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BORGO A MOZZANO - Piano di Gioviano, SP2 Lodovica.

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lunedì 19 agosto 2019

AMBIENTE INFORMA: 19/8/2019 - Il rapporto IPCC - Incendio a Faenza - Incidente in Russia - Tartarughe in Toscana - Intervista direttore Arpa Calabria


n.228 di lunedì 19 agosto 2019



Il suolo è una risorsa critica per il clima, nuovo rapporto Ipcc

Il suolo è una risorsa critica per il clima, nuovo rapporto Ipcc
Il cambiamento climatico aumenta la vulnerabilità del territorio ed è strettamente legato al degrado dei suoli, con conseguenze più gravi per le popolazioni più deboli: è quanto emerge dal nuovo...  
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Incendio in un magazzino a Faenza (Ravenna), i controlli Arpae

Incendio in un magazzino a Faenza (Ravenna), in corso i controlli Arpae
Tutti gli aggiornamenti sui risultati dei campionamenti effettuati da Arpae a seguito dell'incendio verificatosi a Faenza (RA). Disponibili i dati dei microinquinanti ...  
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Incidente nel sito militare russo: nessuna anomalia di radioattività rilevata

Incidente nel sito militare russo: nessuna anomalia di radioattività rilevata
"Non sono state rilevate misure anomale di radioattività nell'aria, sia in Italia che negli altri paesi europei". Lo rende noto l' ISIN (Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione)... Continua


Intervista video al nuovo direttore generale di Arpa Calabria

Intervista video al nuovo direttore generale di Arpa Calabria
Intervista a 360gradi di Tele Diamante a Domenico Pappaterra: dalla nuova esperienza in qualità di Direttore Generale di Arpa Calabria agli anni alla presidenza del Parco nazionale del Pollino.  
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Qualità dell'aria, emissioni industriali e alghe nella App di Arpa Marche

Qualità dell'aria, emissioni industriali e alghe nella App di Arpa Marche
A poche settimane dalla presentazione della nuova App di Arpa Marche, già nuove funzioni sono state rese possibili, con l'inserimento della voce "ARIA" e con essa l'accesso alla Rete Regionale... Continua


Il monitoraggio delle tartarughe in Toscana

Il monitoraggio delle tartarughe in Toscana
In Toscana sono presenti, oltre alla più comune Caretta caretta, la tartaruga verde e la liuto. ARPAT, tra le altre cose, coordina l'attività di monitoraggio dei nidi per conto della... Continua


Il punto sulla balneabilità in Campania dopo i primi prelievi di agosto
Il punto sulla balneabilità in Campania dopo i primi prelievi di agosto
Sono già 218 i campionamenti di acque di balneazione effettuati finora da Arpac ad agosto, 1951 dall'inizio della campagna di monitoraggio 2019, in linea con il cronoprogramma fissato per legge...  
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Clima e biodiversità, a rischio anche le specie comuni
Clima e biodiversità, a rischio anche le specie comuni
Il clima cambia troppo velocemente e gli animali non riescono a tenere il passo. Non stiamo parlando delle specie che già sappiamo essere a rischio di estinzione, ma di quelle...  
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Versione cartografica per l'inventario delle emissioni in atmosfera dell'Umbria

Versione cartografica per l'inventario delle emissioni in atmosfera dell'Umbria
È ora possibile consultare una nuova versione cartografica dell'Inventario Regionale delle Emissioni dell'Umbria, che si affianca alla versione classica che già consentiva la consultazione e l'estrazione dei dati in formato... Continua

Nuovi sviluppi del progetto OPenAirSystem di Arpa VdA

Nuovi sviluppi del progetto  OPenAirSystem di Arpa VdA
Da tempo, ARPA Valle d'Aosta è impegnata nel progetto di promozione del PROGETTO OPAS per estendere l'impiego gratuito del software di acquisizione, gestione ed elaborazione dati creato e utilizzato per... Continua

Prosegue il monitoraggio del glifosate nelle acque del Friuli Venezia Giulia

Prosegue il monitoraggio del glifosate nelle acque del Friuli Venezia Giulia
La sua ricerca viene eseguita nell'ambito di un piano di controllo straordinario dei fitosanitari nelle acque, nato dalla collaborazione tra Arpa FVG, le Aziende per l'Assistenza Sanitaria regionali e l'IRCCS Burlo Garofalo....  
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Educazione ambientale, corso su diatomee, macrofite e macroinvertebrati per formatori dei Ceas

Educazione ambientale, corso su  diatomee, macrofite e macroinvertebrati per formatori dei Ceas
Dal 9 all'11 settembre GeoL@b APS organizza alcune giornate di aggiornamento sulle diatomee, le macrofite e i macroinvertebrati, dedicate ai formatori dei Centri di educazione ambientale (Ceas) della rete Infeas... Continua
 by CAPITANI del FUTURO blog 


mercoledì 14 febbraio 2018

VOTO ITALIANI ESTERO: CIRCOSCRIZIONE EUROPA-RUSSIA, APPELLO AL VOTO DI SIMONE BILLI


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CIRCOSCRIZIONE EUROPA-RUSSIA
APPELLO AL VOTO DEL CANDIDATO DI CENTRODESTRA
SIMONE BILLI

Caro Concittadino,
I Consolati italiani hanno iniziato a spedire i plichi elettorali per le votazioni politiche del 4 Marzo.
Noi, come residenti all'estero, dovremo votare le schede e spedirle in modo che giungano al Consolato  entro il 1 Marzo.
 
Dal 18 Febbraio è possibile richiedere un duplicato della scheda, qualora non la avessi ricevuta.
Come già sottolineato numerose volte durante le scorse settimane, questo appuntamento elettorale è della massima importanza per cambiare il nostro Paese protandolo a degli standard di livello europeo.
 
Pertanto, ti suggerisco ancora una volta di barrare il simbolo della coalizione di Centro Destra Salvini-Berlusconi-Meloni e scriverci accanto BILLI.
 
Non esitare a contattarmi per domande o suggerimenti e dai pure una occhiata ai miei social, riportati qui sotto il mio curriculum.

 
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Grazie e buon voto!
 
Simone Billi
+41-79-876.60.55 (whatsapp)
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Skype: Simone Bill

lunedì 4 settembre 2017

IL NEMICO DI TUTTO IL GENERE UMANO !!!


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deca paradigma ha condiviso un post con Lega 2.0
deca paradigma:
PER PUTIN SOROS è FECCIA, PRENDERLO E BUTTARE VIA LA CHIAVE!!!
Putin promette di arrestare G. Soros, chiuderlo in cella e buttare la chiave!!
George Soros il "mestatore", "György Schwartz" lo speculatore finanziario senza scrupoli, si è proclamato "filantropo" e le sue Fondazioni (ONG), esonerate d'imposte, sono una metastasi!!!              
immagine non visualizzata

PER PUTIN SOROS è FECCIA, PRENDERLO E BUTTARE VIA LA CHIAVE!!!
Putin promette di arrestare G. Soros chiuderlo in cella e buttare la chiave George Soros il "mestatore" "George Soros, lo speculatore ...

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venerdì 28 novembre 2014

CRISI UCRAINA, UN ARTICOLO DI Dario Rivolta: A CHI TOCCA IL PESO DELLE SANZIONI ???

