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domenica 17 giugno 2018

I GRANDI RITRATTI DELLA SPECOLA PAPIRIANA : ENRICO BERLINGUER......

I grandi ritratti della Specola Papiriana: Enrico Berlinguer


Prima dell'avvento di Fedez e Chiara Ferragni, il giovanotto che voleva acquisire autorevolezza e sintomatico mistero tra i suoi coetanei doveva necessariamente scegliere tra due alternative:

1) indossare la maglietta che ritraeva due giganti dell'immaginario collettivo, ovvero Jim Morrison ed Ernesto "Che" Guevara;

2) non perdere occasione per citare il sacro nome di Enrico Berlinguer.

Nonostante la prima alternativa risultasse maggiormente appagante in termini di approcci con l'altro sesso, molti preferivano la strada che portava alla conquista della nomea di intellettuale comunista, fustigatore della modernità piccoloborghese e fiero antagonista della società dei consumi di massa.
La formazione di ogni intellettuale comunista passava necessariamente dalla lettura delle opere di Enrico Berlinguer (Sassari, 25 maggio 1922 – Padova, 11 giugno 1984), il baluardo della democrazia  italiana dopo la proposta del compromesso storico con il partito di Aldo Moro.
Uno strano caso del destino quello di essere diventato lo strenuo difensore della democrazia italiana.
Nel 1950 Berlinguer era diventato segretario della Federazione Mondiale della Gioventù Democratica, che gli aveva dato occasione per stringere rapporti con due futuri campioni della democrazia: Hu Yaobang, che diventerà segretario del Partito Comunista Cinese, ed Erich Honecker, che arriverà ad essere Capo di Stato della Repubblica Democratica Tedesca.
Questo strano caso del destino anticipa le contraddizioni che caratterizzano il Berlinguer leader del PCI e promotore dell'eurocomunismo, la versione disneyana del socialismo reale alla quale nessuno ha mai davvero creduto ma che non ha impedito alla sua figura di acquistare una dimensione mitica che ovviamente è ben lontana dalla realtà storica.

Premesso che non è stato facile guidare il Partito Comunista Italiano nel corso dei tormentati anni Settanta, Berlinguer è stato omaggiato da film, libri, canzoni e manifestazioni di stima di vario tipo, tra cui non possiamo dimenticare l'essere preso in braccio da Benigni sul palco di una manifestazione del 1983.
Difficile, per non dire impossibile, rimanere immuni al fascino della travolgente retorica di Berlinguer.
Basterà ricordare quanto da lui affermato nel corso di una tribuna politica televisiva del 1972: «Vogliamo una società socialista che corrisponda alle condizioni del nostro Paese, che rispetti tutte le libertà sancite dalla Costituzione, che sia fondata su una pluralità di partiti, su un concorso di diverse forze sociali. Una società che rispetti tutte le libertà meno una: quella di sfruttare il lavoro di altri esseri umani, perchè questa libertà tutto distrugge e rende vane tutte le altre». 
Un sintetico programma politico che verrebbe sottoscritto da tutti coloro che si professano di sinistra; una società socialista che rispetti tutte le libertà costituzionali.
Vale appena il caso di ricordare che il mirabile programma venne prontamente dimenticato quando nel 1981 la Polonia venne salvata dall'invasione dell'Armata Rossa solo grazie al colpo di Stato di Jaruzelski.
Tacque la travolgente retorica di Berlinguer e con essa tacquero gli intellettuali comunisti difensori delle libertà, anche se avrebbero avuto molto da dire.


Quella di Berlinguer fu vera gloria?
Lasciamo la risposta al libero arbitrio del lettore, non senza fornire elementi di giudizio tratti direttamente dalla ricca produzione epistolare di Berlinguer.

LA QUESTIONE MORALE
Nel corso della celebre intervista a Eugenio Scalfari nel 1981, Berlinguer sostenne che «i partiti debbono, come dice la nostra Costituzione, concorrere alla formazione della volontà politica della nazione; e ciò possono farlo non occupando pezzi sempre più larghi di Stato … ma interpretando le grandi correnti di opinione, organizzando le aspirazioni del popolo, controllando democraticamente l'operato delle istituzioni. Ecco la prima ragione della nostra diversità. Le sembra che debba incutere tanta paura agli italiani?».
Ci sia permesso rispondere affermativamente a questa domanda: gli italiani avevano ragione ad avere paura di un partito che veniva illecitamente finanziato da Mosca, come pacificamente ammesso da Armando Cossutta nel 1999.
Bettino Craxi lo aveva dichiarato apertamente: «in materia di finanziamento estero il Pci, divenuto poi Pds, a differenza degli altri Partiti, aveva organizzato una vera e propria struttura permanente che nel corso dei decenni, si è venuta costantemente ampliando e perfezionando sì da garantire dei flussi di finanziamento costanti che rappresentavano una parte certamente rilevante delle sue entrate. Il potere sovietico, anche nei momenti di incomprensione e di difficoltà nei suoi rapporti con il Pci e le sue elaborazioni politiche, sia pure diffidandone, ha sempre continuato a considerare il Partito Comunista italiano come il suo principale alleato occidentale».

