra scelta che concludere che i due fossero amici. Ma in realtà non c'è evidenza di alcun contatto personale tra i due. Shakespeare segue John Florio come un'ombra, o come uno pseudonimo segue il cognome dell'autore. [...] Semplicemente fanno finta di non vedere che John Florio è l'autore delle opere di Shakespeare! Questi critici capiscono perfettamente che Shakespeare ha preso a prestito troppo da Florio. E tutti sanno che quando si prende troppo a prestito si finisce con l'appartenere al proprio creditore! Florio ha dato a Shakespeare così numerose parole, idee e conoscenze che debitore e creditore sono diventati uno. » (Lamberto Tassinari in un'intervista [55] )

Più recentemente altri autori, quali Saul Gerevini o Massimo Oro Nobili [56] , sono più propensi a credere - coerentemente con quanto già ipotizzato da Santi Paladino - che le opere di Shakespeare siano il frutto del lavoro a sei mani fra i due Florio e l'attore William Shakespeare (dove comunque l'apporto dei primi due è nettamente preponderante). Nel 2013 Vito Costantini ha pubblicato un romanzo storico sulla vita dei Florio dal titolo Shakespeare è italiano e nel 2015 il saggio Shakespeare, messaggi in codice, dove propone una decifrazione di otto presunti "messaggi in codice" presenti nelle opere di Shakespeare e di John Florio, avvalorando l'ipotesi floriana.

L'ipotesi Crollalanza:

Dopo Santi Paladino, a diffondere la tesi sull'italianità di Shakespeare contribuirono anche affermazioni dal mondo del paranormale. Nel 1936 un architetto veneziano e medium, Luigi Bellotti, sosteneva che lo stesso Shakespeare gli aveva rivelato "per comunicazione psicografica" che il suo nome originario era "Guglielmo Crollalanza", protestante valchiavennasco, poi cambiato in Florio per sfuggire all'Inquisizione [57] . Approdato in Gran Bretagna, avrebbe tradotto il cognome in Shakespeare [58] .

Nel 1947 un altro paragnosta, Paolo Viganò, rese noto di essersi messo in comunicazione psicografica con il drammaturgo e di aver avuto conferma del cambio di nome da Guglielmo Crollalanza a William Shakespeare [59] .

Negli anni cinquanta, il giornalista lombardo Carlo Villa (1884-1974) dedicò alla questione un paio di libri [60] : perso nel 1574 il padre, pastore calvinista, e dopo un lungo pellegrinare fra varie città italiane, dove avrebbe vissuto in prima persona le vicende narrate poi nelle opere scespiriane, Michelangelo Florio sarebbe giunto a Londra, dove avrebbe tradotto in inglese il cognome della madre Giuditta Crollalanza. L'autore tuttavia non cita nessun documento a sostegno della sua tesi, affibbiando apparentemente a Giovanni Florio il nome del padre, Michelangelo.

Negli anni 2000 il prof. Martino Iuvara, riprendendo e reinterpretando la tesi floriana, giunse alla conclusione che Shakespeare fosse in realtà siciliano, da identificarsi con un tal Michelagnolo (o Michelangelo) Florio Crollalanza (o "Scrollalanza"), persona diversa dal Michelangelo, padre di John Florio, di cui però ipotizza fosse parente [49][61] .

Figlio del medico Giovanni Florio e di Guglielma Crollalanza, il messinese Florio sarebbe stato costretto a causa della sua adesione alla fede calvinista a riparare in Inghilterra, dove a Stradford on Avon sarebbe risieduto un ramo della famiglia materna dei Crollalanza. Dal nome e cognome della madre avrebbe poi tratto ispirazione per il nom de plume anglicizzato di "William Shakespeare", in modo da evitare la persecuzione sotto un'altra identità: derivando il nome William dalla traduzione maschile del nome Guglielma, e il cognome dall'inglesizzazione di "Crollalanza".