Gli Usa fanno la voce grossa e all’Europa tocca il peso delle sanzioni. Per l’Ucraina…
di Dario Rivolta *

Gli storici del futuro potranno ricordare il 21 novembre del 2014 tra le date che corrono il rischio di marcare la differenza tra la guerra e la pace. E’, infatti, il giorno in cui cinque partiti del Parlamento di Kiev, considerati filooccidentali, hanno raggiunto un accordo per dare vita a un nuovo governo, il cui principale obiettivo sarà l’adesione dell’Ucraina alla Nato. La seconda tappa sarà di aderire all’Unione Europea. Anche il meno smaliziato tra gli osservatori sa che già il fare un annuncio di questo genere suona come una vera e propria provocazione per la confinante Russia, Paese che già si sente sotto attacco da parte dell’Alleanza occidentale e che di conseguenza mai accetterà una realtà siffatta. La geopolitica si è sempre basata sull’equilibrio e, talvolta, lo scontro d’interessi nazionali contrapposti. E’ quindi comprensibile che un qualunque Paese che veda minacciati i propri fondamentali interessi reagisca in un modo o nell’altro per “legittima difesa”. Può perfino accadere, anche se meno accettabile, che, approfittando della debolezza altrui, qualche Stato voglia allargare i propri interessi a spese di un altro. In questo caso però, quel che non riusciamo purtroppo a capire è quali siano gli interessi dell’Europa nella questione ucraina. E’ evidente che, conoscendone le possibili conseguenze, suonerebbe assurdo che i politici di Kiev possano fare affermazioni come quella sopra menzionata se non incoraggiati da altri con la promessa di garantirli davanti a ciò che ne potrebbe derivare. E che questo “qualcun altro” siano gli Stati Uniti è fuor di dubbio: nulla da stupirsi, quindi davanti a chi si considera il padrone del mondo. Che però a fianco della potenza d’Oltreoceano, tra l’altro geograficamente lontanissima dall’area coinvolta, si aggiunga l’Unione Europea fa riflettere in merito alla lungimiranza e al senso di responsabilità dei nostri attuali (pseudo) leader. Che cosa guadagna l’Europa dalla possibile adesione dell’Ucraina? E cosa dai cattivi rapporti con la Russia che è, tra l’altro, la più grande riserva di materie prime al mondo? Ciò che resta evidente è solo quanto si perderebbe: un mercato di enormi dimensioni per prodotti e know-how che va da Brest-Litovsk a Vladivostok, aziende europee, già sofferenti per la crisi interna che perdono clienti acquisiti con fatica nel corso dei decenni, il rischio di uno scontro sempre più duro che non arriva a escludere nemmeno una guerra. In compenso, l’Ucraina è un Paese disastrato, dall’economia fatiscente, pieno di debiti (soprattutto proprio con la Russia) ove oligarchi arricchitisi in maniera dubbia fanno il bello e il cattivo tempo manipolando sentimenti e comportamenti di disperati di cui una buona parte costretta a cercare la sopravvivenza nell’emigrazione. Come se quanto sopra non bastasse, i politici di Kiev hanno anche annunciato di voler stanziare almeno il 3% del budget statale per l’acquisto di armamenti (la maggior parte dei Paesi europei vi stanzia tra l’1 e 1,5%). Con i soldi di chi? Ma, qualcuno obietterà, i diritti umani e la volontà democratica di un popolo hanno un valore superiore alle decine di miliardi di euro che noi daremo ai fratelli ucraini per cominciare a cercare di risollevarsi. Benissimo! Forse bisognerebbe spiegarlo anche a tutti i disoccupati greci, portoghesi, francesi, spagnoli, ungheresi, italiani ecc., cui il loro governo dice che lo Stato, a causa della crisi economica, deve spendere di meno e che è l’Europa (sì, proprio la stessa che è così generosa con Kiev) che ce lo impone. Ma si spieghi anche che il colpo di stato di un anno a Kiev, quello che distrusse palazzi pubblici, che massacrò poliziotti, che costrinse un Parlamento a legiferare sotto la minaccia di qualche migliaio di facinorosi sia stato una manifestazione di democrazia e che gli ucraini abbiano fatto tutto da soli e senza alcun intervento di Paesi stranieri. E lo si dica, in particolare ai lavoratori dei cantieri navali francesi che potrebbero, molto probabilmente, essere chiamati a pagare, con la perdita del loro posto di lavoro, le sagge decisioni assunte dai vertici di Bruxelles e da qualcuno più lontano. La Francia, infatti, cui la Russia aveva ordinato due grosse navi anfibie della classe Mistral, ha ricevuto l’ordine dalla Nato di non consegnare più le due navi. E questo nonostante una di esse sia già in mare e teoricamente pronta a partire con i suoi 400 marinai russi dal porto di Saint Nazaire. Se la consegna non avverrà come pattuito, così come farebbe il contraente di qualunque contratto commerciale, il danneggiato chiederà gli vengano pagati i danni che, nel caso della prima nave corrispondono a 3,8 miliardi di dollari. A questa seguirà poi la richiesta di indennizzo per la seconda e le somme che qualunque tribunale internazionale non potrà che imporre di pagare, andranno ad aggiungersi a quelle che tutti i contribuenti europei hanno già pagato per sistemare, parzialmente, gli arretrati che gli ucraini dovevano a Mosca per l’acquisto di gas russo. E si aggiungeranno a quelle che dovremo pagare anche quest’inverno affinché gli ucraini non muoiano di freddo. C’è da domandarsi se questi calcoli, economici e politici ma evidenti per tutti, furono fatti in precedenza da coloro che finanziarono e organizzarono le manifestazioni di piazza Maidan e che incoraggiano ora i partiti di maggioranza del parlamento di Kiev ad assumere irresponsabili atteggiamenti. La cosa peggiore di tutte, comunque, è che anche chi è stato atlantista ed europeista da sempre, ora comincia a chiedersi se c’e’ ancora un qualche senso in queste istituzioni o se non si deve cominciare a pensare diversamente.

* Già deputato, è analista geopolitico ed esperto di relazioni e commercio internazionali

lunedì 27 ottobre 2014

DONBASS, SITUAZIONE A DONETSK E LUGANSK IN UCRAINA, TREGUA SEMPRE VIOLATA.

A 6 MESI DALLE DICHIARAZIONI DI INDIPENDENZA
DEGLI STATI DI DONETSK E LUGANSK
CERCHIAMO DI CAPIRE LA SITUAZIONE

Dopo le dichiarazioni di indipendenza, si sono svolti dei referendum
Dove circa l' 85% degli aventi diritto ha votato al 90% per l'indipendenza!!!

Kiev , asservita ai poteri bancari europei , non ha accettato il responso popolare mandando quindi il suo esercito, aiutato con fondi e mezzi da nato ed europa, come testimoniano i passaggi di mezzi corazzati su treni in ungheria verso l'ucraina.

Mentre in contemporanea, gli aiuti di mosca ai civili russi sotto attacco nel Donbass, sono stati fatti passare per violazioni tanto che stupidamente sono state portate sanzioni alla Russia.....
Sanzioni che poi hanno portato alla contromossa di Putin, che ha imposto sue sanzioni, che hanno messo in ginocchio chi importava in Russia, per non parlare delle forniture di gas !!!!

NON LASCIATEVI CONDIZIONARE DAI MEDIA AL SERVIZIO DEI POTERI MONDIALI CHE VI RINCITRULLISCONO IL CERVELLO
SOLO IN ITALIA LE SANZIONI ALLA RUSSIA CI SONO COSTATE AD ORA GIA 3,2miliardi di € !!!!

NELLA CARTINA
IN ROSSO I TERRITORI CONTROLLATI SALDAMENTE DAI RIBELLI
IN ROSA I TERRITORI CONTESI DAI COMBATTENTI PER LA LIBERTA'
IN CHIARO I TERRITORI RIVENDICATI

giovedì 14 agosto 2014

LA RUSSIA FA UN CONTRO-EMBARGO AI PRODOTTI EUROPEI, TANTE PRODUZIONI SUL LASTRICO.

La Russia colpita dalle risibili sanzioni europee , fa un contro-embargo dei nostri prodotti agricoli ed alimentari, mettendo in ginocchio le produzioni dei paesi come Italia e Spagna, tanti produttori gia in crisi finiranno sul lastrico.....
La claudicante unione europea, cerca di tappare la falla immettendo inutili finanziamenti, insufficienti a coprire il problema , ma purtroppo utili ad aumentare ancor di piu' il debito pubblico !!!!!

Va ricordato che la crisi Ucraina e' stata creata da quei poteri che hanno , per i loro scopi di dominio, inventato la crisi globale......
La crisi Ucraina e' stata montata ad arte per mettere un gigante come la russia in un angolo.....
Beh! Quel gigante, sta scalciando, ed i calci nei denti si prendono noi !!!!!

In Italia abbiamo avuto tre governi, montati ad arte dai potenti e non votati da nessuno , e loro la chiamano DEMOCRAZIA.
In Crimea un referendum, con il 70% di partecipazione ha decretato con il 90% dei voti l'unificazione alla Russia , e loro la chiamano DITTATURA.

