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BORGO A MOZZANO - Piano di Gioviano, SP2 Lodovica.

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venerdì 28 novembre 2014

CRISI UCRAINA, UN ARTICOLO DI Dario Rivolta: A CHI TOCCA IL PESO DELLE SANZIONI ???

Gli Usa fanno la voce grossa e all’Europa tocca il peso delle sanzioni. Per l’Ucraina…
di Dario Rivolta *

Gli storici del futuro potranno ricordare il 21 novembre del 2014 tra le date che corrono il rischio di marcare la differenza tra la guerra e la pace. E’, infatti, il giorno in cui cinque partiti del Parlamento di Kiev, considerati filooccidentali, hanno raggiunto un accordo per dare vita a un nuovo governo, il cui principale obiettivo sarà l’adesione dell’Ucraina alla Nato. La seconda tappa sarà di aderire all’Unione Europea. Anche il meno smaliziato tra gli osservatori sa che già il fare un annuncio di questo genere suona come una vera e propria provocazione per la confinante Russia, Paese che già si sente sotto attacco da parte dell’Alleanza occidentale e che di conseguenza mai accetterà una realtà siffatta. La geopolitica si è sempre basata sull’equilibrio e, talvolta, lo scontro d’interessi nazionali contrapposti. E’ quindi comprensibile che un qualunque Paese che veda minacciati i propri fondamentali interessi reagisca in un modo o nell’altro per “legittima difesa”. Può perfino accadere, anche se meno accettabile, che, approfittando della debolezza altrui, qualche Stato voglia allargare i propri interessi a spese di un altro. In questo caso però, quel che non riusciamo purtroppo a capire è quali siano gli interessi dell’Europa nella questione ucraina. E’ evidente che, conoscendone le possibili conseguenze, suonerebbe assurdo che i politici di Kiev possano fare affermazioni come quella sopra menzionata se non incoraggiati da altri con la promessa di garantirli davanti a ciò che ne potrebbe derivare. E che questo “qualcun altro” siano gli Stati Uniti è fuor di dubbio: nulla da stupirsi, quindi davanti a chi si considera il padrone del mondo. Che però a fianco della potenza d’Oltreoceano, tra l’altro geograficamente lontanissima dall’area coinvolta, si aggiunga l’Unione Europea fa riflettere in merito alla lungimiranza e al senso di responsabilità dei nostri attuali (pseudo) leader. Che cosa guadagna l’Europa dalla possibile adesione dell’Ucraina? E cosa dai cattivi rapporti con la Russia che è, tra l’altro, la più grande riserva di materie prime al mondo? Ciò che resta evidente è solo quanto si perderebbe: un mercato di enormi dimensioni per prodotti e know-how che va da Brest-Litovsk a Vladivostok, aziende europee, già sofferenti per la crisi interna che perdono clienti acquisiti con fatica nel corso dei decenni, il rischio di uno scontro sempre più duro che non arriva a escludere nemmeno una guerra. In compenso, l’Ucraina è un Paese disastrato, dall’economia fatiscente, pieno di debiti (soprattutto proprio con la Russia) ove oligarchi arricchitisi in maniera dubbia fanno il bello e il cattivo tempo manipolando sentimenti e comportamenti di disperati di cui una buona parte costretta a cercare la sopravvivenza nell’emigrazione. Come se quanto sopra non bastasse, i politici di Kiev hanno anche annunciato di voler stanziare almeno il 3% del budget statale per l’acquisto di armamenti (la maggior parte dei Paesi europei vi stanzia tra l’1 e 1,5%). Con i soldi di chi? Ma, qualcuno obietterà, i diritti umani e la volontà democratica di un popolo hanno un valore superiore alle decine di miliardi di euro che noi daremo ai fratelli ucraini per cominciare a cercare di risollevarsi. Benissimo! Forse bisognerebbe spiegarlo anche a tutti i disoccupati greci, portoghesi, francesi, spagnoli, ungheresi, italiani ecc., cui il loro governo dice che lo Stato, a causa della crisi economica, deve spendere di meno e che è l’Europa (sì, proprio la stessa che è così generosa con Kiev) che ce lo impone. Ma si spieghi anche che il colpo di stato di un anno a Kiev, quello che distrusse palazzi pubblici, che massacrò poliziotti, che costrinse un Parlamento a legiferare sotto la minaccia di qualche migliaio di facinorosi sia stato una manifestazione di democrazia e che gli ucraini abbiano fatto tutto da soli e senza alcun intervento di Paesi stranieri. E lo si dica, in particolare ai lavoratori dei cantieri navali francesi che potrebbero, molto probabilmente, essere chiamati a pagare, con la perdita del loro posto di lavoro, le sagge decisioni assunte dai vertici di Bruxelles e da qualcuno più lontano. La Francia, infatti, cui la Russia aveva ordinato due grosse navi anfibie della classe Mistral, ha ricevuto l’ordine dalla Nato di non consegnare più le due navi. E questo nonostante una di esse sia già in mare e teoricamente pronta a partire con i suoi 400 marinai russi dal porto di Saint Nazaire. Se la consegna non avverrà come pattuito, così come farebbe il contraente di qualunque contratto commerciale, il danneggiato chiederà gli vengano pagati i danni che, nel caso della prima nave corrispondono a 3,8 miliardi di dollari. A questa seguirà poi la richiesta di indennizzo per la seconda e le somme che qualunque tribunale internazionale non potrà che imporre di pagare, andranno ad aggiungersi a quelle che tutti i contribuenti europei hanno già pagato per sistemare, parzialmente, gli arretrati che gli ucraini dovevano a Mosca per l’acquisto di gas russo. E si aggiungeranno a quelle che dovremo pagare anche quest’inverno affinché gli ucraini non muoiano di freddo. C’è da domandarsi se questi calcoli, economici e politici ma evidenti per tutti, furono fatti in precedenza da coloro che finanziarono e organizzarono le manifestazioni di piazza Maidan e che incoraggiano ora i partiti di maggioranza del parlamento di Kiev ad assumere irresponsabili atteggiamenti. La cosa peggiore di tutte, comunque, è che anche chi è stato atlantista ed europeista da sempre, ora comincia a chiedersi se c’e’ ancora un qualche senso in queste istituzioni o se non si deve cominciare a pensare diversamente.

* Già deputato, è analista geopolitico ed esperto di relazioni e commercio internazionali

lunedì 27 ottobre 2014

DONBASS, SITUAZIONE A DONETSK E LUGANSK IN UCRAINA, TREGUA SEMPRE VIOLATA.

A 6 MESI DALLE DICHIARAZIONI DI INDIPENDENZA
DEGLI STATI DI DONETSK E LUGANSK
CERCHIAMO DI CAPIRE LA SITUAZIONE

Dopo le dichiarazioni di indipendenza, si sono svolti dei referendum
Dove circa l' 85% degli aventi diritto ha votato al 90% per l'indipendenza!!!

Kiev , asservita ai poteri bancari europei , non ha accettato il responso popolare mandando quindi il suo esercito, aiutato con fondi e mezzi da nato ed europa, come testimoniano i passaggi di mezzi corazzati su treni in ungheria verso l'ucraina.

Mentre in contemporanea, gli aiuti di mosca ai civili russi sotto attacco nel Donbass, sono stati fatti passare per violazioni tanto che stupidamente sono state portate sanzioni alla Russia.....
Sanzioni che poi hanno portato alla contromossa di Putin, che ha imposto sue sanzioni, che hanno messo in ginocchio chi importava in Russia, per non parlare delle forniture di gas !!!!

NON LASCIATEVI CONDIZIONARE DAI MEDIA AL SERVIZIO DEI POTERI MONDIALI CHE VI RINCITRULLISCONO IL CERVELLO
SOLO IN ITALIA LE SANZIONI ALLA RUSSIA CI SONO COSTATE AD ORA GIA 3,2miliardi di € !!!!

NELLA CARTINA
IN ROSSO I TERRITORI CONTROLLATI SALDAMENTE DAI RIBELLI
IN ROSA I TERRITORI CONTESI DAI COMBATTENTI PER LA LIBERTA'
IN CHIARO I TERRITORI RIVENDICATI

giovedì 14 agosto 2014

LA RUSSIA FA UN CONTRO-EMBARGO AI PRODOTTI EUROPEI, TANTE PRODUZIONI SUL LASTRICO.

La Russia colpita dalle risibili sanzioni europee , fa un contro-embargo dei nostri prodotti agricoli ed alimentari, mettendo in ginocchio le produzioni dei paesi come Italia e Spagna, tanti produttori gia in crisi finiranno sul lastrico.....
La claudicante unione europea, cerca di tappare la falla immettendo inutili finanziamenti, insufficienti a coprire il problema , ma purtroppo utili ad aumentare ancor di piu' il debito pubblico !!!!!

Va ricordato che la crisi Ucraina e' stata creata da quei poteri che hanno , per i loro scopi di dominio, inventato la crisi globale......
La crisi Ucraina e' stata montata ad arte per mettere un gigante come la russia in un angolo.....
Beh! Quel gigante, sta scalciando, ed i calci nei denti si prendono noi !!!!!

In Italia abbiamo avuto tre governi, montati ad arte dai potenti e non votati da nessuno , e loro la chiamano DEMOCRAZIA.
In Crimea un referendum, con il 70% di partecipazione ha decretato con il 90% dei voti l'unificazione alla Russia , e loro la chiamano DITTATURA.

FORSE CI STANNO PRENDENDO PER IL CULO ?????

Comunque la Russia la frutta e gli altri alimenti li prende in asia e sud America , e mentre i nostri governanti fanno la figura degli idioti, la crisi avanza sempre di piu' , e credo che adesso non se ne uscira' facilmente e pacificamente......
RIFLETTETE BENE SUL FUTURO DEI VOSTRI FIGLI !!!!!!!

mercoledì 13 agosto 2014

SBAGLIARE IN IRAQ FU UMANO, PERSEVERARE IN UCRAINA E' DIABOLICO - DARIO RIVOLTA.

RICEVO E VOLENTIERI RIPUBBLICO UN ARTICOLO TRATTO DA:
LA VOCE DELLA RUSSIA.