A sostegno di questa tesi, oltre a una gran quantità di coincidenze nella presunta vita di Michelagnolo [62] , mai realmente provate, viene menzionata una commedia in siciliano andata perduta, Tantu trafficu pe' nnenti, già citata da Santi Paladino [52] , che sarebbe stata pubblicata presso i Fratelli Spina di Messina nel 1579, molto prima di Molto rumore per nulla (Much ado for nothing) [63] . Ciò, nonostante sia noto che il nucleo dell'intera commedia shakespeariana è riportabile a una novella di Matteo Bandello, la XXII del primo libro delle Novelle, pubblicata già nel 1554.

Martino Iuvara giunse a chiedere (senza successo) alla regina Elisabetta II e a Tony Blair il permesso per visitare alcuni archivi che secondo lui avrebbero potuto aiutare a far luce sulla vicenda [64] . In un'intervista affermò:

« E perché la biblioteca [di Shakespeare] non è mai stata messa a disposizione dei biografi? [Michelangelo Crollalanza] Studiò latino, greco e storia presso i francescani [...]. Ma all'età di 15 anni fu costretto a fuggire con la famiglia in Veneto, a causa delle idee calviniste [...]. Michelangelo abitò nel palazzo di Otello, un nobile veneziano che, accecato dalla gelosia, aveva ucciso anni prima la moglie Desdemona. [...] s'innamorò a Milano di una contessina, Giulietta, che venne rapita dal governatore spagnolo [...]. Giulietta si suicida e fu allora che Michelangelo fuggì in Inghilterra [...] Ho quindi l'impressione che nessuno, in Inghilterra, abbia mai avuto il coraggio di tirare fuori la sua biblioteca lasciata in eredità. Salterebbe fuori la sua vera identità. Capisco la reazione degli inglesi. Sarebbe come se ci dicessero, all'improvviso, che Dante in realtà era, faccio un esempio, uno spagnolo. » (Martino Iuvara in un'intervista )

Alcune delle opere scespiriane ambientate in Italia erano note in Inghilterra tramite il teatro e la novellistica italiana della prima metà del Cinquecento, ma non è confermabile il fatto che lo Shakespeare di Stratford le conoscesse. La trama dell'Otello si ritrova negli Ecatommiti di Giambattista Giraldi Cinzio, Romeo e Giulietta sono in una novella di Luigi da Porto, mentre si è già detto che la vicenda originale di Molto rumore per nulla è rintracciabile in una novella di Matteo Bandello.

Alcuni dati, come i nomi originali dei personaggi narrati nelle opere (tradotti in inglese direttamente dall'italiano) o alcuni aspetti giuridici tipici dello stato veneto e pressoché sconosciuti nell'Inghilterra del periodo, farebbero però pensare che tali fonti siano state prese direttamente dalle versioni originali italiane. Così come le fedeli descrizioni delle città italiane. Ciò quindi presupponeva una discreta conoscenza dell'italiano, aspetto tutt'altro che confermato nella vita dello Shakespeare di Stratford.

Più recentemente, la tesi di Iuvara è servita da base per alcuni romanzi [65] ed ha avuto un certo rilievo giornalistico, quando nell'aprile del 2000 The Times si è dedicato all'argomento, suscitando curiosità su altri media [66] . Nel 2009 Andrea Camilleri e Giuseppe Dipasquale hanno pubblicato la traduzione in siciliano della commedia Molto rumore per nulla (Troppu trafficu ppi nenti), quasi a voler riportare all'originale linguaggio e spirito del "vero" autore il testo inglese del dramma.
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ALTRE FONTI:

http://www.granmirci.it/shakespeare.htm

http://storiaeculturadellasicilia.blogspot.com/2013/04/scrolla-lanza-ovvero-william-shkespeare.html

In Inglese:
http://www.shakespeare-online.com/biography/shakespeareitalian.html

mercoledì 4 giugno 2014

TANGENTI MOSE: 35 ARRESTI , DAL SINDACO DI VENEZIA ALLA RICHESTA PER IL SEN. GALAN.

Inchiesta Mose, clamorosi arresti: in manette Chisso e Orsoni Richiesta per Giancarlo Galan.
CONTINUATE A DARE FIDUCIA A QUESTA BANDA DI LADRI PATENTATI !!!!
Corruzione e riciclaggio: 35 arrestati, un centinaio di denunciati Coinvolti anche il generale della Gdf Spaziante e il finanziere Meneguzzo.

