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lunedì 27 febbraio 2017

PORCARI: Il Direttivo FIOM, sulla vertenza Snai condanna la decisione dell'Inps.




La questione degli sviluppi della vertenza Snai è stata al centro della riunione del Comitato Direttivo della Fiom Cgil di Lucca e provincia che si è riunito il 27 febbraio 2017
E' stato unanimemente espresso un giudizio di condanna rispetto alla decisione assunta dall'Inps di non considerare tale azienda come industria e di non riconoscerle, conseguentemente, il diritto a poter beneficiare degli ammortizzatori sociali previsti per tale settore.
Un giudizio che può essere riassunto in tre semplici concetti:
1) Ha vinto la più ottusa burocrazia
2) Pagheranno ancora una volta, e soltanto loro, le lavoratrici e i lavoratori
3) La politica dorme o, forse, è addirittura morta
Non è possibile che dopo 15 anni di versamenti all'Inps (circa 1 milione e 400mila euro) ci si possa accorgere solo oggi che tali versamenti non erano dovuti.
Non è ammissibile che non si trovi il modo di recuperare un errore che evidentemente non hanno commesso i lavoratori.
E' inconcepibile che il governo e la politica, compresi i parlamentari della nostra zona, non si assumano la responsabilità di trovare, con equilibrio, una via di uscita che non danneggi i lavoratori che rischiano il posto e che ci dia la possibilità di gestire questa crisi.
Il Direttivo

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lunedì 23 gennaio 2017

PORCARI: Snai, il presidio e l'incontro col direttore Inps. di FIOM LUCCA.


 


In presidio per rivendicare il diritto agli ammortizzatori sociali !!!

"Inps, sii previdente" e "Sarebbe un furto": questi alcuni dei cartelloni che un gruppo di lavoratrici e lavoratori insieme alla Rsu di Snai spa hanno portato stamani, 23 gennaio, davanti la sede dell'Inps di Lucca.
 Una delegazione è stata ricevuta dal direttore dell'Istituto, Luciano Contini. Fra loro, anche il sindaco di Porcari, il segretario Fiom Toscana Massimo Braccini e Mauro Rossi, segretario della Fiom provinciale.

Alla mobilitazione indetta dalla Rsu dell'azienda porcarese, la Fiom Cgil ha aderito senza riserve poiché è sempre più evidente che la soluzione di questa assurda situazione passa in primo luogo dall'Istituto lucchese, che non può far pagare ai lavoratori il presunto errore di attribuzione di un codice che determina o meno l'appartenenza di Snai spa al settore industriale o al terziario.

Di questo si è parlato durante l'incontro della delegazione col direttore, dove il sindacato ha ribadito una posizione chiara, tanto logica quanto banale: l'azienda e i dipendenti per 15 anni hanno versato contributi previdenziali come metalmeccanici – oltre 3 milioni e 400 mila euro - perciò, oggi che sono in ballo 62 esuberi, devono poter beneficiare di forme di ammortizzatori sociali previsti per l'industria.

In questa battaglia la Fiom Cgil riconosce al sindaco di Porcari Alberto Baccini il merito di esser stato fin dall'inizio al fianco dei lavoratori e lo testimonia il fatto che anche stamani ha voluto presenziare a questo incontro importante. Nessuna novità è emersa sui tempi in cui l'Inps definirà la questione, ma confidiamo che alla fine sarà presa la più giusta e ovvia decisione.

"Quando 15 anni fa in Snai venne fatto il passaggio all'industria – commenta Mauro Rossi - ciò avvenne dopo uno studio attento delle caratteristiche e delle attività aziendali (l'allora consulente della Snai era Tiziano Treu, poi ministro e in seguito presidente Inps). Da allora niente è cambiato e non si capisce quindi perché oggi dovrebbe essere messo  in discussione il riconoscimento degli ammortizzatori sociali".

In solidarietà con la Rsu di Snai hanno partecipato al presidio anche la segretaria della Fillea provinciale Alessia Gambassi, i rappresentanti di Kme Italy di Fornaci di Barga e della Fabio Perini di Mugnano e il presidente dell'Anmic Salvatore Piliero.


