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domenica 17 giugno 2018

I GRANDI RITRATTI DELLA SPECOLA PAPIRIANA : ENRICO BERLINGUER......

I grandi ritratti della Specola Papiriana: Enrico Berlinguer


Prima dell'avvento di Fedez e Chiara Ferragni, il giovanotto che voleva acquisire autorevolezza e sintomatico mistero tra i suoi coetanei doveva necessariamente scegliere tra due alternative:

1) indossare la maglietta che ritraeva due giganti dell'immaginario collettivo, ovvero Jim Morrison ed Ernesto "Che" Guevara;

2) non perdere occasione per citare il sacro nome di Enrico Berlinguer.

Nonostante la prima alternativa risultasse maggiormente appagante in termini di approcci con l'altro sesso, molti preferivano la strada che portava alla conquista della nomea di intellettuale comunista, fustigatore della modernità piccoloborghese e fiero antagonista della società dei consumi di massa.
La formazione di ogni intellettuale comunista passava necessariamente dalla lettura delle opere di Enrico Berlinguer (Sassari, 25 maggio 1922 – Padova, 11 giugno 1984), il baluardo della democrazia  italiana dopo la proposta del compromesso storico con il partito di Aldo Moro.
Uno strano caso del destino quello di essere diventato lo strenuo difensore della democrazia italiana.
Nel 1950 Berlinguer era diventato segretario della Federazione Mondiale della Gioventù Democratica, che gli aveva dato occasione per stringere rapporti con due futuri campioni della democrazia: Hu Yaobang, che diventerà segretario del Partito Comunista Cinese, ed Erich Honecker, che arriverà ad essere Capo di Stato della Repubblica Democratica Tedesca.
Questo strano caso del destino anticipa le contraddizioni che caratterizzano il Berlinguer leader del PCI e promotore dell'eurocomunismo, la versione disneyana del socialismo reale alla quale nessuno ha mai davvero creduto ma che non ha impedito alla sua figura di acquistare una dimensione mitica che ovviamente è ben lontana dalla realtà storica.

Premesso che non è stato facile guidare il Partito Comunista Italiano nel corso dei tormentati anni Settanta, Berlinguer è stato omaggiato da film, libri, canzoni e manifestazioni di stima di vario tipo, tra cui non possiamo dimenticare l'essere preso in braccio da Benigni sul palco di una manifestazione del 1983.
Difficile, per non dire impossibile, rimanere immuni al fascino della travolgente retorica di Berlinguer.
Basterà ricordare quanto da lui affermato nel corso di una tribuna politica televisiva del 1972: «Vogliamo una società socialista che corrisponda alle condizioni del nostro Paese, che rispetti tutte le libertà sancite dalla Costituzione, che sia fondata su una pluralità di partiti, su un concorso di diverse forze sociali. Una società che rispetti tutte le libertà meno una: quella di sfruttare il lavoro di altri esseri umani, perchè questa libertà tutto distrugge e rende vane tutte le altre». 
Un sintetico programma politico che verrebbe sottoscritto da tutti coloro che si professano di sinistra; una società socialista che rispetti tutte le libertà costituzionali.
Vale appena il caso di ricordare che il mirabile programma venne prontamente dimenticato quando nel 1981 la Polonia venne salvata dall'invasione dell'Armata Rossa solo grazie al colpo di Stato di Jaruzelski.
Tacque la travolgente retorica di Berlinguer e con essa tacquero gli intellettuali comunisti difensori delle libertà, anche se avrebbero avuto molto da dire.


Quella di Berlinguer fu vera gloria?
Lasciamo la risposta al libero arbitrio del lettore, non senza fornire elementi di giudizio tratti direttamente dalla ricca produzione epistolare di Berlinguer.

LA QUESTIONE MORALE
Nel corso della celebre intervista a Eugenio Scalfari nel 1981, Berlinguer sostenne che «i partiti debbono, come dice la nostra Costituzione, concorrere alla formazione della volontà politica della nazione; e ciò possono farlo non occupando pezzi sempre più larghi di Stato … ma interpretando le grandi correnti di opinione, organizzando le aspirazioni del popolo, controllando democraticamente l'operato delle istituzioni. Ecco la prima ragione della nostra diversità. Le sembra che debba incutere tanta paura agli italiani?».
Ci sia permesso rispondere affermativamente a questa domanda: gli italiani avevano ragione ad avere paura di un partito che veniva illecitamente finanziato da Mosca, come pacificamente ammesso da Armando Cossutta nel 1999.
Bettino Craxi lo aveva dichiarato apertamente: «in materia di finanziamento estero il Pci, divenuto poi Pds, a differenza degli altri Partiti, aveva organizzato una vera e propria struttura permanente che nel corso dei decenni, si è venuta costantemente ampliando e perfezionando sì da garantire dei flussi di finanziamento costanti che rappresentavano una parte certamente rilevante delle sue entrate. Il potere sovietico, anche nei momenti di incomprensione e di difficoltà nei suoi rapporti con il Pci e le sue elaborazioni politiche, sia pure diffidandone, ha sempre continuato a considerare il Partito Comunista italiano come il suo principale alleato occidentale».

IL RISENTIMENTO COME VALORE
In una lettera a Marco Pannella, Berlinguer scriveva che «è bene che nella società civile sussistano sempre ampi motivi di risentimento e che essi si manifestino di continuo, anche al prezzo di un certo disordine apparente. La libertà, come ci insegna l'illustre amico Bobbio, non sta ferma e chi crede che stia ferma l'ha già abbandonata. Ove pertanto un motivo di risentimento venga meno, si rende necessario rimpiazzarlo con un altro, escogitato con accortezza, sì che la corsa risentita dietro la libertà non finisca mai ...
La grandiosità del nostro progetto sta appunto nel trasformare ogni cittadino silente in risentito di professione... per fare uscire il popolo dal guscio bisogna importunarlo, costringerlo a lagnarsi, fargli vedere quotidianamente tanti piccoli motivi di malcontento».
Ci sia permesso sottolineare che abbiamo il forte sospetto che la lezione di Berlinguer oggi sia stata raccolta da Salvini e dal suo partito: i lusinghieri recenti risultati elettorali della Lega non sono altro che il frutto di una corsa risentita dietro la libertà.
Davvero non capiamo perchè i tragicomici epigoni del PCI d'antan si ostinino ad etichettare come xenofobi e razzisti coloro che vogliono fare vedere al popolo tanti motivi di malcontento. 

LA FUNZIONE SOCIALE DEL CARCERE
In una lettera ad un esponente di una formazione politica che teorizzava la lotta armata, Berlinguer esprimeva il suo pensiero nei termini che seguono:
«circa la pena da irrogare all'individuo che ha delinquito, non bisogna farsi eccessive illusioni sulla sua funzione rieducatoria, a dispetto dell'enunciato costituzionale. L'istituto di pena non deve costituire né il luogo in cui viene perpetrata la vendetta sociale, nè un illusorio centro di rieducazione. Il carcere deve essere uno strumento di difesa sociale, né più né meno; e la rivoluzione d'ottobre infatti soppresse, almeno fino al 1934, il concetto di pena e lo sostituì con quello di misura di difesa sociale».
Ogni commento è superfluo.
Ci sia solo permesso sostenere con forza che coloro che vivono nel mito di Berlinguer non lo hanno letto oppure non lo hanno capito.
Senza ovviamente escludere tutte e due le cose contemporaneamente.