FORSE CI STANNO PRENDENDO PER IL CULO ?????

Comunque la Russia la frutta e gli altri alimenti li prende in asia e sud America , e mentre i nostri governanti fanno la figura degli idioti, la crisi avanza sempre di piu' , e credo che adesso non se ne uscira' facilmente e pacificamente......
RIFLETTETE BENE SUL FUTURO DEI VOSTRI FIGLI !!!!!!!

mercoledì 13 agosto 2014

SBAGLIARE IN IRAQ FU UMANO, PERSEVERARE IN UCRAINA E' DIABOLICO - DARIO RIVOLTA.

RICEVO E VOLENTIERI RIPUBBLICO UN ARTICOLO TRATTO DA:
LA VOCE DELLA RUSSIA.

Sbagliare in Iraq fu umano, perseverare in Ucraina è diabolico

Ho sempre pensato, e credo ancora, che gli Stati Uniti siano una grande democrazia liberale e che alcune cose dello stile di vita americano e dei suoi valori possano essere, per noi europei, un esempio da seguire. Sono altresì convinto che la politica internazionale degli USA, come quella di ogni altro stato del mondo, non sia finalizzata a un generoso e irrazionale altruismo, bensì dalla comprensibile volontà di perseguire il mantenimento e magari l’accrescimento del benessere dei propri cittadini. Sono stato Deputato al Parlamento Italiano per tre legislature e mi sono sempre occupato, non solo durante quel periodo, di politica internazionale. Come la maggior parte di noi ho reagito con dolore e indignazione al vile attacco terroristico dell’11 settembre ed ho condiviso la guerra dichiarata da Washington contro i talebani dell’Afghanistan. Purtroppo, ho dovuto anche costatare gli innumerevoli errori commessi da nostri alleati e amici almeno da quel momento in poi. E’ stato un errore strategico gravissimo aver dichiarato la guerra all’Iraq, liberando così il fronte ovest dell’Iran dal loro acerrimo nemico che ne impediva la continuità della loro estensione strategica fino al Mediterraneo. Ovviamente, non provavo nessuna simpatia per Saddam Hussein ma, ancora prima che la guerra scoppiasse, avevo scritto su di una testata americana internazionale che far cadere Saddam avrebbe creato un pericoloso vuoto di potere, a meno di una numericamente enorme e di lunghissima durata presenza di militari americani su quel territorio. Tralascio, per pietà di causa, gli errori operativi e la scarsa capacità di empatia sia del governo USA sia degli uomini inviati a Baghdad per gestire la ricostruzione del Paese. La loro serie di errori non è però finita in Iraq. Come i fatti stanno a dimostrare, è continuata in Siria, in Egitto, in Libia (con la complicità del megalomane Sarkozy) e sta ora manifestandosi con tutta la sua pericolosità in Ucraina. So benissimo che, in parte per ignoranza in parte per nostalgia, un po’ per fanatismo, sono ancora molti gli americani, politici e semplici cittadini, che ritengono sia loro interesse “contenere” la Russia. Così come conosco le ataviche paure nei confronti di un potenziale espansionismo russo da parte di polacchi e Paesi Baltici. Voglio tacere, sempre per pietà, sugli ipocriti sentimenti “umanitari” a fasi alterne degli svedesi. Tuttavia, ritengo che identificare nella Russia un suo presunto, ma inverosimile, desiderio di ricostruire l’Unione Sovietica sia un tragico errore di valutazione. Naturalmente, anche i russi hanno i loro propri obiettivi nazionali ed è più che comprensibile che, dopo che l’occidente ha tradito gli impegni assunti con Gorbaciov per una non estensione della Nato fino ai suoi confini, si nutrano, anche a Mosca, forti dubbi sulle reali intenzioni occidentali e si desideri garantire i propri confini con Stati non nemici o almeno non militarmente avversi. L’interesse di tutto il mondo occidentale non può e non deve esser quello di isolare Mosca. Al contrario, questa grande riserva di materie prime, culturalmente vicinissima all’Europa, dovrebbe essere vista come un nostro grande alleato politico ed economico per tutto il secolo che abbiamo di fronte. Il suo sviluppo ha davanti spazi enormi ed è proprio a ovest che il Cremlino ha sempre guardato per favorirlo. Inoltre, chi nel futuro potrebbe insidiare la nostra posizione nel mondo sta molto più a est e, debito pubblico permettendolo, è verso laggiù che gli Usa dovrebbero concentrare la loro attenzione. Sbagliano, dunque gli americani ma quello di cui non riesco per nulla a farmi una ragione e, anzi, sento in me montare una sempre maggiore indignazione è per l’atteggiamento europeo che si accoda a un comportamento totalmente masochistico andando in modo più che evidente contro i propri stessi interessi immediati e di medio temine. Si sostiene sempre che il vero amico sia quello che sa dire le verità anche le più spiacevoli al proprio sodale e che faccia di tutto per correggerlo quando sbaglia. Germania, Italia e Francia sembrano averci provato per un po’, ma oggi anche loro sembrano essersi accodate agli altri. Non si venga a raccontare della volontà democratica manifestata dal popolo ucraino a Maidan. E’ oramai noto a tutti quanto su un comprensibile malcontento locale si siano innestati aiuti finanziari e organizzativi di alcuni Paesi occidentali. Né si venga a colpevolizzare la Russia per gli aiuti militari e di uomini che sta offrendo ai ribelli dell’est ucraino: forse che gli americani e alcuni dei loro alleati non stanno facendo la stessa cosa con l’esercito di Kiev? La cosa più grave è che quei Governi europei che hanno spinto per la firma dell’accordo tra UE e Ucraina sembrano del tutto indifferenti ai costi politici, ma soprattutto economici diretti, che ciò significherebbe per tutti i contribuenti europei. Stiamo prendendo per la gola greci e portoghesi, per non parlare di altri, costringendoli a vita da stenti e disoccupazione alle stelle e vorremmo invece riversare decine e decine di miliardi di euro per finanziare un Paese di cinquanta milioni di abitanti la cui economia, per più del 50% è legata proprio a quella russa. Mi rendo conto profondamente della necessità di non creare fratture all’interno dell’Unione Europea, così come ritengo che l’alleanza occidentale debba continuare a costituire una nostra scelta strategica fondamentale. Ma a tutto c’è un limite! E se gli USA passano da errore in errore mettendo a rischio il loro stesso ruolo egemone nel mondo, se proprio non riusciamo a farli ragionare, evitiamo almeno di cadere nell’abisso con loro. Non ci guadagneremmo ne’noi ne’loro. Da cittadino, politico ed ex Parlamentare italiano pretendo che il nostro Governo, possibilmente assieme a quelli che ancora in Europa mantengono il buon senso, si dissoci dalla rottura dei nostri virtuosi rapporti con il vicino russo. Il ministro Mogherini sta facendo sicuramente molto e non si può che apprezzare la sua prudenza e i suoi tentativi di mediazione. Sembra però, purtroppo, che, anche a causa di una masnada di giornalisti italiani ed europei, ignoranti e ipocritamente buonisti, l’opinione pubblica sia fuorviata dalla realtà degli avvenimenti. Anche se, ciò considerato, la sua azione diventa sempre più difficile, mi auguro fortemente che continui e che, se non esistessero alternative, abbia il coraggio, con tutto il Governo, di dissociarsi dai comportamenti fortemente nocivi per noi tutti e per le nostre imprese.

Dario Rivolta*

*Già Vice Presidente della Commissione Affari Esteri e Comunitari della Camera dei Deputati

venerdì 18 luglio 2014

AEREO ABBATTUTO IN UCRAINA - 2° articolo

Aereo abbattuto in Ucraina, chiesta indagine internazionale. Recuperate scatole nere:

Il Cremlino continua a respingere come "stupide" le accuse nei suoi confronti e Putin dice: "La tragedia conferma l'urgenza di una soluzione pacifica alla crisi". Ma Kiev tuona: "Mosca andata oltre, i responsabili giudicati all'Aja". Obama chiede che le prove dello schianto rimangano sul luogo, dove è in arrivo un team di esperti. I separatisti annunciano tregua di 4 giorni: 'veglieranno' sui resti di Boeing e corpi.

