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martedì 31 marzo 2020

Subito i test degli anticorpi per permettere di distinguere i portatori di virus dai già guariti e immuni. Lo dice lo studioso dei virus Bonino.

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Per mappare al meglio la popolazione  in merito al coronavirus bisognerebbe ottimizzare l’attuale metodo di indagine: prima di fare tamponi a tappeto, occorrerebbe effettuare il test degli anticorpi su tutto il personale sanitario in primis e poi su campioni sempre più estesi di popolazione. Così si andrebbero a distinguere i soggetti asintomatici già contagiati dai non contagiati. La successiva effettuazione del tampone naso-faringeo nei soggetti positivi all’anticorpo permetterà di distinguere i portatori di virus dai già guariti e immuni. Questi ultimi potrebbero tornare a lavorare e vivere senza il rischio di contagiare o di essere contagiati. La strategia viene suggerita a ragion veduta dal prof. Ferruccio Bonino, già direttore scientifico del Policlinico di Milano, e tra i massimi conoscitori italiani di virus, avendo contribuito personalmente alla scoperta del virus dell’epatite Delta, di quello dell’epatite C, e avendo partecipato alla scoperta del virus dell’epatite B HBeAg difettiva. Bonino doveva essere a Carrara il 28 scorso per una maxi giornata di prevenzione “saltata” per “colpa” del virus.  Lo studioso è sempre presente nel nostro comprensorio in occasione delle giornate di prevenzione.

INTERVISTA:

Prof. Bonino, perché dice di fare prima i test anticorpali su tutti e poi il tampone solo ai positivi?
«Lo dico in base alla mia esperienza diretta in campo maturata in molti anni di lavoro, che mi ha coinvolto anche personalmente: al tempo in cui non c’era ancora il vaccino anti epatite B contrassi in laboratorio l’epatite B acuta, fortunatamente guarita».

Quali sono i limiti del rilevamento tramite tampone?
«Innanzitutto il prelievo del materiale biologico dalla mucosa si presta all’errore di campionamento. Questo coronavirus entra per lo più nelle mucose e non nel sangue ma può non concentrarsi solo nelle prime vie respiratorie: perciò, quando si introduce il tampone nel naso o in bocca, c’è il rischio che si tocchino alla cieca solo parti dove non c’è il virus. E quindi l’analisi potrebbe dare esito negativo anche in caso d’infezione in atto. Viceversa, la combinazione di un test anticorpale molto sensibile (chiamato ELISA) al test del tampone permetterebbe di correggere alcuni errori di campionamento. Ciò però non vale per i test rapidi per gli anticorpi: non vanno bene per lo screening perché sono almeno 2-10 volte meno sensibili di quelli standard».

Quali sono i vantaggi del test anticorpale?
«Innanzitutto l’analisi degli anticorpi permette di identificare gli immuni oltreché i contagiati. Se uno risulta positivo agli anticorpi anti-Sars-Cov-2 (il nome di questo coronavirus), ma negativo al tampone, vuol dire che ha già contratto il virus ed è guarito e immunizzato. Non potrà più contagiare né contagiarsi di nuovo, come dimostrato dagli studi a Wuhan dove da due mesi nessun ex contagiato positivo agli anticorpi si è più ammalato. Viceversa, se uno risulta negativo al test degli anticorpi, non dovrà neppure sottoporsi al tampone, a meno che non abbia sintomi o avuto contatti a rischio: potrà sempre ripetere dopo 15 giorni il test degli anticorpi per assicurarsi di non aver contratto il virus (i colleghi cinesi hanno dimostrato che il 95% dei pazienti sviluppa anticorpi 12 giorni dopo aver contratto l’infezione). Inoltre questo test è molto economico: costa 100 volte meno del tampone ed è eseguibile pressoché in qualsiasi laboratorio, con margini di errore bassissimi».