SANE VENTATE DI EVERSIONE SOCIALE
In una lettera indirizzata ad Antonio Negri, Berlinguer apriva il suo cuore e si esprimeva come segue:
«io, caro Antonio, ormai avanti negli anni ed isolato nelle pratiche burocratiche della segreteria di un partito sempre al limite della sclerosi ove non sia stimolato da ventate di eversione sociale, non posso certo appoggiarvi apertamente ma, con trent'anni in meno sulle spalle, sarei certamente al vostro fianco, se non a far cagnara nelle piazze, almeno a dare il mio contributo intellettuale alla socializzazione di quei desideri di massa che voi volete soddisfare. E nulla mi sarebbe più gradito».
Un vero peccato che Berlinguer abbia conosciuto la sclerosi della segreteria del partito e l'onta di un'età non più consona alla cagnara di piazza.
Il suo contributo intellettuale alla socializzazione dei desideri di massa ci avrebbe risparmiato Giovanni Consorte e Pier Luigi Boschi, i governi-ombra di Walter Veltroni, le spudorate ingerenze di George Soros nell'azione dei governi retti dai tragicomini epigoni del PCI d'antan, oltre al terrorismo mediatico dello spread.
Solo un genuino spirito di carità di Patria ci impone di non ricordare come un recente (e fallito) tentativo di riforma costituzionale avesse la sua ragione d'essere nello "spostamento del baricentro decisionale connesso alla forte accelerazione del processo di integrazione europea" ed in una "esigenza di adeguare l'ordinamento interno alla recente evoluzione della governance economica europea".
Ovvero un processo ablativo di sovranità a beneficio di centri di potere politico che non conoscono la censura della cabina elettorale.

FREUD AVEVA RAGIONE
Vogliamo chiudere con la lettera di Berlinguer ad Angelo Pezzana.
L'Enrico nazionalpopolare rivela la sua indole umana, come tale non immune dalle grazie femminili. Partendo da una riflessione su un imbruttimento della corporeità degli uomini, ben testimoniata dai pantaloni a zampa di elefante che hanno funestato gli anni Settanta del secolo scorso, Berlinguer chiedeva polemicamente: «dove sono finiti i cosiddetti pezzi di figa?».
Se avesse chiesto a Berlusconi lo avrebbe saputo.
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SPECOLA PAPIRIANA
Analisi politica Versilia
Castello di Solaio, Pietrasanta (LU)

mercoledì 30 maggio 2018

SPECOLA PAPIRIANA: SERGIO MATTARELLA, UN PRESIDENTE IN CERCA D'AUTORE?

 
Fino a domenica scorsa avremmo scritto che Sergio Mattarella non ha bisogno d'autore.
Un uomo che è stato deputato della Repubblica, Ministro della Difesa, Ministro della Pubblica Istruzione, Giudice della Corte Costituzionale non ha davvero bisogno d'autore.
Come non ha bisogno d'autore il Presidente della Repubblica, carica attualmente coperta da Sergio Mattarella.
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Domenica scorsa però abbiamo avuto la conferma che le nostre istituzioni sono state oggetto di una progressiva delegittimazione.
Il sospetto lo nutrivamo da tempo, ma quello che non ci aspettavamo è che la conferma sarebbe arrivata proprio da un uomo delle istituzioni, figlio di Bernardo Mattarella, più volte ministro, e fratello di Piersanti, vittima di Cosa Nostra.

I fatti sono noti: le massime istituzioni dello Stato hanno conosciuto una impasse politica probabilmente senza precedenti.
Nonostante ciò che si può leggere in giro, questa impasse non ha origine su Paolo Savona, che sarebbe stato un degnissimo nome per ricoprire l'incarico di ministro dell'economia - ricordiamo che lo stesso Mattarella ha precisato di non mettere in discussione la preparazione di Savona. Lo stallo politico ha invece origine nella preventiva censura di un ipotizzato punto di programma del nascituro governo; nello specifico si è assunto che questo governo avrebbe posto in essere politiche anti-Europa e anti-Euro, benché nel Contratto di Governo tra le due parti (Lega e Movimento 5 Stelle) non vi sia nessuna conferma né esplicito riferimento a tutto questo.
Come certamente dovrebbe sapere uno studioso della Costituzione, tale potere legislativo - pro o anti Euro - spetta comunque al Parlamento e non alla Presidenza della Repubblica. ‎

Caro Presidente Mattarella, non possiamo tuttavia non riconoscerle l'attenuante di avere suscitato l'impressione di una malcelata fragilità a causa di un oggettivo e, a nostro avviso, pernicioso mutamento della prassi istituzionale.
Un mutamento iniziato molto prima di lei e che lei ha dato la sensazione di subire.‎

In passato abbiamo superato periodi di gravi incertezze, politiche e non solo, in tempi in cui Presidenti della Repubblica e Presidenti del Consiglio erano chiara ed inequivocabile espressione di partiti che raccoglievano il consenso di milioni di italiani.
Ci pare quasi inutile ricordare i nomi di Alcide de Gasperi, Aldo Moro, Amintore Fanfani, Francesco Cossiga.
E non saranno le disavventure giudiziarie patite da Bettino Craxi e Giulio Andreotti a farci dimenticare che grazie a loro, nell'ottobre del 1985, abbiamo capito cosa significa la parola "sovranità", con buona pace di Ronald Reagan e dei nostri onnipotenti alleati di oltreoceano.
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Oggi il quadro generale è cambiato: avere l'espresso consenso di milioni di cittadini è una colpa, capace di attirare prontamente la nomea di "populista" .  
Presidenti del Consiglio e Ministri si proclamano "tecnici", termine che dovrebbe garantire una azione di governo tesa a perseguire il bene comune mentre a nostro modesto avviso è etichetta tipica di "Re Travicelli" pronti a piegarsi a logiche sovranazionali. 

