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BORGO A MOZZANO - Piano di Gioviano, SP2 Lodovica.

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domenica 28 gennaio 2018

PIETRO FRATI: BENE GLI IMPEGNI DI MENESINI SULLA VIA DUCALE IN FEGANA, MA ORA SERVONO I FATTI !!!



*Val Fegana: bene gli impegni di Menesini alla riapertura della via Ducale. Ora aspettiamo i fatti!*

_Il consigliere Provinciale Pietro Frati interviene in seguito all'assemblea di venerdì sera_
Sulla via Ducale apprezziamo l'impegno di Menesini ad una rimodulazione dell'ordinanza che aveva visto chiudere in parte tale strada provinciale alla circolazione. Verificheremo nelle prossime settimane che alle parole seguano i fatti.

_Interviene così il Consigliere Provinciale di Alternativa Civica Centrodestra e componente del direttivo provinciale di Fratelli d'Italia Pietro Frati presente all'assemblea di venerdì sera.

_Sono moltissimi i cittadini che in questi giorni si sono mobilitati per chiedere alla provincia - spiega Frati - di tornare indietro sui suoi passi riaprendo seppur parzialmente al traffico la SP56 nota come via Ducale. Segno di un particolare attaccamento dovuto al fatto che attraverso tale strada si possano raggiungere zone di una straordinaria bellezza del nostro territorio che rischiavano di essere altrimenti "tagliate fuori" ma anche all'importanza "storica" di tale arteria della nostra provincia visto che sono passati quasi 200 anni dalla sua realizzazione.

Nelle prossime settimane - prosegue Frati - verifichermo che gli impegni presi da Menesini vengano mantenuti.
Questa vicenda, la chiusura al traffico di una strada per mancata manutenzione aggiunto all'imbarazzo di Menesini che ha ammesso essere particolarmente difficoltoso per l'ente di Palazzo Ducale trovare 3-400 mila euro per intervenire, mostrano, se ce ne fosse ancora bisogno, quanto sbagliata - incalza Frati - sia stata la riforma delle province voluta dal Partito Democratico, che non le ha abolite ma non le ha messe semplicemente più in grado di occuparsi decorosamente delle competenze che la legge affida ancora loro.

lunedì 7 dicembre 2015

VITIANA, STORIA E TERRITORIO by Andreotti Roberto. TOSCANA, LUCCA.

Vitiana è un paese di montagna che si trova in Toscana più precisamente in provincia di Lucca ai piedi del monte Giovo. Le cose fondamentali di Vitiana sono, la tranquillità il verde e luoghi ancora incontaminati. Dati sul luogo: temperatura mite livello sul mare 480 metri, 10 km da centri commerciali e 50 km dal mare di Viareggio e Lido di Camaiore.

LA STORIA DI VITIANA:
Le più antiche menzioni della comunità di Vitiana, sono presenti su diversi documenti del sec. XVI conservati all'Archivio di Stato e all'Archivio Arcivescovile di Lucca considerabili, in più casi, come copie di un apparato archiviale che, venuto a comporsi dal 1172 fino al 1550, delineano la storia di Vitiana nel più ampio contesto della Vicarìa di Coreglia.
Di questo borgo, arroccato su una collina sulla riva destra del torrente Fegana, abbiamo poche notizie, la documentazione riguardante questo paese, nel corso dei secoli è andata perduta o distrutta, il suo nome compare per la prima volta, in un documento del 18 giugno 994, nel quale il vescovo di Lucca Gherardo, allivellò dei beni della Pieve di Loppia ( Coreglia, Vitiana ….), a Rodinaldo del fu Giovanni (appartenente alla famiglia longobarda dei Ronaldinghi). L'antico castello di Vitiana, insieme al castello di Tereglio (ubicato poco più in alto), era posto a guardia di un'antica strada di valico, che passando dalle pendici del monte Rondinaio conduceva in Emilia, via che tra il 1819 e il 1824, venne resa rotabile dalla Duchessa di Lucca, Maria Luisa di Borbone (L'Infanta di Spagna) e da Francesco IV Duca di Modena. A riguardo, esistono alcune leggende popolari, una racconta, che la strada fu realizzata dalla Duchessa solo per incontrare il suo amante, in un'altra invece, viene descritto l'incontro della Duchessa con il Duca, suo promesso sposo, dove Maria Luisa visti i capelli bianchi di Francesco IV disse "Duca ai monti nevica?" e il Duca piuttosto risentito rispose " Se ai monti nevica è bene che le vacche tornino ai piani". Ai giorni nostri lo storico edificio della Dogana e' stato lasciato all'abbandono e con il crollo del tetto e' diventato un rudere per colpa dell'inefficienza delle ultime amministrazioni comunali, da Remaschi ad Amadei. Vitiana, dopo esser stato feudo dei Ronaldinghi, nel 1272 venne inserito dai lucchesi sotto la giurisdizione della Vicaria di Coreglia e da allora seguì le sorti della stessa Coreglia nel bene e nel male. Un'altra traccia del paese, la ritroviamo in un documento del 1668, dove la famiglia Alessi di Vitiana, viene indicata come beneficiaria dell'antico ospedale (XII sec.) di S.Regolo di Montefegatesi. Purtroppo abbiamo poche notizie anche della chiesa Parrocchiale dedicata a S.Silvestro, in un documento del 1832 la chiesa risulta avere 368 abitanti e incisa su una delle tre campane compare la data 1441 e il nome del santo Patrono "SANCTI SILVESTRI DE VITIANA MCCCCI".

