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BORGO A MOZZANO - Piano di Gioviano, SP2 Lodovica.

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lunedì 27 ottobre 2014

DONBASS, SITUAZIONE A DONETSK E LUGANSK IN UCRAINA, TREGUA SEMPRE VIOLATA.

A 6 MESI DALLE DICHIARAZIONI DI INDIPENDENZA
DEGLI STATI DI DONETSK E LUGANSK
CERCHIAMO DI CAPIRE LA SITUAZIONE

Dopo le dichiarazioni di indipendenza, si sono svolti dei referendum
Dove circa l' 85% degli aventi diritto ha votato al 90% per l'indipendenza!!!

Kiev , asservita ai poteri bancari europei , non ha accettato il responso popolare mandando quindi il suo esercito, aiutato con fondi e mezzi da nato ed europa, come testimoniano i passaggi di mezzi corazzati su treni in ungheria verso l'ucraina.

Mentre in contemporanea, gli aiuti di mosca ai civili russi sotto attacco nel Donbass, sono stati fatti passare per violazioni tanto che stupidamente sono state portate sanzioni alla Russia.....
Sanzioni che poi hanno portato alla contromossa di Putin, che ha imposto sue sanzioni, che hanno messo in ginocchio chi importava in Russia, per non parlare delle forniture di gas !!!!

NON LASCIATEVI CONDIZIONARE DAI MEDIA AL SERVIZIO DEI POTERI MONDIALI CHE VI RINCITRULLISCONO IL CERVELLO
SOLO IN ITALIA LE SANZIONI ALLA RUSSIA CI SONO COSTATE AD ORA GIA 3,2miliardi di € !!!!

NELLA CARTINA
IN ROSSO I TERRITORI CONTROLLATI SALDAMENTE DAI RIBELLI
IN ROSA I TERRITORI CONTESI DAI COMBATTENTI PER LA LIBERTA'
IN CHIARO I TERRITORI RIVENDICATI

mercoledì 13 agosto 2014

SBAGLIARE IN IRAQ FU UMANO, PERSEVERARE IN UCRAINA E' DIABOLICO - DARIO RIVOLTA.

RICEVO E VOLENTIERI RIPUBBLICO UN ARTICOLO TRATTO DA:
LA VOCE DELLA RUSSIA.