18 luglio 2014

GRABOVO -Lo sgomento è globale. Le immagini dell'aereo malese abbattuto nell'est dell'Ucraina (a 40 km dal confine con la Russia) scorrono sulle tv di tutto il mondo. L'Olanda è in lutto, il numero dei suoi morti è salito a 189. Lo ha annunciato il portavoce della Malaysia Airline in una conferenza stampa, contando le altre vittime: 44 malesi, 27 australiani, 12 indonesiani, 9 britannici, 4 tedeschi, 4 belgi, 3 filippini, un canadese e un neozelandese. Altre quattro persone sono in corso di identificazione.

Restano i dubbi, ma un rapporto preliminare dei servizi di intelligence degli Stati Uniti citato dalla Cnn sostiene che il volo della Malaysia Airlines MH17, partito da Amsterdam e diretto a Kuala Lumpur è stato molto probabilmente abbattuto dai separatisti filorussi. La Cnn riporta la testimonianza di un funzionario della Difesa americana con "accesso alle informazioni" sul disastro, sottolineando comunque che non c'è ancora una pubblica conferma ufficiale sulle cause. C'erano 298 persone a bordo, due noeonati, ottanta bambini. Lo sgomento resta globale e gli occhi sono puntati sulla Russia di Putin. Il presidente russo ha reso noto di "essere in contatto" con il collega ucraino Petro Poroshenko, auspicando di "poter risolvere la crisi con una pace duratura". I leader mondiali hanno chiesto l'apertura di un'inchiesta internazionale.

Gli stessi separatisti, che hanno già detto di aver recuperato due scatole nere del jet, hanno annunciato oggi una tregua di quattro giorni per permettere le indagini e consentire agli esperti dell'Ocse di visitare la zona. Il cessate il fuoco - ha detto il loro leader Andrei Purgin - è iniziato alle 9 (le 11 in Italia), come concordato con il gruppo di contatto per l'Ucraina orientale. Durante la tregua, esperti internazionali potranno accedere all'area per chiarire le cause dell'incidente. Purgin ha promesso accesso sicuro sia ai soccorritori sia agli inquirenti. A chiedere un'immediata sospensione delle ostilità erano stati gli Usa con l'obiettivo di garantire un corridoio sicuro al luogo dello schianto.

lunedì 14 luglio 2014

NUOVE TENSIONI TRA RUSSIA ED UCRAINA , KIEV SUGGERITA DALLA UE PROVOCA PUTIN

La Russia si prepara a rispondere al fuoco Ucraino, colpita una casa in una cittadina russa al confine, 1 morto e 2 feriti.

- Angelo Iervolino –
Si aggrava la situazione al confine russo-ucraino. Le autorità della regione russa di Rostov (al confine con l’Ucraina) hanno confermato che un colpo d’artiglieria ha colpito una casa privata ed ha ucciso un cittadino russo, secondo quanto dichiarato dal rappresentante del governo locale, Aleksandr Titov. La Russia darà una risposta dura al bombardamento del suo territorio da parte dei militari ucraini, in cui una persona è stata uccisa ed altre due sono rimaste ferite, ha dichiarato il Vice Ministro degli Esteri russo, Grigory Karasin. “Naturalmente, questa azione non sarà lasciata senza una corrispondente reazione.
Il colloquio con la parte ucraina su questo tema sta per essere serio e duro”, ha dichiarato Karasin in un’intervista ad una stazione radio russa. Quindi a breve è prevista una dura reazione del governo Russo, reazione che potrebbe allargare pericolosamente il conflitto e fare entrare la Russia direttamente in guerra contro l’Ucraina.

Quando hanno capito che la crisi scemava , i potenti hanno attizzato il fuoco !!! La vera guerra alla Russia e' nascosta dall'inutile conflitto ucraino , ormai contano solo le banche....

lunedì 23 giugno 2014

LETTERA DI UN GIORNALISTA RUSSO SULLA CRISI IN UCRAINA NEL DONBASS

Lettera aperta di un Giornalista russo a tutti i suoi colleghi del Pianeta

Cari colleghi giornalisti di tutte le nazioni , vi invito a visitare Donbass in Ucraina, questo appello lo faccio specialmente a coloro che si definiscono giornalisti nella Repubblica Federale Tedesca, al fine di poter constatare con i propri occhi quello che veramente stanno facendo coloro che si definiscono i nuovi liberatori dell’Ucraina, mi chiamo Alexander Zhilin , giornalista e Blogger russo, nato e cresciuto in Ucraina , attivo come giornalista , invito tutti coloro che si sentono di essere giornalisti LIBERI e non al soldo delle Multinazionali che hanno sponsorizzato il colpo di stato da parte di un gruppo di persone che da anni lo preparavano con l’aiuto di paesi occidentali sotto il comando del governo Americano, vi invito a filmare e fotografare il Genocidio che si stà consumando a danno della popolazione civile nel Donbass, solo la vostra presenza in numero abbastanza numeroso 50 /100 potrà fermare la mattanza che stanno attuando i sicari di Kiew, non c,è neonato ,persona anziana o civile che venga risparmiata , in questi giorni si stà consumando un Genocidio basato sulla pulizia Etnica della popolazione Ucraina , quando sarete qui ,vi accorgerete che cosa è l’inferno che la giunta di Kiew ha preparato con l’aiuto di Washington , potrete vedere che il Fascismo di Poroskenko è peggio del Fascismo di Hitler , perché vi dico di venire nel Donbass, assieme a voi e con l’aiuto dell’Organizzazione per la tutela dei giornalisti possiamo fermare questo massacro che Poroskenko ha messo in atto contro le diverse Etnie che vivono in Ucraina , mostrare a coloro che siedono dietro le poltrone nelle Redazioni dei giornali e TV nei paesi occidentali che ,tutto quello che scrivono e diffondono non corrisponde con la etica del libero giornalismo, specialmente mi appello ai colleghi Tedeschi che sono in prima fila nel diffondere disinformazione su quello che realmente stà succedendo in Ucraina, questo vale anche per coloro che si definiscono giornalisti negli altri paesi della UE, invece di fare i copia ed incolla dei dispacci che arrivano dall’Ufficio Stampa della NATO senza aver mai visto di presenza la situazione, vi prego di prendere in considerazione questo mio appello al fine di evitare che le prossime generazioni di Giornalisti non cadano nelle trappole di chi a tutti i costi vuole che la verità non venga fuori, oggi il giornalismo occidentale si stà scavando al fossa con le proprie mani ,e non solo il giornalismo-

martedì 27 maggio 2014

CRISI IN UCRAINA: Kiev rilancia il dialogo, ma a Donetsk si combatte !!!!!

Elicotteri bombardano l'aeroporto internazionale occupato dai filorussi. Gli scontri si spostano poi alla stazione, mentre le autorità dell'autoproclamata repubblica popolare decretano la legge marziale in tutta la regione. Ufficiale: Poroshenko nuovo presidente ucraino. Che vuole parlare con Mosca, ma poi precisa: l'operazione contro i separatisti deve proseguire .

STANNO DISTRUGGENDO ED UCCIDENDO TUTTI QUELLI CHE LOTTANO PER LA LIBERTA'
Ben appoggiati da USA e UE , servi dei potenti banchieri !!!!

KIEV - Resta rovente la situazione nella regione separatista di Donetsk. Stamani le forze ucraine hanno ripreso a martellare Sloviansk e i villaggi vicini, compreso quello in cui ha trovato la morte il fotoreporter italiano Andrea Rocchelli. Il bilancio è di almeno due morti tra i miliziani filorussi, a cui si sono aggiunti in serata due vittime degli scontri verificatisi intorno alla stazione di Donetsk oggi pomeriggio.

L'agenzia russa Interfax precisa che un bambino è rimasto ferito. Secondo il Kiev Post, gli scontri nella stazione si sono verificati dopo che l'esercito di Kiev ha spinto i filorussi dall'aeroporto, che avevano occupato in mattinata, verso sud, in una zona residenziale a poca distanza dalla stazione centrale. I combattimenti si sono poi spostati sempre più verso la stazione ferroviaria, dove un civile è stato colpito da un proiettile vagante nel parcheggio in cui lavorava. Secondo il Kiev Post, i filorussi mantengono il controllo della stazione.