IL RISENTIMENTO COME VALORE
In una lettera a Marco Pannella, Berlinguer scriveva che «è bene che nella società civile sussistano sempre ampi motivi di risentimento e che essi si manifestino di continuo, anche al prezzo di un certo disordine apparente. La libertà, come ci insegna l'illustre amico Bobbio, non sta ferma e chi crede che stia ferma l'ha già abbandonata. Ove pertanto un motivo di risentimento venga meno, si rende necessario rimpiazzarlo con un altro, escogitato con accortezza, sì che la corsa risentita dietro la libertà non finisca mai ...
La grandiosità del nostro progetto sta appunto nel trasformare ogni cittadino silente in risentito di professione... per fare uscire il popolo dal guscio bisogna importunarlo, costringerlo a lagnarsi, fargli vedere quotidianamente tanti piccoli motivi di malcontento».
Ci sia permesso sottolineare che abbiamo il forte sospetto che la lezione di Berlinguer oggi sia stata raccolta da Salvini e dal suo partito: i lusinghieri recenti risultati elettorali della Lega non sono altro che il frutto di una corsa risentita dietro la libertà.
Davvero non capiamo perchè i tragicomici epigoni del PCI d'antan si ostinino ad etichettare come xenofobi e razzisti coloro che vogliono fare vedere al popolo tanti motivi di malcontento. 

LA FUNZIONE SOCIALE DEL CARCERE
In una lettera ad un esponente di una formazione politica che teorizzava la lotta armata, Berlinguer esprimeva il suo pensiero nei termini che seguono:
«circa la pena da irrogare all'individuo che ha delinquito, non bisogna farsi eccessive illusioni sulla sua funzione rieducatoria, a dispetto dell'enunciato costituzionale. L'istituto di pena non deve costituire né il luogo in cui viene perpetrata la vendetta sociale, nè un illusorio centro di rieducazione. Il carcere deve essere uno strumento di difesa sociale, né più né meno; e la rivoluzione d'ottobre infatti soppresse, almeno fino al 1934, il concetto di pena e lo sostituì con quello di misura di difesa sociale».
Ogni commento è superfluo.
Ci sia solo permesso sostenere con forza che coloro che vivono nel mito di Berlinguer non lo hanno letto oppure non lo hanno capito.
Senza ovviamente escludere tutte e due le cose contemporaneamente.

SANE VENTATE DI EVERSIONE SOCIALE
In una lettera indirizzata ad Antonio Negri, Berlinguer apriva il suo cuore e si esprimeva come segue:
«io, caro Antonio, ormai avanti negli anni ed isolato nelle pratiche burocratiche della segreteria di un partito sempre al limite della sclerosi ove non sia stimolato da ventate di eversione sociale, non posso certo appoggiarvi apertamente ma, con trent'anni in meno sulle spalle, sarei certamente al vostro fianco, se non a far cagnara nelle piazze, almeno a dare il mio contributo intellettuale alla socializzazione di quei desideri di massa che voi volete soddisfare. E nulla mi sarebbe più gradito».
Un vero peccato che Berlinguer abbia conosciuto la sclerosi della segreteria del partito e l'onta di un'età non più consona alla cagnara di piazza.
Il suo contributo intellettuale alla socializzazione dei desideri di massa ci avrebbe risparmiato Giovanni Consorte e Pier Luigi Boschi, i governi-ombra di Walter Veltroni, le spudorate ingerenze di George Soros nell'azione dei governi retti dai tragicomini epigoni del PCI d'antan, oltre al terrorismo mediatico dello spread.
Solo un genuino spirito di carità di Patria ci impone di non ricordare come un recente (e fallito) tentativo di riforma costituzionale avesse la sua ragione d'essere nello "spostamento del baricentro decisionale connesso alla forte accelerazione del processo di integrazione europea" ed in una "esigenza di adeguare l'ordinamento interno alla recente evoluzione della governance economica europea".
Ovvero un processo ablativo di sovranità a beneficio di centri di potere politico che non conoscono la censura della cabina elettorale.

FREUD AVEVA RAGIONE
Vogliamo chiudere con la lettera di Berlinguer ad Angelo Pezzana.
L'Enrico nazionalpopolare rivela la sua indole umana, come tale non immune dalle grazie femminili. Partendo da una riflessione su un imbruttimento della corporeità degli uomini, ben testimoniata dai pantaloni a zampa di elefante che hanno funestato gli anni Settanta del secolo scorso, Berlinguer chiedeva polemicamente: «dove sono finiti i cosiddetti pezzi di figa?».
Se avesse chiesto a Berlusconi lo avrebbe saputo.
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SPECOLA PAPIRIANA
Analisi politica Versilia
Castello di Solaio, Pietrasanta (LU)

venerdì 19 maggio 2017

EDITORIALE: I grandi ritratti della Specola Papiriana: lo "sciagurato" U.