Egregio Presidente Mattarella, permetta di rivolgerci direttamente a Lei per assicurarle che non ha bisogno d'autori.
Nei momenti di maggiore tensione si affidi piuttosto ad autorevoli consiglieri, come Valerio Onida, che lei ben conosce.
Ci permetta di citare testualmente le parole dell'ex Presidente della Corte Costituzionale: «L'obiezione del Quirinale alla nomina di Savona non si è fondata su caratteristiche della persona, ma è stata collegata a una linea politica». 
Poi Onida aggiunge: «L'indirizzo politico spetta al Governo, che se ha la maggioranza in Parlamento ha diritto di esprimerla. Non c'è propriamente un potere presidenziale di indirizzo politico, mentre il Presidente ha funzioni di coordinamento, di controllo e garanzia».‎

La prossima volta che si sentirà solo ‎  a fronteggiare indebite pressioni dall'estero, si ricordi che, prima di assumere le sue funzioni, ha prestato giuramento di fedeltà alla Repubblica Italiana. 
E la Repubblica Italiana sono coloro che hanno sconfitto il brigatismo rosso ed il terrorismo nero, gli eroi che non cedono alle mafie e noi uomini ordinari che ogni giorno assolviamo i nostri doveri quotidiani.
Eroi e uomini ordinari che sono stati insultati dal Commissario Europeo Günther Oettinger, il tedesco che sta provvedendo alla redazione del bilancio previsionale UE per gli anni 2021-2027.
Un tedesco ai vertici delle istituzioni europee il quale ignora che nella nostra Costituzione il voto, libero e segreto, non può essere limitato dai mercati finanziari.
Appena possibile spieghi al Commissario Oettinger questo concetto fondamentale per ogni ordinamento che possa essere ragionevolmente definito democratico.

Egregio Presidente Mattarella, vogliamo concludere facendole sapere che Lei non è solo: rappresenti al meglio il nostro Paese. 

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SPECOLA PAPIRIANA
Analisi politica Versilia
Castello di Solaio, Pietrasanta (LU)


giovedì 5 ottobre 2017

SPECOLA PAPIRIANA: Pietrasanta, il commissario prefettizio Giuseppe Priolo è un fan dell'accoglienza !!!

 
Giuseppe Priolo, il nuovo commissario prefettizio del Comune di Pietrasanta.

PIETRASANTA - Giuseppe Priolo è un nome che i pietrasantini faranno bene ad imparare in fretta. È lui infatti il Commissario nominato dalla Prefettura di Lucca che da oggi gestisce il Comune di Pietrasanta dopo il vuoto amministrativo che si è creato con le dimissioni del sindaco Massimo Mallegni.

Il dr. Priolo è un uomo di Stato cha ha iniziato la carriera al Ministero dell'Interno curando le Relazioni Parlamentari dell'Ufficio Legislativo, mansione che ha ricoperto fino al 2003. Dal 2004 al 2010 ha lavorato presso la Prefettura di Reggio Calabria. In quel periodo ebbe modo di occuparsi del Comitato per la Sicurezza e la Legalità con i comuni della Locride; successivamente ha redatto e coordinato due progetti internazionali sulla protezione civile e sulla sicurezza locale.
Dal 2013 ha svolto l'incarico di viceprefetto Vicario presso la Prefettura di Milano. Questo è stato un periodo molto intenso durante il quale si è occupato sia degli eventi connessi al Semestre Europeo e dell'EXPO 2015.
Più recentemente ha coordinato le attività legate all'emergenza terrorismo - specie dopo gli attentati in Francia ed in Belgio - nonché le attività di raccordo regionale sull'emergenza immigrazione.

Nel 2016 viene promosso Prefetto. In quella veste viene inviato a Trapani come commissario prefettizio della città: è la prima volta che ricopre un incarico del genere. Pietrasanta sarà quindi la sua seconda volta.

Senza aggiungere commenti da parte nostra, riportiamo ciò che ha detto il dr. Giuseppe Priolo quando ha terminato l'incarico a Trapani lo scorso luglio:

«Lascio una provincia campione d'accoglienza. Trapani ha il primato nazionale per l'accoglienza. Noi ospitiamo sei migranti ogni mille abitanti quando l'accordo con l'Anci prevede 2,5 migranti ogni mille abitanti. Abbiamo 26 centri di accoglienza straordinaria per 1.600 migranti, 13 progetti di integrazione con gli enti locali per 650 migranti, 600 minori sono ospitati in 48 comunità».

Nel dare il benvenuto al commissario prefettizio Priolo, a noi resta solo da augurare buona fortuna a Pietrasanta.

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SPECOLA PAPIRIANA
Analisi politica Versilia
Castello di Solaio, Pietrasanta (LU)


martedì 19 settembre 2017

SPECOLA PAPIRIANA: Dimissioni Mallegni, Pietrasanta si riempirà di migranti?

 
 
Le dimissioni di Massimo Mallegni presteranno il fianco all'arrivo di richiedenti asilo anche a Pietrasanta?

In questi ultimi mesi il sindaco di Pietrasanta - o per adesso l'ex sindaco - Massimo Mallegni è salito alla ribalta per il feroce testa a testa con la prefettura per aver negato nei suoi due anni e mezzo di governo amministrativo l'arrivo di profughi richiedenti asilo sul territorio comunale.

Il sindaco forzista, con il suo "Pietrasanta über alles", ha fatto di questa lotta un vero e proprio cavallo di battaglia non solo in ambito comunale ma anche sulle principali reti nazionali dove spesso è stato ospite di talk show politici.
 
Adesso, con le sue dimissioni, la caduta della giunta e dell'assise comunale, Pietrasanta vedrà l'arrivo del commissario prefettizio che, non rispondendo a nessun equilibrio politico avrà mani libere sulla gestione dell'ente comunale.

Paradossalmente il sindaco Mallegni, che in questi due anni ha dichiarato amore profondo per la propria città, rischia con queste dimissioni di vedere completamente stravolta la propria linea politica. Nei mesi di commissariamento di Pietrasanta da ottobre a primavera, infatti, il commissario potrà finalmente scardinare la serratura d'ingresso della città aprendo le porte ai richiedenti asilo che fino a questo momento il primo cittadino era riuscito a bloccare.

Il commissario prefettizio è infatti nominato dal prefetto, e in questi anni la prefettura di Lucca, come le altre prefetture d'Italia, non ha lesinato nello smistare nei vari comuni della provincia un numero imprecisato di richiedenti asilo ricorrendo alla formula della straordinarietà, ovviamente in collaborazione con le varie cooperative che operano del settore.

Parigi val bene una messa, si sa. Enrico di Navarra per ottenere il trono di Francia rinunciò alla propria fede protestante convertendosi al cattolicesimo. Allo stesso modo un seggio a Roma val bene a compromettere il buon governo del centrodestra di Pietrasanta? Questo è uno dei tanti interrogativi su cui si dibattono i cittadini all'indomani di uno scenario ancora incerto e che forse potrebbe rivelarsi un boomerang, non tanto per le aspirazioni romane di Mallegni, quanto per chi raccoglierà l'eredità del centrodestra alla prossima tornata amministrativa di primavera.‎

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SPECOLA PAPIRIANA
Analisi politica Versilia
Castello di Solaio, Pietrasanta (LU)

venerdì 19 maggio 2017

EDITORIALE: I grandi ritratti della Specola Papiriana: lo "sciagurato" U.

I grandi ritratti della Specola Papiriana: lo "sciagurato" U.