Mi spiega allora perché il test tramite prelievo del sangue non viene fatto su larga scala in Italia?
«Banalmente perché non esistono ancora delle linee guida per il suo utilizzo e bisognerebbe superare le solite lungaggini burocratiche. Ricordo che la Food and Drug Administration negli Usa, l’ente governativo che si occupa della regolamentazione dei prodotti farmaceutici, ha già approvato l’utilizzo sui pazienti gravi del plasma anti-Sars-Cov-2 degli immuni».

Quali sarebbero le ricadute pratiche dell’utilizzo del test sugli anticorpi?
«In primo luogo, testare tutti gli operatori sanitari anche per gli anticorpi consentirebbe loro di lavorare con più serenità. Se un medico o un infermiere si scopre immune, non temerà di essere contagiato da pazienti Covid né di contagiare altri. Ma più in generale questo sistema permetterebbe di fare uno screening su tutta la popolazione italiana, suddividendola in tre macro-categorie. A tal proposito la professoressa Maurizia Brunetto (scopritrice del HBV HBeAg difettivo) ha messo a punto un algoritmo semplice, così strutturato. Dà semaforo verde a chi è positivo al test degli anticorpi ma negativo al tampone: costoro possono tornare subito a circolare e lavorare; semaforo giallo ai negativi sia al test degli anticorpi che al tampone, costoro, essendo suscettibili dovrebbero essere mantenuti in isolamento soprattutto se over 65 o con patologie già in atto; semaforo rosso a chi è positivo per entrambi i test: essi, avendo un’infezione in corso, devono stare in isolamento assoluto, lontano dai gialli il più possibile, fino alla risoluzione dell’infezione».

In termini economici questa mappatura della popolazione quali benefici comporta?
«È il modo migliore per concludere rapidamente il nefasto pit-stop imposto dal Covid. Questa strategia può permettere al nostro Paese di ripartire per primo e vincere il Gran Premio della ripresa economica. Ciò darebbe all’Italia un enorme vantaggio competitivo. E le consentirebbe di uscire dalla situazione di blocco nell’arco di molto meno tempo».

Quante sarebbero le persone che potrebbero godere del semaforo verde?
«La percentuale di soggetti immuni sicuramente è condizionata da quanto il virus è circolato nell’area: ad esempio è verosimile che in Lombardia il 40-50% del personale sanitario sia già immune. Per quanto riguarda la popolazione in generale, in Lombardia la percentuale degli immuni si dovrebbe aggirare ragionevolmente intorno al 20%, cioè circa 2 milioni di persone, e speriamo di più. Su scala nazionale, è ipotizzabile che il numero totale dei contagiati, buona parte dei quali presto saranno immuni, sia di molto maggiore rispetto ai dati ufficiali».

Su chi dovremmo usare invece il vaccino, una volta trovato?
«Sui semafori gialli. Appena sarà disponibile, serviranno però i migliori test anticorpali rapidi per scegliere a chi dare il vaccino e a chi no, risparmiando dosi visto che molti saranno immuni a quell’epoca».

Un’ultima cosa. Qual è il destino del virus? Scomparirà dal pianeta o resterà tra noi?
«Il SARS-CoV2 determina un’infezione acuta che si risolve nel giro di qualche settimana e non diventa cronica. Quindi, se la maggior parte della popolazione mondiale contrarrà l’infezione, il virus tenderà ad estinguersi. Il controllo nel tempo del livello anticorpale ci permetterà di capire la durata dell’immunità. La risoluzione finale però la darà solo il vaccino. Altrimenti il rischio che permangano serbatoi d’infezione che periodicamente potrebbero riaccendere focolai epidemici sarebbe elevato».

Nella foto: il professor dott. Ferruccio Bonino  assieme alla presidente dell’Ordine degli infermieri dott. Morena Fruzzetti in occasione di una giornata di prevenzione in città

Alberto Ruffini.

giovedì 9 ottobre 2014

EMERGENZA EBOLA , DOBBIAMO PREOCCUPARCI ???