I grandi ritratti della Specola Papiriana: lo "sciagurato" U.

Oggi vogliamo invitare i nostri lettori a indovinare il personaggio al quale dedichiamo il seguente ritratto. 
Primo indizio: potrebbe essere il fratello più furbo di Ivan Zazzaroni, data la straordinaria somiglianza con il noto vaniloquente televisivo.
Per chi non avesse ancora capito, diamo un secondo indizio: se fosse un calciatore, siamo certi che il compianto Gianni Brera lo avrebbe accostato allo "sciagurato" Egidio Calloni, attaccante di buon livello incline però a clamorosi svarioni in prossimità della rete. Esattamente come Calloni, anche il nostro personaggio è incline a sconcertanti errori e scommettiamo che sarebbe passato alla storia con l'appellativo di "sciagurato" Umberto.
Esatto, cari lettori: la Specola Papiriana oggi si occupa di Umberto Buratti, dal 2007 sindaco di Forte dei Marmi.
Classe 1960, si forma nel partito socialista nel corso degli anni '80, interpretando al meglio il ruolo di politico nella "Forte dei Marmi da bere" di quei formidabili anni, diventando nel 1986 segretario della locale sezione.
Due anni più tardi entra nella direzione provinciale del PSI, con incarico di responsabile alla sanità.
Fin dai primi passi rivela una spiccata dote di "prezzemolino": fa parte del comitato del Premio Satira Politica e, nel 1990, diventa capogruppo consiliare del PSI a Forte dei Marmi.
Dopo i fatti di Tangentopoli segue Valdo Spini nella fondazione dei Democratici di Sinistra.
Rimane nel consiglio comunale quasi ininterrottamente dal 1997 al 2007, anno in cui si presenta alle amministrative quale candidato sindaco del centrosinistra.
Se non fosse stato per l'apparentemente sincera vocazione all'autolesionismo che ha spinto Gabriele Monteforte ad azzoppare la corsa di Ermindo Tucci verso la carica di sindaco, il fratello più furbo di Ivan Zazzaroni avrebbe rimediato un sonoro ceffone.
Invece i 2.500 voti ottenuti dalla lista "Amo il Forte" sono bastati a Buratti per diventare sindaco, rimanendo così tricologicamente impeccabile.
Come universalmente noto, caratteristica imprescindibile del fratello più furbo di Ivan Zazzaroni è quella di apparire in ogni occasione con la chioma perfettamente modellata, quasi ispirata alle opere di Canova.
Sotto la chioma però sospettiamo che non sempre regni il medesimo ordine. A volte le idee sono poche e soprattutto molto confuse, come capitava allo sciagurato Egidio Calloni in area di rigore.
La prima idea confusa di Buratti risale al 2008 e riguarda la concessione dello spazio espositivo del Palazzetto dello Sport.
Sulla vicenda si è pronunciata la sezione Toscana della Corte dei Conti che, con sentenza 96/2014, ha condannato lo "sciagurato" Umberto a risarcire al Comune di Forte dei Marmi la somma di € 27.544.
Nella predetta sentenza la Corte dei Conti "si desume inequivocabilmente che la scelta di destinare gli spazi espositivi de quibus non ha apportato alcuna utilità al Comune di Forte dei Marmi".
Inoltre la Corte dei Conti giudica che Buratti "non può andare esente da responsabilità poiché ha omesso qualsivoglia controllo, anche superficiale, sulla gestione degli spazi del Palazzetto dello sport, lasciando che l'amministrazione comunale si esponesse a perdite sempre più crescenti".
Non solo: Buratti "sapeva che un componente del consiglio comunale (circostanza stigmatizzata dalla Procura in atti) - Monteforte Gabriele - era socio costituente della srl Arteforte che aveva goduto delle predette favorevoli concessioni".
Avete capito, cari lettori?
Tra i beneficiari della poco accorta gestione Buratti troviamo il medesimo Gabriele Monteforte che, azzoppando Ermindo Tucci, a suo tempo ha contribuito alla vittoria elettorale dello "sciagurato" Umberto. Una coincidenza che ha davvero dello straordinario alla quale naturalmente anche noi fingeremo di credere.
Tra l'altro è doveroso ricordare che Buratti nella vita non fa il bagnino - nobilissima figura lavorativa fortemarmina che tuttavia non ha bisogno di competenze in campo contabile per svolgere le sue mansioni - ma fa il commercialista, iscritto all'albo professionale dal 1989.