Oggi vogliamo invitare i nostri lettori a indovinare il personaggio al quale dedichiamo il seguente ritratto. 
Primo indizio: potrebbe essere il fratello più furbo di Ivan Zazzaroni, data la straordinaria somiglianza con il noto vaniloquente televisivo.
Per chi non avesse ancora capito, diamo un secondo indizio: se fosse un calciatore, siamo certi che il compianto Gianni Brera lo avrebbe accostato allo "sciagurato" Egidio Calloni, attaccante di buon livello incline però a clamorosi svarioni in prossimità della rete. Esattamente come Calloni, anche il nostro personaggio è incline a sconcertanti errori e scommettiamo che sarebbe passato alla storia con l'appellativo di "sciagurato" Umberto.
Esatto, cari lettori: la Specola Papiriana oggi si occupa di Umberto Buratti, dal 2007 sindaco di Forte dei Marmi.
Classe 1960, si forma nel partito socialista nel corso degli anni '80, interpretando al meglio il ruolo di politico nella "Forte dei Marmi da bere" di quei formidabili anni, diventando nel 1986 segretario della locale sezione.
Due anni più tardi entra nella direzione provinciale del PSI, con incarico di responsabile alla sanità.
Fin dai primi passi rivela una spiccata dote di "prezzemolino": fa parte del comitato del Premio Satira Politica e, nel 1990, diventa capogruppo consiliare del PSI a Forte dei Marmi.
Dopo i fatti di Tangentopoli segue Valdo Spini nella fondazione dei Democratici di Sinistra.
Rimane nel consiglio comunale quasi ininterrottamente dal 1997 al 2007, anno in cui si presenta alle amministrative quale candidato sindaco del centrosinistra.
Se non fosse stato per l'apparentemente sincera vocazione all'autolesionismo che ha spinto Gabriele Monteforte ad azzoppare la corsa di Ermindo Tucci verso la carica di sindaco, il fratello più furbo di Ivan Zazzaroni avrebbe rimediato un sonoro ceffone.
Invece i 2.500 voti ottenuti dalla lista "Amo il Forte" sono bastati a Buratti per diventare sindaco, rimanendo così tricologicamente impeccabile.
Come universalmente noto, caratteristica imprescindibile del fratello più furbo di Ivan Zazzaroni è quella di apparire in ogni occasione con la chioma perfettamente modellata, quasi ispirata alle opere di Canova.
Sotto la chioma però sospettiamo che non sempre regni il medesimo ordine. A volte le idee sono poche e soprattutto molto confuse, come capitava allo sciagurato Egidio Calloni in area di rigore.
La prima idea confusa di Buratti risale al 2008 e riguarda la concessione dello spazio espositivo del Palazzetto dello Sport.
Sulla vicenda si è pronunciata la sezione Toscana della Corte dei Conti che, con sentenza 96/2014, ha condannato lo "sciagurato" Umberto a risarcire al Comune di Forte dei Marmi la somma di € 27.544.
Nella predetta sentenza la Corte dei Conti "si desume inequivocabilmente che la scelta di destinare gli spazi espositivi de quibus non ha apportato alcuna utilità al Comune di Forte dei Marmi".
Inoltre la Corte dei Conti giudica che Buratti "non può andare esente da responsabilità poiché ha omesso qualsivoglia controllo, anche superficiale, sulla gestione degli spazi del Palazzetto dello sport, lasciando che l'amministrazione comunale si esponesse a perdite sempre più crescenti".
Non solo: Buratti "sapeva che un componente del consiglio comunale (circostanza stigmatizzata dalla Procura in atti) - Monteforte Gabriele - era socio costituente della srl Arteforte che aveva goduto delle predette favorevoli concessioni".
Avete capito, cari lettori?
Tra i beneficiari della poco accorta gestione Buratti troviamo il medesimo Gabriele Monteforte che, azzoppando Ermindo Tucci, a suo tempo ha contribuito alla vittoria elettorale dello "sciagurato" Umberto. Una coincidenza che ha davvero dello straordinario alla quale naturalmente anche noi fingeremo di credere.
Tra l'altro è doveroso ricordare che Buratti nella vita non fa il bagnino - nobilissima figura lavorativa fortemarmina che tuttavia non ha bisogno di competenze in campo contabile per svolgere le sue mansioni - ma fa il commercialista, iscritto all'albo professionale dal 1989.
Comunque sia, il "commercialista per caso" Umberto Buratti non si spettina minimamente di fronte alla sentenza della Corte dei Conti e presenta appello.
Nel giudizio di secondo grado Buratti soccombe nuovamente, anche se nella sentenza 276/2015 la Prima Sezione Giurisdizionale Centrale di Appello della Corte dei Conti ridetermina il risarcimento a favore del Comune di Forte dei Marmi nella misura di € 13.777.
Il fratello più furbo di Ivan Zazzaroni dichiara in un comunicato stampa: "sono abbastanza soddisfatto che siano state valutate positivamente le argomentazioni prodotte, basandoci nulla più che sui fatti reali".
Immaginiamo che il fratello più furbo di Ivan Zazzaroni si riferisca alla riduzione del quantum.
Lo sconto di € 13.000 tutto sommato non è da disprezzare, ma non dobbiamo dimenticare che nella sentenza di appello leggiamo che Buratti "pur conoscendo che un componente del Consiglio comunale era socio costituente della s.r.l. Arteforte beneficiaria dei contratti, e pur essendo stato destinatario diretto delle richieste delle Ditte, consentiva di porre in essere i contratti sfavorevoli per il Comune".
Secondo noi, lo "sciagurato" Umberto non dovrebbe avere ragione alcuna per essere soddisfatto. Nella richiamata sentenza leggiamo che "è provata anche la colpa grave di entrambi gli appellanti".
E ancora: "risultano provati tutti gli elementi che concretizzano la responsabilità".
Capito bene? Anche se l'ineffabile Buratti è rimasto tricologicamente impeccabile, risultano provati tutti gli elementi che concretizzano la sua responsabilità caratterizzata da colpa grave.
Altro episodio che testimonia una gestione non particolarmente lungimirante della res publica da parte dello "sciagurato" Umberto viene registrato alla fine del 2011, con l'acquisto dello stabile di proprietà dell'ABC Motors, lungo la via Provinciale.‎
Il costo di acquisto è pari a due milioni e mezzo di euro, che non pochi ritengono frutto di una perizia di stima alquanto generosa.
L'immobile dovrà essere destinato alla nuova sede della Polizia Municipale di Forte dei Marmi, dopo avere effettuato i necessari lavori di ristrutturazione.
Per chi non lo sapesse, ancora oggi il Comando della Polizia Municipale rimane in via Mazzini. Il motivo è a dir poco sconcertante: in questi sei anni la ristrutturazione dello stabile ex ABC Motors non è mai iniziata.
Nonostante gli episodi sopra ricordati, nel 2012 Buratti vince per la seconda volta la corsa alla poltrona di sindaco.
Risultano sufficienti 2.235 voti per sbaragliare la ridicola concorrenza.
Nel corso del suo secondo mandato il fratello più furbo di Ivan Zazzaroni dimostra ancora una volta di non avere molta confidenza con immobili e ristrutturazioni.
Questa volta l'immobile in questione è quello di Palazzo Quartieri. La pertinace volontà di Buratti è quella di locare il fondo posto a piano terreno di Palazzo Quartieri, destinandolo a sede di attività commerciale.
Luca Caprai risulta affidatario dell'apposito bando, che però è stato emanato in difetto della necessaria autorizzazione da parte dell'Intendenza ai Beni Culturali.
L'autorizzazione arriva quando Caprai ormai giudica non più economicamente conveniente l'apertura di un'attività commerciale nel fondo di Palazzo Quartieri.
La querelle tra il Comune di Forte dei Marmi e Caprai si conclude senza portare vantaggio alcuno: l'amministrazione fortemarmina non incasserà per i prossimi dodici anni alcun canone di locazione e il noto imprenditore della moda non aprirà il suo punto vendita.
Come i cittadini di Forte dei Marmi avranno notato, attualmente Palazzo Quartieri è in stato di abbandono, eccezione fatta per un frettoloso maquillage esterno di chiara ispirazione elettorale.
Nel frattempo Luca Caprai ha avviato una causa che potrebbe costare molto cara al Comune di Forte dei Marmi.
Come se non bastasse, colui che è stato il vice dello "sciagurato" Umberto durante il suo secondo mandato è oggi candidato sindaco per le imminenti elezioni amministrative fortemarmine.
Evidentemente al peggio non c'è mai fine.