PREMETTO CHE NON SONO UN MEDICO,
MA COMUNQUE SONO UN PERITO CHIMICO E DI BIOLOGIA UN PO' NE CAPISCO....
PREMETTO ANCHE CHE HO PARTECIPATO AD UNO STUDIO, ANNI FA, SULLE GRANDI EPIDEMIE DEL PASSATO, LE VARIE PESTILENZE ED IN PARTICOLARE L'INFLUENZA SPAGNOLA.

Per quanto riguarda Ebola, fino a pochi anni fa non era preoccupante in quanto la mortalita' superava il 90% , cioe' era facilmente circoscrivibile.
Il problema piu' grosso , anche nel passato , si e' avuto quando la mortalita' era tra il 40/60 % , che permetteva una maggiore diffusione.....
Ebola ad oggi , da molta preoccupazione perche' la mortalita' e' scesa al 50% !!!!!
E cio' permette una grande diffusione , visto che il virus si trasmette attraverso feci, sangue e fluidi corporei , e visto che causa vistose emorragie e forti diarree e' molto facile entrarci in contatto se si e' stati in presenza di una persona colpita.
L'infermiera spagnola contagiata , che aveva la tuta protettiva contaminata , non ha provveduto ad una svestizione corretta, e questo ci fa capire come sia facile il contagio, essa dice di essersi sfiorata il viso con un guanto......
Gli antibiotici , in quanto si tratta di un virus , sono completamente inutili e non serve a nulla farci incetta.
I posti piu' a rischio sono gli aeroporti e le grandi citta' dove vi e' un maggiore traffico di persone e merci che provengono dai paesi dove l'epidemia sta imperando senza controllo, paesi , in verita' , senza un adeguato servizio sanitario nazionale e senza un igenico ambiente in cui vivere.
La globalizzazione ha fatto del mondo un posto molto piccolo ed in poche ore o un paio di giorni si puo' raggiungere ogni dove, quindi senza un vero impegno , e senza i fondi necessari per l'Organizzazione Mondiale della Sanita', che sono stati irrimedialmente tagliati dal potere bancario mondiale, non si potra' impedire la diffusione di questa mortale pestilenza, ed anche i governi europei stanno nicchiando facendo vinta di non vedere.
TANTE VOCI AUTOREVOLI HANNO LANCIATO ALLARMI E IO HO INIZIATO SERIAMENTE A PREOCCUPARMI QUANDO HO SAPUTO CHE LA PERCENTUALITA' DEI DECESSI E' SCESA AL 50% , CHE ANCHE PER GLI ESPERTI NON E' UNA BUONA NOTIZIA RISPETTO AL 90% DI PRIMA.

VEDREMO IN FUTURO..... DI CERTO NEI PROSSIMI MESI , NE SAPREMO DI PIU' , MA DOVREMO ESSERE PRONTI A TUTTO PERCHE' CHI ASPETTA IL COLPO SPESSO RIESCE A PARARLO !!!!

MENTRE IN ITALIA STIAMO FACENDO DI TUTTO PER DISMETTERE OSPEDALI E SANITA' CONSIDERANDOLI SOLO UNO SPRECO DI SOLDI PER UN GOVERNO CHE PENSA SOLO AGLI INTERESSI DELLE BANCHE E DELL'ECONOMIA DELLE MULTINAZIONALI.

venerdì 28 marzo 2014

VIRUS EBOLA SI ESPANDE IL CONTAGIO IN AFRICA

Emergenza Ebola in Guinea, inviati esperti italiani per gestire l’epidemia

Lo Spallanzani di Roma ha deciso di mandare suo personale medico nella regione africana dove ci sono stati 88 contagi e 63 morti. Cessato allarme in Canada: l’uomo che sembrava aver contratto il virus ha in realtà la Malaria

L’emergenza “Ebola” in Guinea ha convinto l’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Spallanzani di Roma a inviare esperti italiani tra il personale medico che sta affrontando l’epidemia in quel paese.