Comunque sia, il "commercialista per caso" Umberto Buratti non si spettina minimamente di fronte alla sentenza della Corte dei Conti e presenta appello.
Nel giudizio di secondo grado Buratti soccombe nuovamente, anche se nella sentenza 276/2015 la Prima Sezione Giurisdizionale Centrale di Appello della Corte dei Conti ridetermina il risarcimento a favore del Comune di Forte dei Marmi nella misura di € 13.777.
Il fratello più furbo di Ivan Zazzaroni dichiara in un comunicato stampa: "sono abbastanza soddisfatto che siano state valutate positivamente le argomentazioni prodotte, basandoci nulla più che sui fatti reali".
Immaginiamo che il fratello più furbo di Ivan Zazzaroni si riferisca alla riduzione del quantum.
Lo sconto di € 13.000 tutto sommato non è da disprezzare, ma non dobbiamo dimenticare che nella sentenza di appello leggiamo che Buratti "pur conoscendo che un componente del Consiglio comunale era socio costituente della s.r.l. Arteforte beneficiaria dei contratti, e pur essendo stato destinatario diretto delle richieste delle Ditte, consentiva di porre in essere i contratti sfavorevoli per il Comune".
Secondo noi, lo "sciagurato" Umberto non dovrebbe avere ragione alcuna per essere soddisfatto. Nella richiamata sentenza leggiamo che "è provata anche la colpa grave di entrambi gli appellanti".
E ancora: "risultano provati tutti gli elementi che concretizzano la responsabilità".
Capito bene? Anche se l'ineffabile Buratti è rimasto tricologicamente impeccabile, risultano provati tutti gli elementi che concretizzano la sua responsabilità caratterizzata da colpa grave.
Altro episodio che testimonia una gestione non particolarmente lungimirante della res publica da parte dello "sciagurato" Umberto viene registrato alla fine del 2011, con l'acquisto dello stabile di proprietà dell'ABC Motors, lungo la via Provinciale.‎
Il costo di acquisto è pari a due milioni e mezzo di euro, che non pochi ritengono frutto di una perizia di stima alquanto generosa.
L'immobile dovrà essere destinato alla nuova sede della Polizia Municipale di Forte dei Marmi, dopo avere effettuato i necessari lavori di ristrutturazione.
Per chi non lo sapesse, ancora oggi il Comando della Polizia Municipale rimane in via Mazzini. Il motivo è a dir poco sconcertante: in questi sei anni la ristrutturazione dello stabile ex ABC Motors non è mai iniziata.
Nonostante gli episodi sopra ricordati, nel 2012 Buratti vince per la seconda volta la corsa alla poltrona di sindaco.
Risultano sufficienti 2.235 voti per sbaragliare la ridicola concorrenza.
Nel corso del suo secondo mandato il fratello più furbo di Ivan Zazzaroni dimostra ancora una volta di non avere molta confidenza con immobili e ristrutturazioni.
Questa volta l'immobile in questione è quello di Palazzo Quartieri. La pertinace volontà di Buratti è quella di locare il fondo posto a piano terreno di Palazzo Quartieri, destinandolo a sede di attività commerciale.
Luca Caprai risulta affidatario dell'apposito bando, che però è stato emanato in difetto della necessaria autorizzazione da parte dell'Intendenza ai Beni Culturali.
L'autorizzazione arriva quando Caprai ormai giudica non più economicamente conveniente l'apertura di un'attività commerciale nel fondo di Palazzo Quartieri.
La querelle tra il Comune di Forte dei Marmi e Caprai si conclude senza portare vantaggio alcuno: l'amministrazione fortemarmina non incasserà per i prossimi dodici anni alcun canone di locazione e il noto imprenditore della moda non aprirà il suo punto vendita.
Come i cittadini di Forte dei Marmi avranno notato, attualmente Palazzo Quartieri è in stato di abbandono, eccezione fatta per un frettoloso maquillage esterno di chiara ispirazione elettorale.
Nel frattempo Luca Caprai ha avviato una causa che potrebbe costare molto cara al Comune di Forte dei Marmi.
Come se non bastasse, colui che è stato il vice dello "sciagurato" Umberto durante il suo secondo mandato è oggi candidato sindaco per le imminenti elezioni amministrative fortemarmine.
Evidentemente al peggio non c'è mai fine.