VENEZIA -
Corruzione, concussione, riciclaggio. Mazzette a politici, commercialisti, protagonisti della finanza che conta, generali a tre stelle delle Fiamme Gialle, ce ne per tutti........

Tutto all'ombra degli appalti per il Mose, il sistema di dighe mobili progettato per difendere Venezia dall'acqua alta e realizzato dal Consorzio Venezia Nuova quale concessionario unico.
Dove ci sono lavori pubblici la mafia politica ci mangia a sbafo, tutto alla faccia nostra....

E DA PD A FORZA ITALIA CI SONO DENTRO TUTTI , DIVISI SULLE RIFORME MA UNITI NEL MANGIA MANGIA !!!!

Ci siamo. Ecco la nuova Tangentopoli veneta. In queste ore i finanzieri del Nucleo di polizia tributaria delle Fiamme gialle di Venezia stanno eseguendo le ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip lagunare Alberto Scaramuzza su richiesta dei pm Paola Tonini, Stefano Ancilotto e Stefano Buccini. Su tutto il territorio regionale ma anche a Roma e a Milano, centinaia di militari impiegati fin dalle prime ore di questo 4 giugno destinato a passare alla cronaca come il giorno della resa dei conti.

Trentacinque arresti, un centinaio di indagati e altrettante perquisizioni.
Il parlamento, cioe' il PD come votera' sulla richiesta di arresto per il sen. Galan di Forza Italia ???
Si proteggeranno a vicenda ???

In manette, personaggi di spicco fra cui l'attuale assessore regionale alle Infrastrutture di Forza Italia, Renato Chisso, di Favaro, il sindaco di Venezia del Pd Giorgio Orsoni, il consigliere regionale Pd, Giampietro Marchese di Jesolo, il presidente del Coveco, una delle cooperative consorziate in Cvn, Franco Morbiolo di Cona, il generale in pensione Emilio Spaziante, casertano, fino al 4 settembre 2013 comandante in seconda della Guardia di Finanza e il vicentino Roberto Meneguzzo, fondatore e amministratore della Palladio Finanziaria spa, la holding diventata punto di riferimento della finanza dell'intero Nordest e non solo, che ha recitato la parte del leone in partite finanziarie del calibro di Fonsai e Generali. Richiesta di arresto anche per l'ex governatore del Veneto ed ex ministro all'Agricoltura e ai Beni culturali, ora senatore di Forza Italia, il padovano Giancarlo Galan, ma per poter procedere occorre il beneplacito dell'apposita Commissione di Palazzo Madama. Manette anche per Enzo Casarin, ex sindaco di Martellago e già arrestato e condannato per una vicenda di concussione, attualmente dirigente della segreteria di Chisso.

Tra i 35 arrestati anche due ex Presidenti del magistrato alle acque emanazione del Ministero delle infrastrutture Patrizio Cuccioletta e Maria Giovanna Piva. Entrambi sarebbero entrati nella vicenda in base - secondo fonti degli inquirenti - a dichiarazioni fatte nel corso dell'inchiesta da parte degli indagati dei vari filoni d'indagine.

È il risultato finale di tre anni di indagini serrate svolte dagli investigatori in grigioverde veneziani che hanno raccolto prove schiaccianti e incontrovertibili di un vero e proprio sistema di corruzione e collusione fra politica, imprenditoria e finanza che gli stessi aderenti non hanno potuto fra altro che confermare, messi con le spalle al muro dalla mole di riscontri dettagliati raccolta.

Una guerra di resistenza quella combattuta dagli inquirenti costretti ad affrontare continue fughe di notizie e pesanti ingerenze, contro un "nemico" in grado di infiltrasi a tutti i livelli, anche all'interno delle forze dell'ordine, mettendo a libro paga un vicequestore della polizia di Stato, un generale della Guardia di Finanza ed ex appartenenti ai servizi segreti.

