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venerdì 31 maggio 2019

CISADeP - Comunicato dopo l'incontro con il Presidente della XII Commissione Affari Sociali alla Camera dei Deputati del 28 Maggio 2019.

CISADeP audizione alla CAMERA DEI DEPUTATI in XII COMMISSIONE AFFFARI SOCIALI E SANITÀ del 28 Maggio 2019.

Il 28 maggio 2018, il CISADeP, guidato dalla Presidente Emanuela Cioni, dal Segretario Nazionale Don Francesco Martino e da delegati di altre regioni Italiane, è stato ricevuto in audizione dalla Presidente della XII Commissione Affari Sociali della Camera On. Marialucia Lorefice e dall'On. Chiara Gagnarli.
L'interlocuzione in Commissione è stata estremamente positiva, in un clima collaborativo e costruttivo.
Sono state illustrate sommariamente le problematiche legate all'applicazione del D. M. 70/2015 alle aree periferiche, ultraperiferiche e disagiate del Paese e le relative criticità e lacune che richiedono un approfondito normativo integrativo o legislativo che valga come standard per queste realtà, sia per i servizi ospedalieri che territoriali, oggi lasciati troppo a libere interpretazioni delle singole regioni al fine di superare le situazioni di precarietà e criticità delle periferie in tema di servizi sanitari a volte estremamente preoccupanti. E'stata avanzata la richiesta di revisione dei criteri e l'approfondimento delle azioni necessarie per garantire con professionalità, efficienza, efficacia e sicurezza i punti nascita e i servizi di supporto e sostitutivi in queste aree, i problemi inerenti la devoluzione sanitaria, la carenza dei medici specialisti e il blocco del turn over. L'incontro si è concluso con l'auspicio che la commissione adotti un ordine del Giorno che impegni i Ministeri della Salute e dell'Economia ad avviare un confronto con la Conferenza Stato Regioni per la definizione di Atto Relativo della stessa con l'approvazione di schema d i
Decreto Ministeriale relativo integrativo del D. M. 70/2015, che determini, in ragione della tutela della salute prevista dall'art 32 della Costituzione, gli standard nazionali qualitativi, strutturali e tecnologici dei servizi sanitari ospedalieri e territoriali nelle aree periferiche, ultraperiferiche, particolarmente disagiate ed insulari della nazione per poter mettere fine al far west normativo regionale in materia.
La Presidente On. Marialucia Lorefice, dopo aver sottolineato che comunque l'interlocuzione con il
Ministero dell'Economia è necessaria in materia, che condivide le preoccupazioni espresse in merito
all'applicazione discordante nelle singole regioni del D. M. 70/2015, che nonostante il Ministero della Salute non consideri una priorità l'intera revisione dello stesso, ha accolto l'idea di impegnare con un Ordine del Giorno i soggetti istituzionali a chiarire e precisare gli standard del D . M. 70/2015 in merito ai servizi ospedalieri e territoriali per le aree periferiche, ultraperiferiche e disagiate d'Italia, da approvare a margine della discussione su successivi provvedimenti in calendario dopo il Decreto Calabria, cosa estremamente soddisfacente. Approfondendo il tema dei Punti e dei Percorsi nascita in aree periferiche e disagiate, l'On. Marialucia Lorefice ha comunicato ai presenti l'attenzione del Ministero in materia, e che è già stato attivato un Tavolo Tecnico Istituzionale per rivedere l'intera questione, lasciando aperta la possibilità di ripristino dei punti nascita ritenuti strategici nelle periferie, in quanto il semplice criterio dei 500 parti annui non può essere l'unica discriminante, e per assicurare i requisiti di alta professionalità, sicurezza, e aggiornamento continuo del personale, proponendo che a questo tavolo partecipi un membro del CISADeP. Affrontando il tema della devoluzione sanitaria sempre per le aree disagiate, ha assicurato
l'attenzione al problema e anche la valutazione, già iniziata come discussione generale, sulle altre proposte riguardanti il blocco del turn over, il personale specialistico, la cancellazione del numero chiuso nelle facoltà di Medicina, il superamento per le aree disagiate dei vincoli economici per il personale applicando il criterio del contingente minimo necessario per garantire i servizi previsti dalla programmazione relativa.

