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BORGO A MOZZANO - Piano di Gioviano, SP2 Lodovica.

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mercoledì 30 dicembre 2015

MATTEOLI E IL CASO MOSE, QUESTA E' L'ALTERNATIVA DI CENTRODESTRA LUCCHESE ???

ALTERO MATTEOLI
UNA VITA DA POLITICO.....
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Caso Mose, le rilevazioni del superteste: "Portavo io al ministero le mazzette per Matteoli" riguardo ai lavori per istallare il Mose nella Laguna di Venezia....
Mazzacurati interrogato negli Usa su mandato dei magistrati veneziani ha detto: "Quattrocentomila euro in due tranche, viaggiavo con i soldi in pacchetti", "Ho dato soldi ad Altero Matteoli, in contanti, nell'ordine di 300/400mila €. Glieli ho consegnati personalmente, anche al ministero a Roma, ma non avevamo testimoni". Queste le parole dell'82enne Giovanni Mazzacurati, il gran burattinaio del Consorzio Venezia Nuova e testimone chiave dell'inchiesta sulle tangenti del Mose. Il sistema da lui creato non era "affare" solo dei veneziani, ma aveva sponde robuste a Roma con Milanese e Spaziante, che sono ancora in carcere in custodia cautelare ed infine Altero Matteoli.
L'interrogatorio cui Mazzacurati è stato sottoposto per rogatoria in California il 17 settembre scorso, nell'ufficio del procuratore generale di San Diego, sarà anche l'ultimo , comunque le 45 pagine del suo verbale sono considerate "attendibili ", parole di un uomo "ancora capace di intendere ". Dunque, punto fermo dell'istruttoria condotta dal Tribunale dei ministri, che ha convinto i magistrati a scrivere, nelle loro conclusioni: "È dimostrato l'asservimento di Matteoli alle politiche del Consorzio Venezia Nuova, nella veste di ministro dell'Ambiente e di ministro delle Infrastrutture". Dieci faldoni di atti sono stati inviati ieri alla presidenza del Senato: l'aula dovrà decidere se autorizzare la procura di Venezia a procedere nelle indagini oppure no.
Mazzacurati risponde davanti a due assistenti del procuratore di San Diego e a un agente speciale della homeland security degli Stati Uniti - "Da quel che ricordo mi sembra di averlo fatto (portare soldi, ndr) due volte, una volta al ministero a Roma e un'altra volta... in qualche posto, insomma". Gli chiedono come fossero pattuite le cifre. "Si stabiliva prima". E i soldi in contanti come erano trasportati nell'ufficio del ministero? "Me li han dati quelli del Consorzio. Non era un grande pacco. È un pacchetto, ci sta in tasca... diciamo che in un pacchettino 100mila euro... Cosa avrebbe fatto il ministro con quei soldi non me l'ha detto... o campagna elettorale oppure necessità".
Non si sa di quali necessità si tratti..... "Ma sicuramente erano necessità elettorali - aggiunge - loro hanno dei centri in Toscana dove hanno delle persone che girano, che lavorano, che hanno bisogno di soldi". I pm che hanno scoperchiato il sistema Mose, Paola Tonini, Stefano Ancilotto e Stefano Buccini, sostengono che la prima presunta mazzetta a Matteoli sia stata consegnata nel 2003, quando era ministro dell'Ambiente. A Mazzacurati interessava che il maxi appalto per le bonifiche di Marghera fosse affidato direttamente alla Mantovani di Baita.
Continua poi così: "Sì, certo che conosco Erasmo Cinque", afferma il Mazzacurati. "Pacchettini anche per lui? Forse sì, ma non lo so". L'imprenditore Cinque, della Socostramo, per Matteoli non è uno qualunque. È più di un amico, è l'uomo con cui ha condiviso la lunga militanza nella destra di Alleanza Nazionale. L'allora ministro dell'Ambiente si spende - secondo gli atti di indagine - per fargli ottenere una parte nel maxi appalto milionario delle bonifiche di Porto Marghera. La sua Socostramo entra in un Ati con la Mantovani di Baita. Ufficialmente figurano al 50 per cento, ma con una scrittura privata stabiliscono che l'azienda di Cinque avrebbe ricevuto un 6-7 per cento della commessa", senza muovere una benna. "Cinque apparentemente faceva il lavoro - mette a verbale Mazzacurati - però lui mezzi non ne portava... era una cosa un po' fittizia... era un peso morto 'sta Socostramo, un peso morto".
IN UN ALTRO CASO SI PARLA DI LUCCA:
C'è poi un altro presunto episodio corruttivo che l'ex patron del Mose riferisce sommariamente ai magistrati, questo fatto risale ai tempi in cui Matteoli occupava la poltrona di ministro delle Infrastrutture e Mazzacurati sostiene di averlo incontrato nella sua casa in Toscana. "Sono andato io a trovarlo, in provincia di Lucca. Quante volte? Ah non lo so... un paio di volte. Lo scopo della visita era sollecitare i pagamenti, era sempre l'urgenza di avere i fondi (per il Consorzio, ndr)". I pm sospettano che ci sia stato, in un caso, il passaggio di una mazzetta a Matteoli. E in cambio del finanziamento della campagna elettorale, gli chiedono nell'interrogatorio, cosa avrebbe ottenuto? La memoria di Mazzacurati, a questo punto, si accende: "Che venissero accelerati i tempi di finanziamento delle varie tranche del lavoro". Cioè una scorciatoia, per avere alla svelta i soldi pubblici che il governo pompava nel suo Consorzio Venezia Nuova.
APPROFONDIMENTO:
http://capfuturo73.blogspot.it/search/label/matteoli