Sbagliare in Iraq fu umano, perseverare in Ucraina è diabolico

Ho sempre pensato, e credo ancora, che gli Stati Uniti siano una grande democrazia liberale e che alcune cose dello stile di vita americano e dei suoi valori possano essere, per noi europei, un esempio da seguire. Sono altresì convinto che la politica internazionale degli USA, come quella di ogni altro stato del mondo, non sia finalizzata a un generoso e irrazionale altruismo, bensì dalla comprensibile volontà di perseguire il mantenimento e magari l’accrescimento del benessere dei propri cittadini. Sono stato Deputato al Parlamento Italiano per tre legislature e mi sono sempre occupato, non solo durante quel periodo, di politica internazionale. Come la maggior parte di noi ho reagito con dolore e indignazione al vile attacco terroristico dell’11 settembre ed ho condiviso la guerra dichiarata da Washington contro i talebani dell’Afghanistan. Purtroppo, ho dovuto anche costatare gli innumerevoli errori commessi da nostri alleati e amici almeno da quel momento in poi. E’ stato un errore strategico gravissimo aver dichiarato la guerra all’Iraq, liberando così il fronte ovest dell’Iran dal loro acerrimo nemico che ne impediva la continuità della loro estensione strategica fino al Mediterraneo. Ovviamente, non provavo nessuna simpatia per Saddam Hussein ma, ancora prima che la guerra scoppiasse, avevo scritto su di una testata americana internazionale che far cadere Saddam avrebbe creato un pericoloso vuoto di potere, a meno di una numericamente enorme e di lunghissima durata presenza di militari americani su quel territorio. Tralascio, per pietà di causa, gli errori operativi e la scarsa capacità di empatia sia del governo USA sia degli uomini inviati a Baghdad per gestire la ricostruzione del Paese. La loro serie di errori non è però finita in Iraq. Come i fatti stanno a dimostrare, è continuata in Siria, in Egitto, in Libia (con la complicità del megalomane Sarkozy) e sta ora manifestandosi con tutta la sua pericolosità in Ucraina. So benissimo che, in parte per ignoranza in parte per nostalgia, un po’ per fanatismo, sono ancora molti gli americani, politici e semplici cittadini, che ritengono sia loro interesse “contenere” la Russia. Così come conosco le ataviche paure nei confronti di un potenziale espansionismo russo da parte di polacchi e Paesi Baltici. Voglio tacere, sempre per pietà, sugli ipocriti sentimenti “umanitari” a fasi alterne degli svedesi. Tuttavia, ritengo che identificare nella Russia un suo presunto, ma inverosimile, desiderio di ricostruire l’Unione Sovietica sia un tragico errore di valutazione. Naturalmente, anche i russi hanno i loro propri obiettivi nazionali ed è più che comprensibile che, dopo che l’occidente ha tradito gli impegni assunti con Gorbaciov per una non estensione della Nato fino ai suoi confini, si nutrano, anche a Mosca, forti dubbi sulle reali intenzioni occidentali e si desideri garantire i propri confini con Stati non nemici o almeno non militarmente avversi. L’interesse di tutto il mondo occidentale non può e non deve esser quello di isolare Mosca. Al contrario, questa grande riserva di materie prime, culturalmente vicinissima all’Europa, dovrebbe essere vista come un nostro grande alleato politico ed economico per tutto il secolo che abbiamo di fronte. Il suo sviluppo ha davanti spazi enormi ed è proprio a ovest che il Cremlino ha sempre guardato per favorirlo. Inoltre, chi nel futuro potrebbe insidiare la nostra posizione nel mondo sta molto più a est e, debito pubblico permettendolo, è verso laggiù che gli Usa dovrebbero concentrare la loro attenzione. Sbagliano, dunque gli americani ma quello di cui non riesco per nulla a farmi una ragione e, anzi, sento in me montare una sempre maggiore indignazione è per l’atteggiamento europeo che si accoda a un comportamento totalmente masochistico andando in modo più che evidente contro i propri stessi interessi immediati e di medio temine. Si sostiene sempre che il vero amico sia quello che sa dire le verità anche le più spiacevoli al proprio sodale e che faccia di tutto per correggerlo quando sbaglia. Germania, Italia e Francia sembrano averci provato per un po’, ma oggi anche loro sembrano essersi accodate agli altri. Non si venga a raccontare della volontà democratica manifestata dal popolo ucraino a Maidan. E’ oramai noto a tutti quanto su un comprensibile malcontento locale si siano innestati aiuti finanziari e organizzativi di alcuni Paesi occidentali. Né si venga a colpevolizzare la Russia per gli aiuti militari e di uomini che sta offrendo ai ribelli dell’est ucraino: forse che gli americani e alcuni dei loro alleati non stanno facendo la stessa cosa con l’esercito di Kiev? La cosa più grave è che quei Governi europei che hanno spinto per la firma dell’accordo tra UE e Ucraina sembrano del tutto indifferenti ai costi politici, ma soprattutto economici diretti, che ciò significherebbe per tutti i contribuenti europei. Stiamo prendendo per la gola greci e portoghesi, per non parlare di altri, costringendoli a vita da stenti e disoccupazione alle stelle e vorremmo invece riversare decine e decine di miliardi di euro per finanziare un Paese di cinquanta milioni di abitanti la cui economia, per più del 50% è legata proprio a quella russa. Mi rendo conto profondamente della necessità di non creare fratture all’interno dell’Unione Europea, così come ritengo che l’alleanza occidentale debba continuare a costituire una nostra scelta strategica fondamentale. Ma a tutto c’è un limite! E se gli USA passano da errore in errore mettendo a rischio il loro stesso ruolo egemone nel mondo, se proprio non riusciamo a farli ragionare, evitiamo almeno di cadere nell’abisso con loro. Non ci guadagneremmo ne’noi ne’loro. Da cittadino, politico ed ex Parlamentare italiano pretendo che il nostro Governo, possibilmente assieme a quelli che ancora in Europa mantengono il buon senso, si dissoci dalla rottura dei nostri virtuosi rapporti con il vicino russo. Il ministro Mogherini sta facendo sicuramente molto e non si può che apprezzare la sua prudenza e i suoi tentativi di mediazione. Sembra però, purtroppo, che, anche a causa di una masnada di giornalisti italiani ed europei, ignoranti e ipocritamente buonisti, l’opinione pubblica sia fuorviata dalla realtà degli avvenimenti. Anche se, ciò considerato, la sua azione diventa sempre più difficile, mi auguro fortemente che continui e che, se non esistessero alternative, abbia il coraggio, con tutto il Governo, di dissociarsi dai comportamenti fortemente nocivi per noi tutti e per le nostre imprese.