Sbagliare in Iraq fu umano, perseverare in Ucraina è diabolico

Ho sempre pensato, e credo ancora, che gli Stati Uniti siano una grande democrazia liberale e che alcune cose dello stile di vita americano e dei suoi valori possano essere, per noi europei, un esempio da seguire. Sono altresì convinto che la politica internazionale degli USA, come quella di ogni altro stato del mondo, non sia finalizzata a un generoso e irrazionale altruismo, bensì dalla comprensibile volontà di perseguire il mantenimento e magari l’accrescimento del benessere dei propri cittadini. Sono stato Deputato al Parlamento Italiano per tre legislature e mi sono sempre occupato, non solo durante quel periodo, di politica internazionale. Come la maggior parte di noi ho reagito con dolore e indignazione al vile attacco terroristico dell’11 settembre ed ho condiviso la guerra dichiarata da Washington contro i talebani dell’Afghanistan. Purtroppo, ho dovuto anche costatare gli innumerevoli errori commessi da nostri alleati e amici almeno da quel momento in poi. E’ stato un errore strategico gravissimo aver dichiarato la guerra all’Iraq, liberando così il fronte ovest dell’Iran dal loro acerrimo nemico che ne impediva la continuità della loro estensione strategica fino al Mediterraneo. Ovviamente, non provavo nessuna simpatia per Saddam Hussein ma, ancora prima che la guerra scoppiasse, avevo scritto su di una testata americana internazionale che far cadere Saddam avrebbe creato un pericoloso vuoto di potere, a meno di una numericamente enorme e di lunghissima durata presenza di militari americani su quel territorio. Tralascio, per pietà di causa, gli errori operativi e la scarsa capacità di empatia sia del governo USA sia degli uomini inviati a Baghdad per gestire la ricostruzione del Paese. La loro serie di errori non è però finita in Iraq. Come i fatti stanno a dimostrare, è continuata in Siria, in Egitto, in Libia (con la complicità del megalomane Sarkozy) e sta ora manifestandosi con tutta la sua pericolosità in Ucraina. So benissimo che, in parte per ignoranza in parte per nostalgia, un po’ per fanatismo, sono ancora molti gli americani, politici e semplici cittadini, che ritengono sia loro interesse “contenere” la Russia. Così come conosco le ataviche paure nei confronti di un potenziale espansionismo russo da parte di polacchi e Paesi Baltici. Voglio tacere, sempre per pietà, sugli ipocriti sentimenti “umanitari” a fasi alterne degli svedesi. Tuttavia, ritengo che identificare nella Russia un suo presunto, ma inverosimile, desiderio di ricostruire l’Unione Sovietica sia un tragico errore di valutazione. Naturalmente, anche i russi hanno i loro propri obiettivi nazionali ed è più che comprensibile che, dopo che l’occidente ha tradito gli impegni assunti con Gorbaciov per una non estensione della Nato fino ai suoi confini, si nutrano, anche a Mosca, forti dubbi sulle reali intenzioni occidentali e si desideri garantire i propri confini con Stati non nemici o almeno non militarmente avversi. L’interesse di tutto il mondo occidentale non può e non deve esser quello di isolare Mosca. Al contrario, questa grande riserva di materie prime, culturalmente vicinissima all’Europa, dovrebbe essere vista come un nostro grande alleato politico ed economico per tutto il secolo che abbiamo di fronte. Il suo sviluppo ha davanti spazi enormi ed è proprio a ovest che il Cremlino ha sempre guardato per favorirlo. Inoltre, chi nel futuro potrebbe insidiare la nostra posizione nel mondo sta molto più a est e, debito pubblico permettendolo, è verso laggiù che gli Usa dovrebbero concentrare la loro attenzione. Sbagliano, dunque gli americani ma quello di cui non riesco per nulla a farmi una ragione e, anzi, sento in me montare una sempre maggiore indignazione è per l’atteggiamento europeo che si accoda a un comportamento totalmente masochistico andando in modo più che evidente contro i propri stessi interessi immediati e di medio temine. Si sostiene sempre che il vero amico sia quello che sa dire le verità anche le più spiacevoli al proprio sodale e che faccia di tutto per correggerlo quando sbaglia. Germania, Italia e Francia sembrano averci provato per un po’, ma oggi anche loro sembrano essersi accodate agli altri. Non si venga a raccontare della volontà democratica manifestata dal popolo ucraino a Maidan. E’ oramai noto a tutti quanto su un comprensibile malcontento locale si siano innestati aiuti finanziari e organizzativi di alcuni Paesi occidentali. Né si venga a colpevolizzare la Russia per gli aiuti militari e di uomini che sta offrendo ai ribelli dell’est ucraino: forse che gli americani e alcuni dei loro alleati non stanno facendo la stessa cosa con l’esercito di Kiev? La cosa più grave è che quei Governi europei che hanno spinto per la firma dell’accordo tra UE e Ucraina sembrano del tutto indifferenti ai costi politici, ma soprattutto economici diretti, che ciò significherebbe per tutti i contribuenti europei. Stiamo prendendo per la gola greci e portoghesi, per non parlare di altri, costringendoli a vita da stenti e disoccupazione alle stelle e vorremmo invece riversare decine e decine di miliardi di euro per finanziare un Paese di cinquanta milioni di abitanti la cui economia, per più del 50% è legata proprio a quella russa. Mi rendo conto profondamente della necessità di non creare fratture all’interno dell’Unione Europea, così come ritengo che l’alleanza occidentale debba continuare a costituire una nostra scelta strategica fondamentale. Ma a tutto c’è un limite! E se gli USA passano da errore in errore mettendo a rischio il loro stesso ruolo egemone nel mondo, se proprio non riusciamo a farli ragionare, evitiamo almeno di cadere nell’abisso con loro. Non ci guadagneremmo ne’noi ne’loro. Da cittadino, politico ed ex Parlamentare italiano pretendo che il nostro Governo, possibilmente assieme a quelli che ancora in Europa mantengono il buon senso, si dissoci dalla rottura dei nostri virtuosi rapporti con il vicino russo. Il ministro Mogherini sta facendo sicuramente molto e non si può che apprezzare la sua prudenza e i suoi tentativi di mediazione. Sembra però, purtroppo, che, anche a causa di una masnada di giornalisti italiani ed europei, ignoranti e ipocritamente buonisti, l’opinione pubblica sia fuorviata dalla realtà degli avvenimenti. Anche se, ciò considerato, la sua azione diventa sempre più difficile, mi auguro fortemente che continui e che, se non esistessero alternative, abbia il coraggio, con tutto il Governo, di dissociarsi dai comportamenti fortemente nocivi per noi tutti e per le nostre imprese.

Dario Rivolta*

*Già Vice Presidente della Commissione Affari Esteri e Comunitari della Camera dei Deputati

venerdì 18 luglio 2014

AEREO ABBATTUTO IN UCRAINA - 2° articolo

Aereo abbattuto in Ucraina, chiesta indagine internazionale. Recuperate scatole nere:

Il Cremlino continua a respingere come "stupide" le accuse nei suoi confronti e Putin dice: "La tragedia conferma l'urgenza di una soluzione pacifica alla crisi". Ma Kiev tuona: "Mosca andata oltre, i responsabili giudicati all'Aja". Obama chiede che le prove dello schianto rimangano sul luogo, dove è in arrivo un team di esperti. I separatisti annunciano tregua di 4 giorni: 'veglieranno' sui resti di Boeing e corpi.

18 luglio 2014

GRABOVO -Lo sgomento è globale. Le immagini dell'aereo malese abbattuto nell'est dell'Ucraina (a 40 km dal confine con la Russia) scorrono sulle tv di tutto il mondo. L'Olanda è in lutto, il numero dei suoi morti è salito a 189. Lo ha annunciato il portavoce della Malaysia Airline in una conferenza stampa, contando le altre vittime: 44 malesi, 27 australiani, 12 indonesiani, 9 britannici, 4 tedeschi, 4 belgi, 3 filippini, un canadese e un neozelandese. Altre quattro persone sono in corso di identificazione.

Restano i dubbi, ma un rapporto preliminare dei servizi di intelligence degli Stati Uniti citato dalla Cnn sostiene che il volo della Malaysia Airlines MH17, partito da Amsterdam e diretto a Kuala Lumpur è stato molto probabilmente abbattuto dai separatisti filorussi. La Cnn riporta la testimonianza di un funzionario della Difesa americana con "accesso alle informazioni" sul disastro, sottolineando comunque che non c'è ancora una pubblica conferma ufficiale sulle cause. C'erano 298 persone a bordo, due noeonati, ottanta bambini. Lo sgomento resta globale e gli occhi sono puntati sulla Russia di Putin. Il presidente russo ha reso noto di "essere in contatto" con il collega ucraino Petro Poroshenko, auspicando di "poter risolvere la crisi con una pace duratura". I leader mondiali hanno chiesto l'apertura di un'inchiesta internazionale.

Gli stessi separatisti, che hanno già detto di aver recuperato due scatole nere del jet, hanno annunciato oggi una tregua di quattro giorni per permettere le indagini e consentire agli esperti dell'Ocse di visitare la zona. Il cessate il fuoco - ha detto il loro leader Andrei Purgin - è iniziato alle 9 (le 11 in Italia), come concordato con il gruppo di contatto per l'Ucraina orientale. Durante la tregua, esperti internazionali potranno accedere all'area per chiarire le cause dell'incidente. Purgin ha promesso accesso sicuro sia ai soccorritori sia agli inquirenti. A chiedere un'immediata sospensione delle ostilità erano stati gli Usa con l'obiettivo di garantire un corridoio sicuro al luogo dello schianto.

giovedì 17 luglio 2014

BOING 777 ABBATTUTO IN UCRAINA, DI CHI LA COLPA ???

UCRAINA, ABBATTUTO AEREO DELLA MALAYSIA
295 persone a bordo, molti europei e occidentali: tutti morti......

Un aereo della Malaysia Airlines è precipitato in Ucraina, vicino al confine russo. E'stato abbattuto. Ci sono tracce di fumo nella zona dove sono stati avvistati i resti. Era decollato da Amsterdam ed era diretto a Kuala Lumpur.

La notizia è stata diffusa dall’agenzia di stampa russa Interfax. A bordo c’erano 280 passeggeri e 15 membri dell’equipaggio. Si tratta di un Boeing 777, lo stesso modello di aereo scomparso l'8 marzo scorso e mai ritrovato. Il volo, Mh 17, decollato alle 12.15, stava sorvolando la zona di Donetsk, zona di scontri tra esercito russo e ribelli ucraini. Secondo l'agenzia Interfax l'aereo è stato abbattuto. Il trasponder del Boeing all'improvviso non ha più inviato il segnale. Malaysia Airlines ha confermato l'incidente.

«Il bilancio delle vittime non è ancora noto». È quanto ha detto l'amministrazione regionale di Donetsk, dove è caduto il Boeing, vicino alla città di Chakhtarsk, zona sotto il controllo dei separatisti filo-russi. Lo riportano le agenzie Itar-Tass (russa) e Interfax (ucraina).

Il servizio aeronautico civile ucraino aveva chiuso lo scorso 8 luglio lo spazio aereo a est del Paese, in seguito ai combattimenti contro i secessionisti filorussi, autorizzando il transito dei velivoli solo sopra i 7900 metri. Il Boeing malese volava a 10 mila metri di quota.

Il primo ministro malese Najib Razak ha annunciato l'apertura «immediata» di un'inchiesta sul volo MH17 della Malaysia Airlines precipitato. Lo ha dichiarato lo stesso premier sul suo profilo Twitter, dicendosi «scioccato» dalla notizia.

Mosca smentisce ogni coinvolgimento. E' stato abbattuto mentre volava a diecimila metri di altezza, ad una sessantina di chilometri dal confine con la Russia. Mosca ha smentito ogni coinvolgimento nell'incidente attraverso il suo ambasciatore alle Nazioni Unite.

Secondo una fonte del ministero della difesa ucraina, i separatisti avrebbero colpito per l'errore l'aereo della Malaysia Airlines nel tentativo di centrare un aereo da trasporto ucraino che gli era stato segnalato dalle forze di difesa anti aerea russe. Non lontano era in volo un Iliushin 76, con viveri per soldati di Kiev. A sostenere questa tesi è stata una fonte del comando operativo sud del ministero della difesa ucraina, secondo cui le forze di difesa anti aerea russe avrebbero indicato come bersaglio ai separatisti l'aereo ucraino che doveva portare viveri ai soldati di Kiev, ma poi per un errore sarebbe stato colpito con un missile l'aereo della Malaysia Airlines.

Ma i separatisti filorussi hanno smentito ogni responsabilità nella caduta del Boeing 777 nell'Ucraina dell'est, affermando di non avere in dotazione i mezzi di difesa anti aerea capaci di colpire velivoli all'altezza di 10 mila metri. «Abbiamo solo sistemi anti aerei portatili capaci di colpire al massimo ad una altezza di 5 km», ha dichiarato il primo vicepremier dell'autoproclamata repubblica di Donetsk, Andrei Purghin.

Il Boeing 777 della Malaysian Airlines è stato abbattuto dalle forze del governo ucraino. È quanto sostiene invece Alexandre Borodai, 'premier' dell'autoproclamata Repubblica popolare di Donetsk, secondo cui sono state le forze armate ucraine a sparare contro l'aereo. Sarebbe stato abbattuto da un caccia ucraino, a sua volta poi colpito dalle forze filorusse. È la ricostruzione che fa il sito ufficiale della Repubblica di Lugansk, in mano ai separatisti filorussi. «Testimoni-si legge-hanno visto il Boeing 777 attaccato da un caccia ucraino. Il Boeing si è spaccato in due. Dopo l'attacco il caccia è stato abbattuto ed è caduto sullo stesso territorio».

È dunque scambio di accuse, per ora solo velate, tra Mosca e Kiev sulle responsabilità. Una fonte russa autorevole citata da Interfax spiega che un aereo può essere colpito a quell'altezza solo da missili S-300 o Buk. Secondo la stessa fonte, i secessionisti filorussi non dispongono di tali armamenti, mentre «secondo dati di controllo obiettivo, ieri nella zona di Donetsk è stata trasportata una divisione di sistemi anti aerei Buk delle forze militari ucraine e a Kharkov stanno per inviare una divisione della stessa arma». Dal canto suo, il portavoce del consiglio nazionale ucraino di Difesa Andrei Lisenko afferma che tra i separatisti sarebbero stati avvistati alcuni sistemi missilistici capaci di colpire aerei ad alta quota, tra cui i Buk. Nelle ultime settimane i miliziani hanno abbattuto diversi velivoli ucraini, tra cui Antonov, Ilushin, caccia Sukhoi ed elicotteri Mi.