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SPECOLA PAPIRIANA
Analisi politica Versilia
Castello di Solaio, Pietrasanta (LU)

mercoledì 19 aprile 2017

VERSILIA, I GRANDI RITRATTI DELLA SPECOLA PAPIRIANA: ETTORE NERI




I GRANDI RITRATTI DELLA SPECOLA PAPIRIANA: ETTORE NERI
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"Cantami, o Diva, dell'Ettore astuto e scaltro che a lungo andò girovagando..."
Se mai verrà scritto un poema epico con protagonista Ettore Neri, che per dieci anni è stato il sindaco di Seravezza, questo sarà il proemio.


1. La prima elezione a Sindaco di Seravezza 
Ma lasciamo la Musa a faccende più nobili e torniamo con la memoria al 2006.
A Seravezza incombevano le elezioni amministrative e il centrosinistra seravezzino doveva risolvere due problemi: fronteggiare il ritorno di Lorenzo Alessandrini e riscattare l'evanescente giunta Mazzucchi, che per cinque anni aveva amministrato Seravezza senza particolare lode e senza particolare infamia.
La storia ci racconta che il centrosinistra fece la scelta giusta: candidando Ettore Neri, risolse i suoi problemi e vinse le elezioni.
In verità l'evanescente giunta Mazzucchi così evanescente non fu ed alcune cose buone le aveva fatte: ad esempio recuperare l'ex Teatro De' Costanti - cioè le odierne Scuderie Granducali - e perorare la causa del potenziamento dell'Istituto professionale in via XXIV Maggio - oggi scuola Alberghiera "Marconi" - che sin da subito ha conosciuto un crescente successo che ancora oggi non accenna a diminuire.

2. La rielezione a Sindaco di Seravezza 
Ettore Neri proseguì quindi lungo la strada tracciata dal suo predecessore, recuperò l'intera area Medicea - poi assunta a rango di sito Unesco - e costituì la Fondazione Terre Medicee alla fine del 2009.
Un fiore all'occhiello che è stato il biglietto vincente per le successive elezioni amministrative del 2011, che Ettore Neri ha stravinto con il 68,54% dei voti validamente espressi.
I commentatori più acuti diagnosticarono che il popolo seravezzino era stato colpito da una epidemia di ettorite.
Senza dubbio un eccellente risultato elettorale, che probabilmente ha fatto maturare nel nostro eroe la convinzione di poter essere ucciso solo da pallottole d'argento.

3a. Due scelte poco azzeccate: Fondazione Terre Medicee
Forte di questa presunta invulnerabilità, nei cinque anni successivi Ettore Neri ha difeso scelte non esattamente azzeccate, due delle quali vale la pena ricordare.
La prima è aver indicato l'amico Manrico Nicolai - ex sindaco di Pietrasanta - quale Direttore Generale della Fondazione Terre Medicee.
La dura realtà dei dati contabili racconta che il bilancio della Fondazione Terre Medicee si chiuse al 31 dicembre 2010 con debiti pari a €215.763.
Il cambio di rotta si rese inevitabile e Ettore Neri indicò l'amico Franco Carli quale successore di Nicolai. I dati contabili non furono meno impietosi: il bilancio della Fondazione Terre Medicee si chiuse il 31 dicembre 2011 con debiti pari a €390.760, che salirono l'anno successivo alla stratosferica cifra di €526.861.
La Fondazione Terre Medicee si era trasformata nell'Affondazione Terre Medicee, confermando il motto "dagli amici mi guardi Iddio che dai nemici mi guardo io".

3b. Due scelte poco azzeccate: centraline idroelettriche 
La seconda scelta non esattamente azzeccata è stata la sostanziale ambiguità dell'allora sindaco in merito al progetto delle due centraline idroelettriche sui torrenti Serra e Vezza. Nonostante le puntuali argomentazioni giunte da più parti, tese a dimostrare che quella iniziativa era riferibile agli interessi di un personaggio già allora molto discusso come Marco Marenco, il nostro eroe pontificava come segue: «Gli amministratori pubblici seri devono avere il coraggio di affrontare i problemi e anche di scommettere sulla validità, qualità e onestà del controllo pubblico sui progetti privati».
Alla fine, questo progetto privato delle centraline idroelettriche è stato abbandonato. Ma purtroppo non è stato abbandonato - com'era auspicabile - grazie ad un "no" da parte della Regione Toscana, della Provincia di Lucca o del Comune di Seravezza. È stato abbandonato solo ed esclusivamente perché nell'aprile 2015 Marco Marenco è finito in manette per il crac Borsalino, accusato di bancarotta fraudolenta per un buco di oltre 3 miliardi di euro collegato, tra l'altro, ad un'ottantina di società a lui riconducibili che operavano proprio nel settore dell'energia.
A scanso di equivoci sottolineiamo che Ettore Neri non ha nulla a che fare con questo Marenco né tantomeno con le sue vicissitudini giudiziarie. La nostra è una valutazione squisitamente politica, e cioè che sull'intera vicenda delle centraline idroelettriche a Seravezza, l'auspicato "controllo pubblico" ci è sembrato alquanto rarefatto.

4. Ettore Neri paladino inascoltato della sanità versiliese 
Nel frattempo il sagace Neri ha fatto strada all'interno del PD, diventando Presidente della Conferenza dei Sindaci della Versilia e candidandosi alle regionali del 2015.
Il nostro eroe ha presieduto anche la Società della Salute e, proprio sulla sanità, ha affermato che «La Versilia dovrà avere un ruolo forte nel sistema sanitario della costa».
La mattina del 2 febbraio 2015, Ettore Neri è intervenuto all'audizione presso la IV commissione del Consiglio regionale della Toscana sulla proposta di legge di riordino della sanità: i ben informati ci dicono che si era preparato a fondo per quell'occasione.
Tuttavia, constatando come oggi la sanità versiliese uscita da quella legge di riordino evidenzi più di un problemino, noi, uomini di modesti mezzi intellettuali, concludiamo che Ettore Neri o non è stato ascoltato o non si è spiegato bene. Di fatto quel "ruolo forte nel sistema sanitario della costa" è rimasto solo sulla carta.