Dario Rivolta*

*Già Vice Presidente della Commissione Affari Esteri e Comunitari della Camera dei Deputati

venerdì 18 luglio 2014

AEREO ABBATTUTO IN UCRAINA - 2° articolo

Aereo abbattuto in Ucraina, chiesta indagine internazionale. Recuperate scatole nere:

Il Cremlino continua a respingere come "stupide" le accuse nei suoi confronti e Putin dice: "La tragedia conferma l'urgenza di una soluzione pacifica alla crisi". Ma Kiev tuona: "Mosca andata oltre, i responsabili giudicati all'Aja". Obama chiede che le prove dello schianto rimangano sul luogo, dove è in arrivo un team di esperti. I separatisti annunciano tregua di 4 giorni: 'veglieranno' sui resti di Boeing e corpi.

18 luglio 2014

GRABOVO -Lo sgomento è globale. Le immagini dell'aereo malese abbattuto nell'est dell'Ucraina (a 40 km dal confine con la Russia) scorrono sulle tv di tutto il mondo. L'Olanda è in lutto, il numero dei suoi morti è salito a 189. Lo ha annunciato il portavoce della Malaysia Airline in una conferenza stampa, contando le altre vittime: 44 malesi, 27 australiani, 12 indonesiani, 9 britannici, 4 tedeschi, 4 belgi, 3 filippini, un canadese e un neozelandese. Altre quattro persone sono in corso di identificazione.

Restano i dubbi, ma un rapporto preliminare dei servizi di intelligence degli Stati Uniti citato dalla Cnn sostiene che il volo della Malaysia Airlines MH17, partito da Amsterdam e diretto a Kuala Lumpur è stato molto probabilmente abbattuto dai separatisti filorussi. La Cnn riporta la testimonianza di un funzionario della Difesa americana con "accesso alle informazioni" sul disastro, sottolineando comunque che non c'è ancora una pubblica conferma ufficiale sulle cause. C'erano 298 persone a bordo, due noeonati, ottanta bambini. Lo sgomento resta globale e gli occhi sono puntati sulla Russia di Putin. Il presidente russo ha reso noto di "essere in contatto" con il collega ucraino Petro Poroshenko, auspicando di "poter risolvere la crisi con una pace duratura". I leader mondiali hanno chiesto l'apertura di un'inchiesta internazionale.