La missione dello European Mobile Laboratory gestirà due laboratori di alta sicurezza per la diagnosi della malattia. Del team, che è arrivato quest oggi in Guinea, faranno parte oltre ai ricercatori italiani anche personale del Bernhard-Nocht Institute di Amburgo e dell’Institut Pasteur di Lione. La missione, a cui si aggiungeranno esperti britannici, dovrebbe durare qualche mese, fino alla fine dell’epidemia, in collaborazione con le autorità locali e con l’organizzazione Medici Senza Frontiere che ha circa 30 esperti nella zona. L’esatto numero di persone impiegate e la loro collocazione esatta sono invece tenuti segreti per motivi di sicurezza, visto che la zona è anche considerata teatro di guerra.

Fino a questo momento in Guinea si sono avuti 88 casi con 63 morti, concentrati nella zona di confine nel sud del paese. Alcuni contagi sono stati rilevati anche in Liberia e Sierra Leone. I paesi confinanti hanno aumentato la sorveglianza alle frontiere, mentre il governo ha emanato una serie di raccomandazioni per evitare i contagi, tra cui non toccare i corpi delle persone morte per la malattia, una usanza comune ai funerali, evitare di mangiare la carne di pipistrello, animale che è un potenziale vettore.

Rientrato intanto l’allarme virus Ebola in Canada. Il caso sospetto tenuto d’occhio nei giorni scorsi è risultato negativo ai test di verifica alla febbre emorragica virale. A darne conferma sono l’Oms e le autorità sanitarie canadese. Secondo gli esperti l’uomo residente nel Saskatchewan, una provincia del Canada occidentale, «non è affetto da virus Ebola, febbre di Lassa o dal virus del Congo-Crimea, ma potrebbe essere stato colpito da malaria». Le autorità sanitarie canadesi confermano che «allo stato attuale non c’è un rischio per la cittadinanza della zona del Saskatchewan, anche se c’è stata preoccupazione per il possibile contagio. «A questo punto - riporta il sito della Cnn - tutto quello che sappiamo è che abbiamo una persona gravemente malata e che ha viaggiato in zone dove si sono verificati dei casi legati a queste malattie virali».

Quattro casi di Ebola anche nella capitale della Guinea Conakry

Almeno 63 le persone morte finora nel sud del paese !!!!

CONAKRY Conakry, 27 mar. (TMNews) - L'epidemia di Ebola che ha ucciso decine di persone nel sud della Guinea è arrivata anche nella capitale Conakry, dove sono stati confermati quattro casi di contagio. Stando a quanto riferito da fonti mediche, i pazienti sono stati immediatamente posti in quarantena per evitare la diffusione del virus, estremamente contagioso e mortale. Sono almeno 63 le persone morte finora in Guinea su 89 casi registrati dallo scorso gennaio di Ebola, che ha colpito anche i vicini Liberia e Sierra Leone, causando altri sei decessi.

Congo, epidemia Ebola: 46 contagiati

Sono 19 finora i casi fatali Nella zona colpita non sono previste restrizioni ai viaggi

Non si arresta l'epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo: secondo l'ultimo report dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) i casi sarebbero infatti in totale 46 (14 confermati in laboratorio e 32 probabili), 19 dei quali fatali.

Ci potrebbero essere poi altre 26 nuove persone colpite, ma per saperne di più bisognerà attendere l'esito delle verifiche ancora in corso da parte dei sanitari.

La zona colpita è il distretto di Haut-Ue'le' e i nuovi casi sono stati tutti identificati nelle due aree sanitarie di Isidro e Viadana. Il ministero della Salute della Repubblica Democratica del Congo per rispondere all'emergenza ha attivato una task force , di cui fanno parte oltre all'Oms anche l'Unicef, la Croce Rossa Internazionale , la onlus Medici Senza Frontiere, l'Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale e il Centro americano per il controllo delle malattie e la prevenzione. Nella zona non sono previste, come spiega l'Oms, restrizioni ai viaggi o agli scambi commerciali.

L'Ebola è una febbre emorragica che oltre a febbri altissime, vomito, diarrea provoca emorragie interne ed esterne. Ad oggi non esiste ancora un vaccino contro l'Ebola, che provoca la morte fra il 25% e il 90% dei malati, a seconda della potenza del virus.