L'unità di crisi della Farnesina è in contatto con la rete diplomatica consolare per verificare l'eventuale presenza di italiani a bordo del Boeing 777. Lo si apprende dalla Farnesina.

Le rotte lungo le quali si è verificata la tragedia dell'aereo precipitato tra Russia e Ucraina «sono state inibite, quindi non ci passiamo». È quanto fanno sapere da Alitalia, che assicura comunque come non ci fosse nessun velivolo della compagnia italiana in zona quando è successo il fatto.

L'allerta di Eurocontrol. L'organizzazione che gestisce il traffico aereo in Europa, ha diramato istruzioni ai piloti di tutto il mondo perchè evitino l'area al confine fra Ucriana e Russia dove è precipitato un aereo della Malaysian airlines, forse colpito da un missile. Lo ha reso noto il dipartimento britannico dei Trasporti, spiegando che i controllori di volo hanno cambiato le rotte degli aerei già in volo. In seguito all'abbattimento del jet anche la compagnia aerea tedesca Lufthansa ha modificato le tratte aeree per evitare di passare sui cieli dell'est dell'Ucraina. Restano raggiungibili le città di Kiew e Odessa. «Abbiamo già deviato la rotta di quattro voli», ha spiegato inoltre il portavoce Andreas Bartels al quotidiano Rheinische Post.

Decine di corpi, tra cui molti bambini. I separatisti filorussi hanno riferito di aver già rinvenuto nel luogo dove è caduto il Boeing malese, in una zona verde dell'Ucraina dell'est, decine di corpi, tra cui molti di bambini. Andrei Purghin, primo vicepremier dell'autoproclamata repubblica di Donetsk, ha promesso che le scatole nere, appena verranno ritrovate, saranno consegnate alle autorità russe «per una indagine obiettiva».

I corpi delle vittime del Boeing malese sono sparsi in un raggio di 4 km. La zona è presidiata dai secessionisti filorussi, che non lasciano entrare nè i soccorritori nè gli inquirenti ucraini. Porte aperte invece per una troupe della tv russa Lifenews, che sta trasmettendo in diretta le immagini del disastro, con corpi straziati, rottami ovunque, oggetti personali, passaporti spesso intatti, molti di cittadini olandesi e malesi.

Recuperata la scatola nera. I separatisti filorussi sostengono di avere recuperato la scatola nera dell'aereo malese precipitato nell'est dell'Ucraina. Lo hanno detto all'agenzia di stampa Interfax.

I soccorsi alle vittime dei passeggeri. L'aeroporto di Amsterdam Schipol ha attivato la procedura Grip-2, mobilitando i soccorritori per accogliere familiari e amici dei passeggeri. Si legge sull'on-line di Noos. «Sono profondamente scioccato per la tragica notizia» dell'aereo della Malaysia Airlines. Così il premier olandese Mark Rutte, riferendo di avere appena parlato con il presidente ucraino Poroshenko. «Le circostanze sono ancora molto poco chiare», ha aggiunto, di ritorno all'Aja dalle vacanze per cui era appena partito dopo il vertice Ue.

Affondano le compagnie aeree in Borsa dopo la notizia dell'area della Malaysia Airlines caduto in Ucraina. Delta Airlines perde il 3,8%, United Continental il 4,3% e American Airlines il 4,2%. In calo anche le compagnie aree europee. Lufthansa chiude in calo del 2,4%.

lunedì 14 luglio 2014

NUOVE TENSIONI TRA RUSSIA ED UCRAINA , KIEV SUGGERITA DALLA UE PROVOCA PUTIN

La Russia si prepara a rispondere al fuoco Ucraino, colpita una casa in una cittadina russa al confine, 1 morto e 2 feriti.

- Angelo Iervolino –
Si aggrava la situazione al confine russo-ucraino. Le autorità della regione russa di Rostov (al confine con l’Ucraina) hanno confermato che un colpo d’artiglieria ha colpito una casa privata ed ha ucciso un cittadino russo, secondo quanto dichiarato dal rappresentante del governo locale, Aleksandr Titov. La Russia darà una risposta dura al bombardamento del suo territorio da parte dei militari ucraini, in cui una persona è stata uccisa ed altre due sono rimaste ferite, ha dichiarato il Vice Ministro degli Esteri russo, Grigory Karasin. “Naturalmente, questa azione non sarà lasciata senza una corrispondente reazione.
Il colloquio con la parte ucraina su questo tema sta per essere serio e duro”, ha dichiarato Karasin in un’intervista ad una stazione radio russa. Quindi a breve è prevista una dura reazione del governo Russo, reazione che potrebbe allargare pericolosamente il conflitto e fare entrare la Russia direttamente in guerra contro l’Ucraina.

Quando hanno capito che la crisi scemava , i potenti hanno attizzato il fuoco !!! La vera guerra alla Russia e' nascosta dall'inutile conflitto ucraino , ormai contano solo le banche....

lunedì 23 giugno 2014

LETTERA DI UN GIORNALISTA RUSSO SULLA CRISI IN UCRAINA NEL DONBASS

Lettera aperta di un Giornalista russo a tutti i suoi colleghi del Pianeta

Cari colleghi giornalisti di tutte le nazioni , vi invito a visitare Donbass in Ucraina, questo appello lo faccio specialmente a coloro che si definiscono giornalisti nella Repubblica Federale Tedesca, al fine di poter constatare con i propri occhi quello che veramente stanno facendo coloro che si definiscono i nuovi liberatori dell’Ucraina, mi chiamo Alexander Zhilin , giornalista e Blogger russo, nato e cresciuto in Ucraina , attivo come giornalista , invito tutti coloro che si sentono di essere giornalisti LIBERI e non al soldo delle Multinazionali che hanno sponsorizzato il colpo di stato da parte di un gruppo di persone che da anni lo preparavano con l’aiuto di paesi occidentali sotto il comando del governo Americano, vi invito a filmare e fotografare il Genocidio che si stà consumando a danno della popolazione civile nel Donbass, solo la vostra presenza in numero abbastanza numeroso 50 /100 potrà fermare la mattanza che stanno attuando i sicari di Kiew, non c,è neonato ,persona anziana o civile che venga risparmiata , in questi giorni si stà consumando un Genocidio basato sulla pulizia Etnica della popolazione Ucraina , quando sarete qui ,vi accorgerete che cosa è l’inferno che la giunta di Kiew ha preparato con l’aiuto di Washington , potrete vedere che il Fascismo di Poroskenko è peggio del Fascismo di Hitler , perché vi dico di venire nel Donbass, assieme a voi e con l’aiuto dell’Organizzazione per la tutela dei giornalisti possiamo fermare questo massacro che Poroskenko ha messo in atto contro le diverse Etnie che vivono in Ucraina , mostrare a coloro che siedono dietro le poltrone nelle Redazioni dei giornali e TV nei paesi occidentali che ,tutto quello che scrivono e diffondono non corrisponde con la etica del libero giornalismo, specialmente mi appello ai colleghi Tedeschi che sono in prima fila nel diffondere disinformazione su quello che realmente stà succedendo in Ucraina, questo vale anche per coloro che si definiscono giornalisti negli altri paesi della UE, invece di fare i copia ed incolla dei dispacci che arrivano dall’Ufficio Stampa della NATO senza aver mai visto di presenza la situazione, vi prego di prendere in considerazione questo mio appello al fine di evitare che le prossime generazioni di Giornalisti non cadano nelle trappole di chi a tutti i costi vuole che la verità non venga fuori, oggi il giornalismo occidentale si stà scavando al fossa con le proprie mani ,e non solo il giornalismo-

martedì 27 maggio 2014

CRISI IN UCRAINA: Kiev rilancia il dialogo, ma a Donetsk si combatte !!!!!

Elicotteri bombardano l'aeroporto internazionale occupato dai filorussi. Gli scontri si spostano poi alla stazione, mentre le autorità dell'autoproclamata repubblica popolare decretano la legge marziale in tutta la regione. Ufficiale: Poroshenko nuovo presidente ucraino. Che vuole parlare con Mosca, ma poi precisa: l'operazione contro i separatisti deve proseguire .

STANNO DISTRUGGENDO ED UCCIDENDO TUTTI QUELLI CHE LOTTANO PER LA LIBERTA'
Ben appoggiati da USA e UE , servi dei potenti banchieri !!!!

KIEV - Resta rovente la situazione nella regione separatista di Donetsk. Stamani le forze ucraine hanno ripreso a martellare Sloviansk e i villaggi vicini, compreso quello in cui ha trovato la morte il fotoreporter italiano Andrea Rocchelli. Il bilancio è di almeno due morti tra i miliziani filorussi, a cui si sono aggiunti in serata due vittime degli scontri verificatisi intorno alla stazione di Donetsk oggi pomeriggio.

L'agenzia russa Interfax precisa che un bambino è rimasto ferito. Secondo il Kiev Post, gli scontri nella stazione si sono verificati dopo che l'esercito di Kiev ha spinto i filorussi dall'aeroporto, che avevano occupato in mattinata, verso sud, in una zona residenziale a poca distanza dalla stazione centrale. I combattimenti si sono poi spostati sempre più verso la stazione ferroviaria, dove un civile è stato colpito da un proiettile vagante nel parcheggio in cui lavorava. Secondo il Kiev Post, i filorussi mantengono il controllo della stazione.

In un comunicato pubblicato sul sito del comune, il sindaco di Donetsk, Olexandre Lukiantchenko, ha invitato ai cittadini di restare nelle proprie case dopo gli intensi combattimenti tra truppe ucraine e separatisti filorussi che "hanno provocato vittime tra i civili". "Controllate i vostri bambini. Cercate di non uscire di casa, salvo emergenze".

Le autorità dell'autoproclamata Repubblica popolare di Donetsk, che rivendica l'indipendenza da Kiev, hanno imposto a partire da questa mattina la legge marziale in tutta la regione. Lo scopo, tuona minaccioso un loro comunicato, è quello di ripulire la regione dalle unità militari ucraine.

Il primo effetto tangibile della misura è stata l'occupazione parziale dell'aeroporto della città. I filorussi hanno fatto irruzione alle prime luci dell'alba, chiedendo ai soldati fedeli a Kiev di lasciare lo scalo, i militari si sono rifiutati. Poco più tardi, il governo di Kiev ha fatto entrare in azione l'aviazione. Elicotteri da combattimento hanno bombardato il terminal principale, mentre combattimenti tra truppe governative e separatisti si sono estesi anche nella zona della stazione ferroviaria.

"Il secondo piano dell'edificio amministrativo della stazione di Donetsk è in fiamme" e nella zona "un civile è stato ucciso da proiettili vaganti", riferiscono fonti nella città. La notizia non è verificabile sul campo a causa dell'estrema volatilità e dei rischi della situazione. Anche alcuni giornalisti stranieri sono finiti sotto il fuoco di un cecchino nei pressi dell'aeroporto. Secondo l'agenzia russa Itar-Tass, diversi reporter sarebbero bloccati nella zona degli scontri. Nel centro di Donestk è stato evacuato e chiuso il principale centro commerciale della città, nel timore che i combattimenti si estendano alla zona nord dove sorge il centro. Evacuato anche il Green Plaza, che ospita uffici e qualche negozio.

La vittoria di Poroshenko alle presidenziali ucraine. Intanto si è concluso il conteggio dei voti delle elezioni presidenziali tenute ieri in tutto il Paese. La Commissione elettorale ha ufficializzato che Petro Poroshenko è il nuovo presidente ucraino eletto. "Non serve indire un secondo turno, è stato eletto il nuovo presidente dell'Ucraina" ha annunciato il presidente della commissione elettorale, Mykhaïlo Okhendovsky. Poroshenko, il magnate "re del cioccolato" ha ottenuto più del 54% dei voti. Decisamente scarso il risultato per Yulia Tymoshenko che si è aggiudicata solo il 13,1%. Terzo posto per Oleg Lyashko (8,48%), a seguire Anatoly Gritsenko (5,48%) e Sergei Tigipko (5,18%).