Gli stessi separatisti, che hanno già detto di aver recuperato due scatole nere del jet, hanno annunciato oggi una tregua di quattro giorni per permettere le indagini e consentire agli esperti dell'Ocse di visitare la zona. Il cessate il fuoco - ha detto il loro leader Andrei Purgin - è iniziato alle 9 (le 11 in Italia), come concordato con il gruppo di contatto per l'Ucraina orientale. Durante la tregua, esperti internazionali potranno accedere all'area per chiarire le cause dell'incidente. Purgin ha promesso accesso sicuro sia ai soccorritori sia agli inquirenti. A chiedere un'immediata sospensione delle ostilità erano stati gli Usa con l'obiettivo di garantire un corridoio sicuro al luogo dello schianto.

lunedì 23 giugno 2014

LETTERA DI UN GIORNALISTA RUSSO SULLA CRISI IN UCRAINA NEL DONBASS

Lettera aperta di un Giornalista russo a tutti i suoi colleghi del Pianeta

Cari colleghi giornalisti di tutte le nazioni , vi invito a visitare Donbass in Ucraina, questo appello lo faccio specialmente a coloro che si definiscono giornalisti nella Repubblica Federale Tedesca, al fine di poter constatare con i propri occhi quello che veramente stanno facendo coloro che si definiscono i nuovi liberatori dell’Ucraina, mi chiamo Alexander Zhilin , giornalista e Blogger russo, nato e cresciuto in Ucraina , attivo come giornalista , invito tutti coloro che si sentono di essere giornalisti LIBERI e non al soldo delle Multinazionali che hanno sponsorizzato il colpo di stato da parte di un gruppo di persone che da anni lo preparavano con l’aiuto di paesi occidentali sotto il comando del governo Americano, vi invito a filmare e fotografare il Genocidio che si stà consumando a danno della popolazione civile nel Donbass, solo la vostra presenza in numero abbastanza numeroso 50 /100 potrà fermare la mattanza che stanno attuando i sicari di Kiew, non c,è neonato ,persona anziana o civile che venga risparmiata , in questi giorni si stà consumando un Genocidio basato sulla pulizia Etnica della popolazione Ucraina , quando sarete qui ,vi accorgerete che cosa è l’inferno che la giunta di Kiew ha preparato con l’aiuto di Washington , potrete vedere che il Fascismo di Poroskenko è peggio del Fascismo di Hitler , perché vi dico di venire nel Donbass, assieme a voi e con l’aiuto dell’Organizzazione per la tutela dei giornalisti possiamo fermare questo massacro che Poroskenko ha messo in atto contro le diverse Etnie che vivono in Ucraina , mostrare a coloro che siedono dietro le poltrone nelle Redazioni dei giornali e TV nei paesi occidentali che ,tutto quello che scrivono e diffondono non corrisponde con la etica del libero giornalismo, specialmente mi appello ai colleghi Tedeschi che sono in prima fila nel diffondere disinformazione su quello che realmente stà succedendo in Ucraina, questo vale anche per coloro che si definiscono giornalisti negli altri paesi della UE, invece di fare i copia ed incolla dei dispacci che arrivano dall’Ufficio Stampa della NATO senza aver mai visto di presenza la situazione, vi prego di prendere in considerazione questo mio appello al fine di evitare che le prossime generazioni di Giornalisti non cadano nelle trappole di chi a tutti i costi vuole che la verità non venga fuori, oggi il giornalismo occidentale si stà scavando al fossa con le proprie mani ,e non solo il giornalismo-

venerdì 16 maggio 2014

CRISI UCRAINA , FACCIAMO CHIAREZZA CERCANDO DI ANALIZZARE LA SITUAZIONE

DIVISIONI ETNICHE , LINGUISTICHE E DELLA RICCHEZZA:

La lettura corrente della situazione ucraina prescinde spesso dal dato demografico e geografico, che è invece fondamentale.
La storia si ripete sempre finché la geografia non cambia.
Si dimentica quello che i sociologi sanno: che la nozione stessa di «Ucraina» è stata socialmente costruita e spesso politicamente contestata. La Crimea per quasi quattro secoli è stata governata da un Khanato erede diretto di Gengis Khan (1162-1227), finché come risultato del «colonialismo via terra» russo fu conquistata a trasformata nel Governatorato della Tauride, prima di essere incorporata dai comunisti nella Repubblica Russa e poi in quella ucraina. Una buona parte di quella che oggi è chiamata Ucraina Occidentale è stata parte della Polonia fino alla Seconda guerra mondiale. La Bessarabia del Sud è stata storicamente parte della Moldavia e della Romania, fino a essere annessa alla repubblica sovietica dell’Ucraina nel 1940.