Gli interessi del Comune di Lucca sui territori del medio e basso corso del Serchio sono evidenti sin dalla metà del sec. XIII, dato che in un documento del 1272 compare già la notizia della istituzione di una Vicarìa presso Coreglia che dovette ben presto ampliare la propria giurisdizione se nello Statuto di Lucca del 1308 ben trentasei Comunità, fra cui Vitiana, appaiono afferenti alla amministrazione di Vicaria con sede a Coreglia. Confuse, e in parte oscure, rimangono le vicende che si susseguono nei territori di lucchesia e media Garfargnana nel corso della reggenza di Castruccio Castracani (1281 — 1328), che, proclamato da Federico III fin dal 1320 vicario imperiale per le aree di Lucca, Valdinievole e Lunigiana, fu strenuo difensore del partito ghibellino e oppositore della guelfa Firenze, di cui sconfisse le truppe che avevano occupato il castello di Altopascio spingendosi, in quella occasione, fin sotto le mura della città (1325) che fu costretta a chiedere protezione e a darsi in signoria a Roberto d'Angiò re di Napoli. Alla improvvisa morte di Castruccio (1328), da alcuni considerata sospetta, si dovette aprire un breve periodo di parziale instabilità ed i pochi documenti archiviali di quelle fasi registrano, comunque, la permanenza della giurisdizione di Coreglia affidata al vicario Salvaggio de' Mordecastelli (1330 —1333). Nella primavera del 1333 Carlo di Boemia concesse il titolo, prima, a Santi Castracani degli Antelminelli per trasferirlo poi, a causa della forte opposizione del collegio degli Anziani di Lucca, nell'ottobre del medesimo anno a Francesco Castracani degli Antelminelli unendovi anche il territorio di Ghivizzano. Francesco mantenne la reggenza anche nel corso della fase di occupazione scaligera della lucchesia, anche se la sua palese opposizione e l'alleanza con Pisa gli valsero l'assedio di Coreglia ed un sostanziale restringimento delle competenze territoriali susseguita agli accordi fra Giovanni Visconti e Firenze (pace di Sarzana del 1353). Con il diploma imperiale dell' 8 maggio 1355, emesso da Carlo IV, Francesco Castracani otterrà la piena titolarità feudataria della Vicarìa, con annessa contea, ma di essa ben breve fu il godimento dato che l'anno successivo venne ucciso dai figli di Castruccio. Per tredici anni, comunque, il feudo rimase nelle mani dei discendenti di Francesco fin quando (1369) il Comune di Lucca nominò un nuovo Vicario che, per motivi di opportunità e di più veloce comunicazione, stabilì la propria sede a Borgo a Mozzano anziché a Coreglia. Più volte, nei due secoli successivi, la Comunità di Coreglia protestò con il Consiglio Generale della Repubblica affinché si procedesse alla nomina di un Commissiario che avesse