In un comunicato pubblicato sul sito del comune, il sindaco di Donetsk, Olexandre Lukiantchenko, ha invitato ai cittadini di restare nelle proprie case dopo gli intensi combattimenti tra truppe ucraine e separatisti filorussi che "hanno provocato vittime tra i civili". "Controllate i vostri bambini. Cercate di non uscire di casa, salvo emergenze".

Le autorità dell'autoproclamata Repubblica popolare di Donetsk, che rivendica l'indipendenza da Kiev, hanno imposto a partire da questa mattina la legge marziale in tutta la regione. Lo scopo, tuona minaccioso un loro comunicato, è quello di ripulire la regione dalle unità militari ucraine.

Il primo effetto tangibile della misura è stata l'occupazione parziale dell'aeroporto della città. I filorussi hanno fatto irruzione alle prime luci dell'alba, chiedendo ai soldati fedeli a Kiev di lasciare lo scalo, i militari si sono rifiutati. Poco più tardi, il governo di Kiev ha fatto entrare in azione l'aviazione. Elicotteri da combattimento hanno bombardato il terminal principale, mentre combattimenti tra truppe governative e separatisti si sono estesi anche nella zona della stazione ferroviaria.

"Il secondo piano dell'edificio amministrativo della stazione di Donetsk è in fiamme" e nella zona "un civile è stato ucciso da proiettili vaganti", riferiscono fonti nella città. La notizia non è verificabile sul campo a causa dell'estrema volatilità e dei rischi della situazione. Anche alcuni giornalisti stranieri sono finiti sotto il fuoco di un cecchino nei pressi dell'aeroporto. Secondo l'agenzia russa Itar-Tass, diversi reporter sarebbero bloccati nella zona degli scontri. Nel centro di Donestk è stato evacuato e chiuso il principale centro commerciale della città, nel timore che i combattimenti si estendano alla zona nord dove sorge il centro. Evacuato anche il Green Plaza, che ospita uffici e qualche negozio.

La vittoria di Poroshenko alle presidenziali ucraine. Intanto si è concluso il conteggio dei voti delle elezioni presidenziali tenute ieri in tutto il Paese. La Commissione elettorale ha ufficializzato che Petro Poroshenko è il nuovo presidente ucraino eletto. "Non serve indire un secondo turno, è stato eletto il nuovo presidente dell'Ucraina" ha annunciato il presidente della commissione elettorale, Mykhaïlo Okhendovsky. Poroshenko, il magnate "re del cioccolato" ha ottenuto più del 54% dei voti. Decisamente scarso il risultato per Yulia Tymoshenko che si è aggiudicata solo il 13,1%. Terzo posto per Oleg Lyashko (8,48%), a seguire Anatoly Gritsenko (5,48%) e Sergei Tigipko (5,18%).

Le reazioni internazionali. Tra le prime reazioni internazionali all'ufficializzazione dell'elezione di Poroshenko, quella degli Stati Uniti. Mentre Obama si era espresso entusiasticamente già domenica, il segretario di Stato John Kerry ha fatto sapere che gli Usa sosterranno gli sforzi del nuovo presidente nella costruzione di un'Ucraina "unita". Washington, ha proseguito Kerry, "è determinata a lavorare con l'Ucraina e altri Paesi per trovare una soluzione pacifica al conflitto" nelle regioni dell'est, controllate dai separatisti filorussi.

C'è poi la cancelliera tedesca Angela Merkel, che ha invitato il presidente russo, Vladimir Putin, a rispettare il risultato delle presidenziali ucraine. In una riunione della presidenza della Cdu, Merkel avrebbe detto di sperare che "la Russia faccia per davvero quel che aveva annunciato di voler fare prima del voto". Ovvero, collaborare con il nuovo presidente eletto. Merkel, in particolare, spera che Mosca e Kiev raggiungano un accordo sul costo delle forniture di gas già durante questa settimana.

Sul tema del gas, si registrano le parole del commissario europeo all'Energia, Guenther Oettinger, che vede "una buona chance" di arrivare a un accordo entro il primo giugno prossimo. Le discussioni fra Russia e Ucraina sono "ben avanzate", ha dichiarato il commissario Ue a margine delle negoziazioni a Berlino con i ministri dell'Energia russo, Alexandre Novak, e ucraino, Yuri Prodan. Che hanno tempo fino a mercoledì sera per accettare i termini di un compromesso che vedrà l'Ucraina pagare in un primo tempo 2 miliardi di dollari a Gazprom, ha precisato Oettinger.

Le prossime mosse di Poroshenko. La prossima settimana il neo presidente dovrebbe recarsi in Polonia, anche se ufficialmente l'insediamento avrà luogo non prima dell'8-10 giugno. Per ora Poroshenko ha evitato di rispondere alla domanda se si senta pronto a lavorare con Putin, ma ha detto che incontri dovrebbero tenersi al più presto. "Penso che la Russia sia un nostro vicino e senza la Russia sarebbe molto meno efficace o impossibile parlare di sicurezza nell'intera regione o addirittura di sicurezza globale", ha detto il 're del cioccolato'. Salvo precisare che l'operazione militare contro i separatisti filorussi nelle regioni orientali di Donetsk e Lugansk deve proseguire. E ripetere che non riconosce il risultato del referendum con cui la Crimea è tornata alla Russia: bisogna risolvere con urgenza "la questione: il ritorno della Crimea all'ucraina, la difesa degli ucraini che vivono in Crimea", ha affermato.

Nel corso di una conferenza stampa tenuta a Kiev, Poroshenko ha inoltre annunciato che Arseni Iatseniuk rimarrà primo ministro.

Mosca: "errore colossale" riprendere offensiva contro filorussi. Da Mosca ha parlato il ministro degli Esteri, Serghei Lavrov: La Russia "rispetta" i risultati delle elezioni presidenziali in Ucraina ed è pronta al dialogo con il nuovo presidente, ma Kiev commetterebbe "un errore colossale" a riprendere l'offensiva antiterrorismo nell'est del Paese. Il capo della diplomazia russa ha inoltre rilanciato l'appello alle autorità ucraine affinché rispettino gli interessi di ogni gruppo di cittadini e facciano il possibile per evitare che prevalgano visioni estremiste.

IO CRITICO I DUE PESI E LE DUE MISURE , QUELLO CHE PER USA ED UE ERA LEGITTIMO PER LA EX JUGOSLAVIA , NON VA BENE PER UCRAINA , GEORGIA E CAUCASO.
IL KOSSOVO HA AVUTO SUBITO RICONOCIMENTI , COSI COME PER LA  CECENIA .....
MENTRE PER IL DONBASS , L'ABKHAZIA , L'OSSEZIA DEL SUD E LA TRANSNISTRIA , NON SI E' VISTO NULLA !!!!
SERVE LA LIBERA DETERMINAZIONE DEI POPOLI , TRAMITE UN REFERENDUM, COME IN CRIMEA.

venerdì 16 maggio 2014

CRISI UCRAINA , FACCIAMO CHIAREZZA CERCANDO DI ANALIZZARE LA SITUAZIONE

DIVISIONI ETNICHE , LINGUISTICHE E DELLA RICCHEZZA:

La lettura corrente della situazione ucraina prescinde spesso dal dato demografico e geografico, che è invece fondamentale.
La storia si ripete sempre finché la geografia non cambia.
Si dimentica quello che i sociologi sanno: che la nozione stessa di «Ucraina» è stata socialmente costruita e spesso politicamente contestata. La Crimea per quasi quattro secoli è stata governata da un Khanato erede diretto di Gengis Khan (1162-1227), finché come risultato del «colonialismo via terra» russo fu conquistata a trasformata nel Governatorato della Tauride, prima di essere incorporata dai comunisti nella Repubblica Russa e poi in quella ucraina. Una buona parte di quella che oggi è chiamata Ucraina Occidentale è stata parte della Polonia fino alla Seconda guerra mondiale. La Bessarabia del Sud è stata storicamente parte della Moldavia e della Romania, fino a essere annessa alla repubblica sovietica dell’Ucraina nel 1940.