Le reazioni internazionali. Tra le prime reazioni internazionali all'ufficializzazione dell'elezione di Poroshenko, quella degli Stati Uniti. Mentre Obama si era espresso entusiasticamente già domenica, il segretario di Stato John Kerry ha fatto sapere che gli Usa sosterranno gli sforzi del nuovo presidente nella costruzione di un'Ucraina "unita". Washington, ha proseguito Kerry, "è determinata a lavorare con l'Ucraina e altri Paesi per trovare una soluzione pacifica al conflitto" nelle regioni dell'est, controllate dai separatisti filorussi.

C'è poi la cancelliera tedesca Angela Merkel, che ha invitato il presidente russo, Vladimir Putin, a rispettare il risultato delle presidenziali ucraine. In una riunione della presidenza della Cdu, Merkel avrebbe detto di sperare che "la Russia faccia per davvero quel che aveva annunciato di voler fare prima del voto". Ovvero, collaborare con il nuovo presidente eletto. Merkel, in particolare, spera che Mosca e Kiev raggiungano un accordo sul costo delle forniture di gas già durante questa settimana.

Sul tema del gas, si registrano le parole del commissario europeo all'Energia, Guenther Oettinger, che vede "una buona chance" di arrivare a un accordo entro il primo giugno prossimo. Le discussioni fra Russia e Ucraina sono "ben avanzate", ha dichiarato il commissario Ue a margine delle negoziazioni a Berlino con i ministri dell'Energia russo, Alexandre Novak, e ucraino, Yuri Prodan. Che hanno tempo fino a mercoledì sera per accettare i termini di un compromesso che vedrà l'Ucraina pagare in un primo tempo 2 miliardi di dollari a Gazprom, ha precisato Oettinger.

Le prossime mosse di Poroshenko. La prossima settimana il neo presidente dovrebbe recarsi in Polonia, anche se ufficialmente l'insediamento avrà luogo non prima dell'8-10 giugno. Per ora Poroshenko ha evitato di rispondere alla domanda se si senta pronto a lavorare con Putin, ma ha detto che incontri dovrebbero tenersi al più presto. "Penso che la Russia sia un nostro vicino e senza la Russia sarebbe molto meno efficace o impossibile parlare di sicurezza nell'intera regione o addirittura di sicurezza globale", ha detto il 're del cioccolato'. Salvo precisare che l'operazione militare contro i separatisti filorussi nelle regioni orientali di Donetsk e Lugansk deve proseguire. E ripetere che non riconosce il risultato del referendum con cui la Crimea è tornata alla Russia: bisogna risolvere con urgenza "la questione: il ritorno della Crimea all'ucraina, la difesa degli ucraini che vivono in Crimea", ha affermato.

Nel corso di una conferenza stampa tenuta a Kiev, Poroshenko ha inoltre annunciato che Arseni Iatseniuk rimarrà primo ministro.

Mosca: "errore colossale" riprendere offensiva contro filorussi. Da Mosca ha parlato il ministro degli Esteri, Serghei Lavrov: La Russia "rispetta" i risultati delle elezioni presidenziali in Ucraina ed è pronta al dialogo con il nuovo presidente, ma Kiev commetterebbe "un errore colossale" a riprendere l'offensiva antiterrorismo nell'est del Paese. Il capo della diplomazia russa ha inoltre rilanciato l'appello alle autorità ucraine affinché rispettino gli interessi di ogni gruppo di cittadini e facciano il possibile per evitare che prevalgano visioni estremiste.

IO CRITICO I DUE PESI E LE DUE MISURE , QUELLO CHE PER USA ED UE ERA LEGITTIMO PER LA EX JUGOSLAVIA , NON VA BENE PER UCRAINA , GEORGIA E CAUCASO.
IL KOSSOVO HA AVUTO SUBITO RICONOCIMENTI , COSI COME PER LA  CECENIA .....
MENTRE PER IL DONBASS , L'ABKHAZIA , L'OSSEZIA DEL SUD E LA TRANSNISTRIA , NON SI E' VISTO NULLA !!!!
SERVE LA LIBERA DETERMINAZIONE DEI POPOLI , TRAMITE UN REFERENDUM, COME IN CRIMEA.

venerdì 16 maggio 2014

CRISI UCRAINA , FACCIAMO CHIAREZZA CERCANDO DI ANALIZZARE LA SITUAZIONE

DIVISIONI ETNICHE , LINGUISTICHE E DELLA RICCHEZZA:

La lettura corrente della situazione ucraina prescinde spesso dal dato demografico e geografico, che è invece fondamentale.
La storia si ripete sempre finché la geografia non cambia.
Si dimentica quello che i sociologi sanno: che la nozione stessa di «Ucraina» è stata socialmente costruita e spesso politicamente contestata. La Crimea per quasi quattro secoli è stata governata da un Khanato erede diretto di Gengis Khan (1162-1227), finché come risultato del «colonialismo via terra» russo fu conquistata a trasformata nel Governatorato della Tauride, prima di essere incorporata dai comunisti nella Repubblica Russa e poi in quella ucraina. Una buona parte di quella che oggi è chiamata Ucraina Occidentale è stata parte della Polonia fino alla Seconda guerra mondiale. La Bessarabia del Sud è stata storicamente parte della Moldavia e della Romania, fino a essere annessa alla repubblica sovietica dell’Ucraina nel 1940.

Questa «invenzione dell’Ucraina» risponde alla logica leninista e stalinista di costruire repubbliche tagliando e cucendo sulla carta geografica, ma anche al tentativo di isolare la resistenza armata anticomunista – che in Ucraina è durata fino agli anni 1950 – facendo diminuire nella Repubblica la percentuale di ucrainofoni rispetto a quella dei russofoni, e la percentuale dei cattolici (quasi tutti anticomunisti) rispetto agli ortodossi. Il risultato è uno dei tanti Paesi con frontiere ampiamente artificiali. Molti russofoni sono emigrati in Russia o altrove – il Paese dove sono emigrati più ucraini (200.000) oggi è l’Italia, e molti sono russofoni – così che oggi sono meno di un tempo: si dice 18% ma i censimenti sono a loro volta un atto politico, l’ultimo è stato fatto nel 2001 e il prossimo sarà nel 2016. Quella che è certa è la contrapposizione fra le regioni orientali, in maggioranza russofone e ortodosse, e le regioni occidentali, in maggioranza ucrainofone, e con una robusta presenza cattolica accanto agli ortodossi, che peraltro sono spaccati in due patriarcati rivali, uno leale a quello di Mosca e uno nazionalista, oggi maggioritario, che incentra la sua esistenza sull’indipendenza dalla Russia. L’Ucraina ha in assoluto uno dei più bassi tassi di fertilità del mondo (1,53), ma questo è la media di un tasso più alto nelle regioni occidentali e di uno da record del mondo negativo nelle regioni orientali russofone (una è addirittura a 1,24 – ricordo che il tasso minimo per assicurare il ricambio generazionale è 2,1). In compenso, tutta l’Ucraina non è particolarmente ricca, ma il tasso di povertà è significativamente più alto nell’Ucraina occidentale (49% nelle campagne e 45% nelle città) rispetto a quella orientale (35%). Questo si deve anche a maggiori investimenti nell’epoca comunista nella zona orientale e russofona. Ci sono molte Ucraine: si dovrebbe ancora parlare dei musulmani tatari di Crimea e bulgari, dei rom – che hanno gravi problemi di diritti umani – e del fatto che i quattro quinti degli ebrei ucraini, che erano ancora 500.000 nel 1989, sono emigrati dopo l’indipendenza, ma il quinto che rimane (100.000 persone) costituisce ancora una minoranza ebraica tripla rispetto a quella italiana in un Paese meno popolato (45 milioni). Tuttavia le Ucraine principali sono sostanzialmente due: quella occidentale, con città principale Leopoli (Lviv, 760.000 abitanti), e quella orientale, dove il centro più grande è Kharkov (1.400.000 abitanti), culla del comunismo ucraino e prima capitale della Repubblica sovietica dell’Ucraina. Kiev (2.800.000 abitanti), con moltissimi immigrati inurbati dal resto del Paese, sta nel mezzo.
Non a caso abbiamo ascoltato nei giorni scorsi dichiarazioni separatiste sia a Leopoli sia a Kharkov.
Uno dei problemi, che ho personalmente constatato nella visita OSCE, è che i russofoni dell’Ucraina orientale, teoricamente in minoranza (ma più ricchi), occupano un numero sproporzionato di posizioni politiche, amministrative e di governo. Il presidente Yanukovytch viene dall’Est del Paese e parla un ucraino stentato, così come il primo ministro Arbuzov.
Perché mai gli ucraini in maggioranza ucrainofoni eleggono dei russofoni dell’Est? La risposta della maggior parte degli osservatori delle elezioni, OSCE compresa, è che non li eleggono e le elezioni sono truccate. Indire nuove elezioni sposta dunque i problemi ma non li risolve, a meno di garantire agli ucraini che il prossimo voto sarà senza brogli. Già Samuel Huntington (1927-2008) aveva individuato la «linea di faglia» ucraina nel suo libro sugli scontri di civiltà, e per lui in questi casi una soluzione ragionevole è il taglio: gli ucraini che si sentono occidentali ed europei in uno Stato e quelli che si sentono orientali e russi in un altro. Tuttavia il regime sovietico ha spostato popolazioni come pedine su una scacchiera per evitare che si consolidassero nazionalismi insurrezionali, e oggi questa soluzione, che pure emerge in diversi articoli di studiosi internazionali, è molto difficile da mettere in pratica. Il rischio è di una «super-Jugoslavia», con una guerra civile seguita dall’emergere da più di due Stati (la Crimea è un mondo a parte, con la flotta russa che staziona nel porto di Sebastopoli). Quanto allo scenario geopolitico, la Russia ha le idee chiare: ricostruire uno spazio euro-asiatico di Paesi satelliti, versione moderna degli imperi zarista primo e sovietico poi – ed è disponibile a mobilitare grandi risorse per mettere queste idee in pratica (15 miliardi di dollari al governo ucraino, un esborso non indolore neppure per il ricco Tesoro russo).
Gli Stati Uniti di Obama sono sempre più disimpegnati dallo scacchiere europeo, e forse da tutti gli scacchieri.
L’Unione Europea avrebbe un interesse teorico ad acquisire il mercato ucraino, che è strategico, per non parlare dei gasdotti (quarantamila chilometri di tubi, fra gasdotti e oleodotti, anche se Putin e la Germania, che diffidano dell’Ucraina, privilegiano percorsi alternativi) e dei cereali, di cui l’Ucraina, granaio dell’Europa e non più della Russia, è un fornitore sempre più importante anche per l’Italia. Tuttavia l’Unione Europea non ha una politica estera comune – la diplomatica americana Victoria Nuland intercettata mentre mandava l’Unione Europea a quel Paese non a caso è la moglie del teorico neoconservatore (oggi però avvicinatosi a Obama) Robert Kagan, quello per cui gli Europei vengono da Venere, la dea delle mollezze e dei piaceri, e gli americani da Marte, il dio del lavoro e della guerra –, ognuno persegue il suo interesse particolare, e soprattutto la Germania non vuole farsi carico di quel cinquanta per cento o quasi della popolazione ucraina che vive sotto la soglia di povertà. È vero, gran parte degli attacchi a Putin sono ideologici: danno fastidio le sue posizioni non «politicamente corrette» sull’omosessualità e non solo.
Ma è anche vero che l’Ucraina com’è stata disegnata dai drammi della storia, con pezzi di Polonia cattolica strappati alla Polonia e distretti prevalentemente cattolici, e con un tenace sentimento anti-russo alimentato da decenni di resistenza anti-sovietica che contagia anche una parte degli ortodossi (con frange che identificano il potere russo con il potere di oligarchi in buona parte di origine ebraica, e usano toni effettivamente antisemiti e inaccettabili), non può essere trattata semplicemente come un satellite russo se non dispiegando una feroce repressione militare, i cui costi sarebbero altissimi anche per la stessa Russia.

Per evitare la Jugoslavia occorre sedersi a un tavolo, dove gli occidentali – ammesso che ve ne siano capaci di visioni strategiche, e non interessati solo allo spread o ai gasdotti, che peraltro non sono irrilevanti – depongano i loro pregiudizi contro Putin, e Putin accetti dal canto suo di rinunciare a qualcosa.

mappa analisi PIL pro capite e suddivisione della ricchezza nei territori.
rep. indipendente di Lugansk
  rep. indipendente di Donestk

domenica 20 aprile 2014

CRISI UCRAINA, LA POLONIA HA ADDESTRATO I GOLPISTI DI KIEV, PERCHE' ???