Solo una settimana fa, è trapelata anche la notizia di un avviso di garanzia all'ex ministro Altero Matteoli. Ma il primo colpo al sistema viene inferto il 28 febbraio 2013 con l'arresto di Piergiorgio Baita, allora ai vertici della Mantovani il colosso padovano delle costruzioni, fra i soci pesanti di Cvn ora impegnato sul fronte di Expo 2015 con l'aggiudicazione di lavori er circa 65 milioni di euro. L'accusa, formulata dal pm Stefano Ancilotto, è associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscale attraverso un giro vorticoso di fatture false tramite "cartiere" collocate per lo più all'estero. Con Baita finiscono in carcere Claudia Minutillo, ex segretaria personale di Galan e ad di Adria Infrastrutture società della galassia Mantovani, il responsabile amministrativo di quest'ultima Nicola Buson e il console onorario di San Marino William Colombelli a capo della Bmc Broker, azienda di consulenza che dalle pendici del Titano garantiva a Baita un flusso ininterrotto di "uscite certificate" per attività mai svolte. Circa 20 milioni di euro la cifra calcolata per la maxi evasione.

SARA' ANCHE L'ORA DI CANCELLARE QUEL PARADISO FISCALE DI SAN MARINO, STATERELLO UTILE SOLO AL RICICLAGGIO DEL DENARO!!!!

A distanza di circa 4 mesi e mezzo arriva il secondo colpo al sistema. È il 12 luglio 2013 quando si capisce che in laguna nulla sarà come prima. L'arresto di Giovanni Mazzacurati, sconvolge insieme all'opinione pubblica, equilibri che sembravano eterni. Il creatore del Mose si era dimesso dalla carica di presidente di Cvn appena da due settimane, mettendo fine a un trentennio di assoluto dominio, dentro e fuori il Consorzio. Il sostituto procuratore Paola Tonini, che lo definisce "il grande burattinaio" gli contesta la turbativa d'asta per un appalto riguardante dei lavori nell'area portuale. E anche in questo caso spuntano fatture false e bustarelle. A 81 anni finisce ai domiciliari l'uomo che aveva condizionato la politica e l'economia veneziana e veneta. Stessa misura cautelare per Pio Savioli e Federico Sutto, nell'ordine consigliere e dipendente di Cvn, i responsabili della Cooperativa San Martino di Chioggia, Roberto Boscolo Anzoletti, Mario Boscolo Bacheto e Stefano Boscolo Bacheto e un altro chioggiotto Gianfranco Boscolo Contadin della Nuova Coedmar.

Due inchieste un unico filone, alla ricerca dei fondi neri milionari creati truccando le gare e facendo lievitare i costi non solo del Mose ma anche delle opere connesse alla salvaguardia di Venezia e finanziate con la Legge speciale. Soldi depositati su conti criptati e affidati alla "discrezione" di istituti bancari con sede nei paradisi fiscali. Già un anno fa la domanda, retorica, che si erano posti gli inquirenti era: a cosa serviva tutto quel denaro fantasma? La risposta era contenuta nella ponderosa relazione trasmessa dal pm al gip, costellata da numerosi omissis motivati da esigenze investigative, dietro i quali si nascondevano nomi cosiddetti eccellenti di corruttori e corrotti. All'alba di oggi, a due giorni dalla festa della Repubblica, il crollo definitivo del sistema.

sabato 31 maggio 2014

CORRADO CLINI EX-MINISTRO DELL'AMBIENTE, INDAGATO, FACCIAMO IL PUNTO

L’indagine su Corrado Clini cerchiamo di capire......

Coinvolge quattro diverse procure (è nata in Olanda) e riguarda l'appropriazione di soldi da un progetto ambientale in Iraq e incarichi pubblici alla sua compagna con un passato con altri ministri......

Due giorni dopo l’arresto di Corrado Clini – ex ministro dell’Ambiente nel governo Monti, a lungo dirigente nel ministero – ci sono diverse nuove notizie sulle indagini e sulle accuse rispetto ai conti segreti svizzeri riferibili a Clini sui quali sarebbero stati versati dei soldi sottratti a finanziamenti pubblici destinati al ripristino ambientale dell’Iraq e che facevano parte di un progetto governativo chiamato «New Eden». Grazie al lavoro di diverse procure, si è scoperto infatti un circuito finanziario piuttosto complesso che coinvolgeva gli uffici del ministero dell’Ambiente italiano, le banche di Lugano e riguardava alcuni paesi del Medio Oriente e del Nord Europa.