Questa «invenzione dell’Ucraina» risponde alla logica leninista e stalinista di costruire repubbliche tagliando e cucendo sulla carta geografica, ma anche al tentativo di isolare la resistenza armata anticomunista – che in Ucraina è durata fino agli anni 1950 – facendo diminuire nella Repubblica la percentuale di ucrainofoni rispetto a quella dei russofoni, e la percentuale dei cattolici (quasi tutti anticomunisti) rispetto agli ortodossi. Il risultato è uno dei tanti Paesi con frontiere ampiamente artificiali. Molti russofoni sono emigrati in Russia o altrove – il Paese dove sono emigrati più ucraini (200.000) oggi è l’Italia, e molti sono russofoni – così che oggi sono meno di un tempo: si dice 18% ma i censimenti sono a loro volta un atto politico, l’ultimo è stato fatto nel 2001 e il prossimo sarà nel 2016. Quella che è certa è la contrapposizione fra le regioni orientali, in maggioranza russofone e ortodosse, e le regioni occidentali, in maggioranza ucrainofone, e con una robusta presenza cattolica accanto agli ortodossi, che peraltro sono spaccati in due patriarcati rivali, uno leale a quello di Mosca e uno nazionalista, oggi maggioritario, che incentra la sua esistenza sull’indipendenza dalla Russia. L’Ucraina ha in assoluto uno dei più bassi tassi di fertilità del mondo (1,53), ma questo è la media di un tasso più alto nelle regioni occidentali e di uno da record del mondo negativo nelle regioni orientali russofone (una è addirittura a 1,24 – ricordo che il tasso minimo per assicurare il ricambio generazionale è 2,1). In compenso, tutta l’Ucraina non è particolarmente ricca, ma il tasso di povertà è significativamente più alto nell’Ucraina occidentale (49% nelle campagne e 45% nelle città) rispetto a quella orientale (35%). Questo si deve anche a maggiori investimenti nell’epoca comunista nella zona orientale e russofona. Ci sono molte Ucraine: si dovrebbe ancora parlare dei musulmani tatari di Crimea e bulgari, dei rom – che hanno gravi problemi di diritti umani – e del fatto che i quattro quinti degli ebrei ucraini, che erano ancora 500.000 nel 1989, sono emigrati dopo l’indipendenza, ma il quinto che rimane (100.000 persone) costituisce ancora una minoranza ebraica tripla rispetto a quella italiana in un Paese meno popolato (45 milioni). Tuttavia le Ucraine principali sono sostanzialmente due: quella occidentale, con città principale Leopoli (Lviv, 760.000 abitanti), e quella orientale, dove il centro più grande è Kharkov (1.400.000 abitanti), culla del comunismo ucraino e prima capitale della Repubblica sovietica dell’Ucraina. Kiev (2.800.000 abitanti), con moltissimi immigrati inurbati dal resto del Paese, sta nel mezzo.
Non a caso abbiamo ascoltato nei giorni scorsi dichiarazioni separatiste sia a Leopoli sia a Kharkov.
Uno dei problemi, che ho personalmente constatato nella visita OSCE, è che i russofoni dell’Ucraina orientale, teoricamente in minoranza (ma più ricchi), occupano un numero sproporzionato di posizioni politiche, amministrative e di governo. Il presidente Yanukovytch viene dall’Est del Paese e parla un ucraino stentato, così come il primo ministro Arbuzov.
Perché mai gli ucraini in maggioranza ucrainofoni eleggono dei russofoni dell’Est? La risposta della maggior parte degli osservatori delle elezioni, OSCE compresa, è che non li eleggono e le elezioni sono truccate. Indire nuove elezioni sposta dunque i problemi ma non li risolve, a meno di garantire agli ucraini che il prossimo voto sarà senza brogli. Già Samuel Huntington (1927-2008) aveva individuato la «linea di faglia» ucraina nel suo libro sugli scontri di civiltà, e per lui in questi casi una soluzione ragionevole è il taglio: gli ucraini che si sentono occidentali ed europei in uno Stato e quelli che si sentono orientali e russi in un altro. Tuttavia il regime sovietico ha spostato popolazioni come pedine su una scacchiera per evitare che si consolidassero nazionalismi insurrezionali, e oggi questa soluzione, che pure emerge in diversi articoli di studiosi internazionali, è molto difficile da mettere in pratica. Il rischio è di una «super-Jugoslavia», con una guerra civile seguita dall’emergere da più di due Stati (la Crimea è un mondo a parte, con la flotta russa che staziona nel porto di Sebastopoli). Quanto allo scenario geopolitico, la Russia ha le idee chiare: ricostruire uno spazio euro-asiatico di Paesi satelliti, versione moderna degli imperi zarista primo e sovietico poi – ed è disponibile a mobilitare grandi risorse per mettere queste idee in pratica (15 miliardi di dollari al governo ucraino, un esborso non indolore neppure per il ricco Tesoro russo).
Gli Stati Uniti di Obama sono sempre più disimpegnati dallo scacchiere europeo, e forse da tutti gli scacchieri.
L’Unione Europea avrebbe un interesse teorico ad acquisire il mercato ucraino, che è strategico, per non parlare dei gasdotti (quarantamila chilometri di tubi, fra gasdotti e oleodotti, anche se Putin e la Germania, che diffidano dell’Ucraina, privilegiano percorsi alternativi) e dei cereali, di cui l’Ucraina, granaio dell’Europa e non più della Russia, è un fornitore sempre più importante anche per l’Italia. Tuttavia l’Unione Europea non ha una politica estera comune – la diplomatica americana Victoria Nuland intercettata mentre mandava l’Unione Europea a quel Paese non a caso è la moglie del teorico neoconservatore (oggi però avvicinatosi a Obama) Robert Kagan, quello per cui gli Europei vengono da Venere, la dea delle mollezze e dei piaceri, e gli americani da Marte, il dio del lavoro e della guerra –, ognuno persegue il suo interesse particolare, e soprattutto la Germania non vuole farsi carico di quel cinquanta per cento o quasi della popolazione ucraina che vive sotto la soglia di povertà. È vero, gran parte degli attacchi a Putin sono ideologici: danno fastidio le sue posizioni non «politicamente corrette» sull’omosessualità e non solo.
Ma è anche vero che l’Ucraina com’è stata disegnata dai drammi della storia, con pezzi di Polonia cattolica strappati alla Polonia e distretti prevalentemente cattolici, e con un tenace sentimento anti-russo alimentato da decenni di resistenza anti-sovietica che contagia anche una parte degli ortodossi (con frange che identificano il potere russo con il potere di oligarchi in buona parte di origine ebraica, e usano toni effettivamente antisemiti e inaccettabili), non può essere trattata semplicemente come un satellite russo se non dispiegando una feroce repressione militare, i cui costi sarebbero altissimi anche per la stessa Russia.

Per evitare la Jugoslavia occorre sedersi a un tavolo, dove gli occidentali – ammesso che ve ne siano capaci di visioni strategiche, e non interessati solo allo spread o ai gasdotti, che peraltro non sono irrilevanti – depongano i loro pregiudizi contro Putin, e Putin accetti dal canto suo di rinunciare a qualcosa.

mappa analisi PIL pro capite e suddivisione della ricchezza nei territori.
rep. indipendente di Lugansk
  rep. indipendente di Donestk

martedì 6 maggio 2014

ABKHAZIA ED OSSEZIA DEL SUD , DUE POPOLI CHE VIVONO GRAZIE ALLA RUSSIA

ABKHASI ED OSSETI , DUE POPOLI CHE HANNO DIRITTO DI ESSERE PROTETTI E PRESERVATI
UN DOVERE SVOLTO DALLA SOLA RUSSIA , CONTRO.GLI INTERESSI DI AMERICA ED UNIONE EUROPEA
CHE NON APPLICANO IL PROTOCOLLO KOSSOVO......
DUE PESI E DUE MISURE !!!!