LE BUGIE HANNO LE GAMBE CORTE !!!

http://aurorasito.wordpress.com/2014/04/19/ucraina-la-polonia-ha-addestrato-i-golpisti-due-mesi-prima

Ucraina: la Polonia ha addestrato i golpisti due mesi  prima:

Le bugie hanno vita sempre più breve. Due mesi dopo il cambio di regime a Kiev, la stampa polacca ha pubblicato rivelazioni sul coinvolgimento del governo di Donald Tusk nella preparazione del colpo di Stato. Queste nuove informazioni smentiscono il discorso occidentale e mostrano che il governo provvisorio attuale di Aleksandr Tourchinov è stato imposto dalla NATO in violazione del diritto internazionale.

Il settimanale di sinistra polacco Nie (No), ha pubblicato una testimonianza scioccante sull’addestramento dei militanti più violenti di EuroMajdan [1]. Secondo questa fonte, il ministro degli Esteri polacco Radoslaw Sikorski invitò, nel settembre 2013, 86 membri di Fazione Destra (Pravý Sektor), presumibilmente nell’ambito di un programma di cooperazione interuniversitaria. In realtà, gli ospiti non erano studenti, molti avevano più di 40 anni. Non andarono al Politecnico di Varsavia, contrariamente al programma ufficiale, ma al centro di addestramento della polizia di Legionowo, a un’ora di auto dalla capitale. Lì passarono quattro settimane di addestramento intensivo nella gestione delle folle, nel riconoscimento delle persone, in combattimento tattico, comando, comportamento nelle emergenze, protezione dal gas della polizia, costruzione di barricate e in particolare tiri anche con i fucili dei cecchini. Tale addestramento avvenne nel settembre 2013, quando le proteste di piazza Majdan iniziarono in risposta al decreto di sospensione dei negoziati per la firma dell’accordo d’associazione con l’Unione europea, firmato dal primo ministro Mikola Azarov il 21

settimanale precisa che fotografie attestano tale addestramento, mostrando ucraini in uniformi naziste con i loro maestri polacchi in borghese. Queste rivelazioni giustificano un nuovo sguardo sulla risoluzione, adottata all’inizio di dicembre 2013, dal Sejm polacco, il Parlamento, che ha affermava la “piena solidarietà ai cittadini ucraini per la forte determinazione a dimostrare al mondo la decisione d’assicurare una piena adesione del loro Paese all’Unione europea”. Naturalmente, i parlamentari non erano consapevoli che il loro Paese addestrava gli individui che cercarono e presero il potere. Tale scandalo illustra il ruolo assegnato dalla NATO alla Polonia in Ucraina, che può essere paragonato a quello assegnato alla Turchia in Siria, ed eseguito dal governo dell’europeista liberale Donald Tusk. Il ministro degli Esteri, il giornalista Radoslaw Sikorski, un ex-rifugiato politico nel Regno Unito, è la mente dell’integrazione della Polonia nella NATO. Come membro del “triangolo di Weimar”, fu uno dei tre rappresentanti dell’Unione europea a negoziare l’accordo del 21 febbraio 2014 tra il Presidente Viktor Janukovich e i tre principali capi di EuroMajdan [2]. Naturalmente, il presidente ucraino non sapeva che aveva addestrato i rivoltosi. Il ministro degli Interni e coordinatore dei servizi speciali, Bartlomiej Sienkiewicz (nipote dello scrittore Henryk Sienkiewicz, autore di Quo Vadis?), è uno dei fondatori dell’attuale servizio segreto polacco, l’Ufficio di Protezione dello Stato (Urzd Ochrony Panstwa). Fu anche per molto tempo vicedirettore del Centro Studi Orientali (Osrodek Studiów Wschodnich), centro nazionale per la ricerca sull’Europa orientale e i Balcani, in particolare Ucraina e Turchia. Questo istituto ha una profonda influenza sulla percezione occidentale degli eventi attuali, grazie ai suoi accordi con la Carnegie Foundation [3]. Durante il governo di Julija Timoshenko (2007-2010), il presidente ad interim dell’Ucraina, Aleksandr Turchinov era il capo dell’intelligence e viceprimo ministro. Lavorò con i polacchi Donald Tusk (già primo ministro), Radoslaw Sikorski (ministro della Difesa) e Bartlomiej Sienkiewicz (direttore della società di spionaggio privata OTHAGO ASBS). Per rovesciare il governo del suo confinante, la Polonia si rivolse agli attivisti nazisti, proprio come la Turchia usa al-Qaida per rovesciare il governo siriano. Non solo non sorprende che le autorità polacche attuali usino i nipoti dei nazisti che la CIA inserì nella rete Gladio della NATO per lottare contro l’Unione Sovietica, ma ricordiamo la polemica che scoppiò nelle elezioni presidenziali in Polonia nel 2005 quando il giornalista e deputato Jacek Kurski rivelò che Jòzef Tusk, il nonno di Donald Tusk, fu un volontario della Wehrmacht. Dopo aver negato, il primo ministro finalmente ammise che suo nonno prestò servizio nell’esercito nazista, ma sostenne che si arruolò dopo l’annessione di Danzica. Un ricordo che dice molto su come Washington selezioni i suoi agenti in Europa orientale. In sintesi, la Polonia ha addestrato una banda per rovesciare il presidente democraticamente eletto dell’Ucraina con cui finse di negoziare una soluzione pacifica, il 21 febbraio 2014, mentre i rivoltosi prendevano il potere. Inoltre, non v’è dubbio che il colpo sia stato sponsorizzato dagli Stati Uniti, come dimostra la conversazione telefonica tra l’assistente del segretario di Stato Victoria Nuland e l’ambasciatore USA Geoffrey R. Pyatt [4]. Allo stesso modo, è chiaro che gli altri membri della NATO, tra cui la Lituania (l’Ucraina fu dominata dall’impero polacco-lituano) e Israele in quanto membro de facto dello Stato Maggiore atlantista, hanno partecipato al colpo di Stato [5]. Tale schieramento suggerisce che la NATO possieda ora una nuova rete Gladio in Europa orientale [6]. Inoltre, dopo il colpo di Stato, i mercenari statunitensi di una controllata di Academi (Greystone ltd) sono stati dispiegati nel Paese su ordine della CIA [7]. Tali fatti modificano profondamente la percezione che si può avere del colpo di Stato del 22 febbraio 2014. Smentiscono gli argomenti diffusi dai giornalisti del dipartimento di Stato USA (punti 3 e 5 della nota del 5 marzo) [8] e costituiscono un atto di guerra secondo il diritto internazionale. Pertanto, il ragionamento degli occidentali sulla sequenza degli eventi, tra cui l’adesione della Crimea alla Federazione Russa e le rivolte in corso in Ucraina orientale e meridionale, è nullo.

domenica 13 aprile 2014

UCRAINA E' GUERRA CIVILE , UN GIOCO DEI POTENTI !!!!!!

Ucraina, ancora scontri. Disordini con le milizie filo-russe a Slaviansk, Kramatorsk e Donetsk

Uomini armati hanno fatto irruzione nelle città orientali dell'Ucraina portando via pistole e armi automatiche per poi distribuirle ai manifestanti. Per il ministro dell'Interno, Arsen Avakov, l'attacco è stato opera di "terroristi". Kiev: "La Russia metta fine ad azioni provocatorie nell'est". Kerry a Lavrov: "possibili altre conseguenze"

KIEV - Il confine con la Russia dell'Ucraina è incandescente. Uomini armati in tuta mimetica questa mattina hanno occupato un commissariato nella città orientale di Slaviansk. Gli assalitori hanno sparato e fatto esplodere granate stordenti. Secondo la polizia hanno sequestrato almeno 400 pistole e 20 armi automatiche. "Stanno distribuendo queste pistole ai partecipanti alla protesta in Slaviansk", ha detto un fotografo della Reuters. Una sparatoria è scoppiata anche a Kramatorsk tra manifestanti filo-russi e polizia, riferisce la Bbc, mentre a Donetsk oltre 200 dimostranti filo-russi hanno occupato il quartier generale della polizia armati di bastoni. Il nuovo governo accusa la Russia di provocazione, il Cremlino chiede a Kiev di "non ricorrere alla forza" per risolvere la crisi.

Per il ministro dell'Interno ucraino, Arsen Avakov, l'attacco a Slaviansk è stato opera di "terroristi" che, ha poi assicurato, verranno presto cacciati dalle forze speciali. Separatisti filorussi occupano da diversi giorni la sede dei servizi di sicurezza a Lugansk e la sede del governo regionale a Donetsk. La via di accesso alla città è stata bloccata. Stando a testimoni oculari, le divise indossate dagli uomini del presidio armato sono identiche, di colore verde e senza mostrine né distintivi di sorta, a quelle dei membri delle sedicenti milizie di auto-difesa che nelle settimane scorse assunsero il controllo della Crimea, preludio all'annessione della penisola alla Russia. Molto simili anche le armi a loro disposizione.

Nel pomeriggio, i miliziani filo-russi hanno anche preso il controllo della sede dei servizi di sicurezza. "Lo stesso gruppo di uomini armati che ha sequestraro il commissariato del distretto ha anche occupato l'edificio del servizio di sicurezza ucraina di Slavyansk", ha fatto sapere la polizia della regione di Donetsk, dove si trova la città.

Le autorità locali hanno indicato come "miliziani di Donetsk" gli uomini responsabili delle due azioni. Donetsk è la grande città situata a circa una sessantina di chilometri da Slavjansk, già in mano ai separatisti da circa una settimana. "Ho chiesto loro chi fossero - ha raccontato il sindaco di Slavyansk -. Hanno detto miliziani di Donetsk".

Qui oltre 200 dimostranti filo-russi, molti armati, hanno occupato il quartier generale della polizia. Armati di bastoni hanno fatto irruzione nel quartier generale senza incontrare alcuna resistenza. Poche decine di agenti delle forze anti-sommossa, inviate per protegggere l'edificio, sono stati visti con indosso nastri di colore arancione e nero, simbolo del sostegno al governo russo. A Donetsk, capitale industriale dell'est ucraino, il 7 aprile scorso i militanti filo-russi avevano già preso il controllo della sede dell'amministrazione regionale.

Il presidente ucraino ad interim Oleksandr Turcinov ha destituito dall'incarico Valeriy Ivanov, capo dell'Sbu, i servizi di sicurezza, per la regione del Donetsk: lo hanno reso noto fonti della Presidenza della Repubblica. Da quasi un mese attivisti filo-russi occupano anche il quartier generale dell'Sbu in città.

L'Ucraina lancia ammonimenti. La Russia metta fine ad "azioni provocatorie" nell'est ha detto il ministro degli Esteri di Kiev, Andrii Deshchytsia riferendo di aver avuto una conversazione telefonica con il collega russo, Sergei Lavrov. E il ministro degli Esteri russo ha fatto appello a Kiev perché "non ricorra alla forza" per affrontare la crisi politica in Ucraina. Nella telefonata con Lavrov, Deshchytsya ha denunciato le azioni degli agenti russi in corso nelle regioni orientali del paese sono state organizzate per ostacolare la riunione fissata giovedì a Ginevra anche con rappresentanti di Stati Uniti e Ue, oltre che di Ucraina e Russia.

Il segretario di Stato Usa John Kerry ha parlato al telefono con il ministro degli esteri russo Serghiei Lavrov e lo ha avvertito che se la Russia non prenderà "misure per ridurre la tensione nell'Ucraina orientale e non ritirerà le sue truppe dal confine" dovrà affrontare "ulteriori conseguenze".

mercoledì 9 aprile 2014

UCRAINA: cosa sta davvero succedendo ?????

Ucraina: verso la repubblica nazi-atlantista del Banderastan

“Non credo che alla #Russia importi se un’ #Ucraina sfasciata si unisce alla #NATO, chiamandosi “Repubblica #Nazista del Banderastan”.
La Russia ci guadagnerà se si riprende di nuovo tutto ciò che ha ceduto dagli anni ’20, annettendosi uno Stato con metà popolazione e l’80% dell’industria del Banderastan.