Clini, che si trova agli arresti domiciliari e che e' stato interrogato mercoledì 28 maggio dal gip di Ferrara, è stato arrestato lo scorso 26 maggio dalla Guardia di Finanza su mandato della procura di Ferrara.
(guarda caso il giorno dopo le elezioni, per non disturbare Renzi ??? ).
Il reato di cui è accusato è peculato, cioè l’appropriazione di denaro pubblico da parte di un pubblico ufficiale o di un incaricato di pubblico servizio. Nei giorni seguenti, all’indagine della procura di Ferrara se ne sono aggiunte altre tre. Una di Amsterdam (da cui, come vedremo, in realtà tutto è partito) e una di Lugano riguardano entrambe il progetto «New Eden»; una di Roma ha invece a che fare con altri progetti ambientali finanziati dal governo italiano ma sempre sotto la direzione di Clini in Cina e Montenegro, rispettivamente per 200 e 14 milioni di euro: in questo caso il reato sarebbe associazione a delinquere finalizzata alla corruzione “con l’aggravante della transnazionalità” ed è indagata anche la compagna di Clini Martina Hauser che è assessore comunale a Cosenza. Secondo l’ordinanza del gip c’è anche una “ipotesi di corruzione per la vicenda dei conferimenti di incarichi professionali a vantaggio della convivente Martina Hauser”, a proposito dell’incarico di Hauser nel 2004 in una serie di progetti riguardanti i paesi della ex Jugoslavia (Hauser è stata sposata con l’ex ministro dell’Interno del Montenegro Andija Jovicevic).

Il progetto «Immediate Action Plan for Water Resources Management in post war Iraq – New Eden» era nato nel 2003, quando Clini era direttore generale del ministero dell’Ambiente, e prevedeva una serie di finanziamenti – 54 milioni di euro – destinati al risanamento ambientale dell’Iraq: riduzione dell’inquinamento, riforestazione, protezione della fauna, gestione dei bacini idrografici del Tigri e dell’Eufrate. Comprendeva inoltre corsi di addestramento sui metodi, sui programmi e sulle attrezzature di lavoro per la popolazione locale. Il finanziamento faceva parte dell’impegno italiano all’interno degli accordi internazionali di Kyoto sull’ambiente firmati nel 1997 e nel progetto era coinvolta anche l’organizzazione statunitense Iraq Foundation. La Iraq Foundation, nel 2006, cedette la gestione del progetto a una ONG con sede in Iraq (la Nature Iraq) che aveva come referenti tecnici in Italia lo studio Galli Ingegneria SGI di Padova e una società di Ferrara, la Med Ingegneria, con basi operative a Padova, Ravenna, Cagliari, Genova. La Med Ingegneria era rappresentata da Augusto Calore Pretner, anche lui arrestato lunedì.
(il progetto e' iniziato quando era dirigente del ministero, e guarda caso lo hanno fatto ministro..... Forse sapevano e lo hanno favorito??? ).

Nel 2012, durante una perquisizione ad Amsterdam relativa a un’indagine olandese su una società di nome GBC – sospettata di essere stata creata appositamente per l’emissione di false fatture – vennero ritrovate diverse fatture a favore della Med Ingegneria e della Nature Iraq. I movimenti di quel denaro (che terminavano in un conto a Lugano), furono ritenuti sospetti dalla polizia olandese e venne dunque chiesto alle autorità italiane di indagare sulla Med. La procura di Ferrara – dove la Med ha sede legale – scoprì così che la GBC non aveva svolto alcuna attività in Iraq nell’ambito del progetto «New Eden» e che transazioni di quella portata (3,2 milioni di euro) erano difficilmente riferibili a una normale attività commerciale. La procura decise quindi di convocare e interrogare Clini, responsabile del progetto. Siamo dunque nell’ottobre del 2012: Clini fu interrogato e disse poi: «Nel corso del lungo incontro, che si è svolto in un clima di fattiva collaborazione e di apprezzata cortesia, ho avuto la possibilità di rispondere a tutte le domande e di fornire ogni informazione utile all’inchiesta».