Questa «invenzione dell’Ucraina» risponde alla logica leninista e stalinista di costruire repubbliche tagliando e cucendo sulla carta geografica, ma anche al tentativo di isolare la resistenza armata anticomunista – che in Ucraina è durata fino agli anni 1950 – facendo diminuire nella Repubblica la percentuale di ucrainofoni rispetto a quella dei russofoni, e la percentuale dei cattolici (quasi tutti anticomunisti) rispetto agli ortodossi. Il risultato è uno dei tanti Paesi con frontiere ampiamente artificiali. Molti russofoni sono emigrati in Russia o altrove – il Paese dove sono emigrati più ucraini (200.000) oggi è l’Italia, e molti sono russofoni – così che oggi sono meno di un tempo: si dice 18% ma i censimenti sono a loro volta un atto politico, l’ultimo è stato fatto nel 2001 e il prossimo sarà nel 2016. Quella che è certa è la contrapposizione fra le regioni orientali, in maggioranza russofone e ortodosse, e le regioni occidentali, in maggioranza ucrainofone, e con una robusta presenza cattolica accanto agli ortodossi, che peraltro sono spaccati in due patriarcati rivali, uno leale a quello di Mosca e uno nazionalista, oggi maggioritario, che incentra la sua esistenza sull’indipendenza dalla Russia. L’Ucraina ha in assoluto uno dei più bassi tassi di fertilità del mondo (1,53), ma questo è la media di un tasso più alto nelle regioni occidentali e di uno da record del mondo negativo nelle regioni orientali russofone (una è addirittura a 1,24 – ricordo che il tasso minimo per assicurare il ricambio generazionale è 2,1). In compenso, tutta l’Ucraina non è particolarmente ricca, ma il tasso di povertà è significativamente più alto nell’Ucraina occidentale (49% nelle campagne e 45% nelle città) rispetto a quella orientale (35%). Questo si deve anche a maggiori investimenti nell’epoca comunista nella zona orientale e russofona. Ci sono molte Ucraine: si dovrebbe ancora parlare dei musulmani tatari di Crimea e bulgari, dei rom – che hanno gravi problemi di diritti umani – e del fatto che i quattro quinti degli ebrei ucraini, che erano ancora 500.000 nel 1989, sono emigrati dopo l’indipendenza, ma il quinto che rimane (100.000 persone) costituisce ancora una minoranza ebraica tripla rispetto a quella italiana in un Paese meno popolato (45 milioni). Tuttavia le Ucraine principali sono sostanzialmente due: quella occidentale, con città principale Leopoli (Lviv, 760.000 abitanti), e quella orientale, dove il centro più grande è Kharkov (1.400.000 abitanti), culla del comunismo ucraino e prima capitale della Repubblica sovietica dell’Ucraina. Kiev (2.800.000 abitanti), con moltissimi immigrati inurbati dal resto del Paese, sta nel mezzo.
Non a caso abbiamo ascoltato nei giorni scorsi dichiarazioni separatiste sia a Leopoli sia a Kharkov.
Uno dei problemi, che ho personalmente constatato nella visita OSCE, è che i russofoni dell’Ucraina orientale, teoricamente in minoranza (ma più ricchi), occupano un numero sproporzionato di posizioni politiche, amministrative e di governo. Il presidente Yanukovytch viene dall’Est del Paese e parla un ucraino stentato, così come il primo ministro Arbuzov.