Il ruolo della Federazione Russa in Abkhazia ed Ossezia del Sud:

Dopo l’indipendenza ottenuta nel 2008 i due paesi caucasici, direttamente collegati ai finanziamenti russi, stanno direzionando la propria attenzione sulla cooperazione economica con l’Italia

Nel 2008 con la vittoria delle guerra russo-georgiana la Repubblica di Abkhazia (nata il 23 luglio 1992) , e quella dell’Ossezia del Sud poterono dichiarare ufficialmente la loro indipendenza dalla Georgia e, grazie al riconoscimento in primis da parte della Federazione Russa, poterono iniziare il processo di costruzione del proprio stato.

Il mese di agosto ha rappresentato quindi il quinto anniversario dalla nascita delle due repubbliche caucasiche le quali hanno confidato in Mosca per la propria sicurezza ed economia: grazie alla presenza militare dell’esercito russo è infatti garantita la sicurezza fisica degli abkhazi ed osseti ed evitato un possibile attacco da parte della Georgia, stato che fin dal crollo dell’Unione Sovietica ha reclamato questi due paesi come facenti parte del proprio territorio nazionale. I 20 anni di conflitto che hanno interessato queste due nazioni avevano lasciato a fine del 2008 una situazione disastrata ed il mancato riconoscimento internazionale, favorito dall’ostracismo avviato da Tbilisi, avevano influenzato negativamente l’economia di Abkhazia e Ossezia, paesi i quali si sono rivolti verso la Russia per il proprio sviluppo economico e per i finanziamenti. In questo modo, secondo quanto denunciato dagli esperti, il Cremlino con i propri soldi e soldati ha esteso la propria influenza all’interno delle due repubbliche riuscendo indirettamente a controllarle grazie ai piani di sviluppo ed agli accordi diplomatici; l’enorme supporto da parte della Federazione rappresenta in Abkhazia, ad esempio, il 70% del budget nazionale e per cambiare tale tendenza i due paesi caucasici stanno improntando una politica volta ad instaurare rapporti internazionali con l’Europa con l’intenzione di favorire lo sviluppo degli scambi commerciali ed attrarre investimenti esteri diretti.

Secondo tale auspicio si è svolta quindi martedì 10 settembre 2013 a Roma la conferenza “Chi ha paura dell’Ossezia del Sud” il cui obiettivo è stato quello di focalizzare l’attenzione e sensibilizzare l’opinione pubblica italiana circa il problema del riconoscimento e dell’indipendenza dello stato osseto grazie alla partecipazione del Ministro degli Esteri della Repubblica dell’Ossezia del Sud David G. Sanakoev.

Introdotta dal Dott. Murgia, il quale ha posto l’attenzione sul problema dell’isolamento internazionale che interessa la repubblica osseta, riconosciuta soltanto da cinque paesi al mondo (Federazione Russa, Venezuela, Nicaragua, Nauru, Tavalu), fattore che influenza direttamente lo sviluppo economico e la mobilità dei cittadini, la conferenza ha direzionato la propria attenzione sui progetti di sviluppo futuri dello stato osseta e sui difficili rapporti osseto-georgiani.

Durante l’introduzione è stato doveroso prendere in esame il tragico evento che ha interessato la vicina Repubblica di Abkazia, con la quale l’Ossezia ha condiviso le sorti della guerra russo-georgiana del 2008, in cui il Primo Segretario dell’Ambasciata Russa nello stato abkhazo, Dmitri Visherev, è stato ucciso da colpi di pistola mentre era a bordo della sua automobile in occasione dell’anniversario che sanciva la nascita delle relazioni russo-abkhaze. Tale evento, secondo quanto riferito dalle autorità locali, è stato classificato come atto terroristico diretto a destabilizzare i rapporti tra l’Abkhazia e la Federazione Russa vitali per l’indipendenza e lo sviluppo economico dello stato caucasico.

Non solo per lo stato abkhazo ma anche per quello osseta il Cremlino rappresenta una garanzia di libertà, indipendenza, sicurezza fisica delle persone e secondo quanto affermato dallo stesso ministro martedì scorso, l’aggressione avvenuta 5 anni fa da parte delle truppe di Tbilisi scatenante il conflitto con Mosca ha permesso di evidenziare non solo le mire di espansione territoriali georgiane m anche l’importanza diretta della Federazione Russa.

La volontà del paese, secondo le parole di Sanakoev, è quella di perseguire la strada del riconoscimento mondiale considerato oramai un processo irreversibile il cui cammino vede le sue radici agli inizi degli anni ’90 culminante con l’indipendenza ottenuta nel 2008 e sancita direttamente da Mosca.

Attualmente la Repubblica di Ossezia sta lavorando per garantire lo sviluppo istituzionale inerente la legislazione con l’obiettivo di costruire uno stato indirizzato verso il progresso capace di creare basi solide su cui improntare il futuro dei propri cittadini. Parlando proprio di futuro il riconoscimento a livello mondiale è visto come il primo passo fondamentale per il paese reso difficile però dall’ostruzionismo georgiano.

L’Italia non ha ancora riconosciuto l’Ossezia del Sud motivo per cui durante la visita a Roma il ministro osseto presenterà alle istituzioni italiane la richiesta formale; un primo successo all’interno del nostro paese si può considerare l’incontro avvenuto venerdì scorso nel quale Sanakoev è stato ricevuto da Sinistra, Ecologia e Libertà in Parlamento ricevendo supporto e la promessa di impegno a favorire la conoscenza della repubblica osseta tra il pubblico italiano.

Oltre al riconoscimento dell’indipendenza lo stato osseta necessita di uno sviluppo economico che non si basi soltanto sugli ingenti aiuti economici profusi dalla Federazione Russa, ma che sia in grado di attirare gli investimenti internazionali al suo interno; la stabilità degli investimenti è garantita dalla legislazione osseta atta a favorire e tutelare la sicurezza fiscale, fattore che dovrebbe invogliare maggiormente le imprese estere a guardare alla repubblica. Esistono tre diversi programmi di sviluppo a breve, medio e lungo termine per un periodo complessivo che si concluderà nel 2030; i settori su cui intende puntare l’Ossezia del Sud sono quello dello sfruttamento delle ingenti risorse idriche, dello sviluppo del settore agroalimentare e quello turistico il quale, per stessa ammissione del ministro Sanakoev, necessità non solo di investimenti ma di esperti nel settore il cui know-how elevato possa permettere la realizzazione di strutture turistiche di livello medio alto.

Per quanto riguarda l’Abkhazia invece, l’azione diplomatica all’interno dello stato italiano ha iniziato a riscuotere i primi successi in questi ultimi anni con i rappresentanti del Ministero degli Esteri più volte presenti nel nostro paese per promuovere la propria cultura, tradizioni e per parlare della propria indipendenza. Il 29 agosto 2013, ad esempio, è stato firmato in Sardegna un protocollo di cooperazione e fratellanza tra la città italiana di Sarroch, rappresentata dal sindaco Salvatore Mattana, e quella abkhaza di Gagra, rappresentata dal Capo dell’Amministrazione comunale Grigory Enik ed al termine di tale accordo è stata aperta la mostra del fotografo abkhazo Tengiz Tarba.

Primi passi quelli della giovane repubblica abkhaza diretti ad interessare anche il mondo imprenditoriale italiano, vista l’importanza che viene data al Made in Italy all’estero ed in special modo nell’area caucasica perché considerato marchio di prestigio e qualità, ed in tal senso si deve vedere la Country Presentation del 4 ottobre 2013 organizzata da ASRIE (Associazione di Studio, Ricerca e Internazionalizzazione in Eurasia ed Africa) ed il CeSEM (Centro Studi Eurasia Mediterraneo) con il patrocinio della Provincia di Piacenza e di Confindustria Piacenza il cui obiettivo sarà quello di favorire l’incontro tra le imprese italiane, in special modo quelle del settore del turismo, edilizia ed agricoltura, ed i rappresentanti del Ministero degli Affari Esteri e della Camera di Commercio.

venerdì 2 maggio 2014

RUSSIA , RINASCE LA POTENZA CON L'UNIONE ECONOMICA EURASIATICA

I presidenti di Russia, Bielorussia e Kazakistan Vladimir Putin, Aleksandr Lukashenko e Nursultan Nazarbaev hanno in programma di firmare la creazione dell’Unione economica eurasiatica (UEE) alla fine di maggio.