l'obbligo di risiedere nell'antico Castello, ma solo nel 1562 tale richiesta venne esaudita: da quell'anno il Castello tornò sede di uno speciale commissariato con funzioni di controllo ed esercizio giuridico, civile e penale, sulle comunità di Coreglia, Ghivizzano, Lucignana, Tereglio e Vitiana; si venne così a formare una nuova sede amministrativa, distaccata dalla Vicarìa di Borgo a Mozzano, cui nel 1581 si aggiunse anche la comunità di Pian di Coreglia. Purtroppo ben pochi sono i documenti fino ad oggi pervenuti e conservati circa l'amministrazione circondariale di Coreglia nei secoli XVI — XVIII, la cui perdita è probabilmente da farsi risalire alle trasformazioni giuridiche ed istituzionali imposte, prima, dalla signoria dei Baciocchi, poi dal nuovo impianto amministrativo della fase napoleonica sicché se da una parte "le carte delle Comunità che cessarono di aver vita e governo autonomo avrebbero dovuto concentrarsi presso le cancellerie di quelle che rimanevano o si ingrandivano" dall'altra si può supporre che "ciò non sempre fu fatto, e si determinarono così innumerevoli ed irreparabili perdite documentarie". Per altro le documentazioni relative alla Vicaria, per quanto era di più stretta competenza della amministrazione governativa di Lucca in merito alla giurisdizione civile e penale, sono conservate, pur incomplete, nel fondo dell'Archivio di Stato di Lucca. Un documento del 1374 fornisce comunque una vivida immagine di come le Comunità facenti capo alla antica Vicarìa di Coreglia intendessero fornirsi di un più efficace Statuto che fosse garante e rappresentativo delle esigenze giuridiche, civili, penali, sociali e censuarie necessarie alla vita comunitaria e sociale di una popolazione che si era evidentemente andata ampliando e diffondendo in più agglomerati lungo la bassa valle del Serchio. Il 28 febbraio di quell'anno il notaro ser Lorenzo da Barga redigeva, in atto notarile, il verbale di una specifica riunione indetta nella piazza comunale dai tre Capitani al fine di "providere, statuere, ordinare et reformare circha faciendo et ordinando statuta et ordinamenta dicti Communis". In quel consesso, cui è probabile ma non accertato che partecipassero anche rappresentanti delle Comunità soggette, venne nominata una Commissione di nove delegati che ricevettero l'incarico di formulare e redigere un nuovo Statuto. Di esso, come delle giurisdizioni amministrative successive, fra XIV e XVI secolo, si sono venuti purtroppo perdendo le documentazioni, tanto che il più antico testo conservato della Comunità di Coreglia è quello del 1571, così come gli Statuti delle Comunità soggette che si riferiscono alle stesure redatte a partire dalla seconda metà del sec. XVI.