Nel frattempo, l’UE avrà preso a bordo il caso disperato di un’economia gestita da gente che farà fare all’ungherese Jobbik la figura del liberaldemocratico. La NATO avrà acquisito carne da cannone e un fronte con una Russia risorgente; ma anche uno Stato fallito che la Russia conosce bene e può gestire, parlando d’intelligence, a volontà. Ci vorrà del tempo alla CIA per fornire parrucche e corsi di lingua ucraina ai suoi agenti, ne sono sicuro”. Migliaia di persone sventolando bandiere russe sono scese nelle piazze delle città dell’Ucraina orientale di Donetsk, Lugansk, e Kharkov occupando gli uffici governativi. Il 6 aprile, oltre 2000 manifestanti russofoni occupavano i locali del governo provinciale della città di Donetsk, nell’oriente dell’Ucraina. I manifestanti issarono la bandiera russa sul palazzo governativo e inalberavano cartelli con gli slogan “Donetsk, città russa”, “referendum sull’indipendenza e l’unificazione con la Russia”, “I Berkut hanno salvato l’Ucraina”, “Svegliati, popolo ucraino”, “Che sia un’unione dei popoli fratelli” e “fuori la NATO”. La milizia popolare occupava anche l’edificio del Servizio di Sicurezza dell’Ucraina. A Lugansk venivano occupate la filiale della Banca Nazionale e l’edificio della Direzione Provinciale del Servizio di Sicurezza. La milizia popolare chiede all’amministrazione regionale di Lugansk di “non riconoscere il governo a Kiev” e di “assumere il controllo politico della regione“. Le persone radunatesi a Piazza Lenin, a Donetsk, presentarono una petizione in favore degli agenti di Berkut, falsamente accusati di aver sparato ai rivoltosi di Majdan. I manifestanti chiedono che la “giunta illegale a Kiev” ponga fine a repressioni e persecuzioni politiche e non molesti l’esercizio del diritto all’autodeterminazione, perseguendo l’esempio della Crimea. I manifestanti chiedono ai funzionari una sessione speciale sul referendum, altrimenti organizzeranno l’iniziativa per risolvere la questione. I manifestanti non riconoscono le cosiddette autorità a Kiev e chiedono anche la liberazione del ‘governatore popolare’ Aleksandr Kharitonov, incarcerato da metà marzo, e di altri 15 attivisti filo-russi. Così sei attivisti anti-Majdan furono rilasciati. A Kharkov 10000 manifestanti russofoni si sono scontrati con elementi neonazisti e circa 1500 attivisti pro-russi occupavano la sede dell’amministrazione regionale di Kharkov. Gli organizzatori delle proteste invitarono i partecipanti “a sostenere Donetsk e Lugansk, dove sono stati occupati edifici governativi“. Il 7 aprile, nella sessione del Consiglio del popolo del Donbass, a Donetsk, veniva dichiarata l’autonomia da Kiev proclamando la Repubblica Popolare di Donetsk. Polizia e servizi di sicurezza ucraini non interferivano nonostante le minacce dei golpisti a Kiev. Il Consiglio si proclamava unico organo legittimato della regione fino al referendum generale da tenersi non oltre l’11 maggio. “La Repubblica Popolare del Donetsk costruirà le sue relazioni in linea con il diritto internazionale e sulla base dell’uguaglianza e dei vantaggi reciproci. Il territorio della repubblica rientra nei confini amministrativi riconosciuti della regione di Donetsk ed è indivisibile e inviolabile. Questa decisione entrerà in vigore dopo il referendum“. Inoltre il Consiglio di Donetsk s’è indirizzato al presidente russo Vladimir Putin, chiedendo l’invio di una forza di pace nella regione. “Senza il vostro sostegno sarà difficile resistere alla giunta di Kiev. Lo chiediamo al Presidente Putin perché possiamo affidare la nostra sicurezza solo alla Russia“. Una manifestazione contro la repressione politica in Ucraina si svolgeva anche nella città meridionale di Odessa. Il ‘presidente’ golpista Aleksandr Turchinov ha minacciato misure antiterrorismo contro coloro che si ribellano alle ‘autorità’ di Kiev, “Quello che è successo ieri è la seconda fase dell’operazione speciale della Federazione russa contro l’Ucraina” perciò un “comando anti-crisi è stato istituito ieri sera. Abbiamo intensificato le misure di sicurezza al confine orientale del Paese, considerando la passività delle forze dell’ordine locali, che saranno rafforzate con personale di altre regioni”. A sua volta il ‘ministro’ degli Esteri ad interim ucraino Andrej Deshitsa annunciava che il governo golpista a Kiev prenderà misure “molto dure” contro i manifestanti russofoni. Quindi i golpisti a Kiev pianificano un’”operazione di pulizia” in Ucraina orientale, mentre Turchinov ha cancellato la visita alla Conferenza dei presidenti dei parlamenti dell’Unione europea in Lituania. Il ‘ministro’ degli interni ucraino, il golpista Arsen Avakov, conferma che “Queste unità speciali sono pronte a risolvere compiti immediati senza prestare attenzione alle peculiarità locali. Invito tutte le teste calde ad astenersi da critiche e panico ed aiutare la polizia a prendere la situazione sotto controllo“. Le ‘autorità’ a Kiev hanno già aperto più di 20 procedimenti penali contro i manifestanti anti-Majdan. Agenti della sicurezza in Crimea avevano sventato un attacco presso la città di Saki, la notte del 6 aprile. Un gruppo di 10 individui aveva attaccato un checkpoint e occupato un edificio nelle sue vicinanze. Quando la polizia è arrivata sul posto fu aggredita da cinque soggetti che cercarono di rubare le armi degli agenti. “Durante lo scontro uno degli aggressori è stato arrestato e un altro è morto, gli altri tre sono fuggiti. Dopo essere stato ferito, un militare s’è difeso uccidendo un ufficiale dell’esercito ucraino, Stanislav Karachevskij“. Intanto il rappresentante permanente degli Stati Uniti presso l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE), Daniel B. Baer, ha dichiarato che qualsiasi referendum in Ucraina sarà considerato illegale da Washington. Il ministero degli Esteri russo invece esorta Kiev a bloccare i preparativi volti ad istigare la guerra civile. L’Ucraina starebbe inviando unità speciali della polizia nelle regioni del sud-est, nel tentativo di contrastare le proteste antigovernative. “Secondo le nostre informazioni, unità delle truppe interne e della guardia nazionale, nonché militanti armati della formazione illegale ‘Fazione Destra’, si avviano verso il sud-est dell’Ucraina e la città di Donetsk“, ha detto il ministero. “Siamo particolarmente preoccupati dal coinvolgimento dei 150 mercenari statunitensi della società privata Greystone Ltd., vestiti con l’uniforme delle unità speciali della polizia ucraina Sokol. Gli organizzatori di tale istigazione hanno una gravissima responsabilità minacciando diritti, libertà e vita dei cittadini ucraini, così come la stabilità dell’Ucraina“. Secondo Lavrov i golpisti di Kiev non sono “In grado di stabilizzare la situazione in Ucraina se ignorano gli interessi delle regioni meridionali e orientali. Il rifiuto del dialogo indica che se non si prendono cura dei loro diritti, nessuno si curerà di loro“. Il direttore dell’FSB russo Aleksandr Bortnikov ha riferito che il capo di al-Qaida nel Caucaso, Doku Umarov, è stato neutralizzato con un’operazione militare chirurgica nel primo trimestre del 2014, mentre centinaia di terroristi sono stati arrestati. I servizi di sicurezza russi hanno effettuato 33 operazioni antiterrorismo nei primi tre mesi del 2014, eliminando 13 capi islamisti e 65 terroristi, arrestandone altri 240. Già a gennaio, il Presidente della Repubblica autonoma russa della Cecenia, Ramzan Kadyrov, annunciò che Umarov era stato ucciso. Alla fine di dicembre 2013, un braccio destro di Doku Umarov, Islam Atev, era stato eliminato durante uno scontro a fuoco con la polizia russa nella regione di Khasavjurt, nel Daghestan. L’emirato del Caucaso guidato da Umarov, e altri gruppi terroristici islamici nel Caucaso, vengono finanziati dall’Arabia Saudita ed operano in collegamento con le intelligence occidentali e degli Stati Uniti. La conferma dell’eliminazione di Doku Umarov arriva un mese dopo che il capo di Fazione Destra ucraina, Dmitrij Jarosh, ricercato per terrorismo dalla Russia e dall’Interpol, e collaboratore di Umarov nella guerra in Cecenia, aveva istigato al-Qaida a sostenere il movimento Euro-Majdan a Kiev compiendo attentati in Russia.

venerdì 28 marzo 2014

CRISI IN UCRAINA , LE BANCHE ALLUNGANO LE MANI , ANCHE LORO NEL GIOGO DEI DEBITI

IO CREDO CHE PUTIN ABBIA TANTE RAGIONI
L'UCRAINA CADUTA IN MANO AD UN'ULTRADESTRA MANOVRATA DA BILDERBERG E TRILATERALE , HA ACCETTATO UN PREMIER IMPOSTO DALLE BANCHE ......
PERMETTENDO AL SISTEMA BANCARIO DI IMPORRE LE SUE REGOLE DA USURAI !!!

ARRIVERANNO DEBITI MASCHERATI DA AIUTI, AFFINCHE' ANCHE QUEL POPOLO NON POSSA PIU' RIALZARE LA TESTA.
BASTA LEGGERE TRA LE RIGHE DI ARTICOLI ARTEFATTI COME QUESTO :

Accordo tra l'Ucraina e il Fmi. Centomila soldati russi ammasati vicino alla frontiera LIVEBLOG / Raggiunta l'intesa al termine di una missione dell'organizzazione di Washington che ha visitato la capitale ucraina per discutere un programma di riforme economiche. Mosca, intanto, fa i conti con le sanzioni e avverte: a rischio 100 miliardi

MILANO - Continua la partita a scacchi tra la Russia e l'Occidente. Da un lato la missione del Fondo monetario internazionale ha raggiunto un accordo con le autorità ucraine per prestiti tra i 14 e i 18 miliardi di dollari; dall'altro Mosca inizia a fare i conti con il deflusso di capitali e annuncia di essere pronta a lanciare un proprio sistema di pagamenti elettronici. Sul fronte militare, Kiev lancia l'allarme: 100 mila soldati russi sono ammassati alla frontiera.

QUESTI QUA CI HANNO ILLUSO , ED HANNO GIA COMINCIATO A VENDERE IL PROPRIO POPOLO.....
COME HANNO FATTO MONTI , LETTA ED ORA RENZI IN ITALIA , OPPURE PAPADEMOS IN GRECIA E NON MI PARE CHE STIANO RIALZANDO LA TESTA , ANZI E' SEMPRE PEGGIO !!!!
Per quanto riguarda l'Ucraina, dove il 25 maggio si svolgeranno le presidenziali, alle quali l'ex 'pasionaria' della rivoluzione arancione, Yulia Tymoshenko, ha annunciato di volersi candidare, il premier Arseniy Yatsenyuk mette in guardia dalla mancata attuazione delle riforme chieste dal Fmi: senza il Pil ucraino potrebbe crollare del 10% a fine 2014, conducendo il Paese al default. Anche per questo il Fondo ha annunciato che "la comunità internazionale nel corso dei prossimi due anni potrà mobilitare fino a 27 miliardi dollari. Di tale importo l'aiuto del fondo si riferisce a una forchetta tra i 14 e 18 miliardi di dollari".

In cambio il Fondo Monetario Internazionale chiede riforme in alcuni settori chiave fra cui il comparto finanziario, le politiche monetarie e di cambio, conti pubblici, e l'energia oltre che una maggiore trasparenza. Con l'obiettivo di "ripristinare la stabilità macroeconomica e riportare il paese sul sentiero di una solida crescita".

TUTTE LE RIFORME CHE CHIEDONO , FAVORIRANNO SOLO LE BANCHE CHE VOGLIONO GARANTIRE SOLO IL LORO INVESTIMENTO !!!!