5. I rapporti col PD e la mancata elezione al consiglio regionale toscano
Inoltre, temiamo che Ettore Neri sia pure stato bistrattato dal suo stesso partito. In occasione delle elezioni regionali che lo hanno visto contrapposto al renziano Michele Silicani, l'astuto Ettore ha incassato complessivamente 8.057 preferenze.
Niente male, anche se il treno per Firenze è stato perso. Infatti la giovine Ilaria Giovannetti, probabilmente supportata in maniera più decisa dal partito, di preferenze ne ha prese 9.277.
Vale inoltre la pena di evidenziare il risultato di queste elezioni regionali ottenuto nella natìa Seravezza, dove il nostro eroe ha preso 2.084 preferenze, cioè meno di quanto fosse lecito pensare e molto meno di quanto pensasse lo stesso Ettore Neri.
I commentatori più acuti - ricordando i 5.140 voti presi alle amministrative del 2011 - conclusero che l'ettorite era stata infine debellata.
Non a caso la maggioranza guidata da Ettore Neri si è spaccata quando venne ufficializzato il nome di Riccardo Tarabella a candidato sindaco per le amministrative del 2016.
Sono volati stracci e sono state ritirate deleghe, ma la sfida elettorale contro i dissidenti guidati da Andrea Giorgi viene vinta proprio da Tarabella e quindi da chi lo ha imposto all'elettorato seravezzino.

6. Versilia, su la testa!
Un bel giorno, Ettore Neri ha ritenuto fosse giunto il momento di costituire una associazione che ha chiamato "Versilia su la testa!". Confessiamo candidamente che noi, uomini di modesti mezzi intellettuali, mai arriveremo a comprendere le ragioni che hanno portato a battezzare in questo modo la neonata associazione.
Presupposto necessario del tirare su la testa è averla abbassata. E se la Versilia ha abbassato la testa probabilmente deve ringraziare coloro che hanno amministrato i sette comuni versiliesi negli ultimi anni. Ed Ettore Neri è tra questi.

7. Slalom gigante
Guardando al presente, l'impressione è quella di una carriera politica in fase calante, come testimoniano gli incarichi (alla Regione prima e a Viareggio poi) di cui abbiamo letto e sentito vociferare che però non sono mai arrivati.
Il nostro Ettore si guarda attorno: la strategia per avere ancora sopravvivenza politica è ovviamente quella di tenere aperte quante più porte possibili.
Lo scorso novembre ha sponsorizzato quel SÌ referendario che Renzi aveva trasformato in una prova di consenso personale e, dopo appena pochi mesi, scopriamo il nostro eroe sostenitore della candidatura di Andrea Orlando alla segreteria nazionale del PD.
Forse è il caso di ricordare che Andrea Orlando corre proprio contro lo stesso Renzi del SÌ referendario. Nel supremo sforzo di farvi una telecronaca sintetica di questo impegnativo slalom, possiamo ricordare che il callido Ettore Neri, cresciuto nell'antica scuola di Enrico Berlinguer, è passato da Pierluigi Bersani a Gianni Cuperlo, poi da Matteo Renzi ad Andrea Orlando. E questo è l'ultimo aggiornamento in tempo reale, per ora.

8. Pausa caffè
Parlando di attualità, ci duole ricordare che il Comune più virtuoso d'Italia è interessato da una vicenda giudiziaria che punta il dito contro due Uffici comunali.
Quelle che inizialmente furono definite "pause caffè" si sono trasformate in un'inchiesta penale ed il reato contestato a sette dipendenti comunali è quello di truffa.
Fermo restando che l'articolo 27 della Costituzione statuisce al 2° comma che l'imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva, ci chiediamo se non sia stato avventato liquidare la questione con le seguenti parole: «Sono io il mandante dei caffè».
Il callido Ettore ha valutato le conseguenze di un'eventuale conferma delle responsabilità penali che gravano sugli indagati? Nell'ipotesi di una sentenza di condanna, il nostro temerario Neri si rende conto che avrebbe ammesso di essere il mandante di quei comportamenti? Questo, dal nostro umile punto di vista, rischia non essere il miglior biglietto da visita di un potenziale candidato sindaco per le amministrative del 2021.