TEREGLIO , LA SUA STORIA , IL SUO TERRITORIO by Andreotti Roberto

 TEREGLIO

 La Dogana ormai rudere....

TEREGLIO
Antico castello medievale arroccato lungo la cresta di un colle della Val Fegana, posto a guardia di un antico sentiero di valico, utilizzato da sempre per il commercio con l'Emilia, deve la sua origine ad un primo insediamento ligure, come dimostra il ritrovamento avvenuto il secolo scorso di una necropoli ligure del III – II secolo a.C.La documentazione scritta che attesti l'esistenza del borgo antecedente al mille è scarsa, la più antica pergamena che ne contiene il nome risale al 856, nella quale il Vescovo di Lucca Geremia conferma la concessione di alcuni beni "in loco Terelio", ai fratelli Domenico e Martino figli del fu Viliperto. Il 6 settembre del 983 il Vescovo Teudigrimo, allivellò una parte di alcuni beni appartenenti alla chiesa di S.Giulia e S.Giovanni Battista (Pieve del Plebato di Controne), al Visconte Fraolmi del fu Fraolmi, appartenente alla famiglia dei Corvaresi, che l'amministrarono, fino a quando nell'agosto del 1047 il Vescovo Giovanni II pose fine in quella zona al "Feudum Corvariensium", durante una sua visita a S.Gemignano di Controne, allivellò i beni dei Corvaresi ad altri personaggi non appartenenti alla famiglia, Tereglio venne concesso ad un certo Perizio e a Bonio del fu Bonio. Dopo il mille ai primi tentativi di espansione dei lucchesi in Garfagnana, nel tentativo di sottrarsi al loro dominio i signori feudatari del castello cercarono rifugio e protezione presso il Pontefice, rimanendo così invischiato nel successivo scontro fra chiesa e impero che imperversò in tutta la toscana. L'imperatore Federico II, per riconquistare le "Terre" garfagnine che si erano date a Papa Gregorio IX, nel 1240 inviò in Garfagnana alcune sue milizie spalleggiate dai lucchesi suoi alleati, sotto il comando del Marchese Oberto Pallavicino suo Vicario imperiale in Lunigiana, Tereglio come altri castelli furono costretti ad abbandonare la "Signoria Papale" di Gregorio IX e sottomettersi all'impero, in un atto del 4 settembre 1243 due consiglieri del comune di Tereglio, Arrigo da Tereglio del fu Morello e Guicciardo Alette, risultano versare al Pallavicino, come segno di vassallaggio un'imposta di 34 Lire e di 10 Soldi. Con la riappacificazione fra chiesa e impero, i lucchesi offrendo denari a Federico II ottennero la giurisdizione sulla Garfagnana e per amministrarla la suddivisero in Vicarie, il castello di Tereglio venne inserito nella Vicaria di Coreglia istituita nel 1272. Dopo la morte di Castruccio Castracani grande condottiero e signore di Lucca, avvenuta il 3 settembre 1328, Lucca e l'intero Contado si trovarono alla mercè del miglior offerente, pisani e fiorentini la fecero da padrone per alcuni anni, la situazione si stabilizzò con l'arrivo a Lucca dell'imperatore Carlo IV di Boemia, che dopo aver liberata la città dal giogo dell'antiche rivali e come esclamarono i lucchesi in quei giorni "ERA FINITA", l'8 maggio 1355 concesse la Vicaria di Coreglia a Francesco Castracane degli Antelminelli, erigendola a Contea, così Tereglio divenne una "Terra" della Contea di Coreglia trovando la pace per alcuni anni. Alla morte di Francesco, il castello dopo una serie di accordi rimase in mano ai suoi figli che il 26 giugno del 1371 lo cedettero di nuovo ai lucchesi dopo aver ricevuto un compenso di 1.100 fiorini d'oro. Ala fine del 1429 iniziò uno dei periodi più tristi di Tereglio, i fiorentini approfittando della debolezza di Paolo Giunigi sperando d'impadronirsi della città inviarono Niccolò Fortebraccia e le sue truppe alla sua conquista, penetrati in Garfagnana per isolare Lucca dai suoi alleati del Contado assaltarono e saccheggiarono tutti i castelli che incontravano sulla loro strada compiendo ruberie e atti di violenza che gli stessi fiorentini definirono ignobili, Tereglio dopo essersi arreso subì la stessa sorte, e dopo tre anni di dominio fiorentino, quando nel 1433 ritornò lucchese la Repubblica gli concesse degli "sgravi Fiscali"per i danni subiti in quel tempo. La libertà appena riconquistata durò poco, nel 1437 i lucchesi accolsero Niccolò Piccinino e le sue soldatesche inviate dal Visconti contro Firenze, ciò spinse i fiorentini a riprendere le armi contro Lucca dando il comando delle operazioni al capitano Francesco Sforza che invase il Contado prendendo tutte le Terre lucchesi Tereglio compreso, per ritrovare il borgo definitivamente sotto Lucca e finalmente in pace bisogna arrivare al 1441 quando lo Sforza ritornò a Milano .
Successivamente il paese, sotto Lucca, ha vissuto un periodo di pace che ha portato nel 1861 all'unita' d'Italia.
Pace interrotta dal passaggio della seconda guerra mondiale che ha visto l'occupazione delle truppe tedesche asserragliate sulla linea gotica, il dopo guerra ha visto spopolarsi il borgo a causa dell'emigrazione verso americhe ed Australia.