Intanto la Russia inizia a fare il conto con le sanzioni: il deflusso di capitali, nel 2014, potrebbe raggiungere i 100 miliardi di dollari con un calo degli investimenti dell'1,3%. Una pausa secondo il governo di Mosca perché "la gente non è pronta a prendere decisioni sugli investimenti, in quanto considera i rischi inaccettabili e la situazione incomprensibile". Anche per questo Mosca ha annunciato che creerà un proprio sistema di pagamento elettronico, sul modello di Giappone e Cina. Nei giorni scorsi Visa e Masterbank avevano interrotto le operazioni per i clienti di alcune banche russe colpite dalle sanzioni americane. Il primo ministro Dmitri Medvedev ha, inoltre, ordinato alla compagnia del gas russa Gazprom d'inserire nel suo programma d'investimenti di quest'anno anche la Crimea.

QUESTO PER I POTENTI E' IL VERO PROBLEMA , CIOE' CHE LA RUSSIA NON FACCIA PARTE DI QUELLI STATI CONTROLLATI DALLE BANCHE ROTHSCHILD
LA CRIMEA NON C'ENTRA NULLA , SONO SOLO GIOCHI DI POTERE BANCARI , APRITE GLI OCCHI !!!!!

Nei giorni scorsi l'Europa si era fatta avanti verso l'Ucraina offrendo un piano d'aiuti del valore di 11 miliardi di euro, cercando così di tamponare il venire meno dei 15 miliardi di finanziamenti che la Russia aveva garantito e che sono stati congelati con l'escalation militare in Crimea e il cambio di governo. Il pacchetto di aiuti dovrebbe costituirsi con 3 miliardi che proverranno dal budget europeo, mentre 8 miliardi riguardano la Banca europea degli investimenti (3 miliardi) e quella per la ricostruzione e lo sviluppo (5 miliardi).

Esercitazioni Usa nell'Artico, russe al confine. L'eco della guerra fredda arriva a150 metri sotto la calotta di ghiaccio dell'Artico. Lì, gli Stati Uniti simulano un attacco contro un sottomarino russo, in un'esercitazione che assume una nuova valenza alla luce della crisi in Crimea. Dal canto suo la Russia ha lanciato esercitazioni dell'aeronautica militare nella regione meridionale di Krasnodar, al confine con la Crimea, per i "prossimi due giorni". Coinvolgeranno equipaggi di caccia Sukhoi-25Sm3, che compiranno "circa 20 voli e 50 simulazioni di attacchi aerei" con lanci di bombe e missili aria-superficie.

Centomila soldati russi alla frontiera. La Russia, secondo il presidente del Consiglio di sicurezza nazionale ucraino Andriy Parubiy, ha schierato circa 100 mila soldati vicino alla frontiera con l'Ucraina. In un intervento via Internet da Kiev all'Atlantic Council, ha detto: "Circa 100mila soldati stazionano alla frontiera ucraina. Sono pronti - ha aggiunto - a colpire da diverse settimane".

SPERIAMO DI NO , MA SE SARA' GUERRA LO AVRANNO DECISO I VERTICI MONDIALI DI QUESTO MALEDETTO SISTEMA ECONOMICO , ED ANCHE NOI SAREMO COSTRETTI , COME SCHIAVI , A COMBATTERE CONTRO UN POPOLO LIBERO CHE IN CRIMEA HA DEMOCRATICAMENTE SCELTO , AL DI FUORI DI OGNI DUBBIO , IL LORO FUTURO !!!!!!

sabato 8 marzo 2014

CRIMEA , I RUSSI AVANZANO , PUTIN NON SI FERMA , SARA' GUERRA ???

Un convoglio di 50 camion con centinaia di soldati russi ha raggiunto una base vicina alla capitale di Crimea Simferopoli.

Le azioni anti-Ucraine nella Repubblica autonoma di Crimea si spingono ogni giorno un po’ più in là. Mosca smetisce si tratti di militari russi, mentre Kiev sostiene che i soldati di Mosca nella penisola sono saliti a 30 mila.

A questo si aggiunge l’odissea degli ispettori dell’Osce, l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa, respinti per la terza volta consecutiva al confine con la Crimea.

Le autorità di Crimea, in attesa del contestato referendum sulla secessione, fissato il 16 marzo, hanno battezzato la “Prima Divisione delle Forze Armate del nuovo stato di Crimea”. Appena 30 uomini, ma il peso è simbolico.

Che la situazione si stia rapidamente degradando, lo conferma anche l’attacco alla base ucraina di Sebastopoli. Venerdì notte un gruppo di uomini armati non identificati ha accerchiato la struttura e cercato di penetrare all’interno. I miliziani si sono poi ritirati.

LA RISPOSTA UCRAINA:

Il nuovo governo dell’Ucraina difenderà l’integrità territoriale del paese, a cominciare dalla penisola di Crimea.

Lo ha detto il ministro degli Esteri, Andriy Deshchytsia, che a Kiev ha risposto alle domande dei giornalisti.

“La Crimea è e rimane parte del territorio ucraino, e non verrà data a nessuno. Faremo tutto ciò che sarà possibile per assicurare l’integrità territoriale dell’Ucraina e dei suoi confini”.

Nel corso di una conferenza stampa a Mosca, il capo della diplomazia russa, Seguei Lavov, ha ribadito la posizione del suo paese.

“Siamo pronti a continuare il dialogo se avremo garanzie che si tratterà di un onesto confronto tra partner uguali, e senza il tentativo di indicare la Russia come parte del conflitto”.

E mentre l’Unione europea cerca una posizione efficace per uscire dalla crisi, non si diradano del tutto i rischi che la diplomazia non riesca a evitare l’esplosione di un vero conflitto armato.

MENTRE A SIMFEROPOLI IL PARLAMENTO DELLA CRIMEA SCOPRE LE CARTE:

Il parlamento della Crimea di Simferopoli ha deciso: sì all’annessione alla Federazione russa. Il voto da parte dei parlamentari della regione autonoma ucraina per sganciarsi da Kiev e passare sotto il controllo di Mosca è stato unanime. Nella stessa seduta il parlamento ha formalizzato la convocazione del referendum che dovrà confermare o meno la decisione. La consultazione, fissata per il 16 marzo, chiederà quindi ai cittadini della Crimea (in maggioranza russi e russofili) se vogliono continuare a far parte dell’Ucraina o passare sotto l’ala russa. E l’esito appare già scontato. La scelta della regione orientale ucraina di indire questa consultazione è destinato ad aumentare le già crescenti tensioniche da settimane scuotono il Paese. Intanto i Paesi europei si riuniscono a Bruxelles per un vertice straordinario: “L’Unione ha importanti relazioni con Ucraina e Federazione russa ed è pronta a impegnarsi in un dialogo franco e aperto con loro” – si legge nella dichiarazione congiunta dei capi di Stato e di governo dei Paesi dell’Ue – Perseguiremo questi obiettivi usando tutti i canali disponibili e chiederemo ai rappresentanti Ue di intraprendere tutte le iniziative necessarie”.

La “presa” dei media Secondo l’agenzia Interfax uomini armati hanno occupato la stazione di trasmissione radio e tv di Simferopoli, in Crimea: “Uomini armati – si legge – e rappresentanti di compagnie radio e televisive russe sono entrati nella Stazione alle 10 del 6 marzo. Hanno illegalmente fermato la trasmissione di Canale 5 e Canale 1+1 e acceso il segnale della tv Rossiya 24 verso una rete di trasmettitori (…) e stanno facendo tentativi illegali di avviare altri canali russi”. Anche la frequenza della tv Chernomorskaya, seconda emittente della Crimea, è stata oscurata, al suo posto vengono trasmesse le immagini della televisione All News Russia 24. Intanto i servizi segreti ucraini (Sbu) hanno arrestato Pavel Gubarev, l’autoproclamato governatore filorusso di Donetsk, nella russofona Ucraina orientale. Lo fa sapere l’agenzia Unian. Decine tra miliziani e volontari cosacchi russi presidiano la tv Krim (Crimea, ndr) dopo l’assalto alla sede dell’emittente avvenuto nel tardo pomeriggio di oggi a Simferopoli. Lo ha constatato l’inviato dell’Ansa. Il ripetitore dell’emittente ha sede su una collina che domina la città.

Le reazioni. Obama: “Referendum illegale”. Fabius: “A rischio la pace mondiale” Mosca guarda con attenzione gli sviluppi politici della regione e per questo si è riunito il Consiglio di sicurezza nazionale russo per monitorare la situazione. Mentre il primo ministro ucraino Arseni Iatseniuk ha dichiarato che “il referendum è illegittimo. La Crimea – ha aggiunto – è e resterà Ucraina”. Una posizione condivisa anche dal presidente Usa Barack Obama che ha definito “illegale” qualsiasi referendum che proponga di smembrare l’Ucraina. La giustizia ucraina ha intanto già emesso mandati d’arresto per il premier e per il presidente del parlamento (Rada) della Crimea, Serghii Aksionov e Vladimir Kostantivov per lo strappo consumato oggi. L’Ucraina ha poi lanciato un’accusa pesante. Il portavoce del ministero degli Esteri di Kiev, Ievghen Perebiinis, ha accusato il parlamento russo di essersi “coordinato” con il parlamento della Crimea per decidere di far svolgere il referendum.

La volontà della Crimea di aderire alla Federazione russa viene guardato con apprensione anche dall’Europa. Netta la presa di posizione del presidente del Consiglio Ue Herman Van Rompuy: “La convocazione del referendum è illegale”. Mentre il ministro degli Esteri francese Laurent Fabius ha lanciato l’allarme: “Se una regione qualsiasi di un qualsiasi Paese decide, in contraddizione con la sua Costituzione, di unirsi a un altro Paese che lo ha incoraggiato a farlo, vuole dire che non c’è più la pace internazionale, né frontiere certe”. Simile il pensiero del presidente della Banca centrale europea Mario Draghi: “I rischi geopolitici legati alla crisi in Ucraina “sono notevoli e potrebbero generare conseguenze imprevedibili”.

Sanzioni Europa-Usa contro ex leader ucraini Intanto sia l’Europa che gli Stati Uniti hanno adottato aspre misure contro gli esponenti dell’apparato di potere dell’ex presidente Viktor Yanukovich. L’Unione europea ha ufficialmente congelato i beni del deposto presidente ucraino e di altre 17 personalità legate al governo caduto dopo la rivolta di piazza Maidan. La decisione dell’Ue è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale europea. Tra i patrimoni colpiti, anche quello del figlio dell’ex leader, Aleksandr. Nella lista figurano anche l’ex capo dei servizi di sicurezza Alexander Yakymenko, l’ex ministro dell’internoVitali Zakharchenko, l’ex procuratore generale Viktor Pshonka, e l’ex ministro della giustizia Olena Lukash. Le sanzioni, relative ai beni personali attribuite a queste persone, resteranno in vigore per 12 mesi. Mentre Washington imporrà restrizioni sui visti a funzionari e singoli ucraini e russi che si sono macchiati di abuso di diritti umani. ”La misura riguarda chi è responsabile o complice delle minacce alla sovranità e integrità territoriale dell’Ucraina”. La Casa Bianca ha inoltre precisato che potrebbero essere prese ulteriori misure se la situazione dovesse precipitare.

Nato: “Più grave minaccia dalla fine della Guerra Fredda” Sul fronte militare gli sviluppi della crisi ucraina vengono monitorati costantemente. La Nato “è dalla parte della sovranità e dell’unità territoriale dell’Ucraina” e questa crisi “non riguarda solo l’Ucraina” ma “ha gravi implicazioni per la sicurezza e la stabilità dell’intera area euro-atlantica”. Lo ha detto il segretario generale, Anders Fogh Rasmussen, dopo l’incontro con il premier ucraino Iatseniuk. “Stiamo chiaramente affrontando la più grave minaccia alla sicurezza dalla fine della Guerra Fredda“, ha affermato, ribadendo che la Nato “sta intensificando” i rapporti con Kiev. Intanto l’apparato militare degli Stati Uniti si è messo in moto per affrontare qualsiasi sviluppo. Un cacciatorpediniere lancia-missili americano, il Truxton, è in rotta da oggi dalla Grecia verso il Mar Nero, con un equipaggio di circa 300 marinai, ma si tratta di una missione decisa da diverso tempo, prima che iniziasse la crisi in Ucraina, secondo quanto hanno reso noto fonti militari Usa. L’unità ha in programma attività di addestramento con le forze navali romene e bulgare, per un arco di tempo non precisato, ha reso noto la US Navy, aggiungendo che “le operazioni della Uss Truxtun erano programmate sin dalla sua partenza dagli Stati Uniti”. Mentre sei jet e due aerei cisterna statunitensi sono arrivati in Lituania dopo che gli Stati Uniti hanno deciso di rafforzare la missione ‘Baltic air policing’ della Nato nei tre Paesi baltici. Lo ha fatto sapere il ministero della Difesa lituano, precisando che gli F-15C Eagles sono stati dispiegati dalla base Raf Lakenheath nel Regno Unito e si uniranno agli altri quattro caccia che pattugliano lo spazio aereo di Lituania, Lettonia ed Estonia.

martedì 4 marzo 2014

Mappa etnica UCRAINA , studiamo il problema

LA CRISI IN UCRAINA:
Le divisioni etniche
In rosso le zone a predominanza ucraina
In giallo e marrone le zone a predominanza russa

Con 7 paesi potenzialmente candidati si tratta del principale strumento di politica estera dell'Ue

Da quel che si dice, il miglior attacco è la difesa. Forse è per questo motivo che il primo step della politica estera dell’Unione europea si chiama processo di allargamento. Si partì all’origine con 6 paesi, con l’arrivo della Croazia si è arrivati a 28, ma l’obiettivo finale è molto, molto più di ciò.