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sabato 21 gennaio 2017

PORCARI Snai: FIOM LUCCA con gli OPERAI al presidio all' INPS




Il presidio in oggetto si svolgerà dalle 9 alle 12 a Lucca, davanti la sede dell'Inps in piazza Martiri della Libertà (zona esterna di Porta Santa Maria)

COMUNICATO SINDACALE
La Fiom Cgil parteciperà al presidio organizzato per lunedi 23 gennaio, dalla Rsu di Snai, di fronte alla sede dell'Inps di Lucca. Dalla decisione dell'Inps dipendono i destini di 62 dipendenti della sede di Porcari che senza gli ammortizzatori sociali rischiano il licenziamento.
Bisogna essere chiari: l'opinione pubblica deve sapere che non si sta chiedendo nessun trattamento di favore o concessione, si sta solo rivendicando il riconoscimento di quello che alle lavoratrici e ai lavoratori spetta dopo aver pagato, per 15 anni, i contributi dovuti, dopo aver versato nelle casse dell'Inps circa 3 milioni e 400 mila euro.
Non è ammissibile che si possa mettere in discussione adesso, proprio quando ce n'è bisogno, questo diritto. Evidentemente si tratta di una vicenda che è stata trattata in modo assurdo e/o con negligenza. Non possiamo permettere che siano i lavoratori, come al solito, a pagarne le conseguenze. L'Inps, sia a livello provinciale che nazionale, deve trovare una soluzione, non limitandosi ad una semplice ed inaccettabile risposta burocratica.
Lo stesso vale per il Ministero. Senza gli ammortizzatori sociali non si possono gestire le crisi, si possono solo produrre licenziamenti. In molte situazioni difficili, giustamente si è riusciti a mettere a disposizione più strumenti e più risorse di quanto le normative del momento consentissero. In questo caso ci accontentiamo semplicemente di avere riconosciuto quanto spetta.
Le istituzioni locali continuino a manifestare il loro sostegno e facciano sentire la loro voce in questo momento delicato e fondamentale della vertenza.

Mauro Rossi, segretario Fiom Cgil provincia di Lucca


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sabato 7 gennaio 2017

PORCARI, VERTENZA SNAI/INPS PER GLI OPERAI OLTRE IL DANNO, PURE LA BEFFA !!!



Snai/Inps: per i lavoratori non solo il danno (incalcolabile) ma anche la beffa (calcolabilissima)
 
In questi giorni l'Inps dovrà decidere se i 350 dipendenti di Snai Porcari, che applicano il contratto metalmeccanico, hanno diritto ad utilizzare gli ammortizzatori sociali (cassa integrazione e contratti di solidarietà) oppure no. Per essere più precisi dovrà decidere se Snai possa essere inquadrata come industria o come attività di terziario e servizi: in questo secondo caso non si ha diritto ai classici strumenti indispensabili per cercare di risolvere, senza ricorrere ai licenziamenti, le situazioni di crisi come quella che Snai sta vivendo. Dalla decisione dell'Inps dipende, immediatamente e direttamente, il futuro di 62 dipendenti della nostra provincia.
 
Fin qui il danno, enorme, che potrebbe comportare l'eventuale decisione negativa da parte dell'Inps, in una situazione nella quale sarebbe, semmai, necessario trovare maggiori risorse e maggiori strumenti per cercare di governare processi economici e produttivi che continuano a manifestare evidenti difficoltà.
 
Ma c'è anche la beffa: la Società Snai (e con essa, in quota parte, anche i propri dipendenti) sono 15 anni che versa all'Inps i contributi dovuti per poter beneficiare degli ammortizzatori sociali. Sono 15 anni che l'Inps glieli lascia versare e li incassa.
 
Prendendo a riferimento una retribuzione media, un semplice calcolo dimostra che si tratta di un versamento di circa 225.440 € annui che, moltiplicati per i 15 anni totali di versamenti effettuati, portano ad una cifra di circa 3.381.000 €.
Possibile che per 15 anni nessuno abbia avuto niente da eccepire e che adesso si scopra che, forse, si tratta di somme impropriamente versate e che eventualmente sarebbero ristornate all'Azienda (in ogni caso soltanto gli ultimi 5 anni perché gli altri 10 sarebbero nel frattempo caduti in prescrizione)?
 
La vertenza Snai, che ormai dura da più di un anno, è già di per sé particolarmente difficile: non complichiamola ulteriormente con queste incapacità e rigidità burocratiche che se non avessero a che fare con la vita reale delle persone, sfiorerebbero il grottesco, Una soluzione può e deve essere trovata e tutti devono contribuire a trovarla. Le lavoratrici ed i lavoratori di Snai non ne possono davvero più.

il segretario Fiom Cgil Mauro Rossi
Lucca, 7 gennaio 2017
 
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domenica 18 settembre 2016

I LAVORI SOCIALMENTE UTILI, LSU, ENNESIMO CARROZZONE ?? GIUDICATE DA VOI.