IL CASTELLO DI BORIO
Il villaggio di Arborio, volgarmente chiamato anche "Bori", sorgeva a poca distanza dal castello di Tereglio in Val Fegana, presso un antico sentiero di valico (reso rotabile nel XIX secolo dal Granduca di Toscana su richiesta della Duchessa di Lucca, Maria Luisa di Borbone l'infanta di Spagna). Le sue origini ci sono sconosciute, ma probabilmente si sviluppò intorno a un piccolo insediamento Ligure, tracce di alcuni dei loro insediamenti, sono state rinvenute nelle vicinanze nel secolo scorso (Necropoli di Tereglio e di Albereta), le prime tracce documentate del villaggio, compaiono in un elenco delle chiese appartenenti alla Pieve di Loppia del X secolo (nel quale viene citato erroneamente "Burra" e "Buria"), la sua chiesa parrocchiale intitolata a S.Martino, la ritroviamo anche all'interno di un altro elenco, quello degli estimi delle chiese della diocesi di Lucca datato 1260, dove gli viene attribuita una rendita di 38 Lire, che nel catalogo del 1387 redatto dal Bongi (Inventario del R.Archivio di Stato in Lucca) scenderà a 5 soldi (in quel periodo il villaggio non esisteva più e la rendita era stata incorporata a quella della chiesa di Tereglio). La data e il motivo della sua distruzione non ci è nota, ma la possiamo collocare verso la fine del XIV secolo, nel 1355 il borgo compare fra le Terre della Contea di Coreglia, istituita l'8 maggio da Carlo IV di Boemia in favore di Francesco Castracane (questa è l'ultima prova scritta della sua esistenza). Nel 1385 il Vescovo di Lucca, istituì a Tereglio il Rettorato dei SS.Maria e Martino a conferma dell'avvenuta distruzione del Paese e in seguito alla sua scomparsa, la popolazione di Borio si trasferì a Tereglio, andando a formare un nuovo borgo "Bolla" presso la chiesa parrocchiale, venendo poi inglobato all'interno delle mura castellane. Palazzo di Posta a Campo Buriano La costruzione del palazzo, da adibire a locanda e posta venne decisa dalla Duchessa Maria Luisa Infanta di Spagna (l'ex Regina d'Etruria), durante una sua ispezione effettuata il 12 maggio 1822 ,al cantiere della via rotabile Tereglio-Foce a Giovo, il progetto realizzato dall' Ingegner Marracci, fu presentato e approvato nel luglio del 1822 e il 3 agosto la Duchessa ne decretò l'inizio dei lavori, incaricando per la sua realizzazione Pietro Grotta da Lucca, concedendoli un anno di tempo. I lavori nonostante la premura di Maria Luisa, iniziarono in ritardo (1823) e proseguirono lentamente, il 13 marzo 1824 Maria Luisa morì a Roma, mentre era di ritorno da un soggiorno a Napoli, dove si era recata per curarsi, a lei succedette il figlio Carlo Lodovico, che il 3 febbraio 1825 ordinò la sospensione dei lavori. Dopo alcuni anni dall'interruzione e la liquidazione dei creditori Carlo Lodovico, decise di ultimare il palazzo per utilizzarlo come locanda e dogana (diversamente dalla madre locanda e posta), il Marracci il 12 dicembre 1825, inviò il preventivo dei nuovi lavori al Commissario delle acque e strade, che quasi un anno dopo, autorizzò il suo completamento riducendo al minimo le spese, alla fine dei lavori il palazzo dalla Duchessa venne cosi suddiviso: l'area adibita a dogana comprese 9 stanze, utilizzate come uffici e appartamenti per il doganiere e la guardia, mentre all'area adibita a locanda vennero assegnate 8 camere, una sala, 2 camere per i meno abbienti, una stanza per la cucina e il vitto e una cantina.

LA CHIESA DI S.Maria Assunta
All'interno della chiesa di Santa Maria Assunta, è presente uno splendido crocefisso ligneo, di Barone Berlinghieri (XIII sec.), l'immagine è dipinta a tempera, su una tela incollata sopra una tavola di legno. Anticamente questa croce, era nella chiesa di S.Martino, ubicata all'interno del castello di Bori (vicino Tereglio), ma in seguito alla distruzione del castello, avvenuta verso la fine del XIV sec., venne trasferita nella chiesa parrocchiale di Tereglio. Sul dipinto è raffigurato il Cristo, con ai lati due angeli, che sovrastano due scene della passione, la cattura e Maria al sepolcro. Oltre la croce, la chiesa ospita una tavola in legno, raffigurante l'Annunciazione, risalente al secolo XIV e una tela del XVII , dipinta dal lucchese Pietro Paolini, di pregevole bellezza e il soffitto a cassettoni..

IL ''FORTINO''
All'ingresso del paese, troviamo una porta del vecchio castello ( il Fortino), la porta era estremamente fortificata, una serie di feritoie la rendevano inviolabile, 5 erano poste sopra la porta, DUE erano disposte ai suoi lati e altre FERITOIE erano collocate lungo le mura, a poche decine di metri dalla porta, da queste ultime i difensori, potevano controllare la stretta strada d'accesso al castello, che correva sotto le mura.