Qualche mese dopo, a fine marzo, la procura di Lugano inviò però alla procura di Ferrara una richiesta di assistenza giudiziaria relativa a un’indagine di riciclaggio su Clini spiegando che i conti correnti dove erano stati depositati i 3,2 milioni di euro partiti dalla società olandese erano riferibili proprio all’ex ministro, a Pretner e a una terza persona ancora (Luciano Mascellani, morto nel frattempo). I soldi venivano versati con un primo passaggio sul conto corrente di un intermediario svizzero, e con un secondo passaggio, nella stessa data del ricevimento, su altri conti correnti. I conti non avevano intestatari e avevano nome “Pesce” per quello di Clini, “Sole” per Pretner e “Schiavo” per Mascellani. Sul conto “pesce” erano in particolare arrivati otto bonifici per un totale 1 milione e 20 mila euro.

Spiega un articolo di Repubblica citando l’ordinanza della procura di Ferrara:

«Il conto “Pesce”, nel periodo 14 ottobre 2008-22 giugno 2010, riceve otto bonifici per un totale di 1milione e 20mila euro. “Sole” si intasca 1 milione e 580mila euro con 7 movimenti e poi, ancora, altri 450 mila in due tranche. Aperto il 13 giugno 2005, il deposito dell’ex ministro “è stato svuotato con 18 bonifici verso altro deposito gestito da Freelance ltd presso una banca di Lugano. La Freelance è riferibile a soggetti intermediari finanziari dediti al trasporto di valuta contante”. Cioè spalloni che portano valigette di soldi neri dalla Svizzera. Chiosa il gip Tassoni: «Può affermarsi, con elevato grado di gravità indiziaria, che le somme di denaro confluite sui conti di Corrado Clini e Augusto Pretner Calore sono parte dei finanziamenti stanziati dallo Stato italiano, per la realizzazione del progetto New Eden in Iraq».

Corrado Clini ha 67 anni, è un medico, è stato direttore sanitario del Servizio Pubblico di Igiene e medicina del Lavoro di Porto Marghera (Venezia) e professore all’università di Parma nel Dipartimento di Scienze Ambientali. Dal 1991 al 2011 è stato direttore generale del ministero dell’Ambiente, ha ricoperto vari incarichi internazionali ed è stato nominato ministro il 16 novembre 2011 nel governo guidato da Mario Monti, affrontando questioni importanti come il caso dell’ILVA di Taranto, il naufragio della Costa Concordia e l’emergenza rifiuti a Roma.

È tutt’ora direttore generale per lo sviluppo sostenibile, il clima e l’energia del ministero dell’Ambiente nel governo Renzi !!!!!

E SECONDO VOI , NESSUNO SAPEVA NULLA ??? SVEGLIAAAAAAA !!!!!

sabato 17 maggio 2014

COOP ROSSE : NUOVA INCHIESTA IN PUGLIA , NON NE POSSIAMO PIU' DEL PD !!!

COOP ROSSE E TANGENTI: SCOPPIA UNA NUOVA INCHIESTA IN PUGLIA, E INDOVINA CHI SPUNTA?

Coop rosse, affari sporchi anche in Puglia:

Indagati i vertici Manutencoop: “Finanziamenti per il Pd”. E spunta D’Alema.

Stessi nomi, stesse coop, stessi affari. Appalti assegnati – secondo l’informativa dei carabinieri – per «ottenere finanziamenti illeciti al partito»: Ds prima e Pd poi.