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SPECOLA PAPIRIANA
Analisi politica Versilia
Castello di Solaio, Pietrasanta (LU)

mercoledì 17 maggio 2017

SPECOLA PAPIRIANA, il PD e legge elettorale AD PARTIUM .....

Forzando la mano, ieri il Partito Democratico ha costretto il relatore Mazziotti a ritirare il testo base sulla legge elettorale.
Il PD, come al solito, ci sta sfottendo così come sta sfottendo alcuni dei partiti presenti in Parlamento.

La sua proposta, un ircocervo maggioritario-proporzionale che viene fatto bellamente passare come una legge "alla tedesca", è costruita ad usum del Partito Democratico e del suo segretario che smania dalla voglia di ritornare a Palazzo Chigi.

La proposta prevede una metà dei seggi assegnati con sistema maggioritario semplice, quindi niente doppio turno - tanto osannato da Renzi anche recentemente - mentre l'altra metà viene assegnata con sistema proporzionale sbarrato al 5%. Come se non bastasse, viene assegnato un premio di governabilità di 90 seggi alla lista che ha ottenuto più voti validi a livello nazionale.

Questa proposta non ha niente della legge tedesca, che è a base proporzionale e non maggioritaria, pertanto la quota di seggi assegnata col sistema maggioritario viene sottratta alla quota di seggi ottenuta col sistema proporzionale. Nel nostro caso, invece, la proposta è a base maggioritaria poiché il premio di governabilità, quantificato in 90 seggi, ovvero il 15%, viene sottratto alla quota proporzionale, per cui la realtà è che il 50% dei seggi è assegnato col maggioritario, solo il 35% viene assegnato col proporzionale ed il rimanente 15% è assegnato come premio alla prima lista.

Ora c'è un problema, anzi, due: primo problema, cosa succede se una lista ottiene più voti nella parte proporzionale mentre un'altra prende più seggi in quella maggioritaria? A chi viene assegnato il premio?
Secondo problema, ben più grave, è la costituzionalità. Nella sentenza 1/2014 la Consulta rileva che "Alcuni aspetti problematici sono stati ravvisati nella circostanza che il meccanismo premiale è foriero di una eccessiva sovra-rappresentazione della lista di maggioranza relativa, in quanto consente ad una lista che abbia ottenuto un numero di voti anche relativamente esiguo di acquisire la maggioranza assoluta dei seggi." Un sistema elettorale del genere darà sicuramente adito a nuovi ricorsi.

In questa battaglia, il PD ed il suo segretario stanno giocando col fuoco ed insieme a loro stanno giocando col fuoco anche i suoi alleati. Questo, più che un dibattito politico sembra essere diventato il gioco dell'oca dove c'è sempre il rischio, lanciando i dadi, di ripartire dalla prima casella, ovvero dal dover riscrivere da capo e per l'ennesima volta una nuova legge elettorale perché la Consulta, puntualmente, la boccia.

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SPECOLA PAPIRIANA 
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giovedì 20 aprile 2017

SPECOLA PAPIRIANA: BELLA BOLGIA IN FRANCIA.... (Scenari Internazionali)



 
BELLA BOLGIA IN FRANCIA

Il 23 aprile i francesi sono chiamati alle urne per eleggere il 25° Presidente della "République". La scelta varia da un populista di sinistra (Mélenchon) ad una populista di destra (Le Pen) - ed a "populista" non attribuiamo assolutamente un significato negativo - passando attraverso tutte le sfumature di colore: dal rosa pallido socialista al grigio sporco di Fillon.
Probabilmente per la Le Pen si tratterà di arrivare al ballottaggio - che si terrà il 7 maggio - per poi perdere nell'impari lotta dei tutti contro il "nero periglio".
Più difficile capire chi sarà l'avversario; osiamo prevedere sia Macron e che lo stesso sarà il nuovo Presidente della Repubblica francese: volto telegenico e rassicurante, europeista e centrista che inizia a far sue alcune posizioni di destra moderata.

Vinca chi vinca, la Francia sarà un notevole test per le politiche europee e quelle di accoglienza indiscriminata, i suoi risultati condizioneranno le future scelte e potranno rendere sempre più difficile la vita di paesi, come il nostro, che vivono alla giornata con esecutivi deboli e senza visione programmatica. Come a scacchi, è spesso meglio una cattiva strategia che nessuna strategia.

A giugno si voterà anche in Gran Bretagna: il che dimostra come un Paese serio possa affrontare elezioni anticipate senza che ne risenta né la stabilità sociale né quella economica.


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SPECOLA PAPIRIANA
Analisi politica Versilia
Castello di Solaio, Pietrasanta (LU)


mercoledì 19 aprile 2017

VERSILIA, I GRANDI RITRATTI DELLA SPECOLA PAPIRIANA: ETTORE NERI




I GRANDI RITRATTI DELLA SPECOLA PAPIRIANA: ETTORE NERI
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"Cantami, o Diva, dell'Ettore astuto e scaltro che a lungo andò girovagando..."
Se mai verrà scritto un poema epico con protagonista Ettore Neri, che per dieci anni è stato il sindaco di Seravezza, questo sarà il proemio.