RIPORTO IL COMUNICATO INPS IN ORIGINALE LINKATO IN FONDO, AFFINCHE' POSSIATE GIUDICARE DA VOI.
Io credo che non dobbiate essere imboccati ma stimolati a ragionare con la vostra intelligenza !!!

(da un suggerimento di Fabrizio Pellegrini)

________________________________

I lavori socialmente utili (LSU) sono stati istituiti nel 1981 con l'obiettivo dichiarato di offrire ai lavoratori temporaneamente sospesi dal lavoro un'attività con fine di pubblica utilità. Negli anni il bacino di questi lavoratori è fortemente cresciuto fino a raggiungere 170.000 persone a fine anni '90. Oggi vi sono circa 15.000 lavoratori socialmente utili per un costo di circa 70 milioni annui.

L'evoluzione normativa

La legge 390/1981 istituisce - limitatamente al Mezzogiorno – l'utilizzo dei lavoratori in CIGS in servizi di pubblica utilità. Dal 1984 la possibilità di utilizzare lavoratori in CIGS viene estesa a tutto il territorio nazionale. Ad incentivare i lavoratori alla partecipazione in progetti di lavori di utilità pubblica – che peraltro prevedono la decadenza dell'indennità di sostegno al reddito in caso di rifiuto – provvede la stessa Legge 390/1981, che eleva l'indennità corrisposta dall'80% al 90% dell'ultima retribuzione. La Legge Finanziaria del 1986 prevede un'ulteriore integrazione, a carico dell'ente utilizzatore, del 20% a tale indennità.

Fra il 1991 e il 1994 viene poi ampliata la sfera dei lavoratori utilizzabili. Nel corso di questi anni vengono inclusi, oltre ai lavoratori in CIGS, anche i lavoratori in mobilità, i disoccupati iscritti da più di 24 mesi nelle liste di collocamento, i lavoratori iscritti alle liste di mobilità con o senza indennità, le categorie di lavoratori individuati dalle CRI (commissioni regionali per l'Impiego) e i lavoratori in disoccupazione speciale edile. Nel 1997 viene anche ridefinita l'indennità prevista per i lavoratori socialmente utili. Il Decreto Legislativo n. 468/1997 infatti stabilisce, per questi lavoratori, un compenso mensile di 800.000 lire, denominato assegno per i lavori socialmente utili (ASU).

Dato l'ampliamento della platea di lavoratori utilizzabili il fenomeno LSU assume dimensioni notevoli (sfiorando le 170.000 unità a fine anni novanta). Con il Decreto Legislativo n. 81/2000 e l'articolo 50 della Finanziaria 2003 si comincia a svuotare progressivamente il c.d. "bacino dei lavoratori transitoristi" attraverso una serie di disposizioni volte a facilitare la loro stabilizzazione.

Le procedure che consentivano l'utilizzo di lavoratori in attività socialmente utili sono state abrogate dal Decreto del 2000, ma viene mantenuta la possibilità di impiego diretto di lavoratori titolari di trattamenti previdenziali, da parte delle pubbliche amministrazioni, cioè senza l'obbligo di predisporre uno specifico progetto. Pertanto nel 2000 cessa la possibilità di approvare nuovi progetti di attività socialmente utili e viene disciplinata la prosecuzione di quelli già in corso.

Le tipologie di lavoratori socialmente utili

Si possono distinguere due categorie di lavoratori socialmente utili:

I cosiddetti "transitoristi" ovvero i LSU che continuano le attività con oneri a carico del Fondo sociale occupazione e formazione (ex Fondo per l'Occupazione) I lavoratori cosiddetti "autofinanziati" che continuano le attività con oneri a totale carico delle Regioni o enti utilizzatori

1. Lavoratori socialmente utili a carico del Fondo Sociale Occupazione e Formazione

Il bacino dei lavoratori socialmente utili che svolgono le attività con oneri a totale carico del Fondo Sociale Occupazione e Formazione gestito dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, è fermo a quello definito dal Decreto Legislativo n. 81/2000. Sono ovvero quei lavoratori che avevano maturato 12 mesi di permanenza nelle attività socialmente utili nel biennio 1998-1999) –ed è, pertanto, in corso di esaurimento.

Lo svolgimento di un lavoro socialmente utile non comporta in alcun caso l'instaurazione di un rapporto di lavoro e non determina la cancellazione dalle liste di mobilità.