Riteniamo utile riportare di seguito a completamento dell'informazione il comunicato con le considerazioni dell'On Marialucia Lorefice, Presidente della XII Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati.
"Oggi insieme alla collega Chiara Gagnarli ho avuto il piacere di incontrare una delegazione del
Coordinamento Italiano Sanità Aree Disagiate e Periferiche (Cisadep).
Il Coordinamento ci ha rappresentato le criticità derivanti dall'attuazione del Decreto Balduzzi (DM 70 del 2015) nelle aree periferiche e disagiate delle città, dove rischiano di essere compromessi i servizi sanitari essenziali per la popolazione.
Il Decreto, infatti, lascia ampia discrezionalità alle Regioni, senza definire standard qualitativi, strutturali, tecnologici minimi per assicurare la presenza di servizi sanitari e ospedalieri efficienti nelle aree periferiche. A ciò si aggiungono il problema dell'insufficienza dei punti nascita nelle periferie delle metropoli, nonché nelle aree insulari e montane e il problema della carenza degli organici delle strutture sanitarie e ospedaliere nei territori disagiati.
Come parlamentari non possiamo trascurare la richiesta di assicurare una sanità equa ed efficiente non solo da nord a sud ma anche dal centro alle periferie delle città.
Ricordo che il ministero della Salute ha già emanato provvedimenti che vanno nella direzione auspicata, come l'aumento delle borse di studio per le specializzazioni mediche e lo sblocco delle assunzioni del personale per le Regioni in piano di rientro previste nel decreto Calabria.
Per sanare le disparità presenti nei diversi territori, stiamo lavorando con impegno, perché nessun cittadino si senta lasciato indietro.
On. Marilucia Lorefice "

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Emanuela Cioni
Presidente del CISADeP - Coordinamento Italiano Sanità Aree Disagiate e Periferiche

lunedì 27 maggio 2019

SANITA' : CISADeP audizione in Commissione Affari Sociali alla Camera dei Deputati il 28 Maggio.


Oggi martedì 28 Maggio una delegazione del CISADeP Coordinamento Italiano Sanità Aree Disagiate e Perifeririche, composta dalla Presidente Nazionale, Emanuela Cioni, dal Segretario Nazionale, Don Francesco Martino e da delegati di altre regioni Italiane, andrà in audizione presso la Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati, grazie all'interessamento dell' On. Chiara Gagnarli del Movimento Cinque Stelle, per sollecitare l'organo parlamentare ad impegnare Governo, Ministeri Economia e Salute, Conferenza Stato Regioni a ridefinire gli standard nazionali ospedalieri e territoriali per le Aree Periferiche, Ultraperiferiche e Particolarmente Disagiate, superando le lacune e le incongruenze del D. M. 70 del 2015  -Decreto Balduzzi - che sta provocando la chiusura di molti servizi sanitari in queste zone svantaggiate del paese, mettendo a rischio la sopravvivenza delle stesse e della possibilità dei cittadini di continuare a vivere in esse.
 Questo, non da nessuna garanzia di poter usufruire, a norma dell'art. 32 della Costituzione, di servizi sanitari uguali alle altre Aree del Paese, in quanto i criteri numerici, del D.M.70/2015, sono stati calibrati a tavolino per le Aree Metropolitane ed Urbane, dove risultano efficaci per la concentrazione della popolazione, le infrastrutture, i servizi, le agevoli comunicazioni, mentre applicate alle aree periferiche ed ultraperiferiche, dove la popolazione è frammentata e dispersa sul territorio, le comunicazioni sono precarie, i servizi ridotti, mancano infrastrutture e trasporti, le condizioni orogeografiche sono particolarmente difficili, producono desertificazione e abbandono sanitario delle popolazioni.
Questa audizione segue i due incontri, precedentemente avuti nel 21 Novembre 2017 e il 22 Novembre 2018, con i tecnici del Ministero della Salute e con la Segreteria Tecnica del Ministro Grillo, che ha iniziato il lavoro sulle problematiche qui rappresentate.
L'audizione vuole spingere la Camera dei Deputati ad approvare una mozione o ordine del giorno che impegni Governo, Ministeri Salute ed Economia, Conferenza Stato Regioni a disciplinare alla luce dell'Art. 32 della Costituzione, l'intera materia, definendo gli standard minimi per i Servizi Ospedalieri e Territoriali Nazional per queste Aree Disagiate, togliendo spazio alla libera e riduttiva interpretazione delle Regioni in materia, per assicurare eguali diritti ad eguali territori e, nella logica della solidarietà e sussidiarietà, non fare parti uguali tra diseguali, ma parti giuste per tutti che assicurino eguali diritti di fatto a tutti, cittadini viventi in Aree Metropolitane ed Urbane, e cittadini viventi in Aree Periferiche, Ultraperiferiche e Particolarmente Disagiate.