C’è un «Expo-bis» alle cime di rapa le cui radici affondano nella rossa terra di Puglia, ben strette intorno ai gangli del potere targato coop e centrosinistra. Dalle carte dell’inchiesta «Mercadet» della procura di Brindisi salta fuori, per dire, il bersaniano presidente di Manutencoop Claudio Levorato, fresco indagato a Milano e coinvolto da anni nell’indagine salentina, tanto che solo un «no» del gip ne ha impedito l’arresto a novembre scorso. L’8 maggio scorso anche il capo del colosso delle coop rosse, però, ha ricevuto da Brindisi l’avviso di conclusione indagini insieme a una cinquantina di persone degli oltre 130 indagati originari. Chi si è salvato? I politici, tanti, coinvolti nell’inchiesta. Avviata nell’ormai lontano 2007 e trascinata con tempi salvacasta, fino a lasciar prescrivere i reati per cui erano stati indagati. Se l’inchiesta fosse stata più spedita, tra l’altro, il sistema della malasanità pugliese sarebbe stato scoperchiato molto prima. Già dal 2007, per dirne una, Brindisi indagava sull’ex assessore regionale alla Sanità, poi senatore del Pd, Alberto Tedesco, e sul suo «avversario in affari» della sanità Giampi Tarantini. Tedesco fu costretto alle dimissioni solo due anni più tardi, quando fu Bari a indagare su di lui. Tornando al rossissimo filo che lega Milano a Brindisi, la Manutencoop di Levorato era apparsa nel fascicolo già dall’alba dell’inchiesta. Si era aggiudicata l’appalto in «global service» della Asl di Brindisi – un bando da 40 milioni di euro – prima dell’inizio delle indagini eppure, annotavano i carabinieri del Nas, «è emerso un connubio tra gli esponenti politici, gli amministratori della ASL e la Società che lasciava intendere, senza ombra di dubbio, che a monte ci fosse un accordo corruttivo». La cui contropartita, prosegue il Nas, consisteva nelle «continue richieste di assunzione di personale» e nell’«affidamento di sub appalti a ditte molto vicine ai politici e alla dirigenza della Asl». Tant’è che, insieme a Levorato, tra i personaggi «coinvolti nella vicenda» – e salvati dalla prescrizione – ci sono l’attuale capogruppo del Pd in regione Puglia, Pino Romano, e l’ex vicepresidente del consiglio regionale Carmine Dipietrangelo, associati tra loro e con altri, secondo il Nas, «al fine di commettere delitti di turbativa d’asta, abusi d’ufficio, falsi in atto pubblico, corruzione e rivelazione di segreto di ufficio». Tutto per assicurare alla Manutencoop l’aggiudicazione di appalti «tagliati su misura» per l’azienda di Levorato. Quest’ultimo, in cambio del flusso di informazioni (illecite) sui bandi, ricambiava con «vantaggi di natura patrimoniale o comunque economicamente valutabili (denaro, viaggi, assunzione di manodopera e simili)». Un sodalizio così rodato che «la dirigenza della Asl tenta invano di far vincere alla Manutencoop» anche l’appalto per le pulizie negli ospedali «Perrino» e «Di Summa» di Brindisi, che valevano 3 milioni l’anno. Manutencoop arriva terza, la cricca riesce a escludere una delle ditte che l’avevano preceduta per offerta anomala e prova di tutto per fare lo stesso con la società di Bolzano che si aggiudica il bando. Ma fallisce. Questo non impedirà di chiedere alla ditta bolzanina le assunzioni «politiche» di rito, per le quali – spiega il piddino Romano a un dirigente dell’Asl – la ditta si sarebbe dovuta rivolgere a lui stesso e al compagno di partito (e consigliere regionale) Vincenzo Cappellini: «Alla Markas gli devi dire Cappellini e il Romano …va bene?». Fuori dall’inchiesta, ma citati nelle intercettazioni, anche nomi eccellenti del Pd nazionale. In un’intercettazione ambientale il direttore amministrativo della Asl di Brindisi Alfredo Rampino chiede a un imprenditore un’assunzione per conto di un politico. A margine, l’imprenditore racconta «come ha fatto a vincere la gara di Brindisi anni prima, e cioè per il tramite di De Santis Roberto, uomo di fiducia di Massimo D’Alema in Puglia che lo indirizzò verso Dipietrangelo». Rampino, nell’occasione, snocciola qualche nome: «Allora c’è… il Presidente D’Alema, poi inizi in Puglia, poi c’è De Santis e poi ci sono Dipietrangelo, Frisullo, Maniglio è capogruppo ma è più per la politica, Latorre, in Puglia, anche se a Roma è il suo». Quelli «che contano».