LA VIA DUCALE
La Duchessa di Lucca Maria Luisa Borbone, l'ex Regina d'Etruria il 6 settembre 1819 da Bagni di Lucca, ordinò la costruzione di una via rotabile in grado di collegare le sue terre con il Ducato di Modena, valicando l'Appennino attraverso la Foce a Giovo La Duchessa con questa nuova via commerciale, in grado di unire Livorno e i porti lungo la costa Tirrenica con il nord d'Italia, molto più corta di quella usata abitualmente in quei giorni (la Pistoia- Modena attraverso il passo dell'Abetone), sperava di trarne dei buoni profitti, ma fin dai primi giorni del suo progetto venne ostacolata dal Granduca di Toscana e dal Duca di Modena, quest'ultimo poco convinto della sua utilità e per paura di inimicarsi il Granduca di Toscana, che la giudicava una pericolosa concorrente per la Pistoia-Modena molto redditizia per lui, la sabotò non assecondando i disegni di Maria Luisa rendendola cosi poco comoda e sicura nel tratto di strada di sua competenza, che partendo da Foce a Giovo raggiungeva Ponte Picchiasassi, per poi innestarsi nella Pistoia-Modena. Nonostante queste difficoltà Maria Luisa, portò avanti il progetto affidando la sua realizzazione all'Ingegnere Giacomo Marracci (con il Marracci collaborò anche un tereglino l'ingegner Lorenzo Barsotti), i lavori iniziarono il 1 ottobre 1819 e terminarono il 30 settembre 1824, la Duchessa visitò il cantiere più di una volta, il primo sopralluogo avvenne l'8 maggio 1820, Maria Luisa e il suo seguito vennero ospitati in due padiglioni appositamente costruiti, in località Campo Buriano (presso Tereglio), quel giorno dopo aver fatto colazione si recò in visita a Tereglio, assistendo prima di rientrare a Marlia, alla benedizione del SS.Sacramento all'interno della chiesa parrocchiale di S.Maria Assunta, il 12 ottobre 1820, compì il secondo sopralluogo arrivando fino all'Ospedaletto (località dove oggi sorge il rifugio Casentini) e due anni dopo il 12 maggio, fece ritorno a Campo Buriano, dove ordinò la costruzione di una locanda adibita anche a posta. Prima della fine dei lavori per "reclamizzare" e "lanciare" la sua strada, il 23 luglio del 1823 da Bagni di Lucca con un decreto istituì a Campo Buriano una grande fiera annuale.
Oggi lasciata all'incuria con frane e degrado in ogni punto, triste testimonianza e' lo stabile a rischio crollo della Dogana di Tereglio, lasciata in completa decadenza dalla menefreghistica amministrazione comunale, degrado iniziato con il sindaco Remaschi e proseguita con Funai e oggi Amadei, che nulla hanno fatto per questo bene storico e per valorizzare Tereglio che sarebbe un borgo dall'alta vocazione turistica.

TRATTO DAL CAPITOLO SU COREGLIA ANTELMINELLI CHE SARA' INSERITO NELLA NUOVA ENCICLOPEDIA UNIVERSALE CHE MI HA CHIESTO DI REDIGERE QUESTA CRONACA.

Andreotti Roberto.

venerdì 4 settembre 2015

TEREGLIO, LA DOGANA UN GIOIELLO STORICO A RISCHIO CROLLO. Andreotti Roberto.

 ''una vergogna.......''

COMUNE DI COREGLIA ANTELMINELLI......

Parliamo tanto di sviluppo turistico, ma poi in realta' nulla vien fatto o mosso.
Solo parole al vento che il primo comune renziano d'Italia ha ben imparato dal suo leader.......
( e se ne vantano pure !!!! ).

Quale sviluppo turistico vogliamo proporre ???
A Tereglio che gli facciamo vedere ???
Che cosa vuol fare il ''sindaco che ascolta'' per il recupero di un bene storico e culturale che storicamente faceva del paese di Tereglil un importante snodo di collegamento tra pianura padana e Toscana ???

La strada Ducale e' gia allo sfacelo ed all'abbandono....
LEGGI QUI:
http://capfuturo73.blogspot.it/2015/08/tereglio-e-la-val-fegana-protestano-per.html

Anchese speriamo che se ci vossero interventi, non siano come quello dell' ascensore a Ghivizzano, utile solo a buttar soldi nostri.....

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RICORDO CHE PER LE VOSTRE SEGNALAZIONI POTETE USARE LA MAIL DEL GRUPPO CONSILIARE

''UN FUTURO PER COREGLIA'' DI MAURO SIMONETTI :

unfuturopercoreglia@gmail.com

LO STABILE DELLA ''DOGANA''
LUOGO DI SOSTA E DI CAMBIO CAVALLI
DELLA STORICA VIA DUCALE
CHE COLLEGAVA LUCCA A MODENA
CON ORMAI IL TETTO CROLLATO
SINONIMO DELLA DECADENZA DI QUESTO COMUNE
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POST DI ANDREOTTI ROBERTO