giovedì 9 aprile 2015

MOSE: quali sono i risultati del commissariamento? di Stefano Micheletti/Ass.ne Ambiente Venezia

un documento da venezia sul MOSE, interessante perché riassume bene una situazione tragica di politica, economia, poteri locali istituzionalmente corrotti.
quante cose in comune con Firenze!

> Già una letteratura sullo scandalo Mose, ma nulla cambia
>    A soli 10 mesi da quel 4 giugno 2014, sulla corruzione legata al Mose esiste già una vera e propria letteratura.
> Pubblicato da nuovadimensione nel dicembre 2014 "La grande Retata", il bello e documentatissimo libro dei giornalisti del Gazzettino G. Amadori, M. Andolfato e M. Dianese, che ha fatto seguito a "Corruzione a norma di legge" di G. Barbieri, giornalista dei quotidiani veneti del gruppo l'Espresso, e di F. Giavazzi, economista  della Bocconi ed editorialista del Corriere della Sera, pubblicato da Rizzoli.
http://www.focusitaly.net/wp-content/uploads/2014/06/mose-venezia.jpg
> Ora sempre Rizzoli pubblica "Il male italiano. Liberarsi dalla corruzione per cambiare il Paese", libro intervista di Raffaele Cantone, presidente dell'Autorità nazionale Anticorruzione, con G. De Feo, giornalista dell'Espresso, recensito da G. Barbieri nella Nuova di mercoledì 8 aprile.
> A parte la considerazione che i libri bisognerebbe scriverli prima, non quando "i buoi sono già scappati dalla stalla" e i libri potevano essere intere enciclopedia se solo qualche case editrice mainstream avesse tenuto da conto i materiali autoprodotti dalle associazioni ambientaliste, dai tecnici indipendenti e dal movimento NoMose, che da trent'anni denunciavano lo scandalo della grande opera inutile,  dannosa e foriera di corruzione, mi sembra che non stia cambiando niente, all'insegna dell'italico gattopardesco motto: che tutto cambi perché nulla cambi.
> Nel libro di Cantone è posto l'esempio di Venezia nella lotta al malaffare dei colletti bianchi: L'Anticorruzione ha infatti chiesto e ottenuto dalla Prefettura di Roma, nell'ottobre scorso, il Commissariamento del Consorzio Venezia Nuova, concessionario unico dei lavori per la salvaguardia della Laguna.

> Ma quali sono i risultati di questo commissariamento?
> Il provvedimento è stato preso per finire l'opera, ma dalle risultanze dell'inchiesta emerge con chiarezza che il CVN, la cupola del Mose, non aveva alcun bisogno di pagare tangenti per vincere gli appalti dei lavori, avendone - per legge - la concessione unica, cioè il monopolio degli studi, delle sperimentazioni, delle opere e persino dei controlli sulle opere. I fondi neri, le mazzette, le retrocessioni di fatture false, le sponsorizzazioni e regalie, servivano in realtà per pagare i preposti al rilascio di pareri ed autorizzazioni (i vari via libera delle Commissioni regionali VIA e di Salvaguardia, i silenzi del Magistrato alle Acque, i vari passaggi tecnici ai ministeri e i via libera ai pagamenti del Cipe), nonché comprarsi il consenso in città.

> Lo scandalo del Mose non è, o almeno non è solo, una storia di ordinaria corruzione.
> Il progetto Mose è stato scelto dal monopolista non perché il migliore, a confronto con altri, ma perché è il più costoso, nonché il più impattante sull'ambiente, e perché richiede una manutenzione la più costosa.