Perché mai gli ucraini in maggioranza ucrainofoni eleggono dei russofoni dell’Est? La risposta della maggior parte degli osservatori delle elezioni, OSCE compresa, è che non li eleggono e le elezioni sono truccate. Indire nuove elezioni sposta dunque i problemi ma non li risolve, a meno di garantire agli ucraini che il prossimo voto sarà senza brogli. Già Samuel Huntington (1927-2008) aveva individuato la «linea di faglia» ucraina nel suo libro sugli scontri di civiltà, e per lui in questi casi una soluzione ragionevole è il taglio: gli ucraini che si sentono occidentali ed europei in uno Stato e quelli che si sentono orientali e russi in un altro. Tuttavia il regime sovietico ha spostato popolazioni come pedine su una scacchiera per evitare che si consolidassero nazionalismi insurrezionali, e oggi questa soluzione, che pure emerge in diversi articoli di studiosi internazionali, è molto difficile da mettere in pratica. Il rischio è di una «super-Jugoslavia», con una guerra civile seguita dall’emergere da più di due Stati (la Crimea è un mondo a parte, con la flotta russa che staziona nel porto di Sebastopoli). Quanto allo scenario geopolitico, la Russia ha le idee chiare: ricostruire uno spazio euro-asiatico di Paesi satelliti, versione moderna degli imperi zarista primo e sovietico poi – ed è disponibile a mobilitare grandi risorse per mettere queste idee in pratica (15 miliardi di dollari al governo ucraino, un esborso non indolore neppure per il ricco Tesoro russo).
Gli Stati Uniti di Obama sono sempre più disimpegnati dallo scacchiere europeo, e forse da tutti gli scacchieri.
L’Unione Europea avrebbe un interesse teorico ad acquisire il mercato ucraino, che è strategico, per non parlare dei gasdotti (quarantamila chilometri di tubi, fra gasdotti e oleodotti, anche se Putin e la Germania, che diffidano dell’Ucraina, privilegiano percorsi alternativi) e dei cereali, di cui l’Ucraina, granaio dell’Europa e non più della Russia, è un fornitore sempre più importante anche per l’Italia. Tuttavia l’Unione Europea non ha una politica estera comune – la diplomatica americana Victoria Nuland intercettata mentre mandava l’Unione Europea a quel Paese non a caso è la moglie del teorico neoconservatore (oggi però avvicinatosi a Obama) Robert Kagan, quello per cui gli Europei vengono da Venere, la dea delle mollezze e dei piaceri, e gli americani da Marte, il dio del lavoro e della guerra –, ognuno persegue il suo interesse particolare, e soprattutto la Germania non vuole farsi carico di quel cinquanta per cento o quasi della popolazione ucraina che vive sotto la soglia di povertà. È vero, gran parte degli attacchi a Putin sono ideologici: danno fastidio le sue posizioni non «politicamente corrette» sull’omosessualità e non solo.
Ma è anche vero che l’Ucraina com’è stata disegnata dai drammi della storia, con pezzi di Polonia cattolica strappati alla Polonia e distretti prevalentemente cattolici, e con un tenace sentimento anti-russo alimentato da decenni di resistenza anti-sovietica che contagia anche una parte degli ortodossi (con frange che identificano il potere russo con il potere di oligarchi in buona parte di origine ebraica, e usano toni effettivamente antisemiti e inaccettabili), non può essere trattata semplicemente come un satellite russo se non dispiegando una feroce repressione militare, i cui costi sarebbero altissimi anche per la stessa Russia.

Per evitare la Jugoslavia occorre sedersi a un tavolo, dove gli occidentali – ammesso che ve ne siano capaci di visioni strategiche, e non interessati solo allo spread o ai gasdotti, che peraltro non sono irrilevanti – depongano i loro pregiudizi contro Putin, e Putin accetti dal canto suo di rinunciare a qualcosa.

mappa analisi PIL pro capite e suddivisione della ricchezza nei territori.
rep. indipendente di Lugansk
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