9. Dei Comuni Virtuosi e del bello scrivereRimanendo in attesa di vedere gli sviluppi giudiziari della vicenda, concludiamo con una puntualizzazione ed una curiosità.
La puntualizzazione riguarda il Comune più virtuoso d'Italia. In realtà non esiste il Comune più virtuoso d'Italia. Esiste l'Associazione dei Comuni virtuosi, un ristretto club cui fanno parte appena un centinaio di Comuni, tra i quali Seravezza, a fronte dei 7.981 Comuni italiani complessivi. Seravezza non è pertanto il Comune più virtuoso tra tutti i 7.981 Comuni d'Italia, come invece la ridondante definizione vorrebbe far intendere.
La curiosità, infine, è inerente a quello che scrive Ettore Neri nel suo libro "L'Italia, il PD e la sinistra" (Maschietto Editore, 2014). Leggiamo: «L'elettore di sinistra, come un amante tradito, come per un amore perduto, si è progressivamente allontanato da posizioni di adorazione acritica del Partito e del Capo politico per assumere, piuttosto, atteggiamenti molto sospettosi, molto critici che, a volte, sembrano diventare perfino eccessivi nei confronti di coloro che li subiscono».
L'ha scritto nel 2014, appunto, e la domanda sorge spontanea: Ettore Neri stava teorizzando in astratto oppure stendeva anzitempo le memorie di ciò che sarebbe avvenuto negli ultimi mesi del suo secondo mandato da Sindaco di Seravezza?

10. Conclusioni
Potevamo finire qui il nostro personale ritratto sull'ex sindaco di Seravezza, pur tuttavia ci pareva ingiusto, e finanche scorretto, non evidenziare - oltre a quanto già detto sull'area Medicea e sulla scuola alberghiera - almeno altri due dati positivi che hanno segnato l'epoca Ettoriana. Il primo è un dato contabile: durante i due mandati che lo hanno visto sindaco di Seravezza, i bilanci del Comune sono stati tenuti rigorosamente in ordine. E questa non è una cosa di poco conto.
Peccato che la stessa scrupolosità non sia stata applicata anche alla Fondazione Terre Medicee, ma forse siamo noi che pretendiamo troppo.
Il secondo dato riguarda una considerazione personale che agli occhi della Specola Papiriana ha grande valore: spesso, troppo spesso, politici che concludono un significativo periodo amministrativo o istituzionale, si vedono offrire un bel posticino in uno dei tanti enti inutili che abbondano nel nostro Paese. Un posticino grazie al quale questi politici trovano un confortevole parcheggio che garantisce loro un adeguato reddito (pubblico, naturalmente) a fronte di un lavoro spesso di facciata o addirittura solo nominale.
Il nostro Ettore Neri non ha fatto niente del genere: terminato il suo ultimo mandato da Sindaco, ha aperto la partita IVA e si è messo a lavorare in proprio nel settore lapideo. Oggi pertanto vive del suo lavoro come fa ogni persona per bene di questo Paese.
Onore al merito. 


Specola Papiriana ‎

Castello di Solaio, Pietrasanta‎ (LU)



mercoledì 12 aprile 2017

I grandi ritratti della Specola Papiriana: Maurizio Verona



Maurizio Verona. Chi era costui?

In epoca precedente al maggio 2014, in molti sarebbero stati messi in difficoltà da questa semplice domanda.
Infatti Maurizio Verona, il moderno Carneade, pur dando splendida prova di fedelissimo vice di Michele Silicani - sindaco di Stazzema per dieci anni - è sostanzialmente cresciuto all'ombra di questi.
Prima di quella data, ben pochi episodi hanno rotto il grigiore di una vita politica oscurata dalla roboante, ingombrante e un tantino logorroica figura di Silicani. 
Pochi ricorderanno che nel dicembre 2009 Maurizio Verona ha partecipato alle primarie in occasione delle elezioni regionali che si sono tenute l'anno successivo, superato da Marco Remaschi e Giovanni Ardelio Pellegrinotti.
Nonostante il flop, Verona è stato comunque inserito nella lista provinciale del Partito Democratico-Riformisti Italiani. 
A Stazzema la lista ha incassato 460 voti, vale a dire il 36% dei voti validamente espressi. Per il moderno Carneade la via che porta da Retignano a Firenze si è rivelata molto più impegnativa del Mortirolo. 
Meglio limitarsi ad amministrare in casa propria, dove Maurizio Verona qualche soddisfazione è riuscito a conquistarla.
Nel gennaio 2009 diventa Presidente dell'Unione dei Comuni e nel maggio 2014 diventa sindaco stravincendo le elezioni amministrative a Stazzema. Il consenso è stratosferico: 80,43% dei volti validamente espressi. Numeri che oggi vengono registrati solo nella Corea del Nord.
A fine 2016 Verona viene eletto per la seconda volta Presidente dell'Unione dei Comuni, succedendo ad Alessandro del Dotto, attuale sindaco uscente di Camaiore.
Con la gloria arrivano però anche i grattacapi.
Il primo di questi riguarda proprio l'Unione dei Comuni della Versilia, ente che ha ereditato dall'ex Comunità Montana progetti come, ad esempio, il fondamentale Centro di Onoterapia, presente nel Piano di Sviluppo socio-economico 2006-2010.
Al di là della magniloquenza che caratterizza ogni carozzone che si rispetti, l'Unione dei Comuni appare ormai un ente politicamente e soprattutto finanziariamente moribondo,
Dobbiamo riconoscere che sarebbe stato umanamente impossibile per Verona cambiare il destino di questo treno che corre su un binario morto, soprattutto con un Massimo Mallegni alle calcagna che minaccia di sferrare il colpo di grazia, facendo uscire il Comune di Pietrasanta dall'Unione.
Per il momento Verona è riuscito a gestire la situazione, anche se viene il sospetto che gli sia stata passata una patata bollente che altri non hanno voluto.
 