1. La prima elezione a Sindaco di Seravezza 
Ma lasciamo la Musa a faccende più nobili e torniamo con la memoria al 2006.
A Seravezza incombevano le elezioni amministrative e il centrosinistra seravezzino doveva risolvere due problemi: fronteggiare il ritorno di Lorenzo Alessandrini e riscattare l'evanescente giunta Mazzucchi, che per cinque anni aveva amministrato Seravezza senza particolare lode e senza particolare infamia.
La storia ci racconta che il centrosinistra fece la scelta giusta: candidando Ettore Neri, risolse i suoi problemi e vinse le elezioni.
In verità l'evanescente giunta Mazzucchi così evanescente non fu ed alcune cose buone le aveva fatte: ad esempio recuperare l'ex Teatro De' Costanti - cioè le odierne Scuderie Granducali - e perorare la causa del potenziamento dell'Istituto professionale in via XXIV Maggio - oggi scuola Alberghiera "Marconi" - che sin da subito ha conosciuto un crescente successo che ancora oggi non accenna a diminuire.

2. La rielezione a Sindaco di Seravezza 
Ettore Neri proseguì quindi lungo la strada tracciata dal suo predecessore, recuperò l'intera area Medicea - poi assunta a rango di sito Unesco - e costituì la Fondazione Terre Medicee alla fine del 2009.
Un fiore all'occhiello che è stato il biglietto vincente per le successive elezioni amministrative del 2011, che Ettore Neri ha stravinto con il 68,54% dei voti validamente espressi.
I commentatori più acuti diagnosticarono che il popolo seravezzino era stato colpito da una epidemia di ettorite.
Senza dubbio un eccellente risultato elettorale, che probabilmente ha fatto maturare nel nostro eroe la convinzione di poter essere ucciso solo da pallottole d'argento.

3a. Due scelte poco azzeccate: Fondazione Terre Medicee
Forte di questa presunta invulnerabilità, nei cinque anni successivi Ettore Neri ha difeso scelte non esattamente azzeccate, due delle quali vale la pena ricordare.
La prima è aver indicato l'amico Manrico Nicolai - ex sindaco di Pietrasanta - quale Direttore Generale della Fondazione Terre Medicee.
La dura realtà dei dati contabili racconta che il bilancio della Fondazione Terre Medicee si chiuse al 31 dicembre 2010 con debiti pari a €215.763.
Il cambio di rotta si rese inevitabile e Ettore Neri indicò l'amico Franco Carli quale successore di Nicolai. I dati contabili non furono meno impietosi: il bilancio della Fondazione Terre Medicee si chiuse il 31 dicembre 2011 con debiti pari a €390.760, che salirono l'anno successivo alla stratosferica cifra di €526.861.
La Fondazione Terre Medicee si era trasformata nell'Affondazione Terre Medicee, confermando il motto "dagli amici mi guardi Iddio che dai nemici mi guardo io".

3b. Due scelte poco azzeccate: centraline idroelettriche 
La seconda scelta non esattamente azzeccata è stata la sostanziale ambiguità dell'allora sindaco in merito al progetto delle due centraline idroelettriche sui torrenti Serra e Vezza. Nonostante le puntuali argomentazioni giunte da più parti, tese a dimostrare che quella iniziativa era riferibile agli interessi di un personaggio già allora molto discusso come Marco Marenco, il nostro eroe pontificava come segue: «Gli amministratori pubblici seri devono avere il coraggio di affrontare i problemi e anche di scommettere sulla validità, qualità e onestà del controllo pubblico sui progetti privati».
Alla fine, questo progetto privato delle centraline idroelettriche è stato abbandonato. Ma purtroppo non è stato abbandonato - com'era auspicabile - grazie ad un "no" da parte della Regione Toscana, della Provincia di Lucca o del Comune di Seravezza. È stato abbandonato solo ed esclusivamente perché nell'aprile 2015 Marco Marenco è finito in manette per il crac Borsalino, accusato di bancarotta fraudolenta per un buco di oltre 3 miliardi di euro collegato, tra l'altro, ad un'ottantina di società a lui riconducibili che operavano proprio nel settore dell'energia.
A scanso di equivoci sottolineiamo che Ettore Neri non ha nulla a che fare con questo Marenco né tantomeno con le sue vicissitudini giudiziarie. La nostra è una valutazione squisitamente politica, e cioè che sull'intera vicenda delle centraline idroelettriche a Seravezza, l'auspicato "controllo pubblico" ci è sembrato alquanto rarefatto.

4. Ettore Neri paladino inascoltato della sanità versiliese 
Nel frattempo il sagace Neri ha fatto strada all'interno del PD, diventando Presidente della Conferenza dei Sindaci della Versilia e candidandosi alle regionali del 2015.
Il nostro eroe ha presieduto anche la Società della Salute e, proprio sulla sanità, ha affermato che «La Versilia dovrà avere un ruolo forte nel sistema sanitario della costa».
La mattina del 2 febbraio 2015, Ettore Neri è intervenuto all'audizione presso la IV commissione del Consiglio regionale della Toscana sulla proposta di legge di riordino della sanità: i ben informati ci dicono che si era preparato a fondo per quell'occasione.
Tuttavia, constatando come oggi la sanità versiliese uscita da quella legge di riordino evidenzi più di un problemino, noi, uomini di modesti mezzi intellettuali, concludiamo che Ettore Neri o non è stato ascoltato o non si è spiegato bene. Di fatto quel "ruolo forte nel sistema sanitario della costa" è rimasto solo sulla carta.

5. I rapporti col PD e la mancata elezione al consiglio regionale toscano
Inoltre, temiamo che Ettore Neri sia pure stato bistrattato dal suo stesso partito. In occasione delle elezioni regionali che lo hanno visto contrapposto al renziano Michele Silicani, l'astuto Ettore ha incassato complessivamente 8.057 preferenze.
Niente male, anche se il treno per Firenze è stato perso. Infatti la giovine Ilaria Giovannetti, probabilmente supportata in maniera più decisa dal partito, di preferenze ne ha prese 9.277.
Vale inoltre la pena di evidenziare il risultato di queste elezioni regionali ottenuto nella natìa Seravezza, dove il nostro eroe ha preso 2.084 preferenze, cioè meno di quanto fosse lecito pensare e molto meno di quanto pensasse lo stesso Ettore Neri.
I commentatori più acuti - ricordando i 5.140 voti presi alle amministrative del 2011 - conclusero che l'ettorite era stata infine debellata.
Non a caso la maggioranza guidata da Ettore Neri si è spaccata quando venne ufficializzato il nome di Riccardo Tarabella a candidato sindaco per le amministrative del 2016.
Sono volati stracci e sono state ritirate deleghe, ma la sfida elettorale contro i dissidenti guidati da Andrea Giorgi viene vinta proprio da Tarabella e quindi da chi lo ha imposto all'elettorato seravezzino.

6. Versilia, su la testa!
Un bel giorno, Ettore Neri ha ritenuto fosse giunto il momento di costituire una associazione che ha chiamato "Versilia su la testa!". Confessiamo candidamente che noi, uomini di modesti mezzi intellettuali, mai arriveremo a comprendere le ragioni che hanno portato a battezzare in questo modo la neonata associazione.
Presupposto necessario del tirare su la testa è averla abbassata. E se la Versilia ha abbassato la testa probabilmente deve ringraziare coloro che hanno amministrato i sette comuni versiliesi negli ultimi anni. Ed Ettore Neri è tra questi.