Distinti saluti
 Emanuela Cioni
Presidente del CISADeP - Coordinamento Italiano Sanità Aree Disagiate e Periferiche
 
 

 

domenica 10 giugno 2018

Carceri, Cirielli e Zucconi (Fdi): Rispedire detenuti immigrati nei loro Paesi.


"Basta vitto e alloggio gratis per i detenuti stranieri.
Al ministro dell'Interno Matteo Salvini chiediamo di stipulare nel più breve tempo possibile accordi con i Paesi stranieri per spedire i detenuti immigrati nelle prigioni dei paesi di provenienza.
 
Partendo dai detenuti classificati come islamici a rischio radicalizzazione": lo affermano in una nota Edmondo Cirielli, Questore della Camera dei Deputati e Riccardo Zucconi Deputato di Fratelli d'Italia, commentando l'ennesimo episodio di aggressione avvenuto nel carcere di Reggio Emilia dove un detenuto marocchino, classificato tra gli islamici a rischio radicalizzazione, ha tentato di strangolare il comandante della polizia penitenziaria.
 
"Nell'esprimere solidarietà al comandante della polizia penitenziaria di Reggio Emilia e a tutti gli agenti che continuano, nonostante le difficoltà, a svolgere il proprio dovere garantendo il rispetto della legge in carcere, auspichiamo dal nuovo ministro della Giustizia Alfonso Bonafede un cambio di linea rispetto al Pd nella politica carceraria.
 
Partendo dalla cancellazione della vigilanza dinamica, il cosiddetto regime delle celle aperte, fortemente voluta dall'ex ministro Andrea Orlando: un provvedimento che mette seriamente a rischio la sicurezza degli agenti" concludono Cirielli e Zucconi.


venerdì 16 marzo 2018

MARCO CHIARI NUOVO SEGRETARIO PROVINCIALE DI (FDI) LUCCA, DOPO ELEZIONE A DEPUTATO DI ZUCCONI

Riccardo Zucconi e Marco Chiari in foto.
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IL NOSTRO BLOG AUGURA BUON LAVORO AD ENTRAMBI
A RICCARDO ZUCCONI NEO ELETTO DEPUTATO
E A MARCO CHIARI CON CUI ABBIAMO SEMPRE COLLABORATO AL MEGLIO
Andreotti Roberto ed il suo Staff.
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mercoledì 7 marzo 2018

MARCO CHIARI SCRIVE UNA LETTERA DI AUGURIO AL NEO ELETTO ON. ZUCCONI



MARCO CHIARI - Lettera aperta a Zucconi

Caro Riccardo, ti scrivo questa mia in primis per complimentarmi con te per la carica di Onorevole che hai ottenuto per le tue grandi capacità politiche ma soprattutto per le grandi capacità umane che hai dimostrato di possedere in questo anno in cui ci siamo frequentati. Abbiamo, tutti noi di Fratelli d'Italia, conosciuto una persona politicamente corretta, non hai mai alzato i toni, non ti abbiamo mai sentito parlare male di nessuno e quando qualcuno di noi voleva alzare i toni, lo hai frenato spiegandone le ragioni. Hai dimostrato a noi tutti cosa vuole significare la parola "politica" con la P maiuscola. La sobrietà con cui hai festeggiato la vittoria deve essere un insegnamento per tutti noi, non sei andato spavaldamente a giro a cantare ed urlare, non hai salito scale con bandiere o vessilli strani, sei stato con i tuoi figli e con pochi di noi, trasmettendoci quali siano per te i veri valori, la famiglia- il lavoro ed il rispetto per gli altri. Lo ho capito la sera in cui in pochi intorno a te guardavamo i risultati dello spoglio delle schede, sei sempre stato compassato, senza mai , mano a mano che arrivavano i risultati, scendere in manifestazioni di esaltazione e lo ho capito ancora di più quando, avuto il sentore della vittoria, alle 5,30 di mattina, ti sei, con una scusa, allontanato per andare a casa tua per comunicarlo a tua moglie, non hai telefonato non hai urlato, sei umilmente andato da lei per comunicarglielo personalmente. Ecco l'uomo che ho sempre apprezzato e che in quel preciso istante ha dimostrato le sue capacità umane. Grazie per questi valori, che al di fuori della politica, ci hai trasmesso. Grazie per essere stato al mio fianco ed avermi dato l'opportunità di starti accanto, grazie per avermi dato questo previlegio, per me molto importante, dal punto di vista umano. Queste sono le qualità che ti hanno contraddistinto e che ti hanno portato ad avere il successo che meriti. Ora vai a Roma ed a Roma sono sicuro e certo che difenderai strenuamente gli interessi del nostro territorio e porterai all'attenzione di chi di dovere le nostre istanze.  Grazie per avere fatto la storia della nostra Provincia, grazie a nome mio ed a nomi di tutti gli iscritti per rappresentarci e buon lavoro .