1.1 Tipologie di lavoratori Oggi, le tipologie di lavoratori avviati a tali progetti di lavoro sono le seguenti:

lavoratori in cerca di prima occupazione disoccupati iscritti da più di due anni nelle liste di collocamento iscritti nelle liste di mobilità che non percepiscono l'indennità I lavoratori percettori di trattamenti previdenziali (mobilità, CIGS, o altro trattamento speciale di disoccupazione)

1.2 Le prestazioni di cui usufruiscono L'assegno è erogato dall'INPS, su indicazione del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Per lo svolgimento delle attività socialmente utili spetta, mensilmente, l'assegno per attività socialmente utili (ASU) e l'eventuale assegno al nucleo familiare (ANF). Per l'anno 2016 l'importo mensile lordo dell'assegno ASU è pari ad 580,14 euro.

I lavoratori devono essere impegnati per un orario settimanale di 20 ore e per non più di 8 ore giornaliere. Nel caso di un impegno superiore al lavoratore spetta un assegno integrativo a carico del soggetto utilizzatore.

Per i periodi di impegno in attività socialmente utili, per i quali è erogato l'assegno ASU, viene riconosciuto l'accredito della contribuzione figurativa, utile ai soli fini del raggiungimento del requisito assicurativo per il diritto a pensione.

1.3 Finanziamento Le risorse finanziarie sono a carico del Fondo Sociale per l'Occupazione e la Formazione (FSOF). Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali - dopo aver individuato il numero dei lavoratori socialmente utili ancora in carico al bacino di pertinenza regionale - stipula, di anno in anno, apposita convenzione con le Regioni. Attualmente sono convenzionate le regioni Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sardegna, Sicilia e Lazio (dove il pagamento dell'assegno ASU e degli eventuali assegni al nucleo familiare è a carico per il 50% sul FSOF e per il restante 50% sulla stessa Regione Lazio).

1.4 Incompatibilità con l'assegno ASU L'assegno è incompatibile con lo svolgimento di attività di lavoro subordinato con contratto a termine a tempo pieno. L'assegno per i lavoratori socialmente utili è, invece, cumulabile con i redditi relativi ad attività di lavoro autonomo occasionale e di collaborazione continuata e coordinata (svolte per il periodo massimo previsto per il mantenimento dell'iscrizione nella prima classe delle liste di collocamento) nel limite massimo di 3.718,49 euro lordi. L'assegno è inoltre cumulabile con i redditi da lavoro dipendente a tempo determinato parziale, nei limite di 309,87 euro mensili.

L'assegno è incompatibile con i trattamenti pensionistici diretti e con i trattamenti di pensionamento anticipato. I titolari di assegno o pensione di invalidità possono scegliere di optare in favore dell'assegno ASU. Sono, invece, cumulabili con l'assegno ASU gli assegni e le pensioni di invalidità civile, nonché le pensioni privilegiate per infermità contratta a causa del servizio obbligatorio di leva. Le attività socialmente utili possono essere svolte dai lavoratori non oltre il raggiungimento dei requisiti minimi per fruire della pensione di vecchiaia o anticipata.

2. LSU autofinanziati convenzionati con l'INPS

Come detto, il bacino del lavoratori socialmente utili a carico del FSOF, è cristallizzato a quello definito dall'art. 2, del Decreto Legislativo n. 81/2000, ed è, pertanto, in corso di esaurimento.

I soggetti che, in tale data, non avevano maturato almeno 12 mesi di permanenza nelle attività socialmente utili, nel periodo dal 1° gennaio 1998 al 31 dicembre 1999, hanno potuto continuare le attività – su specifica deliberazione dell'Ente utilizzatore - con oneri a carico dell'Ente stesso (divenendo cosi lavoratori cosiddetti autofinanziati).

A seguito di specifiche e pressanti richieste da parte delle Regioni volte a chiedere all'INPS di continuare a corrispondere l'assegno ASU e ANF anche in favore dei lavoratori socialmente utili autofinanziati, l'Istituto(2) ha approvato lo schema di Convenzione(3) da sottoscrivere tra INPS e Regioni per la corresponsione dell'assegno ASU ai lavoratori LSU "autofinanziati". Il pagamento dell'assegno avviene previo versamento all'Istituto della conseguente provvista finanziaria e dietro corresponsione di un corrispettivo per il costo di gestione del servizio di pagamento. Il finanziamento rimane quindi a totale carico dell'Ente utilizzatore (Regione, Provincia, Comune, ecc.).