L’allargamento è volto ad inglobare gli Stati limitrofi all’interno dei confini comunitari e, fissando rigidi condizioni ed una precisa condizionalità, dar loro l’opportunità di aderire al lungimirante progetto europeo. In attesa di un referendum in merito all’adesione all’Ue, l’Islanda ha sospeso le trattative, ma vi sono altri 7 paesi –Montenegro, Serbia, Macedonia, Turchia, Kosovo, Bosnia, Albania- che sono già candidati o potenziali candidati. Dopo essersi assicurata i paesi dell’ex Jugoslavia, l’Ue ha tutta l’intenzione di continuare ad espandersi, anche verso est.

I paesi dei Balcani meridionali che intendono avviare il processo di adesione devono sottoscrivere con l’Ue i cosiddetti Accordo di Associazione (AA) e l’Ampia e Comprensiva Area di Libero Scambio (DCFTA), ovvero accordi volti a conseguire, mediante un’associazione politica e un’integrazione economica, l’avvicinamento della legislazione nazionale a quella europea. Brussels, nonostante la Georgia e la Moldavia –di cui probabilmente la maggior parte degli europei ignora sia la capitale che la posizione geografica- abbiano già sottoscritto l’Accordo di Associazione, non è ancora soddisfatta, finché anche un altro paese –di cui la capitale è ormai cronaca giornaliera- completerà l’ultimo atto formale della sottoscrizione.

Nel 1998 Ucraina e Unione europea si legarono con l’Accordo di Partnership e Cooperazione e nel marzo 2007, le due parti avviarono le trattative per un maggiore livello di relazioni: l’Accordo di Associazione. E nel febbraio 2011, dopo l’entrata dell’Ucraina nel WTO, Bruxelles e Kiev avviarono anche la discussione sull’elemento chiave dell’Accordo di Associazione, l’Ampia Area di Libero Scambio (DCFTA). Ma a novembre 2013, prima degli ultimi passi per concludere le trattative e ratificare l’accordo, il governo rappresentato da Yanunkovich ha ritenuto che le condizioni dell’accordo erano troppo poco vantaggiose per la sua nazione ed ha fatto marcia indietro, chiedendo un time out e posticipando la stipula dell’accordo a tempo indefinito.

L’accordo in questione è un testo di oltre 1200 pagine che comprende tutte le politiche, le modalità e le tempistiche necessarie a riformare l’Ucraina e portarla verso una progressiva sovrapposizione alla normativa comunitaria. I valori ed i principi che caratterizzeranno le fondamenta della relazione, la cooperazione nella gestione dei confini, gli scambi commerciali, la convergenza nella politica estera e di sicurezza, la cooperazione sia economica che finanziaria e le riforme istituzionali sono i punti principali dell’Accordo tra l’Ue e l’Ucraina. Kiev sarebbe anche disposta a mettere nelle mani di Brussels tutto il suo settore energetico –uno degli obiettivi principali della politica estera comunitaria- ma vorrebbe più benefici dall’Ampia Area di Libero Scambio (DCFTA) e maggior sostegno finanziario per intraprendere e portare a termine le riforme necessarie per adeguarsi all’acquis comunitario.

Kiev chiede 20 miliardi di dollari entro il 2017 e 160 miliardi per concludere il processo di riforma e vorrebbe che la maggior parte del debito venga richiesto al Fondo Monetario dalla Comunità europea e non dallo Stato ucraino. Brussels dal canto suo, è pronto a facilitare il prestito con il Fondo Monetario e concedere poco più di 610 milioni a Kiev, rifiutandosi di prendere in considerazione sia le cifre richieste dal governo Yanunkovich che di accollarsi il futuro debito con il FMI.

Tra le richieste per la firma dell’Accordo c’è anche la liberazione della Tymoshenko, la quale dal carcere ha incitato il popolo allo sciopero, finché Yanunkovich non avrà ratificato l’accordo con Bruxelles. Il 9 dicembre il presidente Barroso ha dichiarato che “quando vediamo nelle gelide strade di Kiev uomini e donne con la bandiera europea, che lottano per quella bandiera, è perché sono consapevoli che l’Europa non è soltanto un luogo di opportunità per lo sviluppo economico, ma anche un luogo dove c’è speranza e libertà”. Il giorno dopo Stefan Fule, commissario per l’allargamento ha detto che “le recenti settimane hanno dimostrato che la gran parte del popolo ha le idee chiare sul futuro dell’Ucraina ed è determinata a difendere la sua scelta esercitando una pacifica rivendicazione dei loro diritti.

Lo spirito di associazione che si è creato vale probabilmente milione di volte un semplice segno di penna”. Il 15 dicembre è stato il turno del senatore John McCain ad alimentare la disputa, presentandosi in P.zza Indipendenza a Kiev e sovrastando la folla in protesta, ha urlato: ”siamo qui per supportare la vostra giusta causa, l’Ucraina renderà l’Europa migliore e l’Europa renderà l’Ucraina migliore. Quello che vogliamo è una pacifica transizione, condizione per fermare le violenze e dare al popolo ucraino quello che non hanno mai avuto, una vera società”, ed ha concluso il suo discorso affrontando il nocciolo della questione. Kissinger una volta disse che la Russia senza l’Ucraina è una potenza orientale. Con l’Ucraina invece, la Russia diventa una potenza occidentale.

L’ingerenza e la pressione nelle scelte politiche ucraine da parte dell’Unione e del suo alleato N°1 sono proseguite con le parole dell’Alto Rappresentante Catherine Ashton: condanno l’uso della forza –da parte del governo-, è inacettabile, specialmente quando il popolo protesta pacificamente. Credo che i cittadini di questa nazione merita meglio di ciò”. In tutto ciò la Russia non è rimasta spettatore, proponendo una riduzione dei costi del gas e un pacchetto di aiuti economici, ha fatto la sua controproposta a Kiev, tentando di limitare l’avanzata occidentale nel suo avamposto più strategico.

Dopo i paesi dell’ex Jugoslavia e la Turchia, Georgia, Moldavia e Ucraina sono gli obiettivi fondamentali del primo step della politica estera europea. Allargare il proprio territorio è un modo per “sfruttare le opportunità che si presentano e conseguire i propri interessi”, come enunciato dalla Costituzione europea.

IL PRESIDENTE RUSSO: «PRONTI A INVIARE TRUPPE PER DIFENDERE RUSSI IN UCRAINA»
Crimea, alta tensione tra Usa e Russia Putin: in Ucraina c’è stato un golpe armato Il Cremlino fa rientrare le truppe sul confine. Obama: «Mosca dal lato sbagliato della storia». Stop sconti Gazprom per Kiev

In piena crisi ucraina, Vladimir Putin ha ordinato il rientro nelle rispettive basi permanenti alle forze russe impegnate nelle esercitazioni militari a sorpresa, iniziate il 26 febbraio scorso nelle regioni occidentali e centrali della Federazione russa: lo ha annunciato il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, secondo cui le relative disposizioni sono state impartite dal presidente, in quanto supremo comandante in capo, dopo essere stato informato dell’esito positivo delle manovre.

COLPO DI STATO - Il leader del Cremlino ha anche definito la caduta dell’ormai ex presidente ucraino Viktor Ianukovich «un’azione incostituzionale» e «una presa del potere con le armi» anche se Ianukovich «non ha avvenire politico». Al momento per Putin «non c’è la necessità» di inviare truppe russe in Ucraina, anche se «la possibilità rimane». Il presidente russo ha aggiunto che «la Russia si riserva il diritto di ricorrere a tutti i mezzi per proteggere i russi in Ucraina». Una eventuale decisione di impiegare le forze armate russe in Ucraina sarà «legittima» ha detto ancora il leader del Cremlino precisando di avere già «una richiesta del presidente legittimo» Ianukovich. La Russia tuttavia, secondo Putin, non prende in considerazione l’annessione della Crimea. Il futuro della Crimea, ha aggiunto Putin, è nelle mani dei residenti della regione. Ma ogni eventuale decisione di intervenire in Crimea, ha detto ancora Putin, sarà «legittima» e da considerare come una «missione umanitaria». Putin ha comunque assicurato che la Russia non provocherà movimenti separatisti in Crimea. «Non sono soldati russi» quelli che circondano le basi militari ucraine in Crimea. ha sottolineato ancora Putin. Poi rivolto agli Usa e ai loro alleati (tutti i membri del G7) che minacciano di non partecipare al G8 di Sochi, Putin ha dichiarato: «Siamo pronti a tenere il G8, ma i nostri partner non vogliono venire, non vengano». Quanto alla possibilità di sanzioni contro la Russia, Putin avverte: «Chi vuole introdurre le sanzioni contro la Russia deve pensare alle loro conseguenze perché i danni saranno reciproci».

KERRY A KIEV - Intanto il segretario di Stato americano, John Kerry, è partito da Washington per l’Ucraina: l’arrivo a Kiev è previsto per le 13 ora italiana di martedì. E tra le notizie che arrivano da Mosca, ci sarebbe anche l’annuncio della cancellazione dello sconto sul gas concesso a dicembre all’Ucraina e che ha fatto scendere il prezzo del metano da circa 400 a 268,5 dollari per mille metri cubi. Lo fa sapere l’ad di Gazprom Alexiei Miller citato dall’agenzia Itar-Tass.

ALTA TENSIONE - Certo è che la crisi Ucraina e l’occupazione di fatto della Crimea da parte dei militari russi - per i quali la regione è strategica sia per dal punto di vista delle risorse che geopoliticamente - ha fatto innalzare la tensione internazionale. Nella notte è arrivato il duro monito del presidente Usa Barack Obama secondo cui, schierando l’esercito in Ucraina, la Russia si è messa «dal lato sbagliato della storia». La Russia «non può schierare impunemente soldati sul terreno in Ucraina e violare principi riconosciuti in tutto il mondo», ha insistito Obama, ribadendo che Mosca «ha violato le norme internazionali e la sovranità territoriale» dell’ex repubblica sovietica.

LE «SANZIONI» USA - Intanto, mentre l’Ue si prepara a discutere di eventuali sanzioni contro la Russia (giovedì è stato convocato il Consiglio Ue) gli Stati Uniti hanno deciso di congelare ogni forma di cooperazione militare con la Russia «alla luce dei recenti eventi in Ucraina». Il Pentagono ha precisato che la sospensione riguarda tra l’altro «le esercitazioni, gli incontri bilaterali, le visite ai porti e la pianificazione di conferenze». Non solo: l’amministrazione di Washington ha altresì bloccato tutti i colloqui in materia di scambi bilaterali e di investimenti con Mosca, come reso noto dall’Ufficio per il Commercio Estero.

CRIMEA - La Crimea potrebbe diventare presto non tanto uno stato indipendente, quanto una regione russa. In tutto o in parte. Sebastopoli infatti voterà il 30 marzo un referendum diverso da quello che sarà sottoposto agli elettori della Crimea: il quesito, a meno di sorprese, sarà per l’adesione alla Russia. Lo sostiene Ivan Komelov, membro della commissione incaricata di redigere il quesito referendario: l’annuncio, ha detto, tra pochi giorni.