Marco Chiari
Segretario comunale Lucca Fratelli d'Italia

venerdì 5 settembre 2014

LA PROPOSTA PER IL REDDITO DI CITTADINANZA

LA CRONACA DEI FATTI:
Cosa stanno facendo in parlamento......

Reddito di cittadinanza, 600 euro a chi non ha lavoro: il disegno di legge M5S , la bozza è stata depositata a Camera e Senato e verrà presentata pubblicamente nei prossimi giorni. Abbiamo potuto ricostruirne gli aspetti fondamentali. Il modello è la Francia e l'erogazione dei fondi per i maggiorenni residenti in Italia dipende dalla volontà del singolo di lavorare. Il costo per lo Stato è di circa 20 miliardi. L'ostacolo più difficile sarà quello di riuscire a farla entrare nell'agenda politica del Parlamento.

L’hanno trovata. La copertura finanziaria per il reddito di cittadinanza esiste ed è realizzabile. O almeno è quello che promette il Movimento 5 Stelle, che dopo sei mesi di lavoro annuncia “abbiamo un disegno di legge”. Costa 20 miliardi e prevede un contributo di massimo 600 euro per chi ha perso il lavoro o si trova sotto la soglia di povertà. E’ il punto numero uno del programma elettorale, promosso da Beppe Grillo nelle piazze di tutta Italia e la proposta che non possono mancare. Il modello è la Francia, e non la Svizzera come aveva detto il leader, e soprattutto il sostegno è legato ad una riorganizzazione dei centri dell’impiego. Tecnicamente andrebbe chiamato “reddito minimo garantito” e non “reddito di cittadinanza”, perché quest’ultimo indica l’erogazione di fondi ai cittadini maggiorenni a prescindere che lavorino o no, ma resta una forma di contributo.

La presentazione sarà fatta in via ufficiale nei prossimi giorni, ilfattoquotidiano.it ha potuto ricostruire gli aspetti fondamentali del disegno di legge. E’ un progetto a cui guardano con interesse Pd e Sel, ma il rischio è quello di vederlo accantonato alla prima votazione, dimenticato insieme alle altre centinaia di leggi studiate dal Movimento e che non trovano i voti necessari per essere discusse. “I soldi ci sono”, assicura il senatore a 5 Stelle Alberto Airola, “Non ci vengano a dire che non si può realizzare perché 20 miliardi li possiamo ricavare senza problemi. Noi, a differenza degli altri partiti, siamo preoccupati per la situazione sociale italiana. Enrico Letta invece l’ha definito un progetto ‘divisivo’”.

E’ il loro terreno e tra discussioni politiche e malumori interni, sanno che questa è la prova che non possono sbagliare. Il progetto, elaborato da gruppi di lavoro locali e nazionali, prevede uno schema di reddito minimo garantito del “costo di 19-20 miliardi”, agganciato ad una riforma del mercato del lavoro. Se Grillo in campagna elettorale parlava di un sostegno di 1.000 euro per i disoccupati, ora le cifre cambiano. In base alla proposta, avranno diritto al reddito tutti i cittadini residenti in Italia. Potrà beneficiarne chiunque abbia perso il lavoro e chi, pur lavorando, non riesca a superare la soglia di povertà: nel primo caso verrà erogato il contributo massimo di 600 euro; nel secondo caso lo Stato provvederà ad integrare il reddito fino a quota 600. L’importo sarà calcolato sulla base del nucleo familiare, ma l’aiuto verrà erogato ad ogni membro. Esempio: una famiglia è composta da due persone, una percepisce un reddito di 400 euro al mese e l’altra non ha entrate. Il primo componente riceverà 200 euro (per arrivare a quota 600), il secondo riceverà il contributo pieno e per ogni figlio a carico aumenterà l’importo del sostegno. Che andrà ad integrare anche le pensioni minime. Nessuna notizia ancora della copertura finanziaria: i modi e i tempi verranno svelati una volta che la bozza sarà presentata ufficialmente.