7. Slalom gigante
Guardando al presente, l'impressione è quella di una carriera politica in fase calante, come testimoniano gli incarichi (alla Regione prima e a Viareggio poi) di cui abbiamo letto e sentito vociferare che però non sono mai arrivati.
Il nostro Ettore si guarda attorno: la strategia per avere ancora sopravvivenza politica è ovviamente quella di tenere aperte quante più porte possibili.
Lo scorso novembre ha sponsorizzato quel SÌ referendario che Renzi aveva trasformato in una prova di consenso personale e, dopo appena pochi mesi, scopriamo il nostro eroe sostenitore della candidatura di Andrea Orlando alla segreteria nazionale del PD.
Forse è il caso di ricordare che Andrea Orlando corre proprio contro lo stesso Renzi del SÌ referendario. Nel supremo sforzo di farvi una telecronaca sintetica di questo impegnativo slalom, possiamo ricordare che il callido Ettore Neri, cresciuto nell'antica scuola di Enrico Berlinguer, è passato da Pierluigi Bersani a Gianni Cuperlo, poi da Matteo Renzi ad Andrea Orlando. E questo è l'ultimo aggiornamento in tempo reale, per ora.

8. Pausa caffè
Parlando di attualità, ci duole ricordare che il Comune più virtuoso d'Italia è interessato da una vicenda giudiziaria che punta il dito contro due Uffici comunali.
Quelle che inizialmente furono definite "pause caffè" si sono trasformate in un'inchiesta penale ed il reato contestato a sette dipendenti comunali è quello di truffa.
Fermo restando che l'articolo 27 della Costituzione statuisce al 2° comma che l'imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva, ci chiediamo se non sia stato avventato liquidare la questione con le seguenti parole: «Sono io il mandante dei caffè».
Il callido Ettore ha valutato le conseguenze di un'eventuale conferma delle responsabilità penali che gravano sugli indagati? Nell'ipotesi di una sentenza di condanna, il nostro temerario Neri si rende conto che avrebbe ammesso di essere il mandante di quei comportamenti? Questo, dal nostro umile punto di vista, rischia non essere il miglior biglietto da visita di un potenziale candidato sindaco per le amministrative del 2021.

9. Dei Comuni Virtuosi e del bello scrivereRimanendo in attesa di vedere gli sviluppi giudiziari della vicenda, concludiamo con una puntualizzazione ed una curiosità.
La puntualizzazione riguarda il Comune più virtuoso d'Italia. In realtà non esiste il Comune più virtuoso d'Italia. Esiste l'Associazione dei Comuni virtuosi, un ristretto club cui fanno parte appena un centinaio di Comuni, tra i quali Seravezza, a fronte dei 7.981 Comuni italiani complessivi. Seravezza non è pertanto il Comune più virtuoso tra tutti i 7.981 Comuni d'Italia, come invece la ridondante definizione vorrebbe far intendere.
La curiosità, infine, è inerente a quello che scrive Ettore Neri nel suo libro "L'Italia, il PD e la sinistra" (Maschietto Editore, 2014). Leggiamo: «L'elettore di sinistra, come un amante tradito, come per un amore perduto, si è progressivamente allontanato da posizioni di adorazione acritica del Partito e del Capo politico per assumere, piuttosto, atteggiamenti molto sospettosi, molto critici che, a volte, sembrano diventare perfino eccessivi nei confronti di coloro che li subiscono».
L'ha scritto nel 2014, appunto, e la domanda sorge spontanea: Ettore Neri stava teorizzando in astratto oppure stendeva anzitempo le memorie di ciò che sarebbe avvenuto negli ultimi mesi del suo secondo mandato da Sindaco di Seravezza?

10. Conclusioni
Potevamo finire qui il nostro personale ritratto sull'ex sindaco di Seravezza, pur tuttavia ci pareva ingiusto, e finanche scorretto, non evidenziare - oltre a quanto già detto sull'area Medicea e sulla scuola alberghiera - almeno altri due dati positivi che hanno segnato l'epoca Ettoriana. Il primo è un dato contabile: durante i due mandati che lo hanno visto sindaco di Seravezza, i bilanci del Comune sono stati tenuti rigorosamente in ordine. E questa non è una cosa di poco conto.
Peccato che la stessa scrupolosità non sia stata applicata anche alla Fondazione Terre Medicee, ma forse siamo noi che pretendiamo troppo.
Il secondo dato riguarda una considerazione personale che agli occhi della Specola Papiriana ha grande valore: spesso, troppo spesso, politici che concludono un significativo periodo amministrativo o istituzionale, si vedono offrire un bel posticino in uno dei tanti enti inutili che abbondano nel nostro Paese. Un posticino grazie al quale questi politici trovano un confortevole parcheggio che garantisce loro un adeguato reddito (pubblico, naturalmente) a fronte di un lavoro spesso di facciata o addirittura solo nominale.
Il nostro Ettore Neri non ha fatto niente del genere: terminato il suo ultimo mandato da Sindaco, ha aperto la partita IVA e si è messo a lavorare in proprio nel settore lapideo. Oggi pertanto vive del suo lavoro come fa ogni persona per bene di questo Paese.
Onore al merito. 


Specola Papiriana ‎

Castello di Solaio, Pietrasanta‎ (LU)



mercoledì 12 aprile 2017

I grandi ritratti della Specola Papiriana: Maurizio Verona



Maurizio Verona. Chi era costui?

In epoca precedente al maggio 2014, in molti sarebbero stati messi in difficoltà da questa semplice domanda.
Infatti Maurizio Verona, il moderno Carneade, pur dando splendida prova di fedelissimo vice di Michele Silicani - sindaco di Stazzema per dieci anni - è sostanzialmente cresciuto all'ombra di questi.
Prima di quella data, ben pochi episodi hanno rotto il grigiore di una vita politica oscurata dalla roboante, ingombrante e un tantino logorroica figura di Silicani. 
Pochi ricorderanno che nel dicembre 2009 Maurizio Verona ha partecipato alle primarie in occasione delle elezioni regionali che si sono tenute l'anno successivo, superato da Marco Remaschi e Giovanni Ardelio Pellegrinotti.
Nonostante il flop, Verona è stato comunque inserito nella lista provinciale del Partito Democratico-Riformisti Italiani. 
A Stazzema la lista ha incassato 460 voti, vale a dire il 36% dei voti validamente espressi. Per il moderno Carneade la via che porta da Retignano a Firenze si è rivelata molto più impegnativa del Mortirolo. 
Meglio limitarsi ad amministrare in casa propria, dove Maurizio Verona qualche soddisfazione è riuscito a conquistarla.
Nel gennaio 2009 diventa Presidente dell'Unione dei Comuni e nel maggio 2014 diventa sindaco stravincendo le elezioni amministrative a Stazzema. Il consenso è stratosferico: 80,43% dei volti validamente espressi. Numeri che oggi vengono registrati solo nella Corea del Nord.
A fine 2016 Verona viene eletto per la seconda volta Presidente dell'Unione dei Comuni, succedendo ad Alessandro del Dotto, attuale sindaco uscente di Camaiore.
Con la gloria arrivano però anche i grattacapi.
Il primo di questi riguarda proprio l'Unione dei Comuni della Versilia, ente che ha ereditato dall'ex Comunità Montana progetti come, ad esempio, il fondamentale Centro di Onoterapia, presente nel Piano di Sviluppo socio-economico 2006-2010.
Al di là della magniloquenza che caratterizza ogni carozzone che si rispetti, l'Unione dei Comuni appare ormai un ente politicamente e soprattutto finanziariamente moribondo,
Dobbiamo riconoscere che sarebbe stato umanamente impossibile per Verona cambiare il destino di questo treno che corre su un binario morto, soprattutto con un Massimo Mallegni alle calcagna che minaccia di sferrare il colpo di grazia, facendo uscire il Comune di Pietrasanta dall'Unione.
Per il momento Verona è riuscito a gestire la situazione, anche se viene il sospetto che gli sia stata passata una patata bollente che altri non hanno voluto.
 