> Numerose sono le criticità sul suo funzionamento che non sono state accertate: dalle cerniere al fenomeno della risonanza delle paratie, alla manutenzione stessa, segnalate da studi indipendenti e prestigiosi (la società francese Principia ad esempio).   Cosa stanno facendo i due commissari del Mose? Stanno accertando queste criticità? Hanno letto le migliaia di pagine dell'inchiesta della Magistratura (o solo le pagine della "Grande Retata", il bel libro dei cronisti del Gazzettino) con gli interrogatori dei costruttori che, per pagare la cupola del CVN, "giocavano" sul ferro e sul cemento dei cassoni e sui sassi dall'Istria per le scogliere e le lunate, travolte dalla prima mareggiata? Stanno accertando che i lavori siano stati realizzati a regola d'arte? Faranno un resoconto trasparente di quanto hanno trovato al CVN? Vige tuttora il 12% di oneri del concessionario riservati al CVN sul prezzo di ogni lavoro, una vera e propria tangente legalizzata per la cupola del Mose? Oppure i commissari chiederanno al Governo che almeno sia ridotto al 6%? Nomineranno un'Authority indipendente costituita da tecnici e scienziati super partes per un ispezione su quanto hanno fatto e sulla possibilità di eventuali varianti in corso d'opera che evitino le criticità sul funzionamento delle paratie?   Oppure dobbiamo solo incrociare le dita e sperare che funzioni, dimostrando che sono stati sostituiti i vertici del malaffare, ma nulla ancora una volta cambia?

> O quando scopriremo che il Mose era un bidone ed avevano ragione gli ambientalisti dovremmo consolarci con un altro libro?

> Venezia, 8 aprile 2015
> Stefano Micheletti
> Associazione AmbienteVenezia

mercoledì 4 giugno 2014

TANGENTI MOSE: 35 ARRESTI , DAL SINDACO DI VENEZIA ALLA RICHESTA PER IL SEN. GALAN.

Inchiesta Mose, clamorosi arresti: in manette Chisso e Orsoni Richiesta per Giancarlo Galan.
CONTINUATE A DARE FIDUCIA A QUESTA BANDA DI LADRI PATENTATI !!!!
Corruzione e riciclaggio: 35 arrestati, un centinaio di denunciati Coinvolti anche il generale della Gdf Spaziante e il finanziere Meneguzzo.

VENEZIA -
Corruzione, concussione, riciclaggio. Mazzette a politici, commercialisti, protagonisti della finanza che conta, generali a tre stelle delle Fiamme Gialle, ce ne per tutti........

Tutto all'ombra degli appalti per il Mose, il sistema di dighe mobili progettato per difendere Venezia dall'acqua alta e realizzato dal Consorzio Venezia Nuova quale concessionario unico.
Dove ci sono lavori pubblici la mafia politica ci mangia a sbafo, tutto alla faccia nostra....

E DA PD A FORZA ITALIA CI SONO DENTRO TUTTI , DIVISI SULLE RIFORME MA UNITI NEL MANGIA MANGIA !!!!

Ci siamo. Ecco la nuova Tangentopoli veneta. In queste ore i finanzieri del Nucleo di polizia tributaria delle Fiamme gialle di Venezia stanno eseguendo le ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip lagunare Alberto Scaramuzza su richiesta dei pm Paola Tonini, Stefano Ancilotto e Stefano Buccini. Su tutto il territorio regionale ma anche a Roma e a Milano, centinaia di militari impiegati fin dalle prime ore di questo 4 giugno destinato a passare alla cronaca come il giorno della resa dei conti.

Trentacinque arresti, un centinaio di indagati e altrettante perquisizioni.
Il parlamento, cioe' il PD come votera' sulla richiesta di arresto per il sen. Galan di Forza Italia ???
Si proteggeranno a vicenda ???

In manette, personaggi di spicco fra cui l'attuale assessore regionale alle Infrastrutture di Forza Italia, Renato Chisso, di Favaro, il sindaco di Venezia del Pd Giorgio Orsoni, il consigliere regionale Pd, Giampietro Marchese di Jesolo, il presidente del Coveco, una delle cooperative consorziate in Cvn, Franco Morbiolo di Cona, il generale in pensione Emilio Spaziante, casertano, fino al 4 settembre 2013 comandante in seconda della Guardia di Finanza e il vicentino Roberto Meneguzzo, fondatore e amministratore della Palladio Finanziaria spa, la holding diventata punto di riferimento della finanza dell'intero Nordest e non solo, che ha recitato la parte del leone in partite finanziarie del calibro di Fonsai e Generali. Richiesta di arresto anche per l'ex governatore del Veneto ed ex ministro all'Agricoltura e ai Beni culturali, ora senatore di Forza Italia, il padovano Giancarlo Galan, ma per poter procedere occorre il beneplacito dell'apposita Commissione di Palazzo Madama. Manette anche per Enzo Casarin, ex sindaco di Martellago e già arrestato e condannato per una vicenda di concussione, attualmente dirigente della segreteria di Chisso.