In casa propria le cose non vanno meglio per il sindaco di Stazzema.
Nell'aprile 2016 l'assessore Marco Viviani si dimette polemicamente. Corre voce che il malumore che anima l'ex assessore abbia multiformi cause, della quali le concessioni per l'escavazione della pietra e del marmo avrebbero avuto un peso determinante. Come conseguenza di quelle dimissioni, il consigliere di opposizione Lorenzoni - candidato sindaco per la lista "Luce a Stazzema" - definisce Verona «un'anatra zoppa».
Nell'estate dello stesso anno, Maurizio Verona fa definitivamente marcia indietro sul pirogassificatore di Col del Cavallo. La diffusa protesta tra la popolazione non ha lasciato possibilità alcuna: il pirogassificatore non si farà.
A marzo 2017 il Comune di Stazzema è soccombente nei confronti della titolare di alcune concessioni cimiteriali, come lo era stato a gennaio 2016 dinanzi al Giudice di Pace di Lucca. L'idea balzana di voler cancellare le concessioni cimiteriali "in perpetuo" ha letteralmente fatto rigirare i morti nelle tombe. Molti stazzemesi hanno impugnato quella disposizione trascinando il Comune in tribunale, ed il Comune pare stia perdendo causa dietro causa poiché i giudici danno ragione agli stazzemesi.
 
Questa "rivolta delle tombe" ci induce a sospettare che Maurizio Verona cominci ad essere indigesto perfino ai morti. Figuriamoci quindi ai vivi.
E infatti il moderno Carneade è risultato indigesto a Stefano Varia, amministratore di Varia Versilia Ambiente Srl, società che all'inizio del 2016 si era regolarmente aggiudicata il bando pubblico per la concessione dell'area di Col del Cavallo.
L'amministrazione stazzemese a suo tempo aveva giudicato la produzione elettrica derivante dal costruendo pirogassificatore come «energia pulita che si ottiene dalla biomassa ricavata dalla nostra zona e quindi, dal mantenimento dei nostri boschi in condizioni ottimali che ne garantiranno anche la sicurezza».
 
Il signor Varia evidentemente non ha compreso perfettamente le ragioni della retromarcia di Verona e pertanto ha presentato ricorso al TAR, con annessa domanda di risarcimento danni per un importo pari a 5 milioni di euro. Se Varia vincerà la causa, saranno davvero dolori per un Comune come quello di Stazzema, i cui bilanci non possono davvero essere definiti floridi.
A proposito di conti da risanare, nel 2016 il nostro moderno Carneade ha deciso che il Museo della Resistenza di Sant'Anna di Stazzema non poteva più avere l'ingresso libero, ed ha quindi imposto un biglietto di un euro a persona. Una cifra che appare persino offensiva nella sua pochezza, e certamente inoppurtuna per quel luogo così sacro per tutti i versiliesi. Noi ci limitiamo a ricordare, ad esempio, che lo Yad Vashem - il museo della Shoà di Gerusalemme che raccoglie tutta la documentazione e la memoria storica sull'Olocausto - ha ingresso libero.

Per quanto detto sopra, nutriamo il fondato sospetto che Maurizio Verona covi una profonda vocazione per il masochismo politico. Come ulteriore prova abbiamo il suo appoggio alla candidatura di Andrea Orlando alla segreteria nazionale del PD. Vale appena il caso di ricordare che i sedici circoli versiliesi del PD hanno incoronato Renzi con ben il 72% dei voti, cioè il 4% in più della media nazionale. Orlando si è dovuto accontentare del 22,54%.
Ci appare invece molto più sensata la scelta di Verona di non seguire il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi nel suo improbabile "New Deal socialista" e di lasciare quindi alla senatrice Granaiola l'ingrato compito di brandire la falce e il martello.    

Infine vogliamo segnalare l'ultimo schiaffo, arrivato pochi giorni fa dal Ministro degli esteri Alfano, che ha snobbato - non molto elegantemente ad onor del vero - l'invito del moderno Carneade a far visita al Parco Nazionale della Pace di Sant'Anna in occasione del G7 a Lucca.
Il Ministro Alfano poi ci ha ripensato, cosa che tutti noi abbiamo apprezzato.

All'inizio del 2015, il direttore d'orchestra Marco Balderi, annuncia d'aver scoperto un'opera lirica sconosciuta, composta dal poliedrico artista di Farnocchia Roberto Cipriani nell'800. L'opera - probabilmente di genere "buffo" - si intitola ABC. 
Paradossalmente sembra alludere a quell'ABC della politica del quale il nostro Verona pare difettare. Ma in questo caso non c'è davvero niente di buffo. 
 
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SPECOLA PAPIRIANA
Analisi politica Versilia
Castello di Solaio, Pietrasanta (LU)