Per gli LSU autofinanziati sono previsti le stesse prestazioni e le stesse incompatibilità previste per i lavoratori socialmente utili finanziati dal Fondo sociale occupazione e formazione.

3. Situazione attuale e il futuro

Secondo gli ultimi dati disponibili, la spesa a favore dei lavoratori socialmente utili è pari, per l'anno 2014, a 71 milioni, di cui circa 65 milioni sono imputabili all'assegno ASU e circa 6 milioni agli ANF.

Attualmente le Regioni che hanno ancora attivi i lavoratori socialmente utili a carico del FSOF sono soltanto sette (Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sardegna, Sicilia e Lazio). Pertanto il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali sta ponendo in campo misure di politica attiva mirate allo "svuotamento" del bacino dei LSU a carico del FSOF, attraverso la stabilizzazione dei lavoratori presso gli stessi Enti utilizzatori o attraverso l'erogazione di incentivi regionali finalizzati all'attività autonoma o alla micro-imprenditorialità.

1 l'incremento del numero di lavoratori socialmente utili a carico del Fondo Sociale per Occupazione e Formazione nell'anno 2014 è dovuto al rientro nel c.d. bacino regionale di circa 700 LSU in forza alla regione Lazio. 2 Con deliberazione n. 406/2000 del Consiglio di Amministrazione 3 Recentemente modificato con determina Presidenziale n. 154/2015

Leggi questo articolo in originale sul sito INPS:
http://www.inps.it/portale/default.aspx?itemdir=11499

giovedì 23 luglio 2015

EXPO, ECCO COME TENTANO DI PORTARE GENTE: Con INPS in agosto all'EXPO, gratis !!!

---------- Messaggio inoltrato ----------
Da: "Comunicazione INPS" <INPSComunica@inps.it>
Data: 23/lug/2015 01:09
Oggetto: Con INPS in agosto all'EXPO.
A: xxxxxxxxxxx xxxxxxxx

QUESTO IL MESSAGGIO MANDATO DA INPS, UNA DOMANDA , PAGANO LORO ???

Gentile Xxxxxxx Xxxxxx, 

questa estate INPS, grazie ad una collaborazione con EXPO Milano, le regala un biglietto omaggio per visitare l'esposizione universale nel mese di agosto.

Per ottenere il certificato da presentare alla biglietteria si colleghi su www.inps.it con il suo PIN selezionando l'apposito banner in basso a destra.



Nel caso ritenesse di recarsi all'Expo in treno, Trenitalia le offrirą uno sconto del 50% sulle normali tariffe.


Una buona estate dall'INPS.




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Questo e' un messaggio di posta elettronica generato automaticamente dal sistema, pertanto eventuali messaggi inviati a quest'indirizzo non saranno letti.
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NESSUNO VE LO DICE, MA EXPO E' UN FLOP , E NON SANNO COME PORTARCI GENTE !!!!!
TRA GLI SCONTI SOLO PER GLI ISCRITTI PD , QUELLI PER I SOCI COOP , ADESSO INPS , VI DEVONO FAR CAPIRE CHE STANNO RASCHIANDO IL FONDO DEL BARILE !!!
EXPO UN ENORME SPRECO DI SOLDI NOSTRI FINITI NELLE TASTE DEI TANTI PAPPONI COME CONFERMANO LE NUMEROSE INCHIESTE E PROCESSI.
LA VERGOGNA DELL'ITALIA IN FACCIA AL MONDO !!!!

martedì 10 febbraio 2015

Pensioni, quanto prenderemo (davvero), I minimi? Saranno anche sotto i 500 euro !!!!

 INPS.

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I conti in tasca a chi ha oggi trenta, quaranta e cinquant'anni: se si accumulano pochi contributi, in futuro non ci sarà più l'integrazione al minimo che oggi lo Stato assicura a tutti.
Una pensione da 502 euro al mese non è certo invidiabile. 
Eppure per molti lavoratori, l'attuale minimo sindacale della previdenza rischia di essere solo un miraggio. Anche se il vitalizio sarà molto basso in futuro non si aprirà più alcun paracadute, la famosa integrazione al minimo da parte dello Stato è già andata (è il caso di dirlo) in pensione. Così, ad esempio, un dipendente trentenne che oggi ha un reddito netto mensile di mille euro e che accumulerà forti buchi contributivi, prenderà appena 408 euro netti il mese, cioè quasi cento in meno della soglia minima attualmente in vigore. 
Un autonomo nella stessa situazione arriverà ad appena 341 euro netti il mese.