Dopo la ratifica da parte dei parlamenti nazionali il 1 gennaio 2015, il trattato istitutivo sarà effettivo. Armenia e poi Kirghizistan potranno presto seguire questi tre leader. Nel frattempo, un forum anti-eurasiatico ha recentemente avuto luogo a Almaty, i cui partecipanti hanno espresso il parere che l’UEE per la Russia non sia un progetto economico ma geopolitico che ne rafforza il ruolo di superpotenza.
Questo è il motivo per cui Mosca accelera la firma del trattato.
In tal modo la Russia ovviamente reagisce alla firma accelerata dall’UE per un accordo di associazione con l’Ucraina e la Moldavia. La firma del trattato istitutivo dell’UEE, originariamente in programma per l’autunno di questo anno, è stata anticipata a giugno ed è ora discussa per maggio. Gli eventi in Ucraina hanno certamente giocato un ruolo nel cambio. “La Russia cerca di mobilitare i sostenitori dell’integrazione eurasiatica e di utilizzare i vantaggi esistenti e previsti nella propaganda anche nelle sue relazioni con i Paesi occidentali“, ha dichiarato in un’intervista con l’autrice Natalija Garitonova, assegnista ricercatrice presso la Lomonosov Moscow State University. Ha sottolineato che l’obiettivo ufficiale dell’UEE è l’integrazione economica. In questo senso, “Unione” è la prossima fase dell’integrazione dopo la creazione dell’EurAsEC (Euroasian Comunità Economica) e dell’Unione Doganale. “Parliamo della creazione di un territorio economico comune. E’ abbastanza chiaro ciò che succede. Ma tutti sanno che la base economica sotto forma di spazio economico unitario, anche nel corso della sua costituzione, dovrà assumere un carattere decisamente politico e ideologico-umanitario. È inevitabile“, riferisce Garitonova. Gli oppositori avanzano proprio questo fatto quale loro principale argomento contro l’integrazione eurasiatica. Sono rigorosamente in disaccordo sulla condivisione della sovranità, specialmente politica, degli Stati membri dell’Unione.
Qualsiasi integrazione richiede la creazione di strutture sovranazionali, a nome della quale gli Stati aderenti cederanno una porzione di questa sovranità. Ciò spiega gli scarsi risultati dei precedenti tentativi d’integrazione, a partire dalla Comunità degli Stati Indipendenti. Alcune persone in Kazakistan, in particolare, vedono l’integrazione con la Russia come una minaccia contro la sovranità del governo trasformando il Kazakistan in una colonia del neo-impero della Russia.
Ad esempio, l’attivista kazako Serikzhan Mambetalin osserva che l’integrazione nel quadro dell’Unione Dogana e dell’Unione Eurasiatica significherebbe la fine della politica multivettoriale di Astana e un cambio geopolitico verso Mosca: “Non possiamo integrarci con la Russia fino al punto di rinunciare all’opportunità di sviluppare in maniera indipendente, senza guardare la Russia, le nostre relazioni con Cina, Unione europea, Stati Uniti e altre potenze regionali”. Il vicedirettore generale del Centro per la ricerca e l’analisi di informazioni dello spazio post-sovietico della MSU, Julija Jakusheva, non è d’accordo con tale posizione. Ha in particolare osservato che “preoccupazioni come queste sono conseguenza di dichiarazioni scarsamente ponderate di certi politici ed esperti russi, che sostengono l’estensione della futura unione alla componente politica.” “In Russia quasi nessuno si accorge di tali dichiarazioni, ma in Kazakistan sono prese in un modo assai insano. Nel complesso, persone in Kazakistan in larga misura hanno sentimenti antieuroasiatici assai soggettivi ed emotivi. Da questo punto di vista, i risultati del forum anti-eurasiatico Almaty sono estremamente eloquenti: il movimento contro la partecipazione del Kazakistan nell’UEE è piccolo, disorganizzato e non consolidato“, dice Jakusheva. Secondo l’opinione degli esperti, la prima cosa che cattura l’attenzione è la mancanza di argomentazioni chiare.

L’Unione Doganale (UD) e l’Unione dello Spazio Economico (USE) sono divenuti letteralmente i capri espiatori dei problemi economici del Paese. In una certa misura il problema ancora irrisolto di una gestione competente dell’aspetto informativo del programma d’integrazione, spiega tali tendenze, cioè la realizzazione di un lavoro informativo diffuso tra i tanti gruppi sociali, imprese e circoli politici dei Paesi eurasiatici. Tuttavia, i recenti sondaggi in Kazakistan mostrano che circa l’85% delle persone è per l’adesione all’UEE. “Penso che questo dato rifletta l’elevato livello di fiducia nella direzione che la leadership del Kazakistan prende, così come la fiducia nell’efficacia della partnership russo-kazaka. Date le circostanze, la Russia ha fatto una scelta fondamentale, s’è rifiutata d’introdurre la componente politica nel progetto“, ha detto Jakusheva in un’intervista con l’autrice. Secondo lei, la storia del mondo offre molti esempi di erosione degli obiettivi di un’organizzazione rallentandone seriamente crescita e sviluppo. “A questo punto non ha senso forzare la creazione dell’aspetto politico dell’Unione. In primo luogo dobbiamo costruire un’organizzazione economica efficace. Si noti che una delle parole nel titolo dell’unione è “economica”. Inoltre, nell’UEE tutte le parti avranno pari rappresentanza e diritti di voto, escludendo la possibilità che Mosca domini gli altri membri dell’alleanza“, ha sottolineato Jakusheva. Erevan non dovrebbe concordare. L’Armenia è un potenziale membro dell’UEE. Tuttavia, a maggio l’Armenia non ha firmato il trattato istitutivo dell’UEE, dato che la data fissata per l’adesione dell’Armenia all’UD è stato posticipato dal 5 marzo 2014 e non è ancora chiaro quando avverrà. “L’Armenia è stata rifiutata, e questo non solo perché l’Armenia non è riuscita a completare tutte le misure previste nella “road map”, ma perché la Russia non era assicurata dai danni che poteva subire dall’economia armena in conseguenza dell’aumento dei pedaggi alla dogana. Ecco perché il 5 marzo scorso annunciarono che comunque, in quel momento, non sarebbe divenuta membro dell’UD, ma poi si vedrà la possibilità di aderire all’Unione Eurasiatica“, ha spiegato ai giornalisti Stepan Safarjan. Tuttavia il viceministro degli Esteri russo Vasilij Nebenzi, in un’intervista ad Interfax, ha osservato che “una road map per l’adesione nell’Unione Doganale e nell’Unione dello Spazio Economico è pronta per l’Armenia, che segue con grande successo“. Il completamento del percorso sarà la base per un accordo per l’adesione dell’Armenia all’Unione Doganale e all’UES, e successivamente all’adesione all’Unione Economica Eurasiatica. La road map per il Kirghizistan è in fase di sviluppo e ammetto la possibilità che passi alla riunione del Surpreme Eurasian Economic Counsil del 29 aprile”, ha detto. Il ricercatore dell’Istituto di Economia Aleksandr Karavaev, in un’intervista con l’autrice, ha espresso dubbi sul fatto che ogni aderente alla zona di libero scambio o all’Unione doganale potrà partecipare all’UEE. “Tutto dipende di quale Paese parliamo. E’ possibile che non sarà compito del Cremlino fin quando l’UEE esisterà effettivamente. Tuttavia, nell’ambito dello sviluppo dell’UD, la comparsa di nuovi aderenti non sorprenderebbe. L’Armenia sta già entrando nell’UD. Kirghizistan, Vietnam, Egitto e Israele sono in vari fasi e livelli di negoziazione sulla zona di libero scambio con l’UD. Svizzera e Nuova Zelanda hanno sospesi i negoziati dopo le sanzioni anti-Crimea. Negoziati sono in corso per la creazione di un gruppo di lavoro tra UD e India. L’UEE sviluppa una serie di contatti di lavoro in Sud America, che potrebbero eventualmente portare a dei negoziati“, ha detto Karavaev.