L’OBESITA’ IN ETA’ PEDIATRICA
Quali sono le principali criticità perché un intervento multidisciplinare sull'obesità infantile possa essere efficace?
Che cosa possono fare le famiglie e le altre agenzie educative per prevenire il problema?
Nella nostra società le problematiche alimentari e la disponibilità di cibo si sono modificate rispetto ad un passato neanche troppo remoto. Siamo passati da una carenza qualitativa e quantitativa di cibo ad un problema di eccesso, di disponibilità, di varietà. Negli ultimi 50 – 60 anni le generazioni uscite dal dopoguerra hanno sperimentato, con la complicità dei loro genitori che avevano vissuto la carestia, l’abbondanza del cibo. In questo periodo sono state poste le basi per lo sviluppo dell’obesità che sta dilagando ai giorni nostri. In Italia all’incirca 1 bambino su 3 è sovrappeso e di questi circa il 10% è obeso. E stiamo parlando della forma cosiddetta essenziale della obesità, cioè quella legata esclusivamente alla malnutrizione in eccesso. Un altro aspetto che non è da sottovalutare è l’idea serpeggiante che ha le sue basi ancora più profonde nel passato, addirittura nei tempi preistorici è che l’aspetto florido sia espressione di salute, che nel passato era garanzia di salute per avere maggiori chance di sopravvivenza.
Oggi il bambino obeso è invece un bambino acutamente ammalato di una malattia che è ingravescente per il futuro, minata da complicanze (cardiovascolari, muscoloscheletriche, metaboliche, respiratorie) e da diminuita aspettativa di vita.
I fattori coinvolti nella patogenesi dell’obesità sono multipli: costituzionali, psicologici, socio-ambientali, educativi, culturali.
Pertanto, l’obesità è una malattia psico-sociale che coinvolge il bambino, la famiglia, la scuola, la società, la sanità stessa, l’ambiente.
L’intervento multidisciplinare dovrebbe essere un intervento allargato a ciascuna di queste componenti al fine di creare una sorta di alleanza sociale e sanitaria.
E il pediatra di fronte ad un bambino obeso si trova purtroppo a combattere in solitaria una sfida, una battaglia difficile che è segnata spesso da insuccessi in un susseguirsi dinamico di progressi e delusioni.
Quali sono le difficoltà… moltissime.
È importante costruire un team multidisciplinare sanitario che accanto al pediatra necessariamente preveda lo psicologo per il bambino e per la famiglia, il dietista, il laureato in scienze motorie, l’educatore.
Dobbiamo costruire nel bambino e nella famiglia, la CONSAPEVOLEZZA del problema (intesa proprio nel significato intrinseco della parola: Sapere e Volere).
La famiglia si aspetta una soluzione a portata di mano, “la pillola” che risolva il problema velocemente e che permetta di perdere peso pur mantenendo le abitudini in essere
L’intervento non può essere puntiforme, ma duraturo nel tempo
Dobbiamo stringere una alleanza terapeutica non solo con il bambino, ma anche con la famiglia
Mantenere la motivazione
Richiede di porsi dei sotto-obiettivi che non necessariamente comprendono nell’immediato la perdita di peso
Dobbiamo noi stessi avere la consapevolezza che non esiste un unico approccio al problema, ma ogni caso sottende a problematiche diverse che dovranno essere affrontate nello specifico
L’intervento sul singolo ha dei costi che sono insostenibili, raggiunge solo una minima parte dei pazienti e non è detto che sia efficace; l’approccio di gruppo sicuramente può rappresentare una scelta vincente sia in termini di efficacia che di sostenibilità.
Cosa può fare la società?
L’intervento sanitario da solo comunque non basta, la società deve fare la sua parte sia per la cura che per la prevenzione agendo su più fronti:
Ruolo dei comuni per la progettazione e la realizzazione di piste pedonali, ciclabili (no al diabete urbano), parchi dove muoversi e giocare in sicurezza
ruolo dei media nel promuovere stili di vita sani, alimentazione corretta, lettura delle etichette dei cibi
limitare o relegare la pubblicità fuorviante e obesiogena in fasce orarie non fruibili dai bambini
selezionare le offerte alimentari proposte nei distributori all’interno delle scuole
corsi ad hoc durante la gravidanza (periodo estremamente motivante per la futura mamma che è quindi molto recettiva). La salute futura del bambino è nettamente influenzata dalla corretta alimentazione materna durante la gestazione. Insegnamento a riconoscere i segnali di fame nel bambino “il pianto non è sinonimo di fame, importanza della relazione madre/bambino”
promozione dell’allattamento al seno
sfatare i miti sulle diete miracolose
prevedere uno spazio didattico all’interno delle scuole (fin dalla materna) sull’alimentazione e creare la cultura del cibo
interventi di concerto con il medico di medicina generale sulle famiglie “obese” anche precedenti la nascita dei figli
Non dobbiamo scoraggiarci e dobbiamo avere la consapevolezza che i nostri interventi preventivi porteranno a risultati tangibili probabilmente solo nel lungo periodo.
Per quanto riguarda il trattamento dobbiamo ripensare a un counseling sostenibile che in epoca di pandemia Covid-19 coniughi l’efficacia e la sicurezza.
Sonia Toni
Responsabile Diabetologia ed Endocrinologia Pediatrica
AOU Meyer