In casa propria le cose non vanno meglio per il sindaco di Stazzema.
Nell'aprile 2016 l'assessore Marco Viviani si dimette polemicamente. Corre voce che il malumore che anima l'ex assessore abbia multiformi cause, della quali le concessioni per l'escavazione della pietra e del marmo avrebbero avuto un peso determinante. Come conseguenza di quelle dimissioni, il consigliere di opposizione Lorenzoni - candidato sindaco per la lista "Luce a Stazzema" - definisce Verona «un'anatra zoppa».
Nell'estate dello stesso anno, Maurizio Verona fa definitivamente marcia indietro sul pirogassificatore di Col del Cavallo. La diffusa protesta tra la popolazione non ha lasciato possibilità alcuna: il pirogassificatore non si farà.
A marzo 2017 il Comune di Stazzema è soccombente nei confronti della titolare di alcune concessioni cimiteriali, come lo era stato a gennaio 2016 dinanzi al Giudice di Pace di Lucca. L'idea balzana di voler cancellare le concessioni cimiteriali "in perpetuo" ha letteralmente fatto rigirare i morti nelle tombe. Molti stazzemesi hanno impugnato quella disposizione trascinando il Comune in tribunale, ed il Comune pare stia perdendo causa dietro causa poiché i giudici danno ragione agli stazzemesi.
 
Questa "rivolta delle tombe" ci induce a sospettare che Maurizio Verona cominci ad essere indigesto perfino ai morti. Figuriamoci quindi ai vivi.
E infatti il moderno Carneade è risultato indigesto a Stefano Varia, amministratore di Varia Versilia Ambiente Srl, società che all'inizio del 2016 si era regolarmente aggiudicata il bando pubblico per la concessione dell'area di Col del Cavallo.
L'amministrazione stazzemese a suo tempo aveva giudicato la produzione elettrica derivante dal costruendo pirogassificatore come «energia pulita che si ottiene dalla biomassa ricavata dalla nostra zona e quindi, dal mantenimento dei nostri boschi in condizioni ottimali che ne garantiranno anche la sicurezza».
 
Il signor Varia evidentemente non ha compreso perfettamente le ragioni della retromarcia di Verona e pertanto ha presentato ricorso al TAR, con annessa domanda di risarcimento danni per un importo pari a 5 milioni di euro. Se Varia vincerà la causa, saranno davvero dolori per un Comune come quello di Stazzema, i cui bilanci non possono davvero essere definiti floridi.
A proposito di conti da risanare, nel 2016 il nostro moderno Carneade ha deciso che il Museo della Resistenza di Sant'Anna di Stazzema non poteva più avere l'ingresso libero, ed ha quindi imposto un biglietto di un euro a persona. Una cifra che appare persino offensiva nella sua pochezza, e certamente inoppurtuna per quel luogo così sacro per tutti i versiliesi. Noi ci limitiamo a ricordare, ad esempio, che lo Yad Vashem - il museo della Shoà di Gerusalemme che raccoglie tutta la documentazione e la memoria storica sull'Olocausto - ha ingresso libero.

Per quanto detto sopra, nutriamo il fondato sospetto che Maurizio Verona covi una profonda vocazione per il masochismo politico. Come ulteriore prova abbiamo il suo appoggio alla candidatura di Andrea Orlando alla segreteria nazionale del PD. Vale appena il caso di ricordare che i sedici circoli versiliesi del PD hanno incoronato Renzi con ben il 72% dei voti, cioè il 4% in più della media nazionale. Orlando si è dovuto accontentare del 22,54%.
Ci appare invece molto più sensata la scelta di Verona di non seguire il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi nel suo improbabile "New Deal socialista" e di lasciare quindi alla senatrice Granaiola l'ingrato compito di brandire la falce e il martello.    

Infine vogliamo segnalare l'ultimo schiaffo, arrivato pochi giorni fa dal Ministro degli esteri Alfano, che ha snobbato - non molto elegantemente ad onor del vero - l'invito del moderno Carneade a far visita al Parco Nazionale della Pace di Sant'Anna in occasione del G7 a Lucca.
Il Ministro Alfano poi ci ha ripensato, cosa che tutti noi abbiamo apprezzato.

All'inizio del 2015, il direttore d'orchestra Marco Balderi, annuncia d'aver scoperto un'opera lirica sconosciuta, composta dal poliedrico artista di Farnocchia Roberto Cipriani nell'800. L'opera - probabilmente di genere "buffo" - si intitola ABC. 
Paradossalmente sembra alludere a quell'ABC della politica del quale il nostro Verona pare difettare. Ma in questo caso non c'è davvero niente di buffo. 
 
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SPECOLA PAPIRIANA
Analisi politica Versilia
Castello di Solaio, Pietrasanta (LU)


venerdì 7 aprile 2017

SPECOLA PAPIRIANA: La Normalizzazione made in USA


Si normalizza Trump, che bombarda la Siria dando per buono il fatto che ci sia Assad dietro all'attacco col gas (cosa strategicamente inutile e politicamente dannosa), qualche lacrimuccia sui bimbi morti (come se quelli uccisi dai droni USA siano meno morti) e via con una cinquantina di missili che evidentemente sono a base di vitamine. Si rientra così nel solco delle varie presidenze USA che usano la mazza all'esterno per far passare in secondo ordine i problemi al'interno. Ti accusano di intelligence con i Russi? E tu ne bombardi un protetto così rientri nella normalità. I presidenti USA - a prescindere dalla provenienza - hanno come principale obbiettivo gli interessi interni e la convenienza politica.
Tutto il resto è fuffa mediatica.
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SPECOLA PAPIRIANA
Analisi politica Versilia
Castello di Solaio, Pietrasanta (LU)