Il reddito ideato dal M5S è basato sul riordino dei centri per l’impiego. “Le riforme che si sono susseguite negli anni hanno esternalizzato parte dei servizi – spiega la senatrice Nunzia Catalfo, membro del team che ha elaborato il progetto –finendo per paralizzare il sistema perché non c’è un ente che coordina il lavoro delle strutture pubbliche con quello delle agenzie private. In base alla nostra proposta sarà il ministero del Lavoro a farlo”. I centri per l’impiego offriranno a chi è disoccupato fino a 3 offerte di lavoro “congrue”, ovvero adatte al suo curriculum: “Se uno è laureato in ingegneria non gli si può chiedere di fare il giardiniere”. Al terzo rifiuto, si perde il diritto al reddito.

In Francia esiste qualcosa di simile: è il Revenu de Solidarité Active, introdotto nel 2009. Ne ha diritto chi risiede nel paese da più di 5 anni, ha più di 25 anni, chi è più giovane ma ha un figlio a carico o 2 anni di lavoro sul curriculum. Un singolo percepisce 460 euro mensili, una coppia con 2 figli 966 euro. L’importo cresce con l’aumentare della prole ed è modulare: man mano che cresce il reddito da lavoro, diminuisce il sussidio ma in questo modo il reddito disponibile aumenta. Differente il progetto di reddito di cittadinanza che presto sarà sottoposto a referendum in Svizzera, indicato da Beppe Grillo come modello per la proposta del M5S. Oltreconfine il comitato popolare Grundeinkommen ha presentato al Parlamento una petizione con 126 mila firme per assicurare 2.500 franchi al mese (2.064 euro) a ogni cittadino maggiorenne e 500 franchi (412 euro) a ciascun minorenne a prescindere dal fatto che lavorino o siano disposti a farlo.

In Italia l’ostacolo più grande, oltre ogni proclamo, è quello di riuscire a far entrare il disegno di legge nell’agenda politica italiana. Sulla carta, anche Pd e Sel chiedono il reddito minimo di cittadinanza. I democratici hanno presentato una proposta di legge alla Camera, assegnata il 24 giugno alle commissioni riunite Lavoro e Affari sociali, ma l’esame non è ancora iniziato. L’ipotesi del Pd prevede un contributo di 500 al mese, per coloro che hanno un Isee non superiore a 6.880 euro annui. Il partito di Nichi Vendola invece eleva la soglia a a 600 euro ciascuno da destinare a chi ha un reddito personale imponibile non superiore a 8.000 euro.

Ma dalle proposte ai fatti, la strada è lunga. Il Movimento 5 Stelle aveva presentato in Senato una mozione: il 26 giugno l’Aula l’ha bocciata con 181 voti di Pd, Pdl e Scelta Civica. E non solo. “In Commissione”, racconta Sara Paglini, una delle referenti del gruppo di lavoro , “ci è stato bocciato l’ordine del giorno per poter discutere di reddito minimo garantito. Solo Sel si è astenuta, dicono che vogliono prima vedere la nostra bozza. Ma la verità è che non vogliono affrontare l’argomento. Manca la volontà politica“. La speranza dei 5 Stelle è quella di poter avere più influenza se il progetto risulterà effettivamente realizzabile. “Abbiamo le coperture ed è la strada per far ripartre la nostra economia”, ha commentato la senatrice Catalfo, “in un momento in cui le esportazioni danno segnali di ripresa ma cala il consumo interno, e quindi il Pil, perché le famiglie non hanno soldi da spendere, occorre sostenerle per metterle in condizione di consumare e far lavorare di conseguenza le aziende italiane. Oltre ad aiutare chi non riesce a vivere una vita dignitosa“.

IO CREDO CHE LA SOLUZIONE FRANCESE SIA PIU' GIUSTA ED EQUA....

mercoledì 16 aprile 2014

LA BOLDRINI BUTTA ALTRI 450.000 € IN COSE INUTILI , SOLDI NOSTRI......