Tra i 35 arrestati anche due ex Presidenti del magistrato alle acque emanazione del Ministero delle infrastrutture Patrizio Cuccioletta e Maria Giovanna Piva. Entrambi sarebbero entrati nella vicenda in base - secondo fonti degli inquirenti - a dichiarazioni fatte nel corso dell'inchiesta da parte degli indagati dei vari filoni d'indagine.

È il risultato finale di tre anni di indagini serrate svolte dagli investigatori in grigioverde veneziani che hanno raccolto prove schiaccianti e incontrovertibili di un vero e proprio sistema di corruzione e collusione fra politica, imprenditoria e finanza che gli stessi aderenti non hanno potuto fra altro che confermare, messi con le spalle al muro dalla mole di riscontri dettagliati raccolta.

Una guerra di resistenza quella combattuta dagli inquirenti costretti ad affrontare continue fughe di notizie e pesanti ingerenze, contro un "nemico" in grado di infiltrasi a tutti i livelli, anche all'interno delle forze dell'ordine, mettendo a libro paga un vicequestore della polizia di Stato, un generale della Guardia di Finanza ed ex appartenenti ai servizi segreti.

Solo una settimana fa, è trapelata anche la notizia di un avviso di garanzia all'ex ministro Altero Matteoli. Ma il primo colpo al sistema viene inferto il 28 febbraio 2013 con l'arresto di Piergiorgio Baita, allora ai vertici della Mantovani il colosso padovano delle costruzioni, fra i soci pesanti di Cvn ora impegnato sul fronte di Expo 2015 con l'aggiudicazione di lavori er circa 65 milioni di euro. L'accusa, formulata dal pm Stefano Ancilotto, è associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscale attraverso un giro vorticoso di fatture false tramite "cartiere" collocate per lo più all'estero. Con Baita finiscono in carcere Claudia Minutillo, ex segretaria personale di Galan e ad di Adria Infrastrutture società della galassia Mantovani, il responsabile amministrativo di quest'ultima Nicola Buson e il console onorario di San Marino William Colombelli a capo della Bmc Broker, azienda di consulenza che dalle pendici del Titano garantiva a Baita un flusso ininterrotto di "uscite certificate" per attività mai svolte. Circa 20 milioni di euro la cifra calcolata per la maxi evasione.

SARA' ANCHE L'ORA DI CANCELLARE QUEL PARADISO FISCALE DI SAN MARINO, STATERELLO UTILE SOLO AL RICICLAGGIO DEL DENARO!!!!

A distanza di circa 4 mesi e mezzo arriva il secondo colpo al sistema. È il 12 luglio 2013 quando si capisce che in laguna nulla sarà come prima. L'arresto di Giovanni Mazzacurati, sconvolge insieme all'opinione pubblica, equilibri che sembravano eterni. Il creatore del Mose si era dimesso dalla carica di presidente di Cvn appena da due settimane, mettendo fine a un trentennio di assoluto dominio, dentro e fuori il Consorzio. Il sostituto procuratore Paola Tonini, che lo definisce "il grande burattinaio" gli contesta la turbativa d'asta per un appalto riguardante dei lavori nell'area portuale. E anche in questo caso spuntano fatture false e bustarelle. A 81 anni finisce ai domiciliari l'uomo che aveva condizionato la politica e l'economia veneziana e veneta. Stessa misura cautelare per Pio Savioli e Federico Sutto, nell'ordine consigliere e dipendente di Cvn, i responsabili della Cooperativa San Martino di Chioggia, Roberto Boscolo Anzoletti, Mario Boscolo Bacheto e Stefano Boscolo Bacheto e un altro chioggiotto Gianfranco Boscolo Contadin della Nuova Coedmar.

Due inchieste un unico filone, alla ricerca dei fondi neri milionari creati truccando le gare e facendo lievitare i costi non solo del Mose ma anche delle opere connesse alla salvaguardia di Venezia e finanziate con la Legge speciale. Soldi depositati su conti criptati e affidati alla "discrezione" di istituti bancari con sede nei paradisi fiscali. Già un anno fa la domanda, retorica, che si erano posti gli inquirenti era: a cosa serviva tutto quel denaro fantasma? La risposta era contenuta nella ponderosa relazione trasmessa dal pm al gip, costellata da numerosi omissis motivati da esigenze investigative, dietro i quali si nascondevano nomi cosiddetti eccellenti di corruttori e corrotti. All'alba di oggi, a due giorni dalla festa della Repubblica, il crollo definitivo del sistema.