Durante le feste, si sa, è quasi naturale il desiderio di mettersi davanti ad un obiettivo, sorridere e farsi scattare una bella foto per immortalare il momento. Un desiderio, questo, che deve aver toccato anche la Camera dei Deputati che proprio a ridosso delle festività natalizie ha deciso di indire un bando di gara proprio per i servizi fotografici. Un bel regalo di Natale, dunque, per le società fotografiche che certamente non si lasceranno scappare l’occasione. Anche perché non stiamo certamente parlando di bruscolini. Secondo la documentazione ufficiale il guadagno annuo stimato è di 150 mila euro annui per un appalto della durata di tre anni. Nel piatto, dunque, ben 450 mila euro. A cui, però, non tutti potranno partecipare dato che la procedura sarà ristretta e non aperta. La differenza è sostanziale: nel primo caso, a differenza del secondo, spetterà all’appaltante (in questo caso Montecitorio) convocare gli interessati tra coloro che presenteranno l’offerta. Non solo. secondo quanto specificato nel bando potranno partecipare soltanto coloro che già hanno realizzato “servizi fotografici per corrispettivi complessivamente non inferiori a € 240.000 nel corso del triennio 2010-2012 per eventi di rappresentanza per amministrazioni aggiudicatrici ai sensi del Codice dei contratti pubblici, regolarmente eseguiti”. Insomma, una procedura a cui parteciperanno soltanto i “vecchi clienti” delle amministrazioni pubbliche. Che, peraltro, non sono affatto pochi.Quello che sembra, infatti, è che a Montecitorio non si badi a spese quando c’è da mettersi davanti ad un obiettivo. Né è la prima volta.

Tutti in posa

Solo nel primo semestre 2013 – come si evince dal rapporto della Camera sulle spese per lavori, servizi, beni e consulenze – se ne sono andati 176 mila euro per cerimoniale. Tutti soldi finiti a società fotografiche: 59 mila euro all’Impero Fotografico srl (in cui lavora Enrico Para, autore – come si legge nella sua biografia –degli unici due volumi fotografici su Gianfranco Fini e uno su Giorgio Almirante), 60 mila a Immagine Comunication e altri 59 alla Luxardo Foto. E non finisce qui. Nella stessa relazione, infatti, spuntano ulteriori 187 mila euro spesi per il Centro Elaborazione Dati per il noleggio di apparecchiature e finiti alla Canon per 109 mila e alla Konica per i restanti 79 mila euro. Le cose, peraltro, non cambiano se ci spostiamo al Senato. Anzi. Sfogliando e confrontando i bilanci del 2013 di Camera e Senato, quello che sembra è che tra Laura Boldrini e Piero Grasso chi più tiene a foto e video è proprio quest’ultimo. Come si evince dall’ultima rendicontazione, infatti, per le spese di rappresentanza e cerimoniale Montecitorio ha speso 740 mila euro (in aumento, peraltro, rispetto al 2012 quando si spesero “solo” 665 mila euro), mentre Palazzo Madama quasi il triplo con ben 2 milioni di euro. Né – pare – si pensa a tagliare. Dal bilancio pluriennale della Camera, infatti, la stessa cifra è prevista anche per il 2014 e per il 2015. Insomma, per foto e video non c’è crisi che tenga.

Foto, stampe e biblioteca

Non è questo peraltro l’unico bando indetto nell’ultimo periodo da Montecitorio. Soltanto un mese fa si era pensato alle stampe con una procedura per la fornitura a noleggio di una brossuratrice, un tagliacarte trilaterale, una tagliarisme, una spillatrice, una laminatrice e un verniciatore, più un’apparecchiatura per la stampa a colori e un altro sistema di stampa in bianco e nero con velocità complessiva pari a 250 ipm (immagine per minuto). Totale di spesa: 1 milione 350 mila euro.

Nulla, peraltro, in confronto ai 4 milioni messi in palio con il bando in scadenza il 17 gennaio per la gestione dei depositi librari della Biblioteca della Camera dei deputati.

QUINDI SORRIDETE SIETE SU CANDID CAMERA DEI DEPUTATI !!!!!
TANTO PAGHIAMO TUTTO NOI, A QUESTI CHE TOLGONO PURE TANTI MEDICINALI FINORA GRATIS !!!!!